“Te lo faccio vedere chi sono io!”

PIERO CIAMPI – MUSICA E POESIA IN UNO SPAZIO NICHILISTA

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Una regina come te in questa casa?
Ma che succede? Ma siamo tutti pazzi?
Ma io adesso sai che cosa faccio?
Che ore sono? Le 11?
Io fra… guarda… fra 5 ore sono qua,
e c’è una casa con 14 stanze,
te lo faccio vedere chi sono io!E che sono quei cenci che hai addosso? Ma che…
Ma fammi capire… ma se… ma io…
ma come? tu sei la… sei la mia!
E stiamo in questa stamberga con quei cenci addosso!
Ma io adesso esco, sai che cosa faccio?
Ma io ti porto una pelliccia di leone con l’innesto di una tigre!
Te lo faccio vedere chi sono io!Senti, tanto però c’è un problema…
Siccome devo uscire me le puoi dare 1.000 lire per il tassì,
di modo che arrivo più in fretta a risolvere
questo problema volgare che abbiamo?
Te lo faccio vedere chi sono io!

Lascia fare a me…
lascia fare a me…
lascia fare a me perchè ti devi fidare!

Ma che cosa ti avevo detto? Una casa?
Ma io sai che cosa faccio?
Io ti compro un sottomarino!
Perchè se qui davanti a casa nostra quelli c’hanno la barca
e rompono le scatole, io ti
compro un sottomarino.
Così, sai, li fai ridere tutti questi, hai capito!?Intanto facciamo una cosa, che fra 5 ore sono qua:
tu metti la pentola sul fuoco,
ci facciamo un bel piatto di spaghetti al burro
mentre aspettiamo il traslocco.
Poi ci ficchiamo a letto e te lo faccio vedere chi sono io!
Ti sganghero!
Te lo faccio vedere chi sono io!…..”

( Piero Ciampi – “Te lo faccio vedere chi sono io” )

“Ha tutte le carte in regola per essere un artista

Non gli fa paura niente tantomeno un prepotente

Preferisce stare solo

anche se gli costa caro,

non fa alcuna differenza

tra un anno ed una notte

tra un bacio ed un addio”

(Piero Ciampi – “Ha tutte le carte in regola”)


“Non bisogna produrre capolavori, bisogna essere capolavori.”

(Carmelo Bene – Aforismi)

Piero Ciampi, poeta, cantautore o – per esser piu’ precisi – musicista o ancora e piu’ semplicemente un genio incompreso della musica italiana.

Uno di quei geni che solo altri geni possono arrivare a capire perche’ ,per dirla con Carmelo Bene, “per capire un poeta, un artista, a meno che questo non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista” e Ciampi era questo e molto di piu’.

Le sue canzoni, il suo vino, i suoi amori difficili (…”ha amato tanto due donne/ erano alte,bionde, belle/ ma per lui non esistono piu’…” canta in “Miserere”…il suo miserere…quello di “chi non ha piu’ illusioni”…) che spesso finivano dentro a qualche aula giudiziaria “in un palazzo di giustizia” come cantera’ in uno dei suoi tanti, intramontabili ma anche inafferrabili capolavori…

Inafferrabili per una canzone all’italiana melodico-romantica ancorata ad una tradizione musicale che per decenni e’ rimasta rigidamente incollata al “mito Sanremo”….

I cantautori, piu’ o meno impegnati, che solcavano le scene musicali italiani di quell periodo non avevano niente a che spartire con Ciampi…la politica, l’impegno dei Settanta, la contestazione no…proprio con un Ciampi non avevano niente da dirsi.

Anche perche’ Ciampi era gia’ un contestatore di suo: contestava la vita, il sistema, l’ipocrisia dei ruffiani, il mondo dei “potenti”, gli intellettuali.

Era un irriducibile nemico del sistema nel quale si era trovato, per caso o per gioco per vizio o virtu’, a “fequentare”: ma odiava i discografici e i critici musicali. Detestava gli intellettuali e tutto quanto puzzasse di “autorita'”.

Ciampi, in fondo, bastian contrario e ribelle lo era sul serio: lo era per carattere, per indole, per quel suo modo di fare labronico, toscano e irriverente che lo portava ad essere, in fondo, un uomo solo contro tutto e contro tutti…. Irriducibilmente in guerra a fare a cazzotti col mondo intero.

