Recensione Libraria – “L’ebreo antisemita”

Recensione Libraria

Camillo Berneri, “L’ebreo antisemita”

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

“Il monoteismo ebraico e’ dunque, in realta’, il politeismo dei bisogni, un’

idolatria che fa anche dei gabinetti un oggetto della lotta divina. Il dio del

bisogno pratico e dell’egoismo e’ il danaro. Il dio degli ebrei si e’

secolarizzato: e’ diventato il dio del mondo. Il commercio: ecco il vero dio

degli ebrei. La nazionalita’ chimerica dell’ebreo e’ la nazionalita’ del

trafficante, dell’uomo danaroso”

 (Karl Marx – “La Questione ebraica” – 1844)

 

Un libro di quelli “scomodi” scritto da un autore altrettanto scomodo… questo

in estrema sintesi “L’ebreo antisemita”. Un volume, come recita nella

prefazione (“Camillo Berneri e l’ebreo “punitor di se stesso”) Alberto

Caviglion, “…consacrato al tema forse piu’ scabroso della storia ebraica: l’

antisemitismo semita.”.

Ed e’ lo stesso Caviglion che ci ‘puntualizza’ cio’ che intende dire

sottolineando che “mescolando un po’ le carte, sarebbe come per un ebreo

comunista descrivere la psicologia di un trotzkista, o per un trotzkista la

mentalita’ di uno stalinista. (…) L’imbarazzo pero’ viene meno se soltanto si

sfoglia qua e la’ questo sottile volumetto pubblicato in francese dall’editore

“Vita” nel 1935 (con il titolo vagamente molieriano: Le Juif antisemite”) . (…)

Berneri era un lettore dei classici latini, oltre che di Baudelaire

(…impossibile dargli torto…ndr), ma nel suo manoscritto preferisce riportare

per intero uno dei Poemes Juifs di Spire piu’ appassionatamente ispirati alla

figura del deracine’, cioe’ a dire, nell’interpretazione berneriana, al moderno

“punitor di se stesso”.”.

Vale subito la pena sgombrare il campo da ogni equivoco: l’opuscolo del

Berneri vale in quanto analisi di tipo storico e descrittivo di una figura

peraltro piuttosto inconsueta nella storia ebraica, a tratti sufficientemente

poco archetipica da non meritar troppa considerazione e sotto molti punti di

vista irrilevante per comprendere nella sua pienezza l’animo ebraico. E’ invece

una utilissima guida per analizzare alcuni tratti psicologico-caratteriali dell’

elemento ebraico attraverso passaggi essenziali quali quelli rappresentati dall’

assimilazione di elementi semiti che rifiutavano la precedente identita’

ebraica e che dalla protesta contro la propria razza arrivavano infine all’

evasione dal giudaismo, all’annullamento dell’ebraicita’ ed infine al netto

rifiuto di questa come narra Berneri rammentando alcune storie dei protagonisti

presi in esame nel volume.

Scrive l’autore: “Ho studiato il fenomeno dell’ebreo-antisemita e non quello

degli ebrei nella lotta sociale contro altri ebrei. Parimenti ho scartato, pur

avendoli considerati, gli episodi di lotta per la sopravvivenza, che mi

avrebbero condotto su un terreno piu’ vasto, ma estraneo all’argomento

psicologico di questo lavoro. L’antagonismo utilitaristico tra gli ebrei e’

sfociato in alcuni fatti collettivi che ricordano l’antisemitismo demografico e

commerciale dei nostri tempi e che sono particolarmente rilevanti. Essi ci

permettono in effetti di osservare – per usare un paragone chimico – la

“precipitazione” dell’antisemitismo nei suoi elementi utilitari e nei suoi

complessi, scoprendo nettamente il substrato economico del fenomeno. L’

antisemitismo non e’ il risultato di un’avversione costituzionale (biologico

razziale), ma di un insieme di fattori oggettivi (sovrappopolazione,

concorrenza commerciale, ecc.) e di fattori soggettivi (complessi): questi

ultimi non erano necessariamente legati all’idea della razza.”

Noi diciamo che il cosiddetto “antisemitismo” e’ invenzione eminentemente

ebraica: non esiste alcun “antisemitismo” nel senso che si vorrebbe dare a

questo termine massmediatico entrato nell’uso corrente delle cronache

giornalistiche a partire dalla seconda meta’ del XIXmo secolo. L’antisemitismo

non esiste perche’ laddove si sono sviluppati sentimenti antiebraici (e con

particolare riferimento alle societa’ cristiane europee dell’epoca) tali stati

emotivi non si indirizzarono mai contro le altre razze “semitiche” (e difatti

non esiste azione di propaganda o di violenza fisica diretta contro gli ebrei

‘accompagnata’ adeguatamente da analoghe posizioni contro le popolazioni arabe

anch’esse semite). Dunque parlare di “antisemitismo” come peraltro fanno da

decenni le fazioni militanti del lobbismo sionista e le interessate

organizzazioni pro-sioniste quali l’Anti Defamation League (create con il

preciso scopo di salvaguardare gli interessi ebraici nel mondo ovvero

sostanzialmente con l’obiettivo di castrazione psicologica e kippizzazione

eterodiretta contro le realta’ comunitarie, socio-politiche, istituzionali e

confessionali distinte e/o contrarie all’Internazionale Ebraica) – rappresenta

un vero e proprio non senso: non esiste alcun “antisemitismo”.

Esiste, e grazie al cielo che non muore, l’azione di difesa delle nazioni e

dei popoli minacciati dal tradizionale parassitismo usurocratico ebraico

ovvero permane laddove esistono presupposti ontologico-razziali in ‘ordine’

una attivita’ di controllo e freno rivolta contro l’ossessiva smania egemonico-

piovristica riscontrabile presso tutte le kehillah (= comunita’ ebraiche)

sciacallescamente ‘affamate’ e desiderose ovunque di depredare e ridurre alla

fame comunita’ e Stati sovrani.

Difesa dunque dei propri interessi nazionali, lealta’ verso la propria

identita’ razziale e confessionale, ripudio dell’onnipervasiva azione

sovvertitrice proveniente dall’alienazione mental-psicologica del vettore

giudaico autentico virus infettivo e corpo assolutamente estraneo rispetto a

qualsivoglia telaio socio-politico ed economico-commerciale “goyim” = gentile =

non ebraico.

