TRADIMENTO !

IL SABOTAGGIO DELLA GUERRA FASCISTA CONTRO LE DEMOPLUTOCRAZIE OCCIDENTALI

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Roma divina, a Te sul Campidoglio
dove eterno verdeggia il sacro alloro
a Te nostra fortezza e nostro orgoglio,
ascende il coro

Salve Dea Roma! Ti sfavilla in fronte
il Sol che nasce sulla nuova storia;
fulgida in arme, all’ultimo orizzonte
sta la Vittoria.

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.

Per tutto il cielo è un volo di bandiere
e la pace del mondo oggi è latina:
il tricolore canta sul cantiere,
su l’officina.
Madre che doni ai popoli la legge
eterna e pura come il Sol che nasce,
benedici l’aratro antico e il gregge
folto che pasce!

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.

Benedici il riposo e la fatica
che si rinnova per virtù d’amore,
la giovinezza florida e l’antica
età che muore.
Madre di uomini e di lanosi armenti,
d’opere schiette e di penose scuole,
tornano alle tue case i reggimenti
e sorge il sole.

Sole che sorgi libero e giocondo
sul colle nostro i tuoi cavalli doma;
tu non vedrai nessuna cosa al mondo
maggior di Roma.”

( Inno a Roma )

Una delle principali menzogne storiche, abilmente propagandate dalla
propaganda franco-britannico, e prim’ancora che l’Italia Fascista entrasse
direttamente nella seconda guerra mondiale – falsità e invenzioni
propagandistiche sulle quali continuano a premere il tasto tutti gli “storici”
sistemici (ai quali ovviamente non interessa un fico secco di ristabilire la
verità storica nè tantomeno avallare in alcun modo forme di riabilitazione o
revisione dei giudizi storici e politici sull’esperienza fascista) – è quella
relativa ad una presunta inferiorità militare italiana rispetto alle forze
britanniche e più vastamente “alleate” nel corso dell’ultimo conflitto mondiale
che consegnerà l’Europa intera tra le grinfie della demoplutocrazia
statunitense da una parte e del giudeo-bolscevismo sovietico dall’altra parte.

Ora è fuori discussione che la capacità bellica italiana non potesse
minimamente competere contro il “blocco alleato” allargato alla supremazia
tecnologica-industriale statunitense ma, senz’altro, avrebbe – fintanto che gli
Stati Uniti fossero rimasti fuori dal conflitto – provocato parecchi problemi
alle forze britanniche nel Mediterraneo, in Africa e nel Levante se
sufficientemente ‘sorretta’ all’unisono dalla volontà dell’intera nazione. Il
capitalismo italiano e quindi per conseguenza la produzione industriale e
bellica nazionale erano senz’altro in ritardo rispetto a quello che,
potenzialmente e fattivamente, poterono disporre gli eserciti franco-
britannici: il primo verrà liquidato rapidamente con il blitzkrieg tedesco che
nella primavera 1940 porterà in 40 giorni le armate del Reich a marciare su
Parigi; il secondo avrebbe probabilmente continuato a resistere fintanto che
‘approvigionato’ dagli alleati d’oltreoceano.

In merito comunque alla partecipazione italiana al secondo conflitto mondiale
occorre fare chiarezza e spazzare via il campo dagli equivoci, dalle bestemmie
falsificanti e dalle numerose frasi fatte che una propaganda d’accatto di
quint’ordine resistenzial-antifascista ha prodotto e continuato a ampliare
nell’arco degli ultimi 65 anni. Contrariamente a ciò che ‘disegneranno’ gli
storici ‘democratici’ e antifascisti nostrani e stranieri dopo il conflitto
l’Italia mussoliniana aveva potenzialità militari e eroismo da vendere – come
dimostreranno esemplarmente i paracadutisti della Folgore a El Alamain o i
nostri fanti e cavalieri nelle steppe gelate sul Don nel fronte russo e come
non mancarono di far valere i marinai, gli aviatori i carristi, gli alpini e
tutti gli altri corpi delle nostre forze armate quando chiamati a compiere il
loro dovere – inficiate da un’opera di vile sabotaggio e dalla guerra
sotterranea dichiarata dai vertici militari, dalla Casa Reale sabauda e da
importanti settori dell’industria nazionale già operanti contro il Regime
Fascista e attivatisi alacremente per far perdere la “guerra di Mussolini” e
dei fascisti. Questo ovviamente i libri di testo ‘scolastico-universitari’
sistemici non lo racconteranno mai nè tantomeno può essere sostenuto da quella
corte (degli stracci) rappresentata dai cosiddetti storici contemporanei
allevati al culto dell’antifascismo e coccolati dal Sistema democratico
fuoriuscito vittorioso al lato delle armate anglo-americane e al soldo del
capitalismo d’oltremanica e d’oltreoceano. La deformazione storica sugli
avvenimenti che hanno interessato le vicende belliche italiane costituisce
ancora oggi oggetto di una necessaria opera di revisione contro le menzogne che
continuano ad essere vomitate ad ogni piè sospinto dagli interessati
antifascismi di ogni ‘colore’, risma e appartenenza politica (compreso
l'”antifascismo” neo-fascista che, nel dopoguerra, ha scarabocchiato migliaia
di pagine per dimostrare l’insostenibilità della tesi della “guerra parallela”
o del “salvataggio dell’onore” di chi, dopo l’8 settembre 1943, effettuerà la
“scelta di campo” di militare tra le fila della RSI…anche questa è una
diversione storica abilmente camuffata sotto una spennellata di retorica
patriottico-tricolore in funzione anti-germanica).

Falsità e menzogne che sono state erette a verità con il contributo più o meno
interessato anche di numerosi settori tra quelli che, teoricamente, dovevano
rappresentare gli “eredi” politico-ideologici dell’esperienza fascista….
Vedremo successivamente come e perchè vi fu questa convergenza di giudizi che
ha stabilito infine di ascrivere tutte le responsabilità della sconfitta nel
conflitto al solo Mussolini e alla sola parte uscita perdente (il fascismo)
senza curarsi minimamente di andare alle ‘fonti’ della storia e alle cause
prime che contribuirono a quel tracollo militare, politico e ideologico che
resterà impresso nella storia – italiana e non solo – quale supremo marchio di
viltà e ignominia sotto le due date del 25 luglio e, soprattutto, dell’8
settembre 1943: i giorni del disonore di un intero paese posto da una cricca di
opportunisti e voltagabbana alla mercè delle forze nemiche e dello straniero.