Un uomo solo: a meta’ strada tra Tenco e De Andre’, con il destino tragico impresso nell’anima del primo e la poetica del secondo mischiate ad una verve ironica e tutta livornese che esprimeva anche nei suoi versi, nelle sue poesie indimenticabili per chi sa afferrare l’attimo…

Piero Ciampi da Livorno: questo e non altro. Nostro cugino per rami patrilineari e non solo: come lo definira’ – in un articolo che e’ diventato leggenda – il Grande Guascone di Popoli alias Maurizio Lattanzio  “il poeta del nulla”.

Il nulla di un nichilismo vissuto a capofitto, subito piu’ che affrontato con quell’inquietudine dello spirito che Ciampi riusci’ a trasformare in musicalita’ difficili ma assolutamente uniche ed in una poetica superiore laddove canto’ l’amore o, per essere piu’ chiari, in quei gioielli di scrittura emotivamente devastante ed in versi accidiosamente sostenuti da una voce straordinaria e che hanno un valore ineguagliabile.

Ha scritto di lui Simone Coacci: “. Piero Ciampi è un’eccezione assoluta. Una porta che si spalanca sui mondi più oscuri e (im)possibili della patria canzone. Una vita a precipizio: fuori dalle logiche e dagli schemi. E una musica che le somiglia: eccentrica e avveniristica, spiazzante e inimitabile precorritrice della scena alternativa italiana. La guerra di Piero non finisce mai: perché “non si combatte con le armi ma col cuore” (1)

Vero, assolutamente tutto vero: e se da un lato la vita e’ un “combate” (…lo ripetiamo da sempre…) lo e’ senza ‘ma’ e senza ‘se’ perche’ – per dirla con Robert Brasillach scrittore e fascista francese – “in guerra ed in amore tutto e’ permesso” e se la “guerra” privata di Piero Ciampi e’ stata combattuta contro le multinazionali discografiche che non ne capivano il pensiero e non ne apprezzavano la melodia (…da riascoltare “Il Merlo”….”sono disteso su un letto e qualcosa/tu merlo cantami una canzone/ da portare al mio editore/ perche’ sono senza una lira”) e contro il criticume intellettualoide che da sempre ruota e si pavoneggia attorno allo “star-sistem” della musica italiana e, in generale, mondiale e’ altresi’ reale e corrisponde a verita’ che Ciampi si rifugiava nel “suo” privato fatto di amori impossibili e difficili, di rapporti sempre sospesi sul filo di un rasoio e di incomprensioni reciproche con amici e colleghi.

Lui, uno dei primissimi chansonnier italiani ‘rifugiatosi’ a Parigi agli inizi degli anni Sessanta dove lo ricorderanno scrivere sui tavoli dei bistrot le sue primissime canzoni, scarabocchiate su qualche tovagliolo di carta e incise e pubblicate con il nome di “Piero Litaliano” e dove frequentava alcuni dei principali “maledetti” d’oltralpe tra i quali non poteva mancare “l’antisemitissimo” Louis Ferdinand Celine.

Piero Ciampi che “ogni notte, collezionava donne di cui poche ore dopo a stento ricordava il nome”. Lui che “cominciava a bere di primo mattino, per schiarirsi le idee, innaffiandole e mescolandole in piccole poesie fino a che il sonno non concedeva una tregua ai suoi cattivi pensieri” cosi’ lo ricorda Coacci nel suo articolo (“La Guerra di Piero”).

Ciampi viene percepito dalla grande musica come un “perdente”: non lo sara’ mai fino in fondo perche’ – da buon giocatore e scommettitore (…”centomila su barbablu”…canta ne “Il giocatore” una delle sue tante, diremmo quasi tutte, canzoni autobiografiche….la sua vita messa sul vinile….percorsi dell’anima e della carne…..spirito e sangue…questo il Ciampi maledetto che esce fuori da quella forse anche troppo stereotipata biografia non scritta ma consegnata su un disco alla storia…a quei suoi “fans” mai avuti da vivo e troppo distanti e lontani da morto…).

