ÆMILIA ….”Lambrusco & PopCorn”

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Tu non ci crederai
ma dove vivo non respiro
il posto è inumano
non stringo mai una mano.Posso vedere quanto è diffidente
ogni giorno il sorriso di questa gente,
posso sentire la violenza di ogni sera
nelle parole di gente che non spera…”

( Nomadi – “Salutami le stelle” )

“Le Alpi, si sa, sono un muro di sasso, una diga confusa, fanno tabula rasa
di noi che qui sotto, lontano, più in basso, abbiamo la casa;
la casa ed i piedi in questa spianata di sole che strozza la gola alle rane,
di nebbia compatta, scabrosa, stirata che sembra di pane
ed una strada antica come l’ uomo marcata ai bordi dalla fantasie di un
duomo e fiumi, falsi avventurieri che trasformano i padani in marinai non veri… Emilia sdraiata fra i campi e sui prati, lagune e piroghe delle terramare,
guerrieri del Nord dai capelli gessati, ne hai visti passare!
Emilia allungata fra l’ olmo e il vigneto, voltata a cercare quel mare
mancante e il monte Appennino rivela il segreto e diventa un gigante.
Lungo la strada fra una piazza e un duomo hai messo al mondo questa specie d’uomo: vero, aperto, finto, strano, chiuso, anarchico, verdiano… brutta razza, l’emiliano…”
( Francesco Guccini – “Æmilia” – Album “Quello che non…” – 1990 )

Il presente articolo e’ stato da noi redatto verso la seconda meta’ di maggio quando in modo del tutto occasionale ci siamo trovati a soffermarci per un brevissimo lasso di tempo in terra d’Emilia…. L’ennesimo, inutile, “ritorno”.

Visto che pensiamo valga la pubblicazione eccolo qui….

I ‘ritorni’ – tutti i ‘ritorni’ – normalmente provocano in noi una dose sempre
sufficiente di acida idiosincrasia….Non si ‘ritorna’ mai in realtà….al
massimo si gira intorno..perchè, per quanto uno voglia ‘inventarsi’ una patria
ideale, non esiste “porto d’attracco” naturale in ‘vista’….”Rientrati” dunque
in Emilia, nella distesa, piatta, monotona pianura che si ‘stende’ uniforme dal
Po fino all’Adriatico, sempre uguale e caratterizzata da identiche visioni…
(…il paesaggio monotono dell’anima..), ci continuiamo a considerare stranieri
e lontani…. Mai ‘assorbiti’ nè assimilati alla realtà locale di una terra
che, per quanto potrà mai ‘darci’, non sarà – nè potrà mai essere – la nostra!

Siamo nati su uno scoglio, come tanti ‘altri’….gente buttata lì un pò a
casaccio…ironia amara e scanzonata di una ‘razzaccia’ (…” i maledetti
toscani” del giudeo Curzio Malaparte – alias Kurt Erich Suckert – o, meno
prosaicamente, i livornesacci del Vernacoliere…”il giornale più irriverente
d’Italia”…) che, con gli emiliani – checchè se ne dica e con tutti i
‘nordisti’ più in generale – non c’hanno proprio niente a che spartire….e
che guardano e continueranno a guardare le vicende ‘italiche’ e tutti i vari
altrui localismi (Nord/Sud – Settentrionali/Meridionali – Polentoni/Terroni)
come una ‘vetrina’ di un fallimentare esperimento d’alchimia ontologica che il
Risorgimento, e la storia, hanno creato ….

Sotto molti punti di vista non aveva, a questo proposito, torto il vecchio Amedeo Bordiga…rileggetivi “Il rancido problema del Sud Italia” (ediz. “Graphos” di Genova)…merita!

