EBREI E FASCISMO

di Dagoberto Husayn Bellucci


“Se una sola ragione il Fascismo ed il Nazismo avessero di combattere così
energicamente l’infuenza ebraica e di volerla annichilire, tale ragione va
desunta dalla formidabile frode degli “immortali principi” altrimenti detti i
diritti dell’uomo così fragorosamente affermati dalla Rivoluzione Francese.”

( Paolo Orano – “Inchiesta sulla razza” – 1939 )

“Le leggi del codice mosaico che si riferiscono ai rapporti interpersonali
costituiscono la prima dichiarazione dei diritti dell’uomo”

( Pol Castel – “De Moìsè à la Declaration des Droits” – in “Le Monde” – 4
Luglio 1979 citato da Guillaume Faye , articolo “Genesi di un’ideologia” in
“Diorama Letterario” nr. 127 – Giugno-Luglio 1989 )


Una ricognizione d’analisi relativa ai rapporti esistenti, da un lato, tra il
movimento fascista prima – ed il Regime fascista dopo – e l’elemento ebraico
era stata già abbozzata in uno dei capitoli del nostro “I’tal’yà – Ebrei e
lobbie’s ebraiche in Italia” (ediz. “Effepi” di Genova, 2003). Occorre
sottolineare prima di qualsiasi altra considerazione almeno due fattori che
portarono migliaia di ebrei a identificarsi con il Fascismo:
a) da un lato il carattere speficamente “double-face” della ‘morale’ ebraica
(si dovrebbe qui parlare più che morale di ‘atteggiamento’ psico-attitudinale
in quanto gli ebrei e qualsivoglia ordine a carattere morale fanno già a
cazzotti) ovvero quello spirito particolaristico proprio di un substrato
razziale risultato nel corso dei secoli il principale vettore di tutte le
tendenze disgreganti e sovversive di cui l'”ebraicità” è prodotto e non
conseguenza.
b) la peculiarità antinazionale, quindi internazionalista e cosmopolita,
dell’ebraismo e del suo humus “culturale”, un retroterra di un ambiente che è –
per sua stessa ammissione – diversità e particolarità antitetica a quella delle
altre comunità nazionali, razziali o etniche e che favorisce inevitabilmente
posizioni disfattiste e sovversive contro qualunque ordinamento non ebraico.
Quando si parla di “ebraicità” crediamo sia necessaria una puntualizzazione:
questa caratteristica dello spirito viene a maturare in una visione anti-
tradizionale che esercita la sua azione nel dominio della visione del mondo,
della mentalità, dell’etica ovvero laddove si manifestano più nitidamente i
caratteri psichici e le manifestazioni che, nel caso dell’ebraicità, non sono
altro che l’insieme di atteggiamenti contrari e invertiti tipici dell’ebraismo
sedimentato, sul piano legislativo, attraverso la fedeltà al Talmud e alla
solidarietà di razza.
Nel caso dell’ebraicità , per dirla con un autore di origine ebraica, non si
tratta “nè di una nazione, nè di una razza, nè di una confessione religiosa, nè
di una data letteratura” (1) bensì di una “tendenza dello spirito, una
costituzione psichica la quale rappresenta per ogni uomo una possibilità e che
nell’ebraismo storico ha avuto solamente la sua realizzazione più grandiosa”
(2)

Questa realizzazione di una razza-virus è proceduta ininterrottamente e
progressivamente si è andata delineando nel corso dei secoli attraverso il
rigorismo legislativo del Talmud che divenne insieme lo strumento di dominio
della casta sacerdotale e il simbolo più rappresentativo della solidarietà tra
gli ebrei dispersi della cosiddetta “diaspora”. Occorre ora sottolineare che
anche quando parliamo di “diaspora” ebraica serve far chiarezza: neanche
durante “l’apogeo” israelita, all’epoca del secondo Tempio, tutti gli ebrei
vivevano sotto il Regno d’Israele; ne esistevano già a migliaia a Roma e in
altre zone dell’Impero così come nella Media e nella Persia. Parlare quindi di
“diaspora” appare oltremodo deformante la realtà storica che, con riferimento
alla Palestina, indicherebbe chiaramente l’assoluta falsità di qualsivoglia
rivendicazione più o meno “legittimistica” su territori che se furono ebrei lo
furono per un periodo storico estremamente circoscritto e non videro mai
l’edificazione di un’entità statale puramente ebraica nè razzialmente nè
religiosamente in quanto anche all’epoca di Salomone vivevano, gli ebrei,
circondati da popolazioni semitiche praticanti altri culti rispetto al
monoteismo mosaico.

Il Talmud comunque fu quello strumento che mantenne unita la marmaglia ebraica
accampata nei quattro angoli del pianeta in distinte comunità. “Il Talmud è la
raccolta giurisprudenziale costituita dall’esegesi e dal commento rabbinico del
Vecchio Testamento: la codificazione dei rabbini diventerà quindi la
depositaria dell’identità cultural-razziale dell’ebraismo.” scrive Maurizio
Lattanzio (3) e, citando fonti ebraiche, sottolinea come “Secondo l’ebreo
Graetz, storico del giudaismo, “il Talmud è stato il simbolo che ha tenuto
assieme i Giudei dispersi nei vari paesi, custodendone l’unità del Giudaismo”.
Un altro ebreo, I. Epstein, scrive: “…ed è il Talmud che ha formato le
dottrine religiose e morali del giudaismo odierno.” (4).

