L’arte marziale ‘sporca’ ebraica: il Krav Maga

di Dagoberto Husayn Bellucci

Esiste da diversi anni, e viene comunemente e tranquillamente “appresa” anche in Italia presso apposite ‘palestre’ eterodirette da elementi filo-ebraici, un’arte “combattentistica” marziale ebraica: il Krav Maga.

Un’arte marziale “sporca” ovvero senza esclusione di colpi, mirante a mettere fuori combattimento l’avversario o – per essere piu’ chiari – per, possibilmente, annientare o uccidere il nemico. Trattasi di una tipologia di combattimento nata in ambito ebraico e diffusasi a partire dagli anni Settanta presso l’esercito d’occupazione sionista alias “tsahal”.

Scrive Emmanuel Ratier nel suo “”I Guerrieri d’Israele – Inchiesta sulle milizie sioniste” (testo sul quale compiremo prossima recensione scrittoria in quanto conforme ad un percorso di milizia anti-ebraica ed anti-sionista compiuta): “La maggior parte delle milizie parallele o legali praticano uno sport di combattimento in tale o tal altra palestra parigina/ Da alcuni anni uno di questi sport, specificamente ebraico, e’ diventato particolarmente popolare nella comunita’ ebraica: il Krav Maga (in francese “combattimento ravvicinato”) e’ un’”Arte Marziale ebraica che arriva da Israele”.

Le “milizie parallele” citate dal Ratier sono quelle collegate all’organizzazione di difesa ebraica francese denominata “Betar-Tagar” spesso entrate in azione sotto la “copertura” propagandistica di diverse ‘sigle’ tra le quali si ricordano quelle dell’Organizzazione Ebraica di Combattimento (O.J.C. – Organisation Juive de Combat), del Gruppo di Azione Ebraica (G.A.J. – Groupe d’Action Juive) o dell’Organizzazione Ebraica di Difesa (O..D. – Organisation Juive de Defense).

Tutte queste organizzazioni sono direttamente collegate, sostenute e avallate da un preventivo accordo intercorso con lo Stato francese fin dalla seconda meta’ degli anni Ottanta. All’epoca, nel periodo delle reminescenze da “grandeur” nazionalistica del mitterandismo imperante, la si(o)nistra al potere apri’ clamorosamente alle richieste provenienti dalla comunita’ ebraica locale relative all’autogestione dell’organizzazione della sicurezza interna nei pressi dei locali (sinagoghe, scuole rabbiniche e macellerie kosher) della kehillah e delle abitazioni private dei suoi piu’ autorevoli esponenti.

“…il 4 marzo 1986….partecipando a Sarcelles come oratore – ‘narra’ il Ratier – a una riunione di Socialismo ed Ebraismo, Francoise Fabius-Castro (moglie dell’allora primo ministro francese Laurent Fabius ndr) quel giorno si adopera a “difendere il bilancio del governo a favore della comunita’ ebraica” e pronunzia queste frasi stupefacenti: “Novita’ straordinaria nel comportamente politica, la sinistra ha permesso a delle milizie ebraiche di insediarsi in alcuni quartieri, a Parigi in rue de Rosiers, ma anche a Tolosa, a Marsiglia, a Strasburgo. Queste milizie hanno regolari contatti con il ministro degli Interni.” (*) All’epoca ministro degli Interni era Pierre Joxe, nipote dello scrittore Daniel Halevy, che non ha fama di tenero. Il dispaccio – continua Ratier – dell’Agence France Presse sara’ ripreso senza commenti dal giornale “Le Monde”. Ci si aspetta una rettifica da parte della signora Fabius, di Laurent Fabius o di Pierre Joxe. E invece non si e’ visto nulla.”.

“….nel mese di ottobre 1986 – prosegue Ratier – si scopre che la moglie dell’ex Primo ministro non aveva affatto esagerato, perche’ e’ proprio di milizie armate che si tratta. Il quotidiano “Liberation” (1) pubblica nell’ultima pagina una sorprendente fotografia ( crf. Pag. 12 del libro in questione) in cui si vede un milite ebreo armato di un fucile mitragliatore del tipo AA52, mentre da un tetto sorveglia una strada del III.o arrondissement di Parigi, nei pressi di una Sinagoga. La didascalia della foto dice: “Quest’uomo su un tetto, armato nei pressi della sinagoga della rue N.D. de Nazareth, nel III.o arrondissement di Parigi, fa parte di un gruppo di giovani ebrei in kippa, armati di pistole e fucili che dichiarano di appartenere alla milizia ebraica, il Raggruppamento dei fedeli. Ieri era l’ultimo giorno del Kippur.”.

