UP PATRIOTS TO ARMS!


“La fantasia dei popoli che è giunta fino a noi
non viene dalle stelle…
alla riscossa stupidi che i fiumi sono in piena
potete stare a galla.
E non è colpa mia se esistono carnefici
se esiste l’imbecillità
se le panchine sono piene di gente che sta male.

Up patriots to arms, Engagez-Vous
la musica contemporanea, mi butta giù. (….)

L’Impero della musica è giunto fino a noi
carico di menzogne
mandiamoli in pensione i direttori artistici
gli addetti alla cultura…
e non è colpa mia se esistono sciacalli sulle disgrazie umane
se i palinsesti sono pieni di morti da filmare.

Up patriots to arms, Engagez-Vous
la musica contemporanea, mi butta giù.

Mi butta giù up patriots to arms, Engagez-Vous
la musica contemporanea, mi butta giù.

( Disciplinatha – “Up patriots to arms” feat. Franco Battiato – album “Un
mondo nuovo” 1994 )

« i Disciplinatha sono l’unico gruppo italiano che vale la pena ascoltare »
(Jello Biafra)

“Questa campagna contro il popolo americano,contro la cultura e i valori
tradizionali del popolo americano,è una strategia sistematica di tipo
psicologico.E’ orchestrata da una vasta rete di gruppi di pressione,espressione
non solo della “Costa Est”,ma anche del radicalismo di sinistra.Tra di loro,
possiamo citare il Dipartimento di Stato,quello del Commercio,le banche
centrali ,le multinazionali ,i mass media, l’establishment della cultura ,
l’industria dell’intrattenimento e le maggiori organizzazioni no-profit.Signor
Presidente,un attento esame di ciò che sta accadendo dietro le quinte degli
avvenimenti mondiali,rivela che tutti questi gruppi di potere stanno lavorando
per creare quello che alcuni chiamano il “nuovo ordine mondiale”. Le
organizzazioni private,come il “Council on Foreign Realtions” ,la “Dartmouth
Conference” , l’Aspen Institute for Humanistic Studies” ,l’Atlantic Insitute e
il Bilderberg Group” servono a diffondere e a coordinare i piani di questo
“nuovo ordine mondiale”,nei settori vitali degli affari,della finanza,della
cultura e dell’amministrazione…L’influenza dei loro membri all’interno del
nostro establishment politico sta diventando un dato di fatto,nella nostra
realtà quotidiana.Questa influenza cosi forte lavora,a lungo termine,contro la
sicurezza della nostra nazione.Rappresenta un’ingerenza che,se non controllata,
potrebbe,in ultima analisi,sovvertire il nostro ordine costituzionale”.

( sen. Jesse Helms – alla Commissione Affari Interni del Senato degli Stati
Uniti – Dichiarazione del 15 dicembre 1987 )

“Il nostro ordinamento politico viene definito democratico e dovrebbe
dipendere dalla maggioranza. Un ideale magnifico, se si potesse applicarlo. Il
popolo elegge i candidati, ma sono gli apparati dei partiti che li nominano, e
per essere efficienti gli apparati dei partiti devono spendere somme enormi di
denaro. Qualcuno deve pur versare tali somme e questo qualcuno, si tratti di
individui, di gruppi finanziari, di organizzazioni sindacali o di quello che
preferite, pretende in cambio una certa considerazione. Io e le persone come me
pretendiamo di poter vivere in un decente isolamento. Sono il proprietario di
parecchi giornali, ma non mi piacciono. Li considero una costante minaccia a
quel pò di indipendenza che ci è rimasta. Le loro incessanti vociferazioni
sulla libertà di stampa significano, tranne poche onorevoli eccezioni, la
libertà di speculare sugli scandali, sui delitti, sul sesso, sul sensazionale,
sull’odio, sulla diffamazione, la libertà di fare propaganda a scopi politici e
finanziari. Un giornale è un’impresa finanziaria che si propone di guadagnare
denaro mediante il reddito degli annunci pubblicitari. Ciò dipende dalla
tiratura e voi sapete bene da che cosa dipenda a sua volta la tiratura.”
( Harlan Potter – ricco magnate americano , personaggio del volume di Raymond
Chandler – “Il lungo addio” – (originale “The Long Good-Bye” 1953) – ediz.
italiana “Tutto Marlowe investigatore” – Vol. 2 – “Arnoldo Mondadori Editore” –
Milano 1988)

