IL KAHAL

IL SINEDRIO MONDIALE EBRAICO

di Dagoberto Husayn Bellucci

«Pochi problemi sono difficili da risolvere, come quello del governo interno
del popolo ebreo. Non vi è mistero più tenacemente tenuto segreto… Il governo
del popolo ebraico è una vera società segreta. E come in tutte le società
segrete vi sono iniziati che… non giungono mai ai primi ranghi… Così nel
Giudaismo vi sono dei circoncisi in totale buona fede che ignorano la
costituzione ed anche l’esistenza stessa del Kahal, vale a dire dell’autorità
che governa nell’ombra il popolo ebreo»
(  Gustavo Martinez Zuviria, Direttore della Biblioteca Nazionale dell’
Argentina, nonché Ministro della Giustizia e della Pubblica Istruzione –
citato in H. Wast –  “El Kahal” –  Editorial “Aldecoa” , Burgos, 1954.)

“L’ebraismo è sicuramente la prima grande rivoluzione della storia
occidentale, la cui vicenda inizia proprio con Abrahamo, il grande patriarca
ineguagliato rivoluzionario che frantuma gli idoli di ogni specie, rompe lo
scettro di ogni possibile tiranno, e prosegue con Mosè, che spezza le catene
della schiavitù per inaugurare una nuova visione della vita basata sulla
libertà.”
(Moni Ovadia)

“Il “Judische Volksblatt” – giornale ebraico tedesco – stampava nel luglio
1899: “Noi dobbiamo favorire la democrazia sociale ovunque e in tutti i modi,
ma dobbiamo nel medesimo tempo operare con prudenza perchè la massa operaia non
si deve accorgere che la democrazia sociale è soltanto una tenda dietro la
quale si nasconde Israele.” (1)

La realtà oggettiva relativa alla prassi di sfruttamento, accampamento e
occupazione oligarchico-mafiosa da parte dell’Internazionale Ebraica
all’interno delle amministrazioni degli Stati dell’Europa e, più vastamente,
del mondo occidentale continua ad essere disconosciuta alla stragrande
maggioranza della cosiddetta “opinione pubblica” la quale – rincoglionita da
sessant’anni di menzogne propagandistiche ebraiche e dalla prassi di
stordimento delle coscienze e occultamento della verità – non risulta
suscettibile di alcuna particolare ‘reazione’ neanche di fronte alla più grande
fandonia creata dalla sconfinata immaginazione dei detentori del potere reale:
la truffa olocaustica!

Inutilmente quindi risulterebbe pensabile che le masse contemporanee –
obnubilate da decenni di giudaizzazione strisciante e dormienti oramai il sonno
di chi, per noia o assuefazione, alienazione o pacioso vivere, ha delegato ai
mass media sistemici di ‘raccontare’ la realtà – trovassero un barlume di
coscienza di sè e raccogliendo le ultime forze denunciassero ciò che,
palesemente, è chiaro come la luce del sole dalla fine della 2.a Guerra
Mondiale: l’asservimento alle direttive e l’uniformità di opinioni favorevoli
alla causa ebraica e la totale kippizzazione della vita politica, culturale,
sociale ed economica delle società “goyim” ( = non ebraiche ).

E se ciò è tanto più vero da quando tutti i principali organi d’informazione
sono passati nelle mani di ebrei andando a suonare, ogni qualvolta possibile,
la grancassa delle ‘lamentazioni’ e sostenere il piagnucolio isterico che si
innalza da ogni Sinagoga allora occorre riflettere ancor più sulla situazione
di assoluto servilismo che la politica ha rivolto ossequiosa nei confronti di
qualsivoglia “affare ebreo”.

In qualunque occasione siano presenti elementi ebrei o polemiche relative a
interessi giudaici ecco che, come per ‘magia’, all’unisono tutti i principali
organi d’informazione, le televisioni e gli altri canali per veicolare opinioni
e idee diffondono un’unica, identica, verità: quella che fa ovviamente comodo
agli ebrei e a “Israele”!

Da dove può essere esercitata una così totale autorità condizionante? Quali
enormi pressioni devono arrivare sugli esecutivi del Vecchio Continente (…
l’America si sa è un feudo ebraico…e non da oggi…) e quante indicazioni
direttive sono abilmente fatte passare nei parlamenti quando si tratta di
“ebrei-ebraismo” e dintorni? A quali ‘regie’ più o meno occulte si devono
l’elaborazione, l’estensione e infine l’applicazione di misure legislative
restrittive nei confronti di chiunque osi mettere in discussione – non diciamo
l’operato dei massacratori del cosiddetto “governo” di occupazione sionista…i
criminali di Tel Aviv….che questo è già passabile di pubbliche gogne e
ghigliottinamenti massmediali pressochè unanimi – la semplice verità fattuale
che vede operativo, operante e onnicompresivo, un potere extra-politico ed
extra-economico raccolto sapientemente nelle diverse “kehillah” (comunità
ebraiche) disparse per ogni dove? Al malcapitato di turno che osasse
rimproverare un qualsiasi esponente della comunità ebraica, ovunque si trovi,
toccherebbe l’immediata scomunica nonchè l’eventuale piagnucolante ed assieme
arrogante pretesa di “mea culpa” collettivi dei quali francamente saremmo
oltremodo stanchi…

Non vi sembra eccessivo? Qualora qualcuno per una qualche ragione dovesse
criticare – già la sola critica è di per sè inammissibile per coloro i quali si
considerano, sbraitano e si affannano a scarabocchiare di essere nientepopò di
meno che “il popolo eletto” – l’ultimo prodotto artistico dell’infinita
produzione hooliwodiano-giudaica…o quanto stonato sia il cantante ebreo di
turno, quanto brutto il grugno dell’attorucolo hooliwodiano circonciso sfornato
dall’industria ebraica del cinema  o quanto demenziale  l’ultima ‘trovata’
jewish nella moda o in un qualsivoglia altro settore (non prendiamo poi l’arte
che è, notoriamente, feudo ebraico per eccellenza, laddove imperante è lo
‘slogan’ del “non è bello ciò che è bello ma è bello ciò che piace”…ovvero
l’inversione dei valori che ovviamente ai giudei non poteva bastare confinata
nei soli ambiti artistici) ; orbene questo ‘malcapitato’ si ritroverebbe
inesorabilmente costretto a coprirsi il capo di cenere battendosi il petto in
cerca di perdono…perdono che peraltro gli ebrei non concederanno mai! Perchè
l’ebreo non dimentica: nè tollera che l’opinione pubblica dimentichi
specialmente quando si tratta di presunti-pretesi “antisemiti” ….

