Scribacchini, intellettuali e pagliacci di regime

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Sono il guardiano del Paradiso
per me si va soltanto se sei stato buono
sono il pagliaccio e tu il bambino
nel circo ho tutto
e vivo solo di quel che sono
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sottoMa infondo io sto bene qua
tra le mie facce e la mia falsità
ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono
Un po’ di libertà

Oh no! Non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti
perché sei
sei come me

Sono la sfera di un indovino
nei miei disegni è scritto e vedo il tuo futuro
sono il pagliaccio e tu il bambino
farò pagare caro ad ogni uomo il suo sorriso
la sera quando mi sciolgo il trucco
riscopro che sono un pagliaccio anche sotto
e sullo specchio del camerino
mi faccio della stessa droga per cui vivo,
la vanità
ma infondo io sto bene qua
tra le reti del mio circo che non va ma infondo io sto bene qua
trovando in quel che sono
un po’ di libertà

Oh No! Non ridere perché
lo sai meglio di me
che non ho più voglia per risponderti
perché sei,
sei come me…”

( Cesare Cremonini – “Il Pagliaccio” – Album “Il primo bacio sulla luna” – 2009 )

L’opportunismo, il doppiogiochismo, il leccaculismo hanno – da sempre – contrassegnato la politica e, piu’ vastamente, qualsivoglia rapporto o relazione umana: non sono una novita’ ne’, peraltro, devono “sorprendere” nessuno… Chi si sorprende che esistono e’ scemo.

Precisato quanto sopra crediamo necessarie alcune puntualizzazioni in merito ad un intervento scrittorio che ha attirato la nostra attenzione: meritevole di considerazione, non foss’altro perche’ proveniente da quella brillante ‘penna’ che e’ il professor Franco Cardini come sempre lucido e serio nelle sue analisi e mai banale.

Incominciamo analizzando l’articolo del prof. Cardini orridamente titolato – ci scusera’ ma quell’”inopportunisti” e’ davvero illeggibile – “Inopportunisti contro cazzeggiatori, ovvero l’elogio del pensiero libero” uscito la scorsa primavera ma da noi visionato solo alcuni giorni fa… del resto non possiamo star dietro ad ogni articolo che passa sul web (..la rete informatica per chi non ‘mastica’ ‘english’…noi lo ‘mastichiamo’ a malapena da essere confusi in queste lande nordico-europee per peruviani …il che la dice ‘tutta’…) ne’, non dimorando quasi mai in I’tal’ya’ su cio’ che invece inonda la carta-straccia quotidiana, settimanale o mensile che sia…

Abbiamo fortunatamente una cara amica edicolaia che, una tantum, ci rifornisce – a mezzo posta elettronica – di qualche articolo…il resto lo cerchiamo qua e la’ nella “grande rete” webbistica…

In effetti ‘bastano’ e avanzano le ‘sbirciate’ informatiche a tenerci il piu’ lontano possibile dal “paese ‘cchiu stupete du munne” …

Ma veniamo a noi: scrive Cardini in merito all’attacco condotto pubblicamente dalla tribuna (…trasformata in uno scranno regale per SionSilvio Berluskippa 1.o signore di Arcore e delle mille cazzate catodiche con le quali da quindici anni a questa parte ha “magicamente” ipnotizzato milioni di italioti e inibito coscienze e cervelli sempre piu’ all’ammasso) : “Ieri, abbiamo assistito tutti al principio della fine della Dittatura del Berluskariato. E’ vero che la stampa aziendale, saldamente tenuta in mano dal personale di servizio di Arcore, ha travestito la cocente sconfitta del Berluska dal suo trionfo solo perché la Direzione nazionale di un partito-ameba che non c’è ma che coagula funambolicamente milioni di voti di cittadini disorientati, disinformati e incoscienti hanno votato, con poco più di una decina di coraggiosi, come voleva il Sciur Padrùn. Però l’abbiamo visto tutti il Sciur padrùn livido in volto, mentre minaccia dall’alto del podio la terza autorità ufficiale della repubblica rea di non voler star più al suo gioco. Berlusconi ha umiliato Fini, ha blaterato in coro la stampa asservita.”

Tutto assolutamente vero, verissimo…come ‘titola’ una delle trasmissioni di ‘punta’ (…quelle pseudo-giornalistiche che ormai propinano esclusivamente gossip e petteguless a buon mercato..) delle reti Mediaset…

L’abbiamo ‘vista’ la scenetta – tragicomica – del Padrun di Arcore che minacciava Gianfranco Fini…ed abbiamo, proprio in quest’ultimo periodo, visto com’e’ finite la “luna di miele” del predellino tra l’imprenditore-pidduista e l’ex segretario del MSI …a pesci in faccia!

Era, d’altronde, nell’aria che l’idilio tra i due volgesse al tramonto: l’errore, a dirla tutta, l’ha commesso il segretario alleanzino quando, due anni or sono, accetto’ piu’ o meno supinamente lo scioglimento del partito della Destra italiana (la vera Destra ecchediamine…conservatrice, bigotta, reazionaria, borghesissima, a-fascista, post-fascista anche autorevolmente anti-fascista e, nel caso, sicuramente filo-sionistissima…niente da eccepire una “destra moderna”…come si ‘conviene’ alle “destre” europee …giscardiani, gollisti, conservatori brits, popolari ispanici e democristiani tedeschi….niente orpelli del passato, via le camicie nere, i labari ed i saluti romani retaggi di una stagione “che fu”….questa “destra” la si voleva liberale, liberista in economia, attenta ai problemi sociali….Fini deve aver capito forse con uno zelo in eccesso ed ha cominciato a straparlare di diritti per gli immigrati, rispetto delle regole costituzionali, ruoli superpartes al di la’ degli schieramenti della politica italiana……posizione legittima che non solo non ha convinto i forzitalioti ma ha amareggiato pure tutti i suoi ex “colonnelli” di ieri…i Gasparri, La Russa, Alemanno…che prima hanno fatto orecchie da mercante e, dopo la immaginabile “strizzatina” per le palle arrivata dal Padrone del partito-azienda PDL, si sono allineati cominciando a far la fronda al loro vecchio “capo”….beghe interne si dira’….beghe che stanno rimescolando pero’ e vorticosamente i giochi della politica italiana….c’e’ puzza di elezioni nell’aria…specie adesso che tutti dicono di non volerle…) nel calderone centro-destrista denominato Partito delle Liberta’ dove, appariva evidente a chiunque, una sola voce sarebbe risuonata ed un solo direttore d’orchestra avrebbe suonato la ‘musica’….e quel “maestro” non era, non poteva essere, non sarebbe mai stato Gianfranco Fini …anche perche’ incapace di qualsivoglia ‘spartito’….

Che sia poi finita la dittatura del Berluskariato questo e’, al momento, ancora tutto da dimostrare: noi andiamo sostenendo che, una volta eliminato (…non fisicamente…ci ‘mancherebbe’….) politicamente il “cavaliere” sicuramente si aprira’ una fase – e sara’ certamente affatto indolore…provochera’ probabilmente una selva di tensioni e scontri che, in confronto, gli attuali “botta&risposta” con i finiani saranno solamente un pallido ricordo e bazzecole – realmente nuova e difficile per tutto il paese…

Innanzitutto perche’ questo paese esce – o uscira’ quando sara’ il momento – male, malissimo, da un quindicennio di berluscocrazia… Ne esce diviso, frantumato, stuprato nell’anima, nello spirito e nel corpo molto piu’ di quanto non sia visibile: quindici anni di sediziosa conflittualita’ instillata nel corpo sociale di una nazione non passano inosservati.

E l’azione politica del Cavaliere e’ servita esclusivamente a questo: accentrare su di se’ l’amore e l’odio di un’intera nazione, dividere in pro-berlusconiani e anti-berlusconiani gli italiani, spezzare in due la politica ed i suoi rappresentanti, eliminare perfino quell collante istituzionale rappresentato dalla Costituzione alla quale l’uomo di Arcore vorrebbe mettere mano esclusivamente per aumentare il proprio spazio di agibilita’ umana e politica ovvero solo per meglio ‘gestire’ i propri “lazzi, cazzi ed intrallazzi”…. Non saremo mai difensori di una costituzione scritta sul sangue di centinaia di migliaia di italiani rei di aver perso con onore un conflitto fratricida ne’ staremo certamente in prima fila alla “difesa” di liberta’ costituzionali sulle quali sputano ad ogni pie’ sospinto e quando loro maggiormente aggrada fior di penalisti, magistrati e membri del CSM …. Eppure la ‘direzione’ di marcia data alle riforme costituzionali dal centro-destra berlusconiano-leghista non solo non convince ma appare gia’ come un qualcosa di visto, scritto un trentennio fa magari nel chiuso di una certa Villa Wanda tra le colline aretine…insomma se il “sistema democratico” (ed anche ex democristiano a dirla tutta) italiota fa schifo non sara’ mai un Berluskippa qualsiasi a renderlo migliore…tutt’altro…anche perche’ – se qualcuno ha qualcosa da obiettare ‘obietti’ pure ….vorremmo proprio sapere come – non dobbiamo ne’ vogliamo dimenticarci che, all’interno delle liste pidielline e’ stata eletta al parlamento di Roma una certa “signora” (…ed usiamo un eufemismo ovviamente…) Fiamma Nirenstein alla quale proprio lui, il Berluska (… dopo il ‘viaggetto’ del febbraio scorso alla Knesseth e tra gli uliveti israeliani, tra rimembranze familiar-mammesche di salvataggi di elementi e soggetti ebrei…tra spassionate dichiarazioni di filoebraismo per ogni dove…), ed il suo partito hanno delegato la presidenza della Commissione per la “vigilanza” sul razzismo e l’antisemitismo nella rete informatica….ovvero come dare quattro ‘fanciulli’ vergini ad un orco pedofilo…. Il Partito delle Liberta’…ci piacerebbe proprio sapere di quali liberta’ ‘cianciano’ se c’e’ chi minaccia la chiusura di siti e spazi d’opinione libera e si da un sacco, ma proprio un sacco, da fare per rendere ancor piu’ odiosa la scure censoria liberticida gia’ sostanzialmente ed abbondantemente affilata dalla presenza, da diciassette anni a questa parte, della legge Mancino …(….un legge che, come ‘dice’ il nome del suo estensore palese – …perche’ poi a quell decreto provvidero eccome altri ‘estensori’ piu’ o meno “occulti”…il sen. Modigliani in lista PRI di eletta ascendenza, l’allora presidentessa dell’UCEI, Tullia Zevi, il rabbinato tutto di via del Portico d’Ottavia…ossia la “lobby” giudaica che controlla la politica e la cultura nazionali e, purtroppo, non solo quelle…- , l’allora ministro degli Interni on. Nicola Mancino…piu’ “sinistra” non poteva essere…).

Continua il Cardini, piu’ o meno dopo aver legittimamente elencato i disastri politico-istituzionali ma soprattutto culturali provocati dal berlusconismo rampante negli ultimi 15 anni di sciagurata retrocessione della politica a mero strumento di compiacimento degli interessi ‘cavalieristici’, e infine scrive: “Una settanta-ottantina d’anni or sono, quando in Italia andava di moda il “Me ne frego!”, uno che la fronda la faceva sul serio e la pagava di tasca sua, Berto Ricci, scriveva su “L’Universale” – tanto caro a Indro Montanelli; e anche a me – che no, non era lecito, non si poteva proprio fregarsene, perche stavano succedendo nel mondo cose molto gravi.

Oggi le cose sono cambiate, ma il problema di fondo resta. Non c’e nulla da cazzeggiare. E il peggior cazzeggio odierno è quello di chi accetta di star con chi vince: è secondario che lo faccia per viltà o per furbizia o per interesse o perfino per ingenuità. Dalla persona di cultura e di pensiero ci si aspettano suggerimenti seri, che aiutino a vivere e a migliorare: il che oggi equivale a prender strade difficili, in salita. Se l’intellettuale rivendica un ruolo clownesco e salottiero, se accetta e anzi sollecita il suo ruolo di gadget inutile – ma strapagato – nella società dei consumi, se invita al cazzeggio come forma di filosofia esistenziale (e la forma piu ricercata e meglio retribuita del suo cazzeggio è oggi dar ragione al più forte, soprattutto perché il piu forte riesce bene a far creder di averla), allora si deve rispondergli chiedendogli a quanto ammontano i guadagni del suo cazzeggiare. Perché il cazzeggiator cortese appartiene – in questo nostro mondo globale – al tipo di persona disposto a giustificare che i l 15% della popolazione del pianeta gestisca l’85% delle risorse e gli altri vivacchino sulle briciole che restano. Sfido che, a chi si trova bene in questa condizione, gli venga il cazzeggio facile.

Ma chiedetelo agli altri. Chiedetelo ai kosovari, ai ceceni, agli irakeni, alla gente di Timor Est, ai disgraziati costretti a lasciare il loro paese per fuggir la miseria, chiedetelo alle folle diseredate e sfruttate d’Africa e d’America, chiedetelo ai bambini che muoiono di AIDS, chiedetelo ai poveri del sud del pianeta ai quali le multinazionali stanno vendendo a caro prezzo l’acqua potabile, da “diritto” degradata” a “servizio” per la gloria della Nestle, della Danone e della Coca Cola.

I diseredati, però, c’impartiscono una dura lezione. Quella che la vita non è un premio letterario, non è un festival, non è una battuta di spirito, non è una puntata del “Grande Fratello” o dell’ “Isola dei Famosi”. La Dittatura del Berluskariato ha semiaddormentato le coscienze e si e insediata su questo dormiveglia collettivo. E’ l’ora di svegliarsi. E il primo passo dev’essere, appunto, individuare Leccaculo e Cazzeggiatori: e chiamarli con i loro nomi, anche quando – soprattutto quando – sono Venerabili Mezzibusti Televisivi oppure Signori Professori.”

Analisi perfetta non foss’altro perche’ Cardini prende di mira il “cazzeggio” forse l’ultima spiaggia di un territorio libero che – se pensiamo soltanto allo strumento informatico che ne e’ una delle principali rappresentazioni – manca a tutt’oggi di un “adeguato” controllo ovvero dell’annullamento politically correct riservato ai cerebrolesi di ogni eta’, razza e religione, nazionalita’ o etnia; e che ci trova infine consenzienti rispetto a questi ultimi “spazi di liberta’” controcorrente un po’ come, a suo tempo, poteva essere il “microfono libero” di Radio Radicale contro il regime partitocratico del craxismo degno predecessore del berlusconismo in quanto a vizi, lazzi e intrallazzi.

Il problema di fondo a nostro modo di vedere non sarebbero neanche le trasmissioni televisivo cerebrolese dell’”Isola”, di “X Factor” o del “Grande Fratello” (…abbiamo anche, en passant considerando che ci siamo ‘fermati’ assai poco, di quell programma simil-porno-soft de “La Pupa e il Secchione”….l’avrebbero anche potuto chiamare “La Troia e il Coglione” probabilmente non avrebbero ‘sbagliato’ troppo….ed era anche piu’ “accattivante” per il sonnacchioso pubblico italiota…) ma quelli che le guardano caro prof. Cardini….e, ce lo lasci dire, purtroppo se gli indici d’ascolto per puntate medie fanno registrare share da 6-7 milioni qualche cosa dovra’ pur significare….se a distanza di 10 anni dalla sua prima edizione “Il Grande Fratello” attira ancora persone che si fanno pure l’abbonamento per seguirne minuto per minuto le vicende qualcos’altro significhera’…

Forse che a seguire questo squallore mediatico sono proprio quei “diseredati” dei quali scrive…proprio quella classe di sfruttati che a malapena tireranno a campare – e pure male – ma non rinunceranno mai all’abbonamento allo stadio (con o senza tessera del tifoso) o, appunto, a conteggiarsi nella lista dei telespettatori-guardoni della “casa” piu’ famosa d’Italia…

E allora…allora forse aveva ragione, ed era piu’ coerente con il tipo-umano di cui andiamo tessendo critiche su critiche, un certo Carmelo Bene quando dichiarava: “Detesto la nazionale azzurra, pero’ lo dico. Non me ne fotte nulla del Ruanda, pero’ lo dico. Voi no, non ve ne fotte, ma non lo dite. Non sono eroico, me ne infischio di me stesso, del governo, della politica, del teatro.”

Alla stragrande maggioranza degli italiani (di destra, centro o sinistra) non gliene freghera’ mai un cazzo dei kosovari, dei ceceni, dei palestinesi o degli irakeni. Odieranno e continueranno ad odiare le “barchette della speranza” che portano e continueranno a portare ciurme di desperados sui nostri lidi e sulle nostre coste…perche’ sono diventati intolleranti e fondamentalmente sono anche stanchi di quel buonismo pacifinto e sinistroide, terzomondista e egualitarista in salsa pure “cattolico-modernista” che ha finora imperato a livello di “pensiero” dominante nei media e nella societa’….

Ecco perche’ anche se fosse realmente l’ora di svegliarsi continueranno i lunghi sonni (…parafrasando uno splendido romanzo di Raymond Chandler…) delle coscienze indifferenti degli occidentali paciosamente e bellamente ingrassati nella societa’ del niente e del consumismo sfrenato…

Esisteranno sempre gli “scribacchini” di regime (di qualunque regime), gli intellettuali-prostitute asserviti al potere e i pagliacci di ‘turno’ osannanti il potente di ‘passaggio’….ma, per piacere, i Berto Ricci lasciamoli alla storia dove stanno bene e dove meritano un posto senz’altro piu’ consono che non quello di specchio inverso dei tempi attuali.

Tempi di vergogna. Tempi di squallore. Tempi di merda!

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

Direttore Responsabile Agenzia di Stampa “Islam Italia”

28 Agosto 2010

“PER SCONTATO NON DO….”

LAURA PAUSINI VOCE MAXIMA NELL’OLIMPO MUSICALE ITALIANO

“Per scontato non do
niente di quel che ho
neanche un minimo brivido, ora no

C’è più ossigeno
nel mio perimetro
è un sintomo
chiarissimo

Confesso… sei la causa mia primaria
adesso in me
di tutto il buono che c’è

Ah-a-a-a lo so
sei la primavera in anticipo
ah-a-a-a la prova che
dimostra quale effetto hai su me
perché…”

( Laura Pausini/ James Blunt – “La primavera in anticipo” – Album “La primavera in anticipo” 2008 )

Sara’ che da un po’ di tempo a questa parte sembra proprio buttarci particolarmente bene che sottolineiamo l’assolutezza fonica e l’ottima musicalita’ che accompagnano oramai da diverso tempo ogni nuova “uscita” musicale di quella che, piaccia o dispiaccia (..non comprendiamo poi a chi dovrebbe…) resta decisamente la nostra migiore voce al femminile del momento…Laura Pausini.

