Le Milizie Betarine

SQUADRACCE  TEPPISTE  EBRAICHE

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 “Betar,

Dalla fossa, putredine e polvere

Nascera’ una stirpe

Dal sangue e dal sudore

Fiera, generosa e ferma

Betar catturata

Yofdat, Massada

Si rialzeranno nella forza e nello splendore (Hadar)

 

Hadar

Ebreo, persino nella miseria

Tu sei un principe

Che tu sia schiavo o vagabondo

Nascesti figlio di re

Nella luce o nell’ombra

Ricordati di questa corona

Fierezza e sfida (Tagar)

 

Di fronte agli ostacoli, di fronte alla sofferenza

Che tu salga o che tu discenda

Nella fiamma della rivolta

Impugna la torcia; che importa:

 

Il silenzio e’ fango

Sacrifice sangue e anima

Per lo splendore nascosto

Morire o conquistare la montagna

Yofdat, Massada, Betar”

(Il Canto del Betar – scritto da Zeev Jabotinsky nel 1923)

“Immediatamente abbiamo deciso di andare in aiuto a tutte le comunita’ ebraiche (…) Lo abbiamo fatto in Europa e nel resto del mondo. Abbiamo deciso di reagire con fermezza, creando delle organizzazioni ebraiche di difesa, o meglio, di legittima difesa (..) e questo senza alcun collegamento con le autorita’ locali.”

( Isser Harel – gia’ capo del Mossad, il servizio segreto israeliano citato da “Tribune Juive” del 26 gennaio 1993)

“Straordinaria novita’, nel comportamento politico, la sinistra ha permesso a delle milizie ebraiche di insediarsi in alcuni quartieri, a Parigi rue des Rosier, ma anche a Tolosa, a Marsigli, a Strasburgo. Queste milizie hanno regolari contatti con il Ministro degli Esteri.”

(Dispaccio dell’Agence France Press – riportato da “Le Monde” del 7 marzo 1986)

“Dopo la Francia e’ in Italia che Kahane crea la seconda sezione europea, che si chiama L.E.D. ovvero “Lega Ebraica di Difesa”, di cui annuncia la nascita in una lettera a “La Repubblica” (agosto 1980).”

(Emmanuel Ratier – “I Guerrieri d’Israele – Inchiesta sulle milizie sioniste” – Edizioni a cura del “Centro Librario Sodalitium” – Verrua Savoia (To) 1998)

Quando usci’ il volume di Emmanuel Ratier nella sua edizione in lingua italiana per le edizioni cattoliche del C.L. “Sodalitium” e a cura di don Curzio Nitoglia nel 1998, avevamo gia’ provveduto da almeno un paio d’anni ad ‘accaparrarci’ – unitamente all’altro libro essenziale del Ratier sui “Misteri e segreti del B’nai B’rith” anch’esso tradotto per la stessa casa editrice – l’edizione in lingua originale francese.

Nel testo originale ovviamente mancano completamente i capitoli dedicati agli avvenimenti italiani e a quelli che sono definiti come “due casi di cedimento del governo” ovvero il varo della legge liberticida nota “universalmente” come “legge Mancino” e la vicenda storico-giudiziaria del “caso Priebke” terminata con la kippizzazione senza vasellina dell’allora guardasigilli Flick (governo di centro-si(o)nistra Prodi); di entrambi andremo a dare un quadro sufficientemente valido che non puo’ far altro che confermare la direzione di marcia di un paese sottomesso ai diktat di una minoranza arrogante e vendicativa(…”…’o paese ‘cchiu stupete du munne” citando Remo Stellucce, lattanzianamente citato in un passaggio scrittorio magistrale del Grande Guascone di Popoli….chi vorra’, a proposito, potra’ rileggersi – o leggersi ex novo – l’articolo fondamentale relativo all’occupazione militar-teppistica dei “ragazzi della LED” ossia delle squadracce d’assalto del ghetto romano al Tribunale Militare del Celio …”Heil!” pubblicato sul mensile “Avanguardia” nell’estate di tredici anni fa…. Come scrisse allora Maurizio Lattanzio parafrasando un modo di dire utilizzato dagli avvocati del tribunale di Pescara, dove il Principe del Nulla immaginiamo una tantum si ‘affacciasse’ per mettere a soqquadro carte, cartacce, leggi e legiferandi, “la legge e’ come la pelle de li coglioni: dove la stiri la va”….ed il “caso Priebke” e’ li’ a confermarlo…non esiste alcuna “magistratura” piu’ o meno “democratica”….Esiste invece la “lex judaica” fatta applicare anche manu militare – come accadde quella notte di agosto di tredici anni fa con gli scalmanati “ghetto’s boys” dell’accoppiata Riccardo Pacifici/Dario Coen e come accadra’ domani, dopodomani e sempre nel territorio coloniale i’tal’yota possedimento militare statunitense e feudo del fondamentalismo sionista…).