Poi, ovviamente, per una già considerata “doppia morale” (e doppia verità) gli
ebrei vorrebbero imporre il silenzio più totale e difendere a spada tratta
obbligando all’oblio il resto del pianeta quando qualcuno dei loro viene colto
sul fatto: Lapo Elkann….ma in fondo che ha fatto di male? I rabbini-pedofili?
Mica fanno ‘notizia’ come i preti o i cardinali….I soldati di ‘tsahal’
(l’esercito dei mercenari sionisti fatti arrivare da ogni angolo del pianeta
per sostenere l’esistenza di un governo di occupazione nato sul terrorismo e
sull’espropriazione violenta, la confisca e l’estorsione ‘dinamitarda’ di
territori e lo stragismo indiscriminato ai danni delle popolazioni palestinesi)
che si sono resi responsabili di eccidi e stragi neanche loro fanno notizia! E
non devono assolutamente far notizia truffe e malaffare che hanno
contrassegnato le vicende della cosiddetta “alta finanza” ebraica alla quale si
deve, tra le altre porcherie, anche l’ultima crisi economica globale… Già ma
tutto questo non deve far notizia!

Si (s)parla oramai da diversi mesi e quasi quotidianamente in merito ai, reali
o presunti che siano, reati di pedofilia dei quali si sarebbero macchiati
diversi esponenti del clero cattolico…e giù paginate sui principali
quotidiani contro la Chiesa e il Papa…. Ma di quanto emerso, per fare
semplicemente un esempio, negli Stati Uniti su un’indagine dell’Fbi condotta
contro esponenti di primo piano della comunità religiosa e finanziaria ebraica
per analoghe accuse (e pure per traffico di organi) se escludiamo qualche raro
trafiletto qua e là su organi di stampa o siti internet semi-catacombali….chi
pensate ne sappia qualcosa?

Sia detto per inciso: la pedofilia è un crimine ed un delitto orrendo
perpetrato contro l’infanzia! E su questo niente da obiettare, ci mancherebbe!
Un cappio probabilmente non basterebbe nè sarebbero sufficienti tutti gli
alberi d’Italia per ‘appenzolare’ questi maiali! Ma questo quotidiano putiferio
mediatico contro l’autorità del Papa e del Vaticano onestamente ‘puzza’ di una
non disinteressata manovra condotta dai soliti ‘noti’: ambienti massonici,
ambienti giudaici, ambienti anti-clericali e dell’estremismo laicista sempre
pronti, sulle ‘barricate’ della polemica anti-ecclesiastica, a sparare sentenze
e gridare allo scandalo…

Parliamo di queste vicende così come potremmo prendere a pretesto la
drammatica situazione dei palestinesi, a Gaza o nella Cisgiordania, il loro
continuo, quotidiano, stilicidio e la situazione di instabilità dell’intera
area vicino-orientale determinata dalla presenza di un’entità che continua ad
utilizzare il terrorismo indiscriminato andando ad ammazzare – peraltro sotto
gli occhi di numerose telecamere d’albergo – un leader di Hamas a Dubai… E
identiche considerazioni ci porterebbero, per rimanere in I’tal’yà , a
occuparci delle “schedature” periodicamente stilate da interessati organismi di
controllo dei quali l’A.D.L. (Anti-Defamation League) statunitense è la punta
di diamante (in ogni nazione occidentale esiste comunque anche tutta una serie
di organizzazioni ‘minori’ che si occupano di aggiornare queste demenziali
“liste di proscrizione” riguardanti veri o presunti “antisemiti”…in I’tal’yà
oltre al “Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea” – sede a Milano e
indirizzo in ‘rete’ a questa pagina: http://www.cdec.it …si ‘noti’ il
“portale sul pregiudizio antiebraico contemporaneo”…la “caccia alle streghe”
mutatiis mutandis i tempi al ‘contrario’…- esistono poi le iniziativa della
apposita Commissione interparlamentare presieduta e diretta, guarda un pò,
dall’ebraica sottosegretaria agli Esteri Fiamma Nirenstein….i ‘commenti’ si
‘sprecherebbero’…)…. Gli ebrei hanno in mano l’Occidente ma hanno sempre un
gran timore, una paura matta a dirla tutta, che qualcosa possa cambiare…
L’allarmismo “antisemitistico” (…ma poi che significa “antisemita”?….) a
ogni piè sospinto invocato da qualche solerte ‘censore’ con o senza kippa – in
genere quando ‘delegano’ ad altri …per esempio a qualche gruppuscolo di
estrema sinistra…sono comunque presenti , dietro le quinte…- è un qualcosa
che farebbe, in sè e per sè, ridere se non fosse esistente e tutt’altro che
‘latente’ la possibilità che dalle liste di proscrizione un domani si passasse
a stilare liste di “enucleandi” da eliminare fisicamente… ( sull’esempio del
volterriano “Esacrez l’infame!” ….Gli “antisemiti al rogo!”….Lex Judaica
per una novella Inquisizione yiddish….forche caudine dell’umanità sottoposta
a kippizzazione pena scomunica eterna….ossia il mondo ‘rovesciato’…).

Tant’è considerando che questa è la realtà nella quale si dibattono le società
occidentali c’è poco da stare allegri. Ora viene da chiedersi: chi dirige il
‘coro’? Chi è che decide e soprattutto quali sono i meccanismi di controllo
sinagogico che sovraintendono alla prassi ebraica di regolamentazione
dell’informazione e della sua diffusione a senso unico?
Esiste, per dirla con Henry Ford che di queste questioni si occupava
novant’anni or sono analizzando la situazione statunitense, un organo supremo e
direttivo dell’ebraismo cosmopolita disperso tra le nazioni?

La domanda appare finanche superflua: esiste e opera tra le nazioni un vero e
proprio organismo di potere ebraico. Esiste ed è attivo in tutto l’Occidente –
e non solo in Occidente – una sovrastruttura, extra-nazionale ed extra-
governativa posta al di fuori di qualsivoglia controllo, che rappresenta gli
interessi dell’ebraismo a livello internazionale. Esiste ed è operativo quello
che possiamo chiamare il Centro dirigente dell’Internazionale Ebraica.

