EBRAISMO E RESISTENZA ANTIFASCISTA

di Dagoberto Husayn Bellucci


“Il nostro atteggiamento di fronte alla Internazionale Ebraica è determinato
non solo da cause lontane, storiche e psicologiche, ma da cause recenti che ci
hanno additato il pericolo ebraico.”

( Giovanni Preziosi  – “I Principali strumenti dell’Internazionale Ebraica: la
Massoneria e la Demagogia” – da “La Vita Italiana” del 15 Maggio 1921 )


Una ricognizione analitica relativa al massiccio apporto ebraico ai partiti
cosiddetti antifascisti e alla altrettanto cosiddetta “resistenza antifascista”
risulta funzionale per estendere il raggio d’azione all’attività ebraica lungo
tutto l’arco di tempo della vita sociale e politica italiana dal Risorgimento
ai giorni nostri. Non è un mero esercizio statistico nè storico in quanto da un
rilievo di quella che sarà l’organica presenza di elementi ebrei nelle file
dell’antifascismo militante sarà possibile evidenziare sia la preponderante
caratterizzazione in senso offensivo, quindi nemico, dell’ebraismo nei
confronti del fascismo (e per estensione degli interessi nazionali che questo
rappresenterà per oltre un ventennio) sia l’indagine a più vasto raggio della
presenza fattuale giudaica in seno alla politica.

Presenza che non solo è aumentata ma che, pur nelle dovute condizioni di
tempo, ha assunto forme di vera occupazione campale laddove si voglia
seriamente ravvisare il pericolo di un’infiltrazione siffatta in seno ai
principali organi dirigenti del paese: ebrei ed ebraicizzanti sono, con
l’avvento della Repubblica antifascista nata dalla resistenza, assurti alle
principali cariche dei partiti e dei sindacati, delle organizzazioni
dell’amministrazione pubblica, della Corte dei Conti e della Magistratura.
Quanti sono, oggidì’, gli ebrei avvocati, i giudici e quelli presenti tra le
alte cariche degli organi esecutivi? A nostro avviso una ricerca, in questa
come in altre direzioni, si impone con una certa urgenza.

In merito all’antifascismo ebraico occorrerà partire dalle considerazioni,
peraltro notevoli, poste dal De Felice: “Prima dei provvedimenti antisemiti del
1938 è infatti – scriveva lo storico del fascismo (1) – a nostro avviso
impossibile parlare di un “antifascismo ebraico” e anche per gli anni
successivi al 1938 ci pare si debba andare molto cauti nell’usare una simile
espressione e un simile metro di giudizio della posizione politica di tanti
ebrei italiani. Non vi è dubbio che molti furono sin dall’inizio gli ebrei
antifascisti . Ne troviamo attivi in tutti i partiti e in tutte le maggiori
organizzazioni che contro il fascismo lottarono sin dal suo primo apparire
sulla scena politica italiana: nel partito socialista (Treves, Modigliani,
ecc.), in quello comunista (Terracini, Sereni, ecc.), in quello repubblicano
(Levi, Donati, ecc.), nell’Unione Democratica (Momigliano, ecc.) , nella
massoneria, nelle organizzazioni sindacali e in quelle di categoria. E, ancora,
dopo che il fascismo era giunto al potere , tra coloro che presero
pubblicamente posizione contro di esso (basti pensare al “manifesto Croce” in
cui ne figurano oltre una trentina), tra coloro che collaborarono agli ultimi
giornali liberi (“La Rivoluzione Liberale”, “Il Mondo”, “Rinascita Liberale”,
“Quarto Stato”, “Il Caffè”) e ai primi clandestini (“Non mollare”) che si
pubblicarono in Italia, tra coloro che rifiutarono il giuramento loro richiesto
dal fascismo. Uno dei primi e più caustici pamphlets contro il fascismo, “La
ficozza filosofica del fascismo e la marcia di Leonardo” (Roma, 1923), fu di un
ebreo, del Formiggini.”

