La Regola del Tresette

(…PERCHE’ IL RESTO …NON ‘CONTA’!)

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Il tresette è nato per partite di quattro giocatori in squadre di due contro due. Alcuni lo giocano anche in 2, 3 o 5 giocatori, normalmente riuniti in due squadre. Con tre persone ad esempio si crea un team da un giocatore e uno da due. Qualora si fosse in cinque, le squadre sono di due e tre persone. La partita a quattro giocatori è comunque quella che riscuote maggior successo, poichè conta una maggiore strategia e complessità, e rende molto più interessante e avvincente questo tipo di gioco.”( da “Le regole del tresette” )

“Sono apparso alla madonna”(Carmelo Bene)

La politica, come la vita del resto, e’ ‘anche’ un gioco…qualcuno e’ riuscito, in I’tal’ya’ ha trasformarla in un teatrino indecente dove svolgere beatamente in piu’ o meno tutta tranquillita’ i suoi “cazzi e lazzi” invertendo le “regole” del gioco della democrazia ed imponendo – anche qui piu’ o meno sgangheratamente – un diverso regolamento.

Ora di cio’ che faccia o non faccia il “cavaliere” Sion-Silvio Berluskippa potrebbe anche largamente disinteressarci ma, ‘purtroppo’, la realta’ vuole che si prenda atto della violazione sistematica di tutte le cosiddette (vere o reali) “garanzie costituzionali” le quali da un lato sono quell’obbrobrio che tutti conosciamo – nato dalle menti dei “padri costituenti” democratici e antifascisti arrivati ad occupare uno scranno parlamentare ed un ruolo istituzionale grazie alle armi dei “liberatori” a stelle e strisce – dall’altro lato pero’ queste hanno sempre – e sempre nel male o nel bene (…piu’ nel male a dir la verita’ che nel bene ma questo e’ un altro discorso che ci porterebbe lontano…gia’ la disposizione che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista risulta superata dalla storia prima ancora che da qualsivoglia logica…) – funzionato per oliare i meccanismi sistemici di questa vita politica democratica italiota che , oltre ad abbindolare le masse attraverso il giochino elettorale delle “liste” e dei “partiti”, ha creato le condizioni per la perpetuazione all’infinito di realta’ oligopolistiche eterodirette dai potentati economici nazionali e, in particolar modo negli ultimi quindici anni, da quelli internazionali ovvero dalla finanza mondiale cosmopolita senza patria, senza radici ma con un “pedrigree” razziale facilmente riconoscibile nella “casta” mercantilistico-usuraia degli eterni senza terra circoncisi kosher.

Un esempio per tutti, se proprio deve servire, e’ quello della FIAT – unica multinazionale di fatto del panorama provinciale dell’industria italiana – la quale ha resistito, sovvenzionata, finanziata e munta anche, se non soprattutto specie nei momenti di crisi, attraverso i finanziamenti pubblici e gli aiuti statali che tutti gli esecutivi di questa specie di repubblica delle banane hanno concesso ai “signori del vapore” torinesi…ieri gli Agnelli domani invece direttamente la cricca giudea che si e’ accampata ai piani alti dell’amministrazione dopo le strane vicende che portarono, anni or sono, alla scomparsa dei due rampolli di casa Agnelli.

La Fabbrica Italiana Automobili Talmudiche sara’ dunque il futuro che ci riservera’ la nuova direzione Elkann del colosso torinese…

Il problema di fondo a nostro modo di vedere non sarebbero neanche gli Elkann (…su uno dei quali stendiamo un pietoso velo…) ma, casomai, la stupidita’ e la cecita’ di chi ha permesso loro la scalata ai piani alti del vertice piramidale della fabbrica di auto piu’ importante del paese; la sola peraltro rimasta dopo che, nel corso degli anni, la voracita’ ‘sonante’ e monetaria degli Agnelli ha inglobato e fagocitato sotto le proprie insegne l’Alfa Romeo, la Ferrari, la De Tommaso e tutte le altre principali aziende del mercato.