Stranieri e nemici che, si badi bene onde non ripetere errori madornali che
furono abilissimamente sbandierati per decenni dalla storiografia missina e,
genericamente, “di destra”, non erano i tedeschi alleati bensì gli anglo-
americani occupanti le zone meridionali italiane che risalivano a stento la
penisola dopo lo sbarco, ai primi di luglio, in sicilia.

Una considerazione necessaria ed anche un rilievo di notevole interesse in
quanto su quella truffa si è per anni giocato equivocando sul significato
storico, e prim’ancora politico, dell’esperienza fascista: la partecipazione
italiana alla 2.a guerra mondiale fu essenzialmente e legittimamente la
naturale continuazione di un conflitto ideologico, politico e militare che –
dalla guerra civile spagnola e fino al ’45 – per un decennio oppose le
Rivoluzioni Nazionali incarnate superbamente dal fascismo italiano e dal
nazionalsocialismo tedesco alle demoplutocrazie capitaliste dell’Occidente e
alla Russia bolscevica. Ogni altra considerazione su pretese/presunte “guerre
per l’onore” o a tinte patriottiche che furono ‘disegnate’ per anni a
giustificare la scelta di quanti, dopo l’8 settembre ’43, aderirono alla
Repubblica Sociale per continuare la guerra al lato della Germania devono
essere rifiutate come mezze-verità. Sono le stesse mezze verità che, non a
caso, vedranno i dirigenti del MSI affannarsi fin dalla costituzione del
partito per una impossibile e assolutamente demenziale “pacificazione
nazionale” così come saranno proprio questo tipo di ragionamenti che fungeranno
da base ideologica per un ambiente, quello neo-fascista, che rinuncerà
pressochè in toto a riprendere la battaglia anticapitalistica e anti-
imperialistica del “fascismo immenso e rosso” che pure aveva, con la
socializzazione e la Carta del Lavoro di Verona, avuto tanto spazio nell’ultimo
tragico epilogo dell’esperienza fascista.

Crediamo che uno tra i più rilevanti contributi in merito al ruolo e alla
oggettiva politica filo-occidentale esercitata dai dirigenti del neofascismo
sia stato scritto da Vincenzo Vinciguerra (1) il quale ha posto in essere il
problema della funzionalità di scelte politiche e di posizioni che verranno
assunto man mano negli anni dal dopoguerra fino a metà Ottanta dal partito di
Almirante. Niente di nuovo sul fronte occidentale e nessuna particolare
novità.

Ciò che emerge con chiarezza è, oggi, l’assoluta uniformazione degli ex
missini, poi aennini, alle politiche conservatrici e di destra tipicamente pro-
statunitensi al di là di pagine alquanto discutibili del più o meno recente
passato di collusione con questo o quell’apparato di polizia e con servizi di
sicurezza atlantici…il che ovviamente non deporrà mai – qualunque fosse, e
ammesso ve ne fosse una, la “strategia” che si riteneva di seguire – a favore
di quei dirigenti un tempo impegnati ad ingannare vecchi e ,soprattutto,
giovani con le parole d’ordine “Nè Usa Nè Urss Europa Nazione”…

Ma queste diversioni strategiche appaiono ben poca cosa se confrontate con il
palese tradimento ordito e scientificamente attuato da una consistente parte
dei vertici militari delle nostre forze armate nei confronti della guerra
“fascista” (percepita cioè come guerra del solo Regime e di chi a quel modello
ideologico e politico credeva e per il quale fedelmente operava) ovvero la
squallidissima e altrettanto silenziata storia del sabotaggio posto in essere
fin dai primi mesi di guerra dagli Stati Maggiori di Esercito, Marina e
Aeronautica.

Sono pagine tristissime di squallida viltà contro la quale si ergono ancor più
fulgidi gli esempi eroici di quanti – fanti, marinai e avieri – diedero negli
stessi anni la vita per l’Italia e per il Fascismo. Perchè la ‘fola’
dell’incapacità e dell’impreparazione dell’Italia mussoliniana a sostenere un
conflitto nel giugno 1940 ripetila oggi e ribadiscila domani ha finito per
contaminare anche parecchi che non conobbero i fatti e non seppero tirarsi
indietro dal perseverare nel ripetere l’errore.

Un pò come per il preteso “olocausto” di sei milioni di soggetti di razza
ebraica…. anche la menzogna dell’impreparazione bellica italiana dev’essere
smontata alla luce dell’incontrovertibile, perchè documentata e documentabile,
verità storica che vedrà nel tradimento e nel sabotaggio di autentiche quinte
colonne antifasciste infiltrate nell’esercito italiano il vero responsabile
della sconfitta patita dinnanzi alle armi britanniche.

Alquanto rappresentativa di questa vicenda è la figura ignobile
dell’ammiraglio Franco Maugeri (uno dei tanti che tradirono) il quale verrà
decorato a fine conflitto dal nemico “per la condotta eccezionalmente meritoria
nell’esecuzione di altissimi servizi resi al governo degli Stati Uniti come
Capo dello spionaggio navale italiano…” come recitava il “certificato” di
collaborazionismo di cui fu ‘omaggiato’ dal Governo degli Stati Uniti questo
traditore. Uno dei tanti, come dicevamo, e uno fra i tanti che contribuirono
alla sconfitta nè più nè meno puttaneggiando con il nemico.

Maugeri divenne il simbolo del disonore delle nostre forze armate perchè nel
dopoguerra diede alle stampe un libro “From the Ashes of Disgrace” con il quale
rivendicava la sua collaborazione al nemico ed il suo tradimento alla patria in
armi. L’uscita in America del volume “Dalle ceneri della disfatta” fu
semplicemente l’ammissione bella e buona di come un numero considerevole di
ammiragli della marina e generali di aeronautica ed esercito aveva
consapevolmente tradito. Quando l’allora periodico “L’Asso di Bastoni” intentò
una causa contro il Maugeri ( riuscendo a vincerla perchè – come riportò la
storica sentenza della Corte di Appello del Tribunale di Roma – “Il Collegio
(riconobbe ndr) che sussistono sufficienti prove per ritenere che il Maugeri,
anche anteriormente all’8 settembre 1943, aveva intelligenza con le potenze
contro le quali l’Italia era allora in guerra” ) la notizia del tradimento di
alti ufficiali divenne di pubblico dominio confermando quanto già si era
scritto negli ambienti fascisti durante la RSI.

