Recensione musicale

MATIA BAZAR….”PALESTINA” E ALTRO….

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Questo vento nero sa di Africa
l’elefante bianco era già lì
il leone in gabbia vecchia America
grigia neve e sabbia di pop corn
Palestinaaaaa

i canguri giù in Australia ballano
radio Sidney dice tutto ok
la muraglia invecchia e perde fascino
Pietroburgo è un nome di un big ben
Palestinaaaaa

I faraoni di mercurio affogano
sorella Sfinge nei suoi vecchi quiz
l’antico oracolo non sa rispondere
a quel turista in cerca di un hotel
Palestinaaaaa”

( Matia Bazar – “Palestina” – album “Tango” 1983 )

Nemmeno adolescenti ricordiamo una lontanissima serata contrassegnata dalla
tonalità e dall’acustica devastante di un gruppo allora in voga nel ‘belpaese’:
i Matia Bazar… Livorno primissimi anni Ottanta…era l’anno (forse l’82 o giù
di lì) di un tour che avrebbe visto il gruppo principe di quel genere che,
critici e recensori, chiameranno con il nome di pop ‘sintetico’ esibirsi nella
città labronica con il loro “Parigi, Berlino, Londra Tour”…
I Matia Bazar, band genovese formatasi a metà dei Settanta, avranno nella voce
solista, Antonella Ruggiero – una delle più sensuali, acute e suadenti voci del
panorama canoro nazionale (…erano ancora gli anni in cui l’industria musicale
italiana oltre alla superlativa Mina riusciva a sfornare voci quali quelle di
Loredana Bertè, Giuni Russo, di Alice e, qualche anno più tardi, di Anna Oxa …
peccato che programmi demenziali quali “X Factor” non si ricordino chi e,
soprattutto, ‘come’ si cantava venticinque/trent’anni fa…. Giusy Ferreri
bah….) – la loro miglior interprete per una serie progressiva di cambi di
formazione che dall’originaria muterà nel corso degli anni comprendendo,
peraltro, le ultime ‘scoperte’ vocali della modenese Silvia Mezzanotte e di
Roberta Faccani….niente a che vedere…nemmeno lontanamente…con i
virtuosismi vocali della Ruggiero…assoluti (…da riascoltare “Io ti voglio
adesso”, “Fantasia”, “Ti sento”, “Che canzone è”, “Io ti voglio adesso” o
“Noi”…ce ne fosse ‘mezza’ oggigiorno che raggiungesse certi acuti da
brividi…).
La prima produzione dei Matia Bazar sarà sostanzialmente alla ‘cerca’ di un
proprio stile per contraddistinguere il gruppo in un paese nel quale – come
scriverà Matteo Losi (1) – “era consentito parlare – musicalmente – solo tre
lingue: cantautorato, progressive di quarta mano, o un soave quanto indistinto
“soft pop” (Homo Sapiens, Santo California, Giardino Dei Semplici) sovraccarico
di provincialismi che sarà, per oltre un lustro, la strada prescelta dalla band
genovese (si ascoltino la “pinkfloydiana” “Cavallo Bianco” o “Per Un’Ora D’
Amore”, piccoli gioielli di questa prima fase). L’italo-disco era allo stadio
embrionale (per usare un eufemismo…), non ci sono santi. Battiato ancora non
aveva ancora messo mano alla sua “rivoluzione copernicana” del pop della
penisola. Battisti era impantanato in un adocchiante spaghetti-soul (“Ancora
Tu” ne è l’archetipo) lontano eoni dalla poesia elettro-melò di “Don Giovanni”,
primo atto della collaborazione con Pasquale Panella.”.
Battiato all’epoca, metà settanta, era ancora alla sua ‘fase’ di
sperimentazione acustica (…Fetus e Pollution sono del ’72 anno in cui avverrà
per il cantautore siciliano l’incontro con il musicista Karl Heinz Stockhausen
dal quale sarebbero derivati, come influenza artistica, i successivi “Sulle
corde di Aries” l’anno dopo, “Clic” e “M.elle le Gladiator” rispettivamente del
74 e 75….Sgalambro era ancora di là da venire…)
“Eppure – prosegue Losi (2) – già dal ’78 le cose iniziavano a cambiare
leggermente, con i primi recepimenti di istanze punk e new wave (F’austo, i
Chrisma di “Chinese Restaurant” – quest’ultimo addirittura del ’77 (!) –, il
germogliare della scena post-punk avantgarde di Pordenone) e l’inizio della
nostra “marcia danzante”, domiciliata alla leggendaria discoteca Cosmic sul
Lago di Garda, che con Capricorn e Klein & MBO avrebbe attecchito in tutta
Europa e perfino negli States. Da quel momento, i Matia Bazar non hanno più
alcuna scusante per giustificare il declino che li ha portati all’indecenza de
“Il Tempo Del Sole” (1980), ben oltre il sottile confine che separa il kitsch
dal trash puro e semplice.”
La carriera dei Matia Bazar si snoderà da quel momento tra qualche successo
“avantgardiste” e il definitvo approccio al synth-pop: è del 1980 “C’è tutto un
mondo intorno”, ma sarà con il singolo “Fantasia” – poi inserito nell’album
“Berlino Parigi Londra” – che avviene il definitvo rilancio che li porterà a
comporre nell’83 “Vacanze Romane”, una delle loro canzoni più famose, che varrà
loro il premio della Critica al XXXIIImo Festival di Sanremo e il primo
Telegatto del settimanale “Tv Sorrisi e Canzoni” come miglior gruppo italiano.
Sarà proprio il ‘lato b’ di quel fortunato successo a contenere “Palestina”…
canzone davvero d’altri ‘tempi’…canzone – come ricorderà qualcuno – con
diversi spunti d’attualità e senza troppe pretese che ricordiamo, non
foss’altro per il titolo, più che volentieri anche perchè, in poche frasi,
conchiude l’atmosfera (…anche se starebbe bene quale colonna sonora di un
film anni cinquanta…magari di un giallo di Agatha Christie con l’immancabile
messieur Poirot…) d’incertezza che all’epoca contrassegnava la politica
internazionale (…”il leone in gabbia vecchia America…la muraglia invecchia
e perde fascino…”…) …ma vediamo di non vederci troppo ‘impegno’ ….se
proprio lo si vuol ricercare si ‘ascolti’ il combat-rock, mutuato dai
britannici Clash, dei compagni di “The Gang” (…”La lotta continua”…”
Kowalsky”…e altre che adesso non ‘ricordiamo’…)…eventualmente se proprio
ci ‘tenete’ a ‘riascoltare’ l’eco di suoni ‘lontani’ di guerre dimenticate del
passato remoto europeo conviene orientarsi su “Fantasia” (…”Una stanza, una
casa, una città/ Strade vuote e ombre nell’oscurità/ A Berlino soldati stanchi
e d’ogni età/ Sopra i muri con le donne che gli stanno vicino/ Fantasia che
tra poco tutto finirà/ A Parigi, Londra e in tutte quante le città…” …).