Ma andiamo ‘indietro’ di qualche secolo…o , per essere esatti, all’inizio dell’era cristiana (…o “volgare” come direbbe una nostra ‘vecchia’ “conoscenza” forumistica di origini jewish…): “Come spesso accade con gli Ebrei – scrive il Ratier – , all’origine vi e’ un fatto storico. Quello di Massada. L’impressionante rupe di Massada domina la costa occidentale del Mar Morto a sud di Engaddi. La sua cima piatta e’ praticamente inaccessibile, particolarmente adatta alla difesa in caso di assedio, fu l’ultimo rifugio degli zeloti, i fanatici oppositori della presenza romana e degli ebrei ellenizzanti di Gerusalemme, sistematicamente massacrati. La loro resistenza fu riferita con critica eloquenza da Giuseppe Flavio nella sua “Guerra dei Giudei”. Riscoperta da alcuni viaggiatori americani nel 1838, Massada e’ uno dei luoghi di pellegrinaggio israeliani e occupa un posto privilegiato nell’immaginario ebraico. Ma si tratta di un immaginario recente, contemporaneo del sionismo e della creazione del moderno Israele. Per Giuseppe, gli zeloti ed i sicari (i piu’ estremisti degli zeloti) di Massada non sono che l’ultimo episodio di una rivolta (66-74) che fu un errore spaventoso, contrario sia alla volonta’ di Dio che a quella della comunita’ ebraica. Gli zeloti, “nome che si erano dati quei birbanti come se fossero stati degli zelanti esecutori di azioni virtuose e non di azioni infami e dei peggiori eccessi”, sono i compagni di Eleazar Ben Yair e i sicari (dal latino sica, pugnale) sono quei Farisei fanatici che si aggirano armati di pugnale. Hanno giurato di “non essere schiavi ne’ dei Romani ne’ di altri se non di Dio”. Fra tutti i gruppi ebraici sono quello che pratica piu’ volentieri la violenza terroristica piu’ estrema e piu’ sistematica. Secondo l’opinione di molti archeologi si tratta senza dubbio del primo esempio storico di fanatismo politico. Il capo dei sicari, Manahem, occupera’ Massada e ritornera’ a Gerusalemme come “un vero re”, prima di essere assassinato. Eleazar Ben Yair, suo parente, fuggira’ allora a Massada, che difendera’ fino alla fine, cioe’ fino al suicidio collettivo degli assediati. Durante questo episodio, i difensori incominciarono a sgozzare le donne ed i bambini, poi “tirarono a sorte dieci di loro che avrebbero avuto l’incarico di sgozzare gli altri uomini”. Ognuno si corico’ accanto ai cadaveri dei suoi, mentre gli sgozzatori designati eseguivano la loro missione. Fatto questo i “dieci” estrassero a sorte uno che esegui’ lo stesso compito su di loro. L’ultimo “diede fuoco al palazzo e poi con mano ferma si immerse nel corpo la spada fino all’elsa e si abbatte’ a lato dei suoi familiari”. Secondo il mito vi sarebbero state 960 vittime. Gli archeologi hanno trovato soltanto alcune decine di scheletri.”

Quanti siano stati realmente i suicidi di Massada questo ha poco interesse: per una volta tanto che gli ebrei ne hanno ‘imbroccata’ una tralasciamo volentieri i ‘dettagli’.

Fatto accertato e’ che l’episodio tragico di Massada, resuscitato come molti altri miti e leggende dalla fantasia del militantismo sionista allo scopo di dare origini e identita’ ad una utopia senza fondamento, vedra’ perire una serie di soggetti di razza ebraica e religione israelitica che all’epoca si erano ribellati manu militari contro il potere imperiale di Roma: da allora e sempre il Giudaismo cosmopolita internazionale non lesinera’ di dimostrare in tutte le sue manifestazioni il suo profondo odio contro l’Urbe ed i suoi simboli piu’ sacri (pagani prima e cristiano-cattolici poi).

Roma rappresentera’ agli occhi d’”Israele” – dell’Israele di tutti i tempi – il nemico da schiacciare, centro della spiritualita’ avversaria del rigido, furioso e vendicativo monoteismo ebraico e della sua smania cripto-imperialistica di dominio planetario manifestatasi in tutte le epoche attraverso l’attitudine sovversivo-destabilizzatrice delle comunita’ ebraiche e, recentemente dal XXmo secolo in poi (anche mediante il lucido e assolutamente insindacabile documento di conquista mondiale ebraica denominato “Protocolli dei Savi Anziani di Sion”…un libro, per dirla con Adolf Hitler l’Ultimo Signore degli Arii, che e’ il piu’ odiato da tutti gli ebrei del mondo in quanto svela e illustra la psicologia vendicativa della razza dei “sepolcri imbiancati” ed accerta metodologicamente la prassi di occupazione campale dell’ebraismo nei gangli principali delle amministrazioni, della finanza, della politica e della cultura di tutte le societa’ goyim = non ebraiche… I “Protocolli” una realta’ che ha trovato conferma nelle vicende storiche dell’ultimo secolo e contro il quale continuano a sbraitare e lagnarsi i giudei, i cripto-giudei e gli amici dei giudei dei quattro angoli del pianeta….), attraverso l’istituzione di strutture di controllo mondiali dell’economia (ONU, Banca Mondiale, WTO), di apparati direttivi della politica mondiale (C.F.R. , Trilateral Commission, Bildeberg Group, Aspen Institute, Club di Roma e di Berna), di centri semi-occulti di reclutamento delle pecore matte gentili asservite agli interessi d’Israele (mediante l’alta Massoneria e le piu’ basse strutture massoniche quali i Lyon’s o i Rotary Club sparpagliati in tutto il mondo) e – dulcis in fondo – l’azione di pressione esercitata dalle alte sfere delle diverse Kehillah sui governi, gli esecutivi nazionali, le fondazioni bancarie e finanziarie, le multinazionali del commercio internazionale, gli ambienti religiosi di tutto il pianeta mai come oggi cosi’ proni alle menzogne della propaganda sionista e stoltamente servili di fronte all’arroganza dei figli di Sionne.