Gli ebrei, i cripto-ebrei, gli ebraicizzanti e gli amici degli ‘amici’ di

tutte le contrade del mondo si ‘adeguino’ e abbandonino dunque dizioni inutili

e forzature demenziali di ‘moda’ presso il circo massmediatico sionista:

antigiudaismo, antiebraismo ed antisionismo rappresentano tre aspetti

fondamentali, talvolta convergenti e in molti casi paralleli l’uno all’altro,

dell’eterna questione ebraica rappresentata dalla plurimillenaria prassi

giudaica di usurpazione del potere economico, dall’attitudine predatoria da

mercanti semiti e dall’inaudita facilita’ di infiltrazione di soggetti ed

elementi ebrei nei gangli delle amministrazioni pubbliche e quindi della loro

capacita’ fraudolenta di scalare dietro le quinte i vertici del potere politico

delle nazioni delle quali sono ospiti….questo e nient’altro e’ il rigetto, il

ripudio, il rifiuto dell’ebraismo in quanto agente sovversivo disintegratore

dell’ordine e della pace sociale.

Non c’entrano assolutamente niente ne’ pretesi – e volenti o nolenti sempre

presenti in ogni “rappresentazione ebraica” dei fatti e delle vicende storiche

ovvero nella prassi di deformazione e manipolazione della verita’ – elementi

utilitari (fattori oggettivi li chiama il Berneri) e neppure alcun tipo o sorta

di “complesso” (…quella del “complesso” e’ una vecchia fisima ebraica…per

smascherare “antisemiti” in ogni dove e presso ogni latitudine i giudei devono

irrimediabilmente ricorrere a stereotipi psichiatrico-demonizzanti….sono

talmente psico-labili da necessitare quasi sempre di ‘stampelle’ analitiche che

ricondurranno sempre e comunque il nemico verso il lazzaretto dei reietti

mentali, il manicomio infernale del “girone dei dannati” da Sionne….gli

“antisemiti in manicomio!” …ecchediamine! ….tolleranza ‘zero’…novelle forche

caudine sioniste….).

Ovviamente anche noialtri che ‘scriviamo’ di ebrei&dintorni veniamo

‘percepiti’ dagli innumerevoli “eterni fuorigioco” (…chi sa leggere tra le

‘righe’ comprendera’ sufficientemente …) come “psichiatricamente” ‘disturbati’

(mah …che dire…”disturbate”, casomai, saranno le ‘fregne’ delle vostre

sorelle….’tant’e’ ‘giusto per ‘puntualizzare’….).

Ma torniamo in ‘tema’…scrive nella premessa l’anarchico Berneri: “I documenti

facilmente accessibili non sono molti. Pur non volendo sventagliare l’hic sunt

leones dei vecchi cartografi, penso di essere brutale dicendo che molto

raramente mi e’ successo nel corso delle mie ricerche di imbattermi in veri e

propri consistenti “filoni”. Qualche piccolo esempio: un articolo del Dr. L.

Caze su “Quello che sono divenuti gli Israeliti convertiti nel XIX secolo” (*)

finisce con queste parole: “Vi sono (ebrei) persino tra gli antisemiti e

soprattutto tra quelli che credono all’influenza nefasta della razza ebrea e

all’eredita’ dei vizi.”. Nell’articolo, non una sola parola sugli ebrei

antisemiti. In un altro articolo (**): “Di antisemiti arrabbiati, ne ho

conosciuto uno solo, e naturalmente le forbici rabbiniche l’avevano privato del

prepuzio.”. (…) Insomma ho trovato numerose conferme ad un fenomeno che e’

esteso, ma molto raramente indicazioni precise psicologicamente utilizzabili.”

Ora apriamo una doverosa parentesi: quale che sia l’attitudine comportamentale

ebraica definire “fenomeno esteso” quello dell’”antisemitismo” di matrice

ebraica appare una grossolana falsificazione storica e culturale di quella che,

eventualmente, si potrebbe definire come ‘tendenza’ latente a livello inconscio

in una parte minoritaria e irrilevante del popolo autoproclamatosi “eletto”…

che tutti gli ebrei siano ‘affetti’ dal ‘vizietto’ di manifestare sentimenti di

ostilita’ nei confronti della propria razza ci sembra a dir poco esagerato.

Verita’ casomai vuole che si assuma la figura dell’ebreo “antisemita” quale

quella del “provocatore prezzolato”, di un “diligente” ed esperto ‘funzionario’

al servizio della onnipotente ed onnipresente lobby o – come accaduto negli

anni Settanta negli Stati Uniti – di agenti doppi ai quali non poteva mancare

il ruolo di “nazi” di servizio. Precisazione necessaria considerando che esiste

una linea di confine piuttosto labile tra “antisemiti” ed “antisemiti di

servizio”…. Ai primi va il nostro monito e la raccomandazione ad evitare di

autoisolarsi nell’”etichettaggio” ghettizzante delle diffenti ADL & soci…ai

secondi non puo’ che andare tutto il nostro disprezzo nella maniera piu’

completa e totale.

Oltretutto come dimenticare che abbiamo avuto anche, nel recente passato, il

caso di direttori di periodici “antisemiti” tendenzialmente incapaci (…del

resto si sa…”se uno e’ stupido e’ stupido”…non c’e’ niente da fare…) di

comprendere alcunche’ e della questione ebraica e , piu’ in generale, di

politica….Periodici ‘zeppi’ di giudei e giudee in ogni angolo ‘redazionale’ …

Sodali “antisemiti” rivelatisi cripto-giudei…per non parlare dei tanti,

…davvero ‘troppi’ …, “camerati” per i quali “la questione ebraica non e’

importante” ne’ l’essere ebrei rappresenta “un problema”…

Per ‘loro’ forse no…per noi evidentemente e’ essenzialmente spartiacque e

limes invalicabile. A chi interessa lavorare fianco a fianco con giudei e

giudee…’prego’ …si “accomodi” …ci sono stanze redazionali “cariche” di elementi

e soggetti di “eletta ascendenza”.

Continua il Berneri: “Nel 1933, i giornali pubblicavano, tra le notizie

provenienti dalla Germania, questa segnalazione: “Un dottore berlinese, Artur

Mayer, era uno dei piu’ accesi fanatici del movimento contro gli israeliti.

Egli era stato il promotore della campagna di boicottaggio contro i medici

ebrei. Ecco che si annuncia la sua morte. Si e’ suicidato con sua moglie. La

polizia segreta aveva scoperto le sue origini ebraiche. E piuttosto che vedersi

dimesso dalle sue funzioni, si e’ suicidato.” Sul momento ho trovato la cosa

molto divertente, di per se stessa e perche’ la morte di un antisemita e’ una

delle cose che piu’ sollevano il mio cuore (…basterebbe questa dichiarazione di

filosemitismo dell’autore per evitare di completare la lettura del testo in

questione…tant’e’ qualcosa di interessante il Berneri successivamente lo

‘racconta’…ndr). Ma, subito, ho riflettuto su questo dramma, pensando ad un

altro suicidio: quello dell’ebreo antisemita Otto Weininger. E mi sono chiesto:

opportunismo deluso o fanatismo desolato?”.

