Ancora alta tensione nel vicino Oriente

di Dagoberto Husayn Bellucci

  

La oramai cronica instabilita’ politica e nuovi venti di un conflitto annunciato sembrano ancora una volta minacciare l’atmosfera relativamente tranquilla che da qualche mese sembrava vivere l’area del Vicino Oriente.

A rimettere in discussione infatti un periodo di relativa calma sembrano essere le reiterate dichiarazioni belliciste provenienti dall’emporio criminale sionista alias il sedicente “stato d’Israele” occupante la Palestina: minacce non nuove rivolte contro Teheran ed i suoi principali alleati regionali (la Siria di Bashar el Assad, il Libano del movimento sciita di Hizb’Allah e la Striscia di Gaza dove domina Hamas).

Che a Tel Aviv i dirigenti sionisti scalpitino e si agitino accelerando i tempi di una prossima futura azione militare contro il programma nucleare iraniano sembra ormai un leit-motiv naturale, periodicamente ripetuto da almeno quattro anni a questa parte per la propaganda amica e per lanciare reali o virtuali ammonimenti verso Teheran.

Quanto di reale vi sia nelle intenzioni israeliane e’ difficile attualmente riuscire a valutarlo appieno considerando le innumerevoli difficolta’ e le resistenze che in ambito internazionale quest’iniziativa unilaterale sionista riscontrerebbe presso le cancellerie di mezzo mondo (anche, forse soprattutto, di quelle statunitense e europee “amiche”).

Non che gli israeliani non siano pronti e nemmeno sufficientemente addestrati per lanciare quello che sarebbe un attacco diretto alla sovranita’ nazionale iraniana: la leadership sionista non e’ affatto nuova a questo tipo di iniziative e non sente certamente la necessita’ di “avalli” internazionali di alcun genere e tipo. Gli israeliani semplicemente, da sempre, se ne fregano bellamente delle chiacchiere diplomatico-politiche, delle risoluzioni di condanna dell’ONU come dei diritti umani …se decideranno di attaccare lo faranno senza chiedere conto a nessuno (amici, alleati, Stati neutrali o nemici).

Cio’ che attualmente impedisce all’esecutivo Nethanyahu di prendere l’iniziativa potrebbero essere le recenti risoluzioni anti-iraniane votate dal Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite con il voto favorevole di Mosca e Pechino allineatesi alla politica guerrafondaia e imperialistica statunitense ed ai diktat dell’amministrazione obamita.

Niente di cui meravigliarsi: l’abbiamo sempre pensato e scritto che, quando si tireranno le ‘somme’ alla fine dei balletti diplomatici, la Repubblica Islamica dell’Iran si sarebbe ritrovata isolata e senza alcun sostegno dall’esterno da quelle nazioni cosiddette “amiche” che finora hanno cooperato – anche a livello strategico-militare – con l’Iran esclusivamente per i loro interessi economici, politici e di basso profilo strategico di quell “war game” eurasiatico che, volenti o nolenti, vede protagoniste tutte le principali superpotenze mondiali.

Dunque quando e se si comincera’ a sparare nessuno pensi che qualcuno “morira’ per Teheran” (parafrasando quell’antico ‘adagio’ che si chiedeva, alla vigilia della seconda Guerra mondiale alias l’assalto terroristico dell’Internazionale Ebraica contro l’Europa dell’Ordine Nuovo crociuncinato, se fosse legittimo e conforme per francesi e britannici “morire per Danzica”): al lato della Repubblica Islamica potranno posizionarsi solamente quei movimenti della Resistenza Islamica (sunniti o sciiti poco conta) che nella Palestina Occupata come nel confinante Libano hanno riconosciuto la guida ideologica, la leadership politico-diplomatica, la centrale spirituale ed il motore strategico-militare di Teheran quale caposaldo del fronte anti-mondialista ed anti-sionista internazionale ovvero il movimento sciita libanese di Hizb’Allah ed il suo ‘cugino’ sunnita palestinese di Hamas cioe’ i due principali obiettivi comuni alla strategia di strangolamento e accerchiamento attuata contro l’Iran da sionisti e americani nel Vicino Oriente.

La Siria potrebbe, infine, essere coinvolta in un eventuale escalation del conflitto qualora Assad decidesse di sostenere attivamente, come peraltro continua a fare a livello propagandistico e politico, i due movimenti di resistenza ai suoi confini. Damasco da sempre ospita uffici politici e basi dei principali movimenti della resistenza palestinese ed e’ nota la sua posizione pro-Hizb’Allah sia perche’ il movimento di Nasrallah e’ diventato da anni un oggettivo alleato della strategia siriana in Libano sia perche’ il partito sciita libanese e’ oramai la punta di diamante dello schieramento anti-sionista che la Siria ha tutto interesse a mantenere attivo e funzionale nella sua guerra a bassa intensita’ contro lo stato ebraico che prosegue oramai dal 67 fino ai giorni nostri e vede Damasco ribadire le sue richieste di restituzione dei territori siriani (le alture strategiche del Golan) occupati dai militari di ‘tsahal’.