Perche’ interessarsi a Massada? E’ domanda legittima che si chiede lo stesso Ratier e al quale risponde chiaramente poco dopo: “Semplicemente perche’, quasi duemila anni dopo, le autorita’ del nuovo Stato ebraico (…l’entita’ criminale sionista ndr…) hanno accordato esequie nazionali a questi resti di scheletri. Semplicemente perche’ la prima organizzazione di autodifesa ebraica in Palestina (e di caccia agli Arabi), creata nel 1907 a Jaffa, aveva preso il nome di Bar Giora, nome di uno degli “eroi” della guerra contro i Romani. Il suo motto era “col fuoco e col sangue la Giudea e’ caduta, col fuoco e col sangue la Giudea rinascera’”. Semplicemente perche’ i principali capi dei gruppi terroristici ebraici, l’Irgun ed il gruppo Stern, o anche del Betar, presero come pseudonimi nomi dei capi zeloti o dei sicari. Abraham Stern, il capo della “gang Stern” prendera’ cosi’ lo pseudonimo di Eleazar Ben Yair, il leggendario comandante di Massada. Per lui, se e’ “col sangue e col fuoco” che la Giudea due millenni or sono fu conquistata dai Romani, e’ “col sangue e col fuoco” che verra’ “liberata” degli Inglesi. Semplicemente perche’ il canto ufficiale del Betar evoca Massada, che si rialzera’ “nella forza e nello splendore”. Il canto evoca anche Betar, una fortezza dello stesso tipo di quella di Massada. Semplicemente perche’ nel 1989 e’ sorto in Israele un gruppo di terroristi responsabile di molteplici attentati ed uccisioni di Palestinesi (ma anche di Ebrei) denominato “I Sicari”. Semplicemente perche’ lo Stato di Israele e’ nato da una politica di terrorismo condotta contro i rappresentanti inglesi.”

E che violenza e terrorismo fossero le principali armi alle quali ricorsero le milizie sioniste prima, durante e dopo la formazione dello stato criminale denominato “Israele” appare in tutta la sua evidenza come altrettanto lapalissiana e’ l’ammissione dei metodi di lotta utilizzati fin dalle origini dalla futura dirigenza israeliana.

Nel suo libro di memorie scrivera’ in proposito Menahem Begin: “La rivolta di Israele e’ anche, e soprattutto, il breviaro della guerra rivoluzionaria perche’ i capi dell’Irgun non hanno aspettato Mao Tse Tung per scegliere le leggi dell’azione sovversiva. In particolare il lettore si accorgera’ in fretta che la famosa teoria del rivoluzionario che “si muove in mezzo alla gente come un pesce nell’acqua” e’ stata il fondamento stesso della strategia dell’Irgun. Ben altre “scoperte” attribuite a questo o a quel dittatore marxista, in realta’ sono opera dell’Irgun.” (1)

E se il terrorismo sara’ il prodotto finale della marcia di avvicinamento (…la ‘corsa’ del Serpente Simbolico alla quale si riferiva Sergeji Nilus nell’introduzione alla prima edizione dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” nel 1905…) verso la costituzione dello stato ebraico in Terra Santa, il nucleo centrale dell’ideale sionista saranno le teorizzazioni razziali – suprematiste, separatiste e xenofobe – del sionismo revisionista di Ze’ev Jabotinsky il quale scriveva parlando di ebrei, non ebrei, razza e sangue: “La sorgente del sentimento nazionale…si trova nel sangue dell’uomo…nel suo tipo fisico-razziale e li’ soltanto. La visione spirituale di un uomo e’ fondamentalmente determinata dalla sua struttura fisica. E’ per questa ragione che non crediamo all’assimilazione spirituale. E’ inconcepibile, da un punto di vista fisico, che un ebreo, nato in una famiglia di puro sangue ebraico, possa adattarsi alla visione spirituale di un tedesco o di un francese. Egli puo’ essere completamente impregnato di fluido germanico, ma il nucleo della sua struttura restera’ sempre ebraico.”

E questo con buona pace delle tante chiacchiere buonistico-umanitaristico-pacifinte normalmente riversate sui gazzettini d’informazione pro-sionisti di mezzo mondo dalla casta degli scribacchini in servizio permanente ed effettivo a favore d’Israele, “laico” e “democratico” definito e rappresentato dai gazzettieri filoebraici di mezzo mondo quale solo Stato moderno in mezzo ai feroci, brutti, sporchi e cattivi (…ovviamente quando serve, a ‘turno’, anche “nazisti”, “fascisti” e “razzisti e antisemiti”…) Stati arabi e islamici percepiti e descritti sempre come “dittatoriali” e “totalitari” , privi di liberta’ e dei cosiddetti “diritti dell’uomo”….favole contemporanee per ‘adulti’ e bambini sotto la scure d’Israele….