Eravamo ancora nei primissimi anni Ottanta quando – con una puntualissima e
geometrica precisione evocativo-melodica – Franco Battiato dava alla ‘luce’ il
suo album “Patriots”, traccia musicale di una stagione che sarà contrassegnata
da una serie di indiscutibili avvenimenti che avrebbero ‘scombussolato’ per
diversi lustri la politica internazionale: iniziava la guerra del golfo tra
l’Iran islamico-khomeinista e l’Irak ba’athista di Saddam Hussein che per otto
lunghi anni avrebbe opposto le due nazioni in una estenuante e logorante guerra
fratricida mentre – poco distante – i sovietici occupavano stabilmente (così
almeno credettero al Cremlino) e prendevano posizione in Afghanistan ….
l’Armata Rossa avrebbe conosciuto il suo Vietnam impantanandosi in un
invincibile conflitto contro la resistenza dei muhjaeddin targati (ma all’epoca
pochi se ne ‘accorsero’ o finsero di non accorgersene) CIA.
A quel tempo il mondo si trovava nel pieno della contrapposizione bipolare e
della guerra fredda – mentre i russi se ne andavano incontro alla loro disfatta
accuratamente ‘preparata’ dalla banda Brzezinski-Kissinger e
dall’amministrazione Carter – e gli americani iniziavano a riprendersi dal post-
Vietnam, dal Watergate (che tanto aveva fatto parlare dell’influenza
“sproporzionata” e dell’altrettanto intollerabile – per l’Establishment –
“potere” della “carta stampata” e , più in generale, dei media da far correre
ai ‘ripari’ le teset d’uovo dell’Establishment a stelle e strisce) e da altre
mille storture del loro sistema politico fradiciamente corrotto e palesemente
marcio -…erano gli anni che avrebbero preparato l’oligarchia mondialista
all’applicazione, in salsa reaganiano-neocons, della nuova politica estera del
Gendarme ‘democratico’, portando i veritici della piramide del potere alla
realizzazione pratica di quel documento di realismo politico e cinica
ambivalenza ….documento ‘double-face’ ad uso interno e, soprattutto,
esterno… denominato “la crisi della democrazia” e redatto nel 1974  da Samuel
Huntington (politologo di Harvard) ,da Michel Crozier (un sociologo francese,
membro della Accademie des sciences morales et politiques) e da Joji Watanuki
(membro giapponese della Trilateral) -; realizzazione alla quale i solerti
funzionari targati CFR avrebbero provveduto raddrizzando le sorti della vecchia
baldracca d’oltreoceano….
L’America ….il ventre profondo della sovversione. La democrazia per
eccellenza. Sulla quale ‘stendevano’ le loro analisi e i loro rimedi gli
esponenti ‘trilateralisti’ tutti presi al salvataggio della Grande Meretrice
arrivando a sostenere “il bisogno di instaurare un dialogo tra il Dipartimento
di Stato e le multinazionali” mediante una tattica che prevedeva che “il primo
eserciterà pressione sui Paesi sviluppati,affinchè adottino legislazioni
liberiste e contrarie ai nazionalismi; le seconde forniranno al Dipartimento di
Stato le loro conoscenze sui Paesi in cui operano” (1).
Una visione coerentemente fiduciosa in un avvenire giudicato ‘radioso’ per i
nuovi orizzonti della politica statunitense proiettata, di lì a poco, a
svolgere quel ruolo di gendarme planetario che – de facto – già esercitava in
maniera più o meno incontrastata sin dalla fine della seconda guerra mondiale:
il ‘condominio’ planetario con i sovietici era lo specchietto per le allodole
per i ‘gonzi’ di ogni risma e gli idioti di tutte le latitudini ‘interessati’
ad ‘avallare’ – quand’anche a compiacere in toto – l’anticomunismo sbandierato
quale nemico metastorico dalla ‘cricca’ plutocratica a stelle e strisce.
Gli americani sapevano perfettamente che l’URSS era stata ‘addomesticata’
abilmente dopo le conferenze di Teheran e Yalta, l’avevano foraggiata e
sostenuta per quattro anni durante il conflitto, l’avevano finanziata a suon di
dollari e armata con fior di mezzi e tecnologia…Nessuno a Washington si
preoccupava realmente della sovrastruttura ideologica con la quale a Mosca si
cercava di tenere nascosta una verità lapalissiana che vedeva oramai l’URSS
pienamente integrata nell’economia capitalista mondiale, nell’affannosa ricerca
di mercati (quelli dell’est europeo e del sud-est asiatico) da sfruttare, di
salvare il salvabile di una barcarola (quella del capitalismo di Stato russo)
che altrimenti sarebbe affondata nel volgere di qualche settimana. La
destalinizzazione – come avremo occasione di vedere prossimamente – servì anche
ai burocrati del Politburo e al potere politico del Cremlino per fuoriuscire
dall’equivoco dell'”economia socialista” (…inesistente…)….
L’America fin dagli anni Quaranta aveva abbondantemente dimostrato al mondo
intero – solo che lo si volesse vedere – “chi” comandava e perchè….Il ‘resto’
– compresi quarantacinque anni di “guerra fredda” con annesse e connesse guerre
‘guerreggiate’ qua e là (… sempre comunque ‘lontano’ ….alla periferia
dell’Impero…in Corea o Vietnam, nell’Africa subsahariana o nell’America
Latina … mai troppo vicino comunque alla ‘stanza dei bottoni’, nel ‘centro’
nevralgico del capitalismo mondiale… che diamine …un pò di ‘privacy’ per i
nostri loschi affari e i morti ammazzati possibilmente seppelliteli ‘bene’ e
che non diano troppi ‘disturbi’ ritornando, un domani foss’anche lontano, a
‘galla’…..ne abbiamo ‘conosciuti’ tanti anche noialtri ‘colonizzati’,
provincia sperduta ma fondamentale nel cuore del Mediterraneo, ….morti
‘scomodi’…i Mattei, i Moro, i Dalla Chiesa e tanti tanti altri ancora…meno
‘noti’ ma non per questo meno ammazzati…) erano quisquillie, apparenti
diversioni più o meno ‘strategiche’, necessità per chi – da ‘leader’ mondiale
sapeva che occorre sempre agitare qualche ‘spauracchio’ ….ieri il Comunismo,
oggi il “Terrorismo Internazionale”, domani chissà…. Che bel ‘teatrino’ e con
quante ‘comparse’ ….copioni ‘scritti’ oltreoceano da registi ‘attenti’ e
premurosi’ … il ‘cast’ del ‘kolossal’ (…assolutamente “made in USA”….)
hooliwodiano della ‘battaglia planetaria’ tra le forze del bene (democratiche,
progressiste, liberal e talmente ‘eccitate’ dalla loro missione di esportare la
democrazia e la libertà nei quattro angoli del pianeta da dimenticarsi, qua e
là, i soliti morti ammazzati…meglio se ‘di sinistra’….ma – quando
necessario …cioè spesso e volentieri – anche di ‘centro’ o di ‘destra’….che
importa chi crepa quando di mezzo ci sono la democrazia da salvare e la libertà
da esportazione? ….e un mucchio di dollari, tanti da far venire il capogiro e
notti insonni perfino a un imbianchino intento a ‘spennellare’ un muretto nella
principale arteria stradale di Jew York City…a dieci centimetri di
marciapiede dall’asfalto …) e le ottuse, ciniche, pericolose, violente,
melliflue, occulte “forze del male” ….(…i ‘rossi’ , il Cremlino, il KGB…
Mosca come alter-ego del male….ma anche, all’occorrenza, tutto quanto avesse
a che spartire con la “centrale delle tenebre” in servizio permanente ed
effettivo…sia che si chiamasse panarabismo sia che fosse un presidente troppo
socialisteggiante vincente le elezioni in Cile….che importanza poteva avere?
E quanta ne poteva rivestire agli occhi dei ‘solerti’ membri CFR che un
Lumumba, un Gheddafi, un Arafat, un Nasser o un Mandela aspirassero, o
potessero a malapena aspirare –  o più semplicemente  ‘desiderare’ –
all’indipendenza nazionale per i loro rispettivi popoli? Quale possibilità
aveva, agli occhi di un agente CIA “in mission”, e soprattutto quanto gli
servisse sapere o meno quanto poco fosse ‘comunista’ l’Imam Khomeini o quanto
ancora meno comunista fosse un Saddam Hussein? ….se non erano ‘nostri’ –  a
‘volte’ anche se lo erano…si veda il caso-Nicaragua dove il narcotrafficante
ed ex agente CIA, Manuel Noriega, alla fine evidentemente tirò un pò troppo la
‘catena’…e quando il ‘cagnetto’ ‘scalcia’ e abbaia c’è sempre il ‘rischio’
che , prima o poi, morda il padrone….- dovevano necessariamente lavorare per
il nemico….quindi erano ‘wanted’ ….eliminabili ad ogni occasione e, chissà
perchè, automaticamente diventavano tutti “comunisti”).
In mezzo a questo ‘palcoscenico’ ovviamente non mancavano le ‘comparse’
dell’anticomunismo militante: i ‘gladiatori’, i ‘neofascisti’, i ‘contras’, i
mercenari del Katanga, i ‘colonnelli’ greci e i ‘marescialli’ CC italioti….ma
questa, ‘forse’, è un’altra ‘storia’…o no? Tant’è questa era l’epoca con le
sue contraddizioni, le sue magagne internazionali, i suoi tentativi
“insurrezional-sovversivi” e i suoi controtentativi golpisti…Un periodo che
in Italia, a partire dalla metà degli anni Sessanta o giù di lì, avrebbe
‘prodotto’ il Sifar ‘deviato’ (…in realtà non c’era alcuna ‘deviazione’ dal
compito-missione di impedire la scalata al potere dei comunisti…anzi…) di
De Lorenzo,  l’Istituto Pollio con le sue conferenze sulla strategia contro-
rivoluzionaria (e i ‘libercoli’ annessi e connessi su vere, o presunte, “mani
rosse sulle forze armate”), certi ‘strani’ viaggi nella Grecia dei colonnelli
(…non che abbiamo niente in contrario alle comitive ‘alpitour’ e alla
Grecia…ma diciamo pure che non è di questo che stiamo propriamente
‘parlando’…) e poi il ’68’ con la contestazione giovanile, le università
occupate, il movimento studentesco e la successiva stagione delle bombe: bombe
nere, bombe rosse, bombe rosso-nero anarchiche, bombe di Stato e strategia
della tensione…. (2)
‘Dunque’ questa la ‘stagione’ in questione…non propriamente idiliaca nè
felice…sicuramente non per i morti ammazzati in questione nè per le tante,
troppe, vittime “collaterali” (…ci sono sempre vittime collaterali in questi
casi…e di mezzo, chissà perchè, c’è quasi sempre la CIA…). Una stagione che
darà origine a numerose, nuove, forme di coordinamento tra le diverse
strutture, gli ‘apparati’, dello Stato e – in Italia come all’estero – vedrà
progressivamente delinearsi l’egemonia planetaria a stelle e strisce che, sul
finire del decennio in questione (…i ‘meravigliosi’ anni Ottanta…secondo
una ‘vulgata’ dell’epoca…quelli della “Milano da bere”, della ripresa
economica italiana, del craxismo imperante e dominante e, soprattutto,
dell’edonismo reaganiano onnipervasivo che sembrava tagliare di netto con i
recenti ‘rovesci’ statunitensi nel sud-est asiatico e riproponeva l’immagine di
un’America nazione-guida dell’Occidente e del capitalismo internazionale,
pronta a dare battaglia al comunismo e nuovamente fiduciosa del suo spirito di
frontiera, delle sue libertà e della sua forza militare che, di lì a poco,
avrebbe dato prova di sè a Grenada e in Nicaragua per “ristabilire l’ordine”
….perchè, per gli americani quando le ‘cose’ altrove non vanno propriamente
come desiderano, c’è sempre un “ordine” da ristabilire…) trionferà nettamente
imponendosi in tutto l’Est europeo ex sovietico…sgretolando in un batter
d’occhio il muro d’oltrecortina, i regimi filo-russi e le diverse “ceke” locali
(…si chiamassero pure Stasi, Securitate o pincopallo qualsiasi….il
risultato ottenuto dagli americani nell’Europa Orientale fu di
settecentoventiquattromila a zero…come del ‘resto’ si evince anche
dall’attualità …’odierna’ (3) ….e quello bulgaro è semplicemente uno dei
‘tanti’, anche ‘troppi’, ‘casi’ di servizi “nazionali” dell’Europa orientale
sotto controllo yankee…) in attesa, non passerà troppo tempo (…giusto un
paio di anni…) di abbattersi come uno tsunami contro il “nemico”…e
spazzando via, nel volgere di qualche giorno, l’intera nomenklatura sovietica,
il Politburo, il comitato centrale del PCUS, la Lubianka, le bandiere rosse con
l'”Internazionale” e …per farla ‘breve’…settantadue anni di comunismo ….
Onestamente non una gran perdita….’anzi’…nè – d’altro canto – fu una gran
perdita “l’anticomunismo”.
Andò così. Limpidamente, semplicemente e se vogliamo – considerando come
l’URSS fosse, già nell’immediato primo dopoguerra mondiale, in piena
“rivoluzione bolscevica”, e successivamente durante la seconda guerra mondiale,
l’eterna assistita dell’Occidente – coerentemente il ‘giocattolino’ sovietico
andò in frantumi davanti all’avanzata ‘travolgente’ dell’imperialismo-
McDonalds, al fascino ‘seducente’ del Coca-colonialismo yankee, alla marea
consumistico-capitalista che avrebbe provocato quel disastro geopolitico-
strategico e militare che, nelle alte sfere dell’Establishment ebraico-
statunitense, venne ‘sinteticamente’ ribattezzato con la ‘formuletta’ del Nuovo
Ordine Mondiale…come se i dirigenti ‘trilateralisti’ , CFR o Bilderberg Group
(o qualunqu’altro sovra-organismo multinazionale ‘generato’ dall’intelligenza
senza fine di questi plutocrati straricchi, straviziati e stramaledettamente
onnipotenti e onnipresenti nella vita delle nazioni) non sapessero già che ciò
sarebbe accaduto, prima o poi, e non fossero sufficientemente ‘preparati’ (…
ogni tanto però anche a loro le ‘ciambelle’ non riescono propriamente con il
buco …a volte ‘pisciano’ fuori…a volte eccedono…altre volte non