Al di la’ dei “timidi” esordi, un ventennio quasi fa….ai tempi per capirci di quella canzoncina-tormentone su “Marco se ne e’ andato via…” (…e chi se ne frega non ce lo mettiamo?…) abbiamo appurato una ‘escalation’ sonoro-vocale assolutamente conforme a quella delle “grandi” autrici e cantanti della musica italiana di ogni tempo: dalla superlativa Mina (…vertiginosi virtuosismi vocali che allibivano un pubblico – quello “borghesissimo” e benpensante dei Sessanta…- lasciato esterefatto…ce la ricordiamo in un duetto comico pregevolissimo con il Grande Toto’ …altri ‘tempi’ di un’altra Italia che oggi non esiste piu’…) alla straordinaria Milva (la Rossa….timbro forte e charme da faeminae maximae senza dimenticare l’impegno politico…Brecht…la rivoluzione…abbiamo un suo album – “Svegliando l’amante che dorme”, produzione ‘garantita’ e ‘certificata’ da un ‘certo’ Franco Battiato – “suggeritoci” e consigliatoci scrittoriamente dal Grande Guascone di Popoli, Maurizio Lattanzio….”Una storia inventata”….”Potemkin” …”I processi del pensiero” e , fra tutti gli otto brani compresi nell’album, “Le vittime del cuore”…..da riascoltare e consigliare…ne esiste anche una versione in lingua tedesca che reca il doppio titolo “Una storia inventata – Eine erfundene Geschichte”….ovviamente siamo riusciti a procurarcene anche noi una copia… ) da Antonella Ruggiero (voce eccellente dei Matia Bazar prima – e per noi anche unica – versione….l’originale…) a Loredana Berte’ (…una pantera inferocita su qualsiasi palco…da “ragazza del Piper” a contestataria individualista al di la’ dell’approvazione o disapprovazione altrui…ci e’ sempre ‘piaciuta’…) passando per altre signore che hanno saputo interpretare al meglio musiche e soprattutto testi… Gianna Nannini per fare un esempio fra gli altri…forse l’unica vera femmina-rock del nostro panorama nazionale…’sconfinata’ con successo in Germania e in mezza Europa….ma anche e senza dimenticarci una Marcella Bella (stile e fascino da vendere…probabilmente tra le piu’ “charmant” signore della canzone italiana…), una Giuni Russo (altra scoperta di Battiato….i suoi acuti eccelsi nell’album “Giubbe Rosse” sono memorabili…peccato che l’industria discografica italiota l’abbia impiegata per canzonette dementi quali “Cha cha cha della segretaria” ….roba da sparargli in mezzo agli occhi all’ideatore di questa ciofeca musicale….a ‘cazzotti’ con ogni logica e ragione…), una Anna Oxa (…superlativamente sexy in un Sanremo di molti anni fa…una delle migliori apparizioni sanremesi di tutti I tempi…con una canzone, “Non scendo”, ad hoc mentre con ‘passo’ felinamente sensuale scendeva la scalinata dell’Ariston….assoluta e determinata e donna vera l’albanese trapiantata in terra ‘tricolore’ ….”E’ tutto un attimo” giusto per ricordare uno fra i tanti successi e l’indimenticabile ”Senza pieta’” una canzone da brividi – anche questa presentata a Sanremo undici anni fa -.meravigliosamente interpretata e cantata ….niente da dire….gli ‘aggettivi’ in certe occasioni si sprecano….) o una Fiorella Mannoia….(…la ricordiamo ancora giovanissima, dura, sguardo piuttosto incazzato su un palco di Sanremo con “Caffe’ nero bollente”…da allora ne ha fatta – eccome – di strada….interprete eccellente di pregevolissimo livello…).

Tant’e’ attualmente l’orizzonte musicale femminile italiano “propone” invece subumanita’ demenziali da reparti malattie mentali (e anche di quelle gravi) quali Arisa, nullita’ piu’ o meno nulle quali Noemi, Alessandra Amoroso e le altre ‘fuoriuscite’ dai vari handicappati reality-show della televisione o sottospecie di soggetti da circolo della briscola o balere estive quali Giusy Ferrero…in pratica il nulla elevato al cubo di vocalita’ inesistenti che non trasmettono ne’ emozioni non contribuiscono sicuramente ad alzare il livello gia’ basso dell’industria discografica italiana ne’ tantomeno a produrre qualita’ ….

Laddove aumenta in quantita’ il numero di coloro ai quali viene data l’occasione di muoversi nel mondo della musica si vedono i risultati ….sottofondi buoni si e no per mezza stagione…gente da dimenticatoio… come, peraltro, accade anche ai loro “colleghi” (…in fabbrica a lavorare…) “maschi” (…oddio anche su questo aggettivo qualche dubbio per parecchi ci viene…palchi invasi da checche isteriche e effeminate di ogni colore e genia….”e quanti cantanti e musicisti arrabbiati che farebbero meglio a smettere di fumare” ci ricorda il sulfureo Franco Battiato….”brutta produzione/ altissimo consume/ la musica e’ stanca non ce la fa piu’…” ….e’ gia’…..)…tra i quali si distingue – al di la’ dell’ultimo vincitore di Sanremo e del suo predecessore (…Marco Carta…mah….”mistero” canterebbe probabilmente Enrico Ruggeri…) – tal Morgan che ‘dice’ sia stato pure il cantante di punta dei Bluvertigo….

Un anno or sono ricordiamo di aver ascoltato un’intervista televisiva realizzata con Umberto Tozzi (…uno che di strada e, soprattutto, di gavetta musicale ne ha fatta – e anche parecchia – nei Settanta…) sottolineare al suo intervistatore come “la qualita’ della musica” sia andata riducendosi anche a causa di questo ‘approccio’ quasi libertario (…praticamente intendeva dire che cantano un po’ tutti oggigiorno…cani e porci…piu’ porci che cani…) che hanno le case discografiche con le cosiddette “nuove scoperte” per cui in televisione o su un palco finisce autentica spazzatura ed abbiamo il niente che invade classifiche e festival della canzone invernali ed estivi…. Alla domanda su cosa ne pensasse di “tal” Morgan (…un ‘furbettino’ da poco tutt’al piu’ ‘noto’ per la vicenda sanremese delle dichiarazioni pro uso di cocaina….ossia il drogatino miliardario di ‘turno’….’visti’ gia’ a migliaia nella musica e nello show-businnes…allora – se proprio dobbiamo ‘scegliere’ – meglio , molto meglio, gli ‘originali’….Jim Morrison per fare un nome….) , conduttore televisivo delle ultime edizioni di “X Factor” il grandissimo Tozzi rispondeva, sornione, “scusate ma io vorrei sapere che cosa abbia mai inciso questo signore…non mi ricordo di aver mai ascoltato una sua canzone!”…..Un’ora e mezzo di applausi per un autentico signore della canzone italiana…uno che – con canzoni come “Gloria”, “Tu”, “Stella stai”, “Dimentica”, “Si puo’ dare di piu’” – ha realmente lasciato il ‘segno’ (e anche pesante) vendendo milioni di dischi…. Altro che il cocainomane finto-ribelle viziatino di Morgan! Tze…

Ma torniamo a Laura Pausini….questa ricognizione d’analisi recensorio-musicale e’ dedicata prevalentemente alla sua discografia con particolare riferimento agli ultimi album…quelli della definitiva maturazione e consacrazione nell’”olimpo” della musica nazionale e – piaccia o dispiaccia alle altrui “invidie” – internazionale (…del resto la bella romagnola e’ anche la sola cantante che sia riuscita a riempire da sola uno stadio come quello di San Siro….generalmente riservato ai mostri “sacri” maschi delle hit …la sola voce femminile che sia riuscita a realizzare cio’ che, fino a questo momento, era riuscito soltanto ai vari Vasco Rossi, Ligabue e pochi altri nomi della musica nazionale…di ‘norma’ San Siro viene riservato per star internazionali del calibro di Bruce Springsteen, Madonna, U2 giusto per fare qualche ‘nome’….).

La sua biografia ufficiale che ‘estraiamo’ un po’ da wikipedia un po’ dal suo sito ufficiale ( si veda al link informatico http://www.laurapausini.com ) racconta che sia nata in quel di Faenza il 16 maggio di trentaseianni fa….piu’ o meno una quasi coetanea… Al di la di un primo album d’esordio all’eta’ di soli 13 anni ( “I sogni di Laura” che compare comunque nella sua discografia ufficiale) dove inserisce 11 cover e un paio di inediti la vera carriera musicale vera e propria incomincia nel 1991 quando, iscritta ‘dice’ a sua insaputa dai genitori, al Festival di Castrocaro supera le selezioni ma non arriva alla finale.

Nel 1992 vincera’ il concorso televisivo “Sanremo famosi” con il brano “Si sta cosi’” e partecipa, grazie a questa prima vittoria di una lunga serie, al Festival di Sanremo dove l’anno successivo vincera’ nella categoria “nuove proposte” con un brano (“La solitudine”) immediatamente diventato tormentone e considerato ancora oggi come la sua canzone piu’ popolare e nota.

Da allora una carriera all’insegna dei successi con incisioni in spagnolo, portoghese, francese e inglese, con premi e riconoscimenti dall’America Latina all’Europa e una serie di album di qualita’ che ne hanno scritto gia’ il nome nell’”olimpo” della musica italiana (femminile e non).

Perche’, piaccia o dispiaccia, Laura Pausini da quel Sanremo 93 di strada ne ha fatta davvero tanta…migliorandosi di anno in anno fino a diventare la cantante italiana che ha venduto piu’ dischi a livello mondiale (quasi 70 milioni) tra quelle in attivita’ e, se si esclude Mina, probabilmente di tutti i tempi.

Ha ottenuto un Grammy Award l’8 febbraio 2006 nella categoria “Miglior Album di Pop latino dell’anno” per la canzone “Escucha” (Ascolta) e tre “Latin Grammy Award” nella categoria del miglior album pop femminile rispettivamente per “Escucha” (2005) , per “Yo canto” (2007) e “Primavera anticipada” di un anno fa.

Wikipedia riporta: “Nel 1994 Laura torna al Festival di Sanremo nella Categoria Campioni con Strani amori. Data per favorita alla vigilia,] si aggiudica il terzo posto finale.

Il 26 febbraio 1994, in concomitanza con il festival, pubblica il suo secondo album, Laura, contenente il brano sanremese ed i successivi singoli Gente, Un amico è così, Lui non sta con te e Lettera. Il brano e l’album confermano il successo ottenuto l’anno precedentE e spingono la cantante ad allontanarsi dall’Italia per circa due anni, allo scopo di esordire nel mercato discografico estero.

In estate partecipa al Festivalbar con il brano Gente ricevendo il Premio Europa; nello stesso anno, si aggiudica anche il premio Sanremo Top, il World Music Award come miglior artista italiana e un Telegatto d’oro a Vota la voce.”

Questa quella che potremmo definire come la prima fase o gli esordi mentre, dalla meta’ anni Novanta fino ai giorni nostri, il resto e’ una serie di trionfi: dal primo album in lingua spagnola (“Laura Pausini”) del novembre 1994 al terzo disco (“Le cose che vivi”) del 1996 fino al tour mondiale dell’anno successivo che la vedra’ solcare il palco in diverse citta’ d’Europa (Parigi, Lisbona, Rotterdam, Madrid, Bruxelles, Montecarlo) e del sud America consacrandola a livello planetario come la nostra migliore cantante all’estero.

Il successo della Pausini nell’America Latina in particolare ricorda quello raggiunto da Raffaella Carra’ venticinque/trent’anni prima…assoluto e assolutamente perfetto!

“Il 15 ottobre 1998 viene pubblicato in cinquanta paesi il quarto album di Laura Pausini, intitolato La mia risposta nella sua versione italiana e Mi respuesta in lingua spagnola. Il disco contiene, il singolo omonimo ed i successivi Un’emergenza d’amore e In assenza di te, ma anche il brano Looking for angel, canzone in inglese che porta la firma di Phil Collins. Il video del primo singolo, Un’emergenza d’amore, è girato a Los Angeles. L’album, pur conservando una buona dose della melodia che da sempre ha caratterizzato i dischi della Pausini, viene considerato il frutto di un’evoluzione musicale dell’artista, grazie ad alcuni brani caratterizzati da atmosfere soul.

Il 25 luglio 1998 viene invitata da Barbra Streisand al suo party di nozze insieme all’attore James Brolin negli Stati Uniti. Laura nel corso del party si esibisce dal vivo cantando Seamisai, accompagnata al piano dal produttore David Foster.”

Successo dopo successo il 15 settembre del 2000 esce l’album “Tra te e il mare” (“Entre tu y mil mares” nella versione in lingua spagnola”) che prende il titolo dall’omonimo brano scritto per Laura da Biagio Antonacci (di lui anche un video di qualche anno fa). Gli estratti in Italia saranno rispettivamente “Il mio sbaglio piu’ grande” e “Fidati di me” ed ancora una volta sara’ un successo. Nel marzo 2001 torna come superospite sul palco dell’Ariston di Sanremo cantando alcune delle sue migliori canzoni e nel settembre dello stesso anno pubblica la prima raccolta dei suoi brani (“The Best of Laura Pausini – E ritorno da te”) che a ottobre uscira’ anche in spagnolo per i paesi dell’America Latina.

Inoltre, nel 2001 riceve quattro nomination ai Latin Grammy Awards, di cui una nella categoria Miglior album Pop femminile, mentre l’anno successivo l’album The Best of Laura Pausini – E ritorno da te conquista un I.F.P.I Platinum Europe Award per aver superato il milione di copie vendute in Europa. Il 29 aprile 2003 inoltre la canzone Volveré junto a ti viene giudicata miglior brano Pop del 2002 agli ASCAP Latin Music Awards tenutisi a Los Angeles.

Dopo esser tornata nuovamente in tournee’ a livello planetario tra il 2001 ed il 2002 arriva per Laura anche l’album “americano” uscito nel novembre 2002 e intitolato “From the Inside” un lavoro esclusivamente concepito per il mercato nord-americano e frutto di due anni di lavoro che racchiude le migliori canzoni dell’artista: l’album ottiene un positivo riscontro sia di critica che di pubblico, con circa 580 mila copie vendute negli Stati Uniti, ma non raggiunge il grande successo sperato.

“A causa di una serie di disaccordi con la casa discografica americana, Laura Pausini arresta la promozione del disco, concludendo solo 2 show-case negli States, rinunciando alla prevista tournée e rifiutando la proposta di un secondo disco in inglese. Laura infatti non condivide l’idea della sua casa discografica di far conoscere l’album tramite le radio americane nelle versioni remix/dance e non accetta di fingersi diciottenne per soli scopi di marketing. I brani dell’album non vengono tradotti in lingua spagnola, ad eccezione di I Need Love, che nel 2004 diventa De tu amor e viene inserito nel DVD in edizione limitata dell’album Resta in ascolto.

Con Surrender e con If that’s love Laura Pausini si posiziona in testa alla Billboard Hot Dance/Club Party, la classifica dei brani dance più importante d’oltreoceano.

L’album From the Inside viene pubblicato in Italia ed in Europa il 31 gennaio 2003.

L’11 dicembre 2002 si esibisce in occasione della consegna dei Premi Nobel a Oslo.Nello stesso anno, prende parte al concerto di beneficenza tenutosi a Los Angeles per le famiglie dei pompieri scomparsi durante la strage dell’11 settembre a New York ed interpreta, insieme ad artisti come Céline Dion, Mariah Carey, Gloria Estefan, Ricky Martin, Alejandro Sanz, Beyoncé e Shakira, la canzone Todo para ti, scritta da Michael Jackson.”

Il 22 ottobre 2004 torna sulle scene musicali italiane ed internazionali pubblicando l’album Resta in ascolto. La versione in lingua spagnola del disco esce il 26 novembre ed è intitolata Escucha. L’album è anche disponibile in un’edizione limitata contenente un DVD con video ed interviste esclusive. Tre dei brani contenuti nell’album portano la firma di nomi importanti del panorama musicale italiano ed internazionale: Madonna, che dona alla cantante romagnola un pezzo adattato al titolo di Mi abbandono a te; Vasco Rossi e Gaetano Curreri degli Stadio, che insieme firmano Benedetta passione, e Biagio Antonacci, che per Laura Pausini scrive Vivimi.

Il ‘resto’ della storia – quasi ‘cronaca’ (compreso lo splendido concerto di San Siro del 2007 entrato nella leggenda della musica italiana o quello tutto al femminile pro-terremotati di L’Aquila di un’estate or sono) – potrete tranquillamente leggervela su qualunque motore di ricerca informatico…

A noi Laura Pausini piace…senza ‘se’ e senza ‘ma’ ….perche’ …in ‘fondo’ …anche Noi possiamo dire – oggi come ieri – con lei “per scontato non do/ niente di quel che ho/ neanche il minimo brivido….” ….e perche’ ogni nuova scoperta al femminile e’, senz’alcun dubbio, una “primavera in anticipo” nella quale rinascere un po’….

Qualcuno – i soliti “critici” – potra’ obiettare che scrivere di e su Laura Pausini potrebbe risultare “banale” e anche troppo “facile”…che il personaggio non sia troppo “controcorrente” o “anticonformista”…insomma che ci siamo magari concessi a riconoscimenti “scontati”…

Premesso che la musica della Pausini sia in assoluto la migliore tra quelle al femminile che passa attualmente la musica italiana….premesso che di banale ci saranno le vostre povere esistenze piatte e grigie Noi diciamo che – al di la’ dell’approvazione o disapprovazione altrui – Laura Pausini ‘merita’ una ricognizione analitica….

E poi, in fondo, basta e avanza il remake di “La mia banda suona il rock” di Ivano Fossati – dalla Pausini riproposta in versione leggermente “latina” e a parer nostro piu’ che convincente – per confermarci che, nell’attuale panorama ‘canoro’, la Pausini stia una ‘spanna’ sopra tutte (e anche sopra a tanti maschietti)….

Perche’ Laura Pausini? Perche’ anche per Noi “la mia banda suona il rock” e – a quanto ci e’ dato di ‘sapere’ – pare proprio che “suonino” anche piuttosto bene!

Au revoir….


DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

25 AGOSTO 2010

Per i palestinesi in Libano maggiori Diritti Civili

di Dagoberto Husayn Bellucci

Ogni mattina ti alzi e speri che ci sia acqua corrente ed elettricità. Lo fai in fretta, perché sono in tanti a dividere quello che dovrebbe essere un bagno, anche se nessuno ti aspetta. La stessa casa dove sei nato e cresciuto, per la legge libanese, non ti appartiene, anche se tuo padre ha lavorato sodo per comprarla. Puoi studiare, finché ti aiutano, ma dopo se non hai i soldi non puoi andare all’università. Poco male, direbbe qualcuno dei tuoi amici, tanto anche se ti laurei non puoi ambire a niente di più di un posto da manovale o di addetto alle pulizie.”

( Vita di un palestinese in Libano)

Storicamente reietti e dispersi per tutto il mondo arabo dopo la “nakba” (la tragedia) ossia la costituzione nella primavera del 1948 dell’entita’ criminale sionista alias “stato d’Israele” – solennemente e unilateralmente proclamata da Ben Gurion e terroristicamente ‘applicata’ dalle bande mercenarie kippizzate fatte affluire in Palestina dai quattro angoli del pianeta dalla macchina propagandistica di Sionne – ; i profughi palestinesi vivono la loro condizione di diseredati spesso soffrendo la discriminazione dei “fratelli” arabi per i quali, in tante occasioni, si sono dimostrati piu’ un “peso” ed un fardello insopportabile che non una popolazione alla quale gli eventi della storia e le decisioni delle potenze mondiali hanno assegnato l’ingrato compito di affrontare, spesso in solitudine, il “nemico dell’uomo”.

Cacciati dalle armi della banditaglia sionista, costretti a vivere in condizioni al limite del tollerabile in vere e proprie baraccopoli – ammassati tra sporcizia e fango, senza energia elettrica ne’ servizi minimali degni di questo nome – per i palestinesi al di fuori della Palestina occupata spesso la vita e’ stata ancor piu’ dura e difficile di quanto non lo fosse per i loro fratelli rimasti sotto il giogo e la tirannia israeliana.

Una condizione intollerabile dalla quale in diverse occasioni i profughi hanno provato ad uscire: come negli anni sessanta nella Giordania di re Hussein (il piccolo re al soldo dell’imperialismo britannico e di quello statunitense che per sbarazzarsi dell’Olp di Yasser Arafat scateno’ i suoi beduini della Legione Araba nel massacro del “settembre nero” nel 1970 arrivando quasi a scatenare un mezzo conflitto interarabo con la vicina Siria) o come nel decennio successivo nel Libano dove avevano formato uno stato nello stato lanciando dalla frontiera meridionale del paese dei cedri i loro attacchi contro l’entita’ sionista.

La storia, nota, del conflitto civile libanese nasce proprio dall’esasperazione provocata dalla massiccia presenza palestinese in larghi strati della popolazione libanese, soprattutto tra i cristiani maroniti che mal sopportavano quella che per loro era una illegittima intrusione in uno Stato che ritenevano necessariamente di dover trasformare in una sorta di “enclave crociata” filo-sionista….