La sentenza arrivò in un momento particolarmente opportuno perchè, nel
frattempo, l’Ammiraglio Maugeri era assurto alla carica di Capo di Stato
Maggiore della Marina e a quella di Comandante del Dipartimento Basso Tirreno a
Napoli. Il traditore venne silurato e sostituito e il 3 giugno 1950 la Corte di
Cassazione, a camere riunite, riconfermò quella sentenza. Il problema più che
altro fu che quella fu una delle poche che furono stabilite dai tribunali della
repubblica (nata “antifascista” e dalla “resistenza”) quando centinaia e
centinaia di altri elementi ai vertici delle Forze Armate tradirono in egual
maniera senza per questo subire alcun provvedimento nè freni alle ‘onorate’
carriere.

Scriverà Antonino Trizzino in proposito della guerra condotta silenziosamente
dagli ammiragli contro il Fascismo in armi: “Supermarina e l’Ufficio
informazioni non hanno mai voluto ammettere che la loro organizzazione fosse
difettosa per quanto riguarda la riservatezza e tendevano ad attribuire la
colpa ad elementi periferici”. Dunque: ministero, Supermarina, Ufficio
informazioni. Era evidentemente in malafede l’Ufficio in formazioni quando
rassicurava l’ammiraglio Jachino. Il suo capo, l’ammiraglio Maugeri, sapeva
bene come stavano le cose: infatti, a guerra finita, nel suo libro di memorie
pubblicato in lingua inglese From the Ashes of Disgrace, egli ha rivelato che l’
ammiragliato britannico contava tra gli ammiragli italiani e nello stesso
ministero della marina persone devotissime, sulle quali poteva fare il massimo
assegnamento, non vedendo esse l’ora di finire comunque la guerra, per liberare
l’Italia dal fascismo. C’era anche lui nel numero di quelli che volevano la
fine a tutti i costi e con qualsiasi mezzo? Non possiamo dirlo, ma è certo che
egli fu ricompensato con la decorazione americana della Legion of Meni, che
porta sul petto, in riconoscimento dei meriti acquisiti appunto mentre era capo
dell’Ufficio informazioni.” (2)

Ed ecco come, per sua stessa ammissione e di suo pugno, l’ammiraglio Maugeri
(supertraditore) scriverà della sua condotta a favore del nemico in un libro,
pubblicato dopo la guerra, che avrà una vasta eco per lo scandalo che susciterà
anche negli ambienti militari: “”L’inverno del ’42-’43 trovò molti di noi, che
speravano in un’Italia libera, di fronte a questa dura, amara, dolorosa verità:
non ci saremmo mai potuti liberare delle nostre catene, se l’Asse fosse stato
vittorioso”. –  E poco più avanti nel libro From the Ashes of Disgrace Reynal &
Hitchcock, New York 1948 Franco Maugeri esplicita in maniera definitiva tale
concetto: “Più uno amava il suo Paese, più doveva pregare per la sua sconfitta
nel campo di battaglia… Finire la guerra, non importa come, a qualsiasi
costo.”

Personalmente ricordiamo di aver letto, fra i tanti altri volumi bellici
lasciatici in ‘consegna’ da nostro nonno (già capitano della Guardia Nazionale
Repubblicana in quel di Piacenza durante la RSI e prim’ancora ufficiale di
stanza sul fronte greco…i racconti in merito al sabotaggio operato già in
quell’occasione, come praticamente per tutta la durata delle ostilità dal 40 al
45, si ‘sciupano’….come ci riferì chi l’aveva toccato con mano alle truppe
italiane impegnate nell’offensiva contro i greci arrivavano per fare qualche
esempio scarponi tutti di una sola taglia oppure tutti destri o sinistri,
cartucce ‘bagnate’ inutilizzabili, materiali scadenti anche per quanto
riguardava il vettovagliamento o l’abbigliamento…nelle rigide montagne che
separavano l’Albania italiana dall’Epiro sarebbe stato un pò troppo chiedere ai
nostri combattenti di indossare i pantaloncini kaki che arrivavano a pacchi
anzichè destinarli, com’era previsto, alle truppe impegnate nell’Africa
settentrionale sul fronte libico-egiziano…anche – soprattutto – questa fu la
realtà delle truppe italiane sabotate dai loro comandanti antifascisti
imboscati a Roma); la storia ripugnante e vile di questo Ammiraglio Franco
Maugeri decorato con attestati di “benemerenza” dalle autorità anglo-americane
per i “servizi resi” durante il conflitto e di aver sentito i racconti di ex
ufficiali questa triste, tristissima, realtà che vedrà operare incoscientemente
ed irresponsabilmente gli alti comandi delle nostre forze armate (soprattutto
della marina e dell’esercito) contro la guerra “fascista” come si dirà poi dal
’45 in avanti…