Si può qui affermare quindi che i vincoli unitari che per secoli mantennero
solidali gli uni agli altri gli ebrei sparpagliati tra gli altri popoli furono
quelli di natura legislativo-confessionale o, per dirla con un altro ebreo –
James Damesteter -: “L’ebreo è stato formato, per non dire fabbricato, dai suoi
libri e dai suoi riti. Come Adamo è uscito dalle mani di Jehovah, così egli è
uscito dalle mani dei suoi rabbini” (5) il che ci riporta al problema
fondamentale per cui il “tipo ebraico”, inteso come razza più dell’anima che
del corpo, è stato plasmato e modellato da quell’azione formatrice e
ordinatrice della sua èlite sacerdotale: “una ‘legge’ quasi in forma di una
violenza, ha cercato di tenere uniti degli elementi assai eterogenei e di dar a
essi una certa forma, cosa che, fin quando Israele si mantenne sul piano de una
civiltà di tipo sacerdotale, sembrò perfino riuscire.” (6)

Con tali premesse è inevitabile che l’elemento ebraico sarà percepito – oltre
a percepire sè stesso – nel corso dei secoli e presso tutti i popoli con i
quali sarà a contatto come un elemento alieno ed estraneo, per confessione
religiosa, per usi e costumi, ma – in special modo – per l’attitudine e la
mentalità che imporranno all’ebreo di mantenersi rigidamente distaccato quale
corpo separato dalle altre nazioni.

Il giudeo,massone e comunista, Moses Hess, precursore con i suoi scritti del
moderno sionismo e intimo di Karl Marx, scriverà in proposito che “Ogni ebreo
appartiene alla propria razza e non ha importanza alcuna che egli stesso o i
suoi antenati abbiano rinnegato la propria fede religiosa” (7): sempre ebreo
rimarrà indipendentemente da quale siano le sue idee esteriori in politica o in
economia.

La doppia fedeltà ebraica è tema sul quale siamo tornati sovente; ora occorre
sottolineare che quest’atteggiamento mentale ha prodotto da un lato la doppia
verità di una razza che non perde occasione per fabbricare e creare ad arte una
propria realtà a suo uso e consumo; dall’altro lato la doppia morale –
rigidamente conservatrice ad uso interno che diviene progressistico-libertaria
nei confronti dei Goyim = non ebrei – che favorirà l’infiltrazione e
l’assimilazione ebraica che avverrà come il prodotto di una serie di dinamiche
e di fattori storici fra i quali l’estensione dei cosiddetti “diritti civili” e
di cittadinanza alle comunità ebraiche (con l’affermazione della rivoluzione
massonico-illuminista di Francia nel 1789) e l’avvento della “casta
commerciale” della borghesia alla guida delle società europee. Questi eventi
produrranno un processo storico dinamico, la rivoluzione sociale, che il giudeo
Karl (Mordechai) Marx analizzerà sottolineando che “i cristiani si erano fatti
ebrei” imbevendosi di principii materialisti e modificando sostanzialmente la
funzione di classe che era fino a quel momento destinata agli ebrei.

Ci sembra evidente che fosse necessario partire da queste premesse prima
dell’affrontamento diretto dei rapporti che si sarebbero venuti instaurando tra
gli ebrei e il Fascismo italiano. Come logica vuole anche nei confronti del
nuovo movimento rivoluzionario creato dalla sintesi mussoliniana di un
socialismo nazionale e della trincerocrazia fuoriuscita dall’esperienza bellica
del 15-18; gli Ebrei assunsero un’atteggiamento di apertura e parteciparono in
massa fin dalle origini alal costruzione dello Stato fascista assurgendo a
ruoli di primissimo piano che – unitamente ai massoni infiltratisi all’interno
delle strutture di potere del Regime – ne faranno delle quinte colonne in seno
al Fascismo.