Dunque si tratta di vere e proprie milizie armate ufficialmente organizzate con il beneplacito del Ministero degli Interni francese, gruppi della cosiddetta “autodifesa ebraica” impostati sul modello di quelli, gia’ attivi durante tutti gli anni Settanta, statunitensi della cosiddetta Jewish Defence League del fanatico estremista dell’ultra-destra radicale sionista il noto rabbino Meyer Kahane eletto anche alla Knesseth (il parlamento israeliano) agli inizi degli anni Ottanta con il suo partito fondamentalista del Kach. Il Kach ha una lunga tradizione di attentati contro civili palestinesi inermi nella Terra Santa occupata dal regime criminale sionista cosi’ come la J.D.L. di Kahane (visceralmente anti-araba, anti-sovietica e anti-fascista) sara’ attivissima negli USA contro obiettivi dei principali Stati arabi ostili all’entita’ sionista (in particolare Irak, Siria e Libano ma non mancheranno provocazioni orchestrate contro l’Arabia Saudita), la Repubblica Islamica dell’Iran ma anche contro le organizzazioni studentesche di sinistra, pacifiste e filo-palestinesi, sedi consolari sovietiche (per protestare contro la decisione del governo di Mosca di chiudere le porte alla emigrazione di ebrei russi e dell’Est Europa verso la Palestina occupata) e organizzazioni di estrema destra, revisioniste e perfino contro gli attivisti della minoranza di colore delle Black Panther’s/

Quest’attitudine al terrorismo non deve affatto stupire considerando che fa parte, storicamente e politicamente, del “dna” del movimento sionista: dalle origini del Sionismo alla fine del XIXmo secolo e fino alla proclamazione unilaterale del loro “stato ebraico” nella primavera 1948 (la ‘Nakba’ = la catastrofe per i palestinesi) – la strategia del terrore ed il deterrente stragista rappresentarono sempre un’opzione praticabile ed ammessa per gli attivisti delle differenti fazioni sioniste che si raccoglieranno – a partire dalla fine degli anni Trenta durante la rivolta palestinese del 1936-39 e successivamente quando Hajji Amin al Hussein , Gran Mufti’ di Palestina, proclamera’ il “Jihad” antisionista – attorno alle varie sigle del Terrorismo Sionista: la Haganah (esercito clandestino sionista) fondato nel 1920 dalla riorganizzazione dell’Ha’shomer (la Guardia Ebraica) precedente forza d’attacco sionista del Bar Giora (organizzazione di autodifesa dei primi insediamenti ebraici in Palestina nata nel 1907); l’Irgun (Organizzazione Militare Ebraica) nota anche come Haganah B formatasi nel 1931 come scissione della precedente e sotto la direzione di elementi del Sionismo Revisionista di Ze’ev Jabotinsky (il suo capo fu Abraham Tehomi ebreo originario di Odessa). L’Irgun sara’ tristemente famosa per alcune delle piu’ spietate imprese terroristiche precedenti l’instaurazione dello stato-pirata ebraico e con il suo nome completo di I.Z.L. (Irgun Zvai Leumi) composta essenzialmente dai militanti del Betar.

Scrive in proposito Ratier: “Nel 1937 Tehomi giunse a un accordo con la Haganah per fondere in una sola le due organizzazioni. Cio’ provoco’ l’uscita di poco meno della meta’ dei suoi 3000 membri dell’Etzel (1.300), mentre la maggioranza (1.700) decise di mantenere il principio di una milizia indipendente, l’Irgun Tz’vai L’umi (I.Z.L. cioe’ Organizzazione militare nazionale o, abbreviato, Etzel). L’Irgun quindi contrariamente a quanto scrivono diversi storici, non e’ il prolungamento della Legione dei Giudei o della Legione ebraica di Jabotinsky e Trumpeldor. L’Irgun fu in realta’ una soluzione di ripiego militare al vicolo cieco politico al quale era giunto Jabotinsky. Anche se l’Irgun era stato creato in disaccordo con lui, Jabotinsky si aggrappera’ ai rami ancora una volta. Gli fu affidata la direzione, che sara’ puramente teorica. Esiliato, egli non poteva esercitare una direzione effettiva, tanto piu’ che occorreva imperativamente separare azione legale (N.O.S. , Betar ecc.) e azione illegale (I.Z.L.). (….) La strategia dell’Etzel era che soltanto una ferma politica anti-araba avrebbe imposto il rispetto (e il terrore) alle popolazioni autoctone. Il suo simbolo: una mano che tiene un fucile, sulla sfondo una carta della Palestina (Transgiordania inclusa) e le parole “Rakh Kakh” (“Soltanto a noi”).”.