Volete altri esempi di questo vile tradimento: “Carlo Bergamini: motivazione
della medaglia d’oro: Comandante in capo delle Forze navali da battaglia,
sorpreso dall’armistizio in piena efficienza materiale e morale, trascinò con
la autorità e con l’esempio tutte le sue navi ad affrontare ogni rischio pur di
obbedire, per fedeltà al Re e per il bene della Patria, al più amaro degli
ordini. E nell’adempimento del dovere scomparve in mare con la sua nave
ammiraglia colpita a morte dopo accanita difesa dal nuovo nemico, scrivendo
nella storia della Marina una pagina incancellabile di dedizione e di onore. —
Acque dell’Asinara, 9 settembre 1943.” Occorre forse  sottolineare –
riprendendo quanto scritto dal Trizzino, che, vedi il ‘caso’ (che non esiste!):
“Delle 5 corazzate, 15 incrociatori (7 ausiliari), 23 sommergibili, una
settantina di MAS e 37 cacciatorpediniere e torpediniere, alla fonda nei porti
della Liguria e di Taranto, l’unica ad andare perduta, col suo comandante Carlo
Bergamini, è la Roma. Dopo un colloquio telefonico tra Bergamini, comandante la
squadra, e il capo di S.M. della marina, ammiraglio De Courten, la mattina del
9 settembre la squadra navale, prende il mare alla volta dell’Isola della
Maddalena. Nelle primissime ore del pomeriggio la squadra è in procinto
d’entrare nell‘estuario dell’isola quando giunge all’ammiraglio Bergamini un
messaggio urgente di Supermarina con l’ordine di invertire la rotta e di
puntare in direzione di Bona, in Algeria. E’ successo che in mattinata i
tedeschi hanno occupato la Maddalena e predisposto un piano per impadronirsi
delle unità italiane. Sfuggita la preda si passa ai siluri. Poco dopo le 15 una
formazione di Junker attacca la squadra navale senza risultati. Verso le 16 un
altro gruppo di bombardieri DO-217 è sulle unità italiane. L’attacco questa
volta ha successo, e ne fa le spese proprio l’ammiraglia, la corazzata Roma
che, colpita da due bombe-razzo teleguidate alle 15,52. Cola a picco in 28
minuti. Dei 1849 uomini dell’equipaggio, 1253 perdono la vita: tra questi il
comandante Carlo Bergamini e tutto lo stato maggiore. La squadra fa rotta in
direzione sud e nella mattinata del 10 settembre entra nel porto della Valletta
a Malta.” (3)
E che le perdite subite dalla nostra marina a causa dei tradimenti e
dell’attività di questi sciagurati “ammiragli antifascisti” fossero state
rilevanti (e avessero irrimediabilmente pregiudicato la condotta bellica sul
fronte mediterraneo e africano) si può tranquillamente dedurre anche dal fatto
che, come riportano fonti britanniche e americane, “Si calcola che sulla
perdita di 185 navi, 85 siano attribuibili a Ultra il computer decrittatore di
Enigma di Bletchley Park (vedi nei personaggi Alan Turing). Il primo Enigma a
cadere nel maggio 40 è quello della Luftwaffe (aeronautica), un anno dopo
quello della Marina e nel settembre (41) la Wehrmacht. Si trattava di macchine
leggermente modificate nell’Hardware (rotori). Nel 1942 si arrivò a decrittare
già più di 80.000 messaggi al mese !! ma non erano tutti, erano solo una parte.
I comandanti italiani, come diceva Rommel che sospettava spie a Roma,
cambiavano rotta in alto mare rispetto agli ordini ricevuti e gli andava anche
bene. L’incrociatore Pola non aveva potuto cambiare rotta a Capo Matapan e il
suo comandante, da prigioniero, aveva visto sulla plancia inglese le copie dei
nostri dispacci dell’operazione del 28 marzo 1941. Quando nel 45 Il comandante
Brengola di ritorno dalla prigionia lo rivelò, non gli credette nessuno. Il
segreto che circondava Enigma doveva durare ancora 30 anni, quello sui
contenuti dei dispacci resterà in piedi fino al 2015 !!. (ma anche l’Italia e i
tedeschi violavano e intercettavano messaggi) – la notte di Taranto in
inglese.” (4)
Fondamentale in proposito sarà una voluminosa raccolta antologica – che
comprenderà un trentennio di storia italiana – curata negli anni Sessanta
dall’ex direttore de “L’Asso di Bastoni, Pietro Caporilli. In questa antologia
critica, suddivisa in due volumi, scriverà nel capitolo (XXXVIII) dedicato a
“Spie e servizi ‘segreti'”: “Ovviamente l’ammiraglio Maugeri non era il solo
personaggio ragguardevole al servizio del nemico contro la Patria in armi. Come
abbiamo visto è lo stesso Maugeri ad avvertire che l’ammiragliato britannico
contava una quantità di “amici” fra gli ammiragli di alto rango e che gli
inglesi erano in condizioni di ottenere informazioni autentiche direttamente
dalla fonte.” (5)
Il perchè esistesse quella che non può neanche essere definita una “falla” (…
un’autentica voragine casomai…) all’interno dei nostri servizi segreti
militari è presto detto: tutti i principali comandanti, generali ed ammiragli,
appartenevano a quella casta che traeva le sue origini dall’epoca
risorgimentale ed aveva combattuto la prima guerra mondiale. Si trattava cioè
di ufficiali di carriera, in massima parte appartenenti alla Frammassoneria e
infeudati per questi legami ‘fraterni’ ai loro colleghi britannici, che avevano
prestato giuramento nelle mani della Casa regnante dei Savoia aderendo di
facciata e mai con convinzione al nuovo corso fascista. La maggior parte di
questi rappresentanti ed alti quadri delle forze armate avevano alle spalle un
passato liberale e conservatore che mal si prestava a compromessi con il
Fascismo. E tutti, soprattutto, maldigerivano la guerra contro l’Inghilterra
condotta al fianco del Terzo Reich; posizione assunta dalla Casa Savoia e da
altri noti circoli dell’aristocrazia italiana e dagli ambienti industriali.
“L’11 giugno 1948 il segretario di Stato alla Marina degli Usa conferì a
Maugeri la “Legion of Merit” per gli eccezionali servizi resi alle forze navali
militari alleate. Gli Usa poi minimizzeranno sia sul valore della decorazione
che sulla motivazione, definita standard dal tempo di George Washington. Nello
stesso tempo era uscito il libro intervista in inglese che qualcuno si peritò
di tradurre. A pagina 76, per esempio, si legge che la Marina italiana non
aveva piani per una guerra contro l’Inghilterra. .Tutti i nostri calcoli ed il
lavoro dello Stato maggiore era basato sul presupposto che in ogni futuro
conflitto non avremmo mai combattuto contro la Marina britannica e quando
iniziò la guerra non avevamo alcun piano di operazione contro Malta. Altri
spezzoni sono già scritti, ma il monocorde assolo di Maugeri non cambia.
Sorprendente, per esempio, il ricordo di un episodio del 17 agosto 1942: .
Questa mattina alla riunione di Supermarina sono stato solo io a protestare, e
violentemente, contro la pretesa del comando aereo tedesco di cambiare le rotte
dei nostri convogli in mare. Si trattava dei convogli verso l’Africa, i cui
frequenti disastri preoccupavano da tempo l’Alto comando italiano e i tedeschi
che non erano tonti: appariva incomprensibile come l’avversario riuscisse a
individuarne il più delle volte il percorso quasi ne fosse precedentemente
informato. I sospetti di talpe annidate nella capitale tormentarono a lungo l’
ammiraglio Luigi Sansonetti, sottocapo di stato maggiore della Marina, tanto da
indurlo a riferire al supremo vertice militare italiano, Ugo Cavallero.
Difficile però muoversi con efficacia fra i corridoi su un argomento così
delicato.” (6)
Che i tedeschi non fossero ‘tonti’ e che molti, ai vertici delle forze armate
italiane, stessero tradendo la guerra fascista era chiaro e risultò ancor più
evidente nell’immediato dopoguerra quando vennero fuori altre rivelazioni in
merito all’aiuto offerto agli “alleati” anglo-americani: “L’elenco delle spie
italiane al servizio del nemico – scriverà Pietro Caporilli (7) – non si saprà
mai, ma è storicamente accertato, per ammissione dello stesso avversario, che
tale elenco dev’essere molto lungo e che tali spie erano annidate in tutti i
settori della vita nazionale. Il Capo del Servizio Segreto Navale americano,
ammiraglio Zacharias, nel suo “Secret Missions”, libro sconosciuto in Italia,
scrive testualmente: “La flotta italiana fu attaccata con mezzi psicologici.
Era un facile bersaglio. Già si sapeva che la loro marina era fondamentalmente
contraria ad una guerra a fianco della Germania contro gli alleati. Ciò era
dovuto alla conoscenza che la flotta aveva della sua stessa debolezza, ed in
parte alle tremende sconfitte che essa aveva sofferto all’inizio della guerra.
Parte di queste sconfitte furono causate dal brillante lavoro di informazione
dell'”Intelligence Service” e della Royal Navy. Alla vigilia dell’entrata in
guerra l'”Intelligence Service” si era procurato in Roma varie informazioni che
permisero l’affondamento di oltre 20 sommergibili italiani tra il giugno e il
novembre 1940. L’attacco degli aerosiluranti nel porto di Taranto fu una altro
colpo da cui la marina italianma si riebbe con difficoltà.”.
Al di là della pretesa “debolezza” delle nostre forze navali – del resto lui,
ammiraglio americano vincitore, poteva pure scriverlo a guerra finita – risulta
chiaramente come ben lungi da questa presunta inferiorità fossero da
addebitarsi i rovesci subiti esclusivamente al sabotaggio interno che, come ci
confessano gli stessi americani e i loro complici britannici, iniziò ben prima
delle ostilità: il nemico sapeva tutto e anticipatamente perchè c’era chi
informava e tradiva!
Altro che invincibilità britannica sui mari!
Continua lo stesso ammiraglio sottolineando che “durante la campagna in Italia
la guerra psicologica fu intensificata allo scopo di causare la resa della
flotta italiana intatta nelle nostre mani. I piani di questa resa furono
preparati a Londra in collaborazione col “Foreign Office” che era tenuto
costantemente informato della situazione. Agli inizi di giugno (del 1943 ndr)
i nostri esperti furono avvisati che la caduta di Mussolini era imminente, e
che dietro tale caduta si profilava la totale disfatta italiana. In questo
periodo noi mantenevamo i contatti con vari elementi dissidenti dei più alti
ranghi della Marina Italiana e attraverso questi preparavamo la resa della
flotta. La valutazione dei nostri rapporti informativi ci convinceva che la
flotta era favorevole alla resa e agli inizi di luglio noi preparammo un
proclama da emananre al momento opportuno per spingere la flotta italiana a
raggiungerci. Il momento giusto venne quando nella tarda estate furono aperti i
negoziati segreti e paralleli con il maresciallo Badoglio, allora capo del
governo italiano, ed i comandanti della resistenza italiana.” (8)
E qui si può ben parlare di aperto tradimento e di complotto ai danni del
Fascismo e contro la Patria! Un complotto che non passò certamente inosservato
tra i vertici delle forze armate dell’alleato tedesco che, difatti, oltre a
diffidare totalmente delle ‘rassicurazioni’ del traditore Badoglio e del suo
proclama del luglio precedente sulla “continuazione” del conflitto, si guardò
bene dall’abbandonare le postazioni in vista del tradimento che, a Berlino e
nelle alte sfere militari germaniche, era dato come scontato. L’alleato
italiano si era dimostrato inaffidabile ed i tedeschi lo sapevano perfettamente
che, caduto il Fascismo e incarcerato Mussolini, gli italiani avrebbero trovato
un modo per svincolarsi dal conflitto e andare ad abbracciare i loro nuovi
“alleati” e futuri “liberatori”.

