Decennale liberazione Libano meridionale

di Dagoberto Husayn Bellucci
04 GIUGNO 2010

Lo scorso 25 maggio – come avviene annualmente da dieci anni a questa parte –
il partito sciita libanese di Hizb’Allah ed i sostenitori della Resistenza
Libanese hanno celebrato il decennale della liberazione del Libano meridionale.
Era la primavera del 2000 quando l’esercito di occupazione sionista, che
occupava stabilmente fin dall’invasione del paese dei cedri dell’estate 1982 la
cosiddetta “fascia di sicurezza” adiacente i confini settentrionali con la
Palestina occupata (comprendente tutta la zona a sud del fiume Litani), decise
unilateralmente il ritiro militare da un’area diventata oramai non più
gestibile e nella quale i soldati dell’esercito di Tel Aviv avevano lasciato
una numerosa scia di sangue dei loro caduti. Il ritiro unilaterale proclamato
all’epoca dall’allora premier Ehud Barak venne ‘accompagnato’ dai boati delle
bordate di razzi katiusha della Resistenza e dai cori di gioia di migliaia di
libanesi che si riversarono festanti nelle zone fino a quel momento sotto
controllo militare israeliano.

L’occupazione del Sud Libano risaliva ai tempi dell’invasione generale  –
Operazione militar-terroristica eufemisticamente chiamata “Pace in Galilea”
dall’allora premier Menachem Begin e dal suo ministro della Difesa Gen. Ariel
Sharon (il boia di Sabra e Chatila) – quando le truppe kippizzate sioniste
arrivarono in poche ore alle porte della capitale Beirut cannoneggiando – dalle
alture adiacenti, dal cielo e dal mare – le zone meridionali della città nelle
quali si erano asserragliati i combattenti fedayn della Resistenza Palestinese
dell’OLP di Yasser Arafat.

La battaglia di Beirut – sottoposta ad un martirio quotidiano che costerà la
vita ad oltre 25mila civili innocenti – segnerà la fine militare dell’OLP
(costretta al ritiro delle proprie truppe e ad un riposizionamento della
propria leadership a Tunisi) e la nascita, in Libano, di una organizzazione di
resistenza islamica completamente nuova: Hizb’Allah (il Partito di Dio sciita
filo-iraniano nato sotto gli auspici e l’influenza della Rivoluzione Islamica
khomeinista iraniana e, da allora, punta avanzata dello schieramento anti-
sionista del cosiddetto “fronte del rifiuto” che , progressivamente,
riconoscerà in Teheran la capitale mondiale della battaglia anti-sionista per
la liberazione dei Luoghi Santi della Palestina occupata).

In un volume in lingua inglese in nostro possesso, “The Epic of Glory – Stops
in the Islamic Resistance’s Struggle against the Zionist enemy”, pubblicato a
Beirut  dall’Ufficio Esteri del movimento sciita di Sayyed Hassan Nasrallah
vengono ripercorse le tappe fondamentali di questa epopea della liberazione del
Libano dall’invasione sionista del 4 Giugno 1982 fino alla primavera 2000.

Tra le principali operazioni militari condotte da Hizb’Allah contro
l’occupante sionista (ricordiamo quì che la prima operazione militare anti-
israeliana verrà comunque lanciata nel cuore della capitale Beirut dai
militanti del Partito Nazionale Sociale Siriano con un attacco alle truppe
sioniste nella centralissima Rue Hamra) si ricorda il sacrificio di alcuni
martiri della Resistenza:

– 11 Novembre 1982 il martire Ahmed Qassir attacca il quartier generale
israeliano di Tiro con un’autobomba (144 morti e 28 feriti). Israele ammetterà
solamente la perdita di 47 uomini, il ferimento di altri 28 e la scomparsa di
27;

– 4 Ottobre 1983 il martire Al Husseini attacca la Scuola Al-Shajara centro di
raccolta militare israeliano. Israele ammetterà la morte di 29 dei suoi
uomini;