Un mercato chiuso o, per essere piu’ esatti, un mercato nel quale esistono regole non scritte che rispondono non alla concorrenza leale ne’ a principi di onesta’ (…parlare di lealta’ e onesta’ del mondo finanziario equivale piu’ o meno a disquisire della verginita’ di una prostituta…discorsi senza senso…) e correttezza ma alla sola ed unica realta’ che “il piu’ forte vince” e resta in piedi (…e i piu’ “forti” in questi ‘campi’ sono solo ed esclusivamente i piu’ “ricchi”…sovversione delle gerarchie tradizionali…dall’avvento della classe bottegaia borghese con la conquista del potere in Francia nella rivoluzione illuministico-sovversiva del 1789 e fino ai giorni nostri l'”aristocrazia dell’oro” ha sostituito sempre piu’ progressivamente quella del sangue…con i risultati che abbiamo dinnanzi a noi…).

La plutocrazia capitalistica non ammette la concorrenza altrui: questi pochi, pochissimi (…un numero infinitamente piccolo di circa qualche migliaio di potenti…), oligarchi dominano e la fanno da padroni su tutti i mercati internazionali; fissano le regole e le modificano a loro piacere ogni volta che cio’ li aggrada e quando hanno da far quadrare un bilancio barano sapendo spudoratamente di barare ogni volta che riterranno opportuno farlo.

Anche loro, come Berluskippa in politica, credono di essere onnipotenti e questo – come sempre – e’ il loro errore fondamentale. Perche’, prima o poi, il sistema capitalistico internazionale cadra’ e sara’ un tonfo di quelli assordanti (…”piu’ sono grossi piu’ fanno rumore quando cadono” sentenzia Tuco-Eli Wallach nel film-culto western all’italiana di Sergio Leone “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”…) e scosse ‘tsunamiche’ si produrranno per ogni dove ricadendo infine sulle teste di coloro i quali attualmente “si credono potenti e gli va bene/ quello che fanno e tutto gli appartiene” come cantava Franco Battiato in una sua vecchia canzone di un ventennio fa, “Povera Patria”, che rimane un capolavoro musicale ed uno splendido atto di accusa contro la vecchia classe politica democristiano-socialcomunista dominante la cosiddetta Prima Repubblica.

Ma se allora fini’ come tutti sappiamo con lo ‘scoperchiamento’ degli intrallazzi tangentopolitari e con l’abile manovra che portera’ all’eliminazione di un’intera classe dirigente ed alla sostituzione di questa con nuove forze politiche nate nei primi anni Novanta e piu’ favorevoli alla Finanza mondialista ed alla lobby filo-israeliana (…e difatti immediatamente costituite le diverse nuove sigle partitiche… Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord, Democratici, Unione di Centro e comunisteria varia… tra i primissimi provvedimenti vi saranno quelli che porteranno alla svendita del patrimonio di interi istituti bancari e finanziari nazionali attraverso quella stagione di privatizzazioni inconsulte che molti ricorderanno per il nome di un famoso yacht ‘reale’ ancorato al largo di Civitavecchia ….il panfilo Britannia….).

In merito a quella stagione (la stagione delle manette e del “in prigione in prigione” come avrebbe cantato con quasi vent’anni di anticipo Edoardo Bennato) ha scritto Antonella Randazzo: “Era il 1992, all’improvviso un’intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant’anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava.
Cos’era successo da fare in modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano reali?

Mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.
Con l’uragano di “Tangentopoli” gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l’Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d’Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata “privatizzazione”.

Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L’allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l’uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L’attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante.

Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso.

Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano protetto. Ciò emerse anche durante il suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare, impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: “Vergognatevi, dovete vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli, voi avete solo il dovere di vergognarvi”.
Che la mafia stesse utilizzando metodi per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare passivamente il “nuovo corso” degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati del 1993.

Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della “strategia della tensione”, e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un’autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un’altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone. I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse “colpire le opere d’arte nazionali”, ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle “menti più fini dei mafiosi”. [1]

Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull’economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: “la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri”, Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia. Egli osservava: “non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è l’Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare. Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste”. [2]

I metodi statali di sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il Presidente del tribunale di Caltanissetta Placido Dall’Orto, che doveva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: “Qui è molto peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al Csm”.[3]
Anche il Pubblico Ministero di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: “Su un piatto della bilancia c’ è la vita, sull’altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la cattura dei grandi latitanti”.[4]
Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo. [5]

Che gli assassini di capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano.
Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: “Cerco legami tra l’assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana”. [6] Lo stesso presidente del consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: “Falcone è stato ucciso a Palermo ma probabilmente l’omicidio è stato deciso altrove”.
Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell’onestà e dell’assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che è. Cercarono di far apparire Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale La Repubblica: “Non si può negare che c’è stata una campagna (contro Falcone), cui hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c’è nulla di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l’essere isolato”. [7]

L’omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell’élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: “Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura… Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi… è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove”.(8)”. (9)

Gia’ gli attentati della primavera-estate 1993 ce li ricordiamo bene: furono un segnale ed un ammonimento inviato ad una intera classe dirigente.

Un segnale inquietante sul quale ovviamente non sono mai state aperte troppe indagini seguendo piste “pericolose” che forse avrebbero portato chissa’ magari oltre-manica o oltre-oceano.

La mafia, come sappiamo, gia’ in tante altre occasioni e’ stata “assoldata” dall’Establishment mondialista per quei lavori “sporchi” che non si riusciva a far fare agli utili idioti di turno. Che cosa ne abbiano avuto i boss di Cosa Nostra in cambio questa e’ tutt’altra questione…ammesso poi – e non concesso – che siano stati realmente “attentati mafiosi” quelli che insanguinarono l’Italia sprofondata in una gravissima crisi istituzionale e politica ed in un momento particolarmente duro di recessione economica.

Ma furono ben altre, e piu’ inquietanti, le “comparse” che in quell periodo videro calcare la scena soprattutto economica del nostro paese. Quelle per esempio della riunione supersegreta tenutasi al largo delle coste di Civitavecchia sul panfilo reale del Britannia di proprieta’ di sua maesta’ la regina d’Inghilterra: una riunione che modifico’ irreversibilmente e trasformo’ il volto della scena politica economica e finanziaria nazionale come, sempre in dettaglio ci racconta la Randazzo:

“Infatti, quell’anno gli italiani capirono che c’era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all’élite che coordina le mafie internazionali.
Quell’anno l’élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma voleva rendere l’Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario.

Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c’era in atto un’operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: “Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato democratico nel nostro paese. L’obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico…se poi noi scorgiamo – e ne abbiamo il diritto – qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa? Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c’è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona”.

Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: “Bisogna stare attenti, molto attenti… Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E’ in piena attuazione… Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto? Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell’est… Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi… Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche”. [10]

Anni dopo, l’ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: “Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo”.
Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).

In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.
La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.

Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.
L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite. L’incarico di far crollare l’economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.

Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia.
La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest’ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l’Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell’Europa e dell’Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.

In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L’accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani.
La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà:

Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell’economia produttiva e l’esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l’Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico. [11]

Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell’ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L’attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l’attacco, l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Spiegano il Presidente e il segretario generale del “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà”, durante l’esposto contro Soros:

È stata… annotata nel 1992 l ‘esistenza… di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell’apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria “Goldman Sachs & co.” come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della “Albertini e co. SIM” di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del “Quantum Fund” di Soros.

III. L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di stato italiana. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L’agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione. [12]

I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.
Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse:

I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell’unificazione monetaria. [13]

Il giorno dopo, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, riferiva che l’Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché “se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco”.
Le nostre autorità denunciavano il potere dell’élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell’élite anglo-americana.

Il Movimento Solidarietà fu l’unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell’economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.
Il 6 novembre 1993, l ‘allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare “le procedure relative al delitto previsto all’art. 501 del codice penale (“Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”), considerato nell’ipotesi delle aggravanti in esso contenute”. Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende.

Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.
Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.

Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva “risanare il bilancio pubblico”, ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.

Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.
Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell’élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un’opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l’Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L’Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.

Il titolo, che durante l’opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.
Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit).

Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.

Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull’esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema.
Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni.

Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere.
La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti.
I Benetton hanno incassato un bel po’ di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell’Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio.

Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.
La società Trenitalia è stata portata sull’orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c’è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l ‘amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell’ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un’azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.

Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E’ simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: “Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom”.

Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie (“Bond”) con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.

Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l’agenzia di rating, Standard & Poor’s, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti.
I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup, Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat S.p.a.).