A conferma di come fosse diventata ingestibile la guerra sul fronte africano e
nel Mediterraneo fin dall’inizio ci viene incontro anche la testimonianza del
generale in capo delle truppe tedesche nel nord-africa, il Gen. Rommel, il
quale nei suoi diari personali scriverà: “estate 41. … E’ Necessario che il
massimo segreto sia mantenuto sulla preparazione dell’offensiva: ho fondati
motivi di ritenere che in Italia è illusione il supporre di mantenere il
riserbo sui propositi più confidenziali: Comandanti e Capi parlano e
chiacchierano e non conoscono riservatezza. Roma è una specie di Shangai, un
bazar levantino in cui le informazioni si scambiano, si vendono, si barattano,
si regalano, si inventano. D. mi ha comunicato in 24 ore, pettegolezzi banali
che riguardano, fatti in Africa e riferiti, dopo poche ore, sulle rive del
Tevere: del resto gli inglesi sono informatissimi, al minuto delle partenze dei
convogli dai porti italiani. Si deve alla machiavellica manovra degli ammiragli
e dei Comandanti delle scorte – ormai duramente provati dall’esperienza – se le
perdite non sono maggiori; infatti mi riferiscono che i comandanti italiani
contravvengono regolarmente agli ordini di operazioni che vengono loro
comunicati, sicuri come sono di trovare subito sulla rotta stessa, appuntamenti
con sommergibili ed aerei inglesi.
-14/11/42 – alla moglie (estratto): “Da Roma ci sono giunte preoccupanti
notizie sulla situazione italiana. Al Comando Supremo italiano l’atmosfera è
oscillante, grigia e gravida di elettricità. Le ostilità contro di noi
aumentano. Si teme, negli ambiente della Corte vi siano correnti che premono
sul Re d’Italia perché prenda in mano la situazione interna italiana e limiti
l’autorità del Primo Ministro (Mussolini). Voci darebbero sicuro al nostro
servizio informazioni che la Principessa ereditaria, MARIA JOSE’, abbia avuto,
tramite una sua amica francese, dei contatti con diplomatici americani ed
inglesi in Svizzera per una pace separata. Sarebbe mostruoso!” ….”Il
Maresciallo Cavallero, capo del Comando Supremo italiano sarebbe stato silurato
“per ordine del Re d’Italia” . “Non mi mandano rinforzi. Ma come potremo
vincere questa guerra se perdiamo qui in Africa? ” (9)