Sarà siamo quello che siamo e ci piace così com’è….e di esser toscani e
livornesi (..si, proprio livornesi doc…di quelli “cor pedigrii” …di quelli
“di Borgo” per ‘capissi”…) andiamo strafieri! Bandiera amaranto onore e
vanto! Sempre…giocassimo pure in serie ‘Z’ Girone “n” o ce ne capitassero di
tutti i colori… Proprio della Sionne italiota….proprio della città dov’è
nato il Partito Comunista…Insomma proprio di lì in quello che, per noialtri,
è il centro del mondo.

Tornando ad ‘allargar gli orizzonti’ (…Granducato di Toscana e ‘dintorni’
ovviamente…) occorre ricordare, ricordarlo a tutti, che quell’espressione
così stra-abusata del Malaparte-Suckert venne pronunciata all’epoca con spirito
e con rabbia, con affetto e insieme disprezzo, con invidia e malinconia…
Perchè, scriveva l’ebreo di Prato, i toscani credono di poter dare lezioni a
tutti perché “la lingua italiana l’hanno inventata loro”….già…e mica solo
la lingua bellagente!

Se esiste, ed esiste, l’italianità come oggi la si concepisce (alla faccia di tutte le trite e ritrite invenzioni celtico-padan-legaiole) è perchè “gli è esistito” Dante Alighieri e la genia di un Michelangelo ….l’arte, la cultura, la letteratura …tutto – o ‘quasi’ – vien
dai ‘borghi’ nostri …e, come urlerebbero i gruppi ultras allo stadio, “un ce
n’è per nessuno!”.

Maledetti toscani….amati e odiati… Perchè siam fatti così: o ci s’ama o ci
s’odia! E a noi poco ce ne importa ….indifferenti e irriverenti all’altrui
approvazione o disapprovazione si tira dritti e, probabilmente abbiamo
inventato pure quello, fedeli ad una ‘consegna’ di ‘vita’ (Me ne frego!)….

Ce ne freghiamo perchè c’è poco da stare a ‘chiacchierare’ e a discutere…Se la
toscanità è un valore allora, lo si sappia in ‘giro’, gli è un valore supremo!

E la livornesità? Questo poi è addirittura un vanto e orgoglio per chi conosce
i livornesi. Se Roma è “caput mundi” deh… Livorno è centro cosmico! Di che…
di tutto e di niente (…”un ci s’avrà nulla ma ci s’ha tanta ma proprio tanta
ignoranza”…)…piaccia o meno!

Ha scritto, recensendo il volume di Malaparte tal Cristina Giuntini (1) ,
“Maledetti toscani, che si sentono sempre superiori a tutti gli altri italiani.
Maledetti toscani, che riescono ad ironizzare sulla situazione più tragica e a
creare imbarazzo nel momento di maggiore allegria.”….

Sbagliato…non ci sentiamo “sempre superiori”….per il semplice fatto che “siamo sempre
superiori” …in ogni occasione e in tutte le ‘evenienze’.

La storia lo dimostra e in sovrabbondanza! E se siam fatti così un motivo ci dovrà pur
essere: perchè, probabilmente, sappiamo vedere l’aurora e la fiamma della vita
nei momenti in cui tutto sembra dire no, quando tutto sembra li lì sul punto di
finire, nel buio più pesto e – per contro – imbarazziamo con amarezza laddove
il resto ride e gozzoviglia…