Lo storico Renzo De Felice nei suoi studi ha aperto un interessantissimo
fronte di indagine in merito alle relazioni ebraico-fasciste mettendo in luce
gli aspetti più caratteristici di questa simbiosi che vedrà frotte di ebrei
accorrere sotto le bandiere del fascismo trionfante: “Abbiamo già visto come
Mussolini – scriverà (8) – avesse sin dal 1919 vari ebrei nel suo entourage
immediato: l’adesione e l’appoggio degli ebrei al fascismo andò però ben oltre
questi casi. Alcuni ebrei ebbero, a quanto è dato sapere in una materia così
delicata, parte notevole nel finanziamento dei primi gruppi fascisti. Nelle
prime – tutt’ora ben poco chiare – vicende economiche de “Il Popolo d’Italia”
parte notevole ebbe il commendator Elio Jona e , stando a molte voci e, come
avremo occasione di vedere a suo luogo, alle esplicite accuse formulate dagli
ebrei antifascisti di Tunisi in occasione dei provvedimenti razziali, tra i
maggiori finanziatori del fascismo sarebbe stato addirittura il tanto
bistrattato Giuseppe Toeplitz. E così come al centro anche in periferia, in
particolare nelle zone dove più massiccia era la presenza dei ‘rossi’ , a
Livorno, ad Ancona, in Romagna. Nel ferrarese non vi è dubbio che molti ebrei
sostennero attivamente il fascismo e le squadre di Italo Balbo; alcuni
latifondisti ebrei ebbero in questo senso un ruolo tutt’altro che trascurabile.
Del resto alcune cifre sono nella loro aridità già di per se stesse
significative; tra i partecipanti alla fondazione dei fasci di combattimento a
Milano, il 23 marzo 1919, i famosi sansepolcristi, furono certamente almeno
cinque ebrei (uno dei quali, anzi, Cesare Goldmann, fu quello che procurò la
sala); così pure tre ebrei (Duilio Sinigaglia, Gino Bolaffi, Bruno Mondolfo)
figurano nel martirologio ufficiale della ‘rivoluzione fascista’ (…) alla
marcia su Roma parteciparono (o almeno ricevettero il brevette che ne attestava
la loro partecipazione) duecentotrenta ebrei (…) a questa stessa data ne
erano iscritti al PNF o al partito nazionalista (e confluiti con questo in
quello fascista nel marzo 1923) circa settecentocinquanta.”.

E se è vero che ebrei militavano attivamente nelle file dell’antifascismo e,
dopo il 1924-25, a frotte in quelle del fuoriuscitismo antifascista in Europa e
che un notevole contributo daranno alla resistenza contro il governo di
Mussolini fino ai giorni della “liberazione” è altrettanto vero che saranno in
massa pronti ad iscriversi o sostenere il Fascismo nella sua scalata al potere.
Negli anni Venti il nascente movimento nazionalsocialista tedesco dubitava
fortemente delle intenzioni e della reale natura del fascismo tanto che non
furono pochi gli attacchi, all’epoca, sulla stampa di partito contro quello che
veniva definito, tout court, “il fascismo ebraico”. In realtà più che di vero e
proprio “fascismo ebraico” si dovrebbe parlare di opportunismo ebraico che
favorirà una sapiente operazione di infiltrazione nei gangli vitali del Partito
e del Regime fascisti (nell’amministrazione dello Stato gli ebrei già
pullulavano da decenni, praticamente indisturbati, fin dall’epoca
dell’unificazione nazionale). Furbi come volpi e opportunisti come pochi gli
ebrei mantennero fede alla loro ‘pratica’ doppiogiochista tenendo saldamente i
piedi in due staffe e, come si vedrà, non certo per “amor di patria” o
convincimento ideologico.

“Il giornalista comunista Davide Lajolo, ha recentemente sentenziato in un suo
retorico articolo che la resistenza, in Italia, c’è sempre stata durante tutto
il Fascismo. Ciò è vero, ma non fu organizzata dai comunisti che, come Lajolo
stesso, sfoggiavano la camicia nera e facevano legnare i “sovversivi”. Furono
ebrei e massoni, che infiltratisi coll’ingenuo beneplacito di Mussolini nelle
più alte sfere del Partito, ne tramavano la rovina o peggio l’utilizzazione a
propri fini. Parodiando il valore di Mussolini e l’imbecillità apparente dei
suoi gerarchi, qualcuno in quel tempo definì il Fascismo come fegato e cervello
con contorno di rape. Oggi diremmo fegato e cervello con contorno di compasso e
squadra (simbolo massonico)” (9)

