“Studi sul Talmud”

Recensione Libraria:  Aa.Vv. – “STUDI SUL TALMUD”

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Entrambi (il Talmud e la Bibbia) sono la nostra legge e la soppressione di una parte della Legge sarebbe la fine del giudaismo”

( “La Tribune Juive” – 20 Gennaio 1939 – pp. 34 – Strasburgo, Francia )

“Uomini siate e non pecore matte/ si che di voi tra voi/ ‘l giudeo non rida”

(Dante Alighieri)

Il presente testo, pubblicato in Italia dalle edizioni “All’Insegna del Veltro” di Parma nella prima meta’ degli anni Novanta, comprende tre saggi prodotti da alcuni dei maggiori studiosi europei nel periodo compreso tra la seconda meta’ degli anni Trenta ed il 1940.

Trattasi di saggi fondamentali inerenti una dettagliata e minuziosa analisi recensoria del “libro sacro” ebraico per eccellenza ovvero il Talmud. Johannes Pohl ne analizza alcune caratteristiche generali nel primo saggio (“Der Talmud”) uscito per una casa editrice nazionalsocialista nella primavera 1939; Karl Georg Kuhn nel secondo – pubblicato ad Amburgo nel 1937 – passa in rassegna sostanzialmente la genesi del pensiero talmudico mentre nel terzo ed ultimo saggio – pubblicato originariamente in lingua francese nel 1940 a Neuchatel in Svizzera – il de Vries de Heekelingen intende soffermare l’attenzione del lettore sui passi talmudici relativi ai “non ebrei” ovvero sulla plurisecolare enciclopedica raccolta di odio e disprezzo prodotti dal Giudaismo talmudico nei confronti di tutte le nazioni “goyim” = gentili (non ebraiche).

Essenzialmente le tre ricognizioni analitiche intendono rappresentare compiutamente quale sia la relazione tra la tradizione ebraica, l’attualita’ del pensiero ebraico contemporaneo sia in ambito religioso sia in ambienti laici, il carattere vincolante del Talmud inteso quale raccolta di leggi a carattere perenne per l’ebraismo di ieri e di oggi con particolare riferimento all’attualita’ ed al valore assunto dalla decodificazione rabbinica della Legge posteriore alla Torah ma, progressivamente, rivelatasi piu’ essenziale ed onnicomprensiva della prima.

Nel primo dei tre saggi Johannes Pohl, recensendo uno scritto dal titolo “La vita di Israele” pubblicato a Firenze nel 1937 a firma Elia S. Artom, scrive: “…l’autore ebreo parla di quei suoi compagni di stirpe i quali si sono sempre associati solo esteriormente alla vita dei popoli europei che li hanno ospitati, e dice di questi Ebrei: essi rimangono sempre Ebrei e in ogni loro azione sono costantemente sottoposti ai loro doveri di Ebrei. Artom parla della grande importanza che a tal riguardo hanno le leggi mosaiche e della fondamentale autorita’ della Mischna e del Talmud. (…) Il fondamento del Talmud e’ costituito dalle leggi mosaiche che si trovano nella Tora del Vecchio Testamento. La Tora (Legge, Dottrina) comprende i cinque liberi di Mose’, cioe’ i primi cinque libri del Vecchio Testamento, i quali, secondo la dottrina ebraica, risalgono a Mose’ stesso che li avrebbe compilati nel XII secolo a.C. sotto sovrannaturale dettatura di Jahwe’. Questa Tora e’ il primo e piu’sacro fondamento della religione ebraica, soprattutto le cosiddette leggi mosaiche, che si trovano nel secondo, nel terzo e nel quarto libro di Mose’ e che costituiscono i precetti piu’ vari per cio’ che concerne il diritto, i costumi e il culto.”.

Appare quindi evidente che esista un substrato dottrinario-teologico tra l’Antico Testamento ebraico e le successive interpretazioni rabbiniche: la Tora e’ la legge originaria d’Israele mentre il Talmud ne rappresenta la sua estensione progressiva attraverso l’opera di quei rabbini che ne interpretarono e integrarono la sua sfera d’intervento quale  ordinatore superiore per la vita delle comunita’ ebraiche disperse e che, furono infine decodificate nella Mischna e nella Ghemara che assieme formano il Talmud.