– 13 Aprile 1984 il martire Ali Safieddin lancia un attacco-kamikaze contro un
convoglio a Dair Qanoun e Nahr nel sud del Libano provocando la distruzione di
due veicoli. Il nemico ammetterà la perdita di 6 uomini e il ferimento di altri
4 militari;

– 7 Febbraio 1985 il martire Hassan Qassir lancia un attacco kamikaze a Bourje
a-Shamali. Il nemico sionista confermerà la morte di una dozzina di suoi
soldati ed il ferimento di altri cinquanta;

– 11 Marzo 1985 il martire Abou Zainab (Amer Kalakesh) attacca un convoglio
militare israeliano a Muttulla nel sud del paese. Israele ammetterà la perdita
di 12 soldati;

– 19 Agosto 1988 il martire Haitham Dbouq lancia un attacco contro un
convoglio militare nella regione di Marjeyoun-Tainhass nel sud del paese. Una
trentina le perdite probabili. L’esercito d’occupazione d’Israele ne registra
una;

– 19 Agosto 1988 il martire Abdallah Atwi (Al Hor al Ameli) lancia un attacco
kamikaze presso ‘Fatima Gate” (la porta di Fatima) adiacente la frontiera con
la Palestina occupata: 43 le vittime accertate. Gli israeliani ne ammetteranno
solo cinque.

– 19 Settembre 1989 il martire Sheick Assad Berro lancia un assalto militare
contro un convoglio israeliano nella zona compresa tra Qolayaa e Marjeyoun. Una
ventina probabili le vittime israeliane. I media israeliani e lo stato maggiore
sionista ammettono che un loro ufficiale è rimasto ucciso e 5 militari feriti;

– 21 Agosto 1992 il martire Ibrahim Daher lancia un’azione kamikaze sulla
strada per Jarmaq nel sud Libano: almeno 25 militari di Tel Aviv tra morti e
feriti;

– 25 Aprile 1995 il martire Salah Ghandour lancia l’attacco contro il quartier
generale sionista a Bint ‘Chbeil nei pressi della frontiera meridionale
libanese. Israele ammette il solo ferimento di 11 suoi militari;

– 20 Marzo 1996 il martire Ali Ashmar lancia l’operazione kamikaze nel
triangolo di Edaise-Rebtlateen. Gli israeliani dopo l’attacco riconosceranno la
perdita di due uomini tra i quali il capitano Saleh Zaydan probabilmente
dell’Esercito di Liberazione del Sud alleato dei sionisti;

– 30 Dicembre 1999 il martire Ammar Hussein Hamoud lancia l’attacco sulla
strada per Qlaya: 7 militari israeliani morti e 8 feriti;

In totale nel corso degli anni, secondo quanto riporta ed illustra la
pubblicazione in questione, la Resistenza Islamica Libanese ha compiuto le
seguenti operazioni militari:
– dal 1982 al 1992 almeno 38;
– 1993                               6; Operazioni di detonazione esplosivi
nello stesso periodo  310;
– 1994
3;
49;
– 1995
4;
61;
– 1996
1;
103;
– 1997
3;
86;
– 1998
3;
74;
– 1999
6;
56;
– 2000
2;
36;

Tra l’armamento utilizzato dagli uomini della Resistenza Islamica nei quasi
venti anni di guerriglia finalizzata alla Liberazione del Sud Libano ricordiamo
i missili katiusha (2.88 cm di lunghezza, un raggio d’azione di 20.5 km, un
calibro di 112 mm, con una testata esplosiva di 18,5 kg ed una velocità di 690
metri/secondo); i missili di nuova generazione ed i sistemi anticarro del tipo
Milan). Numerose le operazioni di scontri diretti tra i reparti della
Resistenza e le truppe d’occupazione o i loro alleati dell’ELS: 232 tra l’82  e
il 92; 81 nel 93, 48 nel 94, 45 nel 95, 47 nel 96, 38 nel 97, 30 nel 98, 17 nel
99 e 7 nei primi sei mesi del 2000.