“Che il “popolo eletto” d’Israele sia controllato da un suo vero potere
centrale, non può mettersi in dubbioda quanti hanno potuto osservare come in
certi momenti tutta la stampa ebraica o ebraizzata, tutti gli oratori politici
ebrei o simpatizzandi, abbiano istintivamente lo stesso motto d’ordine e lo
stesso contegno di fronte a una data questione che interessa Israele – scriveva
Giovanni Preziosi (2) – Tale potere è il Kahal (dal nome ebraico Khl = potere)
, mentre il governo regionale o locale si chiama Kehillah (Kllh). L’origine del
Kahal rimonta all’epoca della Dispersione ebraica al tempo di Vespasiano,
quando cadde l’ultimo vestigio del potere sacerdotale farisaico del Tempio a
Gerusalemme. Ma già il Kahal era delineato nel suo tipo fin dal tempo
dell’Impero di Alessandro Magno, seguito dai regni dei Seleucidi (Siria) e dei
Tolomei (Egitto). Caduta la speranza di una restaurazione del Regno d’Israele,
dopo il crollo dei Maccabei i politicanti e trafficanti si scissero in due
tendenze cosmopolite, iniziarono la serie dei moderni “assimilati”; cioè degli
ebrei che trovano opportuno dissimulare la congenita xenofobia per la quale
ogni popolo goy è uno straniero da sfruttare con ogni mezzo, facendo essi gli
adatti e gli spregiudicati. Al tempo di Cristo si chiamarono Sadducei (da un
Sadoc, loro organizzatore) ed Erodiani, perchè accettavano il re Erode, ebreo
senza scrupoli adattato al dominio romano. Invece i politici aristocratici
della razza, s’irrigidirono nel nazionalismo xenofobo; e siccome ormai il loro
popolo era disperso per il mondo, quei politici detti Farisei (dal verbo
“farah” , separare) , combatterono soprattutto l’assimiliazione della
Dispersione (in greco Diaspora) e con essa tutti i pericoli che evidentemente
ne sarebbero derivati per un popolo materialmente disperso attraverso tutto il
mondo. Fu così che i capi farisei montarono una enorme bardatura rituale contro
la cui ipocrisia tuonò Cristo. Bardatura tendente a tenere separato da ogni
contatto morale estraneo il popolo ebraico: con il pensiero che egli era il
“puro”, mentre tutti i goym erano “impuri” e rendevano tali gli israeliti con
il loro contatto. Perciò il fariseo purificava ritualmente il cibo, la bevanda,
la stoviglia, mangiava soltanto carne di bestie uccise ritualmente (koscer)
ecc. In tal modo il materialmente disperso popolo ebraico poteva essere tenuto
riunito nella mentalità giudìa di essere il Popolo Eletto al dominio del mondo,
e quindi odiatore, disprezzatore, sfruttatore degli altri popoli, che per
allora e poi dominavano Israele. Il Talmud, o raccolta dei libri dottorali dei
rabbini di quel tempo, ha fissato indelebilmente nella massa dei Beni-Israel
questo sentimento ispiratore della sua vita plurimillenaria fra i popoli della
terra. Ecco la radice atavica, ecco il “sangue” d’Israele. Da ciò ne abbiamo la
prova tangibile nei due opposti malanni mondiali di oggi; il capitalismo
parassitario e la demagogia dissolvente, ambedue controllati in maggior parte
dagli ebrei, misera minoranza nel totale dei popoli della terra. Fu il Kahal
farisaico che organizzò la mirabile rete ebraica fin dal primo tempo della
Dispersione e creò i “nodi del serpente” nelle varie epoche. Citiamo qualche
esempio, solamente qualcuno: ed anche qui prendiamo a prestito la “loro”
parola: Quando la Comune di Parigi (1871) terrorizzò la capitale della Francia
e le truppe nazionali dipendenti dal governo provvisorio di Versailles si
apprestavano alla riconquista di Parigi, il vecchio Rothschild sussidiava tanto
lo sfinito governo versagliese quanto il governo comunista di Parigi il quale
destinava un servizio di guardia per salvare il palazzo del barone. E’ la
regola del kahal: controllare il movimento prominente del momento, ma tenere i
piedi nell’opposizione per guardagnare o …non perdere. Banchieri kahalici
(Jacob Schiff ecc.) diedero i primi milioni a Leini e a Trotsky per la
rivoluzione bolscevica del 1917: essi si sussidiarono e poi la sfruttarono
largamente; il famoso piano quinquiennale è opera del kahalista Kaganovich. I
principali organi sovversivi sono un “affare” loro; basti rammentare che
l’organo comunista parigino “L’Humanitè” fu fondato da Levy, Bruhl, Brahms, L.
Dreyfus, Louys, Blum, Rouff, Sevitz, Reinach… Ma simultaneamente altri ebrei
massoni sussidiano e controllano organizzazioni antibolsceviche a Ginevra, a
New York ecc facili a riconoscersi perchè in esse è proibito toccare l’ebreo e
il frammassone allorchè si parla dei primi responsabili degli orrori russi.
(…) L’ebreo massone Reinach dava 30000 franchi ad un giornale monarchico
francese e ne passava 100.000 ad un giornale socialista (proprio come un
banchiere ebreo in Italia faceva con “La Tribuna” e con “L’Avanti”. Più una
staffa è forte e più la zampa kahalica vi pesa.”.

La situazione, inevitabilmente, a distanza di settant’anni da quando furono
scritte queste parole – dal più lucido e coerente degli studiosi italiani della
questione ebraica – non potrebbe esser peggiore se anche numerosi fogli pseudo-
antagonisti e finto-rivoluzionari sono eterodiretti da ebrei, cripto-ebrei e
massoni o la loro opera si pone al servizio indiscutibilmente di soggetti
giudei o giudaizzanti. Premettiamo subito che laddove è ebreo non potrà mai
esservi che una politica filo-ebraica e filo-massonica anche se occultata
dietro alla propaganda nazionalista anche laddove si presenti quale “foglio di
battaglia” patriottico. Vista e considerata la situazione presente noi
sosteniamo che il controllo esercitato da ambienti collusi con le diverse
kehillah della penisola italiana sia pressoche onnicomprensivo e totale avendo
quale fine ultimo la distorsione degli avvenimenti, la delimitazione delle
opinioni ‘scomode’ in recinti finto-rivoluzionari e la diversione tattico-
strategica attuata mediante evidenti posizioni ideologiche che hanno la
funzione di deviare e spostare l’attenzione di un’opinione pubblica – seppure
minoritaria e inoffensiva quale può essere quella costituita da poche migliaia
di individui e da altrettante poche migliaia di ipotetici ‘ricettacoli’ delle
suddette posizioni “antagoniste” – su problematiche ‘altre’ irrilevanti o su
fattori geopolitici ininfluenti per gli interessi e la causa d’Israele.