accelerano al punto giusto…) a ‘dirigere’ il ‘timone’ della politica,
dell’economia e della storia.
Se ciò non fosse ancor più vero non si spiegherebbero altrimenti queste lucide
considerazioni prodotte nel documento ‘trilateralista’ in questione (datato, si
badi bene, 1974….mica ieri…): in questa analisi si afferma,per esempio,
che una repubblica democratica “è l’unica via per imporre l’autorità, ma non
necessariamente è applicabile in tutti i suoi aspetti…E’ auspicabile porre
dei limiti a un’estensione troppo ampia della politica democratica…Un buon
governo dovrà avere la capacità di prospettare una crisi clamorosa,in modo da
poter richiedere ai propri cittadini dei sacrifici per poterla fronteggiare…
In diverse situazioni,l’esperienza,la maturità e i talenti particolari dovranno
superare il valore della democrazia,al fine di imporre l’autorità…Gli scenari
in cui si possono adottare le procedure democratiche sono,in poche parole,
limitati”. (4)
Che ‘bellezza’! Par di ‘sentirli’ mentre ne discutono “lorsignori” ‘timonieri’
del mondo… E, a rileggere quelle righe con un pò di attenzione, sembra pure
che vi siano coincidenze assolutamente ‘casuali’ (…come no? ….il ‘caso’
ovviamente….se non fosse tutto “casuale” che gusto sarebbe la vita? … o no?
….Beato chi ci ‘crede’…) con, per fare un esempio, il Piano di Rinascita
Democratica del Gran Maestro pidduista Licio Gelli e con tutte le altre
‘formulazioni’ teorico-scrittorie dei vari
organismi/apparati/organizzazioni/partiti che – in quell’epoca o nei dintorni
di quel periodo – si ‘trastullavano’ in elaborati e in ‘indicazioni’ di
potere….(del resto si sa…la Loggia Massonica Propaganda 2 era niente più ,
all’incirca, di una sorta di “circolo della briscola” per vecchi amici, una
specie di ‘bar-sport’ , un circolo ricreativo del dopolavoro portuale….
un'”accrocco” – come direbbero a Viterbo e ‘zone’ limitrofe – di  fannulloni,
idealisti, filantropi in vacanza, avventurieri senz’avventura, sognatori e
ciarlatani vari…’certo’, ‘certo’….come no? ci ‘crediamo’ ….guarda un pò
uno di questi ‘pensionati’ senz’arte nè parte è finito a fare il premier….già
la “Repubblica delle Banane”….e non ci si venga a raccontare ‘storie’….
anche questo è , nient’altro, nulla più, senza dubbio… un ‘caso’….
Così i plutocrati elaborarono il New World Order e , sapientemente non c’è che
dire, abilmente, celermente visto il ‘gap’ che esisteva tra USA e resto del
pianeta …l’America divenne il Gendarme Planetario che tutti conosciamo…
E, sfacciatamente ma pur legittimamente (…hanno o no il ‘potere’ nelle loro
mani “lorsignori”? …altrimenti che ‘gendarmi’ sarebbero?…), incominciarono
a ‘fuoriuscire’ dichiarazioni e asserzioni su quanto andava delineandosi da
tempo:
“”Ogni gruppo geografico della Trilateral – scrisse nel 1991 ( in piena
apoteosi post-Golfo e post-Guerra Fredda e nel vivo del ‘dibattito’ sul Nuovo
Ordine Mondiale )  Doug Henwood ,economista ed editore di “The Nation’s”,  in
un articolo sul “Left Business Observer” ,un giornale da lui fondato nel 1986
–  ha posto sotto il suo controllo una serie di nazioni povere,per avere
manodopera,terre e miniere da sfruttare.Gli Stati Uniti hanno preso l’America
Latina,la Comunità europea ha l’Europa Orientale e l’Africa Mediterranea,il
Giappone invece il Sudest Asiatico.In qualche caso,un Paese è “gestito” da due
gruppi.Taiwan e Singapore sono divisi tra Giappone e Stati Uniti,l’Argentina è
divisa tra Stati Uniti e Comunità Europea ,la Malesia tra Comunità Europea e
Giappone; infine l’India tra tutti e tre.
La strategia di Rockfeller-scrive Will Banyon-svela anche qualcosa di
fondamentale nel rapporto tra ricchezza e potere:non conta quanti soldi hai,ma
quanto sei in grado di organizzare e gestire queste organizzazioni,che
orientano le idee e le politiche delle varie nazioni,lasciando ai rispettivi
governi,e ai loro membri,solo responsabilità di facciata”.
Tutto vero e tutto peraltro già abbondantemente ‘discusso’, dibattuto e
‘tritato’ dall’opinione pubblica statunitense. Già agli inizi degli Ottanta per
‘difendere’ il buon nome e l’onorabilità della Trilateral Commission il suo
‘ideatore, l’ebreo David Rockfeller, presidente della Chase Manhattan Bank e a
capo di altre decine di ‘public company e multinazionali ‘varie’ , si prese la
‘briga’ (…se lo poteva abbondantemente permettere…) di scrivere alla
rubrica delle “Lettera al Direttore” del “New York Times” e far pubblicare
nell’edizione del 20 agosto 1980 questa dichiarazione: “La Trilateral
Commission” consiste,in realtà,in un gruppo di cittadini,che si riuniscono
perchè interessati a creare la maggiore comunità di intenti e cooperazione
possibile tra alleati internazionali”.
Appunto! Un gruppo di semplici, onesti, ‘laboriosi’ cittadini….che diamine!
Mica un’associazione per delinquere di stampo mafioso (…al massimo i mafiosi
sono utilizzati come ‘riserve’ ….i ‘rincalzi’ malavitosi per i lavori
‘sporchi’…è sempre stato e sempre sarà così…altrimenti a che servirebbe, ai
governi di mezzo mondo, tenere in vita e alimentare le diverse ‘piovre’ e i
circoli criminali se non esistesse quella ‘zona grigia’, il ‘cono d’ombra’, di
cui parlava Kissinger nei Settanta?)…
Come la P2, come le associazioni filantropiche, come tutto del resto! Magari
che si trattasse di “un gruppo di cittadini” stramiliardari questo era
semplicemente un ‘dettaglio’…e altrettanto innocenti erano i mezzi, le
strategie e le tecniche per “creare al maggiore comunità di intenti e
cooperazione possibile tra alleati internazionali”… e magari, giust’appunto
che capita a fagiolo, fra questi figuravano organizzazioni quali “Stay Behind”
o altri meccanismi coercitivi per il controllo dei media, per influenzare
l’opinione pubblica, per indirizzare un dato corso della politica di un dato
paese… (…alla ‘bisogna’ anche qualche televisione può andar bene…e magari
pure un pò di quotidiani, periodici, una squadra di calcio e un impero edile…
tant’è tutto fa ‘brodo’ vero Silvio? …)….
Del resto questa ‘onesta’ combriccola di “cittadini” statunitesi così tanto,
ma proprio tanto, ansiosi di “creare la maggiore comunità di intenti e
cooperazione possibile tra alleati internazionali” non ha più neanche bisogno
di ‘nascondersi’ ….anzi…su internet (…è già…menomale che c’avete
‘internet’ che vi dice tutto…che è sempre ‘prodiga’ di citazioni, consigli,
aneddoti e cianfrusaglie…un bel ‘giocattolino’ quello computeristico
destinato alle masse…) “lorsignori” trilateralisti hanno anche il loro bel
sito ( http://www.trilateral.org ) con riportati, uno dietro l’altro, tutti i
‘membri’….
E la storia della ‘Commissione’ è bell’e pronta, disponibile sempre ‘online’,
per chiunque voglia andare a curiosare e leggersi che questa organizzazione
vide la luce il 23 giugno del 1973 per iniziativa di David Rockefeller
coadiuvato da altri dirigenti del Bilderberg Group (5) e del Council on Foreign
Relations, conta di 300 influenti privati cittadini ‘raccattati’ nel mondo
della finanza, della politica e della cultura in Europa, Giappone e Nord
America e ha sede sociale a New York.
Promuove, si ‘legge’ nella ‘nota informativa’ presente sull’enciclopedia
informatica wikipedia, l’ideologia mondialista e l’atto costitutivo spiega come
questa “ideologia” sia «Basata sull’analisi delle più rilevanti questioni con
cui si confrontano l’America e il Giappone, la Commissione si sforza di
sviluppare proposte pratiche per un’azione congiunta. I membri della
Commissione comprendono più di 200 insigni cittadini, impegnati in settori
diversi e provenienti dalle tre regioni».
Lo scrittore francese Jacques Bordiot affermò, riguardo ai membri della
commissione, che “il solo criterio che si esige per la loro ammissione, è che
essi siano giudicati in grado di comprendere il grande disegno mondiale
dell’organizzazione e di lavorare utilmente alla sua realizzazione” e che “il
vero obiettivo della Trilaterale è di esercitare una pressione politica
concertata sui governi delle nazioni industrializzate, per portarle a
sottomettersi alla loro strategia globale”.(“Prèsent”, 28 e 29 gennaio 1985).
Per altri la Trilaterale è semplicemente l’espressione di una classe
privilegiata di tecnocrati: «La cittadella trilaterale è un luogo protetto dove
la techné è legge e dove sentinelle, dalle torri di guardia, vegliano e
sorvegliano. Ricorrere alla competenza non è affatto un lusso, ma offre la
possibilità di mettere la società di fronte a sé stessa. Il maggiore benessere
deriva solo dai migliori che, nella loro ispirata superiorità, elaborano
criteri per poi inviarli verso il basso» (Gilbert Larochelle, «L’imaginaire
technocratique» Montreal, 1990, p.279).
Che cosa esattamente fosse la Commissione Trilateral lo scrive chiaramente
l’ebreo Charles Levinson in un libro troppo frettolosamente ‘dimenticato’ ed
altrettanto poco ‘celermente’ recensito – “Vodka-Cola”….’vedremo’ di colmare
questa ‘lacuna’…- nel quale si può leggere che “Si tratta di un austero
consiglio di famiglia che da alcuni anni giudica con severità i nostri eccessi
troppo democratici. I suoi duecento componenti sparsi tra Stati Uniti, Europa e
Giappone si interrogano sul nostro senso di responsabilità, chiedendosi se, in
fondo, non sarebbe meglio porci sotto tutela. I principali protagonisti sono,
una volta ancora: Alden Clausen, presidente della Bank of America; J.A. Austin,
presidente della Coca-Cola; Peter Petersen, presidente della Lehman Brothers e
il suo collaboratore George Ball, entrambi già ministri; J.K. Jamieson,
presidente della Exxon; Lee Morgan, presidente della Caterpillar; David
Packard, presidente della Hewlett Packard Company; Robert Rose, già ministro
delle Finanze, collaboratore di Averell Harriman; Michael Blumenthal, direttore
della fondazione Rockefeller, presidente della Bendix; Cyrus Vance, direttore
della fondazione Rockefeller, collega di Simpson Thatcher. Sul fronte europeo
troviamo: Giovanni Agnelli, presidente della Fiat; Kurt Birrenbach, deputato
tedesco, già ministro CDU e presidente del gruppo siderurgico Thyssen; Pierre
Jouven, presidente della Pechiney-Usine-Kulhlmann; il barone Lambert,
banchiere; John Loudon, presidente della Royal Dutch Petroleum; sir Eric Roll,
direttore esecutivo della banca Warburg e, prima, presidente della Banca
d’Inghilterra; Hans Gunther Sohl, presidente dell’Unione Federale
dell’industria tedesca; sir Ready Genner, presidente della Dunlop; Giuseppe
Glisenti, già direttore della Rinascente; Jacques de Fouchier, presidente della
Paribas; sir Franck Roberts, presidente della Unilever e dei Lloyd’s; Edmond de
Rothschild; Olivier Giscard d’Estaing, presidente della Compagnia finanziaria,
Raymond Barre, primo ministro francese. (…) L’operazione che prende il nome
di “Commissione Trilaterale” è stata ideata, finanziata e ispirata da un uomo,
David Rockefeller, dopo alcune discussioni avute, verso la fine del 1972, con
l’olandese Marx Konhstam (presidente del comitato Jean Monnet, responsabile
dell’Istituto universitario europeo di Firenze) e con George Francklin.
Attualmente Konhstam e Francklin sono i direttori europeo e nordamericano della
Trilaterale, che comprende tutti coloro che si considerano custodi e difensori
dei valori occidentali di fronte agli attacchi della sinistra.” (6)
Secondo il Senatore degli Stati Uniti, Barry Goldwater, la Trilateral non
rappresenta nient’altro che una autentica “cupola di potere” interna al sistema
politica statunitense o – utilizzando le sue stesse parole – “La nuova setta
internazionale di David Rockfeller vuole essere il veicolo con il quale
consolidare,a livello globale,gli interessi delle multinazionali e delle grandi
banche,attraverso il controllo politico degli Stati Uniti”.
“Il 18 giugno 1974, in un trafiletto del “New York Times”, si poteva leggere
che “la vita e la sorte di grandi masse di esseri umani sono appese all’esito
di decisioni prese da un piccolo gruppo di dirigenti nazionali”. Non si
trattava di dirigenti politici, nè di capi militari, e neppure di scienziati
atomici, ma dei circa 200 massimi esponenti dell’alta finanza di Stati Uniti,
Europa e Giappone – i tre fulcri dell’economia mondiale – invitati da David
Rockfeller a costituire, intorno alla sua famiglia, una stabile struttira
organizzativa: era nata la Trilateral Commission. – scrive Sergio Gozzoli (7) –
Naturalmente, fra i membri del gruppo vi erano anche dei politici, e qualche
militare. Ma il nerbo era rappresentato dalle famiglie di banchieri e
finanzieri internazionali più ricche del mondo. Il primo Direttore – ed
ideologo ufficiale – fu Zbigniew Brzezinski, un alto funzionario del CFR di
origine ebrea polacca, mentre alla carica di Presidente fu chiamato Gerard C.
Smith – altro funzionario del CFR – che per assumere questo incarico lasciava