Questo con buona pace di tutti coloro i quali continuano a blaterare di
“inefficienza”, “irresponsabilità”, “impossibilità” dell’Italia fascista di
condurre abilmente la guerra contro la Gran Bretagna e i cosiddetti “alleati”
…menzogne storiche come quelle, a ‘fiumi’ d’inchiostro, che vennero scritte
sul valore e sull’eroismo dei “partigiani”. Menzogne oltremodo avallate anche
da una pubblicistica ‘di parte’ – che si definiva erede dell’esperienza
fascista (sic!) – che in nome di una “pacificazione nazionale” finirà per
consegnare alla Seconda Repubblica – che diciamocelo francamente fa ancor più
schifo della Prima – il partito dei venduti e dei rinnegati di Alleanza
Nazionale. Bontà loro che si dichiarino ancora oggi “anticomunisti”….ma – che
diamine! ci mancherebbe altro! – solidamente e indiscutibilmente
“democratici”… Logico ‘attracco’ terminale dell’esperienza missina…La tesi
della “pacificazione nazionale” fu uno dei tre cavalli di battaglia
(nazionalismo e anticomunismo gli altri due) principali adottati dal MSI fin
dalla sua fondazione (10). Non devono poi stupire le assurde iniziative
golpiste che – per quasi un ventennio (dai primi Sessanta fino ai primi Ottanta
circa) – attraversarono la galassia “neo-fascista”….Facciamo i colpi di Stato
anticomunisti con l’ausilio delle Forze Armate …quelle nate dalla Resistenza
e dalla lotta partigiana dei Sogno e dei Pacciardi…. Brividi!  Un pò come
pensare di appoggiarsi alla L.E.D. (Lega Ebraica di Difesa) per fondare un
movimento anti-ebraico e condurre una battaglia rivoluzionaria…o scorgere
nell’attuale sottosegretario agli Esteri, l’ebrea ultra-sionista Fiamma
Nirenstein, un valido elemento per una tenace politica anti-sionista!

Ma non divaghiamo e ‘proseguiamo’ con le testimonianze ‘scomode’: “Dopo la
guerra – prosegue Caporilli (11) – , due ufficiali del Servizio Segreto
americano, hanno pubblicato, con il patrocinio morale del loro capo gen.
Donovan, la storia della missione condotta da Marcello Girosi portato in volo
da New York in sicilia per consegnare al fratello un messaggio custodito nella
rilegatura di un libro e che il Presidente Roosevelt aveva approvato e
personalmente riveduto e corretto. Messaggio che venne regolarmente consegnato.
Ma questo non è che un episodio. Più chiaro e più eloquente è quanto risulta
dal testo della motivazione della “Silver Star” conferita a Marcello Girosi
(attualmente produttore cinematografico a Roma) “per aver contribuito a
staccare il comando della flotta italiana dal Regime Fascista e per aver
assicurato alla maria Americana importanti piani che si rivelarono di enorme
importanza per la flotta USA”.

Oltre al “canale vaticano” – del quale fa menzione lo stesso Caporilli –
occorre sottolineare che furono i vertici dei nostri servizi i principali
artefici di queste ‘veline’ che passavano indisturbati al di là della Manica
prima e dell’Atlantico poi ma che ciò fu possibile – e ampiamento auspicato e
sostenuto – grazie alle connivenze di importanti esponenti e della stessa casta
militare e della politica non da ultimi coloro i quali aspiravano a diventare i
nuovi amministratori del paese e, tra tutti, il maresciallo Badoglio:
“Rivelazioni interessanti – scrive ancora il Caporilli (12) -, se ve ne fosse
bisogno, sull’opera di Badoglio come sabotatore della Patria in armi, si
possono leggere anche in un libricino dell’avv. Guido Cassinelli, “Appunti sul
25 luglio”. E’ una fonte non sospetta giacchè si tratta di un fedele
sostenitore di Badoglio al corrente di molti retroscena. Difatti il Cassinelli
avverte di aver avvicinato con frequenza Badoglio nel novembre 1942 rivelando
come fin da allora costui avesse tessuto la sua trama al punto che già si
discuteva sui nomi di coloro che avrebbero dovuto formare il primo governo
antifascista con scioglimento della Camera, epurazione della magistratura e
della burocrazia, smantellamento del sindacalismo fascista e nomina di prefetti
regionali. La confidenza più interessante di Badoglio e che Cassinelli annota è
questa: “Ci sganceremo con o senza l’iniziativa della Monarchia”. Traditore per
sadica inclinazione, è chiaro che accarezzava l’idea di assidersi lui al
Quirinale, naturalmente sulle rovine della Patria. Eravamo nel novembre 1942.
(….) Lo stesso nemico ci ha fornito una preziosa testimonianza in proposito
attraverso il libro di Wallace Carrol, un’alta personalità militare, intitolato
“Persuade or perish” , nel quale si può leggere: “Primi del gennaio 1943. Sei
mesi prima dell’invasione dell’Italia noi ponemmo in opera quello che speravamo
sarebbe stato il piano migliore della lotta psicologica per porre l’Italia
fuori della guerra. In quel mese vi erano pochi pacifisti fra gli italiani. Il
più importante di questi era il Maresciallo Pietro Badoglio, l’ultimo Capo di
Stato Maggiore dell’Esercito Italiano. Badoglio propose di mandare un
rappresentante in Cirenaica per discutere con gli alleati un piano coordinato
di azione per buttar fuori Mussolini. Allora egli ed altri ufficiali ebbero
costituito un governo militare per fare la pace con gli alleati.”.