Questo era il sogno delle “falangi” (i Kataeb) di Bashir Gemayel che diedero  – con il tragico assalto ad un pullman di lavoratori palestinesi nell’aprile 1975 presso il quartiere a maggioranza maronita di Ein el Roummenieh lungo quella che, qualche mese piu’ tardi, diventera’ tristemente nota come la “linea verde” che separava le zone musulmane da quelle cristiane della capitale libanese – inizio alla loro “guerra santa” in versione neo-crociata…sorta di “scontro delle civilta’” ante-litteram che trasformera’ in pochissimo tempo il Libano in un’enorme maceria fumante e in una sorta di terra di nessuno dove bande mercenarie di tutte le confessioni ed etnie si combattevano casa per casa, quartiere per quartiere all’insegna del “tanto peggio tanto meglio”.

Anni durissimi, anni di lutti e tragedie quelli che segneranno la storia del Libano in guerra: per quindici lunghissimi anni (1975-1990) nessuno vorra’ realmente saperne di fermare il conflitto civile libanese; tanti, troppi, interessi contrapposti e troppi affari all’ombra delle vittime, in massima parte civili innocenti (come quelli massacrati dalle milizie falangiste, e sotto l’occhio benevolo dei loro complici israeliani, la notte del 16 settembre 1982 ai campi profughi di Sabra e Chatila e di cui il numero esatto rimane incerto…chi parla di 2500 morti…altri di 3000 e c’e’ chi sostiene che l’eccidio a colpi di machete ne avrebbe provocati quasi 5000), di una guerra sporca dentro la quale entreranno le potenze regionali e, infine, le due superpotenze mondiali che all’epoca si spartivano il pianeta (Stati Uniti e Unione Sovietica).

Tutti hanno giocato sulla pelle del popolo libanese e tutti si sono sporcati del sangue dei libanesi. A maggior ragione poi di quello dei palestinesi del Libano che, da attori principali e da milizia armata costituitasi per proseguire la resistenza contro “Israele”, si ritroveranno stretti tra l’incudine israelo-maronita e il martello siriano.

Oggi i tempi sono cambiati anche se, inevitabilmente, sotto sotto le ceneri dell’odio e del rancore rimangono accese e c’e’ sempre qualcuno – soprattutto gli alchimisti delle centrali di destabilizzazione atlantica ed i loro alleati sionisti – interessato a riaccenderle.

Il vento e’ mutato nel Libano da quando la Siria impose manu militari la normalizzazione nell’autunno 1990 arrivando a smilitarizzare tutte le milizie. Da quell’autunno sono passati venti anni e, dopo il ritiro del contingente militare siriano (aprile 2005) e tre anni di logorante contrapposizione politica tra maggioranza filo-occidentale e opposizione filo-siriana, la situazione e’ andata ulteriormente stabilizzandosi con la normalizzazione delle relazioni diplomatiche tra Beirut e Damasco che ha sancito un ritorno a condizioni di cooperazione necessarie per entrambi i due Stati per fare fronte comune contro chi vorrebbe portare sedizione e scompiglio fra i quattro milioni di libanesi.

Nella giornata di ieri 19 agosto infine un nuovo passo verso una ulteriore normalita’ e’ stato sancito dall’Assemblea Nazionale libanese. Il parlamento ha deciso di adottare una nuova legislazione che accordi maggiori diritti civili ai rifugiati palestinesi come richiedevano da tempo sia le organizzazioni in difesa delle liberta’ fondamentali sia i diversi gruppi palestinesi presenti nel paese.

La nuova legge permette infatti ai palestinesi di essere assunti dalle imprese, ma rimane loro vietato l’accesso ad alcune professioni in campo medico e giuridico. La legge presenta diritti più diluiti pero’ rispetto alla proposta fatta mesi fa dal parlamentare druzo Walid Joumblatt, che domandava anche il diritto per i palestinesi di divenire proprietari di terreni o case.

«È un passo nella buona direzione – ha detto Nadim Houri, responsabile dello “Human Rights Watch” in Libano – Ma deve essere accompagnato da riforme amministrative e campagne di sensibilizzazione presso i datori di lavoro per incoraggiare l’assunzione di palestinesi».

In ogni caso con la nuova legge i rifugiati potranno fare lavori sotto contratto (finora essi erano impiegati come manodopera illegale solo nell’agricoltura e nell’edilizia) e avere coperture mediche e pensionistiche. Rimangono ancora esclusi per loro impieghi statali, nell’esercito, in polizia, come medici o avvocati, non essendo cittadini libanesi.

I rifugiati non hanno ancora accesso alla proprietà, ma alcuni deputati hanno spiegato che il tema, lasciato cadere, potrebbe essere affrontato in una legge a parte. Altri uomini politici libanesi sostengono invece che accordare il diritto di proprietà o il permesso al lavoro ai Palestinesi incoraggerebbe la naturalizzazione, una questione esplosiva in questo paese multi-confessionale ancora ossessionato dallo spettro della guerra civile.

In particolare sono i parlamentari delle Forze Libanesi, l’ultra’destra maronita guidata dall’ex collaboratore del Mossad ed attuale deputato Samir Geagea (condannato e incarcerato per 12 anni per spionaggio a favore di “Israele” e liberato nella primavera 2005 sull’onda della pressione internazionale e di quella pseudo-rivoluzione “dei cedri” nata affatto spontaneamente dopo l’assassinio dell’ex premier Hariri e volatilizzatasi nel volgere di pochi mesi), e alcuni tra quelli del partito di Amin Gemayel (la Falange) a richiedere modifiche impauriti da uno sbilanciamento demografico della popolazione a vantaggio dei musulmani (identica “paura” porto’ trentacinque anni fa allo scatenamento della guerra civile).

Ad oggi, i palestinesi non hanno nemmeno accesso ai servizi pubblici e devono affrontare delle restrizioni in ambito scolastico e universitario.

Osservatori libanesi sottolineano che il problema palestinese non può essere addossato sui soli libanesi, ma è una questione di cui la comunità internazionale deve farsi carico, affrettando una soluzione al problema israelo-palestinese.

Attualmente secondo quanto riportano le statistiche dell’UNRWA (l’Agenzia delle Nazioni Unite che si occupa del loro status di cittadini di serie “b”) sarebbero più di 425.000 i palestinesi rifugiati in Libano, in gran parte sunniti, e  sparpagliati in 12 campi profughi dove vivono ammassati in aree gremite e in condizioni insalubri, come quello di Beddawi, nel nord del Paese o come quello di Nahr el Barad (a Tripoli sempre nel nord del paese) dove scoppio’, nell’estate di tre anni fa, la rivolta dei fondamentalisti salafiti alqaedisti di “Fatah al Islam” un gruppuscolo eterodiretto dall’ideologia jihaidista binladista, finanziato – come si venne poi a sapere mesi piu’ tardi – anche dalla famiglia Hariri al potere e dai suoi potenti alleati di Riad.

Una sollevazione che fece centinaia di vittime tra le file dell’esercito nazionale chiamato, per la prima volta dalla guerra civile, a ripulire il campo diventato un covo di terroristi.

Il dibattito sulla legge ha suscitato discussioni infuocate e ha polarizzato il parlamento lungo linee etnico-religiose. Solo a poco a poco si è giunti a una discussione più obiettiva.

Il problema palestinese comunque dovra’ essere affrontato, come dimostra l’atto parlamentare odierno, per mettere fine ad una condizione di insostenibile ingiustizia che va trascinandosi ai danni dei cittadini palestinesi residenti senza diritto di residenza e privati della possibilita’ di ritorno nelle proprie terre sotto occupazione israeliana.

Il parlamento finalmente sembra aver deciso di voler risolvere una volta per tutte e per via legislative questo “problema”: un problema che si trascina da oltre sessant’anni.

I palestinesi del Libano infatti sono quelli di tre generazioni: quelli arrivati immediatamente dopo il primo conflitto arabo-sionista del 1948, quelli giunti successivamente dopo il conflitto cosiddetto dei “sei giorni” del 1967 e infine quelli arrivati negli anni successivi dalla vicina Giordania e da altri paesi.

I 400mila palestinesi del Libano rappresentano ovviamente soltano una minima parte, neanche il 10% del totale, dei circa cinque milioni di palestinsi sparsi in giro per il mondo dopo la loro “diaspora” involontaria subita sotto le armi israeliane.

A proporre il varo della nuova legge e’ stato un vecchio amico della causa palestinese, il leader druso Waleed Jumblatt. E’ sua la propoasta che ha portato il parlamento di Beirut a decidere di aumentare i diritti per la minoranza palestinese che, fino a ieri, si vedeva vietare oltre una cinquantina di lavori secondo quello che era l’odioso articolo 50 della vecchia Legge sul Lavoro del 1964.

”La legge approvata non è sufficiente e non rispecchia quello che davvero i palestinesi in Libano vogliono”, racconta a PeaceReporter Rola Badran, direttrice della Palestinian Human Rights Organization (Phro), organizzazione indipendente nata nel 1997, per proteggere i diritti umani dei rifugiati in Libano.
”La vita per i palestinesi nei campi profughi è davvero dura, in particolare per i più giovani. Nel campo dell’istruzione, per esempio. Finita la scuola superiore, garantita dall’Unrwa, non esiste per loro l’opportunità di accedere all’università, perché l’agenzia Onu non è in grado di garantire un’istruzione accademica – racconta la direttrice – Per andare all’università bisogna pagare molto e se il ragazzo o la sua famiglia non sono in grado di pagare le rette, cosa che accade nella maggior parte dei casi, l’istruzione accademica è preclusa. Quando, in qualche modo, questo è possibile, un giovane palestinese dopo la laurea non trova lavoro perché è trattato come uno straniero. Ieri nel parlamento di Beirut è passata una legge che migliora impercettibilmente la situazione, ma resta nel contesto di una legislazione discriminatoria, che non offre i pieni diritti a questi ragazzi. Basterebbe recepire le convenzioni internazionali in materia di diritto allo studio, per esempio, o quelle dei diritti dei lavoratori”. (1)

Il Libano, anche nel campo dell’estensione dei diritti civili ai suoi “ospiti” palestinesi, sembra realmente che stia voltando pagina.

Segnali. Segnali che fanno sperare.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

21 Agosto 2010

Note –

1 – Articolo di Christian Elia – “Essere palestinesi in Libano” del 18/08/2010 da Peacereporter.it ( al link informatico: http://it.peacereporter.net/articolo/23661/Palestinesi,+Libanesi)

Agosto caldo nel Paese dei Cedri

NUOVE RIVELAZIONI SUL “CASO HARIRI” MENTRE HIZB’ALLAH CELEBRA IL QUARTO ANNIVERSARIO DELLA “VITTORIA DIVINA”

di Dagoberto Husayn Bellucci

Resta alta la tensione nel Libano dopo gli scontri che, due settimane or sono, hanno visto alla frontiera meridionale l’esercito nazionale confrontarsi con una pattuglia israeliana.

A distanza di neanche due settimane e con le rivelazioni del segretario generale di Hizb’Allah , Sayyed Hassan Nasrallah, su nuove manovre destabilizzatrici relative ad un dossier del TSL (Tribunale Speciale per il Libano) , entita’ giuridica internazionale creata dalle Nazioni Unite tre anni or sono per indagare sulla strage che costo’ la vita all’ex premier sunnita Rafiq Hariri (ucciso nel cuore della capitale Beirut assieme una ventina di uomini della sua scrota nel San Valentino di sangue del 2005); il paese dei cedri resta “caldo”.

E’ di oggi, giovedi’ 19 agosto, la notizia della condanna a morte per cinque libanesi accusati dalla corte del Tribunale Militare di Beirut di spionaggio a favore dell’entita’ sionista. Ieri la stessa corte aveva emesso un’altra sentenza contro l’ex generale sciita dell’esercito, Osama Berri, accusato in contumacia e contro un suo complice cristiano, Antoine Atme, entrambi rei di essere entrati in contatti con elementi del Mossad ed aver passato ai servizi d’intelligence israeliani informazioni e dati sensibili per la sicurezza nazionale.

La lista dei sospetti favoreggiatori pro-sionisti si allunga: oltre una settantina sarebbero le spie libanesi arrestate nel corso di questo ultimo anno in diverse operazioni della Securite’ Generale del Libano e dai reparti speciali militari.

Intanto anche sul fronte delle indagini sulla morte dell’ex premier Rafiq Hariri si registrano novita’ con la consegna al TSL, da parte del Partito di Dio sciita, di un voluminoso dossier.

Il dossier di Hizb’Allah apre nuovi scenari rispetto alla “pista siriana” finora seguita dagli investigatori designati dalla comunita’ internazionale: come aveva largamente anticipato alcuni giorni fa lo stesso leader di Hizb’Allah e’ tempo che si punti l’indice verso sud, verso l’entita’ criminale sionista. Tra i documenti in possesso del movimento di Resistenza libanese consegnati anche un filmato realizzato dal Mossad che comprenderebbe tutte le principali zone frequentate dall’ex primo ministro brutalmente assassinato in quella strage che apri’ le porte alle forze della sovversione mondialiste per la destabilizzazione del paese dei cedri provocando una mai chiarita serie di delitti politici, il ritiro siriano dal Libano dopo ventisette anni di presenza stabilizzatrice e l’aggressione israeliana contro le basi della Resistenza ed i principali centri civili sciiti dell’estate 2006.

Il Tribunale Internazionale per il Libano dovrebbe pronunciarsi quest’anno sulle incriminazioni per l’omicidio dell’ex premier libanese: il leader di Hizb’Allah, Hassan, Nasrallah ha affermato di attendersi che fra gli imputati vi siano dei suoi militanti e ha definito la corte “un progetto israeliano” per colpire il movimento sciita.

E sempre in relazione alla possibile svolta sulle indagini per l’assassinio dell’ex premier si registra anche la possibilita’ di usufruire di una nuova testimonianza: un ex ufficiale dell’esercito israeliano avrebbe infatti dichiarato di essere in possesso di informazioni riservate e decisive relative al caso e, per questo motivo, avrebbe richiesto “asilo politico” al paese dei cedri.

E’ quanto ha riferito nella sua edizione di ieri, 18 agosto, il quotidiano libanese “Al-Diyar”, secondo cui l’uomo, un israeliano di etnia drusa, avrebbe gia’ rivolto all’ambasciata libanese a Praga la richiesta per la concessione di un salvacondotto che lo porterebbe sicuramente ad essere uno dei testimoni-chiave di tutto “l’affaire Hariri”.

La sede diplomatica libanese nella Repubblica Ceca avrebbe risposto positivamente alla richiesta dello status di “rifugiato politico” invitando l’ex ufficiale israeliano a richiedere immediatamente e direttamente al Governo libanese a Beirut tutte le garanzie per un’immediato trasferimento in Libano.

Sempre secondo il quotidiano libanese sia il ministero degli Esteri che quello degli Interni starebbero provvedendo alla risoluzione del caso che potrebbe aprire nuovi ed inquietanti scenari sulla morte dell’ex premier e sulla stagione delle bombe che insanguino’ nella primavera 2005 il paese.

Questo proprio mentre Hizb’Allah, il 14 agosto scorso, ha celebrato in tutto il paese con manifestazioni e incontri il quarto anniversario della “vittoria divina” che ricorda la tregua raggiunta dopo 33 giorni di bombardamenti intensivi da parte dell’aviazione sionista (che costarono la vita a quasi 1400 civili e il ferimento di altre 3000 vittime innocenti in massima parte bambini al di sotto dei dieci anni) contro il paese…l’aggressione israeliana piu’ feroce dai tempi dell’operazione “pace in Galilea” dell’estate 1982 che porto’ i tank sionisti fino alle periferie della capitale. Allora fu semplice per i sionisti avere la meglio sulle milizie palestinesi dell’OLP chiuse nell’assedio della capitale (martirizzata e sottoposta a cannoneggiamenti per tre mesi; un’agonia che costo’ oltre 25mila vittime in massima parte civili) quattro anni fa le cose andarono ben diversamente per la tenace resistenza opposta da Hizb’Allah che blocco’ gli invasori dalla stella di Davide sul fronte di Maaron al Ras e Bint ‘Chbeil a neanche tre chilometri dal confine con la Palestina occupata.

Nasrallah ha ricordato agli aggressori israeliani che “la Resistenza resta vigile lungo tutta la frontiera meridionale ed e’ pronta ad assestare nuovi colpi quando e se il nemico sionista pensera’ di attaccare”.

A surriscaldare ulteriormente un clima gia’ sufficientemente “bollente” ci si e’ messa pure una disputa “religiosa” che ha visto, in quest’inizio di Ramadan vissuto ad alta tensione dal paese dei cedri, contrapporsi musulmani e cristiani: a scatenare la reazione delle comunita’ cristiane sarebbe stata la decisione delle due principali emittenti sciite del paese (“Al Manar” = Il Faro, legata al movimento di Hizb’Allah e “NBN” di proprieta’ del presidente del parlamento, avv. Nabih Berry, e direttamente collegata all’altro partito sciita , Haraqat ‘Amal) di mandare in onda un serial di produzione iraniana sulla vita di Gesu’ dal titolo “As Sayyed al-Massiih”.

La diffusione delle prime due puntate – come riferisce un’agenzia stampa ASCA da Beirut – , riferisce la Radio Vaticana, ha provocato sconcerto nelle varie comunita’ cristiane e la ferma condanna da parte dell’Assemblea dei Patriarchi e Vescovi Cattolici in Libano (equivalente della Conferenza Episcopale) e del Patriarcato Melchita-cattolico che hanno ottenuto la sospensione del programma.

Motivo della protesta il fatto che il serial in 17 puntate, prodotto a Teheran in persiano e doppiato in arabo, sia basato sul racconto del Vangelo apocrifo di Barnaba, secondo il quale a morire sulla Croce non sia stato Gesu’ bensi’ Giuda Iscariota che lo avrebbe sostituito. Il Centro Cattolico d’Informazione ha organizzato una conferenza stampa durante la quale il presidente della commissione episcopale per i mezzi di comunicazione sociale, mons. Be’chara Rai, ha espresso soddisfazione salutando la decisione delle emittenti di sospendere la trasmissione del serial nonostante il danno economico.

Analoga reazione di condanna era stata registrata in Tunisia nei confronti di alcuni serial tv iraniani come ”Giuseppe il Giusto”, ”Il Cristo” e ”La Vergine Maria”.

Alcuni avvocati hanno chiesto al Gran Mufti di intervenire per sospenderne la trasmissione perche’ i personaggi dei Profeti sono interpretati da attori, in netto contrasto con gli insegnamenti dell’islam sunnita iconoclasta.

Altri, onestamente, sono i “problemi” che il Libano deve affrontare.

Il Ramadan “caldo” della rovente estate libanese rischia di trasformarsi in un braciere ardente….

I sionisti, a sud, sono gia’ pronti ad accendere il fuoco sotto le ceneri…

Vedremo chi si “brucera’” maggiormente….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

19 AGOSTO 2010

Emmanuel Malynski: “La Guerra Occulta”

RECENSIONE LIBRARIA:

di Dagoberto Husayn Bellucci


“O l’uomo ha spalle larghe e cuore robusto per sopportare la verità di Sileno, “ottimo è non nascere…”, o è meglio che non parli proprio di verità, giacché questa sarebbe soltanto un’escogitazione a servizio del suo risentimento e la velatura di una insolente, egocentrica volontà di potenza (inventio verìtatis: auxilium vitaé). La verità innerva di sé la sfrenatezza bacchica – il sangue che scorre copioso in tali riti non è che una sua metafora incarnata -: è un urlo assordante, un terribile silenzio, non una concatenazione mansueta di concetti. Verità è la precarietà, l’instabilità del tutto, lo spavento pieno di orrore della maggior parte dei bipedi, che sono fragili e sentimentali, bisognosi di sicurezze, di riscontri cordiali, e perciò si appellano all’artifìcio della conoscenza, dei nessi razionali, implorando cittadinanza agli intermundia ragionevoli (e mortalmente privi di dèi) della scienza. Della verità può darsi il rito, non il concetto; il sacrifìcio, non il precetto. E più facile negarla con pertinenza che affermarla. Pur di scongiurare la sua liaison oscena con la morale, meglio muovere nel sogno dell’arte (che rimane prossimo all’Ur sorgivo della verità), tra giocose e libere parvenze. Pur di evitare di incattivirla entro le reti di un Dio-persona, meglio distruggerla.”