In realta’ il Sionismo e’ una ideologia fondamentalista, su basi nazionalistiche, partorita in ambito borghese e con una visione prettamente colonialista e xenofoba rispetto all’idea-base che e’ quella del “ritorno” in Palestina per espropriare la terra ai palestinesi ivi residenti e mascherando quest’operazione di accampamento terroristico e criminale sotto gli slogan propagandistici della “terra senza popolo per il popolo senza terra” o delle ancor piu’ ridicole pretese “bibliche” di “promesse” terracque dal Nilo all’Eufrate.

Ma chi era il principale rappresentante dell’ala dura del Sionismo negli anni precedenti la nascita dello stato ebraico? “Vladimir Yevguenievich Jabotinsky (Z’ev Yona Jabotinsky in ebraico) nacque a Odessa il 17 ottobre 1880. Mori’ a Hunter, Stato di New York nel 1940. Cresciuto in una famiglia della media borghesia ebraica, durante la giovinezza segui’ dei corsi di lingua ebraica nel migliore college di Odessa ma non fu mai veramente in contatto con il giudaismo. Il padre mori’ prematuramente ed egli fu allevato dalla madre, originaria di Barditchev, che, secondo Marius Schattner, era “la citta’ piu’ ebraica dell’Ucraina, dove persino i facchini cristiani della stazione parlavano perfettamente lo Yiddish. Nel 1898 soggiorno’ a Berna e a Roma per studiare diritto, facendo contemporaneamente il corrispondente straniero del giornale “Odesskiya Novosti” (Le notizie di Odessa), sotto lo pseudonimo di Altalena. Nel 1902 accusato, sembra a torto, di complotto contro il regime dello zar, verra’ imprigionato per sette settimane. Nella primavera del 1903, allorche’ un pogrom sembrava imminente a Odessa, Jabotinsky fu il promotore del primo gruppo di autodifesa ebraica. In particolare, organizzo’ una colletta per l’acquisto di armi. Dopo il pogrom di Kishinev, a 150 km di distanza, questo ex militante socialista aderi’ alla causa sionista partecipando al 6.o congresso sionista di Basilea nel 1903. In quell’occasione si oppose alla proposta di creare uno Stato ebraico nell’Africa Orientale ed incontro’ l’opposizione unanime dei presenti per aver voluto difendere un incontro fra Herzl e il ministro degli Interni zarista, subito dopo il pogrom di Kishinev. (…) Sin da quel momento adotta un punto di vista particolare all’interno del sionismo. Per lui l’antisemitismo e’ “una risposta odiosa ma naturale all’anomalia ebraica”. A tal punto che nel 1909 prendera’ addirittura la difesa degli scrittori russi che denunziano la “dominazione” ebraica nella letteratura russa. (…) Jabotinsky sembra aver subito l’influenza di Ahad Ha’am, grande ammiratore – come Herzl – del filosofo Friedrich Nietzsche, da cui prese l’idea del “superuomo” associandola all’idea di “nazione superiore” coll’espediente del dogma religioso del “popolo eletto da Dio”. Dal 1903 al 1914 fu in Russia l’oratore sionista e il giornalista piu’ noto…(…) Quando scoppio’ la prima guerra mondiale Jabotinsky divenne il corrispondente di guerra di un grande giornale russo. Dovendo inviare le notizie sull’attivita’ del fronte occidentale, accompagno’ il corpo di spedizione britannico in Egitto e qui incontro’ un ex ufficiale zarista mutilato, Joseph Trumpeldor. Insieme a lui e con l’appoggio dei leader’s mondiali Chaim Weizmann e Montague David Eder, difese allora l’idea di una Legione Ebraica all’interno di uno qualunque degli eserciti alleati.”

Sara’ pero’ nei primi anni Venti che Jabotinsky incomincia la rielaborazione della propria teoria politica, definita “revisionista”, della natura del Sionismo auspicando un ritorno alle idee originarie di Thedor Herzl. La “revisione” di Jabotinsky e’ essenzialmente fondata sulla difesa di un nazionalismo ebraico puro e intransigente, libero da qualunque condizionamento ed influenza straniera come scrivera’ ne “L’idea del Betar” laddove ammette l’impossibilita’ di qualunque monismo: “Avere due ideali e’ assurdo quanto avere due Dii. Tutto deve essere subordinato al raggiungimento di un solo scopo: il trasferimento di milioni di ebrei in Eretz Israel, che comportera’ de facto la creazione dello Stato ebraico entro le frontiere bibliche. (…) Per quanto riguarda questo mondo, la piu’ alta espressione del monismo ebraico e’: fare della Palestina uno Stato ebraico sulle due sponde del Giordano”.

Il fiume Giordano diviene la colonna vertebrale dell’idea di “stato ebraico” intesa dai revisionisti, un fiume “sacro” che diverra’ uno dei punti chiave della rivolta di Jabotinsky e dei suoi: “Due rive ha il Giordano, una e’ nostra, l’altra anche” e’ detto in uno dei canti del Betar.