A queste organizzazioni si andra’ inoltre ad aggiungere quella sorta di braccio punitivo operativo del Sionismo meglio noto alla storiografia ufficiale come “banda Stern” dal nome del suo fondatore, Abraham Stern, che nel 1940 aveva rifiutato a nome del LEHI (acronimo di Combattenti per la Liberazione di Israele) la tregua nei confronti della potenza mandataria britannica.

Alla Banda Stern si devono i principali crimini commessi in Palestina tra il 1944 e il 1948 tra i quali si ricordano:

– l’attacco , diretto dal futuro premier israeliano Menahem Begin, contro il quartier generale delle forze armate britanniche e la Segreteria del Governo della Palestina, presso l’Hotel King David di Gerusalemme il 22 luglio 1946 (bilancio 91 persone uccise e 45 feriti);

– l’azione punitiva contro il villaggio arabo di Deir Yassin: 240 (alcune cifre parlano di 254) civili assassinati comprese donne e bambini in data 10 aprile 1948;

– l’assassinio del mediatore per la Palestina delle Nazioni Unite, conte Folke Bernadotte, ucciso da un commando dell’organizzazione il 17 settembre 1948.

In merito al terrorismo sionista in Palestina precedente alla proclamazione dello “stato ebraico” sono disponibili numerosi dossier e documenti delle stesse Nazioni Unite che confermano la natura criminale delle differenti organizzazioni ebraiche.

La stragrande maggioranza dei terroristi coinvolti in azioni sanguinose faranno nel corso degli anni una rapida carriera nelle fila delle forze armate o dei servizi di sicurezza israeliani. Alcuni tra questi criminali arriveranno alla poltrona di primo ministro dell’entita’ criminale sionista: si ricordano oltre al gia’ citato Menahem Begin (leader del partito di destra Likud) il futuro “premio nobel per la pace” Yitzhak Rabin (leader laburista) con all’attivo una lunga carriera terroristica nelle fila del Palmach e il suo predecessore Shamir.

Dalla sua fondazione e con queste premesse non deve stupire che l’attitudine principale dello stato sionista e dei suoi dirigenti sia l’esportazione del terrore e delle sue tecniche: note le azioni compiute dai commandos del Mossad nei quattro angoli del pianeta cosi’ come le differenti operazione “coperte” dell’Intelligence israeliana contro obiettivi palestinesi o filo-palestinesi ma anche in supporto ad autentiche gesta di pirateria internazionale (il rapimento Eichmann o il sequestro del carico di 200 tonnellate di plutonio all’epoca dell’Affaire Plumbat a fine anni Sessanta per fare alcuni esempi…l’ultimo, in ordine di tempo, e’ di non piu’ di sei mesi or sono ed ha visto protagonisti agenti del Mossad in azione a Dubai dove e’ stato eliminato a sangue freddo un esponente politico di Hamas).

Un’entita’ criminale nata dal terrorismo e dalla violenza indiscriminata commessa contro donne, anziani e bambini; vissuta all’ombra della potente industria bellica (l’unica realmente efficace del paese che altrimenti dovrebbe vivere sul fabbisogno mondiale di pompelmi….il che onestamente per quanto e a quanti possa piacere e’ difficile da credere possa rappresentare la “risorsa vitale” di quella che ama autodefinirsi come l’”unica democrazia del Medio Oriente”) e mantenutasi in vita essenzialmente sulle ricattatorie pressioni monetarie rivolte nei confronti dell’Europa (con la fandonia del preteso “olocausto” ebraico) e rinforzatasi soprattutto con i miliardari contributi finanziari statunitensi (estorti alle diverse amministrazioni USA dalla potente ed efficace lobby ebraica interna che controlla, stabilisce e dirige la politica estera del Congresso e della Casa Bianca indipendentemente da quale sia il partito al potere a Washington) non poteva che ‘esportare’ con successo gli unici reali ed autentici prodotti “made in Israel” ossia la violenza e il teppismo.

Questo, violenza e teppismo, mascherato dietro la apparente facciata perbenista dell’”arte marziale” e’ – ne’ piu’ ne’ meno – il cosiddetto “sport da combattimento ebraico” del Krav Maga.