Lo stesso supertraditore Badoglio ammetterà candidamente questo progetto
scrivendo in un libro di memorie che: “Io avevo potuto prendere, per mezzo di
persone fidate, contatto con personalitò inglesi in Svizzera. Ma nessun
affidamento esse avevano potuto dare, ed unico risultato era stato di far
sapere al Governo inglese che io cercavo ad ogni modo di accordarmi con lui.”
(13)

Abbiamo già avuto modo di vedere dalle memorie di Rommel come in Germania ci
si facesse ben poche illusioni sulla tenuta dell’alleato italiano. Erano
‘percezioni’ che investivano i tedeschi ai più alti gradi e delle quali sono
riportate numerose testimonianze. Nel volume di Karl Abshagen , “Lo spionaggio
nel Terzo Reich” ( scritto anti-nazista di propaganda che intendeva
giustificare l’operato dell’ammiraglio Canaris e dei suoi congiurati che
miravano ad abbattere il Fuhrer e che prepararono e realizzarono il fallito
attentato contro Hitler del 20 luglio 1944 ), si può leggere alcune
interessanti note. Tra le altre che i congiurati e traditori d’Italia e
Germania “…sapevano di essere soggetti alla vigilanza degli agenti dei
rispettivi partiti politici e quindi di dover moderare il tono delle
conversazioni ufficiali. Il modo di esprimersi “eclittico” di Canaris veniva
ben compreso dai suoi colleghi italiani. Succedeva però talvolta – specialmente
quando tutti si trovavano in compagnia ristretta od a quattr’occhi  – che gli
italiani si esprimessero assai chiaramente parlando di Canaris. L’ambasciatore
von Hassel ha annotato nel suo diario un colloquio da lui avuto col giudice di
tribunale von Dohnanyi, uno degli intimi di Canaris, il quale gli aveva
affermato che fin dall’autunno 1941 alcuni ufficiali italiani (probabilmente
appartenenti al S.I.M.) gli avevano dichiarato che Mussolini sarebbe stato
rovesciato per opera dell’esercito nel corso del prossimo inverno. (…) Se ce
ne fosse bisogno, la conferma di quanto testè riferito, ce la offre lo stesso
Capo del controspionaggio tedesco Schellenberg nel suo libro di “Memorie”
narrando delle irrefutabili prove da lui raccolte sul tradimento di Canaris. E’
un’altra “pezza d’appoggio” utile ad illuminare meglio il lettore su questo
diabolico doppio e triplo gioco. Scrive Schellenberg: “Nel 1943 su Canaris
cadde il sospetto di complicità in una grave azione di sabotaggio compiuta in
Italia. Badoglio aveva iniziato i contatti con gli alleati occidentali per
cessare le ostilità e il generale Amè, capo del servizio segreto italiano,
d’accordo con Canaris tentata in tutti i modi di nascondere ai capi tedeschi il
voltafaccia che si preparava in Italia. Tutti i rapporti che arrivavano ai
nostri servizi politico e militare parlavano del mutamento imminente, ma i
rapporti di Canaris al suo diretto superiore,feldmaresciallo Keitel,
continuavano ad essere rassicuranti. (…) Nella parte che riguardava l’Italia
, Schellenberg così conclude la sua narrazione: “Nel 1941 e 1942 la mia
organizzazione aveva dovuto occuparsi soprattutto di ridurre al silenzio una
quantità di spie in Italia. Fino alla capitolazione dell’Afrika-Korps, avvenuta
nel maggio 1943, non ci fu una sola petroliera, non una nave o un aereo da
trasporto di cui gli Alleati non conoscessero l’esatta posizione. E’ un fatto
provato!” (14).

Posizione esatta delle nostre unità di marina, dei nostri mezzi di trasporto
truppe e vettovagliamento, delle rotte delle navi da guerra, codici decrittati
tranquillamente a Londra e poi passati a Washington, documenti consegnati al
nemico, aperta violazione delle minime norme di segretezza e palese sabotaggio
della condotta bellica furono questi i reali motivi che porteranno alla
sconfitta italiana o, per esser chiari – repetita juvant – al tradimento
perpetrato dagli antifascisti vertici della marina italiana.

I rovesci di Taranto, capo Matapan, l’affondamento dello Scirè e di decine di
altri sommergibili (15) così come altre dolorose pagine della guerra sui mari
condotta con ardimento ed eroismo dalle nostre unità si devono esclusivamente a
questa vera e propria guerra alla guerra fascista ed all’infame voltafaccia di
chi – accettando la resa senza condizioni – porterà l’intera nostra flotta ad
arrendersi senza colpo sparare e sottomettersi al nemico a Malta (dalle cui
carceri – si narra – gli italiani arrestati dagli inglesi che aspettavano la
libertà dalle armi tricolori sputeranno tutto il loro odio contro la viltà che
fece tradire e l’ignominia che fece cessare di combattere). Una delle pagine
più tristi e più ignobili dell’ultimo conflitto mondiale quello delle vicende
della marina italiana che, sia ben chiaro, non fu la sola ad essere tradita dai
voltagabbana filo-occidentali delle alte sfere militari (16)

‘Questa’ è la genesi dalla quale nacque e si fondò la Repubblica nata dalla
resistenza e dal tradimento. Senza un’approfondita opera di revisione storica
sarà assolutamente impossibile qualsivoglia ipotesi di “antagonismo”….ammesso
– e non ‘concesso’ – che ci sia oltretutto qualcuno che sia interessato
seriamente ad opporsi ad un regime corrotto e corruttore, iniquo e alienante,
qual’è quello della democrazia imperante da oltre sessant’anni in questa nostra
Italia!

E – nel riaffermare che la Patria è Una, indivisibile e eterna (…alla
‘faccia’ di chi sbava di secessionismo e “indipendenze” più o meno infarcite di
mitologie celtico-padaneggianti buone solo per qualche decerebrato o per i
piccoli interessi della borghesia “lumbard”…) – crediamo non irrilevante
rimandare alla maestosità imperiale dell’Urbe….Roma: maestra di vita e di
civiltà!

