Il Libano volta pagina

STORICO VERTICE TRIPARTITO CON LA SIRIA E L’ARABIA SAUDITA PER SCONGIURARE I RISCHI DI UN CONFLITTO CIVILE E REGIONALE

di Dagoberto Husayn Bellucci

Il Vicino Oriente arabo-islamico vive in queste ultime ore momenti di alti e bassi: alle prospettive di pace ed alla volonta’ di accordi e compromessi distensivi che si aprono all’orizzonte da un lato si alternano nuove minacce di aggressioni e tamburi di guerre che qualcuno, l’accoppiata del terrore statunitense-sionista, vorrebbe sentir rullare forte per rimescolare le carte e destabilizzare piu’ di quanto gia’ non sia destabilizzata di suo la regione vitale per l’economia e la finanza mondiali.

Nelle ultime settantadue ore infatti i destini dell’intera area geostrategica vicino-orientale si incrociano tra il summit libanese e le nuove dichiarazioni bellicistico-imperialistiche provenienti dalla Grande Meretrice a stelle e strisce; l’America dopo aver esitato per lungo tempo – e per mesi aver alternato dichiarazioni di facciata a timidi tentativi di pressione – getta la maschera: l’amministrazione obamita avrebbe gia’ valutato e firmato i piani d’attacco strategici contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il tanto ‘plauditissimo’ abbronzato pupattolo al servizio permanente ed effettivo delle consorterie internazionali del Sionismo , alias Barak Obama presidente in pectore della superpotenza planetaria a stelle e strisce, dopo aver blaterato per mesi di “dialogo con il mondo islamico” e “nuova fase” nelle relazioni tra Occidente e Islam getta infine la maschera e mostra tutto il suo rostro rognoso…

Un ghigno satanico e beffardo quello dell’amministrazione obamita dove a farla da vero e proprio deus et machina e’ stata catapultata (… direttamente da qualche loggia o piu’ verosimilmente dall’onnipotente circolo ristretto dell’Oligarchia finanziario-mondialista del Council on Foreign Relations ossia dal Governo-ombra plutocratico che stabilisce, determina e gestisce la “cosa pubblica” e pure quella “privata” degli Stati Uniti d’America…) nientepopo’ di meno che Hillary Clinton, responsabile esteri e tenutaria della politica estera yankee ovvero alta dignitaria degli interessi d’”Israele” all’interno della nuova amministrazione democratica.

Obama, autentica marionetta nelle mani della lobby filo-israeliana (AIPAC, Anti-Defamation League, B’nai B’rith ecc…questi sono i principali organismi direttivi di quel potere segreto che domina politica ed affari, finanza ed economia, vita civile e culturale nonche’ influenza le scelte di massima confessional-religiose degli oltre 200 milioni di statunitensi….il resto e’ “fuffa” …), avrebbe dunque firmato: l’attacco all’Iran sarebbe pronto questione di settimane, piu’ probabilmente mesi, ma a Washington e dintorni i militari avrebbero avuto il disco verde e si accingerebbero a far “scaldare i motori”….

(...ed è pure mancino...)

Avevamo gia’ scritto, non piu’ di qualche settimana or sono, che la questione essenziale era e rimaneva una: fara’ l’America la guerra ebraica contro l’Iran?

La risposta e’ arrivata dalle autorevoli dichiarazioni rilasciate dall’ammiraglio USA Mike Mullen, Capo di Stato Maggiore della Difesa, il quale – durante una intervista rilasciata alla NBC – ha sostenuto che al Pentagono si dicono pronti per intervenire contro l’Iran in caso fosse necessario.

Dichiarazioni esplosive che gettano ulteriore benzina sui braceri che covano sotto le ceneri di un’estiva quiete alla quale non sembrano credere le principali cancellerie ed i “grandi” del pianeta: c’e’ molta apprensione in realta’ per cio’ che sembra delinearsi come una piu’ o meno imminente aggressione sionistico-statunitense contro Teheran.