Ha scritto uno storico ebreo contemporaneo, Eugenio Saracini, che “…il Talmud si divide in due parti: la prima – la Mischna’ – e’ una serie di deliberazioni legali concernenti l’applicazione dei diversi precetti biblici; la seconda – la Ghemara – e’ una specie di resoconto delle interminabili discussioni fra i dotti sia sui precetti biblici che sulle deliberazioni della Mischna’.” (1) ….piu’ o meno, potremmo dire, “fatta la legge …trovato l’inganno!”…

Mischna e Ghemara sono le due parti delle quali si compone il Talmud. Vediamo adesso di comprendere esattamente cio’ di cui stiamo parlando: “La parola “Mischna” – scrive ancora Pohl – significa ripetizione, apprendimento; essa e’ una raccolta di norme. Infatti inizialmente nel giudaismo era proibito fissare per iscritto le dottrine dei maestri della legge che commentavano la Tora. Percio’ questa dottrina orale all’inizio fu tramandata di bocca in bocca, di generazione in generazione. La legge, e precisamente le norme stesse e i loro riferimenti al testo del Vecchio Testamento, veniva imparata a memoria soltanto secondo la lettera. Ma ben presto, a causa dell’abbondanza delle opinioni sostenute dai maestri della legge, si manifesto’ l’esigenza di adottare delle raccolte scritte di tali norme. Alcune di queste raccolte sorsero gia’ nel giudaismo post-biblico. (…) La lingua della Mischna e’ un ebraico del tutto diverso da quello del Vecchio Testamento. L’ebraismo mischnico e’ tra l’altro frammischiato di numerose parole straniere, che derivano soprattutto dall’aramaico, dal greco e dal latino. Per cio’ che concerne il contenuto, la Mischna consta di sei “ordini” (sedarim). Ogni “ordine” (seder) si suddivide in un certo numero di trattati (da 7 a 12) secondo i nomi dei quali viene citata anche la Mischna.  I nomi dei sei ordini della Mischna sono: 1) Zeraim (“sementi”: tributi agricoli ai sacerdoti ecc.); 2) Moed (“festa: Sabbat ecc.); 3) Naschim (“donne”: diritto matrimoniale e familiare ecc.); 4) Nezikin (“danni”: diritto civile e penale); 5) Kodaschim (“cose sacre”: sacrifici); 6) Toharot (“purita’”: leggi sulla purita’). Il numero dei trattati mischnici e’ di 63. In quale altra considerazione la Mischna sia tenuta dal Talmud stesso, lo mostrano alcune massime talmudiche: “La Mischna e’ la regina (della dottrina ebraica) (Ketubot 61b; Makkot 21a; Nidda 52a). “Nei giorni di festa si deve solo mangiare e bere oppure mettersi a sedere e imparare la Mischna” (Pesachim 68b; Beza 15b). “Puo’ combattere veramente con le armi della dottrina della legge ebraica solo chi conosce molte dottrine della Mischna” (Sanhedrin 42a). “Chi dimentica una sola parola della Mischna, la Scrittura (del Vecchio Testamento) glielo imputa a colpa, sicche’ egli ha perduto la vita” (Abot, 3, 10).”

Come dunque rileva il Pohl l’interpretazione e la decodificazione rabbinica seguente all’antico mosaismo hanno finito per diventare parte essenziale, fondamento, della legislazione ebraica; regole di condotta e di vita per tutte le comunita’ (Kehillah) ebraiche, andando progressivamente a sostituirsi piu’ che ad integrare semplicemente la Tora.

Ed infatti sono non poche le testimonianza rabbiniche a questo proposito: “La forza di legge del Talmud – prosegue il Pohl – , secondo le stesse parole talmudiche, e’ superiore a quella delle leggi mosaiche. “Se ci si occupa della Scrittura (del Vecchio Testamento) cio’ e’ qualcosa ma niente di speciale; se ci si occupa della Mischna, cio’ e’ gia’ qualcosa, e per questo si ottiene una ricompensa; ma se ci si occupa del Talmud, non vi e’ nulla di piu’ importante di cio’” (Babamezia 33a). “Le paroe dei saggi del Talmud sono piu’ importanti di quelle del Vecchio Testamento” (Sanhedrin 88b) *