Chi si occupa realmente e concentra le sue attenzioni verso la situazione
palestinese, o il quadrante geopolitico-strategico-militare del Vicino Oriente,
potrà comprendere perfettamente quanto andiamo dicendo: occuparsi oggigiorno di
Palestina e dintorni (ovviamente non fossilizzando esclusivamente su questa
questione la sua attenzione ma allargandone l’orizzonte a tutte le inevitabili
ripercussioni di politica e di economia inerenti l’attività di sciacallaggio
dell’usurocrazia finanziaria mondiale pro-sionista) risulterà oltremodo
‘scomodo’ rispetto a disamine più o meno illuminanti su tutto e il contrario di
tutto, oggi si dice ‘globali’, a 360 gradi caratterizzate da una pedanteria
professoral-intellettualistica che veicola concetti distorti a fini di evidente
distorsione dal fronte principale di combattimento laddove esiste una
prospettiva di lotta rivoluzionaria che altrove è inesistente! A queste
considerazioni erano giunti, peraltro con lucidità di analisi e con
straordinario tempismo, venticinque anni or sono i più qualificati ambienti
della “sinistra comunista internazionalista” (o per esteso i seguaci di Amedeo
Bordiga raccolti nell’allora Partito Comunista Internazionalista) i quali, pur
da prosettive completamente difformi alle nostre, ragionavano sull’opportunità
di un sostegno alle forze rivoluzionarie “extra-metropolitane” del Vicino
Oriente – leggasi resistenza palestinese – con particolare riferimento
all’inesistenza di un’organizzazione rivoluzionaria sul territorio
metropolitano (ossia sull’inattuabilità di lotte rivoluzionarie in seno alle
società capitalistiche occidentali). Ciò succedeva in un periodo storico,
quello dei primi anni Ottanta, che ancora viveva della luce riflessa delle
‘scintille’ pseudo-rivoluzionarie, agitatorio-movimentistiche dei cosiddetti
“anni di piombo” (un dramma e una tragedia assieme per tutto il movimento
rivoluzionario).

Nè ci si venga a raccontare che in Europa non sia necessaria un’opera di
contro-informazione (…unica prospettiva reale e attualmente anche sola
possibilità offerta a chiunque intenda ancora operare in termini di politica…
rapporti di ‘forza’ improponibili: 100 a 1 per ‘loro’…) rispetto alle vicende
vicino orientali: lo è tanto più quando questi avvenimenti vanno nella
direzione di una radicalizzazione che investe anche gli interessi europei e
dell’Occidente… Il mondo ‘guarda’ mentre Israele continua indisturbato la sua
mattanza quotidiana.

Ora che l’autoproclamatosi “popolo eletto” imponga ovunque la propria lex
judaica questo non dovrebbe sorprendere più nessuno: uscito vincitore assoluto
dal 2.o conflitto mondiale l’ebraismo – inteso come un movimento attorno al
quale si sono fossilizzate le posizioni dello sciovinismo nazionalista
sionistico, il piagnisteismo olocaustico-vittimistico, le recrudescenze di uno
spirito vendicativo e il fondamentalismo confessione ebraico che fanno da
portabandiera dell’attuale schieramento imperial-sionista e identificano tout
court qualsivoglia elemento della cosiddetta “diaspora” con gli sgherri di
tsahal (…e non esiste ragione alcuna perchè ciò non avvenga considerando che
l’identificazione ebreo/Israele è diventata leit motiv delle più piagnucolose
campagne di stampa e di disinformazione condotte, proprio in nome delle
rispettive comunità ebraiche, da abilissimi agenti provocatori in sostegno
della causa sionista…) – ha continuato progressivamente a tessere i fili
della propria ragnatela imbrigliando la matassa e monopolizzando “per diritto
divino” e ragione politica il dibattito intorno alla funzione di quinta colonna
dell’imperialismo dell’entità criminale sionista e aumentando a dismisura il
suo pressochè incontrastato dominio sulle nazioni europee oramai kippizzate a
dovere e rese inoffensive e partecipi della grande frode olocaustica. Ciò che
dovrebbe far pensare è l’assoluta uniformità di vedute quando si tratta di
dibattere di “questione ebraica”: considerazioni di vario genere hanno impedito
finora che esistesse la volontà di spezzare l’omertà sinagogico-sistemica che
irretisce chiunque, tranne forse qualche spirito libero qua e là (…a suo
rischio e pericolo ovviamente…), dall’affrontamento vis a vis del ‘problema
ebreo’.

E allora diciamolo senza mezzi termini: talvolta non nascondiamo di avere
l’impressione di assecondare i desiderata ed i “fini antisemitici” della stessa
sinagoga quando ci ‘dilettiamo’ di ebrei ed ebraismo e, non senza timore di far
loro più di un piacere, ciò indipendentemente da come si scriva e di che cosa
ci si occupi: non foss’altro per una ragione semplice semplice che investe le
coscienze ovvero il ‘ragionevole dubbio’ che ad un’azione (in buona fede) di
smascheramento delle menzogne si sovrapponga (in malafede) una re-azione volta
a giustificare e perpeturare all’infinito i ‘peana’ e le lamentazioni
vittimistiche dell’altrui ‘barricata’. Da un lato perchè per gli ebrei sono
necessarie “voci critiche” e “antisemiti” di comodo; dall’altro lato perchè,
oltretutto, quest’azione di testimonianza e disinformazione risulta fine a se
stessa nè trova alcun riscontro plausibile nella società italiana addomesticata
e dormiente…così come peraltro aveva lucidamente evidenziato anni or sono
Maurizio Lattanzio laddove – in una “lettera di scuse agli ebrei” (per
ulteriori informazioni si veda l’articolo “La leggenda dell’Oder” dello stesso
Lattanzio pubblicato su “Islam Italia” Anno 2 Nr. 16 Aprile 2003) mai
pubblicata ma indirizzata alla redazione di “Avanguardia” nella primavera 1997
– sottolineava l’inesistenza di qualsivoglia reazione di fronte al “problema
eterno” rappresentato da “Israele” e dalla questione ‘maledetta’. Anzi si
potrebbe constatare che l'”antisemita di comodo” ha una sua funzione ed una sua
precisa ragione d’essere laddove rappresenta per “Israele” un identificabile
‘parafulmine’ sul quale scaricare ‘strali’ e piagnistei d’ogni sorta
accompagnati da più o meno lacrimevoli invocazioni alla repressione e
sottolineando l’esigenza di liste di proscrizione oramai di dominio pubblico
sia nella rete informatica sia a livello di più o meno carta straccia sistemica
(…del resto si sa che oramai i giornalisti usufruiscono abbondantemente dello
stesso mezzo informatico quindi….è tutto un ripetersi…decine di libri
pubblicati raccattando e sacchieggiando wikipedia e ‘dintorni’…). Ora non
nascondiamo dietro ad una peraltro inutile foglia di fico: il problema c’è e si
pone laddove oltretutto abbiamo appurato la prassi ebraica di infiltrazione ed
occupazione ‘campale’ (…si ‘accampano’ ovunque…) all’interno delle stesse
redazioni e dei gruppi dirigenti delle riviste e periodici “anti-sionisti” e
perfino anti-ebraici (si potrebbe qui citare una nota ‘massima’ che recita che
fatto un partito antisemita il segretario, il tesoriere e l’addetto stampa sono
ebrei!). Tant’è questo è quanto avviene ‘normalmente’…quindi invitiamo sempre
a far riferimento anche – soprattutto – ai nomi (nomen est omen) dei
responsabili con attenta opera di ‘selezione’. In quanto a noi possiatene stare
certi: fino ai trisnonni abbiano preventivamente appurato di non aver sangue
‘impuro’ nei rami familiari paterno e – soprattutto – materno (è la linea
matrilineare quella che ‘conta’)….e questo – a scanso di ‘equivoci’ – proprio
perchè proveniendo dalla “Sionne” d’Italia…