Occorre premettere che, indipendentemente da quanto affermato da De Felice, è
realtà parlare di un vero e proprio “antifascismo ebraico” proprio nella misura
in cui gli ebrei furono attivissimi, e fin dalle origini del fascismo,
essenzialmente sul fronte dei partiti antifascisti. E’ da ricordare oltretutto
che l’opera di revisione storica sul movimento fascista condotta fin dagli anni
sessanta da Renzo De Felice andava ad inserirsi in un programma che, se da un
lato intendeva rivalutare e scoprire le opere del Regime e la figura del suo
fondatore in modo meno partigiano e fazioso di quanto fino a quel momento
proposto dalla cultura dominante, mirava essenzialmente alla disattivazione di
quei postulati rivoluzionari, sociali e popolari, propri del Fascismo
attraverso la sua de-ideologizzazione e storicizzazione. Obiettivo peraltro
raggiunto più che ottimamente con la co-partecipazione anche di diversi autori,
se non proprio di tutti, della cosiddetta “area” neo-fascista o missina fra i
quali, in questa sede, occorre ricordare il ruolo svolto fin dalla metà anni
Ottanta da elementi ebraicizzanti fra i quali impossibile non ricordare
Marcello Veneziani tutto teso a dimostrare l'”italianità” del fascismo
(…’buono’, riformatore, ordinatore delle italiche genti…) in
contrapposizione al nazionalsocialismo tedesco (…’brutto, sporco e cattivo’
“ovviamente”…): anche questi aspetti “destri” della politica di de-
ideologizzazione sarebbero ulteriormente da analizzare in maniera compiuta.

Al di là delle considerazioni storiche occorre ricordare i motivi per i quali
moltissimi ebrei andranno ad ingrossare le fila dell’antifascismo – prima,
durante e dopo l’avvento di Mussolini al potere – e fra queste ve ne sono
alcune che già Preziosi all’epoca ebbe modo di sottolineare con estrema
lucidità, rigore analitico e dati incontrovertibili: “Allorchè fu dalla stampa
anglo-ebraica scatenata contro il Duce – scriveva Preziosi (2) –
l’indimenticabile oscena campagna di volgarità e di ingiurie in nome della
“morale”, in “La Vita Italiana” (febbraio 1925, pag. 160), io riportai per la
storia un articolo apparso nel giornale inglese “British Guardian” del 23
gennaio 1925 nel quale veniva da fonte inglese, con impressionante chiarezza,
precisata la posizione assunta dalla stampa ebraica contro Mussolini nell’atto
stesso chen veniva delineata la posizione di Mussolini nei confronti
dell’Internazionale ebraica. Voglio ripubblicare ora, a distanza di quindici
anni, il giudizio del “British Guardian, non per dimostrare l’antifascismo
costante dell’ebraismo internazionale, ma per offrire un nuovo documento a
quanti han parlato di “imitazioni”.”

Quell’articolo, che riproponiamo integralmente, sottolineava le radici
autentiche ed il vero volto dell’antifascismo ebraico d’oltremanica. Può
tranquillamente essere utilizzato quale metro di misura per comprendere meglio
l’antifascismo ebraico interno che trae origine proprio da identiche
considerazioni e da convergenti vedute:
” Gli urli e le imprecazioni della stampa contro il governo di Mussolini –
scriveva il “British Guardian” – sono addirittura nauseabondi, e avranno
attirato su di noi inglesi le derisioni dell’Italia, dove s’ignora che la
stampa britannica è nelle mani del giudaismo (…’bontà’ “loro”..qualcuno se
ne accorgeva anche all’epoca…del ‘resto’ avran buon gioco le vignette dello
“Sturmer” o degli altri periodici nazionalsocialisti a rilevare, con un facile
gioco di parole, il ‘punto’ della questione rovesciando semplicemente ad uno
specchio la testata più influente tra quelle pubblicate oltremanica…”
Times”…. ndr). Dal giorno in cui Mussolini prese le redini del potere e salvò
la sua patria dal caos in cui l’avevano immersa i politicanti ebraici che
governavano il paese, la stampa colse tutte le opportunità per diffamare la sua
personalità e la sua opera. Periodicamente si è alzato il grido che i giorni di
Mussolini erano contati e che di ora in ora bisognava aspettarsi il ritorno
alle condizioni normali in Italia. E’ inutile spiegare che quest’ora non è
giunta, ed è irritante spiegare per le lunghe perchè queste normali condizioni
non sono state prese. Non sappiamo che cosa significhi condizioni normali a
meno che non s’intenda il governo dei politicanti dell’ebraismo contro il quale
Mussolini ha le sue obbiezioni da far valere. Anche il Punch è stato invitato a
prestare aiuto della sua satira ignominiosa. Che cosa ha fatto Mussolini per
seminare tanti torbidi nel mondo giornalistico?….EGLI PREPARA DELLE LEGGI PER
SOPPRIMERE LA POTENZA DEL GIUDAISMO E DELLA MASSONERIA GIUDAICA IN ITALIA , UNA
POTENZA CHE E’ UN GRAVISSIMO PERICOLO PER GLI ITALIANI. Nella sua azione egli
ha dovuto sopprimere certi giornali ebraici o ispirati dal giudaismo. Ecco
l’abominevole oltraggio perpetrato da Mussolini contro il costituzionalismo E’
un disastro che noi non abbiamo avuto in Inghilterra un Mussolini capace di
schiacciare la potenza dell’ebraismo e di sopprimere quella propaganda giudaica
di cui sono piene tutte le colonne dei nostri giornali quotidiani.” (3)