Un Libano nel quale non mancano mai le provocazioni usraeliane e quelli che possiamo definire oramai come gli ultimi colpi di coda della politica destabilizzatrice e dell’esportazione del caos generalizzato condotta contro l’indipendenza e la sovranita’ libanese dall’amministrazione statunitense. Il fallimento del cosiddetto “New Middle East Project” (Rand Corporation e dintorni) perseguito dal 2005 fino ad un anno fa dalla vecchia amministrazione repubblicana e neoconservatrice di Bush ha indotto a piu’ miti consigli i nuovi delegate a stelle e strisce democratici. Ciononostante l’America non manca di intervenire e cercare continuamente di attizzare il fuoco che cova sotto la cenere.

Recenti prese di posizioni provenienti da ambienti vicini all’amministrazione Obama sono state valutate e, a stretto giro di posta, replicate dai dirigenti di Hizb’Allah: e’ quanto ha fatto il vice-segretario della formazione sciita libanese, Shaick Naim Kassem, rispondendo alle dichirazioni di Ryan Crocker, ex ambasciatore USA a Baghdad il quale – intervenendo al Congresso – aveva sostenuto che era arrivato il momento di “cambiare atteggiamento e politica in Medio Oriente e aprire il dialogo con il nemico”.

Crocker si era spinto oltre affermando che gli Stati Uniti hanno piu’ da guadagnare che da perdere rispetto a Hizb’Allah che viene considerata in America come organizzazione terroristica.

Il numero due del partito sciita libanese ha replicato sottolineando che “non succedera’ assolutamente niente fintanto che l’America non cambiera’ radicalmente la sua politica in Medio Oriente attualmente sbilanciata esclusivamente a favore di Israele”

Sheick Naim Kassem ha poi aggiunto che non si aspetta una guerra con Israele almeno non nell’immediato , ma che Hamas si sta preparando “come se dovesse scoppiare domani”.

Intanto a Beirut fonti della sicurezza libanese (Securite’ Generale du Liban) citate dal quotidiano “As Safir” hanno reso noto l’arresto di un dipendente della compagnia di telefonia mobile locale “Alfa” per spionaggio a favore dell’entita’ sionista. La notizia, diffusa nella giornata di lunedi’ 28 giugno, ha immediatamente riacceso il campanello d’allarme per cio’ che concerne la sicurezza nazionale da molti ritenuta un vero e proprio colabrodo. L’uomo, arrestato qualche giorno prima, avrebbe collaborato con il Mossad israeliano per 14 anni non soltanto in qualita’ di membro della compagnia (la piu’ diffusa compagnia di telefonia mobile del paese dei cedri) ma anche, soprattutto, come tecnico del Ministero per le Telecomunicazioni tradizionale feudo sunnita-harirista da anni controllato dal partito del premier Sa’ad Hariri (la Corrente Futura). Il suo fermo e’ stato definito come una delle operazioni di polizia piu’ rilevanti nella lotta contro le quinte colonne israeliane presenti nel paese.

Mentre in Libano le acque sufficientemente agitate (quelle dinnanzi alla striscia di Gaza oramai da un mese sono mari in “tempesta”) della politica locale vedono anche manifestazioni palestinesi reclamare maggiori diritti civili la vicina Siria analizza l’attuale momento storico e, attraverso l’autorevole voce del suo Presidente, cerca di valutare quail potranno essere le future mosse del nemico israeliano definito tranquillamente da Assad – dopo il raid piratesco-criminale contro le navi pacifiste della Freedom Flottilla – come un nemico della pace e della stabilita’ nella regione.

Il governo d’occupazione sionista e’ stato etichettato da Assad come “un governo di piromani” fanatici e pericolosi che, con il sanguinoso raid contro quelle che erano navi di aiuti per la popolazione di Gaza, ha dimostrato il suo solito volto criminale e aumentato il rischio di un conflitto nella zona.

L’assalto dei commandos della Brigata Golani israeliana contro la “Freedom Flotilla” e’ stato giudicato dai siriani come un autentico atto di pirateria al di fuori di ogni regola e di qualsiasi diritto internazionale: un’azione – secondo Assad – che “ha distrutto ogni possibilita’ di pace nel prossimo futuro” rallentando la possibile ripresa di negoziati diretti con i palestinesi verso i quali “Israele” intende usare un po’ il bastone un po’ la carota a seconda degli interlocutori.