La sostituzione dell’antica legge mosaica con quella derivata dal Talmud, l’assoluta priorita’ conferita agli insegnamenti delle decodificazioni rabbiniche rispetto alla Tora, formano la diversione teologica destinata ad influire radicalmente nei successivi sviluppi dell’ebraismo caratterizzandone l’identita’ razziale e confessionale ed i ‘tratti’ dottrinari come veri  e propri virus d’infezione antitradizionali ed il popolo ebraico quale autentico vettore dissolutivo nei confronti delle componenti non ebraiche ossia tutte le altre nazioni della terra con le quali gli ebrei entreranno, disprezzandone sempre usi e costumi, in contatto.

Il Talmud sara’ da allora la “bussola” ideologica ed il principale referente comportamentale per intere generazioni di ebrei che si abbevereranno avidamente ai suoi insegnamenti conformandosi quali corpi separati e distinti nei confronti delle societa’ non ebraiche delle quali per secoli gli ebrei saranno ospiti. L’assimilazione sara’ dai talmudisti rifiutata quale peccato mortale; l’emancipazione sanzionata con vere e proprie scomuniche e spesso la condanna all’esilio del malcapitato; ogni forma o tentativo di modificare costumi, usi e tradizioni plurisecolari in ambito ebraico saranno severamente rigettati. L’autoisolamento ebraico favorira’, soprattutto nell’Europa orientale, la costituzione di grandi comunita’ ebraiche (gli askhenaziti dall’ebraico Askhenaz = Germania) chiuse in sterminati ghetti, indifferenti alle vicende storiche dell’umanita’ circostante e assolutamente compresse tra la fedelta’ di razza e quella dottrinaria ovvero tra l’incudine del sangue dell’ascendenza razziale ed il martello talmudico ‘pestato’ dai “maestri della legge”, i rabbini dotti e sapienti che saranno i veri e propri deus et machina dei destini di migliaia di loro correligionari.

La fola tutta contemporanea e modernista che vorrebbe i “poveri ebrei” ghettizzati e rinchiusi contro la loro volonta’ negli acquartieramenti loro destinati dai cristiani nelle citta’ e contrade europee dev’essere rigettata come una vera e propria menzogna storica: furono sempre e solo le stesse comunita’ ebraiche a percepire se’ stesse quali corpi estranei, alieni e indissolubilmente svincolati dal resto delle nazioni “goyim” = non ebraiche che davano loro ospitalita’.

Il Talmud sara’ l’elemento cementificante l’esclusivismo confessionale ebraico. Assieme all’appartenenza razziale il principale elemento di unita’ del disperso popolo di Sionne.

Come avremo modo di vedere esistevano ed esistono diversi Talmud corrispondenti ai due principali centri dottrinari ebraici dell’epoca nei quali furono compilati (la Palestina e Babilonia). Abbiamo cosi’ il Talmud palestinese (o di Gerusalemme) del V.o secolo e quello Babilonese (del VI.o secolo).

Sara’ soprattutto quello babilonese ad occuparsi, in maniera spesso enfatica fino all’inverosimile ,di questioni legali  presentate con una dialettica spinta all’estremo dai dotti dell’epoca. Proprio perche’ piu’ vincolante su di un piano legislativo il Talmud babilonese trovera’ nel corso delle diverse epoche maggior accoglienza e un riconoscimento comune presso tutte le comunita’ ebraiche percio’, come riconosce il Pohl, quando si parla semplicemente di Talmud ci si riferisce essenzialmente a quello babilonese.

Il lettore si domandera’ a questo punto di che cosa esattamente si occupi il Talmud: un rapido sguardo a cio’ che direttamente concerne i non ebrei apparira’ sufficientemente esplicativo e illustrera’ chiaramente i cosiddetti “precetti religiosi” contenuti da questo “libro sacro” dell’ebraismo mondiale.