Partiamo da qui: fanatismo demenziale o opportunistica volonta’ di “cavalcare

la tigre” al momento giusto? Perche’ l’”antisemita” ebreo del quale scrive il

Berneri e’ un ‘ghiozzo’ di quelli magistrali qualora risultasse vera la

storiella ossia il soggetto ebreo con un fiammante cognome ebraico qual’e’

quello citato (Mayer) che non conosceva – lui con la consorte – le proprie

origini…. Dei due l’una: o si trattava di uno stupido al ‘quadrato’ o di un

abile doppiogiochista affarista politico pronto a salire sul carro del

vincitore (all’epoca appunto il movimento hitleriano).

Ma vediamo di andare al capitolo forse piu’ interessante tra quelli contenuti

nel libello del Berneri, quello relativo a “Antimosaismo , antigiudaismo e

antisemitismo”; scrive l’autore: “Per giudaismo s’intende una tradizione nella

quale si mescolano nazionalismo ed ortodossia religiosa (dogmatica e

ritualistica). E’ naturale che, spesso, sia da parte nazionalista, sia da parte

dei fedeli ortodossi, si sia confuso l’antigiudaismo con l’antisemitismo. Non

ci sarebbe mai da fidarsi molto dell’etichetta di antisemitismo applicata dagli

ebrei ortodossi, ed anche dagli ebrei nazionalisti, agli ebrei universalisti.

Un ebreo puo’ essere antigiudaico e nazionalista, come Max Nordau e come altri

sionisti d’avanguardia. Per alcuni uomini pii e per alcuni nazionalisti

estremisti, Smolenskin stesso puo’ sembrare antisemita. L’ebreo convertito e’

fondamentalmente antigiudaico, ma non sempre antisemita e antimosaico. Bernard

Lazare (“L’Antisemitisme”, Parigi 1894, pag. 170), parlando di convertiti al

cristianesimo, osserva opportunamente che bisogna considerare che “questa

categoria di catecumeni si mostra la piu’ odiosa”; costoro d’altra parte “erano

provocati dai loro stessi correligionari, che detestavano con forza ogni

apostata e non si facevano scrupoli, maltrattandoli cosi’ duramente che si

dovettero prendere iniziative per proibire agli ebrei di gettare pietre sui

rinnegati ed insudiciare i loro vestiti di olio e di immondizie fetide.”.

Quando gli ebrei non poterono piu’ malmenare i convertiti, li insultarono e li

canzonarono. Bisogna dunque, esaminando le diatribe antigiudaiche degli ebrei

convertiti, considerare la loro posizione religiosa e i loro rancori piu’ o

meno legittimi. Le persecuzioni giudaiche subite da Uriel da Costa sono

spiegate assai bene dai passaggi…antisemiti del suo “Specimen d’une vie

humaine” (1647). L’ebreo convertito e sostenitore dell’Inquisizione non e’ da

considerare fondamentalmente antisemita. (…) Si puo’ partire dall’antigiudaismo

e arrivare all’antisemitismo (come avviene con O. Weininger) , ma generalmente

l’antisemitismo si presenta come teoria razzista e come attitudine sociale,

mentre l’antigiudaismo e l’antimosaismo sono essenzialmente attitudini

teologiche o filosofiche. Sant’Agostino fu antigiudaico, in quanto cristiano,

ma non antisemita ne’ antimosaico. Cassiodoro, al contrario, fu antisemita.

Cosi’ San Tommaso d’Aquino. (1) Che antigiudaismo non sia antimosaismo e’

dimostrato dal fatto che, nelle opere cattoliche, al piu’ accanito

antigiudaismo, si oppone la piu’ entusiasta esaltazione del popolo eletto.

Antimosaici furono Hegel, Schopenhauer, Feuerbach, Arnold Ruge, Bruno Bauer,

Max Stirner, During, Nietzsche; tutti, piu’ o meno, anticristiani. Antimosaici,

e insieme atei e socialisti, furono Gustave Tridon, nel libro “Du Molochisme

Juif” (Bruxelles 1884) e A. Regnard ( “Aryens et Semites”, Parigi 1890). Quest’

ultimo, come Nietzsche, all’antimosaismo aggiunge l’antisemitismo razzista.”

Cominciamo col sottolineare ulteriormente che “antisemitismo” e’ fonema

propagandistico ebraico; che antigiudaismo e antimosaismo sono essenzialmente

connessi alla tradizionale polemica teologica anti-ebraica della Tradizione

Cristiana (pur riconoscendo posizioni anti-giudaiche preesistenti allo stesso

Cristianesimo anche in ambito ellenistico e latino) e che antiebraismo rimane

la preferenziale individuazione di una concezione alternativa e contraria a

tutto cio’ che, dal materialismo dialettico fino alle piu’ recenti posizioni

nazionalscioviniste del Sionismo, sia ‘spartibile’ con l’elemento ebraico.

In questo modo e’ possibile evitare ‘errori’ (..che come riconobbe

magistralmente Maurizio Lattanzio in una intervista diffusa dall’emittente

abruzzese “TeleMare” a meta’ anni Novanta “sono quasi sempre all’inizio di ogni

discorso, talvolta a meta’ mai alla fine”…) di qualsivoglia sorta e di

qualunque livello oltre a risultare la distinzione piu’ chiara tra quelle

possibili per riconoscere idee e posizioni politiche ‘conformi’ ad una

determinata weelthanshauung…il ‘resto’ sono, repetita juvant, disquisizioni

banalissime ed inutili ‘ciancie’ di crani e sottocrani giudaici.

Continua il Berneri: “Per evitare errori, che condurrebbero a polemiche

ingiuste e a discussioni oziose, ritengo necessario premettere che, non

credendo all’esistenza di una razza ebraica, sono ben lontano dal considerare l’

antisemitismo degli ebrei come un fenomeno obiettivamente razziale.”.

Noi contrariamente al Berneri crediamo all’esistenza di un substrato razziale

ebraico (….identita’ originaria per linea sanguinea…il sangue come retaggio

ancestrale…”buon sangue non mente” si usava dire un ‘tempo’….vale ‘anche’ –

soprattutto diremmo – per gli ebrei…) che agisce psicologicamente sull’

individuo, sulle sue ‘tendenze’ attitudinali, sul suo stato d’animo, su quelle

che saranno le sue posizioni culturali, ideologiche e politiche o – per dirla

in due parole – sulla sua ‘forma mentis’ e su come reagira’ davanti a

determinate vicende ed avvenimenti.

“L’ebreo – prosegue il Berneri – non esiste. Voglio dire: non esiste un tipo

razziale costante che si possa chiamare razza ebraica.”.