Una nuova guerra mondialista per il petrolio che, dopo Afghanistan ed Iraq, sembra profilarsi come l’opzione sulla quale si concentra l’attenzione dell’Oligarchia: dopo aver messo le zampacce sul petrolio iracheno e sulle pipeline ed i gasdotti eurasiatici afghani (ma anche sulla produzione oppiacea di quel paese ieri delegata agli “amici” talebani) l’Establishment ‘punta’ la Repubblica Islamica dell’Iran ossia il principale baluardo anti-imperialista, anti-mondialista e rivoluzionario dell’Islam tradizionale shi’ita con i suoi alleati e “satelliti” nel mondo arabo (Repubblica Araba Siriana, movimento libanese di Hizb’Allah ed Opposizione Nazionale e la resistenza palestinese con le sue fazioni ed i suoi movimenti piu’ o meno egemonizzati da Hamas).

Secondo l’ammiraglio Mullen dunque tutto sarebbe pronto ma, anche dalle sue parole, si capisce che qualcosa “non quadra”: “Al momento – ha sostenuto l’alto ufficiale statunitense – si tratta solo di una ipotesi. E probabilmente anche di una pessima idea” ha aggiunto pur ammettendo che il piano strategico e’ stato discusso e approvato ai massimi livelli.

Dunque l’abbronzato Obama mostra il suo vero volto: il solito ghigno satanico di una nazione guerrafondaia e imperialista che – avviluppata su se stessa e contratta da una profonda crisi economica (…crisi generata dal suo sistema bancario e dalla gestione disinvolta che ha caratterizzato l’operato di alcune tra le principali banche d’affari internazionali di “eletta” amministrazione ossia usurocratiche speculazioni ebraiche a Wall Street…niente di nuovo insomma sul ‘fronte occidentale’ oltre-Atlantico…) – non troverebbe di meglio per scongiurare le catastrofi monetaristiche interne che riversare terrore e morte (svuotando un po’ di arsenali militari e dando l’ennesimo ‘contentino’ all’industria bellica locale) contro altre nazioni del Vicino Oriente.

L’ipotesi della quale ha parlato l’ammiraglio Mullen comunque e’ li’ sul tavolo del Dipartimento di Stato e si tratterebbe di un attacco che produrrebbe conseguenze imprevedibili per l’intera regione vicino-orientale che continua a rimanere sospesa tra guerra e pace.

Mullen dal canto suo ha sostenuto pero’ anche che “l’impegno degli Stati Uniti e’ quello di arrivare ad una soluzione diplomatica” nel controverso braccio di ferro nucleare con Teheran….non ci crede ovviamente nessuno ma…va bene anche cosi’.

La replica, piu’ o meno a stretto giro di posta, a queste parole e’ arrivata immediatamente dal comandante dei pasdaran ( …i Guardiani della Rivoluzione Islamica…l’elite’ militare iraniana e la principale macchina bellica di tutto il Vicino Oriente…) Gen. Yadollah Javani il quale ha replicato sostenendo che “se gli Stati Uniti commettessero l’errore di attaccare l’Iran, la sicurezza dell’intera regione e quella del golfo persico sarebbero a repentaglio. E la sicurezza del golfo e’ una questione che riguarda tutta la comunita’ internazionale”.

Secondo l’ufficiale iraniano, responsabile dell’ufficio politico dei Guardiani della Rivoluzione, l’area del golfo “e’ una regione strategica per tutti: se la sua sicurezza fosse messa in pericolo la nostra risposta sara’ ferma e decisa. Difenderemo la zona contro tutte le azioni che Stati Uniti e Israele intenderanno portare” mettendo in guardia i nemici dal potenziale di fuoco che la Repubblica Islamica potrebbe opporre per salvaguardare il proprio spazio navale, aereo e territoriale da eventuali iniziative militari ostili.

Mentre sale dunque la tensione ed aumentano minacce e dichiarazioni bellicistiche da un lato e dall’altro della barricata il Libano ha vissuto lo scorso fine settimana un evento storico: il summit tripartito, come e’ stato definito dalla stampa locale e da quella araba, tra il presidente siriano Bashar el Assad, il suo omologo libanese Michel Souleiman ed il sovrano dell’Arabia Saudita re Abdullah.