“Ci sono – scrive Pohl – soprattutto due gruppi di precetti talmudici che ci riguardano direttamente in quanto non ebrei: 1) l’atteggiamento ebraico nei confronti dei non ebrei sancito nel Talmud; 2) tutti quei passi talmudici che ci mostrano l’Ebreo senza maschera, nelle sue peculiarita’ giudeo-orientali. Il materiale talmudico che qui ci si offre e’ quasi incalcolabile: le affermazioni concernenti l’importanza della dottrina della legge ebraica e in particolare il Talmud e i saggi che in esso hanno preso la parola; le espressioni talmudiche relative al popolo ebraico eletto e alle leggi razziali ebraiche contenute nel Talmud; le dichiarazioni talmudiche piene di odio e di disprezzo sui non ebrei, su Cristo, su Maria e il cristianesimo; la denigrazione insuperabile della non ebrea; le istruzioni talmudiche relative all’assassinio dei non ebrei, le istigazioni talmudiche alla guerra; il giudizio talmudico sulla donna come creatura sessuale; l’infamia razziale, che con una virtuosa dialettica viene conciliata con le leggi razziali ebraiche, permessa nel Talmud; il disprezzo talmudico del lavoro; i crimini piu’ vari permessi dal Talmud nei confronti del non ebreo, come l’usura, la frode, l’inganno, la truffa, il furto, la rapina, il ratto di una bella donna, la ricettazione, il contrabbando, la frode tributaria e salariale, il furto degli oggetti trovati…. (…) Dalla grande quantita’ di pareri talmudici teste’ mostrati, citiamo solo alcuni punti. L’odio ebraico contro i non ebrei attraversa come un filo rosso il testo talmudico, che comprende molte migliaia di pagine in folio. Solo qualche esempio. Il non ebreo e’ definito “questo mostro” (Erubin 68b). “Come ripugnante chi non e’ circonciso. Percio’ solo gli empi sono puniti, poiche’ sta scritto: Tutti i non ebrei sono incirconcisi” (Nedarim 31b). “Il proselita (cioe# il non ebreo convertito al giudaismo) non e’ nato da una goccia di seme puro” (Sanhedrin 36b); “Le non ebree sono impure sin dalla nascita” (Schabbat 16b; Aboda zara 36b; Nidda 31b); “L’ancella non ebrea e’ una prostituta” (Aboda zara 36b Raschi). I non ebrei sono considerati “non uomini” (Jebamot 61a e 61a Tos.), “bestiame” (Baba mezia 114b), “carne d’asino” (Berakot 25b e 58 a; Schabbat 150a; Jebamot 62a e 98a; Nidda 45a). Del seme dei non ebrei si dice che e’ “seme di cavallo” (Jebamot 22a Raschi e Tosafot 98a ; Ketubot 3b Tos). Il matrimonio dei non ebrei viene stimato come “coito delle bestie” (Sanhedrin 74b Tos). “Lo spargimento del sangue di un non ebreo e’ esenta da pena per l’Ebreo” (Sanhedrin 57a). Circa l’assassinio del non ebreo si dice chiaramente che “la cosa migliore e’ schiacciargli il cervello come ai serpenti” (Soferim 15, 10).”.

Ora la domanda che potrebbe sorgere immediatamente e’ quella relativa alla validita’ oggi, all’attualita’ dei precetti talmudici nella societa’ moderna ed alla loro applicazione pratica in seno alle comunita’ ebraiche. A questo quesito – fondamentale perche’ rivela la vera natura criminale, il pensiero profondamente disprezzante tutto cio’ che non e’ ebraico e la loro volonta’ di dominio e rivalsa nei confronti dei non ebrei ed insieme dimostra che per gli ebrei niente e’ cambiato nel corso dei loro cinquemila anni di storia con particolare riferimento agli ultimi due millenni dell’era cristiana quando la polemica anti-cristiana dei talmudisti si fara’ maggiormente radicale arrivando a concepire quegli infimi libelli di menzogna e vergogna che contraddistinsero almeno fino alla seconda meta’ del XVImo secolo le comunita’ ebraiche del Vecchio Continente (parliamo di quegli obbrobriosi componimenti di autentico odio anti-cristiano denominato Toledoth Jeshu’ o, utilizzando un eufemistica definizione di ambito ebraico, quelli che alcuni ricordano come gli “anti-evangeli del ghetto”) – risponde nel terzo saggio il de Heekelingen il quale riporta un interessante diatriba sorta presso il Tribunale di Oron, con sede a Losanna in Svizzera, nel gennaio 1940 con la quale si intese dimostrare l’attualita’, la validita’ e l’assoluta insindacabilita’ dei precetti talmudici presso le comunita’ ebraiche.