Ciampi, come sostiene giustamente Simone Coacci “si dà con tutto se stesso alle persone che incontra oppure le prende a pugni. Qualsiasi cosa pur di abbattere a colpi di scure la foresta d’indifferenza che lo circonda. Piero Ciampi è amico degli scaricatori, degli stradini, dei disoccupati come e più di quanto può esserlo di intellettuali come Moravia, Bene o Schifano” intellettuali che detesta e che sbeffeggia nei suoi disci (…”vaffanculo tu, gli intellettuali ed i pirati” canta in “Adeus” la sua piu’ dissacrante canzone….trentasetta “vaffa….” ripetuti in un’epoca di censura musicale rigidissima….un testo superlative….di un uomo al di fuori, al di la’ ed oltre ogni regola….).

E’ quello che ricorda anche Gianni Marchetti nel suo libro, uscito pochi mesi fa, e dedicato a “Il mio Piero Ciampi”: “La mattina – scrive – come al solito lo passavo a prendere per andare alla RCA. Talvolta con il senso di colpa dei bambini che marinano la scuola, passavamo la mattinata in un bar del Bel Sito dove per ore ci scambiavamo idee tentanto di tradurle in progetti. Strane queste mattinate per Piero che amava la Roma notturna, che amava quel vagabondare che lo portava a incontri inaspettati, a consumare i marciapiedi girovagando sotto le stelle come un gatto randagio. Facendo soliloqui sollecitava con le parole il suo pensiero sotto le stelle come un gatto randagio”. (2)

Gia’ un randagio mai “addomesticato” nostro cugino….Un po’ ci ‘somiglia’ anzi….ci somiglia eccome …perche’ – parafrasando il compianto Augusto Daolio (…altro grande della musica leggera italiana…) “i gatti piu’ belli/ sono i gatti randagi/ non hanno doveri/ non hanno padroni…(…) siamo un po’ tutti dei gatti randagi/ ce ne andiamo/ coi sogni in spalla/ siamo un po’ tutti dei buoni da niente/ siamo un po’ tutti dei tira a campare…”.

E difatti noi “tiriamo a campare” a quarant’anni suonati…come nemmeno lo sappiamo o, piu’ prosaicamente, nemmeno vogliamo saperlo…

Tiremm innanz….incontri e scontri come Dio vorra’ o come ci riservera’ il destino. Niente regole e tutto alla rinfusa….una vita un po’ ruffiana, un po’ cazzara, un po’ bohemienne, un po’ guascona e tanto tanto alla “helter skelter”…comunque sia – piaccia o dispiaccia ai piu’ e al di la’ ed oltre l’approvazione o disapprovazione altrui – una vita vissuta. La nostra e quella di Piero Ciampi…. (sia detto per inciso…fossimo una ‘femmina’ non ci innamoreremmo mai di “gente come noi”…e invece c’e’ sempre qualcuna in ‘coda’…e ‘scodinzolano’ pure ….).

Scrive Marchetti di Ciampi: “Era un uomo che andava per la sua strada senza svendersi. Era sempre il piu’ bello, il piu’ alto, il piu’ intelligente, come diceva lui stesso in una forma di narcisismo infantile giustificato, per altro, dalla scelta rigorosa di una liberta’ estrema. Ognuno di noi sa che nella sua realta’ lo attendono rinunce e compromessi…la famiglia, il denaro, le piccolo comodita’. Piero no, rispettava la sua identita’ a tutti i costi. Aveva per questo perso tutto, ma non “Piero”…Era sempre senza denaro che per lui era veramente “un giornale di ieri”. …” (3) …si…non c’e’ niente da ‘dire’ …ci somigliava …parecchio!

Perche’ in fondo Ciampi era un romantico ed un altruista: amava se stesso perche’ intendeva difendere la sua liberta’ (…”il mio metro quadro e’ sacro” amava ripetere…) e perche’ sapeva che forse proprio questo bisogno di liberta’ lo avevano reso cio’ che era….