( dalla prefazione a Friedrich Nietzsche – “La Weltanshauung dionisiaca” – ediz. di Ar – Padova )

“Il metodo sperimentato dal Malynski consiste invece in una considerazione della dimensione profonda della storia, quella in cui, come dice Evola, “si applicano forze e influenza la cui azione spesso e’ decisive e che non dir ado non sono nemmeno riconducibili a cio’ che e’ soltanto umano, individualmente o collettivamente umano”; gli eventi storici vengono dunque visti – secondo una prospettiva che il Malynski ha ereditato dalla migliore storiografia cattolica, ma che e’ precedente a essa e si riporta a una visione classica e indoeuropea – come il manifestarsi di uno scontro fra forze del cosmos e forze del caos, fra tradizion e e anti-tradizione, fra luce e tenebra. E’ in questo piano metastorico che hanno la loro radice le parti in lotta scontrantisi sulla superficie storica; cio’ risulta evidente soprattutto quando si consideri (…) la frequente apparizione di uomini capaci di immolarsi impersonalmente, quasi nell’adempimento di un compito che sta di la’ dalla loro individualita’, di la’ dello stesso stato di manifestazione umana. E’ un fenomeno che Malynski ha visto verificarsi sul fronte della sovversione: un fenomeno, quindi, di demonismo. Volonta’ parimenti ascetiche, ma orientate nel senso di una spiritualita’ luminosa e positive, nello schieramento opposto sono quasi mancate: finche’ queste non si manifesteranno, la storia dell’umanita’ continuera’ a svilupparsi secondo il piano della “guerra occulta.”

( dalla Presentazione a cura del “gruppo di Ar” )

Il presente saggio, opera di autore di area cattolico-tradizionalista di origini aristocratiche polacche, venne pubblicato in Francia per le edizioni “de Beauchesne” nel 1936 e tradotto – e curato nella sua prima edizione italiana – da Julius Evola per la casa editrice milanese “Hoepli” che lo pubblico’ tre anni piu’ tardi con il sottotitolo “Armi e fasi dell’attacco ebraico-massonico alla tradizione europea” inserendo un ventiduesimo capitolo (“Conclusione: L’Europa alla riscossa” che non compare nell’edizione originale francese) che venne aggiunto di comune accordo tra il traduttore e curatore dell’edizione originaria (il visconte francese Leon de Poncins) con il noto filosofo italiano fautore all’epoca di un tentativo di rettificazione anche ideologica all’interno del Regime Fascista mediante la pubblicazione di una serie di saggi sulla Razza e sulla questione ebraica.

L’autore, il conte Emmanuel Malynski, estintosi a Losanna nel 1938 era nato nella Polonia russa. Uomo di vasta cultura ma anche d’azione (fu pilota aviatore durante la prima guerra mondiale, noto schermitore, sportivo ed esploratore) dedico’ gran parte dei suoi studi alla fenomenologia cospirazionista e alle dinamiche ed ai processi di sviluppo sociali applicando a tali tematiche una lucidita’ quasi preveggente che ispiro’ tutte le sue opere.

Oltre alla presente sono state tradotte in italiano (e sempre per i titoli delle Edizioni di “Ar”) le opere dedicate alla “Fedelta’ feudale e dignita’ umana” e quella su “Il proletarismo” entrambe fondamentali per comprendere le dinamiche di sviluppo e di espansione dell’anti-tradizione, i suoi obiettivi piu’ o meno occulti e le conseguenze nefaste che questo vero e proprio piano sovversivo realizzato da menti diaboliche “superiori” (…Illuminati di Baviera, Frammassoni e Giudei….quando si dice la “genialita’ del Male”…) per la destabilizzazione e la disintegrazione dell’ordine tradizionale nel Vecchio Continente a partire dal XVIIImo secolo fino ai giorni nostri.

Un piano, una congiura ed un complotto predisposti per lo schiantamento spirituale, morale, etico ed infine secondariamente ontologico-razziale ed etnico delle popolazioni europee che l’autore ha descritto in maniera organica nella sua opera piu’ importante, “La grande conspiration mondiale”, pubblicata nel 1928 a Parigi e che in realta’ costituisce la sesta parte di un ciclo di scritti dedicati a “La Mission du people de Dieu” poderosi volumi che – partendo dalla visione tradizionale cattolica – smascherano l’impostura teologica del mosaismo militante contemporaneo occultato dentro l’insieme dei movimenti talmudico-cabalistici apparsi sulla scena mondiale e, a partire dalla fine del XIXmo secolo, presenti e ‘agenti’ anche all’interno dell’ideologia politica e della visione del mondo proprie del Sionismo di Theodore Herzl.

A differenza di cio’ che negli stessi anni pubblicava il suo collega francese, il de Poncins, nella visione del conte polacco si ha la sensazione di trovarci di fronte ad un lavoro onnicomprensivo, organico, riflesso di una metodologia di lavoro che e’ immune dalla superstizione del “fatto” e dalla superficialita’ che caratterizza la comune storiografia e che emerge con una “profondita’ di intuizione metapolitica nelle premesse dottrinarie e quella lucidita’ di analisi, coerente sino al paradosso – anzi, beffardamente incurante di questo – che gli scritti del Malynski rivelano” (*)

Ne “La grande conspiration mondiale”, “testo esemplare di un metodo storiografico che si esplica nell’investigazione della “terza dimensione” della storia, ossia nell’individuazione di quelle “cause prime” e di quelle intelligenze sotterranee che si nascondono dietro la facciata degli avvenimenti visibili” (1), e in questo “La Guerra Occulta” sono considerate le dimensioni profonde, interiori e occulte della storia al di la’ ed oltre le cause apparenti dei singoli avvenimenti ed eventi storici per scardinare e sviscerare fin dentro all’episodio un insieme panoramico di cause alla ricerca dei reali motori della storia e dei manovratori piu’ o meno occulti (..o “semi-discreti” per dirla con il francese Jacques Bordiot…) i quali in ultima analisi rappresentano le forze motrici di una dimensione metapolitica e i vettori metastorici di una conflittualita’ antagonistica radicale che e’ rappresentata dall’eterno scontro tra la Tradizione e la Sovversione ovvero tra le forze dell’Ordine e quelle del Caos informe o in quella ricerca di una dimensione “altra” degli eventi storici laddove – come scrivera’ Julius Evola nella prefazione dell’edizione data alle stampe nel ’39 – “si applicano forze e influenze la cui azione spesso e’ decisiva e che non di rado non sono nemmeno riconducibili a cio’ che e’ soltanto umano, individualmente o collettivamente umano.” (2)

Ora per comprendere pienamente cio’ che di valido rappresenta l’opera del Malynski riprenderemo immediatamente le parole con le quali l’avv. Edoardo Longo, nell’appendice inserita nell’edizione italiana in nostro possesso, scriveva: “Vi e’ un ulteriore elemento che contribuisce a rendere l’opera del Malynski un’analisi non logorata dal tempo: la funzione prospettica che questo libro svolge, proiettandosi dal passato al presente fino ad indicare alcune direttrici di ricerca nei confronti del nostro mondo – inteso sia come comunita’ metapolitica sia, in senso piu’ vasto, come koine’ di stirpi indoeuropee. E’ questo il terzo pregio de “La Guerra Occulta”: essa diviene simbolo e modello per una storiografia alternativa (come rileva anche H. Koussis nella “Introduzione”) che voglia percepire gli sviluppi della lotta metafisica illuminata dal Malynski, via via che questi si trasformano nel tempo attraverso le proteiformi strategie mondialiste.” (3)

Ed e’ sicuramente questa proiezione “allungabile” al presente ed, in prospettiva, nel futuro che rende senz’altro degna di ricognizione scrittoria l’opera dell’aristocratico polacco pubblicata in un’epoca storica significativamente percepita, fin da allora, come quella del “tramonto dell’Occidente” da autorevoli studiosi del pensiero politico e filosofico occidentale quando ancora – attraverso l’apparizione sulla scena politica mondiale delle rivoluzioni nazionali europee dell’Ordine Nuovo ossia dall’avvento del Fascismo italiano e del Nazionalsocialismo germanico – era ancora auspicabile e tentabile una rettificazione in senso anti-sovversivo mediante “il bastone e la carota” che determinate influenze, certi influssi spiritualmente in “ordine” con la welthaanshauung (visione del mondo) tradizionale, presenti all’interno di questi fenomeni ideologico-politici, avrebbero potuto comportare per un riordinamento razziale, etico e spirituale delle stirpi europee.

“La Guerra Occulta” disegna e svela i diversi “fils rouges” dell’altra-storia: quella occulta, che si svolge dietro le quinte della politica, invisibile alle masse e alla stragrande maggioranza delle persone o – per dirla con le parole di un autorevole esponente della Grande Cospirazione riprese da Maurizio Lattanzio in uno dei suoi straordinari interventi scrittori:«Il mondo si divide in tre categorie di persone:
un piccolissimo numero che produce gli avvenimenti;
un gruppo un poco più numeroso che vigila alla loro esecuzione
e ne segue il compimento, e, infine,
una stragrande maggioranza che non conosce mai
ciò che si è prodotto in realtà» (4)

Questo e’ difatti il principale motivo per cui e’ necessaria una ricognizione d’analisi sul testo del Malynski a distanza di quasi ottant’anni dalla sua comparsa. Un volume che oltre a svelare i “dietro le quinte” degli avvenimenti – compresi tra l’avvento delle forze “illuministico-sovversive” e quindi della Rivoluzione-madre francese fino a quella “gemella”del giudeo-bolscevismo “russo” del 1917 – ci illumina ed illustra in maniera esemplare la metodologia operativa delle forze sovversive, i loro scopi ed obiettivi immediate e in prospettiva oltre a soffermarsi sui mezzi utilizzati per suscitare determinati stati emotive tra le masse ossia a “provocare” artificialmente etat’s d’esprits conformi a risvegliare stati alterati delle coscienze.

Avvenimenti fondamentali e ampiamente illustrati dal Malynski quelli determinanti la vittoria delle forze rivoluzionarie francesi degli “immortali Principii dell’89”; i principii maledetti della fratellanza internazionale, dell’ugualitarismo livellatore e della liberta’ intesa caoticamente quale volonta’ di dissolvere e disintegrare qualsivoglia ordine costituito, una liberta’ “libertaria” e “anarcoide” degna degli strati subumani di quel cosiddetto “Quinto Stato” che e’ manovalanza informe composta da utili idioti e reietti da sempre “agitati” e agitabili da forze ‘altre’… si tratta, nella fattispecie, di spiriti ‘desti’, di influenze sataniche abilmente e “magicamente” risvegliate dall’apprendistato stregonico di sette segrete le quali, come grandi burattinai dietro le quinte della storia, da dietro il palco muovono i fili delle loro marionette indirizzandone i passi, le mosse e le decisioni….anche – soprattutto – in questo senso dev’essere inteso un testo come “La Guerra Occulta”…come il combattimento di forze ‘destate’ e stati dell’essere modificati ad arte da quel “grand jongleur” che tutto controlla e tutto tende a fagocitare nella propria ragnatela…

Da quella “rivoluzione-madre” francese e dalla “sorella” “americana” con la proclamazione della carta dei diritti civili si passera’, nel XIXmo secolo all’affermazione dei cosiddetti “risorgimenti” nazionali (laicizzanti, democratici e liberali, ispirati ed eterodiretti da societa’ segrete controllate dalla Frammassoneria internazionale), all’esasperazione della cosiddetta “questione sociale” che dalla seconda meta’ dell’Ottocento scuotera’ l’intera Europa arrivando infine alla vittoria delle forze anti-tradizionali socialcomuniste sovietiche ossia al Golpe Ebraico-Bolscevico di Lenin che infliggera’ un colpo mortale alla Russia tradizionale, zarista ed aristocratica, portando all’avvento di una Repubblica dei Soviet dominata dall’abnorme utopismo livellatore dell’ideologia marxista e dalla cricca giudaica onnipervadente e asfitticamente distribuita in tutti i principali gangli dello Stato sovietico per sua natura sovversivo di qualsivoglia ordinamento internazionale, vettore demoniaco-discendente scagliato contro l’Europa ed il mondo nonche’ forza rivoluzionaria tellurico-lunare indirizzata su di un piano unicamente discendente ed operativa esclusivamente in un orizzonte materialista orizzontale; forza ideologica, politica, economica, militare e anti-spirituale tesa all’omologazione mediante dittatura del proletariato dell’umanita’ in nome dei “principii” del Socialismo di Marx che, “stranamente”, ricordano tanto quelli presenti nelle scuole talmudiche dell’ebraismo ortodosso anti-cristiano o l’elaborato programmatico sovversivo dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” che, peraltro, questo scombussolamento della Russia zarista aveva previsto con dodici anni di anticipo….

Ora per comprendere pienamente la validita’ contemporanea e quindi l’attualita’ del pensiero malynskiano occorre fare nostre le parole con le quali Maurizio Lattanzio “introduceva” i lettori (di “Orion” prima e di “Avanguardia” successivamente) sulla “fenomenologia” del “Mondialismo” laddove scriveva: “Il termine mondialismo si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti o, quanto meno, defilati, non esposti alle luci dei riflettori -cioè dei mass-media sapientemente manovrati- che illuminano la grande ribalta politica internazionale. Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o, se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale, ecc.), con l’obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l’instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto -già in via di attuazione, si pensi solo all’Unione Europea- sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA -in posizione preminente- Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi satelliti, Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura. La manifesta aspirazione a fare dell’ordine di valori di cui si è portatori il centro di gravità di un processo di unificazione mondiale, è stata sempre caratteristica costante di ogni forma tradizionale, di ogni religione e, più ampiamente, di ogni movimento di Idee ispirato ai valori della tradizione (…)Il mondialismo, invece, è la scimmia dell’universalità; è la contraffazione antitradizionale delle idealità universali che hanno omogeneamente permeato le costruzioni politiche ed hanno ispirato le vicende storiche delle Civiltà tradizionali. L’universalità è un sistema di gerarchie ontologiche che configurano un ordine piramidale ascendente lungo un asse cosmico verticale, mentre il mondialismo, al contrario, è la materializzazione e la decomposizione internazionalistica in senso orizzontale dell’idea-forma universalistica. É la reductio ad unum, un processo dissolutivo discendente, il cui tratto distintivo è il riduzionismo, cioè la degradazione dell’umanità ad una poltiglia indifferenziata, secondo i perversi ritmi scanditi da condizionanti e alienanti dinamiche massificatorie. Punto d’arrivo è la serie degli individui-robot che ripetono demenzialmente uno stesso tipo dalle bestiali caratteristiche di tesaurizzatore, trafficante e consumatore di cose materiali. Questo obiettivo tattico è perseguito dall’oligarchia mondialista in funzione di una strategia di dominio planetario. Religione e politica, nazione e razza, cultura e costume, diventeranno puri nomi carenti di qualsivoglia contenuto; rappresentazioni multicolori da immettere nei mercantili e cosmopoliti circuiti della società mondiale dello spettacolo; allucinazioni collettive che surrogano la realtà, estraendo da ogni organico rapporto di interazione con il mondo interiore dell’uomo, il quale, del resto, dovrà essere ed è sostituito da una scatola vuota riempita, anzi, meglio, ingozzata dai falsi bisogni -ci sono anche idioti che li chiamano aspirazioni (sic!)- indotti dall’alienazione consumistica a fini di conservazione e di potenziamento del sistema capitalistico internazionale. Ridotto il valore ad interesse, l’individuo diventa schiavo della ricchezza e, conseguentemente, di coloro che la creano, la controllano e se ne servono con diabolica perizia.

L’istituzione mondialista è occulta, o, se si preferisce, per dirla con Bordiot, «discreta». È quindi necessario l’uso di una metodologia interpretativa storico-politica e sociologico-giuridica che miri alla individuazione di due oggetti o, meglio, di due aree di indagine situate in dimensioni diverse: quella dell’istituzionalità pubblica e quella dell’istituzionalità occulta. Queste due nozioni sono meri rilievi descrittivi; per quanto riguarda l’aspetto sostanziale, è più appropriato parlare, rispettivamente, di società «strumentalizzate» e di società «strumentalizzanti».

Il complesso istituzionale pubblico è il quadro di riferimento giuridico-costituzionale nel cui ambito si snoda la vita politica ufficiale delle nazioni (governi e parlamenti, partiti e sindacati, dichiarazioni politiche e prese di posizione diplomatiche, ecc).

L’istituzionalità pubblica presenta dei profili e delle dinamiche esterne, apparenti, palesi, a volte addirittura appariscenti, che si articolano in una serie di atti e di fatti, i quali, ripresi, rilanciati e, soprattutto, gonfiati dai mass-media, servono alla fabbricazione delle opinioni che saranno poi propinate come materia di dibattito, nel libero confronto democratico, alle turbe di imbecilli che infestano l’epoca contemporanea.

L’istituzionalità occulta o, per usare un eufemismo, ufficiosa, è il complesso degli organismi privati (consorterie ebraico-massoniche, Banca, Multinazionale, CFR) privi di qualsiasi rilievo giuridico-costituzionale, mediante i quali l’oligarchia matura le scelte funzionali alla realizzazione dell’obiettivo strategico ultimo: il raggiungimento del potere mondiale.

La corte degli stracci che cela l’esistenza e l’operatività della dimensione istituzionale occulta, è rappresentata dall’istituzionalità pubblica. Essa provvede all’esecuzione di decisioni e progetti adottati dall’oligarchia mondialista in ambienti esclusivi, ristretti, sottratti a qualunque forma di controllo popolare e in regime di assoluta irresponsabilità. Il complesso istituzionale occulto decide felpatamente al riparo da occhi indiscreti; il complesso istituzionale pubblico esegue tra i grandi clamori e le scintillanti coreografie approntati dagli squallidi giullari dell’informazione del Sistema.

La dimensione occulta è il luogo politico, l’ambito di ricezione e lo spazio di aggregazione delle risultanti del processo di distillazione e condensazione verso l’alto sociale dei soggetti, delle tendenze etiche e delle connotazioni psicologiche che caratterizzano in senso mercantile e materialistico la borghesia e il proletariato. Siamo di fronte a categorie economiche che, nel corso dell’esercizio della loro prassi di potere, non possono esimersi dal subire un processo di decantazione che proietti ai vertici delle loro società -rispettivamente, all’ovest come all’est- l’oligarchia tecno-plutocratica e l’oligarchia tecno-burocratica. Esse -data l’identità del materiale umano da cui sono formate, delle premesse ideologiche illuministiche da cui muovono e dall’azione di collegamento omogeneizzante sviluppata dalle componenti tecnocratiche, comune ai due sistemi- sono quindi destinate alla fatale convergenza mondialista.” (5)

Senza “ma” e senza “se” queste ‘coordinate’ ideologico-politico continuano a formare la nostra “direzione di marcia” metapolitica e vanno ad uniformare la nostra divisa militante al di la’ e assai oltre qualsivoglia affermazione destinata a ricognizioni analitico-scrittorie ‘apparentemente’ “difformi” (…per gli idioti ‘conformi’ ovviamente…per i quali sarebbe comunque impossibile qualsiasi “conformita’” a qualsivoglia ordine tradizionale mancando precisamente le coordinate basilari e i punti di conversione verso il Divino…costoro sono dei semplici raccatta-stracci ideologici…cenciaioli dei residuati ideali e politici del Xxmo secolo e, fondamentalmente, dei falliti “svolazzanti” da un fallimento all’altro alla “insistente” e ugualmente deficiente ‘cerca’ dell’ultima “illusione….costoro si ‘attaccano’ sannguisugamente a qualsivoglia idea e ideologia possibile in mancanza di un predisponente ordine ontologico-razziale e con la vana speranza di riuscire a dar vita ai propri contorti “sogni”….) da un percorso di milizia politica che riteniamo assolutamente in ‘ordine’ con la battaglia anti-mondialista, anti-sistemica, anti-ebraica e anti-sionista ‘intrapresa’ venticinque anni or sono…

E adesso veniamo al volume di Malynski il quale prende, e forse questo e’ il limite della presente opera dell’autore, in considerazione esattamente un intero secolo e due anni (dal 1815 al 1917) per delineare lo sforzo della Sovversione nella sua attivita’ di disintegrazione dell’ordine tradizione sul Vecchio Continente.