Altro che “fratelli d’Italia” (…l’inno di Mameli delle coccarde tricolor-
massoniche risorgimentali…il Risorgimento italiano una pagina ancora tutta da
scrivere…e sulla quale forse sarebbe opportuno stendere un pietoso velo…) o
– …all’imbecillità non c’è mai fine …-, peggio, un improbabile “Va
Pensiero…” verdiano….- roba da israeliti e cripto-giudei! – si esalti la
grandezza patria, si esalti Roma e la sua inimitabile eccelsa volontà
d’imperio!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

13  MAGGIO 2010

Note –

1 – Vincenzo Vinciguerra – “”Ergastolo per la libertà – Verso la verità sulla
strategia della tensione”, Edizioni  “Arnaud”, Firenze 1989 –  “La strategia
del depistaggio”, Edizioni “Il fenicottero”, Bologna 1993; e “Camerati, addio”,
Edizioni di Avanguardia, Trapani 2000,

2 – Antonino Trizzino – “Navi e Poltrone” – Ediz. “Longanesi” – Milano

3 – Antonino Trizzino – op. cit.;

4 –  si veda all’indirizzo informatico: http://www.nwc.navy.
mil/press/Review/2006/summer/art5-su06.htm

5 – Pietro Caporilli – “Trent’anni di vita italiana” Vol. 2 – Ediz. “Michele
Nastasi” – Roma 1967;

6 – Antonio Trizzino – op. cit.;

7 – Pietro Caporilli – op. cit. ;

8 – Pietro Caporilli – op. cit. ;

9 – in particolare si veda dello storico inglese David Irving – “The Trail of
fox – La pista della volpe” (1977).

10 – In proposito scriverà Maurizio Lattanzio: “Il MSI è il ‘luogo’
parlamentare della destra sistemica che ‘fissa’ gli equilibri ‘meccanici’ del
Sistema ‘sulla destra’ della convenzione oligo-amministrativa di controllo e di
repressione correlata con la ‘programmazione’ di ‘difesa’ degli interessi
plutocratici riconducibili agli apparati strutturali della istituzionalità
occulta giudaico-mondialista, nonchè alle ‘sedi’ di ‘mediazione’ organizzativa
dell’Alta Finanza ebraica internazionale. Esso è ‘propaggine’ storica che
costituisce esito di ‘derivazione’ dell’antifascismo di destra – savoia e
vaticano, giudaismo e massoneria, risorgimentalismo e liberalconservatorismo,
borghesia finanziaria e imprenditoriale, professionale e commerciale –
strutturalmente ‘contiguo’, intellettualmente ‘miscidato’ e soggettivamente
‘insinuato’, sul piano politico-culturale, con e negli organismi
‘potenzialmente’ rivoluzionari del Fascismo tendente all’assorbimento – invece
che alla ‘eliminazione’ – di ambiti ‘opinionistici’ e di fattori oligo-sociali
‘inseriti’ nella esperienza ‘totalista’ fascista al fine di ‘erodere’
dall’interno la sua dinamica politica rivoluzionaria mediante ‘collaborazione
di sabotaggio’. Il MSI costituirà l’apparato organizzativo di ‘trasferimento’
del consenso elettorale neofascista nell’area anticomunista occidentale che
individuerà l”ubicazione atlantica’ dell’Italia, quale ‘effetto’ territorial-
coloniale dell”assetto’ imperialistico-condominiale di Yalta: “Il Movimento
Sociale Italiano – scrive Vinciguerra – nasce con il fine di imprigionare la
massa dei reduci fascisti, spegnendone le velleità rivoluzionarie, in una
gabbia dalla quale indirizzarli, elettoralmente e, se e quando necessario,
fisicamente e militarmente contro i ‘bolscevichi senza Dio’ di Palmiro
Togliatti e del Fronte Popolare. Il magma incandescente che fuoriusciva in
mille rivoli dal vulcano fascista, non ancora spento, venne riunito in un’unica
colata incanalata verso obiettivi funzionali al rafforzamento e al
consolidamento del nuovo regime.” ( crf Maurizio Lattanzio – Ricognizione
Scrittoria – Vincenzo Vinciguerra – “Camerati addio” – da “Islam Italia” – Anno
2 Nr. 19 – Luglio 2003 )

11  -Pietro Caporilli – op. cit. ;

12 – Pietro Caporilli – op. cit. ;

13 – Pietro Badoglio – “L’Italia nella seconda guerra mondiale (1940-1945)” –
Ediz. “Mondadori” – Milano 1982. Si consultino anche, sempre del supertraditore
Badoglio, i volumi:  “La via che conduce agli alleati”, Edizioni Erre, 1944 e
“Rivelazioni su Fiume”, Ediz. Donatello De Luigi, Roma, 1946;

14 – Pietro Caporilli – op. cit. ;

15 -in proposito sono assolutamente da leggere i libri di Teucle Meneghini –
“Cento sommergibili non sono tornati” – Ediz. “Centro Editoriale Nazionale” –
Roma 1980 e di Nino Arena “Bandiera di combattimento – Storia della Marina
Militare Italiana” sempre edito dal Centro Editoriale Nazionale di Roma e
soprattutto di Antonino Trizzino il fondamentale già citato “Navi e poltrone” –
Ediz. “Longanesi” – Milano 1953 nel quale sono esaurientemente riportati i
principali avvenimenti relativi al sabotaggio condotto dall’ammiragliato
italiano contro la guerra fascista. Scriverà in proposito, presentandolo al
pubblico, “Controstoria”: “Il libro conobbe un successo straripante, la casa
editrice Longanesi ne stampò 20 edizioni, Trizzino si concesse l’enorme
soddisfazione di essere assolto in appello dall’accusa di aver vilipeso il
ministero della Difesa e di aver diffamato gli ammiragli Leonardi, Pavesi e
Brivonesi. E dire che Trizzino non disponeva delle prove prodotte 50 anni dopo
da De Risio e Fabiani, aveva soltanto annusato l’aria e capito bene quale vento
spirasse. A differenza dell’aeronautica, la marina era stata sempre permeata di
sentimenti antigermanici. E di massoni era composto quasi l’intero vertice
della nostra flotta. Di conseguenza sussisteva una generale propensione verso
la gloriosa marina britannica. Su un simile comune sentimento pesavano poi
altri fattori: 67 alti ufficiali erano sposati con donne straniere, quindi
facilmente avvicinabili; due importanti ammiragli – Mario Farangola, alla guida
dei sommergibili, e Vittorio Tur, titolare d’incarichi molto delicati – avevano
mogli inglesi, mentre due capitani di vascello destinati a una folgorante
carriera, Brivonesi e Alberto Lais, erano coniugati con un’inglese e
un’americana, ma anche Carboni lo era.”

16 A proposito del comportamento dei vertici dell’Aeronautica italiana alcuni
anni più tardi, sempre sulla stessa lunghezza d’onda, sarebbe stato Giuseppe
D’Avanzo a fornire nel suo “Ali e poltrone” – Ediz. “Ciarrapico” – Roma 1976;
uno spaccato del tradimento perpetrato contro la “guerra fascista” nei cieli;

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