La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners. I “Partners” non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza.
Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all’élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il contentino di “Mani Pulite”, che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere.

A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia.
Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese.” (14)

Abbiamo riproposto praticamente interamente l’articolo della giornalista Antonella Randazzo perche’ rimettersi a scrivere un’intera stagione economica non avrebbe avuto alcun senso quando gia’ c’e’ chi se ne e’ occupato in maniera piu’ che eloquente e con ottimi risultati.

Resta il fatto oggettivo di quella manovra che, partita da un incontro tra privati imprenditori e uomini d’affari internazionali riuniti sullo yacht “Britannia”, avrebbe consegnato un intero paese (o meglio le sue principali aziende operative nei settori bancario-finanziari) alla merce’ dell’alta finanza internazionale.

Le privatizzazioni come primo passo per la svendita di un intero paese: da allora la politica ha ossequiosamente seguito i dettami della finanza mondiale e le direttive dei “signori del vapore” mondialista.

La nascita di un sistema elettorale maggioritario – del quale esattamente gli italiani non compresero i reali rischi oggi sotto gli occhi di tutti (con lo sbarramento al 4% sono state praticamente ridotte a zero le speranze di vedere rappresentate parlamentaristicamente delle forze “d’opposizione” o comunque movimenti di protesta radicali…chiusura delle estreme, grande abbuffata al centro del sistema politico, democratizzazione sul modello bipolare anglosassone con la costituzione dei due “grandi insiemi” del centro-destra e del centro-sinistra che negli States sono rappresentati dai due partiti-massa e massificati dei Repubblicani e dei Democratici e nel Regno Unito dai loro “gemelli” conservatori e laburisti…in Italia abbiamo ancora da “perfezionare” qualche ingranaggio ma oramai la macchina e’ sufficientemente oliata ed il meccanismo collaudato…c’e’ ancora un qualche “oppositor di comodo” alla Di Pietro…l’antisistema delegato dalla fazione perdente della magistratura…quello del “io quello lo sfascio”….il giudice di Mani Pulite irreprensibile specie quando c’era da mettersi sugli attenti andando in America a prendere ordini dai potenti d’oltreoceano….puah…se questa e’ l’opposizione comprendiamo perche’ Berluskippa vincera’ le elezioni dei prossimi quarantasette secoli….) – ha rappresentato la fine del Politico, la fine cioe’ di un modello di politica, di una idea della politica che poteva anche essere arrogante e corrotta, che aveva le sue pecche e le sue anomalie e che non poteva prescindere dalla spartizione bipolare creatasi con il sistema di suddivisione dei popoli e delle nazioni deciso dalle carogne vincitrici l’ultimo conflitto mondiale e stabilita a tavolino, in quel di Yalta, dai tre grandi criminali della storia (Stalin, Churchill e Roosvelt) veri e assoluti nemici delle liberta’ dei popoli e in particolare dell’indipendenza del Vecchio Continente; ma che rimaneva un sistema rappresentativo delle diverse anime culturali, ideologiche e politiche di un’intero paese con le due “chiese” monolitiche della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista a spartirsi potere e poltrone ma con quella serie di movimenti e formazioni (dai partiti laici ai socialisti, dall’estrema sinistra all’estrema destra e, nell’ultimo periodo passando per ecologisti e indipendentisti del nord) che, quantomeno, attraverso il sistema proporzionale si vedevano rappresentati e rappresentavano a loro volta le istanze di milioni di cittadini all’interno del “palazzo”: oggi anche questa pia illusione e’ svanita con la divisione poltronistica tra i due “insiemi” maggioritari sul modello di quanto affermava, peraltro, e desidera imporre quel famoso “documento di rinascita democratica” della loggia massonica Propaganda 2 del “venerabile” Licio Gelli.