Noi affermiamo l’esistenza di una sottorazza ebraica che agisce piu’ a

livello profondo, nel subcosciente, e che tende sempre a risvegliarsi nell’

individuo appartenente per qualche strano ‘mescolamento’ al “popolo eletto”;

affermiamo l’ebraicita’ quale ‘influsso’ condizionante, metamorfosi irrazionale

di un’identita’ mancante sopita o comunque dormiente nell’animo ebraico che, se

risvegliata adeguatamente, si ridesta in tutte le occasioni: un cripto-ebreo,

mezzo-sangue o tre/quarti ebreo o chiunque possieda gocce di sangue ebraico

nelle proprie vene non si fara’ fatica a riconoscerlo laddove si arrivi a

disquisire di “Israele”, di ebrei e di problemi connessi alla questione

‘maledetta’. L’ebreo “latente” si destera’ forte come non mai assumendo le

comuni, lagnosissime e sempiterne lamentosissime, posizioni filoebraiche….

E se Schopenhauer ha individuato perfettamente il nocciolo della questione

indicando che “la patria dell’ebreo, sono gli altri ebrei” e Renan e’ arrivato

ad opporre la “tradizione ebraica” alla “razza ebraica” non dobbiamo

dimenticare di sottolineare come proprio fra coloro che si ‘dilettano’ a fare

oggigiorno gli “antisionisti militanti” – anche sbandierando la loro posizione

pro-palestinese in funzione anti-israeliana – spesso si ritrovano

“interessanti” cognomi affatto “gentili”….

Ma quest’aspetto della questione non vale la pena d’essere neanche minimamente

affrontato recensendo un testo su “l’ebreo antisemita”: simili soggetti piu’

che altro potranno risultare al massimo degli infiltrati della Sinagoga e – a

questo ‘punto’ – affar loro tra quelli che se li ritroveranno nelle redazioni,

nei comitati centrali della politica partitica, nelle conferenze e fosse

financo nelle alcove perche’ – ci sia consentito – ci sarebbero pure (…e non

sono ‘poche’…) le “antisemite” di “comodo”….ovviamente di kahalica obbedienza e

di semitica ascendenza…

Elisee’ Reclus scrive il Berneri “osservava giustamente che gli ebrei

costituiscono una nazione: “poiche’ essi sono consapevoli di avere un passato

collettivo di gioie e di sofferenze, un insieme di tradizioni identiche e la

fede piu’ o meno illusoria in una medesima parentela” (2)…. Bastassero questi

presupposti per fare di ogni popolo una nazione probabilmente nella penisola

italiota avremmo duecentocinquantacinque milioni e mezzo di Stati sovrani….

senza considerare le altre etnie europee che, pur legittimamente, aspirerebbero

a costituirsi in Stato-Nazione (…baschi, valloni, catalani, fiamminghi,

bretoni, corsi, tirolesi ecc…)….

“Bernard Lazare – prosegue l’autore – , che e’ qui una doppia autorita’, come

ebreo e come specialista nella questione ebraica, esprimeva lo stesso punto di

vista: “Le legislazioni abolite, il Talmud spregiato, sembra che la nazione

ebraica abbia dovuto inevitabilmente morire, e intanto gli ebrei occidentali

sono ancora ebrei. Essi sono ebrei perche’ hanno conservato vivace e vivente la

loro coscienza nazionale. Credono sempre di essere una nazione, e credendo

cio’, si conservano. Quando l’ebreo cessa di avere la coscienza della sua

nazionalita’, dispare; finche’ egli ha coscienza, permane.”.

Possiamo sintetizzare questa onesta ammissione dell’ebreo Lazare sottolineando

soltanto che risulta oggettivamente ‘preferibile’ l’ebreo nazionalista e

fondamentalista ortodosso rispetto al moderno “jew” laico e laicizzato,

assimilato e – peraltro – indifferenziato nella massa dei deambulanti

contemporanei…

“Egli non ha piu’ fede religiosa, non pratica piu’, e’ irreligioso, qualche

volta e’ ateo, ma egli permane perche’ crede. Ha conservato il suo orgoglio

nazionale, immagina sempre di essere un individualista superiore, un essere

differente da quelli che lo circondano, e questa convinzione gli impedisce di

assimilarsi, perche’, essendo sempre esclusivo, rifiuta in genere di mescolarsi

con gli altri popoli. Il moderno giudaismo pretende di non essere piu’ che una

confessione religiosa, ma in realta’ e’ ancora un’etnia, finche’ crede di

essere, finche’ conserva i suoi pregiudizi, il suo egoismo e la sua vanita’ di

popolo.” (3)

Il cosiddetto “nazionalismo ebraico” , autoconvincimento dei complessati

kippizzati di ogni tempo e di tutte le latitudini, non sara’ nient’altro che l’

autoaffermazione di istinti atavici, antica forma di rivalsa onnipresente nell’

ebraicita’, predisponenti il popolo di Sionne alla propria autorappresentazione

quale soggetto che ritiene se stesso e vive la sua identita’ contorta quale

autentico “orologio della storia”: gli ebrei si percepiranno sempre come

‘calendario vivente’ dell’umanita’ verso la quale peraltro non proveranno alcun

sentimento all’infuori dell’odio di razza e di religione come visibilmente

appare da un esame anche superficiale del loro principale testo “religioso”

ovvero dall’analisi delle decodificazioni rabbiniche dell’antica Legge raccolte

nel Talmud (4).

Scrive ancora il Berneri: “Gli ebrei sono una nazione non solo per la

coscienza nazionale, ma anche per alcune caratteristiche psichiche

predominanti. Negli ebrei delicocefali dell’Africa settentrionale, dell’Italia,

della penisola iberica e del mezzogiorno della Francia come negli ebrei

banchicefali della Polonia, della Russia e della Germania si constatano alcune

caratteristiche psichiche che non si possono spiegare con il fattore razza.