“La chiave dell’intera storia del diciannovesimo secolo – scrive l’autore – e’ l’evoluzione del movimento rivoluzionario dal 1789 fino al bolscevismo. Questa lotta sotterranea si e’ iniziata con la Rivoluzione francese sostenuta dagli “Illuminati” riunitisi al convegno di Wilhelmsbad sotto la presidenza del professore bavarese Weishaupt. Un settore della citta’ era gia’ assediata da qualche decina d’anni – giacche’ essa lo era dal tempo di Voltaire, di Rousseau, dell’Enciclopedismo e della diffusione delle logge – uno dei settori piu’ belli, fu preso d’assalto e i suoi abitanti furono arruolati per l’attacco contro i settori circostanti. Come accade negli assedi veri, questa parte della cittadella fu ripresa dagli assediati dopo i combattimenti accaniti che costituirono l’epoca napoleonica. Gli assedianti allora si ritirarono e rientrarono nelle loro posizioni di copertura. Ma essi lasciarono nella piazzaforte un germe infettivo che vi fruttifico’, si’ che la Francia divenne nel secolo diciannovesimo l’enfant terrible di tutta l’Europa. E’ dalla Francia che trassero nascita quelle rivoluzioni, che, sotto lo pseudonimo di idee liberali, nobili e generose, col loro graduale realizzarsi modificarono insensibilmente la faccia del mondo cristiano e la struttura interna della societa’ europea, a beneficio di elementi rivoluzionari, fra i quali gli Ebrei stanno in prima fila. Tutta la storia profonda del diciannovesimo secolo, fino alla guerra mondiale, e’ la storia di questa lotta – muta e sorda nella gran parte dei casi – fra gli assedianti, che sapevano bene quello che facevano, e gli assediati, che non si rendevano conto di quanto accadeva.”

Questa la realta’ fattuale della storia del XIXmo secolo: l’incessante lotta tra due visioni del mondo contrapposte che andavano a scontrarsi periodicamente attraverso l’escrescenza luciferino-infernale di alcune “fiammate” di rivolta popolari – tutte sapientemente eterodirette da una setta occulta capace di mimetizzarsi all’interno delle diverse societa’ europee acquistando progressivamente alla propria causa il fior fiore della stessa aristocrazia utilizzata esclusivamente per quelli che erano gli obiettivi immediate dei conclave frammassonico-giudaici e successivamente altrettanto sapientemente scaricata a vantaggio della classe borghese prima e del proletariato poi – determinando le nuove dinamiche socio-politiche e la nuova ondata sovversiva che nei decenni successivi alla fine dell’epoca napoleonica e per tutto l’Ottocento avrebbe eroso inevitabilmente, modificandone radicalmente idee culturali e costume, la storia dell’Europa.

L’ondata rivoluzionaria che investi’ il Vecchio Continente – durante tutto l’arco di tempo che andra’ dal Congresso di Vienna (1815) fino alla rivoluzione giudeo-bolscevica “russa” (1917) – non puo’ che essere rappresentata se non come l’espressione massima di un’insieme di correnti culturali, ideali e politiche evocate sapientemente dagli apprendisti stregoni di quelle societa’ segrete che, proprio come scrive e ricorda il Malynski, a partire dal convegno di Wilhelmsbad avrebbero creato i presupposti, favorito le istanze e “magicamente” evocato le cause per lo scatenamento dei moti “liberali” e nazionalistici che interesseranno tutto il Vecchio Continente e quella “questione sociale” alla quale si dedichera’ infaticabile il giudeo Karl (Kiessel Mordechai) Marx, nipote del rabbino di Treviri, altolocato borghese di nazionalita’ tedesca traslocato a Londra dove issera’ il suo quartier generale della Rivoluzione proletaria mondiale assieme all’amico Engels teorizzando la disintegrazione ed il superamento delle rivoluzioni borghesi e la costituzione di una societa’ comunistica ossia l’avvento del Quarto Stato dei reietti e dei proletari della terra; la chiamata alle armi di tutta la spazzatura umana del pianeta e – soprattutto – l’esaltazione mediante l’odio di classe e la propaganda sovversiva dei piu’ bassi istinti individuali (invidia, accidia, brama di potere) tipici della plebaglia…

A Marx andrebbe issato un monumento per la vigliaccheria e la vilta’ di un pensatore, un filosofo, un benestante parvenu’ – mantenutosi in vita grazie ai lasciti ed alle fortune della ricca famiglia della di lui moglie – che seppe istigare alla rivolta il popolino dei quattro angoli del pianeta in nome di quelle idee di uguaglianza sociale, di fratellanza internazionalista e di liberazione dal “giogo” o tirannia del danaro che inevitabilmente riusci’ (nel suo “Manifesto dei Lavoratori”) a tramutare in un invito perenne alla rivolta costante contro ogni forma di autorita’, ogni Stato e tutte le Istituzioni.

Senza comprendere l’opera sovversiva che uni’ la Frammassoneria (specialmente quella britannica), il lavorio interno alle societa’ europee esercitato dalle sette segrete (Carboneria, Giovane Europa mazziniana, gruppi studenteschi liberali e democratici) e gli ideali del socialismo “scientifico” di Marx non si potra’ mai arrivare a capire il reale senso di marcia della Rivoluzione del XIXmo secolo: saranno queste forze, unitamente al ruolo di coordinamento e controllo svolto dall’Internazionale Ebraica, che determineranno etat’s d’esprits sovversivi necessari per il risveglio di quelle forze “dell’aria” che – una volta destate – divengono agenti-sovversivi indistinti e operanti al di la’ degli stessi e ben oltre gli stessi protagonisti degli avvenimenti ….sono forze telluriche, psichico-immateriali, che appartengono al regno della “spiritualita’ rovesciata”, nascoste ed occultate nell’infraumano e nell’impersonale e che rappresentano, per ogni individuo, una “possibilita’” in quanto presenti a livello inconscio nella natura primordiale, animale e furiosa contro qualunque ordine e qualsiasi regola, di chiunque e percio’ pericolose.

Forze psichiche dicevamo: forze latenti ma sempre pronte al “grande risveglio”. E cio’ puo’ avvenire soprattutto se a dirigere quest’opera di “scatenamento” dell’inconscio ribelle vi sono “maghi” esperti, professionisti della natura umana e delle sue debolezze, interpreti di una contro-storia indicibile (non scritta e mai narrata completamente) che rappresenta il perenne dispiegamento di forze sovversive al servizio di quella contro-chiesa di Satana sempre in armi contro le forze dello Spirito e della Tradizione e sempre pronta a dar battaglia utilizzando tutti gli strumenti idonei (ideologie politiche, idee culturali, mode e costumi, strumenti di livellamento e controllo di massa, sistemi e legislazioni, ordinamenti e supergoverni occulti) per realizzare la “Grande Impostura” o Grande Parodia dell’avvento della contro-iniziazione che i Testi Sacri – tutti i Testi Sacri in ordine con i principii ed i valori della Tradizione Informale – hanno saputo riconoscere come l’era del Kali Yuga supremo (o “era del cinghiale bianco”) , l’epoca cioe’ dell’oscuramento di tutti i valori, dell’annullamento di tutte le fedi, dell’annichilimento della morale e della negazione suprema di Dio e della sua piu’ riuscita creatura: l’essere umano.

Prosegue l’autore: “Un tale processo ha durato esattamente un secolo e due anni – 815-1917 – ed ha condotto a due risultati. Il primo e’ la trasformazione della sesta parte del mondo abitato in un focolaio rivoluzionario impregnato di massoneria e di giudaismo, nel quale l’infezione matura e si fa cosciente delle forze da essa organizzate in tutta sicurezza in vista della seconda parte del programma (…e come potrebbe essere altrimenti? Chi e’ cosi’ cieco e sordo da non rendersi conto dei risultati ‘conseguiti’ da “lorsignori” gli Illuminati di tutte le epoche, di tutte le risme e di ogni ‘colore politico’ quando ci troviamo di fronte alla kippizzazione completa e permanente dell’intero continente? Quando abbiamo un’Unione Europea risultante dei processi di involuzione democratici e obiettivo delle alchimie mondializzanti dei signori della “casta” del vapore mondialista alias la Finanza Internazionale senza volto e senza patria, del cosmopolitismo errante giudaico, del lavorio occulto e discreto delle societa’ massoniche, dell’espansione a livello planetario – alias Globalizzazione ossia mondializzazione ed esportazione dell’”American Way of life” che di queste tendenze e’ lo stadio supreme – di questi virus sovvervisi? Ndr …).

Il secondo – continua il Malynski – e’ la trasformazione del resto del pianeta in un ambiente molle, disarticolato e diviso interiormente da rivalita’ irascibili e da odii campanilistici. Essa l’ha reso incapace di ogni iniziativa a carattere offensivo e perfino difensivo contro un nemico, le cui forze e la cui audacia erano considerevolmente cresciute e che, sicuro della sua immunita’, credeva di poter sempre attaccare senza correre il rischio di doversi mai difendere.

In definitive, cio’ si dovette ad un ambiente mondiale cosi’ dominato dal capitalismo, cosi’ anemizzato dalla democrazia, cosi’ scosso dal socialismo e diviso da nazionalismi male intesi, da non esser piu’ capace di opporre una salda resistenza a un simile attacco.”

E’ traendo le logiche conclusioni da queste parole del Malynski che si possono meglio comprendere i tanti fittizzi, creati ad arte, irreali e demenziali antagonismi che vedranno nel XXmo secolo – e soltanto per fare alcuni esempi – la Russia sovietica opporsi alla Cina altrettanto comunista …dicotomia e antagonismo macro-regionale eurasiatici in nome di una pretesa rivendicazione dell’ortodossia di un’idea sovversiva e rivoluzionaria che, in entrambe le due nazioni, ha provocato milioni di vittime sacrificate sull’altare della “ragione”, delle “collettivizzazioni”, delle “pianificazioni” piu’ o meno totali ed infine dei gulag della morte dai demoni del socialismo scientifico e dagli intellettuali che ne saranno le spine dorsali ed i propagandisti piu’ efficaci…in nome del popolo contro il popolo messo alla gogna e soffocato dentro “nazioni-carceri” per le quali i marxisti non hanno esitato un momento ad innalzare muri infine miseramente crollati come la loro squallida e bestiale ideologia di morte.

Ed e’ altrettanto facilmente riconoscibile il processo di disintegrazione e polverizzazione che ha caratterizzato – dal primo dopoguerra mondiale fino ai giorni nostri – il mondo arabo-islamico ieri riunito sotto le insegne dell’Impero Ottomano e successivamente degenerato nei nazionalismi contrapposti (arabi contro turchi ma anche anche, in Irak o Siria, arabi contri curdi) ed infine nella costituzione di un insieme disarticolato, inutile, sottomesso ai diktat della grande finanza e del capitalismo internazionali di Stati e nazioni arabe che spesso si sono trovate litigiosamente le une contro le altre durante le fasi piu’ acute dell’aggressione imperialista europeo-statunitense o in occasione della proclamazione del cosiddetto “stato d’Israele” alias l’entita’ criminale sionista occupante la Terra Santa di Palestina.

Identico discorso poi puo’ farsi per la dicotomia pakistano-indiana; per i focolai di tensione del sud-est asiatico e senza andare a scomodare tutti i piccoli nazionalismi africani che hanno condotto quel continente alla deriva per decenni tra genocidi, scontri tribali, guerre inconcepibili che si sono sommate ai problemi naturali di un insieme di popolazioni storicamente sottomesse al giogo straniero e ancora oggi ultime espressioni di quel cosiddetto “terzomondismo” che, se da un lato puo’ “piacere” ai vaneggiamenti senza senso dell’intellettualismo sinistroide marxista, dall’altro lato mantiene saldamente al potere e non scalfisce le posizioni di totale supremazia plurisecolarmente conquistate dagli occidentali (americani ed europei) che ancora dominano l’Africa attraverso le loro Multinazionali ed i loro traffici infami (di morte, di vite umane che non hanno alcun valore, di armi, di droga, di organi, di persone ed individui…l’epoca del colonialismo non e’ finita…ha semplicemente mutato volto).

Scrive ancora Malynski: “Nel 1813 l’Europa tradizionale si era infine decisa a reagire solidalmente contro la rivoluzione, personificata da Napoleone. Si trattava proprio della rivoluzione, e non della Francia, cosi’ come si combatte contro la malattia di cui una persona e’ affetta, e non contro la persona stessa. La miglior prova di cio’ e’ che il Congresso di Vienna non abuso’ affatto della sua vittoria nei riguardi della Francia vinta, la quale nulla ebbe a perdere del suo territorio, allorche’ ridivenne una grande monarchia onorabile e onorata. I monarchi di diritto divino dell’Europa non facevano che riparare alla loro colpa capitale, per via della quale avevan corso il rischio di perdere la corona e che avrebbe spinti i loro popoli nelle convulsioni democratiche gia’ da un secolo prima del termine fissato dal destino. Questa colpa si riferiva al fatto che tutti i monarchi, come myopia, avevan dato i punti perfino a Luigi XVI. Questi si era ostinato a non vedere che dei movimenti accidentali di rivolta, dovuti a scontenti occasionali, la’ dove invece cominciava l’era rivoluzionaria. Del pari, quei monarchi non pensarono che a delle rivalita’ di nazionalismo campanilista invece di mettersi d’accordo come un solo uomo, dimenticando le loro divergenze croniche che, ne confronto, eran solo discordie di famiglia, per schiacciare in germe, prima che potesse manifestarsi e diffondersi, il pericolo minacciante il mondo. Come fin troppi dei nostri contemporanei, essi sembrarono non rendersi conto, che s’iniziava un nuovo capitolo della storia. La guerra per eccellenza del diciannovesimo secolo doveva essere quella degli strati sociali contrapposti: la guerra della democrazia universale contro l’elite universale; la guerra del Basso contro l’Alto; e la guerra del mondo infero contro il mondo divino sara’ in genere la logica conseguenza. Dove la democrazia trionfera’, la’ il Basso diverra’ Alto e dovra’ difenderso contro qualcosa di piu’ basso ancora, che a sua volta si trovera’ nella stessa situazione appena giunto al potere e al vertice. Di massima e’ stata sempre la guerra della democrazia contro un’aristocrazia relativa, e cosi’ dovevano andare le cose, fatalmente, fino al giorno in cui si tocco’ il fondo. A tut’oggi solo la Russia ha raggiunto quello zero assoluto, al disotto del quale non vi e’ piu’ nulla; cosi’ essa e’ il solo paese, nella storia, in cui la rivoluzione sia stazionaria e non progredisca piu’ in profondita’: essa tende solo ad espandersi, ne’ potrebbe essere altrimenti.”.

L’insieme dei movimenti rivoluzionari – da quelli democratici e liberali dell’Ottocento passando per i nazionalismi “risorgenti” ed infine al socialcomunismo – hanno rappresentato nient’altro che tappe di un piano diabolico e sovversivo che e’ servito a distruggere l’Europa tradizionale con la sua civilta’, le sue istituzioni, la sua cultura e storia.

Ogni movimento sovversivo e’ servito ad avanzare in questa direzione discendente: non vi e’ assolutamente niente da salvare nelle esperienze delle rivoluzioni “risorgimentali” dell’Ottocento ne’ nei nazionalismi di stampo liberale che seguirono e che esportarono attraverso l’esperienza coloniale le stesse identiche idee sovversive dall’Asia all’Africa al Sud America. E l’ultimo stadio, lo stadio subumano, rimane quello ‘tentato’ e realizzato in Russia e su piu’ vasta scala dal secondo dopoguerra mondiale nell’Europa Orientale ed in altre nazioni del globo di quella specie di “vivisezione” dei tessuti sociali rappresentata dall’alchimia sociale del Comunismo che, ovunque si sia realizzato, ha provocato nient’altro che morte e dolore, vittime e stragi inaudite come inevitabilmente un’ideologia sediziosa e sovversiva qual’e’ quella marxista puo’ produrre.

Agli intellettuali marxisti che proferivano il verbo della “rivoluzione perenne” verrebbe da chiedere quali realizzazioni siano state conseguite (dall’Unione Sovietica dei gulag stalinisti fino alla Cina di Mao) che non fossero la negazione suprema ed assoluta di ogni idealita’ e spiritualita’ umana: contro Dio, contro l’Uomo, contro ogni idea di Nazione e di Patria il Marxismo si e’ diffuso ovunque come un vero e proprio germe mortale….un virus infettivo da arginare, da comprimere e da abbattere per evitare il contagio.

Un’ideologia malefica che ha istigato fratello contro fratello, figlio contro padre, moglie contro marito….conseguendo il ribaltamento di tutti i valori nelle societa’ occidentali depauperizzate dall’ondata contestataria e pseudo-ribellistica dei borghesi figli di papa’ che giocavano, nelle universita’, alla “rivoluzione” idolatrando i Marx, i Mao, i Che Guevara di turno e senza rendersi conto che le loro istanze libertarie avrebbero nient’altro che provocato l’ennesimo balzo in avanti nella disarticolazione sociale comunitaria e nella disintegrazione ontologica individuale di un’umanita’ stordita e lasciata incosciente davanti alle nuove forme ribellistiche del “tutto e subito” organizzate, preparate e eterodirette da quei crani ebraici provenienti dalla cosiddetta “scuola di Francoforte”….

I risultati di questa deriva dal Sacro e dall’Ordine li avete sotto gli occhi: questa e’ la vostra societa’, questi i risultati conseguiti mediante le battaglie “sessantottine” o post-sessantottine pro-abortiste, pro-divorziste e pro-libertarie….Liberta’ che ovviamente poi si cerca di impedire o viene tolta ai “revisionisti” o negata di fatto alle voci scomode e fuori dal coro belante delle pecore matte della contemporaneita’ contorta e demenzialmente diretta verso il nulla post-nichilista…. Questa, ‘signori e signori’, e’ la democrazia cioe’ quell’artificio organizzato dalla classe borghese quale ordinamento della societa’ moderna: “la verita’ e’, invece, che la rivoluzione e la democrazia – per utilizzare le splendide parole del Malynski – sono solo mezzi impiegati nell’insieme di un piano di cospirazione generale per strappare il potere sul popolo dalle mani di quel gruppo e a quell’idea positivamente aristocratica, che son sempre stati al di sopra e al di la’ della maggioranza del genere umano. Rivoluzione borghese, democrazia, rivoluzione “sociale”, comunismo, non sono che tanti episodi del duello gigantesco fra due grandi principi, personificati l’uno dalla Tradizione, l’altro dall’anti-Tradizione.”.

E se l’individuo e’ sempre stato nient’altro che il soggetto di questa rivoluzione in marcia, che non accetta critiche, che non desidera ostacoli sul suo cammino e tutto divora e ingoia in nome del progresso, della tecnica, della scienza, dell’evoluzionismo e degli Immortali Principii dell’89 e’ altrettanto vero che sono stati i popoli tutti a subire l’onda d’urto tsunamica e le conseguenze nefaste, gli effetti devastanti e i disastri sociali provocati dalle dinamiche sovversive rivoluzionarie.