Massoneria e Ebraismo saranno due nemici inconciliabili per il Fascismo ma,
mentre contro il primo furono presi provvedimenti quasi immediatamente dopo la
presa totalitaria del Fascismo nel 1926 – con la chiusura delle logge
massoniche -; nei confronti dell’altro polo di destabilizzazione e sovversione,
l’ebraismo, non venne condotta alcuna azione di rilievo fino al 1938 e – quando
ciò avvenne con il varo della cosiddetta legislazione razziale – con risultati
assolutamente inefficaci frutto di miopia politica, opportunismo e conformismo
tipicamente nazionali. Avremo senz’altro modo di ritornare adeguatamente sulla
scelleratezza di quei provvedimenti (scellerati per i modi e i mezzi usati per
il loro varo e per i risultati, catastrofici, che queste misure frenanti
l’invadenza ebraica, ottennero…gli ebrei mantennero saldamente le loro
posizioni, almeno quelli che ovviamente contavano qualcosa) al momento crediamo
più che sufficiente e rilevante quanto ebbe già occasione di scrivere,
all’epoca, Giovanni Preziosi (“forse l’unico vero e coerente antisemita
italiano del XX secolo e certo uno dei pochissimi antisemiti italiani che non
ripeteva pappagallescamente le parole e gli slogan altrui, ma che
indubbiamente, per oltre trent’anni “studiò” l’ebraismo italiano…” come
giustamente scriverà (10) lo stesso Renzo De Felice) il quale, in occasione dei
“provvedimenti razziali” invierà una nota polemica – dalle colonne de “La Vita
Italiana” – a Telesio Interlandi per porre la non certo relativa questione
‘numerica’ dell’influenza ebraica in Italia:
“La tua nota sul “Censimento degli ebrei” mi induce a fare alcune osservazioni
che io credo fondamentali per il censimento di tutti gli ebrei in Italia. –
scriverà (11) – Perchè quello del 22 agosto non può essere considerato il
censimento ma una prima tappa del vero censimento, che deve essere preceduto
dalla ricerca di tutti i cognomi usati da ebrei in Italia, al presente e in
passato. Per questa ricerca non sono sufficienti nè gli elenchi delle Comunità
Israelitiche, nè l’elenco dei cognomi degli ebrei in Italia di Schaerf. Non i
primi perchè contengono solamente i cognomi degli ebrei partecipanti alle
Comunità, e perciò degli ebrei che “vogliono” essere considerati tali; non il
secondo perchè contiene solamente 1650 cognomi rispondenti a 9800 famiglie;
quelli cioè registrati presso l’Ufficio Statistico del Keren Hajeshod d’Italia
(fondo di ricostruzione palestinese). Anche qui siamo di fronte a cognomi di
coloro che “vogliono” essere considerati ebrei. Il numero maggiore dei cognomi
non è perciò in questi elenchi. Devo a questo proposito fare una dichiarazione
che è anche un avvertimento. Nell’elenco di Schaerf vi sono moltissimi cognomi
che sono comuni ad ebrei ed a non ebrei, perchè, come avverte Schaerf stesso,
sono stati elencati anche cognomi cattolici, dovuti a matrimonio misto con una
ragazza ebrea. Quando, nell’aprile del 1930, scovai questo elenco e lo
pubblicai ne “La Vita Italiana”, tenni a fare osservare ciò, appunto per
evitare facili confusioni. Questa dichiarazione era necessaria. Dunque le due
maggiori fonti del censimento, del 22 agosto – che poi si riducono ad una sola,
perchè sono le stesse comunità che danno i numeri all’Ufficio statistico del
Keren Hajeshod – sono insufficienti per la ricerca di tutti i cognomi usati
dagli ebrei in Italia. Come completarla? Posso subito dire che il maggiore
lavoro è già fatto, in quanto v’è chi al problema si è dedicato non da oggi ed
ha raccolto poco meno che 12mila cognomi, e cioè sette volte quelli contenuti
nell’elenco di Schaerf. Le fonti dalle quali sono stati tratti questi cognomi
sono delle più sicure. Su 71 ne cito alcune:
“Educatore Israelita; poi: “Vessillo Israelitico”, 1853 e segg – “Corriere
Israelitico”, 1862 e segg – “Mosè: Antologia Israelitica” , 1879 e segg –
“Rassegna mensile Israel” , Livorno 1925 e segg – “La settimana Israelitica”,
Firenze 1910-15 – Balletti: “Gli Ebrei e gli Estensi” – Reggio Emilia 1930 –
Pesaro: “Memorie comunità israelitiche” 1878 – “Rivista Israelitica”, Parma
1845-47 – Blustein: “Storia degli ebrei in Roma” – Cammeo – “Comunitone
israelitica di Napoli”, 1890 – Castiglioni: “Istituto scol. comunità israel.”,
Trieste 1886 – Ciscato: “Gli Ebrei in Padova”, 1901 – Colleggio Rabbinico
Italiano: “Relazione 1899-1900”, Firenze – “Censimento Comunità israelitiche –
Privilegi degli ebrei di Livorno”, (Manoscr. circa 1750) – Vivoli: “Annali di
Livorno” 1842-46 – “Lunario Israelitico” – ecc ecc.
Ma vi sono anche altre fonti ancora da consultare per completare il lavoro e
che porteranno alla conoscenza di altri cognomi. Le ricerche dovrebbero
esterndersi:
a) alle Amministrazioni delle città che hanno cimiteri israelitici, per avere
i cognomi degli ebrei defunti negli ultimi 50 anni;
b) agli archivi delle principali regioni abitate da ebrei, per cercare i nomi
degli ebrei sottoposti a vincoli (dal 1700 al 1850);
c) ai bollettini delle Prefetture per quanto riguarda i cambiamenti
autorizzati dei cognomi;
d) non è da dimenticare lo spoglio degli annunzi mortuari, specialmente nel
“Corriere della Sera” degli ultimi 50 anni. Da questi annunci verranno fuori le
parentele;
e) soprattutto è necessario scovare gli ebrei di razza, fattisi cattolici di
religione (i Marrani), i quali si sono sempre sposati tra loro. Perciò
cattolici di religione, ma di razza pura ebraica.”