Per il Libano un evento spartiacque che arriva in un momento particolarmente caldo dove in tanti – compresi i gazzettieri filo-sionisti nostrani – hanno interesse a soffiare sul fuoco ed alimentare dissidi e polemiche: la prima visita in terra libanese del presidente siriano Assad e’ stata accompagnata dagli scarabocchi isterici e dai lacrimevoli servizi filo-israeliani redatti dai servi di Sion della carta-straccia i’tal’yota dei ‘noti’ bollettini tricolori con kippah…

In realta’ quello che si e’ consumato a Beirut e’ un evento che realmente assume le dimensioni storiche: dopo anni di gelo e polemiche, scambi spesso aspri e critiche dall’una e dall’altra parte della barricata il siriano Assad ed il re saudita Abdullah hanno attraversato per la prima volta le frontiere per far visita al paese dei cedri e trovare di comune accordo un compromesso necessario ad avviare una nuova fase nei loro rapporti bilaterali e, soprattutto, in quelli interni libanesi tra la maggioranza filo-saudita del premier Sa’ad Hariri e l’opposizione filo-siriana e filo-iraniana guidata da Hizb’Allah (che, ricordiamolo, e’ comunque anche partito di governo).

Per il sovrano saudita si tratta infatti del primo viaggio dalla incoronazione: l’ultima sua visita in terra libanese risale al 2002 in occasione del vertice della Lega Araba. All’epoca Abdullah era ancora principe ereditario. Era dal 1957 che un sovrano saudita non si recava nel paese dei cedri.

Per il siriano Bashar el Assad questa visita rappresenta un assoluto successo di immagine prima ancora che di contenuto: la Siria ha svolto per un trentennio un ruolo determinante nel Libano. Prima intervenendo nel 1977 per pacificare la furia bellica delle milizie in lotta; poi instaurando un suo protettorato militare nella Beka’a settentrionale ed infine – nel 1990 – imponendo la sua “pax siriana” al paese sconvolto da quindici anni di guerra civile.

L’obiettivo dell’incontro tra due dei protagonisti della scena politica vicino-orientale e’ stato soprattutto quello di allentare la tensione interna al Libano dopo le recenti dichiarazioni provenienti dal segretario generale di Hizb’Allah, Sayyed Hassan Nasrallah, che – rivelando un progetto nato in ambito “nazioni unite” – aveva sostenuto che presto il cosiddetto Tribunale Speciale per i crimini politici nel Libano avrebbe reso pubblica l’accusa nei confronti di alcuni membri del partito sciita filo-iraniano.

Nasrallah ha accusato il Tribunale internazionale di rispondere a delle logiche faziose e minare la difficile coesistenza pacifica e la stabilizzazione raggiunta dal paese nell’estate di due anni fa quando, a seguito della cosiddetta “marcia sciita” su Beirut e nel vicino Chuf druso, nacquero gli accordi di Doha e il governo di unita’ nazionale al quale partecipano sia Hizb’Allah che Haraqat ‘Amal altro partito sciita del fronte dell’opposizione che sostiene il diritto della Resistenza di mantenere le armi per salvaguardare i confini alla frontiera con la Palestina occupata e – assieme alle forze armate nazionali – responsabilmente garantire la difesa nazionale.

Sulle conclusioni della Corte, che verranno rese pubbliche a settembre, c’è massimo riserbo ma nell’aria si respira una forte tensione. Questa è confermata dalle dichiarazioni del leader del movimento sciita, Hassan Nasrallah, il quale ha reagito duramente ad alcune indiscrezioni che indicavano nei suoi fedeli gli esecutori dell’omicidio. La guida del “Partito di Dio” ha anche fatto capire molto chiaramente che non accetterà mai un verdetto in questa decisione e ha accusato il tribunale di essere parte di “un progetto israeliano” per eliminare Hezbollah.