Ecco come viene definito dal sito ufficiale dell’Associazione Krav Maga Italia: Il Krav Maga è la quinta essenza della tattica per l’autodifesa, il combattimento corpo a corpo e la protezione di terza persona, insegna ad affrontare i reali pericoli della strada, e con un’ intelligente ed immediata valutazione della pericolosità dell’aggressione e delle circostanze, anche ambientali in cui ci si trova, si impara a scegliere l’azione più opportuna da utilizzare per salvaguardare la propria incolumità.

Nelle tecniche del Krav Maga non vi è nulla di superfluo o estetico, ma solo estrema efficacia, istintività, condizionamento, velocità di esecuzione delle combinazioni fino all’eliminazione del problema, che può voler dire: sia dileguarsi che colpire e fuggire o arrivare alla risoluzione più estrema.

Particolarmente riconosciuto a livello mondiale è lo studio delle tattiche e delle tecniche per la protezione di terza persona contro gli attacchi e/o minacce armate, siano esse effettuate con armi bianche o da fuoco, comprese quelle automatiche e militari, ed essendo un vero sistema di autodifesa semplice e rapido da apprendere, si adatta ad ogni tipo di persona: uomini, donne, ragazzi, di qualsiasi corporatura e peso.” (2)

Scrive invece a proposito di questa tecnica il Ratier: “(il Krav Maga ndr) e’ stata creata negli anni quaranta da Imrich Lichtenfeld, in seguito soprannominato Imi, figlio del capo istruttore di autodifesa della polizia di Bratislava. Fu egli stesso piu’ volte campione di ginnastica e di boxe in Cecoslovacchia, come pure di lotta (al 3.o livello mondiale). Arruolato nelle forze della Haganah, Lichtenfeld creera’ il suo metodo di combattimento ravvicinato, che sara’ giudicato cosi’ valido da diventare l’unica disciplina di questa categoria a essere insegnata alle truppe israeliane, con il nome di Krav Maga. Qualsiasi colpo e’ permesso: morsi, lanci, colpi all’atezza degli occhi, della gola, dei genitali ecc. L’obiettivo e’ chiaro: nessun sentimento, nessuna prudenza o etica, bisogna annientare o uccidere l’avversario.”

Ha scritto “Actualite’ Juive” in data 1 Luglio 1993 su quest’”arte marziale”: “Il Krav Maga si e’ sviluppato avendo come solo principio la volonta’ di ottenere la piu’ completa efficienza nell’autodifesa, eliminando qualsiasi fioritura e senza preoccupazioni etiche. In seguito, il Krav Maga sara’ sempre piu’ applicato nell’esercito sotto l’occhio vigile di Imi che lo insegnera’ soprattutto alle unita’ scelte.”.

“Un istruttore americano che vive a Hebron (Israele) – scrive Ratier – ed ha una grande esperienza acquisita nel Bronx spiega: “Non siamo in un college britannico, qui ci si batte per fare male. Anche se tu muori, il tuo avversario deve rimanere molto malconcio” ( “Le Chroniqueur” , 12 maggio 1993). In seguito il Krav Maga sara’ ancora “migliorato” da Elie Avizker, gia’ capo istruttore dell’esercito israeliano, ex allievo di Lichtenfeld e che era stato consigliere delle forze di polizia israeliane. Soltanto nel 1964 il Krav Maga non sara’ piu’ “segreto militare” e da allora si sviluppera’ tra i giovani, nei club sportivi e nella polizia. Il Macchabi-France, che ha una sezione di arti marziali, nel 1988 ha quindi aperto una sezione Krav Maga diretta da Richard Douieb, che ha ottenuto due diplomi in questo sport (dallo Stato di Israele e da Tzahal, come istruttore militare). Nato in Francia, Douieb si e’ formato in Israele per sette anni prima di ritornare in Francia. Nel 1983-1984 sara’ campione di Francia di boxe francese. Questo sport di combattimento, che ha ormai la propria palestra nel XIX.o arrondissement, ha saputo attirarsi le simpatie: ne e’ prova la presenza di numerose personalita’ alle sue manifestazioni. Per esempio, il 16 dicembre 1990 alla cerimonia di consegna dei diplomati di maestro di Krav Contact, erano presenti Benny Cohen, presidente del concistoro di Parigi, Daniel Lacroix, consigliere di Parigi, Gilbert Allali, Richard Douieb ecc… Hanno largamente contribuito a rendere popolare questo sport Armand Azoulay (membro della setta dei Loubavitch e direttore del C’Porie’ Judo Club de France) e Jean Luc Attlan (professore di Karate’ al municipio di Parigi) , dirigenti dell’Arie’ Sporting Club. (…) La tenuta regolamentare e’ il kimono blu e bianco con la scritta Krav Contact in lettere ebraiche. I Krav Contact men combattono con i pugni, i gomiti, con le ginocchia e anche con i piedi. (…) In Francia esiste ormai una Federazione francese di Krav Contact animata da Yves Cohen. Suprema consacrazione il Krav Maga e’ ormai la tecnica di combattimento corpo a corpo insegnato al G.I.G.N. (Groupe d’Intervention de la Gendarmerie Nationale), corpo speciale della polizia, crema delle truppe speciali francesi (“Raids”, marxo 1995) e questo permette certamente a dei responsabili israeliani di avere stretti rapporti con i migliori gendarmi francesi. I corsi sono organizzati in collaborazione con gli organismi ebraici francesi e la presenza israeliana non si lascia mai dimenticare. Molti professori, o campioni in occasione delle dimostrazioni, vengono da Israele. Anzi, a ognuno dei partecipanti agli addestramenti dell’anno viene proposto un periodo di pratica di una settimana in Israele. Null’altro mostrera’ legami tra Betar-Tagar e Krav Maga meglio di questa citazione tratta dal programma delle attivita’ del Betar-Tagar (“Cactus” , febbraio 1991): “Infine l’addestramento (Kravmaga) e le altre attivita’ militanti continuano”. ”

