Scomparso l’Ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah

Scomparsa la Guida Spirituale degli sciiti libanesi

di Dagoberto Husayn Bellucci

Lo sciismo libanese ha perso nella giornata di domenica 4 luglio scorso una delle sue piu autorevoli e importanti guide religiose. E’ scomparso all’età di 75 anni a seguito di una emorragia interna presso un ospedale di Beirut il Grande Ayatollah Mohammad Hussein Fadlallah ((Arabic: محمد حسين فضل الله), (anche noto come Sayyed Muhammad Hussein Fadl-Allāh), tra i pochi giuriesperti indicato e riconosciuto come esempio da imitare (Shi’a marja’) per tutta la comunita dei credenti.

 

Fadlallah (nato il 16 novembre 1935 a Najaf in Irak da una famiglia di origini libanesi del villaggio meridionale di Ainata) era da sempre considerato una delle personalita più in vista di tutto il mondo sciita in particolare le cronache occidentali lo hanno sempre dipinto come una sorta di mentore e guida spirituale del movimento libanese filo-iraniano di Hizb Allah di cui fu senz’altro tra gli ispiratori alle origini nei primi anni Ottanta.

 

I suoi studi religiosi cominciarono nelle scuole (Houselmiijeh) di Najaf nel sud dell’Irak dove rimase fino al 1952 anno in cui rientro’ in Libano. In Irak Fadlallah si dedichera’ prevalentemente alla scuola tradizionale (Kuttab) per l’apprendimento del Sacro Corano mentre si dedichera’ fin da giovanissimo alle letture dei principali testi islamici: lingua araba, logica, giurisprudenza saranno le principali branche di studio che apprendera’ nella sua permanenza irachena prima di rientrare in Libano.

 

Tra le sue innumerevoli attivita’ Fadlallah , una volta rientrato in patria, organizzo’ una serie di Istituti religiosi islamici costituendo la “Mabarrat Association” organismo a scopo sociale che tra gli sciiti si e’ sempre distinto per la diffusione della cultura (anche attraverso la costruzione e l’apertura di centri culturali e librerie pubbliche aperte a tutti) e per lo sviluppo culturale in particolare delle donne. A queste iniziative la “Mabarrat” aggiunse quella della gestione di una serie di rinomate ed attrezzate cliniche mediche.

 

Tra i principali centri religiosi sciiti patrocinati dall’organizzazione di Fadlallah figurano:

1- il grande centro islamico di Haret Hreik, Beirut sud, che gravita attorno alla moschea al Imamain Hassanian;

2- il centro “Imam Hasan Ascari” (a.s.) nella valle della Beka’a’ presso Sira’in

3- il centro religioso “Imam Hussein” (a.s.) di Jlala sempre nella Beka’a

4- il centro “Imam Ali’ bin Abu Talib” presso al-Hawzah nel sud del Libano

5- la moschea “Ahl ul Baith” di Rayak nella Beka’a

6- la moschea “Imam Ja’far Sadeq” di Hermel (Beka’a)

7- il centro “Ahl ul Baith” di Tripoli nel nord del paese

8- la moschea “Sayyda Zaynab” (a.s.) di Ba’albak

 

 Il movimento sciita di Hizb’Allah ha decretato tre giorni di lutto affermando in un comunicato ufficiale che il Libano, la nazione musulmana e il mondo intero hanno perso un grande saggio islamico sottolineando come l’Ayatollah Fadlallah ha sostenuto sempre con coraggio la resistenza contro il nemico sionista

 

Il segretario generale del Partito di Dio, Sayyed Hassan Nasrallah, ha dichiarato alla televisione al Manar che la perdita di una guida che è sempre stata favorevole al dialogo ed ostile alle ingiustizie, è una fonte di rammarico ed una disgrazia per tutti i libanesi .

 

Mohammad Hussein Fadlallah veniva considerato la massima autorità di tutta la comunità sciita, autentico uomo di pace, ma anche dignitario della causa degli oppressi di cui si farà più volte portavoce fin dalla metà degli anni Settanta. Ponte spirituale tra il movimento filo-khomeinista di Hizb’Allah e il movimento sciita di Haraqat Amal (sostanzialmente piu laico anche se gli stereotipi occidentali in questo caso sono assolutamente insufficienti e irrilevanti per spiegare la divisione dei ruoli e delle zone d’influenza in seno alla comunità sciita libanese) il Grande Ayatollah è stato accusato dal dipartimento di Stato USA – negli anni in cui infuriava la guerra civile nel paese dei cedri (1975-90)- di essere l’ispiratore del movimento della Jihad Islamica che provocò gli attentati kamikaze contro la caserma dei marines e il comando generale della Legione Straniera francese stanziati nella Beirut in fiamme nel 1983.

 

Sostenitore della Rivoluzione Islamica iraniana e della lotta armata contro il nemico sionista, la Guida degli sciiti libanesi oltre ad essere autore di numerose opera di teologia diventerà noto per il suo pragmatismo e la sua apertura al dialogo, come avverrà in occasione della permanenza del contingente militare italiano nei primi anni Ottanta: i parà del Gen. Angioni e gli uomini della forza di interposizione, allora inviata dal governo di Roma, si ricorderanno dell’intermediazione offerta da Fadlallah in alcuni momenti di tensione nei quali furono coinvolti i nostri militari.

 

Si devono anche alle sue doti di saggezza e oculata analisi della situazione se la missione italiana dell’epoca sarà un successo senza precedenti lasciando un ottimo ricordo tra la popolazione civile libanese e particolarmente tra i profughi palestinesi verso i quali andarono le maggiori attenzioni degli italiani immediatamente dopo la tragedia di Sabra e Chatila.

 

Come altri esponenti sciiti del Libano anche Fadlallah figurava in una black list USA dei terroristi internazionali maggiormente pericolosi diffusa nel 1995. Nel 1985 Fadlallah fu l’obiettivo di una serie di tentativi di assassinio compiuti da ambienti collegati alla CIA statunitense e finanziati dai servizi di sicurezza sauditi. Tra questi quello che l’8 marzo 1985 vide esplodere nel cuore di Beirut un’auto-bomba che uccise oltre 80 persone.

 

La notizia della scomparsa di Fadlallah ha lasciato sotto shock l’intero paese: messaggi di cordoglio sono giunti da tutte le parti politiche dal presidente della Repubblica, Gen. Souleiman, al premier Sa’ad Hariri fino al presidente dell’Assemblea parlamentare avv. Nabih Berri, che hanno deplorato la perdita di una personalità nazionale e spirituale influente e di assoluto valore .

 

Il Consiglio della provincia irachena di Najaf, sede della più alta autorità dell’Islam sciita, ha detto che la sua morte è “una perdita e una catastrofe. Per le sue idee e il suo lavoro, era un difensore dell’unità islamica”. Il capo radicale sciita iracheno Moqtada Sadr, che vive in Iran, ha invitato i suoi a tre giorni di lutto.

A Beirut, centinaia di suoi fan, fra cui numerose donne vestite di nero che brandivano i ritratti del Grande Ayatollah, si sono radunati fin da domenica mattina davanti alla moschea dove solitamente pronunciava i suoi sermoni il venerdì.

Il Libano in lutto e il mondo sciita addolorato piangono una delle sue massime autorità.

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

05 LUGLIO 2010

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