Derive che furono evidenti a pochi, pochissimi politici, all’epoca in cui il Congresso di Vienna cercava disperatamente di salvare il salvabile di un’Europa squassata dal verbo rivoluzionario e calpestata dalle armate napoleoniche che di quel verbo si fecero interpreti e vettori piu’ o meno coscienti. Il solo Metternich sara’ dunque colui che provera’ a raddrizzare una situazione insostenibile rendendosi conto perfettamente del pericolo corso e di quello che sarebbe potuto ripetersi per tutte le nazioni del Vecchio Continente se non si fosse tagliata la testa dell’idra rivoluzionaria che nuovamente si sarebbe destata, alla prima occasione, per colpire mortalmente l’aristocrazia europea.

“La superiorita’ di Metternich rispetto a tutti gli uomini di Stato del suo secolo – per non parlare di quelli dei tempi successive – consiste precisamente nell’aver visto come unita’, come sintesi, il male futuro. Avendo constatato quel fronte unico dalle denominazioni diverse, egli cerco’ di radunare tutti i suoi, tutti coloro che la Rivoluzione considerava come future ostacoli, in un altro fronte unico, senza distinzioni di nazionalita’, da opporre al primo su tutta l’estensione dell’Europa. Era, questa, una innovazione inedita e creativa nel dominio politico, che si puo’ cosi’ riassumere: “Ormai in Europa nessun nemico piu’ a Destra” – col corollario: “Tutto quel che e’ a Sinistra, o solamente fuori dalla Destra integrale, ci e’ nemico!”. Su tale terreno, Metternich s’incontra con Lenin, ma non s’incontra con nessuno dei conservatori contemporanei….”

E che la cosiddetta “restaurazione” sia stata una “restaurazione a meta’” ossia un semplice tampone momentaneo rispetto alle dinamiche sovversive e rivoluzionarie che sarebbero ricominciate immediatamente in tutta Europa era evidente alla luce di una verita’ fattuale storica: i processi rivoluzionari in tutta la loro estensione non possono essere fermati – al massimo solo bloccati per qualche periodo piu’ o meno breve – senza sradicare l’origine stessa, le cause profonde, che li hanno generati.

Non aver compreso o non aver voluto comprendere questo aspetto del problema, aspetto fondamentale, e’ stato probabilmente l’errore piu’ grave che contraddistinguera’ gli uomini di Stato dell’epoca compresa tra il 1815 ed il 1848 anno in cui una nuova ondata rivoluzionaria portera’ nuovi venti di tempesta su tutto il continente permettendo oltretutto in Italia, Ungheria, Germania la schiusura dei Ghetti (sara’ di quell’anno l’editto emanato da Carlo Alberto di Savoia che concedera’ i pieni diritti civili ai giudei nel Regno di Sardegna dove – da allora – si installeranno ai piani alti dell’Amministrazione e al fianco degli uomini di Stato elementi ebrei che ne dirigeranno l’azione politica fomentando linee liberali che vedranno di li’ a pochi anni il Piemonte diventare il motore centrale del Risorgimento italiano).

Dietro alle “liberta’ democratiche”, ai “diritti civili” e alle “rivendicazioni nazionali” si muoveranno cosi’ in tutta l’Europa elementi di eletta ascendenza, israeliti e massoni, pronti a sommergere il continente di nuove fiammate incendiarie che favoriranno l’anti-clericalismo militante, il laicismo dei nuovi Stati “nazionali” e le istanze piu’ radicali dell’estremismo repubblicano da un lato e quelle altrettanto estremiste dei socialisti….

Repubblicani e socialisti che, naturalmente, andavano – assieme ai liberali, ai democratici ed ai monarchici “illuminati” – a “braccetto” ritrovandosi tutti quanti all’interno delle logge massoniche di cui facevano parte i Garibaldi come i Mazzini cosi’ come i Marx, i Moses Hess (sionista ante-litteram e razzista xenofobo suprematista ebraico autore di un volume “Rom und Jerusalem” nel quale contrappone il primato razziale ebraico a quello non ebraico) e altri elementi noti dell’epoca.

Scrivera’ per i suoi contemporanei il Malynski: “La Restaurazione, propriamente parlando, non e’ stata una controrivoluzione facente tabula rasa di quanto era accaduto: in cio’ sta la sua debolezza. Dimentica dell’avvertimento evangelico, questa realizzazione pallida e prudente invece si ingegno’ di mettere il vecchio vino della regalita’ tradizionale, che aveva dato al regno di Francia la sua forma, negli otri nuovi e sanguinosi lasciati dai regicidi. Il risultato, come sis a, fu quello predetto dall’Evangelo. Ci si limito’ a quell programma meramente difensivo, che non ha raccolto trionfi, ma solo disastri; al programma di quei “moderati” che frenano e reprimono, ma mai fanno decisamente un voltafaccia e una macchina indietro, tanto che coloro che li seguono finiscono sempre col travolgerli e col passare sui loro corpi. Nel 1815 soltanto l’Austria si travava nella verita’ pratica e realistica della storia. Essa sola riconosceva, attraverso lo sguardo del suo Cancelliere, che contro un piano di cospirazione storico risalente ben oltre il 1789, e di cospirazione totale, giacche’ esso era religioso e secolare ad un tempo, occorreva una reazione totale e non parziale, una reazione che mirasse all’essenza e non al solo sintomo immediate: poiche’ non si guarisce di certo un veleno somministrandolo diluito in acqua zuccherata. Le xenofobie acute dei nazionalismi moderni, coi loro miopi egoismi, che van solo a profitto del comune nemico, resero l’Europa inorganizzabile. Essa non puo’ divenire una unita’ nelle diversita’, quale sia la cur ache si prenda per rispettare queste diversita’ in se stesse legittime. Gli imbecilli hanno un bel gridare dai tetti che la religione non e’ piu’ nulla: la religione e’ tutto, e il resto ne procede. Ecco perche’ la Santa Alleanza non ha potuto essere la continuazione del Sacro Impero. La Santa Alleanza sta al Sacro Impero come la Societa’ delle Nazioni sta alla Santa Alleanza. La Societa’ delle Nazioni sara’ una demagogia delle demagogie, e un’incoerenza alla seconda potenza, in altri termini, un parlamento dei parlamenti, una nazione delle nazioni, una folla delle folle. Peraltro, la Santa Alleanza fu gia’ piu’ che a meta’ del cammino separante il Sacro Impero dalla Societa’ delle Nazioni. Essa fu piu’ vicina a quest’ultima, poiche’, non dimentichiamolo, due dei suoi componenti, la Francia e l’Inghilterra, aveva gia’ il regime costituzionale dei parlamenti, coi quali i dirigenti dovevano fare i conti. Riassumento, il male, per il quale la Santa Alleanza doveva perire, era un male originario, inerente ad una data della storia, e contro cui nessuno poteva piu’ nulla nel 1815 giacche’ non si potevano sopprimere retroattivamente un Lutero e un Voltaire, un Calvino e un Rousseau. Sono i mani di questi morti, come quelli di Cromwell e Robespierre, riuniti contro il comune nemico, che dovevano uccidere la Santa Alleanza, poiche’ essa non aveva saputo ucciderli per la seconda volta nelle loro tombe.”

Come sottolineera’ Malynski il Metternich sara’, infine, l’ultimo grande Europeo in quanto “non apparteneva alla razza di quegli insensati che consideravano come colmo della saggezza diplomatic ail contemplar con compiacenza l’incendio divampante nella casa di un vicino incomodo, e che non si rendono conto di vivere in un’epoca in cui tutte le case della citta’ europea nascondono nel loro sottosuolo materie esplosive, senza che la loro stessa casa possa fare eccezione. (…) Metternich non avrebbe incoraggiato un regime repubblicano e democratico in una nazione vicina, per essere, questa, una rivale eventuale da indebolire e da avvilire. E’ cio’ che Bismarck, invece, benche’ monarchico e conservatore, fece con la Francia: poi, strumento inconscio della sovversione, non trovo’ niente di meglio che muover guerra alla Chiesa cattolica e mettersi in rapporto con l’ebreo Lassalle. Il socialismo di Stato di quest’ultimo pretendeva di non esser internazionale e di rafforzare la centralizzazione amministrativa ed economica dell’impero tedesco. Cio’, fino al momento in cui tale centralizzazione sarebbe stata completata. Allora un semplice cambiamento di personale sarebbe bastato per trasformare questo Impero, governato da una oligarchia aristocratica apparentemente piu’ possente che mai, in una repubblica governata, ben piu’ dispoticamente, da un’oligarchia ebraica o ebraicizzata.”.

Cosa che in realta’ poi avvenne alla fine della Grande Guerra dopo che , stremata ma invitta, la Germania si ritrovo’ l’incendio – anzi una serie diversa di incendi – di stampo bolscevico in casa ….ed allora furono costretti a chiamare, i nuovi padroni socialdemocratici e repubblicani tedeschi di Weimar (la Socialdemocrazia tremante alleata con i popolari a formare quella coalizione di “centro” che per un quindicennio avrebbe impedito alle “estreme” di prendere il potere opponendosi alla sovversione marxista ed all’ascesa del Nazionalsocialismo e delle forze della Rivoluzione Conservatrice che sognavano la rinascita del Reich….Hitler avrebbe dato ai “conservatori” ed allo stato maggiore prussiano ‘modo’ e occasione per riconquistare alla Germania la gloria, l’entusiasmo e l’orgoglio nazionalpatriottici perduti dopo la “pugnalata nella schiena” del novembre 1918), a ricorrere al pugno di ferro militare e a quello, altrettanto duro come l’acciaio, dei Frei-Korps (i corpi franchi paramilitari organizzati da elementi dell’esercito e dalle milizie dell’estrema destra) per eliminare il virus bolscevizzante importato da quell’URSS che, solo un anno e mezzo prima, si era aiutata a divenire il centro principale della sovversione ed il fondamentale focolaio di infezioni per il resto del continente.

“Questo processo Lenin ce lo ha descritto nelle sue opera, e lo stesso Lassalle lo lascia intendere fra le righe della sua corrispondenza con un suo correligionario, con l’ebreo Karl Marx. Il nazionalismo si uccide da se’ quando raggiunge un tale grado di violenza e di ottusita’.”….

E, non si puo’ certo dire il contrario, nessuno fu piu’ ottuso dello Stato Maggiore germanico che nella prima guerra mondiale fomento’ e finanzio’ inizialmente il rientro in Russia di Vladimir Ulianov detto Lenin e di tutta la sua cricca ebraica “piombatamente” inviati su strada ferrata per fomentare la rivoluzione bolscevica nella Russia zarista in crisi sia militarmente che economicamente…

Ma quella della rivoluzione giudaico-bolscevica come del resto altre interessanti vicende della contro-storia segreta dell’Europa le andremo a vedere prossimamente…

La ricognizione d’analisi del testo del Malynski merita un altro e piu’ approfondito approccio…

Al momento bastino e avanzino comunque queste note “introduttive” all’argomento sempre essenziale della “Guerra Occulta”….la guerra eterna del Sangue contro l’Oro, dell’Ordine contro il Caos, della Tradizione contro la Sovversione…

“Non c’e’ notte troppo lunga per impedire al sole di risorgere piu’ alto, piu’ splendente, piu’ vivo che mai….”

Au revoir ……….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

14 AGOSTO 2010

Note

(* ) – Appunto dell’editore – p. 12

1 – dalla presentazione a cura del Gruppo di “Ar” all’edizione italiana – Padova 1989;

2 – Julius Evola – “Gli Uomini e le rovine” – Roma 1967, p. 197;

3 – Edoardo Longo – “Appendice – Un libro maledetto” – dall’edizione de “La Guerra Occulta” – Ediz. “Ar” – Padova 1989;

4 – in Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” articolo pubblicato da “Avanguardia” – mensile – Trapani;

5 – Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” – articolo pubblicato da “Avanguardia – mensile – Trapani;

ÆMILIA ….”Lambrusco & PopCorn”

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Tu non ci crederai
ma dove vivo non respiro
il posto è inumano
non stringo mai una mano.Posso vedere quanto è diffidente
ogni giorno il sorriso di questa gente,
posso sentire la violenza di ogni sera
nelle parole di gente che non spera…”

( Nomadi – “Salutami le stelle” )

“Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso, una diga confusa, fanno tabula rasa
di noi che qui sotto, lontano, più in basso, abbiamo la casa;
la casa ed i piedi in questa spianata di sole che strozza la gola alle rane,
di nebbia compatta, scabrosa, stirata che sembra di pane
ed una strada antica come l’ uomo marcata ai bordi dalla fantasie di un
duomo e fiumi, falsi avventurieri che trasformano i padani in marinai non veri… Emilia sdraiata fra i campi e sui prati, lagune e piroghe delle terramare,
guerrieri del Nord dai capelli gessati, ne hai visti passare!
Emilia allungata fra l’ olmo e il vigneto, voltata a cercare quel mare
mancante e il monte Appennino rivela il segreto e diventa un gigante.
Lungo la strada fra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d’uomo: vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano… brutta razza, l’emiliano…”
( Francesco Guccini – “Æmilia” – Album “Quello che non…” – 1990 )

Il presente articolo e’ stato da noi redatto verso la seconda meta’ di maggio quando in modo del tutto occasionale ci siamo trovati a soffermarci per un brevissimo lasso di tempo in terra d’Emilia…. L’ennesimo, inutile, “ritorno”.

Visto che pensiamo valga la pubblicazione eccolo qui….

I ‘ritorni’ – tutti i ‘ritorni’ – normalmente provocano in noi una dose sempre
sufficiente di acida idiosincrasia….Non si ‘ritorna’ mai in realtà….al
massimo si gira intorno..perchè, per quanto uno voglia ‘inventarsi’ una patria
ideale, non esiste “porto d’attracco” naturale in ‘vista’….”Rientrati” dunque
in Emilia, nella distesa, piatta, monotona pianura che si ‘stende’ uniforme dal
Po fino all’Adriatico, sempre uguale e caratterizzata da identiche visioni…
(…il paesaggio monotono dell’anima..), ci continuiamo a considerare stranieri
e lontani…. Mai ‘assorbiti’ nè assimilati alla realtà locale di una terra
che, per quanto potrà mai ‘darci’, non sarà – nè potrà mai essere – la nostra!

Siamo nati su uno scoglio, come tanti ‘altri’….gente buttata lì un pò a
casaccio…ironia amara e scanzonata di una ‘razzaccia’ (…” i maledetti
toscani” del giudeo Curzio Malaparte – alias Kurt Erich Suckert – o, meno
prosaicamente, i livornesacci del Vernacoliere…”il giornale più irriverente
d’Italia”…) che, con gli emiliani – checchè se ne dica e con tutti i
‘nordisti’ più in generale – non c’hanno proprio niente a che spartire….e
che guardano e continueranno a guardare le vicende ‘italiche’ e tutti i vari
altrui localismi (Nord/Sud – Settentrionali/Meridionali – Polentoni/Terroni)
come una ‘vetrina’ di un fallimentare esperimento d’alchimia ontologica che il
Risorgimento, e la storia, hanno creato ….

Sotto molti punti di vista non aveva, a questo proposito, torto il vecchio Amedeo Bordiga…rileggetivi “Il rancido problema del Sud Italia” (ediz. “Graphos” di Genova)…merita!

Sarà siamo quello che siamo e ci piace così com’è….e di esser toscani e
livornesi (..si, proprio livornesi doc…di quelli “cor pedigrii” …di quelli
“di Borgo” per ‘capissi”…) andiamo strafieri! Bandiera amaranto onore e
vanto! Sempre…giocassimo pure in serie ‘Z’ Girone “n” o ce ne capitassero di
tutti i colori… Proprio della Sionne italiota….proprio della città dov’è
nato il Partito Comunista…Insomma proprio di lì in quello che, per noialtri,
è il centro del mondo.

Tornando ad ‘allargar gli orizzonti’ (…Granducato di Toscana e ‘dintorni’
ovviamente…) occorre ricordare, ricordarlo a tutti, che quell’espressione
così stra-abusata del Malaparte-Suckert venne pronunciata all’epoca con spirito
e con rabbia, con affetto e insieme disprezzo, con invidia e malinconia…
Perchè, scriveva l’ebreo di Prato, i toscani credono di poter dare lezioni a
tutti perché “la lingua italiana l’hanno inventata loro”….già…e mica solo
la lingua bellagente!

Se esiste, ed esiste, l’italianità come oggi la si concepisce (alla faccia di tutte le trite e ritrite invenzioni celtico-padan-legaiole) è perchè “gli è esistito” Dante Alighieri e la genia di un Michelangelo ….l’arte, la cultura, la letteratura …tutto – o ‘quasi’ – vien
dai ‘borghi’ nostri …e, come urlerebbero i gruppi ultras allo stadio, “un ce
n’è per nessuno!”.

Maledetti toscani….amati e odiati… Perchè siam fatti così: o ci s’ama o ci
s’odia! E a noi poco ce ne importa ….indifferenti e irriverenti all’altrui
approvazione o disapprovazione si tira dritti e, probabilmente abbiamo
inventato pure quello, fedeli ad una ‘consegna’ di ‘vita’ (Me ne frego!)….

Ce ne freghiamo perchè c’è poco da stare a ‘chiacchierare’ e a discutere…Se la
toscanità è un valore allora, lo si sappia in ‘giro’, gli è un valore supremo!

E la livornesità? Questo poi è addirittura un vanto e orgoglio per chi conosce
i livornesi. Se Roma è “caput mundi” deh… Livorno è centro cosmico! Di che…
di tutto e di niente (…”un ci s’avrà nulla ma ci s’ha tanta ma proprio tanta
ignoranza”…)…piaccia o meno!

Ha scritto, recensendo il volume di Malaparte tal Cristina Giuntini (1) ,
“Maledetti toscani, che si sentono sempre superiori a tutti gli altri italiani.
Maledetti toscani, che riescono ad ironizzare sulla situazione più tragica e a
creare imbarazzo nel momento di maggiore allegria.”….

Sbagliato…non ci sentiamo “sempre superiori”….per il semplice fatto che “siamo sempre
superiori” …in ogni occasione e in tutte le ‘evenienze’.

La storia lo dimostra e in sovrabbondanza! E se siam fatti così un motivo ci dovrà pur
essere: perchè, probabilmente, sappiamo vedere l’aurora e la fiamma della vita
nei momenti in cui tutto sembra dire no, quando tutto sembra li lì sul punto di
finire, nel buio più pesto e – per contro – imbarazziamo con amarezza laddove
il resto ride e gozzoviglia…

Perchè ci s’ha da riflettere e far riflettere einsieme puntualizzare e ridimensionare ogni situazione, disintegrando certezze altrui, ironicamente certo perchè chi non s’ha ironizzare (di sè stesso prima di tutto e della vita e del mondo poi) non saprà mai vivere nè apprezzare in pieno la vita…E a chi si prende troppo sul serio….fischi e pernacchie
quando serve!
Prosegue la Giuntini (…cognome ibò…mica tanto ‘ario’…): ” (Il libro di
Malaparte ndr) non è un romanzo, anzi, per la sua struttura è affine piuttosto
ad un saggio; ma non è neppure un saggio, perché non s’è mai visto un saggio
scritto con un linguaggio tanto vivo e partecipe. Normalmente, un saggio è poco
più di un testo di studio, redatto con tono freddo ed espositivo. Non è questo
il caso di Malaparte, che in questo libro usa parole argute, ironiche,
appassionate e grondanti amore. Di questo si tratta: una lunga e sincera
dichiarazione d’amore per il popolo toscano. Il che non implica certo disprezzo
o snobismo verso gli altri popoli d’Italia: Malaparte tiene a sottolineare che
i toscani non sono ne’ migliori ne’ peggiori degli altri italiani.
Semplicemente diversi, ed è di questa diversità ed unicità che vanno fieri.
Consapevoli, dice Malaparte, di non essere particolarmente amati nelle altre
regioni, essi trovano nei loro “cugini” umbri un’affinità di carattere ed
abitudini che non riscontrano in nessun altro popolo d’Italia. Proprio al
popolo umbro è dedicato l’unico capitolo del libro nel quale non si tratta di
toscani, almeno non direttamente. Malaparte, però, doveva avere una
predilezione per certe province, e di quelle e dei loro abitanti ha parlato più
diffusamente in questo libro. Principalmente di Prato, essendo lo stesso
Malaparte di origini straniere (…straniero si…era ebreo! ndr) ma di
nascita pratese. Affacciato al balcone della “Stella d’Italia” (l’hotel che
oggi non esiste più), Malaparte ci fa respirare l’aria di una sera pratese e ci
stupisce raccontandoci dei cenciaoli e di quello che trovavano al disfare le
balle di stracci arrivate da tutto il mondo, perché tutti gli stracci, dice,
finiscono a Prato (…oggi invece ci finiscono tutti i cinesi…Plato…
chinatown nazionale…ndr). Passando per i senesi, per i fiorentini, per il
campigiani, raccontandone i caratteri così simili eppure così diversi, si
arriva ai livornesi e ad una stupenda descrizione del quartiere della Venezia e
delle semplici abitudini di chi ne abita le suggestive case. Sembra di sentire
lo sciabordio dell’acqua, lo sbattere delle persiane, le risate delle donne, il
chiamare da finestra a finestra. E’ un mondo che sta sparendo, così come si sta
corrompendo anche il carattere dei toscani che Malaparte descrive con tanto
affetto. Oggi siamo appiattiti, risucchiati dalla fretta e dallo stress,
impoveriti dal punto di vista culturale e relazionale: non è un problema solo
dei toscani, ma forse la lettura di un libro come questo potrà farci riflettere
su quello che stiamo perdendo.” .