Dunque perchè continuare ad occuparci di “questione ebraica”? Per lo stesso
motivo per cui non sarebbe conforme dibattere o discutere alcunchè della
politica – nazionale come internazionale – senza rilevare l’asfittica,
onnipervadente e onnicomprensiva presenza dell’elemento ebraico che il vero
motore immobile della storia contemporanea. Qualcuno, in fondo, di ebrei ed
ebraismo dovrà pur parlarne e – considerando che non ci siano ‘file’ di
soggetti disposti a ‘spingere’ per occupare uno spazio culturale di
approfondimento fondamentale qual’è quello relativo alla ‘questione maledetta’
– qualcuno dovrà continuare a testimoniare…. Altro, onestamente, non è
pensabile almeno in queste condizioni: rapporti di forza improponibili!

Tant’è esiste comunque un organo direttivo del Giudaismo Mondiale ovvero il
Kahal ed è sulla sua funzione e sulla sua influenza che concentriamo la
presente ricognizione analitica: “Come è possibile – si chiedeva novant’anni or
sono Henry Ford (3) – che un gruppo numericamente inferiore possa esercitare
un’influenza così decisiva sul resto dell’umanità? …Due organizzazioni
ebraiche entrambe interessanti tanto per la loro segretezza come per la loro
potenza sono la Kehillah novaiorchese e il Comitato giudeo-americano. Dicendo
“segretezza” ci riferiamo al fatto che sebbene i loro membri raggiungano un
numero altissimo e prendano parte attiva alla vita americana, la loro esistenza
e il loro modo di agire permangono del tutto sconosciuti all’immensa
maggioranza del popolo americano. Se si facesse un referendum a Nuova York,
risulterebbe che forse un solo abitante su cento risponderebbe di “aver sentito
pronunciare quel nome. Eppure è accertato che la Kehilla rappresenta il più
forte fattore politico della vita ufficiale di Nuova York.”.

Ci fermiamo un momento prima di rilasciare la parola al fondatore della casa
automobilistica statunitense per l’esposizione sul ruolo e le funzioni del
Kahal quale organismo centrale dell’Internazionale Ebraica: pensate se si
potesse realizzare un sondaggio analogo (…di quelli che piacciono ‘tanto’ al
giudeo Renato Mannheimer….il telesondaggista più famoso d’Italia….e,
assieme e dietro di lui – pronto domani a prenderne il posto – all’altro giudeo
Klaus Davi….e poi non ci si ‘dica’ che li ‘vediamo’ ovunque….’sono’
ovunque! ….ora è la ‘volta’ – fanno a ‘turno’ – della onnipresente Monica
Setta che ‘raccontano’ “piaccia” anche a qualcuno per qualche scosciamento di
‘troppo’…mah…de gustibus non est disputandom si usa ‘dire’ ….’tenetevela’
voi l’ebrea Setta, che – abbiamo ‘letto’ – “litiga” con la Ventura (altro
cognome non propriamente ‘ario’)  – ….che in ‘giro’ c’è senz’altro di
meglio…molto meglio!)  nell’Italietta senza sovranità, identità, storia e
cultura del Terzo Millennio e si ponesse la domanda ‘fatidica’ all’uomo “della
strada” su, per fare un semplice esempio, “il B’nai B’rith” o “la Lega Ebraica
di Difesa” organismi rappresentativi della kehillah capitolina? Quale pensate
sarebbe la percentuale di coloro che risponderebbero positivamente dichiarando
di conoscerne l’esistenza e sapere esattamente cosa siano queste due
istituzioni ebraiche (…non parliamo poi di ‘fini’, ‘obiettivi’ e
attività…)?….Zero virgola e qualcosa probabilmente…

Perchè di ebrei/ebraismo si (s)parla troppo e a sproposito e normalmente solo
ed esclusivamente in maniera ossequiosa soprattutto a livelli di istituzioni
politico-socio-economiche e nel mondo accademico-culturale quest’ultimo, come
quello giornalistico ovviamente, vero e proprio feudo ebraico. Non sia mai che
qualcuno si azzardi a mettere in discussione gli ebrei e le loro verità
sacrosante in una società che ha innalzato la leggenda olocaustica a dogma
assoluto e si è prostituita intellettualmente alla storiografia
sterminazionista!

Tutto è relativo nella società del permissivismo ad oltranza e del
relativismo; tutto è da rimettere in discussione e dibattere; tutto è aleatorio
e contingente meno l’olo-dogma e le menzogne della propaganda sionista!
Sull'”olocausto” hanno espresso infine la loro insindacabile opinione (in
questo caso “infallibile” per tutto il resto ovviamente no) le più alte
gerarchie vaticane e lo stesso Pontefice per il quale “chi nega l’Olocausto
nega Dio!”….E che la scomunica ci fulmini noi poveri stolti ‘bestemmiatori’
dell’infallibilità vaticana!

Cinquant’anni di pressioni continue sulla Santa Sede hanno evidentemente
lasciato più di un ‘segno’….hanno semplicemente giudaizzato i vertici
ecclesiastici! E non ci si racconti che non esiste “la testa del serpente”….
il Gran Sinedrio Ebraico che tutto controlla e tutto dirige!