la direzione della prestigiosa Agenzia per il disarmo ed il controllo degli
armamenti. La prima riunione ufficiale era già stata tenuta a Tokio,
nell’ottobre 1973. Da allora le riunioni si susseguono periodicamente nei più
diversi paesi. Con estrema gradualità – un attento osservatore direbbe con
cautela – gli incontri si sono andati facendo via via più esposti, più
pubblicizzati, più ufficiali. Negli ultimi anni è persino accaduto che la
televisione di alcuni Paesi abbia avuto l’onore di potere riprendere le
immagini dell’alto consesso; in prima fila i grandi protagonisti e poi via via,
dalla seconda fila alle successive, i comprimari a scalare secondo rango e peso
specifico: la Commissione ha una sua precisa gerarchia, che la forma rispetta
puntigliosamente. Naturalmente, le immagini sono quelle dei convenuti prima o
dopo i lavori, giacchè i lavori si svolgono a porte chiuse. (…) Al di là dei
pesanti portoni, possiamo solo immaginarli: le mogli restano fuori a
chiacchierare coi giornalisti e i boss , attorno a lunghi tavoli ricoperti da
enormi carte geografiche, contrassegnati dai simboli della situazione politica
ed economica dei singoli Paesi, decidono a chi si debba prestare e a chi no,
chi debba rimanere in sella e chi finir nella polvere, chi possa essere armato
e contro chi, in quale area è bene che gonfino i torbidi, e quale altra debba
gioire di una breve pausa. Qualche Paese non ha reso appieno, un altro è
vergine d’ogni sfruttamento, il terzo è da punire, del quarto bisogna vincere
la resistenza. Si provveda: a questo si strozzi il credito, a quest’altro lo si
rinnovi con riserva, a tutto il mondo si presenti il fantasma di un’economia
sull’orlo del crolo. (…) A dimostrazione della loro sicurezza, della loro
sprezzante indifferenza da incontestati padroni nei confronti di tutte le forze
politiche ufficiali di qualsiasi Paese, stanno le loro esplicite dichiarazioni
d’intenti, formulate alla stampa sia dalla Trilateral che dal Bilderberg.”.
Questo più o meno l’obiettivo e queste le finalità dell'”associazione”…una
delle ‘tante’ che presiedono alle decisioni relative al funzionamento di quelle
che devono essere le politiche economiche, finanziarie, estera e interna, degli
Stati Uniti d’America…Assolutamente niente di nuovo nè di particolare se,
come è vero, esisteva già più che funzionanante, il C.F.R. – sorta di ‘casa-
madre’ delle altre ‘filantropiche’ organizzazioni mondialiste sparpagliate
negli ‘States’  , fondato nel 1919 in occasione dei cosiddetti “colloqui di
pace” di Versailles e a sua volta emanazione statunitense del britannico Royal
Institute of International Affairs (RIIA) che, ad essere onesti, nient’altro
era che un’altra ‘fotocopia’ di una potente associazione segreta anglosassone…
la Round Table. ‘Questi’ ‘filiano’ come coniglioli …a quanto ‘sembra’.
La Round Table ovvero l’epicentro delle attività mondialiste, la casa-madre di
tutte le successive ‘scuole per leaders’ forgiate dall’Establishment ‘white
anglo-saxon protestant’ al di quà e al di là dell’Atlantico… Una creatura
quella della Round Table realizzata da Cecil Roth , fervente sionista della
primissima ora, il quale attorno all’Università britannica di Oxford
incomincerà un’opera capillare di reclutamento e selezione dei futuri
‘statisti’ sotto il benevole e influente ‘contributo’ monetaristico di Lord
Rothschild il quale, per oltre un trentennio, sovvenzionerà alacremente la
costruzione di questa “scuola-quadri” dell’Impero il cui nucleo formativo –
impostato sul tradizionale esempio delle società segrete di settecentesca,
britannica e massonica memoria – vedrà uomini quali Thomas T. Stead (uno se non
il più prestigioso giornalista inglese dell’epoca), Alfred Milner (Governatore
in Sud Africa nonchè elemento di collegamento fra la ricca colonia e la potente
famiglia Morgan) e Lord Ethel (della famiglia finanziaria dei Brett)
rappresentare il vertice esecutivo al fianco del quale si porrà una sorta di
“sovra-cupola” direttiva della quale oltre al già menzionato Rothschild farà
parte anche un ‘certo’ Lord Balfour (rimasto tristemente celebre per una ‘nota’
dichiarazione in favore dell’instaurazione di una “home-land ebraica” in
TerraSanta). Si deve a Alfred Milner l’idea di spostare completamente l’asse
della politica mondiale (e quindi le ‘fortune’ dell’organizzazione della Tavola
Rotonda…non propriamente ‘cristiana’ nè ‘cavalleresca’ come si vedrà poi…)
da Londra a Nuova York.
“Il proselitismo della Round Table – commenta Gozzoli (8) – fra i gradi di
vertice della società vittoriana e dell’alta finanza americana fu rapidissimo:
proprietari di concentrazioni bancarie, editori di catene giornalistiche,
vacche sacre dei parlamenti e della diplomazia – tutti legati dalla segreta
omertà della struttura giurata, al di qua e al di là dell’Atlantico –
costituirono presto quel che fu detto il “Rhodes-Milner Axis”, teso fra le due
sponde dell’Oceano. Tutti i paesi dell’Impero, dal Canadà all’Australia, erano
infiltrati, e i nomi degli Initiates e degli Helpers includevano ormai gli
Astor, i Beit Brothers, gli Abe Bailey, il Carnegie United Kingdom Trust e,
naturalmente – oltre ai Rothschild – i Rockefeller, i Morgan, gli Withy, i
Lazard ed affiliati, gli Schiff, i Ginzburg, i Warburg. Una caratteristica
dinamica di questa società segreta, che ritroveremo poi come abituale routine
in tutta la seguente strategia dei Grandi Burattinai, fu quella di associare al
proprio destino, facendone uomini di ricchezza e di potere, giovani di umili
origini ma di sicuro spicco per le doti intellettuali, culturali, professionali
e di carattere. (…) Fu Alfred Milner, nel frattempo divenuto baronetto, ad
orchestrare il sostegno finanziario e diplomatico – e forse anche spionistico –
del ramo inglese della Round Table alla rivoluzione di Lenin e di Trotzky.”
E così giunti alla Conferenza della pace di Parigi, alla fine della prima
guerra mondiale che aveva visto la distruzione fratricida dell’Europa – e la
dissoluzione di quattro imperi (quello zarista russo, quello ottomano, quello
tedesco e quello austro-ungarico) con l’avvento della rivoluzione giudeo-
bolscevica a Mosca ed il trionfo delle nazioni democratiche dell’Occidente –
che nacquero tre nuove ‘creazioni’  (….nomi diversi per identiche volontà di
egemonia planetaria e tutte sulla stessa ‘lunghezza d’onda’ ideologico-
politica…tanto per i ‘signori del vapore’ mondialista l’importante era
tenersi al di sopra, discretamente occultati, di qualsivoglia esecutivo e da
occhi ‘indiscreti’…) ovvero tre diversi ma complementari strumenti di
dominio: il Royal Institute for International Affairs ‘britannico’ , l’
Institute for Pacific Relations (9) e il Council on Foreign Relations.
Il C.F.R. è l’organismo incaricato di presiedere interamente alla politica
americana….Di fatto è il C.F.R. che decide i presidente degli Stati Uniti e
le amministrazioni (poco importa siano democratiche o repubblicane) che
‘amministeranno’ la White House….ed è sempre il CFR che manipola le notizie,
condiziona il corso degli eventi, influenza l’opinione pubblica  e suggerisce
le direttive all’esecutivo. Il CFR è, senza alcun dubbio, l’organismo del
Potere, il centro nevralgico dell’Autorità della società statunitense.
Nell’Harper’s Magazine del luglio del 1958 si trova un articolo intitolato
“school for statesman” (scuola per statisti), scritto da Joseph Craft, membro
del CFR, che identifica il Colonnello americano Edward Mandell House come uno
dei fondatori del gruppo. Nello stesso articolo Craft afferma che membri del
CFR sono anche grandi banchieri americani, rettori universitari, direttori
giornalistici, direttori delle fondazioni Ford, Rockefeller (10), i presidenti
americani Hoover, Eisenhower, Johnson e Nixon, i segretari di stato americani
Stettinius, Acheson, Dulles, Herter e Rusk.
Ovviamente anche il ‘Council’ ha il suo bell’indirizzo con relativo sito in
rete: http://www.cfr.org ….basta cliccarci sù e – ‘abracadabra’ (…si , lo
‘sappiamo’, è espressione ‘jewish’ ma…poco ‘conta’…ci stava benone…) – le
porte , o meglio il portale, della politica internazionale mondialista e
statunitense si aprirà in un battibaleno dinanzi ai vostri ‘occhiucci’ avidi di
chissà quali informazioni… E invece no…non c’è niente da ‘scoprire’, nessun
‘mistero’, nessun segreto da svelare ….oramai ‘lorsignori’ si sentono
talmente potenti che si possono permettere (…loro si…su questo c’è da
dormire sogni tranquilli…) di scarabocchiare qualsiasi cosa (11) che , in
ogni caso, oramai non susciterebbe alcun ‘moto’ nè protesta e tantomeno
modificherebbe di una virgola la politica mondiale…hanno in mano il ‘pallino’
e sono pronti – in qualsiasi momento – a ‘bocciare’…. Non gli andrà sempre in
‘buca’ ma neanche gli è mai andata male…’anzi’…
Il Nuovo Ordine Mondiale dunque è alle porte? All’incirca è così….
all'”incirca”….è questione di tempo ma probabilmente siamo molto , troppo,
vicini alla ‘lieta’ novella….E francamente non vediamo, anzi ora come ora non
ci sforziamo più neanche di far ‘finta’ di vedere, cosa potrebbe ‘trattenere’
la nascita del Governo Mondiale. In Occidente siamo pronti , ‘usi’ e
‘vaccinati’ a dovere (…diciamo pure…’sodomizzati’ ad hoc che è ‘meglio’…)
, all’evento. Altrove , malgrado qualche ‘sforzo’ più o meno titanico e la
volontà di resistere di qualche settore non propriamente ‘allineato’ (…almeno
non ‘ancora’…ci vuole poco comunque ad ‘allineare’ i riottosi…) , non
sembrano esserci fossati o mura di cinta invalicabili…tutto sta a trovare un
‘accordo’ equo e vantaggioso per tutti e alla fine potrà nascere – con la
‘benedizione’ delle settemila chiese di Cristo presenti in ogni dove, dei muftì
o imam di qualsivoglia madrasa o al suono trionfante di qualche shofar
proveniente dalle mille sinagoghe d’Israele – questo ‘benedetto’ nuovo ordine
mondiale….e poi, scusate se è poco, ma la potenza, il fascino, la
suggestionante e confortevole idea di dormire sogni tranquilli – sogni
‘democratici’ ‘of course’ mica ‘bazzecole’ – all’ombra del vitello d’oro
dovrebbe ‘garantire’ che la marcia di avvicinamento procederà alacremente…
ostacoli, francamente, non se ne intradeve all’orizzonte anzi…a dir la verità
pare proprio che ce la stiano mettendo proprio tutta per regalarci questo One
World mondializzato, globalizzato, uniformato all’american way of life…se
hanno ‘aderito’ (perche, di fatto, hanno ‘aderito’…eccome se hanno aderito…
praticamente non ne sono mai stati realmente fuori) russi e cinesi – vabbè ci
sarà sempre quell’esotica isola ‘felice’ di marxismo-leninismo-maoismo , e
tutti gli ‘ismi’ rossoideologici di questo pianeta, che è la Corea del Nord –
significa che il Governo Mondiale è lì alle porte….
In quanto a noi….oramai ci abbiamo fatto il ‘callo’ ad ogni sorta di
‘avvenimento’ (…le cronache del niente…) ….La politica – nazionale,
continentale, internazionale o di qualunque altro genere – ci interessa sempre
meno e ci comincia a lasciare del tutto indifferenti… ‘Scriviamo’ per
scrivere….per noi stessi e per pochi ‘intimi’ che prenderanno la ‘briga’ di
leggerci …e magari pure darci ragione… Non ‘sforzatevi’ troppo che comunque
non ne abbiamo bisogno.
Si dice che gli ubriachi si sbronzino spesso e volentieri perchè annoiati o
che la noia sia un ottimo pretesto per sbronzarsi….Personalmente ci
‘sbronziamo’ abbondantemente – e non da oggi – delle nostre idee che, fatto
piuttosto irrilevante per la stragrande maggioranza dell’umanità ma
assolutamente fondamentale per chi scrive, non ci annoiano mai.
In ‘attesa’ dell'”evento” (la Grande Parodia….il Governo Unico Mondiale) e
dei mille altri che lo precederanno non possiamo che continuare ad ‘invitare’
(…no non ci è mai passato per l’anticamera di invitare, come fece oltre un
decennio or sono Franco Battiato (12) , alcun ‘aspirante’ a rinviare il
suicidio…se volete ammazzarvi fate pure…c’è ‘posto’ a sufficienza…) tutti
coloro che ci ‘credono’ ancora a ‘svegliarsi’….possibilmente con un buon
caffè….alzarsi in piedi, mettersi a lottare  -…. sempre che ne abbiate
‘voglia’….che non abbiate altri ‘impegni’ per il fine-settimana….che
qualcuno vi dia l'”autorizzazione” necessaria (….”dice chi te l’ha data
‘quella’….come chi me l’ha data? …c’ho il porto d’armi io…sò
tranquilissimo….” ….geniale comicità di un giovanissimo e spassosissimo
Carlo Verdone…)  – e, ‘preferibilmente’, prendere in mano un’arma e
cominciare a divertirvi… Un consiglio soltanto: mirate ‘bene’….dove non ha
nessuna importanza…”ndocojo cojo” difficilmente sbaglierete ‘bersaglio’…
E’ quanto ‘propose’ il ‘sulfureo’ Battiato agli inizi di quei ‘fatidici’ anni
Ottanta e quanto ri-proposero – un quindicennio più tardi – in versione rock i
Disciplinatha.. …(13)
Non sapete chi sono? ….Beh…che aspettate? Ascoltateli!
Up Patriots to Arms!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