Quel modello di politica tanto bistrattato, deriso e umiliato (il trattamento riservato a Craxi insegna come dovrebbe far riflette l’oblio nel quale e’ stato messo a tacere – e lui in quanto a “silenzi” ingombranti e’ un maestro – Giulio Andreotti) dalla “gente”….dai “popoli dei girotondi”…dagli “arcobalenati” di ogni risma …da quelli del “popolo viola”….insomma dagli utili mentecatti di una si(o)nistra che si e’ letteralmente prostituita a tutti i livelli (parlamentare ed extra-parlamentare, culturale e politico, ideale e ideologico) ai diktat dell’Internazionale Ebraica…

“Gente” che continua ad imperversare con le cazzate dei “popoli della rete”, le idiozie dei grillini ed i movimenti piccolo-borghesi contestatari (…progressivamente sempre piu’ “degni” eredi dei loro “padri” storici di quel Sessantotto sovversivo e anti-tradizionale che riteneva di poter chiedere al mondo “tutto e subito” in un demenziale e quanto mai delirante, ennesimo e vano tentativo di “assalto al cielo” condotto dalle forze ‘deste’ dell’Anti-Tradizione….chi sa “comprendera’” perfettamente…) privi di alcuna reale efficacia d’intervento politico nell’arena parlamentare saldamente, purtroppo, nelle mani del Cavaliere ….

Sion-Silvio Berluskippa o Romano Prodi cosi’ come chiunque altro dei ‘figuranti’ della politica comunque la situazione e lo scenario nazionali non muterebbero di un millimetro: tutti sempre e comunque al servizio permanente ed effettivo della Finanza Mondialista; i politici mai come negli ultimi quindici anni camerieri dei banchieri e amministratori di riforme strutturali su delega dell’Alta Finanza….kippizzazione della politica e economicizzazione della vita socio-culturale del “paese ‘cchiu stupete du munne”…

Ecco come sono state cambiate le ‘regole’ della politica e dell’economia italiane a tutto discapito del popolo-bue, quindi complice e co-responsabile dello sfascio che abbiamo davanti.

Un popolo-pecora…anzi, come direbbe Vittorio Sgarbi, un popolo-capra….cornuto, mazziato e contento della sua perenne condizione di sottomissione.

Un popolo che non ha avuto ne’ la dignita’ e neppure “le palle” di rivoltarsi neanche di fronte alla truffa tangentocratica perpetrata per decenni dai partiti politici contro il bene pubblico.

Un popolo che sa solo e semplicemente lamentarsi e subire…Diciamocelo: un popolo che non e’ piu’ – e non da oggi – popolo; una nazione che forse nazione non lo e’ mai stata … e chi continua a lamentarsi che “tutto non va” e niente funziona se ne andasse pure affanculo….

L’avete voluto e votato il maggioritario? Tenetevelo e non rompete le palle!

Li avete voluti e continuati a votare i Berlusconi e i Prodi (o i suoi indegni e indecenti “sostituti”…Rutelli, Franceschini, Veltroni e oggi Bersani….la sfilata dei perdenti cronici), il centro-destra ed il centro-sinistra, i liberalconservatori pro-sionisti e la socialdemocrazia con kippah “tricolored”? E allora non rompete i coglioni!

Avete accettato silenziosamente e tranquillamente l’entrata nella moneta unica dei giudeuri che vi ha reso tutti piu’ poveri e piu’ indebitati?

Benissimo…e allora vedete di non frantumarceli piu’ del necessario…

Popolo bue e pecorume stolto senza senso, senza idee, senza identita’, senza dignita’, senza un passato e senza un presente destinato ad un ancor ben piu’ misero e squallido futuro….

Arrangiatevi e ‘divertitevi’ finche’ potete perche’, da un paio di anni a questa parte (da quando siamo entrati nella Grande Crisi provocata abilmente dalle banche ebraiche statunitensi…quella che, a sentire Berluskippa, doveva essere esclusivamente “psicologica” e terminata fin dal febbraio 2009….siamo in piena estate 2010…qualcuno glielo comunichi a “mr. Mediaset” che le banche continuano a saltare negli “States”…e le aziende a fallire qui da noi….) la “pacchia” si e’ – e di molto – ridotta….

Dunque dicevamo all’inizio del nostro discorso che esistono le ‘regole’….in politica come nella vita…

Ci sono regole non scritte e accettate tacitamente dai ‘giocatori’….

La regola della democrazia e’ una: parlate di tutto ma lasciate stare buoni buoni a fare i loro intrallazzi e porci comodi lorsignori del potere.