La storia della liberazione del Libano meridionale è anche una storia di
tradimenti e di diserzioni: quelli degli uomini appartenenti al cosiddetto ELS
(Esercito di Liberazione del Sud) collaboratori dei sionisti e alleati delle
truppe d’occupazione dalla stella di Davide che si unirono agli uomini di Tel
Aviv per instaurare un’enclave cristiano-maronita (il sogno di Gemayel del
cosiddetto “stato confessionale cristiano” del Marunistan) a ridosso della
frontiera con la Palestina occupata. Questo esercito venne istituito nel 1978
dal maggiore Sa’ad Haddad e successivamente, dal 1984, diretto dal comandante
Antoine Lahad quest’ultimo rifugiatosi dalla primavera 2000 al seguito delle
truppe israeliane nello stato ebraico. Mercenari al soldo di Israele questi
disertori, circa 2000 uomini addestrati e armati direttamente da Tel Aviv,
cooperarono per anni con il nemico in rastrellamenti della popolazione civile
libanese e palestinese eseguendo numerose rappresaglie contro civili innocenti,
attività di spionaggio e delazione in tutti i villaggi del Sud e distinguendosi
per la brutalità e la violenza con le quali si resero autori di numerose
stragi. Tra i principali collaborazionisti filo-sionisti si ricorda Hussein
Abde Nabi capo dell’Apparato 504 (creato dai sionisti con compiti di
“intelligence”); Abde Nabi Bazzi capo del servizio di sicurezza dell’ELS
nell’area di Bint Chbeil e successivamente di Bait Yhoun e Joseph Karam
promosso luogotenente nel 1984 e capitano sette anni dopo della milizia filo-
israeliana e tra i principali comandanti militari dell’ELS.

Ricordiamo anche in questo spazio di approfondimento i comandanti militari
israeliani caduti durante le principali operazioni militari della Resistenza
anche a riprova dell’alto livello tecnologico-militare messo in mostra da
Hizb’Allah fin dalla metà degli anni Ottanta che troverà ampie conferme durante
le successive guerre lanciate dall’entità criminale sionista nel 1993, 1996 e
2006.

Tra i comandanti nemici colpiti a morte dalla Resistenza figurano: Ytzhak
Mordechai (comandante dell’area nord) eliminato sulla strada Houla-Maiseljabal
nel 1998; Elie Emitai comandante delle unità di rifornimenti, ferito durante
un’operazione della Resistenza sulla strada per Rihan nel dicembre 1996 e
successivamente eliminato cinque giorni dopo durante un’altro attacco lanciato
da Hizb’Allah contro il posto di blocco di Baraasheet; Gen. Amiram Levine
eliminato anche lui nella precedente operazione, Gen.Amnon Shahak, capo dello
staff tecnico sionista, ucciso durante l’azione militare lanciata dalla
Resistenza contro il suo convoglio il 17 settembre 1995 sulla strada per
Marjayoun.

In totale i martiri della Resistenza Islamica Libanese caduti nei 18 anni di
operazioni militari contro l’occupazione sionista del Libano meridionale
ammonteranno a 1281 fra i quali impossibile non ricordare in questa sede l’ex
Segretario Generale di Hizb’Allah, Sheick Abbas al Musawi, martirizzato con la
moglie ed il figlio nel febbraio 1992 da elicotteri sionisti assieme agli
uomini della propria scorta e l’ex leader religioso del partito per il sud ,
Sheick Ragheb Harb, assieme ovviamente a tutti i combattenti che sono caduti,
armi in mano, contro l’invasore e senza omettere di ricordare che – a distanza
di dieci anni dal ritiro israeliano – vi sono ancora decine di libanesi e di
palestinesi catturati nel paese dei cedri e trasferiti nel sistema carcerario
sionista oltrefrontiera.

A dieci anni da quella primavera Hizb’Allah ha celebrato lo scorso 25 maggio
la guerra di liberazione del Libano meridionale: davanti a migliaia di
sostenitori il segretario generale del Partito di Dio, Sayyed Hassan Nasrallah,
ha ribadito che le armi della Resistenza sono sempre rivolte contro il nemico
sionista e a difesa del Libano. Sottolineando che niente è mutato dalla tregua
dell’agosto 2006 che pose fine a un mese di combattimenti ed alla aggressione
vile lanciata dall’ex premier israeliano Ehud Olmert contro il paese dei cedri,
Nasrallah ha dichiarato che la Resistenza non rinuncerà a colpire ed affondare
tutte le imbarcazioni – civili, militari e commerciali – che transiteranno al
largo di “Israele” e nel mar Rosso in caso di un nuovo conflitto che – secondo
quanto riportano le agenzia stampa libanesi ed i media arabi – viene dato come
prossimo.