Alla faccia di un De Felice che scriveva di “andarci cauti” a parlar di
“antifascismo ebraico”. E Preziosi di antifascismo e, ancor più, di ebraismo se
ne intendeva a sufficienza per ricordare quanto già aveva rilevato Adolf Hitler
nel suo “Mein Kampf” fin dal 1925 ovvero che “la lotta che l’Italia fascista
svolge contro le tre maggiori armi del giudaismo, forse inconsciamente (io però
credo che la svolga consapevolmente), è ottimo indizio del fatto che – sia pure
per vie indirette – a questa velenosa potenza superstatale si possono spezzare
i denti. Il divieto della massoneria e delle società segrete, la soppressione
della stampa supernazionale e la demolizione del marxismo internazionale – e
viceversa, il costante consolidamento della concezione statale fascista –
permetteranno col tempo, al Governo fascista, di servire più gli interessi del
popolo italiano senza curarsi delle strida dell’idra mondiale ebraica.” (4)

Dunque non “imitazione” nè fotocopia d’importazione fu la battaglia del
fascismo contro l’antifascismo e il giudaismo internazionale ma una lucida,
chiara e tenace lotta tra due concezioni del mondo che, del resto, lo stesso
Duce aveva nitidamente compreso in tutta la sua ampiezza e portata (almeno
teoricamente) allorquando parlando al direttorio (leggasi Gran Consiglio del
Fascismo) del PNF in data 7 aprile 1926 aveva sentenziato: “Noi rappresentiamo
un principio nuovo nel mondo, noi rappresentiamo l’antitesi netta, categorica,
denitiva di tutto il mondo della democrazia, della massoneria: di tutto il
mondo, per dirla in una parola, degli immortali principi dell’89. Sismondi il
grande storico, diceva che i popoli che, in un certo momento della loro storia
prendono l’iniziativa politica, la conservano per due secoli. E, difatti, il
popolo francese, che nel 1789 prendeva la iniziativa politica, l’ha conservata
per 150 anni. Quello che nel 1789 ha fatto il popolo francese, ha fatto oggi
l’Italia fascista, che prende l’iniziativa nel mondo, che dice una parola nuova
al mondo e che conserverà questa iniziativa” (5)

Varrà la pena qui sottolineare che tra le cause prime del fallimento fascista
in questa sua missione storica non saranno – come hanno strombazzato per
decenni e scribacchiato più o meno l’uno sodale con l’altro i principali
storici del fascismo sia “anti” sia “filo” o dichiaratamente autoproclamatisi
“eredi” di quell’esperienza storico-politica – certamente la politica di
avvicinamento e di alleanza con la Germania hitleriana (logica e assolutamente
conforme ad una prassi di riconquista dei nostri diritti storici e di sovranità
limitata dalle iniquità di Versailles oltre a indiscutibili motivi di
revisionismo geopolitico che avrebbe visto l’Italia tentare una nuova
proiezione, dinamica e rivoluzionaria, nel Mediterraneo, in Africa e nei vicini
Balcani) nè l’attuazione delle cosiddette “leggi razziali” del ’38 bensì
proprio quella costante, intensa e palese opera di erosione della coesione
interna, del consenso popolare e dell’unità nazionale che i centri del potere
occulto (Massoneria e Ebraismo in primiis) opereranno anche attraverso l’opera
di camuffamento-mimetizzazione dall’interno delle stesse istituzioni fasciste
dentro le quali finiranno fratelli frammassoni e ‘cugini’ ebrei per meglio
condurre la loro attività sediziosa e calunniatrice, disgregatrice e
disintegratrice dell’ordinamento fascista.