Bisogna spiegarle con il fattore storia, cioe’ con la somma delle eredita’ e

dei riflessi provocati dall’attuale ambito sociale. L’eredita’ e’ la tradizione

biologica; l’attuale situazione sociale e’ la storia che si prolunga, somma di

residui ancestrali psichici e fisici e delle esperienze della vita. Gli ebrei

sono carichi di storia, della loro storia di nazione errabonda e incestuosa, di

esodi, di fusioni, di continue emigrazioni, di stabilita’ in ghetti

inaccessibili. E’ la storia di una grande famiglia, piena di matrimoni tra

cugini, di strette cooperazioni tra famiglie, di federazioni, di comunita’. E’

la storia di una navigazione, dove si vedono equipaggi che, sbarcati nelle

citta’ dell’Occidente, si trovano piu’ tardi in Oriente o viceversa. (…) Leo

Pischer, nell’opera “L’Autoemancipation”, descrive una situazione comune a

molti ebrei: “L’ebreo e’ per i viventi: un morto; per gli autoctoni: uno

straniero; per i sedentari: un vagabondo; per i poveri: uno sfruttatore e un

milionario; per i patrioti: un senza patria; per tutte le classi della

societa’: un concorrente aborrito. (…) Ed Eberlin, osserva: “Molti israeliti

tentano di evadere dal giudaiso. Invano! Non possono far morire l’ebreo che e’

in loro, non potendo vivere da ebrei.”. (…) Tra gli autori ebrei, Andre’ Spire

e’ stato l’autore che mi sembra abbia meglio espresso questo “complesso di

inferiorita’.” (5) (…) Questo isolamento, questa lotta estenuante favoriscono

la nevrastenia e particolarmente le nevrosi dette di combattimento “che

spariscono o si attenuano non appena l’individuo si trova in condizioni piu’

favorevoli” (Kretschmer crf. “Manuel therique et pratique de psychologie

medicale” – Parigi 1927, pp. 353-354).”.

Sara’ da quella che, senza alcuna riserva chiunque potrebbe riconoscere come

una autentica ‘tara’ psichiatrica o malattia mentale (…gli ebrei poi – dal

Freud all’Adler passando per tutti i principali studiosi della psicologia-

psichiatria-psicoanalisi di ‘razza’ “eletta” – hanno ovviamente finito per

invertire la realta’ fattuale rendendo praticamente dementi e ‘contorta l’

umanita’ non ebraica…trasposizioni di aberrazioni mentali ebraiche all’interno

delle societa’ goyim= non ebraiche…), e’ una indiscutibile deficienza giudaica

che passera’ rapidamente a quella che lo stesso Berneri individua nel suo

volume e identifica come la “protesta ebraica”: “La crudezza delle metafore –

scrive l’anarchico d’origine italiana morto esule a Barcellona nella primavera

del 1937 sotto i colpi di agenti stalinisti ed al culmine della contesa tra

questi ultimi e le fazioni anarchico-trotskiste nella Spagna “repubblicana” e

antifascista dell’epoca – , la veemenza delle apostrofi, la violenza verbale di

molti scrittori ebrei si puo’ spiegare con l’influenza della Bibbia. Non e’

solo lo stile biblico ad essere in gioco, ma anche il suo spirito profondo. (…)

Il disprezzo del Talmud per i goyim e’ presente in molti narratori ebrei

contemporanei, ed e’ un disprezzo ora contro il piccolo borghese, ora contro l’

utopista, ora contro il demagogo ecc. L’ebreo sbaglia, l’ebreo scoppia, l’ebreo

tuona, l’ebreo esagera sia in positivo sia in negativo. Si trova naturale che

Marx sia ebreo, ma non si riesce ad immaginare ebrei Bakunin o Mazzini. Il

sorriso dei saggi dipinto da Holbein, la risata prorompente de Rabelais: ecco

espressioni che non possono essere ebraiche. Per definire cio’ che e’ semita,

bisogna ricorrere a cio’ che non puo’ esserlo. (…) L’orgoglio (dell’ebreo ndr)

e’ la caratteristica primaria. Baruch Spinoza lo mette gia’ in evidenza nel

XVII secolo in Olanda. Bernard Lazare nel XIX secolo in Francia. Tra le

caratteristiche tipiche, Lombroso (op. cit. p. 19) , ebreo lui stesso, pone la

petulanza, “forse naturale in chi a lungo fu oppresso: il bisogno di

troneggiare sugli altri, di farsi valere, di farsi sentire qualcuno”. Come

spiega Lombroso, l’ebreo trova nella volonta’ di potenza una difesa contro il

complesso di inferiorita’ e contro la oggettiva inferiorita’ sociale. Scolaro,

l’ebreo vuole essere il primo della classe, distinguersi dai compagni, che lo

detestano. (…) Da ragazzo, se e’ ricco, brillera’ nella sua dorata gioventu’ e

incantera’ le donne con i cavalli, con la sua eleganza, con le sue maniere

distinte. Bohemien intelligente, sara’ anticonformista, instancabile polemista.

Avra’ fama di nichilista. Potra’ essere orgoglioso delle sue origini. Il

cappello dell’ebreo, marchio d’infamia, non divenne, gia’ nel XIV secolo, una

specie di simbolo nazionale? Lo si vede sui sigilli. Famiglie di ebrei

convertiti, diventano nobili, l’adottano per i loro armadi. L’ebreo che soffre

di un complesso di inferiorita’ ripieghera’ volentieri verso il nazionalismo,

verso un nazionalismo che sara’ un vero delirio rivendicativo. Escluso dalle

carriere politiche e militari, sognera’ diventare un grande industriale, un

grande finanziere, un grande rabbino. Povero, avra’ l’ambizione di essere il

primo dell’ufficio, il primo nel suo campo, nella societa’ corale o nella

societa’ sportiva. Il complesso di inferiorita’ e la relativa protesta possono

condurre all’evasione dal giudaismo.” o – per dirla con l’ebreo Spire nel suo

“Pages Libres” – a “non essere ebreo: ecco il sogno di tutti i ragazzi ebrei

nati in un villaggio o in una piccola citta’.”.

“L’associazione – spiega il Berneri – si presenta in questi termini: famiglia=

razza ebraica; patria= nuova madre = cambiamento di razza.”

Trasposizione di complessi di inferiorita’ in un’idea di nazionalismo

esagitata ed esagerata, ultra-nazionalismo o estremizzazione dell’idea

nazionale che l’ebreo sentira’ di sostituire alla propria originaria identita’

etnico-confessionale per abbandonare l’alveolo familiare che e’ anche il

“ghetto” immaginario dal quale intende fuggire. Tant’e’ questo si chiama

trascendere l’emotivita’ e rincorrere l’utopia ossia prendere lucciole per

lanterne perche’ , per quanto si sforzino di essere nazionalisti ‘altrui’, gli

ebrei resteranno in ultima analisi sempre e soltanto ebrei condannati peraltro

ad esserlo e – in non pochi casi – ben felici di restarlo.