Concordiamo con la Giuntini soprattutto per ciò che riguarda la chiosa,
amarissima ma reale, finale: questa contemporaneità vuota e insulsa c’ha
cambiato un pò pure noialtri…e ha finito proprio per annacquarci e renderci
un pò troppo uguali agli altri…E se un toscano diventa “uguale” agli “altri”
allora, ci spiace, ma non è più toscano! Figuriamoci poi un “livornese” ….che
sarà pure di ‘foravia’ ma livornese deve restare!

Già perchè la domanda ‘spontanea’ che potrebbe sorgere è…ma cos’è questa
“toscanità”? Vi rimandiamo a questo “blog” di tal Sauro Sandroni (pisano
peraltro) :
http://www.saurosandroni.com/2007/05/29/de-toscanitudine-breve-compendio-di-
toscanita-ad-uso-di-quei-marranni-che-non-hanno-sangue-etrusco/

Non c’avrà preso del tutto ma diciamo che non c’è andato nemmeno troppo
lontano….anche perchè ognuno, tra i toscani, si sente “capitale”: altro che
Firenze ! Ogni città è un’isola a parte e tutti siamo convinti d’esser superiori
a quell’altri …altrimenti un si sarebbe toscani!

E la “livornesità” allora….roba d’elitè s’intende (della serie: “”Non ti mando in culo perché sono un signore”…e questo ‘giusto’ per essere “accurturati”…)…Anche qui, visto
che c’è “internet”, vi rimandiamo – per un’insieme sufficiente illustrativo – a
questo link: http://www.fotolivorno.net/ITALproverbilivornesi.html ….comunque
in ‘rete’ ne potrete trovare a iosa che riguardano detti e proverbi
livornesi.

Qualcuno si potrà chiedere – anche legittimamente visto il ‘titolo’ – : ma non
si doveva parlare d’Emilia ed emiliani?

In effetti si….ma che volete che ci sia da scrivere sull’Emilia? …Giusto
Bologna (…”una vecchia signora dai fianchi un po’ molli (…) / Bologna la
grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…” ci ricorda
Guccini…)…il resto…diciamocelo francamente…non c’è storia!

Possiamo solo sottolineare che si, anche noi, una vita fa ci ricordavamo che
“al primo straccio di sole scivoliamo a Riccione” (Carboni) poi ci siamo
‘stancati’ e quindi quando l’estate ci capita di passarla in I’tal’yà (quasi
mai ma una tantum ‘capita’) niente più ‘lidi’ romagnoli ma canicola emiliana…

Una tavola piatta, ininterrottamente piatta, di una monotonia che spacca il
cuore…Si potrebbe (s)parlare ore e ore dell’Emilia, delle donne emiliane,
delle tradizioni emiliane…è vero…

Poi però il pensiero corre inevitabilmentealla nostra Toscana e…che diamine!….non c’è ‘scozzo’: diciassettemilacinquecentoventiquattro a zero alla fine del primo tempo!

Siamo comunque buoni …in Emilia tutto sommato si mangia ‘benone’ (…
premettendo che non tocchiamo salumi da quasi un ventennio per ovvi motivi
confessionali…) e la musica contemporanea dei cantautori a noi più ‘cari’ (
Carboni certo ma anche Guccini, i Nomadi, Bertoli, Cremonini, e senza
dimenticare Ligabue, Vasco Rossi, la stessa – benchè romagnola – Pausini….
idem dicasi per Bersani ‘trapiantato’ a Bologna dalla vicina Romagna…) è
“made in Emilia”….

Diciamo che con queste si ‘salvano in angolo’ al novantanovesimo ….. Per il resto, tutto il resto, (…donne – soprattutto – comprese…): Toscana Uber Alles!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

12 Agosto 2010

Note –
1 – Cristina Giuntini – Recensione Curzio Malaparte – “Maledetti Toscani”;

Hizb’allah accusa:”Mossad dietro assassinio Hariri”

di Dagoberto Husayn Bellucci

Il Libano rimane il sorvegliato “speciale” della politica mondiale di quest’estate 2010: se guerra dovra’ essere nel Vicino Oriente potrebbe essere proprio dalla frontiera, caldissima nelle ultime settimane, tra il paese dei cedri e la Palestina occupata dall’entita’ criminale sionista che potrebbe incominciare…Ammesso e non concesso che poi la tensione degli ultimi due-tre mesi non vada, improvvisamente, scemando in un nulla di fatto. Davanti ad un mondo arabo-islamico che ha appena cominciato il suo mese santo del Ramadan sono puntati infatti gli occhi della comunita’ internazionale che continua ad interrogarsi su quali siano esattamente le intenzioni dell’accoppiata terroristica Us-raeliana: l’amministrazione Obama e’ realmente vicina a lanciare un’aggressione in grande stile (modello Afghanistan 2001 e Irak 2003) contro la Repubblica Islamica dell’Iran? Oppure gli americani lasceranno che siano i loro compari sionisti a colpire per primi le installazioni nucleari iraniane al centro da anni di un lungo e sostanzialmente inutile ed estenuante braccio di ferro tra Teheran e la comunita’ internazionale (dall’AIEA alle Nazioni Unite passando per Russia, Cina, Unione Europea e paesi arabi limitrofi e senza dimenticare chi – Stati Uniti ed “Israele” – continua a fabbricare accuse su accuse dimenticandosi probabilmente di detenere, ed e’ questo il caso dell’emporio criminale sionista, uno dei piu’ vasti e temibili arsenali dell’intera regione)?A tutt’oggi la situazione appare sostanzialmente fluida e in evoluzione: la politica mondiale cerca di scongiurare un conflitto dai piu’ ritenuto oramai inevitabile; l’Iran intensifica le proprie relazioni verso i partner strategici in zona (Ahmadinejad sara’ alla fine del Ramadan in visita a Beirut come ha annunciato meno di quarant’otto ore fa il ministro degli Esteri iraniano Mottaki) mentre a nuove offerte di collaborazione per cio’ che riguarda la situazione a Kabul e Baghdad – lanciate molti mesi or sono dall’amministrazione statunitense – qualche timida risposta inizia ad arrivare proprio in quest’ultimo periodo…non sarebbe ne’ un reato ne’ probabilmente un tradimento se la Repubblica Islamica dell’Iran intervenisse direttamente (…a dire il vero e’ gia’ – ed abbondantemente pure – intervenuta ma a qualche povero deficiente questo dev’essere sfuggito…) nelle questioni interne afghana ed irachena ma rappresenterebbe la sua logica posizione di media-potenza eurasiatica interessata a pacificare due Stati confinanti verso i quali Teheran ha interessi sia di natura politico-religiosa sia economica e con i quali ha ribadito di voler mantenere salde ed amichevoli relazioni.L’Iran non rappresenta un problema per alcuna nazione del Golfo persico ne’ ha mire di natura imperialistica rispetto agli Stati vicini: e’ questa la pluridecennale posizione geopolitica, strategica e militare sempre assunta dalla Repubblica Islamica iraniana e dai suoi dirigenti: una geopolitica che mira alla convivenza pacifica, alla stabilizzazione della zona (soprattutto adesso, eliminati due evidenti centri di crisi e di tensione regionali quali erano l’Irak saddamista e in particolare l’Afghanistan al qaedista-talebano focolaio terroristico e minaccia per tutte le nazioni vicine) e a mantenere quell ruolo di grande gendarme locale che nel Vicino Oriente Teheran ha sempre svolto ieri su delega statunitense – all’epoca della Persia imperiale dei pahlevi – attualmente in maniera del tutto indipendente dalle maglie della plutocrazia sionista e mondialista e sostanzialmente in piena autonomia rispetto all’Imperialismo yankee.

L’Iran puo’ dunque guardare agli Stati Uniti d’America (al Grande Satana di cui parlava l’Imam Khomeini) come ad un nemico storico con il quale in un modo o nell’altro si dovranno avviare forme nuove o di dialogo o di aperto contrasto bellico… da un lato perche’ e’ la situazione politica internazionale che richiede questa nuova assunzione di responsabilita’ ai dirigenti iraniani; dall’altro lato perche’ se l’amministrazione obamita insistera’ con le sue pressioni e minacce, con i diktat ed i ricatti, con nuove sanzioni economiche il destino di questo antagonismo cosmico sara’ ‘segnato’.

Il problema di fondo rimane la debolezza statunitense e sionista: sono realmente cosi’ folli ai piani alti del Dipartimento di Stato USA e presso i vertici militari israeliani da pensare seriamente di lanciare una nuova aggressione contro la Repubblica Islamica che inevitabilmente metterebbe a rischio anche il delicato assetto delle alleanze faticosamente raggiunto dagli americani rispetto ai loro alleati arabo-moderati e rimescolerebbe i rapporti di forza regionali a tutto svantaggio di queste forze estranee, ostili e bellicose sempre interessate a tenere sotto scacco ed in tensione l’intera zona?

Lanceranno – americani e sionisti – la loro guerra ebraica contro Teheran? Al di la’ di cio’ che gli iraniani potranno ottenere – ed ammesso e non concesso che ne siano realmente interessati (…quello che dovevano e potevano ottenere probabilmente lo hanno gia’ ottenuto da un pezzo …) ad ottenere qualcosa – nei quadranti geostrategici iracheno ed afghano; il vero nodo gordiano da sciogliere e’ quello che fara’ l’accoppiata del terrore us-raeliana nei confronti del problema nucleare (che oltretutto l’Iran potrebbe risolvere con l’aiuto di Venezuela e Turchia e – se solo a Mosca lo volessero realmente – attraverso la mediazione russa…la nuova Russia di Medvedev pare essersi invece completamente allineata ai diktat sionistico-statunitense lasciando un po’ in balia delle “ire” e degli “strali” propagandistici a stelle e strisce quello che un tempo poteva definirsi il suo miglior alleato nella zona….ma la geopolitica russa e’, e non da oggi, sottoposta all’influenza pesantissima ed ai condizionamenti della lobby filo-sionista interna che, al Cremlino come nel resto d’Europa, quando vuole si fa sentire…e in questo caso pare proprio che abbia alzato pesantemente la voce raccogliendo i suoi frutti…) ossia se Washington e/o Tel Aviv intenderanno pigiare sull’accelleratore di una folle e suicida corsa verso una nuova conflagrazione che coinvolgerebbe inevitabilmente tutta la regione…noi non ne saremmo cosi’ certi…anzi…

I rischi anche per i plutocrati mondialisti e per gli esperti del C.F.R. che dettano legge alle diverse amministrazioni USA sono enormi…

Mentre questo e’ il panorama generale in Libano Hizb’Allah passa al contrattacco e lancia accuse contro il Mossad ed il vicino emporio criminale ebraico: dietro all’assassinio dell’ex premier Rafiq Hariri vi sarebbero i servizi israeliani.

Noi questa ipotesi l’andiamo scrivendo oramai da oltre cinque anni: praticamente eravamo nel paese dei cedri all’indomani immediatamente dopo la strage del San Valentino (14 febbraio 2005) che colpi’ mortalmente l’ex premier sunnita e tutti gli uomini della sua scorta aprendo una stagione di destabilizzazione politica, di scontri contrapposti e sedizione sociale e confessionale alimentate ad arte dall’esterno che si concluderanno solo ed esclusivamente con la “marcia sciita” sulla capitale della primavera 2008 e l’imposizione di un nuovo accordo interpartitico tra le diverse fazioni della politica libanese chiamate a Doha in quell’anno a confermare i patti di collaborazione e pacificazione che furono sottoscritti nel 1990 alla fine del conflitto civile.

Per evitare che la spirale dell’odio etnico e confessionale e della relativa violenza potesse degenerare in una nuova guerra civile (che e’ stata davvero ad un passo dallo scatenamento con le note provocazioni, gli agguati mortali, gli attentati e le azioni delle neocostituite milizie haririste-sunnite e quelle delle squadracce d’azione dell’ultra-destra falangista-maronita raccolta attorno al partito estremista di Samir Geagea , le Forze Libanesi, sempre pronte per un triennio a provocare i partiti dell’Opposizione) sono accorsi non piu’ di quindici giorni fa il presidente siriano Bashar el Assad ed il monarca saudita re Abdullah… vedremo nel prossimo futuro se quest’incontro avra’ o meno modificato i destini, altrimenti critici, del paese dei cedri.

Mentre accade tutto cio’ Hizb’Allah ha dichiarato che disporrebbe di prove inconfutabili che collegherebbero “Israele” all’assassinio dell’ex premier libanese Hariri.

A sostenerlo e’ stato Ibrahim Moussawi , uno dei maggiori esperti politici del Partito di Dio sciita libanese e portavoce del movimento di Nasrallah, il quale – parlando all’agenzia di stampa palestinese “Ma’an” – ha dichiarato che presto il leader del movimento islamico filo-iraniano , Sayyed Hassan Nasrallah, presentera’ delle “informazioni globali e determinate” sul coinvolgimento dell’entita’ criminale sionista nella strage del 14 febbraio 2005.

Dopo esser stato chiamato direttamente in causa il Partito di Dio reagisce ed esce da una posizione scomoda di trovarsi, di qui a qualche settimana, invischiato in una delle piu’ brutte e nere pagine della recente storia politica libanese…

Dopo il tentativo di coinvolgimento della Repubblica Araba Siriana, costretta dalla sedicente “opposizione popolare” della cosiddetta “rivoluzione dei cedri” della primavera 2005 (eterodiretta dagli Stati Uniti attraverso la loro ambasciata ad Awqar nella zona settentrionale della capitale libanese) e dalle pressioni internazionali al ritiro del proprio contingente militare (fine aprile 2005); il TSL Tribunale Speciale per i crimini in Libano , creazione internazionale “onuista” destinata soltanto ad interferire pesantemente e faziosamente nella vita politica e giuridica nazionale, avrebbe incolpato alcuni dirigenti della formazione sciita aprendo cosi’ una nuova stagione di veleni e di tentativi di destabilizzazione politica.

Hizb’Allah non e’ rimasto ovviamente alla finestra ed ha reagito: prima attraverso le clamorose dichiarazioni del suo Segretario Generale, Sayyed Hassan Nasrallah, che ha sostanzialmente accusato ONU, Stati Uniti e entita’ sionista di creare e fabbricare prove e falsificare la realta’ degli avvenimenti ed oggi con questo nuovo affondo sul “caso Hariri” che rischia di rimettere in discussione tutta la politica libanese.

Nella sua dichiarazione pubblica, davanti alle telecamere, Nasrallah ha dichiarato che “pur non trattandosi di prove schiaccianti, quelle in nostro possesso possono essere di aiuto a scoprire la verita’ sul crimine Hariri” anche perche’ – dopo cinque anni da quell tragico assassinio e dopo tre da quando venne imposto al Libano il Tribunale Speciale – non sono state prodotte ancora documentazioni tali da far fare alle indagini alcun passo in avanti in alcuna direzione.

E se la “pista siriana” era apparsa fin dall’inizio come un castello costruito in aria creato ad hoc per imporre una sorta di confinamento della Repubblica Araba Siriana dalla scena libanese e regionale (con l’inserimento statunitense di Damasco nella famigerata “black list” delle “nazioni canaglia” “individuate” dal Dipartimento di Stato e la successiva imposizione USA di sanzioni economiche per una serie di personalita’ politiche sia siriane che libanesi alleate di Damasco) – progetto mandato in frantumi dall’inutile, demenziale e sgangherata aggressione israeliana contro il paese dei cedri dell’estate 2006 – quella della eventuale “pista sionista” non sarebbe affatto da scartare…anzi.

Innanzitutto perche’ i sionisti non sono nuovi a ‘calcare’ la scena libanese con attentati e stragi: una delle loro ultime operazioni fu l’assassinio di Elie Hobeika – l’ex leader delle Falangi maronite responsabile della strage al campo profughi palestinese di Sabra e Chatila del settembre 1982 – fatto saltare per aria a Beirut poche ore prima che deponesse davanti al Tribunale Internazione de L’Aia chiamando in causa quasi sicuramente il suo vecchio alleato (ed all’epoca premier israeliano) dei tempi dell’invasione israeliana del Libano l’allora ministro della Difesa di Tel Aviv….tale …Ariel Sharon….il macellaio di Sabra e Chatila appunto!

In secondo luogo perche’ l’ipotesi “israeliana” regge anche alla luce di una storia alquanto “bizzarra” come bizzarre (…usiamo un eufemismo ovviamente…) e strane sono tutte le storie di “intelligence” in questa parte di mondo…in Libano anche i cedri hanno occhi ed orecchie e niente di quello che accade puo’ dirsi “normale”.

Vediamo come Enrico Campofreda ha ricostruito l’intera vicenda: “ La tesi di Nasrallah punta su taluni filmati ricavati dai famosi droni che da anni Israele utilizza nella regione – i Territori Occupati palestinesi ne sono costantemente monitorati – per controllare e colpire nemici veri o presunti. Hezbollah catturandone alcuni ha raccolto il materiale video che veniva filmato, fra cui una ripresa che un aereo di ricognizione MK ha compiuto su alcune zone di Beirut: sia la cintura sud della capitale con la roccaforte sciita di Haret Hreit, quindi il piccolo colle dove ha sede il Parlamento, il centro dell’Hamra dove ci sono alcune ambasciate sino al punto del lungomare teatro dell’esplosione del camion-bomba che nel febbraio 2005 colpì premier e scorta che s’accingevano a transitare. Unico particolare: quel documento non ha data e neppure il marchio dell’Idf. Sicuramente i suoi comandi lo disconosceranno.