08 Maggio 2010

Note –
1 – Documento della Commissione Trilaterale – “La crisi della democrazia”
2 – in merito consigliamo sempre i tre volumi del soldato-politico Vincenzo
Vinciguerra: “Ergastolo per la libertà – Verso la verità sulla strategia della
tensione” (ediz. “Arnaud” – Firenze 1989) , “La strategia del depistaggio”
(ediz. “Il Fenicottero” – Bologna 1993) e “Camerati addio – Storia di un
inganno in cinquant’anni di egemonia statunitense in Italia” (ediz. di
“Avanguardia” – Trapani 2000). Rappresentano sinteticamente e illustrano
analizzandone cause e origini quelle che furono le motivazioni politico-
strategiche per le quali lo Stato italiano assecondò, avallò e sostenne le
attività eversive del micro-cosmo neofascista (analogamente a quanto allo
stesso modo, e per le identiche ragioni, sarà fatto con i gruppuscoli
sovversivo-terroristici d’estrema sinistra). Utili in proposito al fine di
favorire una più dettagliata visione d’insieme le dichiarazioni rilasciate
dall’autore, reo confesso, della strage di Peteano in merito all’attentato di
Piazza Fontana a Milano ( si veda al link il documento estratto dal capitolo nr
31 del volume “La strage di Stato” : http://www.uonna.it/salvin33.htm ) e più
in generale alla complessità dei rapporti neofascismo/apparati di Stato ( si
tratta di un’intervista rilasciata dal carcere di Opera nell’estate 2000 e quì
riprodotta:  http://www.ecn.
org/antifa/article/446/leveritadivincenzovinciguerrasullestragi ).
3 – Interessante in proposito questo documento sull’agenzia di servizi bulgara
del DANS sulle cui attività di lobbying e estorsioni “di Stato” ha scritto la
giornalista Tanya Mangalakova questo illuminante articolo:  “Rapporti segreti
smarriti e scritti col ‘copia-incolla’ dai giornali, lotte interne, accuse di
lobbying e di racket nei confronti del mondo economico. In Bulgaria l’agenzia
DANS, i servizi segreti nati nel 2008 per combattere corruzione e criminalità,
si sono trasformati in una “fabbrica di scandali”. Alla fine dello scorso
ottobre Sofia è stata scossa dall’ennesimo scandalo legato ai servizi segreti,
e più precisamente ad un rapporto filtrato su “persone e circoli, con azione
distruttiva nei confronti del funzionamento di ministeri e altre strutture
dell’amministrazione pubblica”. Il 24 ottobre, in una conferenza stampa
convocata d’urgenza, il premier Boyko Borisov ha comunicato ai media che il
giorno prima l’ex consigliere dei nuovi servizi (DANS) Aleksey Petrov, nei
panni di “cittadino leale alle istituzioni” gli aveva consegnato la copia di un
rapporto segreto con data 8 ottobre 2008.
Borisov ha dichiarato che il documento è stato prodotto originariamente in
cinque copie e che quella consegnatagli da Petrov è quella inviata al tempo al
suo predecessore, Sergey Stanishev. “Questa copia sarebbe dovuta essere
restituita al DANS, ma questo non è successo. Non so proprio in che stato
abbiamo vissuto, e come si è lavorato fino ad oggi nei servizi segreti, se
assistiamo a tali violazioni della legge. Stanishev ha creato il DANS come
strumento di polizia politica”, ha dichiarato ai giornalisti Borisov. Il
rapporto, segnalato come “top secret” è divenuto presto elemento di discussione
e polemica sui media: due giorni dopo ben 26 pagine del documento sono apparse
su internet: da queste emerge che il consulente energetico Stefan Gamizov,
insieme al proprio collaboratore Konstantin Sirleshtkov avrebbe esercitato
pressioni per la realizzazione di una accordo di consulenza da 18 milioni di
euro tra l’azienda americana specializzata in sicurezza “GRS” e il DANS.
Nel 2008 Gamizov avrebbe tentato di convincere Stanishev ad approvare il
progetto, e nel rapporto incriminato risultano numerose conversazioni tra i
due. Gamizov viene anche indicato come uomo del tycoon energetico Hristo
Kovachki, personaggio spesso avvicinato al boss serbo Sreten Josic. Aleksey
Petrov, ex consigliere del DANS e ex membro dei servizi di sicurezza, ha
affermato che l’autore del rapporto è l’ex vice direttore dei servizi, Ivan
Drashkov. Nel frattempo lo stesso Drashkov ha deciso di fare ricorso ai media,
dichiarando in una intervista televisiva che il DANS “è guidato col pilota
automatico”, e che nel passato “le sue strutture hanno agito come bande di
strada”, ricavando milioni di leva da racket esercitato su numerose aziende.
Una fabrica di scandali
Quello di queste settimane è l’ennesimo scandalo legato al DANS, agenzia
creata nel gennaio del 2008 per combattere la corruzione e la criminalità
organizzata, con inizialmente a capo il citato Petko Sertov. I risultati sono
stati però disastrosi. L’anno scorso i servizi segreti hanno speso 140 milioni
di leva, e i loro dirigenti sono permanentemente al centro di scandali e
intrighi.
All’inizio di settembre Aleksey Petrov ha dichiarato di essere a conoscenza di
un rapporto che contiene i nomi di dieci ministri accusati di corruzione. Il 15
ottobre è uscito il primo numero di un nuovo settimanale, “Galeriya”, diretto
da Zoya Dimitrova, ex portavoce del DANS, su cui è stato pubblicato il primo
riferimento riguardo a tale rapporto, in cui i ministri accusati compaiono
sotto pseudonimo.
Nell’estate del 2008 erano poi cominciate a comparire sul sito “Opasnite”
storie “piccanti” su politici e ufficiali dei servizi segreti. Petko Sertov
ordinò allora di indagare sul sito, mentre in una speciale indagine dei
servizi, denominata anche questa “Galeriya”, compaiono intercettazioni a
giornalisti ed esponenti politici.
Lo stesso DANS ha poi reso pubblica l’informazione secondo cui dietro il sito
“Opasnite” si nascondeva in realtà il giornalista Ognyan Stefanov, direttore
del portale “Frog news”. Due settimane dopo lo stesso Stefanov verrà attaccato
da alcuni sconosciuti e picchiato a sangue. Nell’ottobre 2008 il vice direttore
del DANS Ivan Drashkov è stato licenziato, insieme ad altri membri dei
servizi.
Polizia politica
Uno dei primi atti del nuovo esecutivo del premier Boyko Borisov, nell’agosto
2009, è stato un cambio ai vertici del DANS. L’8 ottobre 2009 la commissione
parlamentare di controllo sul DANS ha redatto un rapporto sul caso “Galeriya”,
con l’indicazione di cercare le responsabilità del caso nell’ex direttore
Sertov per le intercettazioni illegali. Borisov ha dichiarato che Sertov, oggi
console generale a Salonicco, verrà chiamato a rispondere.
Ivan Kostov, leader dei Democratici per una Bulgaria Forte e presidente della
commissione parlamentare di controllo sul DANS, ha dichiarato che nella forma
ereditata dal precedente esecutivo, il DANS è discreditato e ha perso ogni
autorevolezza. “I colpi diretti al DANS vengono dal suo ex direttore. Il
servizio è stato trasformato in una polizia politica, e questo è uno dei motivi
del crollo della suo autorità”. Lo scandalo è divenuto ancora più complesso con
la decisione del tribunale di respingere il provvedimento di licenziamento di
Ivan Drashkov.
Il premier Borisov ha comunicato che sono stati smarriti una decina di
rapporti segreti. Tutto lascia credere che la “fabbrica di scandali” produrrà
ancora molti problemi con l’etichetta “top secret”.