Domanda: chi ha mai pensato, dopo Preziosi, a riprendere le ricerche con
questi criteri statistici di selezione? Nessuno ovviamente! E …nessuno ci
‘pensa’…anche perchè, sia detto en passant, ebrei, cripto-ebrei,
ebraicizzanti, marraneggianti di ogni ‘risma’ e colore, falsi conversi di tutte
le latitudini abbondano e prosperano bellamente in quest’Italia post-bellica
democratica e antifascista (quanti sono gli ebrei al di là della favoletta
raccontata dall’UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche in Italia – sui 35mila
‘osservanti’? …e i non osservanti? e tutti quelli ebrei, e sono un mucchio,
non praticanti e non appartenenti all’UCEI dove li mettiamo? ….secondo
calcoli più o meno approssimativi gli ebrei oggi in Italia non dovrebbero esser
meno di centomila *…senza ovviamente contare tutti i ‘cripto’ e chi  –
“arianizzato”, all’epoca delle leggi “razziali” del Fascismo, o ‘asceso’
all’aspersorio cristiano sempre nello stesso periodo – ha continuato
occultamente a spargere sangue e seme ‘kosher’ quà e là….).

L’ibrido connubio ebraico-fascista sarebbe comunque andato avanti
tranquillamente per oltre tre lustri indisturbato prima che si pensasse ad
allineare l’Italia alle politiche della razza che maturavano in Germania ed
altri paesi dell’Europa centrale: responsabilità fasciste e tattiche ebraiche
come evidenziò all’epoca e, nella pressochè totale solitudine, denunciava
Giovanni Preziosi mettendo, dalle colonne della sua rivista “La Vita Italiana”,
in guardia il Fascismo e Mussolini stesso dal liberarsi da quello che,
giustamente, riteneva un “abbraccio mortale” con il suo peggior nemico.

“L’attività giudeo-massonica cominciò fin dalla Marcia su Roma. E’ noto
infatti che Mussolini la sera del 25 ottobre 1922 si incontrò a Roma col capo
della Massoneria di Piazza del Gesù, Raul Palermi, che gli promise l’appoggio
dei Massoni da lui dipendenti fra i quali i già infiltrati Grandi, Balbo,
Bottai, Acerbo, Farinacci (che poi lasciò la setta e fu vicino a Evola), Finzi,
Costanzo Ciano, De Bono, Rossoni, il Generale Cittadini, aiutante di campo del
Re, il Generale Fara, il Grande Ammiraglio Paolo Thaon De Revel.  (…) Quando
poi Mussolini si rese conto dei veri fini della setta la fece mettere al bando
con una legge che entrò in vigore parecchio tempo dopo essere stata annunciata,
permettendo ai massoni di chiudere in pace le logge e di “ritirarsi” nel
Partito, nei Ministeri e negli Enti locali. Per gli ebrei la sorte fu ancora
più rosea. Ci furono ebrei anche alla Marcia su Roma e alla Campagna d’Etiopia.
Andarono a Fiume con D’Annunzio come il futuro membro del Gran Consiglio Aldo
Finzi che abbiamo visto tra i “fratelli tre puntini” o seguirono Mussolini
nell’alcova come la scrittrice Margherita Sarfatti (peraltro prima biografa
ufficiale del Duce ndr); o fino alla avventura dell’ultima guerra come lo
squadrista Ettore Ovazza; saranno Ministri come Guido Jung (“un Ebreo è quello
che ci vuole alle Finanze” disse Mussolini nel 1922)  e come Carlo Schanzer;
oppure portavoci all’Estero al tempo delle sanzioni come il poeta Angiolo
Orvieto e il sionista Dante Lattes. Porteranno in cinquemila su quarantamila la
‘cimice’ del PNF all’occhiello e contribuiranno alla raccolta dell’oro alla
Patria; si pavoneggeranno come “sansepolcristi” come Eucardio Momigliano.
Saranno infine esportatori di lavoro italiano come Almagià, finanziatori come
l’industriale Federico Jarach e Oscar Senigallia e rettori d’Università come
Giorgio Del Vecchio; generali ed ammiragli come Ettore e Aldo Ascoli, Angelo
Modena, Guido Liuzzi, Paolo Moroni, Renato Senigallia, Walter Hirsch, Guido
Segre (cognome risorgimentale) e Umberto Pugliese.” (12)

Mussolini inoltre favorirà – almeno fino al 1936 – contatti con gli ambienti
sionistici internazionali, incontrerà Chaim Weizzmann ed avrà ampi scambi
cordialissimi con i suoi emissari italiani che agiva in nome e per conto del
Sionismo come movimento che l’Italia fascista favorirà più per motivi di ordine
geopolitico e strategico in funzione anti-britannica nel Mediterraneo che per
reale convincimento: venne anche creata la sezione di cadetti sionisti presso
la Scuola Marittima di Civitavecchia intorno ai primi anni Trenta. E’ dalla
nostra università del mare che sarebbero stati formati i futuri quadri
dirigenti della marina israeliana in vista dell’occupazione territoriale della
Palestina: la nave-scuola sionista “Sara” solcherà per qualche tempo i mari
d’Italia ed il Mediterraneo….