Come diretta conseguenza delle sue parole, il movimento sciita da qualche tempo ha cominciato a tenere comportamenti “anomali”, chiudendosi improvvisamente a riccio sia nei confronti delle istituzioni libanesi sia in quelli della comunità internazionale, Unifil (la missione delle Nazioni Unite nel paese dei cedri) in testa.

In realta’ trattasi di una situazione di routine in una delle zone piu’ incendiarie del pianeta: il Libano meridionale, tradizionale feudo del Partito di Dio e a maggioranza sciita, ha sempre visto malamente la presenza massiccia di contingenti militari stranieri che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, scorazzano indisturbati per i villaggi sciiti spesso compiendo vere e proprie operazioni di perlustrazione e anche perquisizioni illegali nelle abitazioni dei pacifici abitanti della zona. Anche queste continue interferenze sono all’origine dei disordini che si svilupparono nei villaggi di Khirbet Slijm e di Qabrikha un mese or sono con qualche scaramuccia tra i residenti e le truppe francesi dell’UNIFIL.

Tensione sulla quale immediatamente la stampa internazionale ha provato ad accendere i fari chiamando in causa Hizb’Allah il quale peraltro ha fatto la sua parte riportando ordine e accusando manovre di quinte colonne sioniste peraltro abbondantemente scoperte operative in tutto il paese. Il Gen. Alberto Cuevas Asarta, comandante spagnolo delle forze ONU operanti nel Libano meridionale, ha ammesso che la situazione nella sua zona d’operazioni si sia deteriorata nell’ultimo periodo senza pero’ indulgere a colpevolizzazioni o demonizzazioni inopportune di alcuna fazione politica o degli stessi abitanti della zona.

Il vertice siro-saudita-libanese e’ servito, malgrado l’assoluto riserbo ed il silenzio che ha coperto i lavori del meeting “tripartito”, ad allentare un po’ la situazione proprio in vista di cio’ che potra’ accade a settembre quando il Tribunale internazionale pubblichera’ le sue conclusioni sugli omicidi politici commessi nel paese dei cedri dal 2005 al 2008.

Un vertice storico che oltre a portare allo stesso tavolo negoziale Siria e Arabia Saudita manda un chiaro segnale alla comunita’ internazionale con particolare riferimento a Stati Uniti e entita’ criminale sionista: il mondo arabo – quando vuole e se vuole – puo’ ritrovare unita’ e compattezza di fronte a scenari prospettati di conflitti regionali catastrofici per tutta l’area.

L’accordo siro-saudita oltre a pacificare il Libano tentera’ dunque di intervenire nel contenzioso che vede opposti americani e sionisti da una parte ed iraniani dall’altra. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha lanciato una sua proposta al “collega” Barak Obama: un faccia a faccia pubblico, davanti alle telecamere del pianeta, in occasione dell’annuale Conferenza d’apertura delle Nazioni Unite prevista per il prossimo mese di settembre.

Un faccia a faccia che, come ricordato dallo stesso Ahmadinejad, venne rifiutato dall’ex presidente Bush.

Obama l’abbronzato vedremo quali sotterfugi escogitera’ per evitare questo confronto che sicuramente metterebbe all’angolo le pretese imperialistiche a stelle e strisce e svelerebbe nitidiamente l’approccio guerrafondaio dell’amministrazione USA.

Proprio la presidenza degli Stati Uniti era intervenuta, poche ore dall’inizio dei lavori del vertice tripartito di Beirut, per sostenere che annunciando in un messaggio rivolto al Congresso USA che il blocco dei beni per le persone che “minacciano la stabilita’ del Libano” era stato prorogato.

Il presidente Obama , sulle orme del suo predecessore Bush, ha difatti deciso di “riconfermare l’urgenza nazionale (sic!) dichiarata il 1.o agosto 2007” per rispondere alla “minaccia” di quei soggetti che – a cominciare da Hizb’Allah – sono fonte di destabilizzazione per il paese dei cedri o ne mettono “in pericolo la sovranita’ nazionale”….

Non c’e’ fine all’imbecillita’ dilagante “made in USA”….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

03 AGOSTO 2010

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