“Possiamo avvistare – ha dichiarato Nasrallah davanti ad una platea di
migliaia di simpatizzanti della Resistenza -, bombardare e distruggere le
vostre navi e tutte le imbarcazioni battenti bandiera israeliana e quelle che
attraccheranno in uno qualsiasi dei porti delle coste palestinesi da nord a
sud” ribadendo che il Partito di Dio è “determinato a entrare in questo nuovo
terreno di scontro, se torneranno ad assediare la nostra costa”.
A inizio aprile il presidente Shimon Peres ha accusato Damasco di fornire
missili Scud al movimento sciita libanese, in possesso di 40.000 razzi, di cui
molti pronti a colpire le città dello Stato ebraico. Tra le principali accuse
rivolte dai sionisti contro Hizb’Allah ed il suo alleato siriano anche quello –
smentito seccamente da Nasrallah – di un traffico di Scud. Secondo il Partito
di Dio questa campagna propagandistica sionista prepara il terreno per un nuovo
conflitto: “sono menzogne e false tutte le accuse provenienti dallo stato
ebraico” ha ribadito Nasrallah “il loro obiettivo è quello di aumentare il
finanziamento da parte americana dei loro arsenali militari”.
Secondo il Segretario Generale esiste una tensione latente in tutta la regione
che non può sfociare in maniera inevitabile in una nuova aggressione sionista
contro Gaza ed il Libano meridionale: “siamo pronti e addestrati a sufficienza
per rispondere colpo su colpo” ha commentato Nasrallah sostenendo che la
prossima sarà “la guerra decisiva” che porterà i sionisti “sull’orlo del
baratro”.

Le cerimonie per il decennale della liberazione del sud, svoltesi in molte
città del Libano, sono state ‘benedette’ da un discorso augurale del Presidente
della Repubblica, Gen. Michel Souleiman, che ha ricordato il sacrificio di
sangue ed il coraggio dei tanti patrioti libanesi “caduti per una causa giusta
e in una difesa sincera della patria” ricordando come “eroi e combattenti” i
militanti della Resistenza e le sofferenze ed i lutti patiti dalla popolazione
libanese durante gli anni difficili dell’occupazione israeliana delle regioni
meridionali.
Per due giorni è stato proclamata la festa nazionale mentre radio e
televisioni mandavano in onda canti patriottici e immagini del passato. Un
passato che nessuno in Libano vuol tornare a rivivere. Un passato che nessuno
dimentica. Un passato che ha consacrato l’unità d’azione, d’intenti e la
cooperazione ai massimi livelli tra Istituzioni nazionali, Forze Armate
nazionali e Resistenza Islamica.

Oggi il Libano è uno Stato libero che aspira a riprendersi i territori ancora
sotto occupazione sionista (le fattorie di She’eba, il villaggio di Kfar Shouba
e quello di Ghajar occupato quattro anni fa durante l’aggressione del luglio
2006)…un diritto inalienabile della nazione libanese ed una promessa che gli
uomini di Hizb’Allah manterranno per adempiere ad una consegna per la quale il
partito sciita filo-iraniano è operativo da 28 anni: liberare il paese ed
assicurarne la sicurezza alle frontiere meridionali.

La ‘partita’ tra Libano e entità criminale sionista non è finita: non lo sarà
fino a quando un lembo di terra libanese sarà sottoposto ad occupazione
sionista. Non potrà esserlo fintanto che il regime d’occupazione israeliano
continuerà a rappresentare una fonte di instabilità, violenza, terrorismo per
tutta la regione del Vicino Oriente e la principale macchina di morte puntata
al cuore del popolo palestinese martire.

04 GIUGNO 2010

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