“Alla conquista del potere da parte del fascismo seguì la nomina di Aldo Finzi
a sottosegretario agli Interni e di Dante Almansi a vicecapo della polizia;
seguì il sostegno dell’Italia fascista al sionismo con vari incontri fra
Mussolini, “astro del sionismo” (13), e i maggiori esponenti sionisti… (…)
Vi fu poi la nuova legge sull’ordinamento delle Comunità ebraiche, a proposito
della quale il governo fascista “accettò pressochè in toto il punto di vista
ebraico” (14); vi fu la nomina di Guido Jung a ministro delle Finanze; vi fu
l’asilo offerto agli ebrei provenienti dalla Germania e dall’Est europeo; vi
furono le campagne di stampa contro le misure profilattiche adottate dal regime
nazionalsocialista e l’azione del Duce in favore dell’esodo degli ebrei della
Sarre “con tutti i loro beni”; vi fu, infine, la creazione di una scuola
marittima a Civitavecchia, destinata ad addestrare militarmente i sionisti di
Jabotinsky nel quadro dell’appoggio dato all’invasione ebraica della
Palestina.” (15)

E infine arriveranno le “leggi razziali” dell’autunno 1938….quelle che –
secondo una storiografia deficiente e asservita a tutte le menzogne partorite
dalla feconda propaganda sionista – avrebbero provocato così tanti “lutti e
rovine” all’ebraismo italiano e sancito l’abbraccio “mortale”, così come
‘racconta’ la vulgata popolar-resistenzial-antifascista post-bellica, con
Hitler e la Germania nazionalsocialista.

Ancora oggi sono in ‘tanti’ (…diremmo i più…), soprattutto tra i
“fascisti”, che ritengono che il fascismo sarebbe sopravvissuto alla 2.a Guerra
Mondiale e magari avrebbe potuto mantenersi saldamente in sella e al potere se
non avesse ‘optato’ per l’alleanza con la Germania hitleriana sottoscrivendo
l’Asse Roma-Berlino e avallando l’ordine nuovo europeo che andava realizzandosi
in tutto il continente sotto le insegne nazionalsocialiste…. ‘Favoletta’
sionista che ha imbevuto per sessant’anni i libri e la cultura cosiddetta
‘anticonformista’ incapace di scorgere nell’azione erosiva della Massoneria e
dell’Ebraismo due dei principali gangli di tendenze anti-tradizionali e i due
fondamentali centri di irradiazione di anti-fascismo militante….

No…il fascismo non sarebbe sopravvissuto alla Guerra …non almeno nella
forma e nella sostanza di un Regime autenticamente fascista ovvero
rivoluzionario, socialista e nazionale…Non con le sue caratteristiche di
sintesi e superamento del materialismo marxista da un lato e di quello
liberalcapitalista dall’altro lato… Non glielo avrebbe permesso la
Frammassoneria. Non glielo avrebbero mai permesso gli ebrei e l’ebraismo
internazionale…

Il destino del Duce era già ‘segnato’ fin dall’espulsione dei massoni dalla
vita politica nazionale: con il tentativo di eliminazione dell’elemento
ebraico, tentativo fallito per l’incapacità di guardare avanti con lungimiranza
e andare a fondo con determinazione – come sottolineò (16) sovente Giovanni
Preziosi fin dal ’38 – nell’affrontamento radicale del problema plurisecolare
rappresentato dalle quinte colonne ebraiche e da quelle della Frammassoneria
che sediziosamente opererà indisturbata per tutto il Ventennio fascista.

E ebrei e massoni, di lì a poco, avrebbero scagliato le loro ultime ‘frecce’
contro il fascismo e il suo Duce della cui esecuzione si incaricheranno
emissari del “potere segreto”. Scrisse Paolo Sella di Monteluce: “Chi fu il
vero giustiziere del Duce? In quei giorni lontani, Italo Pietra che era stato
allievo di mio padre a Genova, mi presentò un misterioso personaggio: “Guardalo
bene” mi disse il giorno prima di farmelo conoscere, “poi ti diro chi è”.
L’uomo, un essere piccolo, bruno e silenzioso, ripiegato su di sè come su un
segreto terrore, non parlava. Quel “Comandante Guido” restò impresso nella mia
memoria per la curiosità che me lo fece guardare bene lungo tutta un’ora. Il
giorno dopo Pietra mi disse: “Era l’uomo che ha giustiziato Mussolini”. Non lo
rividi più e non ne ho più sentito parlare. E non ci pensai finchè non venne il
lancio giornalistico del Colonnello Valerio. Non era il comandante Guido! Cosa
celava questa colossale manovra di mascheramento? E se il giustiziere era stato
ignorato fino a quel momento, perchè ora lo si personificava in un altro? E
vorrei fare la stessa domanda a Eddie Consolo (ebreo) che durante la guerra ha
introdotto in Italia dalla Svizzera oltre cinquanta miliardi di lire per
finanziare il movimento partigiano in Italia.” (17)