Prosegue Ford: “La Kehillah novaiorchese ha grandissima importanza per due
ragioni: perchè non solo rappresenta un esempio vivo e palpitante
dell’esistenza di uno “Stato dentro lo Stato” ma anche perchè, per mezzo della
sua Giunta amministrativa, forma il 12.o distretto del Comitato giudeo-
americano, il quale, a sua volta rappresenta il focolaio della propaganda pro-
ebrei e antiamericana. Detto con altre parole, l’amministrazione giudea di
Nuova York forma parte essenziale del Governo giudeo negli Stati Uniti. (…)
Il Kahal rappresenta la forma genuinamente ebrea di governo e amministrazione
del popolo disperso. (…) La Kehilla novaiorchese è la maggiore e più potente
organizzazione ebraica di tutto il mondo. (…) I membri della Kehilla
appartengono a tutte le classi sociali. Dal presidente del dipartimento delle
Assicurazioni di guerra – ente che appartiene al Governo degli Stati Uniti –
fino agli agitatori del gruppo più rosso del quartiere Est di Nuova York. In
quella grande associazione sono, fra l’altro, rappresentati: la Conferenza
centrale dei rabbini americani; il Consiglio dei rabbini riformati dell’Est;
gli ordini indipendenti del B’nai B’rith, B’nai Scholom, Figli liberi
d’Israele, B’rith Abraham; le Associazioni di Sionisti americani, gli ebrei
ortodossi e riformisti, gli “apostati”, assimilati, ricchi, poveri, lealisti e
rivoluzionari.” (4)

Un pò come, su scala ridotta, avviene presso tutte le altre organizzazioni
ebraiche internazionali: indipendentemente dal loro ceto sociale, dall’adesione
o meno alla fede, dal loro ‘credo’ politico esteriore e da altre considerazione
di ordine sociale, politico o economico gli ebrei formano un tutt’uno con la
loro comunità all’interno della quale possono dissentire e polemizzare quanto
vogliono e più gli garberà ma che li vedrà uniti – come un solo elemento –
quando gli interessi superiori d’Israele verranno messi in discussione! E se
per i loro fini risulterà necessario farsi passare per “antisemiti” (come
peraltro accadrà sovente nel corso della storia  – e come è stato lucidamente
‘svelato’ in un testo del quale ci riproponiamo una recensione scrittoria
‘conforme’ (5) – che vedrà ‘frotte’ di ebrei aizzare l’anti-ebraismo dalle più
disparate vesti e dai più diversi ‘pulpiti’) non lesineranno di essere tra i
più accesi nemici dei loro correligionari dimenticando fedeltà di razza e
prostituendosi a ‘dirigere’ eventualmente il ‘coro’ del peggior “antisemitismo”
di facciata (a che cosa ‘corrisponda’ un simile comportamento ovviamente è
questione che lasciamo al lettore ‘sviscerare’…si ritorna invariabilmente al
“cui prodest” ed alle esigenze di un antiebraismo di ‘comodo’).

Ma ritorniamo al Kahal…che altrimenti ci si accuserà di ‘sviare’ discorso
(…mah…sarà…di ‘sviamenti’ e ‘diversioni’ strategiche noi ne vediamo
invece ‘altre’…). Ha scritto Luca Fantini in merito all’anti-ebraismo di
Dostoevskij – ed alla sua “scoperta” dell’esistenza di un supergoverno ebraico
dominante la vita socio-culturale russa del XIXmo secolo – che ”  Riguardo la
potenza internazionale del “Gran Kahal”, Dostoevskij, con ogni probabilità, si
basava sulle rivelazioni del libro di Jacob Brafman (1824-1879), Il Libro del
Qahal, che possedeva nella propria biblioteca. Brafman, figlio battezzato –
poiché convertitosi trentaquattrenne al cristianesimo – di un rabbino, docente
al seminario ortodosso di Minsk e censore di libri ebraici a Vilna, nel suo
saggio, “Il Libro del Kahal”, “attaccò l’organizzazione ebraica ( Kahal )..
descrivendola…come uno Stato nello Stato ed affermò che faceva parte di una
cospirazione internazionale ebraica.. Sebbene Brafman sia stato accusato di
falso, in realtà il suo libro era una traduzione abbastanza accurata di
documenti, ed è servito a molti studiosi come fondamento storico per la
conoscenza della vita intima dell’Ebraismo russo nel diciannovesimo secolo”.”
(6)
Anche in questo caso, come si noterà, siamo di fronte ad un “figlio d’Israele”
che – dopo aver ripudiato le proprie origini ebraiche passa al “contrattacco”
dell’organizzazione/comunità di appartenenza con l’obiettivo precipuo di
fomentare l'”antisemitismo”… Accadrà molto spesso. Non solo in Russia.
Prosegue nella sua interessante disamina il Fantini sostenendo che ”  Il Kahal
è uno stato occulto ultra-talmudista, non solamente talmudista, in quanto,
secondo le rivelazioni di Brafman, i suoi atti e le sue decisioni avrebbero un
valore addirittura superiore al Talmud, che si sovrappone universalmente agli
stati in cui vivono gli Ebrei sparsi per il mondo. Brafman fornisce una
rilevante documentazione scientifica circa l’esistenza d’un “governo mondiale
segreto” ebraico, un misterioso Tribunale mondiale riservato agli Ebrei:  Il
posto d’onore nella mia raccolta è occupato dal materiale costituito da mille e
più delibere, decisioni e atti dei kehalim (direttori sociali) e dei bet-din
(tribunali ultra-talmudici, NDC) ebraici, sinora ignoto alla scienza e che
questo libro farà conoscere al lettore… Come si comporta un ebreo, dal suo
punto di vista etnico-religioso, con i beni, mobili e immobili, di un non-ebreo
?.. Nei trentasette atti da noi ricordati nella quinta postilla il lettore si
convincerà che il Qahal vende ai singoli ebrei nella loro provincia la hazakah
e la meropie, cioè il diritto al possesso dei beni immobili degli abitanti non
ebrei e allo sfruttamento di ogni non-ebreo… Disposizioni e decisioni di queste
istituzioni, confermate da un cherem (la scomunica, l’anatema, la più grave
sanzione comminata dal bet-din, NDC), per un ebreo sono assai più importanti
del Talmud.” (7).
A proposito dell’esistenza di un vero e proprio Tribunale inquisitoriale
ebraico mondiale – rispondente a quanto tratteggiato dallo stesso Henry Ford
nella sua definizione della onnipotente kehillah novayorchese – precisiamo che
l’ebreo Henry Kissinger, segretario di Stato americano presso l’amministrazione
del coltivatore di noccioline, Jimmy Carter (esponente anch’egli del CFR), sarà
sottoposto a giudizio e ‘scomunicato’ da un organismo simile per aver permesso
gli accordi “di pace” di Camp David con i quali l’allora presidente egiziano
Anwar el Sadat ed il primo ministro sionista Menachem Begin siglarono, il 17
settembre 1978, la restituzione del Sinai all’Egitto occupato dal 72 dalle
truppe di Tel Aviv (8). Kissinger subì supino la ‘reprimenda’ – a nulla valsero
gli autodafè – dinnanzi al Kahal novayorchese.
Il Gran Sinedrio Ebraico Mondiale è una realtà operativa esistente dall’epoca
della “cattività” babilonese….Affermarlo sarà pure “complottismo” – come
riterranno i miliardi di poveri decerebrati per i quali la politica mondiale e
quella specifica dello “stato” sionista in Palestina sarebbero frutto degli
‘eventi’ della storia e ‘casualità’ determinate esclusivamente dalle volontà
piccolo-imperialistiche di un gruppuscolo di criminali chiamati Irgun o Banda
Stern -; negarlo – per quanto ci riguarda – è invece palese dimostrazione di
idiozia cronica, pressapochismo e riduzionismo politici quando non
dichiaratamente cripto-sionismo foss’anche mascherato da “ragioni”
nazionalistico-patriottiche (…in merito si vedano le tesi sostenute dal De
Vries De Heekelingen nel suo “Israele il suo passato il suo avvenire”…).