Scrive il de Heekelingen: “Da secoli si succedono processi nei quali si affrontano difensori ed avversari del Talmud. Questi processi hanno sempre di peculiare il fatto che i difensori rimproverano ai loro avversari di falsificare i testi, di mutilarli, infine di essere in malafede o di non capirvi nulla. Se gli avversari del Talmud sono degli orientalisti, come Eisenmenger, Ecker e altri, questi replicano pubblicando il testo originale con la sua traduzione. Al che gli Ebrei rispondono che il Talmud ha un modo di ragionare particolare, che sono necessarie lunghe letture e studi approfonditi per familiarizzarsi col suo contenuto, e che e’ estremamente difficil, se non pressoche’ impossibile, trovare un dotto non ebreo capace non solo di interpretare, ma anche di tradurre certi passi del Talmud.”.

La natura essenzialmente multiforme e l’eterogeneita’ di argomenti presi in esame dal testo talmudico non devono pero’ far cadere in errore quanti individueranno nel “libro sacro” ebraico un vero e proprio “diario” quotidiano di odio contro tutto cio’ che e’ non ebraico. La sua validita’ e quindi il suo valore attuale e’ dimostrato – come rileva il de Heekelingen – da autorevoli dichiarazioni di esponenti di primo piano del Giudaismo apparse sui principali quotidiani e riviste ebraiche dalla seconda meta’ dell’Ottocento alla prima meta’ del Novecento:  “L’Univers israelite”, periodico ebraico stampato a Parigi, scriveva nell’agosto 1886 che “Il Talmud non e’ solo il codice civile ed ecclesiastico del giudaismo, ma (e’) un’opera di notevole importanza per ogni dotto…Ogni osservatore imparziale della vita israelitica non potrebbe disconoscerne l’importanza di questa grande opera.” (p.568, 570); “La Revue juive de Geneve” del Maggio 1936: “E’ in questa lettura (del Talmud) , ripetuta da secoli, tre volte alla settimana, che risiede il segreto dell’intelligenza ebraica” (crf Augusto d’Esaguy nella “Revue juive de Geneve” p. 370)… (…) “L’Univers israelite” del 22 Novembre 1935 chiama il Talmud: “Il grande educatore del popolo ebraico”. “La Revue juive de Geneve” del Dicembre 1933 dice che e’: “Il codice divino morale e sociale della razza ebraica”. Dunque non solo degli Ebrei praticanti od ortodossi, ma della razza ebraica. Israel Abrahams, segretario onorario della “Jewish historical society of England” , professore di letteratura talmudica all’Universita’ di Cambridge, scrive: “Finche’ vi saranno degli Ebrei ed un giudaismo, il Talmud serbera’ il suo valore storico, poiche’ esso ha plasmato la loro vita ed il loro carattere. Voi potete negare al Talmud il suo valore permanente, ma non potete negare la sua influenza permanente” ( crf Israel Abrahams – “Valeurs permanentes du judaisme” – 1925 – pp 100-101).  Il Gran Rabbino Simon Bernfeld afferma che: “Il Talmud e’ penetrato profondamente nell’anima ebraica ed e’ diventato realmente un libro popolare nel senso migliore del termine” (crf Simon Bernfeld – “Der Talmud” – 1914 – p. 55). Juliuan Morgenstern, presidente dell’Hebrew Union College a Cincinnati, scrisse il 29 Febbraio 1928: “E’ un grave errore pensare che il Talmud abbia perduto la sua importanza per gli Ebrei…Senza una conoscenza profonda del Talmud ed una familiarita’ apprezzabile col suo contenuto e col suo spirito e’ impossibile comprendere ed interpretare correttamente il giudaismo.” ( crf  dal prospetto del “Talmud Library” – 1928 – p. 17 ).”