“Nel 1925 Jabotinsky fonda l’Unione dei sionisti revisionisti (HaT-zohar) In seguito si creeranno altre organizzazioni, associazioni e movimenti e l’insieme sara’ piu’ conosciuto sotto il termine generico di “movimento revisionista”. (…) Fondata sulla visione di Herzl del sionismo come movimento essenzialmente politico, l’ideologia revisionista giudico’ che la politica condotta da Chaim Weizmann, che mirava a rinforzare le posizioni economiche ebraiche in Palestina mentre la situazione politica si andava deteriorando, era un errore. Per Jabotinsky, bisogna “comperare della terra, costruire case, ma non dimantica mai la politica; il 90% del sionismo puo’ consistere in una colonizzazione effettiva e solamente il 10% in politica, ma questo 10% e’ la condizione essenziale del successo e l’estrema garanzia della sopravvivenza.”.

Come ricorda il Ratier “lo scandalo Jabotinsky consiste nel fatto che le sue idee, la sua dottrina, il suo ultranazionalismo, derivano da idee radicalmente estranee al socialismo operaio dei padri fondatori del sionismo. Il suo pensiero, benche’ egli abbia scritto numerosissime opera, e’ tuttora praticamente sconosciuto in Francia in quanto nessuno dei suoi libri e’ stato tradotto; e’ un pensiero implacabile, di un rigore e di una rigidita’ dottrinale unici se confrontato con le altre ideologie del sionismo. “Il nazionalismo ebraico rappresentava gia’ un’idea esagerata, eretica addirittura scandalosa per le masse religiose ebraiche; da parte sua il capo del partito revisionista spinge la logica del sionismo fino al punto che confina con l’inconcepibile.”.

E da allora quest’anima irrequieta, rigorosa e implacabile si agita nel profondo delle viscere di quel magma incandescente che e’ il movimento sionista internazionale: dall’entita’ criminale sionista occupante la Palestina alle diverse comunita’ della cosiddetta “diaspora” quest’idea sommersa tende spesso a riaffiorare e costituire quel pathos violento e vendicativo che e’ l’espressione massima del fondamentalismo nazionalista sionista.

E’ quest’anima estremista e radicale del sionismo che spingera’ la dirigenza israeliana alle sue innumerevoli stragi condotte implacabilmente contro le popolazioni civili arabo-palestinesi ed e’ da questi ambienti che sono cresciuti il fior fiore delle squadracce teppistiche ebraiche, i piu’ duri tra i capi politici, gli specialisti dell’Intelligence e le varianti piu’ o meno fanatizzate delle schiere di ultra-ortodossi religiosi e di coloni fatti affluire in Palestina da ogni parte del mondo a continuare l’opera di colonizzazione e occupazione territoriale iniziata sotto il patrocinio monetario dei Rothschild alla fine del XIXmo secolo.

Il Betar e’ un’organizzazione complessa, strutturata gerarchicamente e militarmente al suo interno.

Scrive Ratier: “I sette punti chiave dell’ideologia del Betar sono:

– la creazione di uno Stato ebraico;

– il monismo sionista, ossia la centralita’ e la totale supremazia dell’idea sionista integrale, senza aggiunta di nessun’altra ideologia;

– lo sviluppo della lingua ebraica;

– la preparazione militare all’autodifesa e la necessita’ di unirsi alla Legione ebraica;

– la mobilitazione che obbliga ogni membro del Betar a consacrare i due primi anni della propria vita dopo il trasferimento in Palestina al servizio nazionale nelle localita’ dirette dal Betar;

– una severa disciplina’

– la dignita’ (Hadar) e un codice di vita individuale nello spirito della cavalleria, della cortesia, delle buone maniere e della coscienza del valore intrinseco della nazione ebraica.

Oltre ad un intenso addestramento paramilitare, il Betar nei diversi paesi in cui aveva delle sezioni ,si impegno’ creando delle fattorie Hakhshara che dovevano preparare il lavoro dei pionieri (Halutz) in Palestina e permettere loro di ottenere i documenti necessari per l’immigrazione in quel Paese. Fortemente avverso all’ideologia socialista (Histadrut) il Betar sara’ all’origine della creazione di un sindacato di destra di lavoratori, la Federazione Nazionale dei Lavoratori (1934), che si dichiarera’ favorevole a un arbitrato nazionale dei conflitti (crumiri) piuttosto che degli scioperi. (…) Il Betar ha un’organizzazione particolarmente rigida, un rituale rigoroso; ogni Betari deve impegnarsi a dedicare al Betar i due primi anni della sua vita in Palestina. Deve impegnarsi a lottare esclusivamente per l’ideale nazionale. E’ evidente il fascino della forza, del rituale totalitario, della potenza del cerimoniale. (…) Nominato presidente dei sionisti revisionisti, Jabotinsky fece allora di Parigi il suo quartier generale fino al 1936, tranne per un breve periodo nel 1928-29 in cui soggiorno’ a Gerusalemme quale direttore della Compagnia Ebraica di assicurazioni e dove pubblico’ il quotidiano “Do’ar HaYom”. (…) E’ durante il soggiorno parigino, nel 1931 o 1932, che fu iniziato alla massoneria alla loggia Etoile du Nord del Grande Oriente di Francia. (…) In seguito all’ampliamento dell’Agenzia Ebraica nel 1929, conl’attribuizione della meta’ dei seggi a organizzazioni non sioniste e al rifiuto del 17.mo Congresso Sionista (1931, in cui aveva ottenuto il 21% dei voti, in particolare di origine polacca), di definire come scopo del sionismo la fondazione di uno Stato ebraico, Jabotinsky si separo’ dall’Organizzazione Mondiale Ebracia. Creo’ allora, nel 1935 nel corso di un congresso a Vienna (in cui si affermo’ di riunire 713.000 votanti) , la Nuova Organizzazione Sionista (N.O.S.) insediata a Londra, che fara’ ormai a meno della benedizione di un Ben Gurion denunciato come “al soldo dell’occupante inglese”.”