“Piero – ricorda ancora Marchetti – era sempre alla ricerca di denaro (…toh…eccone un “altro”…ndr). Ne avrebbe avuto bisogno, ma gli dava comunque poca importanza. Appena ne era in possesso, infatti, lo spargeva al vento. A questo proposito mi ricordo un episodio significativo. Erano parecchi giorni che,insistentemente e con il mio aiuto, Piero cercava di ottenere un anticipo royalties dalla RCA con il consueto benestare di Ennio Melis che era sempre indulgente nei suoi confronti. Finalmente, dopo diversi giorni di attesa, riusci’ ad avere alcune centinaia di mila lire. Con questo “tesoro” in tasca – una parte la consegno’ a me che in questi casi fungevo da deposito bancario e l’altra la tenne per se’ – raggiungemmo come di consutero Piazza del Popolo. Era una serata di pioggia e la piazza sembrava grande il doppio per quanto era deserta. In via dell’Oca entrammo nel baretto di Elio, nel quale ci si ritrovava la sera fra amici. In un angolo, al solito tavolino, sedeva la solita ragazza. Una moretta con i capelli a caschetto tutti bagnati, intirizzita nel suo pulloverino giallo. Sostava li’ ogni sera, scambiando qualche battuta con i soliti avventori, cercando fra loro qualcuno con cui accompagnarsi. Piero che la conosceva di vista con atteggiamento protettivo la invito’ al nostro tavolo. Con un gesto senza preavviso mise la mano in tasca e, pres oil mazzetto scomposto di banconote, glielo infilo’ velocemente nella borsetta, tutto! “Riposati, stasera puoi dormire da sola!”, Per fortuna non si era ricordato del “deposito bancario”! Vista la sorpresa e raggiante reazione, la invitammo anche a cenare con noi nel vicino ristorantino di via Margutta. Finalmente fra amici sorrise, rilassata e sembrava con quell vision sul quale la pioggia aveva alleggerito il trucco da vamp, quella che in fondo era…una ragazza dalle speranze deluse! Per lungo tempo ho visto quella ragazza, all’apparire di Piero in via dell’Oca uscire di corsa dal baretto, qualsiasi fosse il suo compagno del momento, corrergli incontro e stringerlo in un abbraccio silenzioso. Il baretto di Elio ora non c’e’ piu’  come non c’e’ piu’ il “salotto” di Via del Popolo”. (4)

Altre storie di altri tempi…piu’ vive, piu’ vere e piu’ reali…di una realta’ nella quale un Ciampi stava benissimo e nella quale si trovava indiscutibilmente a suo agio. Eppure anche per un Ciampi, per uno come lui, lui che le donne le “sgangherava” (…somiglianze notevoli diremmo…e senza falsa modestia…siamo assolutamente al di la’ ed oltre l’ipocrita modestia dominante la societa’ contemporanea…) ci sono state donne che hanno realmente ‘contato’ (…ce ne sono…e ce n’e’ una in particolare che per Noi contera’ sempre….) quelle, per dirla alla Maurizio Lattanzio, “femmine maxime”….come una giovane attrice dagli occhi d’oro che frequentava Pasolini e Carmelo Bene (amicissimo di Piero con il quale sovente si ‘abbeverava e con il quale finiva sempre in indicibili polemiche e spesso in liti furibonde)  e che cosi’ ricorda il suo incontro con Piero Ciampi.

Racconta Anna Mario Chio nell’intervista rilasciata lo scorso aprile a “Musica Leggera” (nr 10 – Aprile 2010) in un dossier-Ciampi interessante e sempre utile per comprender meglio un uomo che ci sarebbe piaciuto conoscere, frequentare e dal quale probabilmente avremmo appreso qualcosa… (…si vede pero’ che “buon sangue non mente” e che fosse la pecora nera della famiglia per quella sua vita bohemienne non puo’ che rallegrarcene….’seguiamo’ le “orme”….o forse siamo gia’ andati ben oltre il nichilismo passivo del poeta del “porto di Livorno”….”ho trovato una nave che salpava/ ed ho chiesto dove andava/ nel porto delle illusioni/ mi disse quell capitano…terra terra/ forse cerco una chimera….” …stiamo andando a ‘memoria’ oramai i testi delle sue canzoni fanno parte della nostra identita’ ….sinergie ‘ontologiche’…..distanze spazio-temporali frantumate….): “Andai a trovare Carmelo Bene, che era un mio amico e stava giocando a dama con Piero: fra loro c’era un rapporto di odio-amore, litigavano, s’incazzavano, si sputavano addosso, si dicevano delle cose terribili, insomma erano due pazzi scatenati. Carmelo me lo ha presentato e lui ha iniziato a corteggiarmi. Da subito. E’ partito in quarta. Poi mi disse che si era follemente inamorato di me appena mi aveva vista. Era un uomo fascinoso, decisamente bello, magro, alto con due occhi Verdi penetranti. Pero’ purtroppo beveva in una maniera pazzesca.  (…) Quando aveva bevuto poco era anzi piacevolissimo, perche’ era un grande affabulatore, ti parlava per ore, ti affascinava con certe sue teorie sul naso, sulla fronte. Quando aveva bevuto tanto invece diventava davvero infrequentabile. Io glielo dissi chiaramente. In una lettera che mi scrisse diceva: “mi hai affidato una decisione”. Si riferiva proprio a questo, a quando io gli dissi: “se smetti di bere, se ne puo’ parlare”. E lui mi aveva fatto questa promessa, che ovviamente non ha mai mantenuto.” (5)

Ma questo fu….parafrasando Luca Carboni …un “amore incredibile”….e impossibile da vivere per la giovane  Anna Maria Chio.