Quando gli interlocutori si chiamano ANP e sono amici degli amici americani allora anche i riottosi sionisti accettano la farsa delle negoziazioni, tirandosela ovviamente per le lunghe e lasciando poi gli interdetti rappresentanti di Fatah con il solito pugno di mosche in mano ed un nulla di fatto; quando invece l’altra parte si chiama Hamas allora tutto e’ permesso a lorsignori dirigenti sionisti, dal pugno di ferro all’azione militare fino al rapimento banditesco in paesi terzi (come avvenuto lo scorso gennaio nell’emirato del Dubai …neanche dopo quell’azione dei servizi segreti di Tel Aviv il mondo ha avuto il coraggio di denunciare l’arroganza e i crimini israeliani…mondo kippizzato e supinamente servile di fronte agli interessi di Sionne): in ogni caso e’ evidente che “Israele” di pace e di negoziati per la stabilizzazione del Vicino Oriente proprio non intende sentirne parlare.

Cio’ che “Israele” intende come negoziati di pace sarebbe, ne’ piu’ ne’ meno l’israelizzazione dell’intera area ovvero il ridimensionamento radicale delle nazioni ostili confinanti (Siria e Libano), la tabula rasa dei movimenti “fondamentalisti” islamici (Hamas e Hizb’Allah) per la creazione eventuale di una zona di libero scambio economico nel quale il “made in Israel” la farebbe da padrone e all’interno della quale entrerebbe in vigore l’autorita’ non dichiarata ne’ sottoscritta ma presentita da tutti di un potere sovranazionale e sovragovernativo che e’ quello dell’onnipotente ed onnipresente Finanza Mondiale cosmopolita e senza volto ma tenacemente in mani dei soliti noti oligarchi di “eletta ascendenza”.

Assad comunque parlando alla televisione Britannica “BBC” lo scorso 15 giugno ha sostenuto che le speranze di pace nella zona si sono ridotte a zero dopo il raid condotto dalle squadre della morte israeliane nelle acque internazionali adiacenti Gaza: “questo e’ un altro governo incendiario con il quale non e’ possibile arrivare alla pace” ha sostenuto il Presidente siriano.

Le dichiarazioni siriane vanno peraltro a confermare cio’ che da tempo Assad sostiene ossia l’impraticabilita’ di qualunque sforzo diretto ad allacciare relazioni negoziali con un simile esecutivo. “Il governo diretto da Benjamin Nethanyahu non e’ un partner per la pace nella regione” aveva ribadito non piu’ di un paio di mesi or sono il leader siriano e sottolineando pero’ stavolta con maggior vigore che “la Siria conosce perfettamente la natura di questo esecutivo. Lo sappiamo benissimo di non aver alcun partner di pace davanti a noi: con questo governo pero’ c’e’ qualcosa di diverso rispetto ad ogni precedente esecutivo israeliano”.

La Siria dunque resta vigile ed alza la guardia: il clima regionale si e’ improvvisamente surriscaldato dopo la ‘bravata’ israeliana contro le navi pacifiste davanti Gaza. E’ un clima diverso, venti di guerre all’orizzonte, polemiche e scambi di colpi – per ora solo diplomatici – che hanno coinvolto direttamente anche la vicina Turchia (che ha perso nove uomini nel blitz israeliano e ha rimesso seriamente in discussione quello che, una volta, era il suo rapporto preferenziale con l’ex alleato sionista).

L’esecutivo di Ankara stavolta non sembra disposto a cedere: la richiesta di una commissione di inchiesta internazionale sul blitz piratesco israeliano va avanti; I sionisti sembrano aver subito il contraccolpo malgrado la gazzarra massmediatica di alcuni organi d’informazione che (come in I’tal’ya’ i soliti pro-sionisti del “Giornale”, del “Foglio” o di “Libero” hanno rilanciato) niente di meglio hanno saputo fare – nei giorni successivi al raid – di riportare pari-pari la propaganda israeliana ( spudoratamente mentendo anche rispetto alla versione data dai loro colleghi della carta-straccia sionista dell’”Haaretz” molto piu’ onesti a definirlo per cio’ che e’ realmente stato un atto “stupido” e pericoloso per la stabilita’ di tutta la regione…oltre ovviamente ad essere palesemente un crimine inaudito di bestiale ed inumana illogicita’).

Ed allora potranno suonare domani forse profetiche le parole conclusive con le quali Bashar al Assad ha concluso la sua intervista con la britannica BBC: alla domanda se l’attacco contro il convoglio pacifista avesse aumentato i rischi di un conflitto nella zona il Presidente ha risposto pacatamente “Senza alcun dubbio, senza alcun dubbio” aggiungendo che “realisticamente c’era questo pericolo anche prima del raid perche’ noi siriani non abbiamo mai creduto a questo esecutivo” e ribadendo che – quanto accaduto davanti alle acque internazionali di fronte alla Striscia di Gaza – non fa che confermare “le intenzioni di questo governo israeliano, verso la pace, verso i palestinesi e verso chiunque manifesti in favore dei loro sacrosanti diritti.”.

La tensione nel Vicino Oriente va aumentando…. Si preannuncia un’estate torrida…senz’altro non propriamente tranquilla!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

01 LUGLIO 2010

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