Queste le origini del Sionismo betarino: capi, idee, attivita’ tutte volte e tutti indottrinati e operativi per realizzare l’utopia impossibile – con qualunque mezzo e al di la’ di formalismi o benedizioni straniere – di costituire uno stato ebraico nella Palestina.

Obiettivo che verra’ raggiunto infine attraverso il ricatto olocaustico, la manipolazione storica e il ricordo dell’esperienza concentrazionaria subita da una parte degli ebrei d’Europa nei campi di detenzione tedeschi dell’Est tutte armi della propaganda sionista utili a David Ben Gurion ed ai suoi accoliti per formalizzare e proclamare unilateralmente nella primavera del 1948 la nascita dello stato d’Israele; proclamazione “benedetta” dai potenti del pianeta (Stalin per l’URSS e Truman per gli Stati Uniti) e da allora divenuta realta’ tragica per le popolazioni arabe della zona e particolarmente per il popolo disperso, rifugiato e martirizzato della Palestina che ne ricorda annualmente l’evento celebrandolo come “la nakba” ovvero la tragedia dei palestinesi e del mondo arabo.

Nel testo del Ratier un intero capitolo viene piu’ che giustamente dedicato alla cronologia della violenza attuata dalle milizie betarine in Francia tra il 1976 e il 1994.

E’ una sequela di attentati, violenze, scontri, incidenti provocati ad arte e manifestazioni teppistiche quella che viene proposta al lettore: dall’attacco contro il congresso di Opera francese all’Hotel Lutetia di Parigi (giugno 1976) al fallito attentato con una carica di dinamite industriale al domicilio di Jean-Marie Le Pen presidente del Front National (novembre 1976) fino all’attentato mortale che nel marzo 1978 elimino’ Francois Duprat, vice-presidente della formazione lepenista, insegnante, scrittore, giornalista dei periodici di estrema destra “Rivarol” e “National” nonche’ direttore dei “Cahiers Europeens” e della “Revue d’Histoire du Fascisme”.

Duprat verra’ assassinato con una bomba comandata a distanza che provochera’ anche il ferimento della moglie. L’attentato verra’ rivendicato da un sedicente “Commando dei figli e delle figlie del ricordo”. Gli esecutori e i mandanti a trentadue anni dal tragico episodio permangono sconosciuti ma la matrice betarin-sionista appare evidente considerando che oltretutto l’indirizzo privato del vicepresidente del F.N. era apparso solo pochi mesi in un “Dossier neonazisme” curato dal truffatore Patrice Chairoff (alias Yvan Calzi) e con la prefazione di Beate Klarsfeld e quella del noto “cacciatore di nazisti” Simon Wiesenthal (Ramsay).

Attacchi contro librerie revisioniste, sedi del Front National o i locali della Federazione d’azione Nazionale ed Europea (F.A.N.E.) si susseguiranno da parte ebraica per tutto il biennio 78-79: clamoroso quello del 9 dicembre ‘79 contro il XIV.mo convegno nazionale del GRECE (Gruppo di Ricerche e di Studi per la Civilta’ Europea) quando l’Organizzazione Ebraica di Difesa apparve per la prima volta pubblicamente assaltando i locali del Palazzo dei Congressi della Porte Maillot (Paris XVII.mo arrondissemeant) e ferendo una cinquantina di persone.

Il 3 ottobre 1980 dopo che un’attentato aveva colpito la sinagoga liberale di rue Copernic (quattro morti, ventisette feriti) sono saccheggiati i locali parigini della F.A.N.E. La Libreria Francese di Jean-Gilles Malliarakis e’ oggetto di un tentativo d’incendio e sugli Champs Elysees si scatena la caccia all’uomo. Le aggressioni contro militanti d’estrema destra si moltiplicano nei giorni seguenti in tutta la capitale.

Meno di dieci giorni dopo , il 12 ottobre, Marc Fredriksen e’ oggetto di un’aggressione da parte di un commando di giovani ebrei. Una settimana piu’ tardi anche lo scrittore ed ex resistente Andre’ Figueras viene aggredito al proprio domicilio. Un mese piu’ tardi a prendere fuoco sara’ una libreria di testi islamici (attentato rivendicato dalle Brigate Ebraiche).