Per i Matia Bazar inizia l’epoca dei successi: nel 1984, alla vigilia
dell’uscita dell’album Aristocratica, Mauro Sabbione lascia il gruppo per
dedicarsi a progetti sperimentali (Melodrama) e collaborare con gli amici
Litfiba e in seguito sarà tra gli artefici del lancio della band The
Transistors per i quali scriverà e suonerà nel loro album d’esordio Atelier. A
lui subentra Sergio Cossu e un anno dopo vincono un nuovo Premio della Critica
al Festival di Sanremo con Souvenir. Dello stesso anno è una delle loro canzoni
più conosciute, Ti sento, con la quale il gruppo, già famoso in tanti paesi del
mondo, si afferma definitivamente a livello internazionale, ed incide la
canzone in diverse lingue.
Per il mercato anglosassone Ti sento diventa I Feel You, singolo pubblicato
con successo anche in Italia. Grazie ad un sound d’avaguardia che miscela le
tastiere elettroniche ai sintetizzatori, Ti sento rimane un classico del gruppo
ligure ed una delle canzoni più conosciute degli anni ’80.
Nel 1987 vincono nuovamente il Telegatto come migliore gruppo italiano secondo
TV Sorrisi e Canzoni, e l’anno successivo partecipano al Festival di Sanremo
con il brano La prima stella della sera.
Nel 1989, al colmo del successo, Antonella Ruggiero lascia il gruppo, sia a
causa della sua maternità, sia per seguire strade personali; verrà sostituita
da Laura Valente….Per noi la storia dei Matia Bazar finisce qui…un pò come
quella di Sergio Caputo dopo aver realizzato “Storie di whisky andati” (1988)
…si è vero abbiamo ascoltato anche “Lontano che vai” e “Sogno erotico
sbagliato” ma di lì in avanti qualcosa non ci ‘quadrava’ più…Comunque
l’ultimo album che meriti ‘attenzione’ per il cantautore romano è, per quanto
ci riguarda, quello di “Non bevo più tequila” e “Anche i detective piangono”…
comprendiamo perchè si sia infine dato al jazz scegliendo la California come
patria d’elezione… (…”io con questa faccia e il mio passato da
dimenticare”….si ‘raccontava’ di sue ‘frequentazioni’ politiche non proprio
politically correct in gioventù …ma questa è un’altra storia…).
Tant’è ….ascoltatevi – o riascoltatevi per i più ‘vecchi’… –
“Palestina”….’merita’ ancora!

27 MAGGIO 2010

Note –
1 – Matteo Losi – Recensione musicale album “Tango” all’indirizzo
informatico: www.storiadellamusica.it/Matia_Bazar_-_Tango_(Emi,_1983).p0-r1955
2 – Matteo Losi – ibidem;

Comments are closed.