Negli ultimi due anni gli scandali che riguardano i servizi segreti sono parte
della crisi delle istituzioni, governate dal precedente esecutivo della
“coalizione a tre” tra socialisti (BSP), monarchici (NDSV) e partito della
minoranza turca (DPS), durante il quale sono stati congelati milioni di euro di
fondi europei a causa di corruzione e malversazione.
La nuova struttura del DANS, che aveva l’obiettivo di analizzare e combattere
la corruzione relativa ai fondi di Bruxelles, ha esaurito presto il suo credito
di fiducia. Gli ultimi scandali hanno mostrato che all’interno del DANS
esistono almeno due potenti “clan” che, invece di lottare contro la
criminalità, combattono tra loro per appoggiare varie lobby affaristiche.
Invece di collezionare indizi e prove su truffe e scandali, in grado di
reggere in tribunale, parte dei membri dei servizi segreti hanno sprecato
milioni per spiarsi l’un l’altro e per utilizzare i media come armi politiche.
Basti ricordare l’assurdo di una portavoce dell’agenzia che due mesi dopo aver
abbandonato il DANS diviene redattore capo di un settimanale che pubblica
rapporti segreti…
Ma c’è anche qualcos’altro. Lo stile del rapporto pubblicato in internet
ricorda quello delle storie più o meno fantasiose della “teoria della
cospirazione”, e mancando riferimenti precisi, sembra essere opera più di un
giornalista che di un ufficiale del DANS.
Il rapporto abbonda di pettegolezzi, ipotesi, e conclusioni non basate sui
fatti. Arrivato in fondo, il lettore si chiede cosa ci sia in realtà di tanto
segreto in questo chiacchierato rapporto, che racconta di voci di corridoio che
possono essere trovate in tutti i forum in rete o nei caffè fumosi della
capitale Sofia.
Le citazioni dai media fanno nascere una domanda: quanto è giustificata la
spesa di milioni da parte dei servizi segreti, se alla fine il loro lavoro si
riduce a quello del “copia – incolla”? “.   ( Articolo “Servizi copia-incolla”
del 16 novembre 2009 disponibile al link informatico: http://www.balcanicaucaso.
org/ita/aree/Bulgaria/Servizi-copia-incolla/(language)/ita-IT )
Più che altro, ci verrebbe da domandarsi dopo aver letto quanto sopra, cosa ci
sia di più marcio di un ‘apparato’ che – oltre al proprio ‘mestiere’ di
‘informarsi’ e contro-informare – riesca a far la ‘cresta’ perfino ai
quotidiani e all’opinione cosiddetta pubblica che – …non sia mai…-
dev’essere informata (come no…per diamine…altrimenti che ‘opinione
pubblica’ sarebbe?…) o ‘frastornata’ dalle informazioni che riceve….
‘Questo’ del resto è uno degli ‘aspetti’ – e neanche il meno ‘sporco’ – per i
quali, da che mondo è mondo e da quando iniziarono a costituirsi “uffici
segreti”, sono pagati gli uomini dei ‘servizi’…Giornalisti compresi. In
Italia – ma perchè poi ‘scandalizzarsi ‘tanto’ di quanto succede altrove? –
abbiamo da anni una strisciante ‘faida’ interna condotta dagli uomini dell’una
o dell’altra ‘fazione’ a colpi di rivelazioni ‘sensazionali’, scandali,
‘gossip’, intrallazzi pubblici e privati del politico-imprenditore-vip di turno
….e , cosa assolutamente demenziale, c’è pure una “Autorithy” che ci viene a
squagliare i coglioni ‘raccontandoci’ – una ‘tantum’ sia chiaro – di
“privacy”…. quando tutti sappiamo di essere controllati, straosservati,
spiati e stra-monitorati in ogni minimo rilevante o meno ‘momento’ ….E
siccome c’è chi potrebbe magari ‘dimenticarsene’ ….meglio far scoppiare , qua
e là…un pò a destra un pò a sinistra, qualche ‘scandaletto’ ….(…un paese
di ipocriti che poi, quando arriva al ‘dunque’, si ‘scandalizza’ se tizio, caio
o sempronio vanno a puttane, a trans, a fanculo su tal panfilo o in tal
locale…se tirano di coca o si iniettano eroina…se son dediti all’alcool o
‘spacciano’ banconote false….magari in compagnia di qualche ‘boss’ che non fa
mai male…). Ma per favore …concedeteci almeno il ‘gusto’ dell’indifferenza
….perchè , francamente, di ‘scandalizzamenti’ proprio non è il caso di
parlarne…Premesso che siamo ‘sufficientemente’ ‘adulti e vaccinati’….ci
sarebbe ben poco di cui esser scandalizzati in un paese privo di morale, etica,
leggi e dove il costume nazionale – l’imputtanimento di massa – è ‘sport’
‘gradito’ e largamente diffuso in tutti i ceti e presso tutte le ‘razze’,
‘religioni’ e ‘parrocchie’… Tant’è questo è il ‘belpaese’ e questa la
situazione…(peraltro abbiamo anche ‘largamente’ usufruito di determinati
‘giochetti’ – informatico-computeristico-telefonici – per ‘accentrare’ le
‘altrui’ attenzioni sui nostri ‘spostamenti’ …’recenti’ e ‘passati’…
giocherellato con i ‘controllori’ e diversificato le nostre ‘conoscenze’ ad una
‘fauna’ umana piuttosto eterogenea e multiforme…perchè, talvolta, ‘servono’ i
più impensabili dei ‘giocatori’….gli/le outsider’s del ‘resto’ ci sono sempre
piaciuti/e….e , talvolta, hanno dimostrato maggior ‘riconoscenza’ e saputo
“giocare” molto meglio di tanti pseudo, presunti, ‘professionisti’….così
‘funziona’….niente di nuovo sul ‘fronte occidentale’…). In fondo Alberto
Sordi e Monica Vitti, interpreti notevoli della commedia all’italiana, avevano
già ‘previsto’ e reso ‘cinematograficamente’ la realtà ‘nazionale’ in un loro
capolavoro…”Io so che tu sai che io so”….da ‘rivedere’ come molte altre
pellicole (…su ‘golpe’ e ‘strategie’ dell’eversione non sarebbe male
rimettere le ‘mani’ su “Vogliamo i Colonnelli” di Mario Monicelli con un
superlativo Ugo Tognazzi….così come, d’altronde, aspettiamo il ‘recupero’ dei
video – ….i dvd non ci ‘piacciono’ ‘troppo’….siamo di un’altra ‘epoca’ …
un pò come gli mp3 per ‘ascolto-musica’ o i cellulari ‘fotografici’….quando
uscirà un ‘portatile’ dotato di annessa doccia forse, diciamo ‘forse’,
abbandoneremo il nostro stravecchissimo Nokia di un’altra era e di un’altra
dimensione rispetto agli ‘attuali’ ‘aggeggi’ in circolazione….- di ‘perle’
cinematografiche quali “L’Alpagueur” ( “Lo Sparviero” con Jean Paul Belmondo
anno di uscita il lontano 1976), “Due sporche carogne – Tecnica di una rapina”
( con l’eccellente accoppiata Alain Delon/Charles Bronson ….’datato’ 1968),
“Gli Spietati” (…”un film per ‘educande’!” come ci ‘ammonì’ ironico quasi un
ventennio fa l’amico Eugenio Manzini prima di prenderne visione….’allora’
c’erano solo le videocassette…i dvd sarebbero arrivati molti ‘secoli’
dopo…) girato e realizzato in veste di regista e attore da Clint Eastwood
oppure “Marlowe indaga” (…con un Robert Mitchum strepitoso e una Joan Collins
deliziosa…’questo’ è del 1978 …). Insomma per farla ‘breve’ ci
‘dedicheremo’ abbondantemente al ‘cinema’ e anche a qualche buon romanzo…(…
abbiamo da ‘riprendere’ in mano – giustappunto – l’intera ‘serie’ (al momento
abbiamo solo dato una veloce ‘sfogliata’ a “The Long Good-Bye” – Il lungo addio
…probabilmente la più ‘sentimentale’ e riuscita tra le otto ‘spy-story’ di
Marlowe) dei romanzi ‘dedicati’ da Raymond Chandler al ‘detective’ americano
per autonomasia…e , per nostra fortuna, abbiamo tanto tempo a disposizione….
praticamente un’eternità…).