Aggressioni e pestaggi si susseguono in quei primi anni Ottanta e proseguiranno impunite e inarrestate per tutta la decade e in quella successiva. Ricordiamo qui per tutte l’aggressione subita il 16 settembre 1989 dal professor Robert Faurisson , capofila dei revisionisti francesi, oggetto di un tentativo di assassinio da parte di un sedicente Comando dei Figli della Memoria ebraica”.

E in Italia? Abbiamo gia’ avuto modo di scrivere a proposito della Jewish Defence League che l’organizzazione statunitense ebraica fondata nel 1968 dal rabbino razzista Meir Kahane e attivissima negli Stati Uniti al pari dei suoi correligionari betarini francesi abbia aperto una sua sezione italiana nell’estate 1980.

Vediamo adesso cosa riporta il capitolo dedicato al panorama italiano del volume del Ratier: “Quando nel 1992 vi furono a Roma delle manifestazioni anti-Semite (che vennero poi sfruttate dalla parte avversa come occasione per domandare e ottenere la Legge Mancino) la stampa nazionale parlo’ di genitori ebrei che andavano a prendere i propri figli a a scuola muniti di ricetrasmittente e di pistola! Una vera e propria “milizia ebraica” con autorizzazione ufficiosa, uno dei vari rami della “Lega Ebraica Difesa”.

Nello stesso periodo, il 13 giugno 1992, fu organizzato, dall’estrema destra extraparlamentare, un convegno “sull’approfondimento de alcuni aspetti della storia europea” all’Hotel Parco dei Principi a Roma. Furono invitati due storici revisionisti di diverse posizioni politiche: Robert Faurisson di sinistra e David Irving di destra. Appena arrivato all’aeroporto di Roma, Irving fu respinto dalla polizia italiana, e rispedito in Inghilterra come persona non gradita. Faurisson, invece, avvertito di cio’ che sarebbe accaduto, non si mise neanche in viaggio.”

Si inaugura con quella manifestazione annullata la stagione delle “svastiche” e di un presunto “ritorno” dell’antisemitismo (sic!) e del nazismo….Chi, come il sottoscritto, l’ha vissuta non puo’ fare a meno di sorridere al ricordo di una cosi’ teatrale e spettacolare messainscena di un copione eterodiretto dagli ambienti della kehillah capitolina reali ispiratori dietro le quinte di quelle misure repressive e liberticide che, alla fine dell’anno, andarono a colpire un’intera area antagonista – quella della destra radicale – ed i suoi principali movimenti piu’ o meno tutti colpiti dall’entrata in vigore, nel maggio dell’anno successivo, dai provvedimenti della Legge Mancino fortemente voluta nonche’ ispirata dall’allora presidentessa dell’U.C.E.I. (Unione delle Comunita’ Ebraiche Italiane) Tullia Zevi e da alcuni rappresentanti “parlamentari” di “eletta” ascendenza.

Nel tardo pomeriggio del 5 novembre 1992 gli ebrei romani attaccano la sede del Movimento Politico Occidentale di Roma: un centinaio di soggetti provenienti dal Ghetto iniziano a bersagliare con tutto quanto a disposizione il portone d’ingresso dell’organizzazione “neonazista” oramai da mesi al centro dell’interesse dei media nazionali come “contenitore” dei cosiddetti “naziskin” della capitale. Mai lette tante assurdita’ e idiozie tutte assieme contro un’area politica: in quei mesi riusci’ perfino ad una certa Alessandra Baduel de “L’Unita’” – tanto si sa che i lettori di quel quotidiano sono di “bocca buona” – di spacciarsi come “illustre skinologa”….mah …che dire?….alla demenza non c’e’ proprio limite.

Maurizio Blondet, giornalista de “L’Avvenire” scrive: “In seguito all’apparizione di alcune stelle di Davide dipinte con vernice gialla su qualche negozio ebraico a Roma, gli studenti della Comunita’ israelita attaccano la sede del Movimento Politico Occidentale: botte e danni, accompagnate dal coro dell’approvazione della stampa. E’ allora che il ministro degli Interni, Mancino, e quello della Giustizia, Martelli, …avanzano un disegno di legge dal titolo: “Misure urgenti in materia di discriminazione razziale, etnica e religiosa”. Una legge speciale contro l’antisemitismo…”.

Il ruolo delle milizie ebraiche nell’assalto del 5 novembre 1992 (…) ci viene descritto dettagliatamente: “Il primo (militante ebreo) che arriva davanti la sede ha il volto coperto con un fazzoletto, punta una pistola allo stomaco dei giovani sorpresi sul marciapiede. “Fermo o ti ammazzo”. A destra, a sinistra, altri due ebrei ripetono lo stesso avvertimento, anche loro sembrano armati. (…) Gli ebrei cominciano a bersagliare la sede con tutto quello che trovano…Bisogna chiudere la saracinesca…Ma la serranda resta incastrata…nello spiraglio si affaccia una mano con una pistola…poi l’uomo armato ritira il braccio. Subito ne riappare un altro, due, tre. Tutti armati di bombolette a gas lacrimogeno. ..Poi qualcuno bussa: “Potere uscire, se ne sono andati”. E’ uno dei commercianti della via, la voce e’ conosciuta. Alberto alza la serranda prudentemente. Il commando ebraico e’ sparito.” (2)

“Il 26 aprile del 1993 e’ approvato il decreto-legge 122 (la famigerata Legge Mancino), il 27 aprile e’ pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, il 28 aprile e’ entrato in vigore. Un magistrato di Trento, il dottor Carlo Alberto Agnoli scrive: “In esso si prevede la punizione, con pene detentive e accessorie di inaudita durezza…chiunque “in qualsiasi modo incita alla discriminazione, o all’odio, o incita a commettere violenze o atti di provocazione, alla violenza per motive razziali, etnici, nazionali o religiosi” (3).