Detto cio’ e nutrendo non pochi dubbi sui casi di “nazionalisti ebrei” morti

per la patria “gentile” (per quanto se ne contino non poche ‘eccezioni’

specialmente nel periodo compreso tra la fine dell’Ottocento e la prima Guerra

Mondiale alla quale l’elemento giudaico dara’ il suo contributo combattendo

nelle diverse fila degli eserciti nazionali….e non dimenticando l’enorme

apporto dato dagli ebrei ai differenti “risorgimenti nazionali” ottocenteschi

che, in alcuni casi, furono veri e propri “risorgimenti ebraici” …Italia,

Ungheria, Germania….’turbe’ di ebrei ‘risorgenti’ ovunque….bandiere massoniche

alla riscossa e compassi e squadre ‘popolanti’ i nuovi templi innalzati alla

Dea Ragione ed ai suoi “lumi” ….sovversione anti-tradizionale e contro-chiesa

di Satana in azione….) il Berneri passa ad analizzare la figura, sicuramente

tra le piu’ interessanti dell’orizzonte ebraico moderno, di Otto Weininger e

scrive: “Il filosofo viennese O. Weininger si suicido’ all’eta’ di 23 anni

perche’ era stato il Freud della sua opera “Geschlecht und Charakter”. Aveva

intuito il profondo significato dell’aforisma: “Non si ha odio verso una cosa

troppo simile a noi”, pensiero che si approfondisce con la seguente

osservazione: “Chiunque ha dell’odio verso l’ebreo, lo detesta prima di tutto

in se’ stesso; il fatto che lo perseguiti fuori di se’ dimostra uno sforzo di

autoliberazione…L’odio e’ un fenomeno di proiezione come l’amore: l’uomo prova

odio quando si riconosce spiacevolmente in qualche cosa”.

Ora apriamo una doverosa parentesi e sottolineiamo….sara’ forse per questo

motivo che non abbiamo mai provato alcun sentimento ne’ di odio ne’ tantomeno –

ci mancherebbe! – di “amore” verso la “razza autoproclamatasi eletta”?

Onestamente degli ebrei ci potrebbe anche interessare meno di un ciufolo se non

esistesse pervadente una ossessiva smania di primeggiare ed una altrettanto

ossessionante volonta’ egemonica dell’individualita’ giudea di assoggettare ai

propri voleri ed ai propri diktat il resto dell’umanita’ non ebraica.

Qualora gli ebrei si riducessero ad una vita ‘paciosamente’ conforme alle loro

caratteristiche di popolo disperso tra gli altri popoli e rinunciassero a

scalare il potere economico-finanziario-politico delle nazioni di cui sono

ospiti probabilmente la nostra attenzione nei loro confronti sarebbe meno di

zero. E sarebbe a dir poco inutile qualunque ricognizione analitica sulla

questione ebraica se questo problema eterno non si ripresentasse regolarmente

in ogni angolo del pianeta e nelle diverse epoche investendo di se’ Stati e

nazioni, Imperi e Repubbliche, disseminando di lutti e dolori, tragedie e

conflitti civili, sociali, politici e religiosi la storia delle comunita’ non

ebraiche costrette a subire l’opera di erosione e corrosione lenta ma

progressiva di una genia malefica che, come riconosceranno lucidamente gli

storici ed i filosofi piu’ autorevole del passato cosi’ come esplicheranno i

principali Testi Sacri della Cristianita’ prima e dell’Islam poi, risaltera’

quale vettore sovversivo, incarnando uno spirito di iniquita’ demoniaco e

dissolutore, che muove nella direzione del Male e si autocelebra come

simbiotico elemento disintegratore dell’ordine e della pace sociale.

“L’indagine sul carattere sessuale condurra’ Weininger ad una indagine sempre

sessuale, ma sulla razza. Secondo Weininger l’ebreo, come la donna, non e’ un

individuo. “La nostra epoca non e’ solo la piu’ ebraica, ma la piu’

femminile.”. “Come le donne, gli ebrei si confondono insieme senza associarsi

come individui ed indipendenti…”. “L’ebreo e’ intermediario, come la donna”.

L’ebraismo – conclude il Berneri – e’ intersessuale, un compromesso tra

mascolinita’ e femminilita’. Ecco le sue tesi.”.

Evidentemente il Weininger doveva essere “leggermente” – o comunque

sufficientemente – “malato” …per quanto riconosciamo che viviamo un presente

‘femminile’ per eccellenza; che la societa’ contemporanea sia ‘femmina’ ed

ebraica cio’ non ci impedisce di apprezzarne alcuni aspetti esteriori (…l’

esteriorita’ che e’ tipicamente femminile…) ne’ di disprezzarne altri

altrettanto evidenti che sono la profonda eclissi del Sacro, la mancanza di un’

etica generale, l’assoluta scomparsa della morale…. E’ il mondo moderno ovvero

l’epoca della sconsacrazione suprema di tutti i valori. Basta solo,

semplicemente, riconoscerne i ‘tratti’ discendenti e affrontarne le

‘conseguenze’ …ovvero “restare in piedi in un mondo di rovine”….

Le ‘tentazioni’ suicide le lasciamo volentieri agli ‘altri’….meglio, molto

meglio, se ebrei!

Continua Berneri e scrive: “Weininger sottopose ad analisi la sua opera e

scopri’ particolari spaventosi. Capi’ che la concezione sublime dell’amore non

era che la sublimazione della propria intersessualita’. Forse comprese anche

che il suo odio contro i cani, esposto nel libro “Intorno alle cose supreme”,

non era solo dettato dall’insonnia, ossessionata dall’ululare dei cani, ma

anche dal fatto che il cane fosse il simbolo della sessualita’ cinica.”….

chissa’ cosa ci ‘direbbe’ il Grande Psicologo dell’Altissima Volta Massonica

della Gran Loggia Madre sapendoci ‘lupescamente’ nottambuli e ‘fascinati’ dall’

ulular canino di certe ‘simpatiche’ lupacchiotte??? Mah….a dir poco siamo nel

mondo dell’assurdita’ cerebrolesa ebraica….piu’ che un recensore servirebbe un

buon medico …e, preferibilmente, una camicia di forza di quelle belle strette!

“L’analisi della psicologia femminile e materna gli rivelo’ il suo Io. L’

abisso della sua opera s’apre come una voragine. Dannata la donna, dannato l’

ebreo: scoperto in se’ la prima e il secondo, il dannato divenne lui.

Abbastanza virile da accorgersi che era la propria parte femminile a dimostrare

una simile comprensione per la donna ( e non bisognava affatto essere donna per

vedere la donna nel proprio inconscio ), si suicido’.”

Come commentare quest’ultimo passaggio del Berneri? Che chiosa sottoscrivere

alla ‘cronaca’ funebre della vicenda romanzesca eppure reale della vita di

questo povero infelice di un Weininger che pure in “Sesso e Carattere” aveva

saputo scardinare da dentro l’anima ebraica? Vi basta un “Amen!” o dobbiamo

metterci pure un necrologio ‘ad hoc’ di quelli memorabili? …Noi diciamo ….uno

che ha compreso ‘finalmente’….E tanto basti!