Ebrei e frammassoni saranno in prima fila contro il fascismo fin dalle origini
di questo e, attivamente, durante il periodo bellico che vedrà interi nuclei
dirigenti dello Stato Maggiore dell’Esercito, della Marina e dell’Aviazione
operare un vile tradimento a favore del nemico (6). Una delle più ignobili
menzogne partorite nell’immediato secondo dopoguerra mondiale, e fino ai giorni
nostri sempre “rivendicate” dalla storiografia sistemico-antifascista, è quella
relativa all’irresponsabile condotta bellica del Fascismo e all’incapacità
delle nostre forze armate di contrastare il nemico britannico…Si dica una
buona volta che se ciò fu possibile, se fu cioè bloccata sostanzialmente
l’azione offensiva della nostra marina e delle forze armate per vincere la
perfida Albione nel “mare nostrum”, una fetta consistente di questa
responsabilità è da ascrivere assolutamente all’opera di sabotaggio e
all’abnegazione con cui un numero non irrilevante di ammiragli e generali
italiani tradirono la Patria in armi ponendosi alacremente al lavoro al fianco
dei futuri “alleati” (…’loro’ ovviamente…). Una pagina infame di storia
nazionale sulla quale torneremo compiutamente tra qualche giorno.

Ma torniamo al ruolo svolto dagli ebrei all’interno dell’antifascismo.
Escludendo al momento, per ovvie ragioni, la parte che avrà nella tragedia
italiana una figura tanto meschina e vile quale quella del maresciallo Pietro
Badoglio (per il quale, unico caso crediamo di ‘trasmissione’ grammatical-
verbale oltreoceano, gli yankee’s coniarono il verbo “to badogliate” = tradire
stupidamente) che, non va dimenticato, era riconosciuto come noto frammassone
fin dall’epoca del primo conflitto mondiale (7); occorre ricordare come fin
dall’inizio della cosiddetta “Concentrazione antifascista” in esilio a Parigi
(1927) emersero numerosi ebrei ai vertici delle organizzazioni politiche che
avevano quale unico scopo l’abbattimento del regime fascista. Tra questi
ricordiamo il ruolo svolto nella più importante ed attiva di tutte, “Giustizia
e Libertà”, dai fratelli Rosselli e la parte avuta da altri ebrei sparpagliati
per tutti i principali partiti antifascisti che conteranno fra i loro dirigenti
gli ebrei Sion e Marco Segre, Carlo e Leo Levi, Nello Rosselli, Raffaele
Cantoni, Vittorio Foa, Emilio Sereni, Leone Ginzburg e Umberto Terracini

“Come si vede – scrive il De Felice (8) – il contributo degli ebrei
all’antifascismo fu numericamente e qualitativamente veramente imponente.(..)
L’ebraismo (…) ha indubbiamente un certo sostrato democratico e liberale che,
in alcuni casi, può aver facilitato una certa maturazione politica, non
crediamo però che l’abbia potuta determinare. Se l’ha determinata, l’ha
determinata in senso non immediatamente antifascista, ma sionistico.”

Ora occorrerebbe anche ricordare come i sionisti italiani, per quanto
Mussolini cercasse di ingraziarsene i capi e intavolasse con i dirigenti delle
loro organizzazioni numerosi incontri e iniziative per disturbare la politica
britannica nel Mediterraneo, furono tendenzialmente – com’era naturale che
fosse – antifascisti perchè nazionalisti ebraici.