4 – Documento della Commissione Trilaterale – “La Crisi della Democrazia”
5 – Daniel Estulin – “La verdadera historia del club bilderberg” – per una
recensione si veda quanto già scritto da Olghina De Robilant per il sito www.
noreport.org la quale a proposito del “club” scrive: “Non una lobby, non una
loggia massonica ma un vero e proprio Club ideato nel 1954 in un palazzo
olandese a Oosterbeckl dal principe Bernardo d’Olanda, padre dell’attuale
regina Beatrice, e da David Rockefeller; un’associazione formata da eminenze
grigie, politici, imprenditori, teste coronate e potentissimi di tutto il mondo
i cui nomi includono Juan Carlos di Spagna e sua moglie la regina Sofia,
Filippo del Belgio, Carlo d’Inghilterra, George Soros, Henry Kissinger, Gianni
Agnelli, Niarchos, i Rothschild e tutti i più noti personaggi dell’ultimo mezzo
secolo. In breve, un concentrato di potere che pare si sia mosso in tutte le
direzioni scegliendo e favorendo addirittura l’elezione di Capi di Stato, Bill
Clinton pare, stabilendo l’utilità di armamenti e guerre, facendo rotolare
molte teste ed eleggendone altre, sostenendo i conflitti in Irak e Afghanistan,
sostenendo gigantesche operazioni imprenditoriali con le loro “Advising
Committee” o “ Steering Committee” ed altri tantissimi comitati per ogni
diversa causa.”.  ( crf http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?
id_articolo=6252 );
6 – Charles Levinson – “Vodka-Cola” – ediz. “Vallecchi” – Firenze 1978;
7 – Sergio Gozzoli – “Sulla pelle dei popoli – Viaggio nel labirinto del
potere mondialista” – “L’Uomo Libero” – Rivista Trimestrale – Anno IX – Nr 27 –
Milano Giugno 1988;
8 – Sergio Gozzoli – ibidem ;
9 – L’Institute for Pacific Relations rappresenta una branca specializzata di
10 Consigli Nazionali stanziati in 10 diverse nazioni e interessati agli affari
e al commercio nella zona del Pacifico. Con sedi negli Stati Uniti questo
Istituto ricevette quasi esclusivamente i suoi fondi dalle fondazioni Carnegie
e Rockefeller, dalla Standard Oil Company, dall’ITT, dall’International General
Electric e dalle banche National City Bank e Chase National Bank sempre di
proprietà del Rockefeller. Fin dalla sua fondazione quest’organismo è
incaricato di progettare la politica in Estremo Oriente delle amministrazioni
americane.
Si veda sull’ I.P.R. le opere:
Tomoko Akami, Internationalizing the Pacific: The United States, Japan, and
the Institute of Pacific Relations in War and Peace, 1919-45 (London; New York:
Routledge, 2002).
Paul Hooper, Elusive Destiny: The Internationalist Movement in Hawaii
(Honolulu: University of Hawaii Press, 1980)
John Thomas, Institute of Pacific Relations (Seattle: University of
Washington Press, 1974) is limited to the IPR experience under McCarthyism.
Paul Hooper, “The Institute of Pacific Relations and the Origins of Asian and
Pacific Studies,” Pacific Affairs 41 (Spring 1988): 67-92 Paul Hooper, ed.,
Rediscovering the IPR: Proceedings of the First International Research
Conference on the Institute of Pacific Relations (Honolulu: Department of
American Studies, University of Hawai’i at Manoa, 1994). Paul F. Hooper, ed.,
Remembering the Institute of Pacific Relations: The Memoirs of William L.
Holland (Tokyo: Ryukei Shyosha, 1995).
Paul F. Hooper, “The McCarthy Era and the Financial Crisis of the Institute
of Pacific Relations,” Towards the Construction of a New Discipline:
International Conference Proceedings on the Re evaluation of the Institute of
Pacific Relations (Tokyo: Ronsosha, 2005), pp. 146–51
. William Holland, “Source Materials on the Institute of Pacific Relations,”
Pacific Affairs 58.1 (Spring 1985): 91-97. John B. Condliffe, “Reminiscences of
the Institute of Pacific Relations,” (Institute of Asian Research, University
of British Columbia, 1981)
Frederick V. Field, From Right to Left: An Autobiography (Westport, Conn.:
Lawrence Hill, 1983)
Michio Yamaoka, ed., The Institute of Pacific Relations: Pioneer
International Non-Governmental Organization in the Asia-Pacific Region (Tokyo:
Waseda University, Institute of Asia-Pacific Studies, 1999). Hearings before
the Senate subcommittee investigating the Institute of Pacific Relations