Altro da aggiungere se non la considerazione di una, oramai piu’ che ‘datata’ e storica, connection franco-ebraica? La France Juive di Drumont impallidirebbe in confronto alle svolte filosemitiche della storia post-bellica delle relazioni franco-israeliane e del condizionante e assolutamente asfittico controllo ebraico sulla vita culturale, politica, religiosa, economica e pure sportiva transalpina….

In Italia esiste oramai da undici anni una Federazione della Scuola Italiana Krav Maga (SIKM) da quando cioe’, a partire dal 1999, venne incominciata l’opera di diffusione ed istruzione di questa arte marziale “sporca” dal maestro Philippe Kaddouch, ex istruttore nelle fila dell’esercito israeliano.

Come ci fanno sapere dal sito ufficiale “attualmente il Krav Maga e’ stato adottato da molti reparti speciali militari e di Polizia al mondo, e’ in uso in alcuni reparti speciali in Italia, in alcuni comandi di Polizia locale, e in vari reparti dell’Esercito.” – inoltre viene sottolineato (3) – “Il Krav maga non è un arte marziale e gli allenamenti non prevedono uso di guantoni, caschi, paradenti, è contemplata solo la “conchiglia ” paragenitali per gli uomini. Saltuariamente, in fase di test “feedback” si possono usare le protezioni. (caschetto, guantoni e paradenti)

Nel Krav maga, non si usano leve articolari o bloccaggi a terra, nella realtà in una aggressione che avviene per strada rimanere bloccato a terra o comunque tangente all’aggressore sarebbe un grave errore!!

Un aspetto che occupa circa il 50% dell’allenamento, è quello della preparazione psicologica. Il Krav maga nasce per una applicazione nel tentativo di sopravvivere ad una aggressione per strada o comunque non in palestra, per questo motivo la preparazione emotiva deve assolutamente far parte dell’addestramento globale, con tecniche particolari che mettono sotto stress il praticante come l’allenamento ad occhi chiusi o a sorpresa.”

Numerose, e sparse un po’ dappertutto lungo tutta la penisola, le palestre nelle quali si puo’ apprendere quest’arte marziale d’origine israeliana: bastera’ consultare le informazioni sulle sedi presenti nel sito ufficiale per avere un’idea abbastanza chiara di come questa “forma sportiva” si stia diffondendo a macchia d’olio in tutta Italia.

Siamo alla kippizzazione sportivo-combattentistica delle arti marziali…

Niente di nuovo, insomma, sul “fronte occidentale”….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 30 luglio 2010

  Note –

 (*) – dispaccio dell’Agenzia “France Presse” del 5 marzo 1986, ore 16,54;

(1) – “Liberation” , 14 Ottobre 1986;

2) – Krav Maga – La lotta militare israeliana di autodifesa; crf: http://www.kravmaga.it ;

3) – crf: http://www.kravmaga.it ;

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