Ancora sul Kahal: “Nella celeberrima e prestigiosa Revue Internationale des
Societés Secrètes (9) si può leggere un interessante articolo sul Kahal, che
apre vasti orizzonti e spinge ad andare alle fonti. In tale articolo si
apprende che per gli ebrei il Talmùd è la legge, ma per quanto riguarda la sua
applicazione, occorre che esista un potere esecutivo e giudiziario, e questo
appartiene ad un gruppo ristretto di magistrati. Il collegio sovrano di tali
giudici è il Kahal, che significa: assemblea, riunione, comunità. Il Kahal è
perciò l’assemblea dei rappresentanti d’Israele. Tale istituzione risale ai
tempi più antichi, per esempio ai tempi di Mosè. Malgrado la Dispersione (130
d. C.) il Kahal non perse né influenza né autorità, tuttavia non funzionò più
alla luce del giorno ma restò confinato all’ombra dei ghetti e delle sinagoghe.
Oggi come ieri, il Kahal è il regolatore della vita ebraica. «Rappresenta il
governo di una nazione senza territorio [almeno fino al 1948 n.d.a.], ma
nondimeno reale e attivo. È uno Stato che si sovrappone, e spesso si oppone,
agli Stati nei quali vivono gli ebrei» (10). Suo fine è mantenere intatto e
isolato il popolo ebraico disperso nel mondo, affinché da un lato non sia
discriminato e dall’altro non perda la sua identità con l’assimilazione; fino
al giorno in cui il popolo d’Israele avrà il dominio assoluto sul mondo intero.
Come scriveva nel 1925 l’Albrecht, tale giorno secondo i cabalisti dovrebbe
iniziare con il 1966! (Un anno dopo Nostra Aetate).”
Questo ci riporta ovviamente alla questione della “doppia fedeltà” ebraica: se
esiste, ed esiste, ed è operativo un Governo Mondiale Ebraico – una
sovrastruttura degli interessi ebraici internazionali – è ovvio che non sia
assolutamente pensabile pretendere fedeltà da elementi – siano essi laici o
religiosi,  ortodossi o riformati – che riconosceranno sempre altre
istituzioni, altre leggi ed altre autorità rifiutando quelle degli Stati goyim
come peraltro evidenzia la storia stessa di un popolo che, per una sua
caratteristica precipua (psichico-attitudinale) rilevabile in tutte le epoche e
presso tutti i popoli ai quali si mantennero saldamente estranei, sarà
straniero tra le genti e nazione tra le nazioni sempre in conflitto tra la
fedeltà alle leggi ebraiche (Torah, Talmud) e mai disinteressati tentativi di
“assimilazione” ovvero ad una lenta penetrazione nel corpo sociale ed economico
delle nazioni non ebraiche che, nonostante tutto, non tradiva i precetti
comunitari e le direttive kahaliche superiori.
L’ebreo rimane per sua natura un “rivoluzionario” nel senso di elemento
sovversivo, disgregatore e disintegratore di qualunque ordine costituito non
ebraico: la sua natura, la sua indole, la sua psicologia lo rende il principale
virus d’infezione in seno a qualsiasi società ‘goyim’ in quanto risiede nella
sua ebraicità quell’autentica smania di rivalsa, di vendetta e di isterico
malessere per tutto quanto non sia conforme all’identità e visione del mondo
rovesciata proprie dell’ebraismo. Ebraismo che lungi dall’essere monolitico e
organico si dirama proprio come un’idra dalle mille teste in differenti entità
riuscendo tranquillamente a presentarsi sotto vesti – apparentemente e solo
apparentemente – contrapposte: ecco il segreto di “Israele”!
Sarà attraverso questa strategia di occultamento e mimetizzazione che gli
ebrei potranno assurgere alle più alte cariche nelle amministrazioni pubbliche
e nelle istituzioni delle nazioni militando, indisturbati e mascherati, sia nei
partiti d’ispirazione democratica che in quelli socialcomunisti, divenendo
nazionalisti qualora ciò servisse ai loro calcoli e ai loro tatticismi (…
maestri di tattiche e di manovre oscure non smetteranno mai di usare le loro
quinte colonne disseminate in ogni dove per la causa d’Israele…) e non per
sincero spirito di fedeltà (che, d’altronde, gli ebrei non riconoscono nei
confronti di tutto ciò che ebraico non è).
“Il calcolo di Israele – scriverà sotto pseudonimo uno studioso fascista (11)
in pieno conflitto mondiale – era altrettanto semplice che scaltro. Giocare
simultaneamente sul rosso e sul nero ed avere in mano il banco in modo tale da
essere sicuro di guadagnare sempre, sia sui numeri rossi, che sui neri, che
sullo zero. Israele non manca certo di intelligenza. Non per nulla l’ebrea è
stata definita la “razza di sughero” perchè non va mai a fondo. Con tutte le
tempeste riesce sempre a star più o meno a galla”.
Pertanto che l’ebreo sia praticante o ateo, che segua alla lettera i precetti
talmudici o sbandieri il suo laicismo ai quattro venti, che si professi fedele
di qualunque dottrina e arrivi a proclamarsi perfino nazionalista ‘convinto’
non s’inganni il Gentile ( = non ebreo ) saranno sempre, tra noi, come olio
nell’acqua….nemici e profanatori!