Il movimento che maggiormente si distinse tra il fuoriuscitismo antifascista
fu quello, come detto, di “Giustizia e Libertà”: all’interno di questa
formazione operavano numerosi intellettuali ebrei che ben presto ne divennero
la spina dorsale (e qui può bastare il nome di Bruno Zevi che nel periodo
bellico diede alle stampe negli Stati Uniti i suoi “Quaderni Italiani”). Negli
Stati Uniti gli emigrati ebrei italiani si trovarono dal ’38 in poi a militare
in gruppuscoli della sinistra radicale ed anarchicheggiante gravitanti intorno
alla figura di Gaetano Salvemini (è il caso di E. Tagliacozzo,M. Carrara, L.
Borghi e altri) mentre va ricordato il documento, redatto da Andrea Mortara,
pubblicato alla fine del ’38 a Tunisi col titolo “Ebrei italiani di fronte al
“Razzismo”” con cui sono attaccate le nuove disposizioni in materia di razza
del Governo Mussolini.

“Confusi nel movimento antifascista, gli ebrei parteciparono attivamente alla
sua lotta, in Europa, nelle Americhe, in Australia e in Africa settentrionale.
Alcuni ebbero parte notevole nella stampa: in “La controcorrente”, nelle varie
edizioni de “L’Italia libera”, in “Nazioni Unite”, ne “L’Unità del popolo”, nel
“Corriere d’Italia”. Negli Usa parecchi fecero parte della Mazzini Society,
che, fondata nel 1941 da Max Ascoli, fu la maggiore e più attiva organizzazione
antifascista italiana in terra americana. Un certo numero prestò la sua opera
nei servizi di propaganda e nelle forze armate anglo-americane, assolvendo
delicati incarichi politico-militari.” (9)

I nomi , a ‘frotte’, degli ebrei militanti nelle formazioni della cosiddetta
resistenza non si contano (rimandiamo al nostro “I’tal’yà – Ebrei e Lobbie’s
ebraiche in Italia” – Ediz. “Effepi” – Genova 2003) ma scriverà in proposito
del loro contributo “armato” Carlo Alberto Roncioni: “La resistenza come
guerriglia cominciò, da parte del Potere Occulto, subito dopo la costituzione
della RSI, il cui governo aveva imparato la lezione del 25 luglio e aveva
cominciato ad agire seriamente in senso antiebraico e antimassonico. Restava
però Farinacci che, pur essendo filo-tedesco e antisemita, aveva appartenuto a
“Piazza del Gesù”. Lo stesso dicasi per Buffarini-Guidi ed Ezio Maria Gray. Per
dere un esempio della purezza d’animo degli agenti del potere occulto, citiamo
un fatto. E’ noto, e questo fatto ce lo dimostra che per gli Ebrei c’è prima il
denaro e poi c’è Dio. Infatti essi sono pronti a far uccidere dei conrazziali
(purchè onesti ed innocui ai Gentili) per intascar denaro. Al comando tedesco
della Roma occupata nel ’43, c’era un viavai ininterrotto di delatori, un tanto
a ebreo e un tanto a …”peso”. Dalle cinque alle cinquantamila lire a seconda
del valore. Le spie più temibili, perchè non sbagliavano le delazioni, erano
ovviamente le spie ebree, i cosiddetti kapò. Una volta fatto ammazzare il
correligionario, altro premio gli toccava dalle centrali del Potere Occulto,
per aver contribuito a rendere odiosi i Tedeschi e a favorire l’insurrezione
popolare. In Via Catalana, fino a qualche anno fa, si cantava una canzone
popolare che incitava a vendetta. Denunciava ai posteri, ai soprvvissuti, la
cosiddetta Pantera Nera, che non era una nazifascista, ma un’israelita di nome
Stella Di Porto, una ragazza bella e perfida. Aveva vent’anni quando di sera
giungeva al ghetto seguita dalle SS pronte ad acciuffare ogni persona che la
giovane salutava per strada. Era il suo modo di denunciare, come il suo
conrazziale Giuda Iscariota. Consegnò ai Tedeschi anche un cugino e un cognato.
A guerra finita mentre le CAS mandavano a morte decine di fascisti innocenti,
Stella non veniva toccata. Dopo un processo si eclissò, protetta da grossi,
misteriosi, pesci. E’ ancora viva? Dov’è?” (10)

Sulla figura di Celeste (Stella) Di Porto scrive en passant anche il De Felice
parlando della “famosa Pantera Nera che tanto male fece ai suoi correligionari
romani” (una riga e mezzo e non di più su un personaggio che evidentemente era
bene lasciar stare…anche questa vicenda dovrebbe far riflettere le anime
belle che vorrebbero tutta lineare la storia degli avvenimenti italiani
dell’ultimo secolo).