Orientato su posizioni di sostanziale benevolo beneplacito delle attività
comuniste e filo-comuniste nel sud-est asiatico (tolleratissime dai ‘socialisti
fabiani’ dei piani alti dell’Establishment di ‘sinistra’…democratici,
progressisti e ‘liberal’ di ogni risma e ‘ideologia’ tanto tolleranti quanto
interessati a fare affari ovunque e comunque con tutti i despoti del pianeta
specie quelli ‘tinti’ di marxistiche ‘vesti’) l’I.P.R. si è contraddistinto
anche per un particolare zelo nella gestione, affidamento e supervisione del
traffico di oppiacei e stupefacenti come riporta Orio Nardi nel suo
“Mondialismo e Trilaterale” nel quale sottolinea che: “L’IPR (Institute for
Pacific Relations) costituiva la versione americana degli intenti del RIIA,
Come il CIIA (Canadian Institute of International Affairs) ne costituiva la
filiale canadese. In armonia con il RIIA agirono i centri di influsso
filomaoista, rispettivamente in USA e Canada. Nel 1949, quando MAO entrò a
Shanghai, i britannici conclusero un accordo per tenere Hong Kong sotto il
controllo di Londra, e aprirono una linea di comunicazioni confidenziali tra la
Cina continentale e Hong Kong. E i britannici cominciarono una campagna
propagandistica ufficiale, filomaoista. Keswick aprì quella serie dì canali tra
Pechino e Hong Kong che ha il nome di Peking Connection.
Fin dagli inizi della Repubblica Popolare Cinese, Mao e il suo ministro Ciu En-
lai intuirono l’importanza che avrebbe potuto avere il traffico della droga per
la causa rivoluzionaria. Nel 1952, in un discorso pronunciato a Wuhan, Ciu En-
Lai disse: «Noi stiamo cercando di appoggiare in ogni modo la coltivazione del
papavero da oppio. Dal punto di vista della rivoluzione, l’oppio è uno dei
mezzi per aiutare la causa rivoluzionaria, e dev’essere usato attivamente. Se
affrontiamo la questione dal punto di vista di classe, vediamo che l’oppio
costituisce una delle armi più potenti della rivoluzione proletaria… Per noi
è della massima importanza esportare eroina e morfina in grandi quantità,
usarle per indebolire la capacità di combattere dell’avversario e distruggere
il nemico senza fargli guerra” (Isvestia, 17 febbraio 1978; in Kd 156).
L’arrivo di Pechino a Hong Kong ha trasformato la Cina da semplice produttore
di oppio nel socio internazionale della Gran Bretagna nella distribuzione e in
seguito nel finanziamento e nel commercio della droga, che offre a Pechino un
reddito di 80 miliardi di dollari all’anno. La Repubblica Popolare Cinese è
socio di minoranza al 40% dell’oligarchia britannica nel traffico dei narcotici
nell’Estremo Oriente. Il traffico della droga, inoltre costituisce la rete di
collegamento dello spionaggio cinese.Il più colossale affare del mondo. Il
traffico della droga comporta un giro di affari di circa 200 miliardi di
dollari, cioè un quinto del commercio mondiale complessivo, valutato sui 1000
miliardi. Rappresenta il più grande affare del mondo, diciotto volte maggiore
di quello dell’oro (11 miliardi), quaranta volte maggiore di quello dei
diamanti (5 miliardi). Da un secolo e mezzo si svolge sotto il controllo
dell’oligarchia bancaria, anglo-olandese soprattutto tramite le banche di Hong
Kong (Hong-Shang, Jardine Matheson, Charterhouse Japhet).” ( Orio Nardi –
“Mondialismo e Trilaterale” – si veda il volume “Il Vitello d’Oro – L’altra
faccia della storia ovvero la verità sull’ebraismo, sulla massoneria e sul
comunismo” – Salpan Editore 2007 )
Ovviamente anche l’I.P.R. pubblica una rivista (“Pacific Affairs”) anch’essa
‘consultabile’ on-line al seguente indirizzo ‘informatico’: http://www.
pacificaffairs.ubc.ca/
10 – Per dare una giusta dimensione del ‘peso’ che hanno nella società
americane queste “fondazioni” – che sono tutto fuorchè semplici ‘circoli
filantropici’ , “club amici della briscola” o bocciofile convenzionate con il
comune di Nuova York – basti pensare che “Negli Stati Uniti le 25.000
fondazioni hanno 20 miliardi di dollari di capitale, completamente esente da
imposte. (…) Il reddito delle 596 fondazioni più importanti è superiore di
oltre il doppio ai guadagni netti delle prime 50 banche commerciali del paese.
Il reddito attuale (….si parla dell’inizio degli anni ’70….ndr) della
fondazione Ford, prima inter pares, supera quello delle maggiori banche
mondiali e arriva ai 2 miliardi per gli ultimi trent’anni. Nel 1973, il cuore
“grosso come una casa” di questo mammuth della generosità calcolata, batteva al
ritmo annuale di oltre 3 miliardi di dollari di attivo netto, una cifra
superiore alle possibilità finanziarie di un buon numero degli Stati membri
dell’ONU. I Rockefeller dispongono di due organismi: una fondazione, i cui
introiti netti, sempre nel 1973, arrivavano a 980 milioni di dollari e il
Rockefeller Brothers Fund, con un attivo di 200 milioni di dollari, ma la cui
situazione finanziaria non è mai stata resa pubblica. (…) L’esistenza e il
funzionamento delle fondazioni si basano su un insieme di ambiguità legislative
e di compiacenze finanziarie le cui caratteristiche principali meritano di
essere menzionate:
– Possono utilizzare il loro attivo per prestare denaro o acquistare azioni.
– Il reddito così ottenuto può essere conservato dalla famiglia che sostiene
la fondazione.
– Il legatario designa le persone che dirigeranno la fondazione e mantiene il
controllo sugli investimenti effettuati.
– Ogni compagni può prelevare il 20% sui suoi redditi (20% charity deduction)
donando dei fondi o trasferendo una parte importante della sua proprietà ad una
fondazione, il che permette di sfuggire all’imposta sul profitto.
Sin dall’inizio questi organismi assomigliano più a banche internazionali che
non a società di beneficienza, e la loro sbandierata indipendenza rispetto ai
sovvenzionatori più importanti, sembra una favoletta a lieto fine per adulti
ritardati. Henry Ford aveva trasferito alla sua fondazione il 90% delle azioni
della Ford Company, senza perdere minimamente il potere economico che questo
trasferimento di denaro avrebbe dovuto implicare. Quindi i nove decimi dei beni
della terza più grossa compagnia su scala mondiale diventavano esenti da tasse;
questa saggia misura permetteva agli eredi dell’impero di Detroit di evitare di
pagare la tassa di successione. Un abile gioco di prestigio: “Nulla tra le
mani, tutto nelle tasche”, difficile da accettare se si ha una mentalità
formalistica che crede nella separazione dei poteri e nelle virtù del controllo
statale. Uniformandosi all’evoluzione della mentalità corrente, la fondazione
Ford ha rimpinguato con gli anni il proprio portafogli vendendo, prestando o
investendo 92,7 milioni di azioni della Ford Motors Company per un valore di 4
miliardi di lire. Nello stesso periodo la fondazione ha comprato azioni della
Time Inc., Magnovox General Mills, Pepsi-Cola, American Motors, Exxon, Gulf
Oil, IBM, Lockheed, Boeing, Dow Chemical; dal 1950 al 1962, essa ha concesso
prestiti a società commerciali per oltre 300 milioni di dollari. (…) I
Rockefeller hanno manifestato la stessa abilità nel superare con disinvoltura i
meandri del formalismo giuridico, conservando intatti proprietà, potere e
capacità di controllo. La fondazione Rockefeller venne creata nel 1913, con il
fine essenziale di salvaguardare il controllo della famiglia sul suo impero
petrolifero, smembrato due anni più tardi in sette società diverse, dopo una
sentenza della Corte Suprema che condannava la Standard Oil per attività
monopolistica. Attualmente la fondazione è la più grossa azionaria della
Standard Oil Company (Exxon) del New Jersey, di cui detiene 4.300.000 azioni
per un valore di varie centinaia di dollari. Essa possiede anche 2 milioni di
azioni della Standard Oil californiana, 300.000 della Mobil Oil, e 300.000
della Continental Oil. Altre fondazioni Rockefeller di minor importanza
detengono altri 3 milioni di azioni della Exxon, 300.000 della Mobil e 450.000
della Standard dell’Ohio. Gli attivi di queste compagnie, di cui i Rockefeller
sono i maggiori azionisti, ammontano a oltre 50 miliardi di dollari. (…) Tra
gli altri interessi Rockefeller compresi nell’ambito della fondazione occorre
ricordare la Chase Manhattan Bank (terza banca per ordine di importanza a
livello mondiale, 18 miliardi di dollari); la Metropolitan e l’Equitable
(seconda e terza tra le compagnie di assicurazioni, rispettivamente con 25 e 13
miliardi); la Eastern Airlines (830 milioni di dollari); la Consolidated
Natural Gas (1 miliardo di dollari); il Rockefeller Center (300 milioni di
dollari). L’attivo complessivo di queste società ammonta a 58 miliardi di
dollari. In pratica, le fondazioni Rockefeller e Ford esercitano un’influenza
determinante sulle questioni politiche e sociali, controllano e modificano a
seconde del bisogno l’evoluzione dei costumi, delle idee, dei valori e delle
istituzioni. Queste agenzie private si sostituiscono al governo, alla
collettività e costituiscono un’amministrazione parallela con strumenti di
pressione e possibilità di influenza l’opinione pubblica che sono enormi. La
tolleranza degli ambienti politici nei loro riguardi è determinata dal fatto
che esse rappresentano un’emanazione del potere reale. A partire dal 1945,
negli Stati Uniti, non si trova più alcuna personalità importante del mondo
politico che non sia stata, per un certo periodo, impiegata e retribuita da una
di queste due fondazioni.”  (crf – Charles Levinson – “Vodka-Cola” – op.
cit.)…..
11 – Già Maurizio Lattanzio, in un articolo assolutamente conforme pubblicato
per un numero “monografico” sul Revisionismo ‘Olocaustico’ dal mensile
“Avanguardia” nel giugno 1993 sottolineava come qualora, per ‘sbaglio’ o anche
per ‘volontà’, il principale quotidiano della penisola italiota , “Il Corriere
della Sera”, decidesse di uscire con un titolo a nove colonne in prima pagina
riportando a caratteri cubitali che “L’OLOCAUSTO EBRAICO E’ UNA CAZZATA
INTERPLANETARIA!” ciò non susciterebbe alcunchè nè di emotivamente nè di
politicamente ‘apprezzabile’ ‘sorpresa’…Oramai le masse – i belanti greggi di
pecore matte ‘aduse’ a tutto e al suo contrario – dell’Occidente giudaico-
mondialista non riuscirebbero ad esprimere alcuna ‘reazione’ …nè di sorpresa,
nè di indignazione, nè di altro genere…al massimo continuerebbero
paciosamente a belare…

12 – Franco Battiato – “Breve invito a rinviare il suicidio” – dall’album
“L’ombrello e la macchina da cucire” , 1995 ….Testo assolutamente ‘conforme’
e da ‘riascoltare’…

“Va bene, hai ragione,
se ti vuoi ammazzare.
Vivere é un offesa
che desta indignazione…
Ma per ora rimanda…
E’ solo un breve invito, rinvialo.
Va bene, hai ragione,
se ti vuoi sparare.
Un giorno lo farai
con determinazione.
Ma per ora rimanda…
E’ solo un breve invito, rinvialo.
Questa parvenza di vita
ha reso antiquato il suicidio.
Questa parvenza di vita, signore,
non lo merita…
solo una migliore. ”

13 – Dall’enciclopedia multimediale di wikipedia: “I Disciplinatha sono stati
un gruppo di rock industriale prodotto dal Consorzio Produttori Indipendenti
(CPI), la casa discografica di Giovanni Lindo Ferretti e Gianni Maroccolo,
gruppo che ha pubblicato tre album tra gli anni ottanta e novanta. Hanno fatto
un rock energico, acido e graffiante, soprattutto agli esordi. Un loro brano,
“Addis Abeba”, ha come introduzione un frammento di un discorso di Benito
Mussolini.
Il primo lavoro “Abbiamo pazientato 40 anni. Ora basta!” del 1988 viene
pubblicato per l’etichetta Attack Punk Records, la stessa dei primi CCCP Fedeli
alla linea. L’approccio musicale è molto simile ai CCCP, ma mentre questi usano
icone filosovietiche, i Disciplinatha si ispirano provocatoriamente alla
dittatura fascista per far emergere le contraddizioni di un’epoca, sia quella
del ventennio che quella degli anni Ottanta di Bettino Craxi, facendo spesso il
verso agli stessi CCCP.
Il secondo EP “Crisi di valori” del 1991 viene pubblicato per l’etichetta I
dischi del mulo del CPI. Nella canzone che dà il titolo all’EP viene usata e
campionata la voce di Papa Giovanni Paolo II. In copertina, per far tacere le
voci che affibbiano loro l’appartenenza alla destra fascista, sotto il nome
Disciplinatha appare la dicitura “Non siamo di destra, anzi, siamo buoni”.” .
Sulla copertina del disco compare la scritta non siamo di destra, anzi, siamo
buoni. I testi finalmente in italiano sono un atto di accusa contro lo stato
delle cose “preoccupante. non si sente più pensare. preoccupante. ricominciano
a sparare. “Figli della grassa pace continentale”. Nazioni è un grido
strozzato, rivela le radici più industrial del gruppo, alternando campionamenti
a velocissimi stacchi hardcore. Sono gli anni della guerra in jugoslavia e
frasi come “fate presto voi a parlare, europa unita, indipendente! cadaveri al
risveglio, smaniosi di ricominciare a morte! guardano dietro di sé per imitare”
disegnano un triste parallelo con un passato di cui tutto è “già visto, già
detto, già fatto, provato, razze, pure, etnie, frontiere”. crisi di valori
riprende gli stessi schemi inserendo ancora voci campionate a ripetere l’
estenuante ritornello crisidivaloricrisicrisicrisidivalori, e rappresenta lo
sbandamento di una generazione svuotata di tutto, quella uscita dagli anni ’80
e che si affaccia ai ‘90.
(…ci sembra fin troppo ‘evidente’, legittima e onnicomprensiva la presa di
‘distanza’ – la faremo anche noi , ufficializzandola in carta da bollo e con
quattro o cinque timbri ad hoc – dalla ‘destra’….perchè mai ‘passare’ per
“brutti, sporchi, cattivi” e pure “fascisti”?…Già …perchè mai?…a che
serve? A niente! Ma sono in tanti che ancora ci ‘credono’…) Ovviamente noi
ascoltavamo i Disciplinatha fin dalla fine anni Ottanta… e altrettanto
ovviamente noi non siamo di “destra”! Peccato solo che si siano sciolti e di
loro resti solo un lontano, pur sempre ottimo, ‘sound’….

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