Che il Libano, privo di aviazione e difesa aerea, sia comunque un territorio in balìa di controlli esterni, in primis da parte israeliana, non è una novità. Satelliti e apparecchiature elettroniche aeree audio-video rappresentano un’evidente realtà, per quanto l’occhio d’osservazione tecnologico e umano abbia al tempo stesso altre nazionalità. E spie che lavorano per loro. A conferma delle proprie congetture il leader sciita mostra le testimonianze di agenti, catturati fino all’anno scorso, che collaboravano con Tel Aviv. La storia parte da lontano, da quando nel 1996 tal Ahmad Nasrallah (non un parente, solo un omonimo!) che prestava i servigi alle informazioni del Mossad veniva intercettato dalla sicurezza di Hezbollah. L’agente era in contatto coi comandi delle guardie del corpo di Rafiq Hariri e ne influenzava i tragitti, avallando le ipotesi d’un probabile attentato alla sua persona di cui da tempo il premier era al corrente. Fra i possibili attori un militante Hezbollah (un agente o un traditore non si sa) che venne arrestato dai siriani. Attraverso le voci dell’agguato e le infiltrazioni si potevano orientare spostamenti del leader e scegliere quando colpirlo. Per poi poter rivolgere le accuse a senso unico sulla componente siriana, che in effetti dopo la sua morte e le immense manifestazioni della piazza beirutina sgombrò il terreno dall’ultima propria presenza armata (Tsahal s’era ritirato dal sud del Libano nel 2000). Altre testimonianze di quelle che risultano spie al soldo sionista, pur essendo come l’agente Nasser un musulmano sciita, o l’agente Sader rivelano d’aver raccolto informazioni su residenze e tragitti extra beirutini di politici di primo piano quali il presidente Suleiman.” (1)

Ora e’ assolutamente presto per fare qualsiasi ipotesi: noi possiamo soltanto dirvi che questa idea che dietro all’assassinio Hariri vi fosse la solita mano sporca del Mossad circolava tra la comunita’ sciita ed era di pubblico dominio per chiunque praticamente fin dal…15 febbraio 2005…

Il resto ovviamente e’ cronaca di queste ultime ore con nuovi sconfinamenti di aerei spia israeliani nel sud del paese dove resta piuttosto alta l’allerta dell’esercito libanese ancora sotto choc per i fatti che hanno visto meno di una settimana fa una sua pattuglia scambiarsi tiri di armi automatiche e cannonate di tank e d’artiglieria con una confinante (o per essere piu’ esatti meglio scrivere “s-confinante” ) pattuglia israeliana….per un albero infine abbattuto dai dirimpettai dalla stella di Davide…

In Libano di norma in queste circostanze un po’ tutti si chiedono, piuttosto allarmati, “dove va il Libano?”….oramai piu’ nessuno si pone, e da anni, questa inutile domanda…

Sarebbe una domanda che probabilmente produrrebbe una risposta indiscreta perche’ – parafrasando il cult western all’italiana di Sergio Leone , “Per un pugno di dollari” – “non sono le domande ad essere indiscrete, a volte indiscrete possono essere le risposte”

….Quo vadis Libano?

E il silenzio invase la “sala”…………

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

11 AGOSTO 2010

Note –

1 – Enrico Campofreda – “Per l’attentato a Rafiq Hariri Nasrallah accusa il Mossad” – articolo presente in rete al seguente link: http://www.pane-rose.it/files/index.php?c3:o19161:e1 ;

Mestruazioni mentali…

…L’ALTRA FACCIA DEL SISTEMA: LE CAZZATE INFORMATICHE

di Dagoberto Husayn Bellucci


“ Attenzione, concentrazione
Sguardo fisso al televisore
prova di assuefazione
scambio di identità
tutti pronti attenzione,
concentrazione – ah!Ad ognuno la giusta dose
a seconda della sua ingenuità
tutti sospesi al filo
della pubblicità
ce n’è per tutti ma a ognuno,
la giusta dose ah!

Una panoramica sul mondo,
non stancarti usa il telecomando
che vuoi ancora, che vuoi di più?…

Attenzione, concentrazione
allenarsi per ore ed ore
prova di resistenza, e di elasticità
come ballare questo ballo
per ore ed ore

Ispirare profondamente ah!
prava tecnica della mente ah!
codice programmato della felicità
metodo pratico ed immediato
di assuefazione,
assuefazione, assuefazione!…”

( Edoardo Bennato – “Assuefazione” – album “E’ arrivato un bastimento” – 1983 )

Abbiamo sovente soffermato il nostro orizzonte scrittorio con ricognizioni analitiche relative alla funzione, al ruolo ed alle connotazioni che assumono i moderni strumenti di controllo di massa .

Non e’ una novita’ quindi se torniamo, piu’ o meno volentieri, su questo argomento sempre di attualita’ vista anche l’informatizzazione e “robotizzazione” in essere che va assumendo forma nel quotidiano di milioni, miliardi di individui.

A volte sembra davvero inconcepibile, probabilmente e’ una bruttissima sensazione che sara’ capitata decine di volte a tantissime altre persone (…diciamo almeno a quelle vicine alla quarantina…), pensare che fino a non molti anni or sono, all’epoca della nostra adolescenza e gioventu’ ormai ‘ite’, si potesse vivere tranquillamente e senza alcun problema senza i cosiddetti “mezzi informatici”…

Iniziando dai computatori che hanno ridimensionato e modificato la vita degli individui e finendo alle carte telematiche, a quelle magnetico-bancarie o bancomat che dir si voglia e passando per i cellulari oramai siamo proiettati verso un mondo dove tutto diviene numero e micro-chip, tutto e’ virtuale, tutto e’ niente per dirla in parole povere…

Ai poveri subumani deambulanti nella societa’ senza identita’ del Terzo Millennio il Sistema ha concesso il “giochino” computeristico: le frontiere dischiuse del mondo attraverso un semplicissimo “clic” la connessione regolare – e piu’ o meno conforme – con l’intero universo. Questo e nient’altro di diverso e’ rappresentato dal mondo di Internet…un mondo che non ha, finora, regole scritte; un mondo dove tutto diviene lecito e con il quale e’ possibile anche cambiare radicalmente la vita di un individuo.

Gente che trova l’amore in rete, gente che si sposa in rete, gente che cambia la propria inutile e grigia, monotona e apatica esistenza assumendo identita’ fittizie che alla resa dei ‘conti’ – …perche’ prima o poi i conti si pagano…sempre – si rivelano per cio’ che realmente sono…inutilita’ da spazzatura dell’ontologia.

Ecco cos’e’ stata, in sostanza, la cosiddetta “rivoluzione informatica” che ha cambiato, a partire dalla seconda meta’ degli anni Ottanta, il modo di comunicare e di interagire tra “l’umanita’”…

Anche questo strumento non deve considerarsi “relativo” ne’ banalizzato analizzando la prassi di sovversione, dominio e controllo esercitata dai potentati sistemici: e’ attraverso la ‘rete’ che sono veicolate immagini ed idee; e’ attraverso forum e social-netwoork che vengono scambiate identita’ e informazioni; ed e’ soprattutto attraverso la computeristica che il sistema mondiale spia e distribuisce piccole dosi di una liberta’ apparente…tanto piu’ apparente da sembrare reale quanto piu’ e’ possibile operare “mimetizzati” e “occultati” da dietro una scrivania, ticchettando su una semplicissima tastiera, i propri pensieri e le proprie idee….

Attraverso un computatore c’e’ chi pensa di cambiare il mondo…

Illusioni…illusioni nient’altro che illusioni.

Anche noi ovviamente, per ‘lavoro’ o per consuetudine, ne facciamo un “sufficientemente abbondante” uso di questo autentico strumento infernale: ci riuscisse di tornare magicamente indietro di vent’anni vivremmo probabilmente tutti meglio e senza la paranoia o l’assillo della mail (o posta elettronica che dir si voglia nella lingua italiana) da controllare, del documento da ricevere o delle notizie da ricercare “on line”…

Ricordiamo ancora con estremo piacere quando, piu’ o meno giovanissimi, lasciavamo per giorni e notti intere il desco familiare ….e come fosse estremamente comodo utilizzare un semplice gettone telefonico, farsi vivi una tantum (oppure evitare se ‘impegnati’ o,come piu’ spesso accadeva, lasciar perdere le proprie tracce) e risolvere cosi’ il “problema”.

Adesso no. Adesso ci sono questi cazzo di telefonini sempre li’ pronti a suonare e a romperti i coglioni …di mattina, pomeriggio, sera e pure di notte c’e’ sempre qualcuno a cercarti per una qualche cazzata….per dissanguarti e prosciugarti le palle a raccontarti i fattacci suoi o semplicemente perche’ …insonne!

Vero che noi dormiamo praticamente solo il minimo necessario – lo stretto indispensabile per cosi’ dire…stiamo sempre impegnati a tener dietro a qualche moka ‘fumante’ onde evitare ‘sciabordamenti’ caffeistici inutili e sempre dannosi…- ma questo non ci impedisce di evitare i rompipalle di turno che ‘abbondano’ e onestamente non servono a niente…

Tant’e’ dei cellulari ….se ne potrebbe fare veramente proprio a meno (e anche di tante tantissime altre cose).

Come, d’altronde, si poteva fare a meno pure dello “scatolotto magico” – il contenitore demoniaco che via etere inonda di idiozie piu’ o meno idiote i cervelli all’ammasso della “gente” – e di tutto quello che viene propinato attraverso le antenne catodiche satellitari: da un lato perche’ la Tv e’ diventata di una noia mortale; dall’altro lato perche’ anche se qualcosa di ‘decente’ passa (..lo sport, dei vecchi film spaghetti-western sempre in onda in orari improponibili per voi comuni mortali, un qualche dossier qua e la’, pellicole-culto di un Autant Lara, di un Sergio Leone o di un Quentin Tarantino giusto per ‘capirsi’…ma, alla fine, il piu’ e’ immondizia inconcepibile e inguardabile…) a conti fatti la stragrande maggioranza della “programmazione” pubblica o privata delle reti italiote non ha alcun valore…e si confonde affogando inesorabilmente nell’oceano di schifezze e di inguardabili talk-show, reality, fiction e soap-commedy che hanno oramai inondato i teleschermi italioti ….

In Europa ancora da qualche parte c’e’ almeno un po’ piu’ spazio per gli approfondimenti di politica interna ed internazionale mentre da noi abbiamo telegiornali senza senso (…pensate a Rete4 del ‘buon’ vecchio e caro Emilio Fede …un uomo diventato icona del politically-trash-correct…o Italia 1 che ne segue da tempo le indecentissime ‘orme’…) che offrono sette notizie di cronaca, tra la nera e la rosa, dodici di gossip, due di sport e una dedicata piu’ o meno regolarmente all’ultima puttanata del momento….

Tant’e’ questa e’ la societa’ dell’immagine: non conta “essere” conta solo, ed esclusivamente, “apparire”….

E’ per questo che le televisioni, come del resto i giornali e le riviste, “pullulano” delle ultim’ora sui cazzi, lazzi e intrallazzi di quell grande intellettuale che risponde al nome di Fabrizio Corona o delle grazie (…ormai le conosciamo “a memoria”…) di una sciacquetta alla Belen ….Il niente assurto alle stelle….

Questione di assuefazione come, giustappunto, cantava trent’anni fa Edoardo Bennato: e che ci siamo talmente assuefatti all’idea che dinnanzi ci si ritrovi il niente e’ cosa risaputa e anche ‘stancante’…

Ma del resto cosa volete attendervi da un paese che si e’ scelto un Silvio Berluskippa come presidente del consiglio?

Lo stesso paese che oltretutto crede pure che Bersani sia il “capo dell’opposizione”?

O magari che il federalismo fiscale promosso dai legaioli sia l’acquasanta miracolosa capace di risolvere tutti i problemi di un italietta pluridecennalmente a sovranita’ limitata, economicamente sotto controllo mondialista e militarmente ridotta a semplice portaerei per le avventure bellicistiche dei colonizzatori a stelle e strisce occupanti, con 113 basi targate ‘Nato’ spazi e territori nazionali ed oramai nel baratro di una indicibile crisi d’identita’ morale, etica, politica, culturale e perfino storica?

Vabbe’ saranno considerazioni “qualunquistiche” (…”sono qualunquista e pure un po’ fascista…” …) e “approssimative” ma, al di la’ o meno dell’”under control” nel quale ci troviamo tutti quanti a vivere ( …ZOG…Zionist Occupation Government…ovvero…il pianeta delle scimmie…) resta un dato fattuale: questo sistema livellatore e omologatore, che appiattisce le coscienze e censura la liberta’ imponendo leggi liberticide per limitare quei pochi ultimi audaci (…”pazzi, nazisti probabilmente, antisemiti di sicuro”….) che osano ribellarsi al “pensiero conforme” democratico fa, ce lo si lasci dire papale papale, veramente schifo!

Detto cio’ e tralasciando la realta’ fattuale di una kippizzazione onnicomprensiva e onnipervadente del “pensiero politicamente corretto” non si puo’ tralasciare di sottolineare che – dalle televiSIONi alle carte magnetiche, dai bancomat passando per cellulari e quant’altro d’aggeggistica “informatica” sia stato inventato negli ultimi vent’anni – la situazione va decisamente peggiorando di mese in mese…

Adesso poi c’e’ anche chi vorrebbe mettere il bavaglio all’informazione libera che “naviga” sul w.e.b. ….e’ evidente che, dato alle masse instupidite il loro ‘giochino’, qualcuno ai piani “alti” della “Lobby” si sia accorto di aver commesso forse una cazzata di troppo…….

Neanche “loro”, non ne abbiamo mai avuto il minimo dubbio, malgrado tutti i potenti mezzi di cui dispongono sono infallibili come sembrano…

L’apparenza…ricordatevelo…inganna!

E se c’e’ chi ha tempo da perdere per proporre a livello istituzionale di chiudere siti “antisemiti” o “razzisti” e’ evidente che ci troviamo di fronte a vere e proprie “mestruazioni mentali”: aberranti, liberticide, demenziali quanto si voglia ma – alla fine – sempre di mestruazioni mentali altrui stiamo parlando….

Au revoir

Dagoberto Husayn Bellucci

11 AGOSTO 2010

IRIB intervista Bellucci

IRIB, la Redazione web dell’Agenzia di Stampa e Radio iraniana, intervista Dagoberto Husayn Bellucci:

“Israele sta accelerando progressivamente i tempi per una nuova aggressione generalizzata contro l’Iran”


Il leader del Movimento della Resistenza islamico libanese, Seyyed Hassan Nasrallah, in un suo recente discorso ha detto che il Tribunale internazionale che indaga sull’omicidio dell’ex premier libanese Rafiq Hariri avrebbe intenzione di mettere sotto accusa Hezbollah. Qual’è la sua opinione a questo riguardo?


Innanzitutto è molto chiaro il discorso che ha fatto, giovedì 22 luglio, il Segretario generale di Hezbolah; c’è un nuovo tentativo da parte degli Usa tramite il Tribunale speciale internazionale sui crimini del Libano per destabilizzare nuovamente il Paese dei Cedri, cioè un’evidente intromissione straniera nelle questioni interne libanesi che tra l’altro vedano il ‘Partito di Dio’ di Nasrallah al governo. Le dichiarazioni rilasciate nel corso di una conferenza stampa da Nasrallah sono chiare. Nasrallah ha detto tutto questo dopo aver incontrato il premier libanese Saad Hariri, figlio dello scomparsor Rafiq Hariri – ex premie che fu eliminato nella famosa strage del 14 febbraio 2005 -, una strage che aprì le porte per la destabilizzazione del Libano e lo precipitò per 3 anni in una conflittualità tra maggioranza filo occidentale e opposizione filo siriana e filo iraniana guidata appunto da Hezbollah. Le dichiarazioni di Nasrallah vanno in questa direzione ovvero lanciano un monito, un’allarme, a tutto il paese in quanto sembra che il Tribunale speciale internazionale dell’Onu abbia in programma di accusare alcuni membri di Hezbollah, proprio per l’assassinio di Rafiq Hariri. Nell’incontro avuto con il figlio del premier assassinato, sembra che Nasrallah abbia avuto le garanzie da parte del Saad Hariri nel senso che non ci saranno le ripercussioni e che comunque il governo e tutte le istituzioni nazionali saranno alleati con il Movimento della Resistenza. È chiaro però – come ha detto Nasrallah – che la dichiarazione del Tribunale speciale è già pronta e sarà solo -come ha dichiarato- questione di tempo. Ed è un progetto pericoloso che ha come obiettivo, come sempre, colpire la Resistenza e mettere le bastoni tra le ruote all’attività politica del partito di Nasrallah che fa parte dell’esecutivo libanese. Dall’altro lato – se permettete – bisogna ricordare che la situazione libanese in questi ultimi due mesi è sostanzialmente fluide in una fase dinamica e va progressivamente sviluppandosi in una direzione polemica. Le ultime dichiarazioni di Nasrallah indicano appunto un’aumento generale della tensione, non solo nel Paese dei Cedri ma più o meno in tutto il Medio Oriente. È la tensione che è stata provocata e diretta dall’estero e sappiamo perfettamente da quali centri di destabilizzazione ovvero gli Stati Uniti e il loro alleato sionista. E questa tensione è derivata principalmente da ormai stenuante braccio di ferro sul nucleare iraniano che vede opposti appunto Washington e Tel Aviv da una parte e la Repubblica islamica dall’altra. Detto questo vorrei ricordare altri due passaggi fondamentali che riguardano il Libano, ovvero il nuovo arresto di un’altra cellula di spionaggio pro-sionista e la condanna emanata martedì 13 luglio da parte del tribunale di Beirut nei confronti di una spia libanese, Alì Hassan Mentesh, accusato di spionaggio a favore dello stato ebraico in occasione dell’aggressione israeliana contro il Libano nel 2006. L’altro episodio riguarda il monito lanciato dal leader di Hezbollah, secondo cui Israele sarebbe in grado di controllare di fatto tutta la rete di telecomunicazioni libanesi. Un fatto questo che metterebbe in serio pericolo la sicurezza nazionale provocando anche danni insostenibili alle stesse forze armate libanesi oltre che alla Resistenza. Secondo quanto riportato dall’agenzia Asociated Press citando Nasrallah, Israele avrebbe il controllo ormai totale su tutte le comunicazioni nazionali attraverso le sue spie infiltrate negli organi generali persino nel Ministero delle comunicazioni.

Dopo l’invio della lettera da parte dell’ambasciatore israeliano all’Onu nella quale Tel Aviv chiedeva a Ban Ki Moon di intervenire per fermare le due navi libanesi verso Gaza, Ehud Barak ha minacciato che userà tutti i mezzi affinché queste spedizioni non riescano a forzare il blocco della Striscia. Israele cercherà un’altro scontro che gli potrebbe anche essere fatale?

Abbiamo già visto di cosa sono capaci, di cosa potrebbero essere ancor più capaci, i criminali sionisti, i quali meno di due mesi fa hanno aggredito le navi della Freedom flottiglia nelle acque internazionali. Un raid piratesco e banditesco che ha provocato la morte di 19 pacifisti, che volevano semplicemente portare gli aiuti umanitari alla popolazione assediata di Gaza. Non escluderei un nuovo gesto criminale da parte d’Israele anche se questo regime si sta scavando sempre più la tomba. In realtà tutto il mondo e in particolare la diplomazia internazionale continua a domandare se l’amministrazione Obama, sulle orme del suo predecessore, quel neocon nonché fondamentalista Bush, deciderà di lanciare contro l’Iran quella che sarebbe la terza aggressione dopo quella del 2001 contro l’Afghanistan e del 2003 contro l’Iraq? Saranno così pazzi gli americani da seguire o avvallare un’eventuale aggressione sionista contro Teheran per il suo programma nucleare, coinvolgendo inevitabilmente Hezbollah nel Libano -come Hamas nella Striscia di Gaza. L”attacco all’Iran probabilmente metterebbe anche in discussione la presenza militare americana in Iraq dove la comunità maggioritaria sciita -non credo che- starà a guardare inerme di fronte ad un’aggressione contro i fratelli iraniani così come la stessa Siria di Assad. Io credo che le parole più esatte e lucide come sempre sull’analisi della situazione attuale siano state pronunciate proprio dal presidente siriano Bashar al-Assad quando ha dichiarato che ci troviamo di fronte ad un governo estremista (israeliano) con il quale è impossibile qualsiasi forma di dialogo, con il quale non è possibile avviare nessun negoziato di pace perché tutto l’enturage della destra radicale sionista non ha nessuna intenzione di raggiungere alcuna forma di pacificazione nella regione ma sta accelerando progressivamente e in maniera sempre più visibile, sempre più palese i tempi per una nuova aggressione generalizzata -ripeto- non solo limitata contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

A cura di Amani

Intervista a Dagoberto Husayn Bellucci pubblicata su IRIB il 5 agosto 2010

AUDIO IN MP3 AL LINK SOTTOSTANTE

http://italian.irib.ir/analisi/interviste/item/84054-dagoberto-bellucci-israele-sta-accelerando-progressivamente-i-tempi-per-una-nuova-aggressione-generalizzata-contro-l%3Firan