Occorre aggiungere altro per dimostrare l’indiscutibile connubio ebraico-
antifascista sempre attivo prima e durante la seconda guerra mondiale?
Occorrono forse altre prove oltre a quelle di testimonianza che annualmente,
ogni 25 aprile, offrono i reduci ‘partizan’ della Brigata Ebraica regolarmente
presenti a tutte le celebrazioni resistenziali?

Noi diciamo che ‘basta’ e ‘avanza’ quanto tracciato….ce n’è in abbondanza
per continuare eventualmente nel dettaglio in altro spazio nuove ricognizioni
analitiche. Al momento questo è il dato saliente: che ebrei e frammassoni
furono, sempre, fin dal principio i nemici più ostinati e irriducibili del
Fascismo italiano.

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

20 MAGGIO 2010

Note –

1 – Renzo De Felice – “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” – Ediz.
“Einaudi” – Torino 1961;

2 – Giovanni Preziosi – “L’Ebraismo e Mussolini” – (crf G. Preziosi – “Come il
giudaismo ha preparato la guerra” – Ediz. “Tumminelli” – Roma 1939);

3 – dal “British Guardian” riprodotto da G. Preziosi – ibidem;

4 – Adolf Hitler – “Mein Kampf” (citaz. in G. Preziosi – “Il Genio”  –
ibidem);

5 – Benito Mussolini – (citaz. in G. Preziosi – “Il Genio” – ibidem);

6 – fondamentali in proposito i volumi di Antoni Trizzino – “Navi e poltrone”
– Ediz. “Longanesi” Milano; di Teucle Meneghini – “Cento sommergibili non sono
tornati” – Ediz. “Centro Editoriale Nazionale” Roma, di Gianni Rocca –
“Fucilate gli ammiragli” – Ediz. “Mondadori” Milano (quest’ultimo di taglio
nettamente antifascista);

7 – Carlo Alberto Roncioni nel suo “Il Potere Occulto” dedica un intero
capitolo alla figura del ‘maresciallo’ scrivendo: “Il Maresciallo d’Italia
Enrico Caviglia, scrivendo il suo famoso libro dedicato alla Dodicesima
Battaglia, cioè alla storia vera di Caporetto, non solo ha documentato che la
responsabilità di quel disastro ricade tutta su Badoglio (e ciò nonostante egli
fu premiato, diventanto Sottocapo di Stato Maggiore con Diaz), ma , in un
allegato, dimostrò che tutte le promozioni di Badoglio furono scroccate; e
furono potute scroccare perchè, essendo egli in Massoneria di grado superiore
ai suoi superiori militari, potè sostituirsi nelle promozioni a quei comandanti
che avevano preparato le operazioni del Sabotino, poi del Vodice, poi della
Bainsizza. L’allegato n. 7 , dedicato alla carriera massonica di Badoglio, fu
dal Maresciallo Caviglia affidato all’ufficio storico del Ministero della
Guerra ed a qualche scrittore militare. Dopo la guerra italo-austriaca,
Badoglio ebbe un solo scopo: scavalcare il suo capo, il Maresciallo Diaz, e
divenire così Capo di Stato Maggiore. E ci riuscì durante il ministero
massonico ebraico di Francesco Saverio Nitti (il ministero cioè che ebbe tre
ebrei in una sola volta: Mortara alla Giustizia, Schanzer agli Esteri, Alessio
all’Agricoltura), passando poi innanzi ai generali vittoriosi della guerra.”.

8 – Renzo De Felice – op. cit.;

9 – Renzo De Felice – op. cit. che ricorda tra le altre pubblicazioni quelle a
firma dell’ebreo Limentani “Radio Londra durante la guerra” in “Inghilterra e
Italia nel 900” – Firenze 1973; G. Padovano – “Appunti sulle origini e gli
sviluppi dell’O.W.I. e della “Voce dell’America” in “L’antifascismo italiano
negli Stati Uniti durante la seconda guerra mondiale” Roma 1984 e di M.
Montagnana – “I rifugiati ebrei in Australia e il movimento antifascista
“Italia libera” (1942-1946)” in Notiziario dell’Istituto Storico della
Resistenza in Cuneo e provincia, Gennaio-Giugno 1987;

10 – Carlo Alberto Roncioni – op. cit. ;

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