La Resistenza antifascista, sulla quale avremo modo di stendere un’altra e più
dettagliata analisi, fu quella che ottenne cospicui finanziamenti
dall’industriale ebreo Falk e dagli altri ambienti di quei settori
dell’antifascismo fra i quali si situa il vertice della Banca Commerciale e
quei settori laici che si opponevano dall’interno al Regime; ebrei pullulanti
di giudei e massoni: Guido Carli (Carlì) già presidente nel dopoguerra della
Banca d’Italia o il Cefis….”Cefis in ebraico significa “pietra”. Pietra in
ebraico si pronuncia Cefis. La speculare relatà, rappresentata nei giorni della
liberazione da questi due fratelli nella diversità del nome, inquadra un
macabro evento: la morte di Mussolini.” (18)

Sul rapporto ebrei-fascismo occorre infine rilevare quanto scritto da Preziosi
nell’immediato periodo successivo proprio al varo delle cosiddette “leggi
razziali” in un articolo fondamentale che ripercorreva quasi vent’anni di
attività del futuro Ispettore dell’Ufficio Demografia e Razza della RSI.
Scriveva Preziosi: “Gli ebrei italiani sono stati dal 1919 in poi messi
costantemente sull’avviso. Occorre un volume per riportare tutte le invocazioni
in proposito. Limitiamoci a quella del 15 agosto 1920, contenuta in un articolo
riprodotto in tutte le edizioni del libro più odiato dagli ebrei “I Protocolli
dei Savi Anziani di Sion”. Fin da allora (1920) invitammo formalmente gli ebrei
italiani a “scindere la propria responsabilità dalla internazionale ebraica e
dal sionismo”, e scrivevamo: “Signori della Federazione Sionista Italiana noi
rendiamo omaggio al patriottismo di molti ebrei in Italia. Tanti di costoro
hanno benemerenze che non si distruggono: essi hanno occupato nella nostra
storia pagine gloriose; e perciò noi teniamo a veder divisi questi ebrei
patrioti da coloro che dissolvono il nostro e l’altrui paese” (La Vita
Italiana, agosto 1920 – “L’Internazionale Ebraica”). E ancora: “In nessun paese
gli ebrei si trovano a loro agio quanto in Italia. Agli ebrei non negheremo mai
il diritto di libertà politica fino a quando non diventeranno strumento di
dissoluzione italiana” (settembre 1920). Era l’epoca in cui l’ebraismo mondiale
delineava la propria azione. Non l’avessimo scritto. Aprite le collezione de
“La Vita Italiana”, consultate i fogli ebraici, soprattutto “Israel”, sfogliate
le circolari del rabbino Dante Lattes. Insulti, boicottaggio della rivista,
diffamazione contro il direttore da una parte; dall’altra, affermazione del
dovere per ogni ebreo di essere sionista, negazione dell’esistenza di una
internazionale ebraica, inconfondibilità e superiorità della razza, destino del
popolo eletto che deve salvaguardarsi dal pericolo dell’assimilazione. Si
delineò dal marzo 1934 l’atteggiamento decisamente antifascista dell’ebraismo
mondiale, e noi rivolgemmo un appello agli ebrei italiani sotto il titolo: “La
risposta ora tocca agli ebrei”. Ai quali domandavamo accoratamente di scindere
la loro responsabilità da quella dell’ebraismo mondiale  e scrivevamo: “No.
Voglio ricordare il patriottismo di molti ebrei in Italia…Del triste fatto di
cronaca odierno io non mi servirò per giuoco polemico o come conferma di quanto
da venti anni vado documentando; ma ne userò per riprospettare brevissimamente
i termini della questione ebraica dal punto di vista italiano di difesa
nazionale…Non v’è nessun paese , io penso, nel quale una chiarificazione del
problema ebraico si impone oggi più che mai che in Italia. La risposta tocca
ora agli ebrei.”. Apriti cielo. La risposta fu tutta una nuova valanga di
insolenze che ebbero la manifestazione più caratteristica in “Nostra Bandiera”
organo degli “italiani di religione ebraica”., che si volevano distinguere
dagli ebrei sionisti. (…) Continuarono così gli ebrei nella loro logica e nel
loro razzismo millenario , accentuandolo ogni giorno di più e, nel giugno 1937
gli ebrei italiani lanciarono questo guanto di sfida: “Malgrado le incertezze
interne, malgrado le ostilità interne, con la sua “legge” e per la “sua legge”
Israele continuerà la “sua storia”.”. Rispose a questa affermazione “Il Popolo
d’Italia” del 19 giugno 1937 con un corsivo che tutti attribuirono a Mussolini
e che chiudeva così: “Quello d’Israele è un riuscitissimo esempio di razzismo
che dura da millenni, ed è un fenomeno che suscita ammirazione profonda. Gli
ebrei, però, non hanno diritto alcuno di lagnarsi quando gli altri popoli fanno
del razzismo.” Tutto in una volta? Senza preavviso? Nessuno poteva prevedere?”
(19)

Tutt’altro…. E un quarto di secolo di pagine de “La Vita Italiana”, per chi
fosse interessato a ‘resuscitarle’, stanno lì, dinnanzi a noi a
testimonianza!