“In Weininger – continua il Berneri – tra conversione e suicidio non c’e’

soluzione di continuita’. Il suo e’ un sistema tutto pieno di rimozioni, di

sublimazioni e di ribellioni. Fu battezzato nello stesso giorno in cui discusse

la tesi in filosofia. Voleva evadere dal giudaismo sposando per interesse la

Chiesa? No, con l’aiuto del cristianesimo e con l’aiuto della filosofia sperava

di elevarsi al di sopra del proprio semitismo. Come Icaro precipito’. Tra i

critici che io conosco A. Spire e’ il solo ad aver compreso bene Weininger.

Peccato che non abbia troppo sviluppato la propria interpretazione. Rimane

ancora aperta la possibilita’ di uno studio psicoanalitico su una figura spesso

poco conosciuta e ancora quasi ignorata. Cercando di consolarsi dopo i severi

giudizi o i tiepidi entusiasmi si diceva: “Ho scritto per i secoli”. Da

Fredrikshaven, punta nord dello Jutland, lasciando il battello, commenta: “Ho

alle mie spalle quattordici ore di navigazione. Le ho passate sul ponte. C’era

tempesta, le onde erano alte quattro metri. Tutte le donne si sono sentite

male. Niente attesta la dignita’ umana di un essere quanto un mal di mare. Io

ho resistito, ma questo non mi sorprende.”. A Dresda, ascoltando musica,

scrive: “Sono nato musicista. Ho scoperto in me un’immaginazione

specificatamente musicale che mi riempie di alto rispetto.” (cit. da Spire).

Weininger si rivela. La sua conversione e il libro “Sesso e carattere” fanno un

tutt’uno. E’ il rigetto della femminilita’ in una protesta virile cristiana. La

misoginia e’ una rivolta, come l’antisemitismo. Io non sono una donna. Io non

voglio piu’ essere ebreo: dice il suo Io. Ebreo=donna. Questa associazione,

originatasi nell’infanzia, fu alimentata dalla nevrosi.”

Chiamate l’Ottavo Padiglione degli Spedali Riuniti di Livorno che qui siamo al

delirio assoluto! ….e non ci si venga domani a ‘raccontare’ di “pazzia

antisemita”….Qui gli unici dementi (…ma dementi di quelli seri….di quelli

pericolosi per se stessi e gli altri…) sono solo e soltanto gli ebraici

pippeggiamenti e vaneggiamenti di questa sotto-razza di castrati nell’animo e

nelle carni… Quintessenza di ogni psicodramma e delle plurisecolare tragedia

ebraica in Weininger si sviluppano e si accavallano una ‘discreta’ serie di

complessi psichi…si avviluppano idee e utopie contrarie e contrastanti….si

generano abissi di follia. Siamo di fronte all’uomo-cappone che si accorge

della propria identita’ troppo presto per un’autosalvazione e troppo tardi per

sfuggire al suo inesorabile destino suicida.

Nel nono capitolo del suo testo Berneri affronta lo ‘spinoso’ problema del

rapporto tra “complesso d’inferiorita’ ebraico”, “antisemitismo ebraico” e il

testo sacro della Bibbia. Argomento sicuramente interessante che merita di

essere attentamente sviluppato e comunque analizzato. Scrive l’autore: “E’ alla

Bibbia che si deve il piu’ alto numero di complessi antigiudaici, legati alla

circoncisione. Per molti giovani ebrei – come per i coetanei protestanti nei

paesi anglosassoni – la Bibbia e’ il manuale dell’iniziazione sessuale. Molti

complessi di colpa derivano da quelle letture. Una paziente di Havelock Ellis

racconta di aver iniziato a considerare l’onanismo una pratica deprecabile solo

dopo la lettura di alcuni passaggi della Bibbia. E un omosessuale, scrivendo a

questo studioso: “Compresi allora che i miei ardori fossero una diversione all’

istinto sessuale. Con mio grande stupore e costernazione mi accorsi che la

Bibbia condanna come abominevoli le pratiche alle quali ero dedito. Inizio’ da

quel momento un travaglio che duro’ per anni.”. L’influenza della Bibbia

meritava uno studio. Mi limito a ricordare che sono molti gli esempi che

possono generare tenaci complessi, a causa del loro carattere fuori norma (le

due figlie di Loth che convivevano con il loro padre, Loth che offre agli

abitanti di Sodoma le due figlie ancora vergini ecc.). La rimozione del

polimorfismo perverso infantile in un periodo della puberta’ e’ , senza dubbio,

associata al ricordo della prima iniziazione. E quando un complesso di colpa si

cristallizza, le letture vanno considerate un fattore determinante per la

successiva vita affettiva. Il complesso di colpa e’ legato strettamente al

complesso di inferiorita’. (…) Antigiudaismo e antisemitismo hanno molto spesso

origini nascoste e sconosciute a quelle stesse persone che ne hanno subita l’

influenza. Ma l’antisemitismo ambientale rimane il fattore principale.”.

Come voleva dimostrare le ‘tare’ mentali degli ebrei sono proiettate – et

voila’ quasi ‘per magia’ – sul non ebreo e sull’”antisemita”…cio’ che agli

ebrei risulta abominevole viene trasposto al non ebreo….si ‘castra’ – e non

solo figurativamente – il “gentile” del “mal di vivere” nevrotico-patologico

ebraico e il ‘gioco’ e’ fatto….

Menzogne e ciarlatanerie psicologico-psichiatriche di marca ebraica! Garanzia

di frode e sciacallaggio nonche’ sovvertimento generale di ogni valore.

Tralasceremo in questa sede di parlare di quello che Berneri definisce come “l’

antisemitismo di difesa e di mosaismo” di Benjamin Disraeli, influente ebreo

convertito all’anglicanismo e servitore degli interessi della “novella Sionne”

alla corte di Sua Maesta’ britannica ….di lui – e cio’ sia sufficiente al

lettore – Berneri scrivera’: “La protesta puo’ portare all’orgoglio

nazionalista come all’antisemitismo. (…) Lunel ci presenta l’ebreo Bonjuza

Velleron, immaginario discendente degli ebrei installati a Narbonne da Carlo

Magno. Isaac Velleron, figlio di Bonjuza, diventa Luc-Mathieu Peccavi,

cattolico. Crede di difendere le proprie origini palesando un fastidioso

disprezzo per i vecchi correligionari. Ogna volta che puo’ scorrere un

miserabile ebreo, “non manca di avanzare sulla soglia del suo magnifico negozio

per sputare ostensibilmente nella direzione degli spregevoli ebrei”. Il figlio

di Luc Mathieu fa l’antisemita. E’ il capo degli anti-dreyfusards di

Carpentras, aizza giornalisti, organizza battaglioni di…giovani patrioti sotto

le finestre e davanti ai negozi di ebrei per suonare canzoni antisemite…(…) Ma

Niccolo’ Peccavi, nevrotico, mezzo pazzo, non e’ un antisemita cosciente. E’

solo un opportunista. L’ebreo diventa sincero antisemita per ragioni molto

profonde. Traditore, apostata, ecc…questo semplificherebbe il problema se la

psicologia dell’apostasia opportunistica non fosse in tutto simile alla

psicologia della conversione. Non vi e’ affatto una distanza astronomica tra

Paolo di Tarso sulla strada di Damasco e Isaac Velleron.(…) Disraeli,

affettato, altezzoso, vanitoso (ma ha bisogno di esserlo) in quanto ebreo,

soffre di continui mal di testa che gli rendono il lavoro quasi insopportabile.