La regola della finanza e’ una: discutetene pure ma possibilmente non provatevi a cambiare senza preavviso e soprattutto permesso le ‘carte in tavola’…altrimenti finite come un certo Calvi…Ponte dei Frati Neri…Vendetta frammassonica…Gioco intra-sistemico finito malissimo….

La regola della mafia e del “Sindacato” (…per chi sa…altrimenti lasciate ‘perdere’…non e’ ‘cosa’ per voi…) e’ sempre quella: omerta’ e reticenza…oppure “incaprettamenti” e ‘scomparse’ nel nulla….. Vi ritrovera’ forse qualcuno, forse un giorno, forse…forse….

La regola del Sistema: gli Ebrei dettano la loro “lex judaica”…kippizzazione planetaria …Nuovo Ordine Mondiale…satanici pervertimenti delle umane vicissitudini e inquietanti scenari (dalle vacche piu’ o meno ‘rosse’ e piu’ o meno ‘sacre’ all’eugenetica kosher dei Cohanim nel deserto del Negev…passando per ‘riti’ propiziatori e magari pure qualche omicidio rituale che – tra talmudisti e cabalisti – ci sta sempre ‘bene’…) escatologico-messianici per la riduzione dei Goyim – bestie da soma e escrementi di animali, futura carne da macello in lode e in gloria a Yahve’ il Dio-geloso e vendicativo d’Israele che niente risparmia e tutto vuole offerto in suo olocausto – in eterna e perenne schiavitu’…in fondo Dante Alighieri otto secoli fa aveva gia’ abbondantemente ammonito e previsto la fine di questa genia “gentile” quando ricordava ai suoi contemporanei: “Uomini siate e non pecore matte/ si che di voi tra voi/ ‘l giudeo non rida!”….

Risa alte si levano da decenni da tutte le sinagoghe italiote..

E infine ci sono le regole dell’Assoluto che sono quelle del Tresette….

Perche’ il Tresette? Perche’ se Carmelo Bene e’ “apparso alla madonna” e Maurizio Lattanzio “all’intera Corte Celeste” potrebbe anche essere che DHB apparira’ (… magari ‘presto’ chissa’…mica e’ una ‘scelta’ che spetta a Noi….c’e’ gia’ tanta gente che ha ‘fretta’ di lasciare questo mondo…Noi attendiamo tranquilli e sereni come mai stati prima il nostro ‘turno’….”tanto più che la carogna è già abbastanza attenta/
non c’è nessun bisogno di reggerle la falce” ‘canta’ il grandissimo Fabrizio ‘Faber’ De Andre’ in “Morire per delle Idee” canzone del lontanissimo 1974… ) direttamente dinnanzi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo…

Magari ci stanno ‘aspettando’ per un “tresette con il morto” …………

Magari anche lassu’ vinciamo Noi……..

E non dite che quest’articolo e’ in “odor di blasfemia”….che allora dimostrate proprio di non aver capito un cazzo di niente…

Blasfemo (o stupido o falso e ipocrita o incapace di intendere e di volere oppure semplicemente diabolicamente indirizzato verso l’infraumano ed il subumano) e’ chi non ha occhi ne’ orecchie per capire “com’e’ che va il mondo…e’ cosi’ che va il mondo” (Franco Battiato)…

Gia’ ma tanto – come sempre – per tutti, con tutti e verso tutti Noi restiamo e continueremo ad essere “mondi lontanissimi”….

Au revoir…’stateci’ bene….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

8 AGOSTO 2010

Note –

[1] http://www.reti-invisibili.net/georgofili/
[2] La Repubblica , 27 maggio 1992.
[3] La Repubblica , 28 maggio 1992.
[4] La Repubblica , 10 giugno 1992.
[5] La Repubblica , 23 giugno 1992.
[6] La Repubblica , 23 giugno 1992.
[7] La Repubblica , 25 giugno 1992.
[8] La Repubblica , 27 maggio 1992.
(9) Antonella Randazzo – “Come e’ stata svenduta l’Italia” a questo indirizzo internet: http://www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm
(10) L’Unità, 12 agosto 1992.
[11] Solidarietà, anno IV n. 1, febbraio 1996.
[12] Esposto della Magistratura contro George Soros presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995.
[13] Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica , Rivista N. 4 gennaio-aprile 1996.

(14) Antonella Randazzo – ibidem;

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