Attraverso questa legislazione liberticida saranno chiuse le sedi e proibite le attivita’ dei gruppi della cosiddetta “Base Autonoma”, annuncera’ la sua scomparsa il movimento capitolino “Meridiano Zero” e, un paio di mesi piu’ tardi, sara’ avviato il procedimento giudiziario contro il Fronte Nazionale di Giorgio Franco Freda che portera’ alla detenzione e ad un nuovo processo l’editore padovano.

Si ricordano inoltre le iniziative avviate qualche anno piu’ tardi, impugnando la stessa Mancino, dalla procura di Verona – pel tramite del suo capo dr. Papalia – contro le camicie verdi e la stessa Lega Nord finite nell’occhio del ciclone nel periodo post-ribaltone quando il movimento secessionista padano si spacciava per alternativo ai due poli della politica nazionale…

Infine il “caso Priebke” assolutamente indescrivibile per la sua evidente illegalita’ e illegittimita’, per la violazione delle leggi della stessa Repubblica Italiana prona ai voleri, o per esser piu’ chiari ai diktat armati e alla violenza, dei soliti noti facinorosi con kippah.

“Un altro fatto allarmante e’ avvenuto due anni fa, – scrive Ratier – per il processo Priebke. Erich Priebke e’ un ex ufficiale nazista che soggiorno’ a Roma durante l’occupazione, ritenuto corresponsabile dell’eccidio delle fosse Ardeatine (la repressione tedesca dopo l’attentato di Via Rasella). Dopo il 1945 Priebke si era rifugiato in Argentina da dove fu estradato nel 1995. Dopo un lungo process oil 1.o agosto 1996 il Tribunale militare di Roma dichiara Priebke colpevole di omicidio plurimo aggravato ma poiche’ il reato era stato commesso cinquanta anni prima, secondo la legge, esso cade in prescrizione, ed il Tribunale dichiara di “non doversi procedere” contro l’imputato. Pertanto alle ore 18 il Presidente del Tribunale, Agostino Quistelli, ordina la messa in liberta’ dell’imputato. “Ma da quel momento la rabbia…della Comunita’ ebraica stringe d’assedio l’ex ufficiale nazista e i suoi giudici. Per ore fino a tarda sera, prima che scatti il nuovo arresto deciso dal Guardasigilli…il boia rimane bloccato con il suo avvocato nell’aula dell’udienza…ci sono i giovani della Comunita’ ebraica…decisi a non abbandonare il presidio…con la Kippa’ in testa e la Stella di Davide al collo…Gli ebrei e i carabinieri…si fronteggiano…con qualche spintone…intorno alle 21 (vi e’) un tentativo di sfondamento per arrivare all’aula dove Priebke aspetta, impassibile, gli eventi. L’attacco viene respinto, ma la folla non demorde. Qualcuno chiama il rabbino capo Elio Toaff…e il professore manda a dire”se volete restate” e loro rimangono a stringe il loro assedio. “Priebke viene di nuovo arrestato” annuncia un rappresentante della comunita’ ebraica, Riccardo Pacifici,, alle quasi trecento persone che occupano il Tribunale. (…)”.

“Ma chi ha diretto la sommossa? – si domanda il Ratier – Dario Coen e Riccardo Pacifici sono i “capi-popolo” ma vi e’ qualcuno dietro di loro? “Dario Coen…e’ lui…il “ragazzo” della trattativa. Uno dei due, a essere precisi. L’altro e’ Riccardo Pacifici…Sono loro i due “ultra’” della comunita’ ebraica che hanno fatto riarrestare Priebke… Dario Coen negli anni’70 e’ stato il fondatore del movimento culturale degli studenti ebrei e poi leader dell’Unione dei giovani sionisti. Ora e’ uno dei collaboratori del presidente del B’nai B’rith (Oreste Bisazza Terracini)…Con Riccardo Pacifici, ex presidente degli studenti ebrei e attuale consigliere…della comunita’ ebraica…”

Questa la “cronaca” di ieri…oramai gia’ archiviata come storia.

Che altro aggiungere in merito alle milizie sioniste?

Niente. Niente di piu’ e niente di meno…

Ah gia’…dimenticavamo….gli ebrei, per qualcuno, non esistono!

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

20 Luglio 2010

NOTE –

1 – Menahem Begin – “La Rivolta di Israele” – Ediz. “Plot” 1953, riedito per “La Table Ronde” 1971;

2 – G. Cadalanu – “Skinheads” – Ediz. “Argo” – Lecce 1994;

3 – C.A. Agnoli – in “Chiesa Viva” – n. 241 – giugno 1993;

4 – da “La Stampa” del 2 agosto 1996

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