Gli ebrei e la ‘favoletta’ del “sostegno ebraico” al Fascismo…. Gli ebrei
sostenevano il Fascismo…si…come l’albero sostiene un impiccato!

Questo a ‘buon intenditor’….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

15. MAGGIO 2010

Note –

1 – Otto Weininger – “Sesso e carattere” – Roma 1956;

2 – Otto Weininger – ibidem;

3 – Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” articolo pubblicato sul mensile
“Orion” – Nr. 15 del dicembre 1985 (ripubblicato dal mensile “Avanguardia”
negli anni Novanta);

4 – Maurizio Lattanzio – ibidem;

5 – James Damesteter cit in Julius Evola – “Il mito del sangue” – Milano 1941
pp 219;

6 – Julius Evola – “Sintesi di dottrina della Razza” – Milano 1941 pp. 173;

7 – Moses Hess – “Roma e Gerusalemme”; sulla figura di Hess si consulti anche
la biografia di Shlomo Avineri, “Moses Hess: Prophet of Communism and Zionism”
;

8 – Renzo De Felice – “Storia degli ebrei italiani sotto il fascismo” – Ediz.
“Einaudi” – Torino 1961;

9 – Carlo Alberto Roncioni – “Il potere occulto” – Ediz. “Sentinella d’Italia”
– Monfalcone (Go) 1974;

10 – Renzo De Felice – op. cit.;

(*) – A titolo d’esempio l’UCEI riporta la cifra di …750 (sic! dicasi
settecentocinquanta!) ebrei per la Sionne italiana, Livorno. Ora, ad essere
buoni, gli ebrei a Livorno – che nella metà dell’Ottocento erano quasi
cinquemila – saranno 750 in un solo quartiere! E non parliamo della cifra
assolutamente risibile e falsa dei 15mila ebrei romani. Comunque ricordiamo di
aver letto, in un articolo comparso su “Il Resto del Carlino” edizione di
Bologna nel periodo precedente alle elezioni legislative del 1994 (quelle per
le quali le kehillah d’Italia insorsero contro la data stabilita per il voto in
quanto si ritennero “discriminati” perchè coincidente con la loro pasqua
ebraica che proibiva loro di recarsi alle urne – verranno prontamente
accontentati con l’estensione al lunedì del voto grazie all’immediato
intervento dell’allora Presidente della Repubblica Oscar Luigi Scalfaro e di
tutta la classe politica), che una giornalista (ebrea tra l’altro…questi se
le cantano e se le suonano da sè) riportava le lamentele e – apriti cielo! – i
pianti isterici e la “rabbia” di quelle che definiva le 400 famiglie ebree
bolognesi… Ora considerando che l’UCEI per Bologna da una cifra di circa 500
ebrei….è facile capire che siamo davanti ad un falso considerando che
dimostra: a) come minimo – se si parla di 400 “famiglie” – gli ebrei di Bologna
dovrebbero essere perlomeno un migliaio abbondante; b) che, considerando l’alta
natalità notoria tra le famiglie ebree, è possibile far ascendere questa cifra
a oltre 2mila unità nel solo capoluogo emiliano; c) che i dati relativi agli
ebrei in Italia non sono reali oltre a non considerare tutti gli ebrei
residenti in svariate città e anche in cittadine di provincia che non figurano
assolutamente fra i “35.000” “ufficialmente” riconosciuti dall’UCEI.

11 – Giovanni Preziosi – “Quanti sono gli ebrei in Italia” da “La Vita
Italiana” del 15 Novembre 1938;

12 – Carlo Alberto Roncioni – ibidem;

13 – l’espressione qui evidenziata è dell’americano M.A. Leeden nel suo
“L’Internazionale fascista” – Ediz. “Laterza” – Bari 1973;

14 – crf Renzo De Felice – op. cit.;

15 – crf Claudio Mutti – “Ebraicità ed Ebraismo” – prefaz. ai “Protocolli dei
Savi Anziani di Sion” – ;

16 – si vedano di Giovanni Preziosi – “Come il giudaismo ha preparato la
guerra” – Ediz. “Tumminelli” – Roma 1939; “Giudaismo, Bolscevismo, Massoneria,
Ebraismo” – 1942 e le prefazioni a “I Protocolli dei Savi Anziani di Sion”
(edizioni 1938 e 1944 rispettivamente ediz. de “La Vita Italiana” e
“Mondadori”);

17 – Paolo Sella di Monteluce – “La Rivolta del Popolo” (crf Carlo Alberto
Roncioni op. cit.);

18 – Carlo Alberto Roncioni – op. cit. ;

19 – Giovanni Preziosi – “Gli ebrei italiani furono avvertiti (dedicato ai
“piagnoni”) – da “La Vita Italiana” – (crf G. Preziosi – “Come il giudaismo ha
preparato la guerra” op. cit.);

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