Perchè, per dirla con Arthur Schopenhauer, “la patria dell’ebreo sono gli
altri ebrei”….Il ‘resto’ sono solo ‘ciancie’ e blateramenti di crani ebraici,
di cripto-ebrei e di simpatizzanti d’Israele!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

18 MAGGIO 2010

Note –

1 – Giovanni Preziosi – “La testa del serpente: il Kahal” –  (crf  G. Preziosi
– “Come il giudaismo ha preparato la guerra” – Ediz. “Tumminelli” – Roma 1939)

2 – Giovanni Preziosi – ibidem;

3 – Henry Ford – “L’Ebreo Internazionale” – Ediz. di “Ar” – Padova 1971;

4 – Henry Ford – ibidem;

5 – Il testo in questione è quello dell’ebreo anarchico Camillo Berneri
relativo a “L’Ebreo antisemita” pubblicato in francese nel lontano 1935 e
tradotto e pubblicato in lingua italiana dalla casa editrice Carucci di Roma
nel 1983. Nel testo in questione sono prese in esame alcune delle figure più
controverse del ‘panorama’ ebraico: dal prototipo di ebreo “antisemita”
rappresentato da un Paolo (Saul) di Tarso passando per i molti “inquisitori”
della Chiesa cattolica di origini ebraiche, dall’antiebraismo di Otto Weininger
a quello “di difesa” di un Benjamin Disraeli, dall’antisemitismo materialista
di Karl Marx al razzismo di un Cesare Lombroso. Non mancheranno ovviamente
considerazioni sui “convertiti” al cristianesimo passati ad un feroce
antisemitismo. Scrive Berneri nella sua premessa: “Il lettore che si aspetta un
saggio brillante, perfino divertente, resterà a bocca asciutta e più ancora
resterà deluso chi vorrebbe una monografia storicamente completa su l’ebreo
antisemita. (…) I documenti facilmente accessibili non sono molti. Pur non
volendo sventagliare l’hic sunt leones dei vecchi cartografi, penso di essere
brutale dicendo che molto raramente mi è successo nel corso delle mie ricerche
di imbattermi in veri e propri consistenti “filoni”. Qualche piccolo esempio:
un articolo del Dr. L. Caze su “Quello che sono divenuti gli Israeliti
convertiti nel XIX secolo” (da “La Revue de Revues” – Paris 1896 p. 430-436)
finisce con queste parole: Vi sono (ebrei) persino tra gli antisemiti e
soprattutto tra quelli che credono all’influenza nefasta della razza ebrea e
all’eredità dei vizi.”. (crf C. Berneri – “L’ebreo antisemita”) ….occorrerà
senz’altro una ‘ricognizione’ recensoria!

6) Luca Fantini – “Dostoevskij e il Gran Kahal” – articolo pubblicato per il
sito Terrasantalibera in data 26 Ottobre 2008;

7) Luca Fantini – ibidem;

8) In merito agli accordi di Camp David occorre sottolineare che vi furono due
accordi stabiliti in quella famosa assise del 78: uno relativo al “quadro per
la pace in Medio Oriente” (sappiamo tutti come è finita …solo 4 anni più
tardi “Israele” lancerà la sua operazione militare – che con una certa dose di
fantasia ed ironico cinismo i dirigenti sionisti denominarono nientepopò di
meno che “pace in Galilea” – contro il Libano….da allora possiamo dire che la
‘mattanza’ di arabi, palestinesi o libanesi che fossero, non è mai cessata)
l’altro relativo invece alla conclusione di un “trattato di pace fra Egitto e
Israele”.
Sui due accordi ‘riporta’ l’enciclopedia informatica di wikipedia: “Il primo
accordo aveva tre parti. La prima parte è stata un quadro per i negoziati di
istituire una autonoma autorità auto-disciplinante in Cisgiordania e nella
Striscia di Gaza, ed attuare pienamente la Risoluzione 242 del Consiglio di
Sicurezza ONU. E ‘stato meno chiaro accordi relativi al Sinai, e più tardi è
stato interpretato diversamente da Israele, Egitto, e gli Stati Uniti. Il
destino di Gerusalemme è stato deliberatamente escluso dal presente accordo. La
seconda parte, affrontava le relazioni israelo-egiziane. La terza parte dei
“Principi associati” dichiarava i principi che devono applicarsi alle relazioni
tra Israele e tutti i suoi vicini arabi. Il secondo accordo delineava una base
per il trattato di pace sei mesi più tardi, in particolare, di decidere il
futuro della penisola del Sinai. Israele aveva accettato di ritirare le sue
forze armate dal Sinai, evacuare i suoi 4.500 abitanti civili, e il ripristino
di Egitto in cambio di una normale relazioni diplomatiche con l’Egitto, la
garanzia della libertà di passaggio attraverso il Canale di Suez e di altri
corsi d’acqua nelle vicinanze (come lo Stretto di Tiran), e una restrizione
sulle forze Egitto potrebbe posto sulla penisola del Sinai, in particolare
all’interno di 20-40 km da Israele. Israele ha altresì convenuto di limitare le
proprie forze una piccola distanza (3 km) dal confine egiziano, e di garantire
il libero passaggio tra l’Egitto e la Giordania. Con il ritiro, Israele ha
perso la Abu-Rudeis campi petroliferi nella parte occidentale del Sinai.
L’accordo ha portato anche negli Stati Uniti l’impegno a diversi miliardi di
dollari di sovvenzioni annuali per i governi di Israele e l’Egitto, i
contributi che continuano tutt’oggi, e sono indicati come un miscuglio di
sovvenzioni e aiuti pacchetti impegnata a Stati Uniti d’acquisto di materiale.
Dal 1979 (anno di accordo di pace) al 1997, l’Egitto ha ricevuto 1,3 miliardi
di $ l’anno, che ha anche contribuito a modernizzare il militare egiziano. In
confronto, Israele ha ricevuto $ 3 miliardi all’anno dal 1985 in sovvenzioni e
aiuti militari pacchetti.”
( crf si veda al link:  http://it.wikipedia.org/wiki/Accordi_di_Camp_David )
Di fatto restituendo il Sinai “Israele” ha eliminato il principale Stato arabo
dal fronte del cosiddetto “rifiuto”, lasciandosi libero lo spazio geostrategico
e militare occidentale (resta la striscia di Gaza…il che è tutto un dire) e
assestando un colpo non indifferente alle speranze arabe di una vittoria contro
l’odiata enclave ebraica occupante la Terra Santa ed uno apparentemente (…
occhio…le ‘apparenze’ ingannano …sempre) alle speranze dei rifugiati
palestinesi di tornare a casa loro.

9) – Mons. E. Jouin – dalla  “R. I. S. S.” (Revue Internationale des Societés
Secrètes) , 5ème, “Le péril judéo-maconnique” , deuxième partie; – (si veda
anche:  “Les actes de la Contre-Eglise I , Discipline de l’Imperialisme Juif,
IV”) , QAHAL, a cura di A. Albrecht, Paris, 1925, pagg. 89-122
10) – A. Albrecht – op. cit., Paris 1925;
11)  – M. Appelius – “Parole dure e chiare” – Ediz. “Mondadori” – Milano 1942;

Comments are closed.