(…) L’orgoglio lo spinge verso la politica, terra di ambizioni. Non ancora

deputato pensa di diventare primo ministro. (…) Concepisce la politica come un’

arte e duetta amabilmente sia con i conservatori sia con i radicali.”.

Infine l’ultimo capitolo prima della conclusione il Berneri lo dedica al piu’

“antisemita” degli antisemiti ebrei: Karl (Mordechai) Marx….padre fondatore del

socialismo cosiddetto “scientifico” o materialismo dialettico, nipote del

rabbino di Treviri e ostentatamente e virulentemente noto all’opinione pubblica

mondiale anche per aver dato alle stampe quell’opera “La Questione Ebraica”

(ediz. “Noctua” – Molfetta, Bari 2006) rimasta quale pietra miliare di un

preteso, anche da troppi ‘presunto’, antisemitismo di “sinistra”.

Berneri scrive in merito: “Il caso di Karl Marx ci consente una visione d’

insieme, una specie di riassunto compementare e conclusivo. Considero Karl Marx

antisemita non a casua di cio’ che ha scritto sugli ebrei, ma a causa di cio’

che non ha scritto, detto e fatto a favore degli ebrei. Nei suoi lavori Karl

Marx e’ antigiudaico e antimolochista, per parlare come Tridon. Basandoci sugli

scritti, si potrebbe dimostrare che anche Proudhon e’ stato antisemita. Mentre

Proudhon e’ stato solo antigiudaico in quanto nazionalista e antimolochista in

quanto socialista. Si puo essere socialisti senza sembrare antisemiti. Se l’

antisemitismo e’, come ha detto Bebel, il socialismo degli imbecilli, il

socialista intelligente puo’ fare a meno di considerare gli ebrei come una

forza sociale frenante rispetto all’ascesa del proletariato. E non solo gli

ebrei capitalisti ma gli ebrei tout court. Un ebreo puo’ lottare per l’

emancipazione, ma solo se si pone contro la tradizione religiosa e nazionalista

del giudaismo e contro le tendenze piccolo borghesi di buona parte dell’

ebraismo. E’ un fatto che Charles Fourier, il suo discepolo Toussenel,

Proudhon, Tridon e molti altri socialisti abbiano scritto pagine ben piu’

antisemite (…) di Karl Marx. Che cosa dice Marx nel suo opuscolo sulla

questione ebraica (1844)? In un articolo sull’antisemitismo di Karl Marx si

citano come tipicamente antisemite le seguenti frasi: “Il giudaismo raggiunge l’

apogeo al culmine della societa’ borghese, ma la societa’ borghese raggiunge la

perfezione nel mondo cristiano. Soltanto nel regno del cristianesimo, la

societa’ borghese poteva staccarsi completamente dallo Stato, strappare i

generici legami dell’uomo e mettere al loro posto l’egoismo, il bisogno

personale, decomporre l’universo umano in una miriade di individui atomistici,

ostili gli uni agli altri. Il cristianesimo e’ derivato dal giudaismo ma ha

finito col ricondursi al giudaismo. Noi riconosciamo quindi nell’ebraismo un

elemento antisociale e rilevante. Storicamente gli ebrei hanno collaborato a

questo sviluppo e tale aspetto e’ stato oggi spinto al suo punto culminante, ad

una altezza ormai irraggiungibile. Nel suo moderno significato l’emancipazione

ebraica consiste nell’emancipazione dell’umanita’ dal giudaismo. “Gli ebrei si

sono emancipati nella misura in cui tutti i cristiani sono diventati ebrei.”.

“Quale era, in se’, la base della religione ebraica? Il bisogno pratico, l’

egoismo.” (…) L’articolo qui in questione e’ significativo., Dopo aver citato

questa frase di Marx: “E chi dice ebreo, dice protestante: sappiatelo”, si

ricorda che Toussenelle dedico’ il suo libro “Les Juifs rois de l’epoque”, ad

una principessa d’Orleans. E’ come se Marx facesse appello all’inquisizione!”.

Noi consideriamo Marx un impostore esemplare che ha utilizzato ogni mezzo – in

particolare la truffa filosofica della sua abile penna – per instillare l’odio

sociale e trasferire caratteri eminentemente giudaici nell’arena politica….

questo e’ stata, ne’ piu’ ne’ meno, l’opera “politica” del Grande Demagogo di

Treviri…. Il resto e’ ‘fuffa’ ebraica….

Noi auspichiamo una lettura attenta del testo del Berneri ed eventualmente una

successiva ricognizione sull’archetipica figura dell’ebreo antisemita al di

fuori della visione umanitaria e socialisteggiante dell’anarchico italiano

esule in Francia e soprattutto un po’ meno “psicologicamente” incline all’

investigazione ad personam nell’animo dei singoli soggetti ebrei dei quali

sicuramente il testo ci offre comunque un valido panorama…

Antisemiti o nazionalisti ebrei per noi comunque poco cambia: gli ebrei

resteranno pur sempre, per dirla con Napoleone Bonaparte, dei rivenditori di

stracci ovvero progenie di usurai e strozzini e irriducibilmente I nemici dell’

uomo in quanto popolo maledetto secondo le Sacre Scritture….

Au revoir…

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

28 GIUGNO 2010

Note –

(*) crf “La Revue des Revues” – Paris sett. 1896, pp. 430-436;

(**) crf N. Fabrizi – “La Liberta’” – Parigi 12 aprile 1934;

1) – con riferimento si veda: P. Bernard – “Saint-Augustin et les Juifs”

(Besancon 1913); Abbe’ Gayraud – “Antisemitisme de Saint-Thomas d’Aquin”

(Parigi 1896); S. Deploinge – “Saint Thomas et la question juive” (Revue

Neoscolastique, 1896, p. 358 e seg.);

2) E. Reclus – “L’Homme et la Terre” (Parigi ed. 1908 , libro II p.373);

3) Bernard Lazare – “L’Antisemitisme” (Parigi 1894 , pp. 294-295);

4) crf si veda la nostra recente ricognizione recensoria al volume

“Studi sul Talmud”;

5) Andre’ Spire – “Pages Libres” (Parigi 1904, p. 356);

 

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