Occorre forse la carneficina – il grande olocausto dell’intera umanita’ sacrificata in lode al Dio Unico Yahve’ , al dio geloso ed esclusivista degli ebrei – dell’intera genia umana per dimostrare dunque la validita’ contemporanea degli scritti talmudici che hanno formato e generato l’anima ebraica nel corso dei secoli e nelle differenti epoche plasmando un tipo umano vendicativo, miseramente ostile e ottusamente indifferente alle vicende delle altrui nazioni verso le quali proferiva ad ogni pie’ sospinto litanie d’infamia, augurando loro disgrazie e calamita’ per la brama di potere e dominio universale d’Israele?  Occorre forse – in tempi in cui si parla di provvedimenti censori e oscuramenti di siti – ricordare come il popolo piu’ fanaticamente razzista ed esclusivista, xenofobo e nemico di qualsivoglia dialogo inter-etnico ed inter-religioso siano proprio quegli stessi giudei presso i quali continua a valere il principio della doppia fedelta’ cosi’ come quello della doppia morale?E non sarebbe forse un male ricordare come siano proprio gli ebrei, spesso e volentieri (…poi si sa…la madre degli idioti e’ sempre incinta…e di “neonazi” di servizio e di “integralisti” estremisti part-time di qualunque confessione o ideologia sono piene le fogne…), i principali ispiratori delle ondate di cosiddetto “antisemitismo” nel mondo e come siano gli stessi ambienti ebraici (dalle diverse organizzazioni “monitoristico-repressive” – tipo A.D.L. e B’nai B’rith per intederci – fino allo stesso governo di occupazione sionista, alias sedicente “stato d’Israele”, ed alle sue emanazioni di “security” ovvero al motore operativo ed al centro “esecutorio” della politica terroristica israeliana denominato Mossad) quelli maggiormente interessati a tenere in piedi la “leggenda” olocaustica, l’allarmismo “antisemitico” utile, ad intermittenza, per delegittimare questa o quella politica di tal o tal’altro esecutivo d’Europa e del resto del pianeta, o – dulcis in fondo – a mantenere ricattatorie pressioni magari di natura finanziaria su questo o quest’altro istituto bancario…. Il “lupo” come narra la ‘favoletta’ perde il pelo ma non il ‘vizio’….dunque come concludere una ricognizione recensoria sul volume “Studi sul Talmud” ‘conforme’ e corrispondente?

Noi affermiamo, immutabilmente e indiscutibilmente, la natura satanica, perversa, esclusivista, xenofoba e genocida del “libro sacro” tanto caro ai giudei di ogni contrada e di tutte le latitudini e longitudini terrestri…. Affermiamo che il Talmud e’ il fondamento della legge d’Israele al quale si sono abbeverati per secoli fior di crani ebraici. Affermiamo altresi’ l’essenza abominevole, disgustosa ed immorale di questo vero e proprio campionario di ogni bassezza e ignominia….un vero e proprio ricettacolo per uno stupro, un’abc-diario delle sozzure piu’ basse, un’istigatore di tutte le eresie ed un contro-modello di immonde infamita’.

Prima di ‘blaterare’ di “leggi Mancino”, “repressioni”, legislazioni liberticide, oscuramenti informatici di siti e portali “web”….i giudei siano cosi’ lungimiranti dal rileggersi il ‘loro’ caro Talmud…..laddove, per fare un ultimo esempio, hanno riportato i ‘loro’ “dotti” rabbini questa vera e propria dichiarazione di guerra all’interno genere umano: “Gli Ebrei sono chiamati uomini, i popoli del mondo non sono chiamati uomini, ma bestie” ( Baba mezia 114b ).

‘Alleluja!” (…che e’ pure fonema ‘ebraico’…) Sia lodata la “tolleranza”, l’umanita’, l’amorevole compassione dei “democraticissimi”, “liberalissimi”, “egualitarissimi” “figli di Sion”….

Come non ricordare il Sommo Poeta? “Uomini siate e non pecore matte….”…..

Nell’Occidente giudaico-kippizzato a dovere alti si levano ‘belati’ in ogni ‘dove’…..

Au revoir….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

21 Giugno 2010

Note –

1 – Eugenio Saracini – “Breve storia degli Ebrei e dell’Antisemitismo” – Ediz. “Mondadori” – Milano 1982;

*   – Il testo talmudico non parla ovviamente di “Vecchio Testamento”. Il passo in questione dice: “C’e’ maggiore severita’ riguardo agli insegnamenti degli scribi che riguardo alla Torah” (Sanhedrin 88b – The Babilonian Talmud – ed. Epstein, London, “The Soncino Press” 1935) (crf – AaVv – “Studi sul Talmud”);

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