Lui che negli anni settanta si faceva pagare cinquecentomila lire per cantare mezza canzone, mandare affanculo il pubblico voltarsi e andaresene….Lui che era odiato dai colleghi, che litigava con tutti i discografici, che veniva boicottato dalle radio e rifiutava , rifiutato, la televisione. Lui che sputava in faccia al successo ogni volta che gli se ne presentava l’occasione e che pure alla fine riusciva a ridere di se’ e della sua vita bohemienne che, in fondo, era cio’ di piu’ caro e vero di quello che possedeva.

Lui che della musica italiana e’ stato la pecora nera…. Piero Ciampi cantore del nulla in uno spazio senza tempo: nichilistiche tonalita’ e melodica lontana anni luce che si perde nei meandri della nostra storia musicale…

Lui capace di scrivere ad Anna Maria Chio una lettera d’amore che e’ un gioiellino di autenticita’, di sentimenti e di vera profonda insindacabile amicizia-affetto: “Roma 19 Agosto 1973 – Cara Anna Maria, ti penso. Mi faccio condurre dal mio angelo guida. Io sono cieco cosi’ come uno squalo. Ma lui non dorme mai, mentre io ho la speranza di sognarti, un giorno. Non scrivo una lettera da anni, esagerare e’ sempre brutto. Ora mi piace scrivere a te. Perche’? Perche’ tu sei nel mio cuore. E cio’ e’ vita. Io non ho paura della vita ma temo minuto per minuto di non essere me stesso. Perche’? Perche’ si. Il fatto e’ che, te l’ho detto un pomeriggio a casa tua, mi hai affidato una decisione. O no? Un bacio a tuo figlio ed a te. Il tuo Piero”

Non ci sono struggenti parole…non c’e’ sbavatura romantica in eccesso…c’e’ solo la cruda, nuda e vera realta’ di un uomo profondamente sincero…. Il rischio, in amore, e’ esserlo troppo….Noi lo siamo quasi sempre stati…’quasi’….

E, soprattutto, lo siamo in questo momento…anzi lo siamo da quasi quattro anni….

Perche’? Perche’ si…. scriverebbe Ciampi…”dev’essere cosi’/ che tutto quel che accade e’ amore…” continueremmo noi parafrasando Cesare Cremonini….

“Cosa mi aspetto dal domani?/Di sole in faccia no/ma in fondo io ci spero ancora./Che tu ci sia nel mio domani./E se ti incontrerò/spero di sfiorare le tue mani……..”

Al di la’ e oltre ogni altra considerazione perche’ la “guerra” continua…perche’ non si combatte con le armi, ma col cuore…. E l’assenza …e’ un assedio!

Un assedio che non lascia scampo.

Conclusione: Piero Ciampi, il poeta del nulla e non dimenticatevi, parafrasando Carmelo Bene (…uno dei Grandi….dei rarissimi Grandi che hanno solcato i teatri d’Italia…), “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.”…..

Perche’…siam fatti cosi’!

“Non riesco ad avere miti ne’ eroi/ io sono un mito per me…” (Tiziano Ferro/Luca Carboni – “Pensieri al tramonto”)…. Il ‘resto’ e’ sempre piu’ una indicibile noia…

Au revoir!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

08 AGOSTO 2010

Note –

1)  Simone Coacci – “La guerra di Piero” – articolo presente in rete sul sito www.ondarock.it;

2) Gianni Marchetti – “Il mio Piero Ciampi” – (Libro+CD musicale con brani inediti) – “Coniglio Editore” – Aprile 2010;

3) Gianni Marchetti – ibidem;

4) Gianni Marchetti – ibidem;

5) “Spaghetti al burro e sassate alla finestra” conversazione con Anna Maria Chio – a cura di Maurizio Becker – da “Musica Leggera” – Nr. 10 – Aprile 2010

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