Perchè ci s’ha da riflettere e far riflettere einsieme puntualizzare e ridimensionare ogni situazione, disintegrando certezze altrui, ironicamente certo perchè chi non s’ha ironizzare (di sè stesso prima di tutto e della vita e del mondo poi) non saprà mai vivere nè apprezzare in pieno la vita…E a chi si prende troppo sul serio….fischi e pernacchie
quando serve!
Prosegue la Giuntini (…cognome ibò…mica tanto ‘ario’…): ” (Il libro di
Malaparte ndr) non è un romanzo, anzi, per la sua struttura è affine piuttosto
ad un saggio; ma non è neppure un saggio, perché non s’è mai visto un saggio
scritto con un linguaggio tanto vivo e partecipe. Normalmente, un saggio è poco
più di un testo di studio, redatto con tono freddo ed espositivo. Non è questo
il caso di Malaparte, che in questo libro usa parole argute, ironiche,
appassionate e grondanti amore. Di questo si tratta: una lunga e sincera
dichiarazione d’amore per il popolo toscano. Il che non implica certo disprezzo
o snobismo verso gli altri popoli d’Italia: Malaparte tiene a sottolineare che
i toscani non sono ne’ migliori ne’ peggiori degli altri italiani.
Semplicemente diversi, ed è di questa diversità ed unicità che vanno fieri.
Consapevoli, dice Malaparte, di non essere particolarmente amati nelle altre
regioni, essi trovano nei loro “cugini” umbri un’affinità di carattere ed
abitudini che non riscontrano in nessun altro popolo d’Italia. Proprio al
popolo umbro è dedicato l’unico capitolo del libro nel quale non si tratta di
toscani, almeno non direttamente. Malaparte, però, doveva avere una
predilezione per certe province, e di quelle e dei loro abitanti ha parlato più
diffusamente in questo libro. Principalmente di Prato, essendo lo stesso
Malaparte di origini straniere (…straniero si…era ebreo! ndr) ma di
nascita pratese. Affacciato al balcone della “Stella d’Italia” (l’hotel che
oggi non esiste più), Malaparte ci fa respirare l’aria di una sera pratese e ci
stupisce raccontandoci dei cenciaoli e di quello che trovavano al disfare le
balle di stracci arrivate da tutto il mondo, perché tutti gli stracci, dice,
finiscono a Prato (…oggi invece ci finiscono tutti i cinesi…Plato…
chinatown nazionale…ndr). Passando per i senesi, per i fiorentini, per il
campigiani, raccontandone i caratteri così simili eppure così diversi, si
arriva ai livornesi e ad una stupenda descrizione del quartiere della Venezia e
delle semplici abitudini di chi ne abita le suggestive case. Sembra di sentire
lo sciabordio dell’acqua, lo sbattere delle persiane, le risate delle donne, il
chiamare da finestra a finestra. E’ un mondo che sta sparendo, così come si sta
corrompendo anche il carattere dei toscani che Malaparte descrive con tanto
affetto. Oggi siamo appiattiti, risucchiati dalla fretta e dallo stress,
impoveriti dal punto di vista culturale e relazionale: non è un problema solo
dei toscani, ma forse la lettura di un libro come questo potrà farci riflettere
su quello che stiamo perdendo.” .

Concordiamo con la Giuntini soprattutto per ciò che riguarda la chiosa,
amarissima ma reale, finale: questa contemporaneità vuota e insulsa c’ha
cambiato un pò pure noialtri…e ha finito proprio per annacquarci e renderci
un pò troppo uguali agli altri…E se un toscano diventa “uguale” agli “altri”
allora, ci spiace, ma non è più toscano! Figuriamoci poi un “livornese” ….che
sarà pure di ‘foravia’ ma livornese deve restare!

Già perchè la domanda ‘spontanea’ che potrebbe sorgere è…ma cos’è questa
“toscanità”? Vi rimandiamo a questo “blog” di tal Sauro Sandroni (pisano
peraltro) :
http://www.saurosandroni.com/2007/05/29/de-toscanitudine-breve-compendio-di-
toscanita-ad-uso-di-quei-marranni-che-non-hanno-sangue-etrusco/

Non c’avrà preso del tutto ma diciamo che non c’è andato nemmeno troppo
lontano….anche perchè ognuno, tra i toscani, si sente “capitale”: altro che
Firenze ! Ogni città è un’isola a parte e tutti siamo convinti d’esser superiori
a quell’altri …altrimenti un si sarebbe toscani!

E la “livornesità” allora….roba d’elitè s’intende (della serie: “”Non ti mando in culo perché sono un signore”…e questo ‘giusto’ per essere “accurturati”…)…Anche qui, visto
che c’è “internet”, vi rimandiamo – per un’insieme sufficiente illustrativo – a
questo link: http://www.fotolivorno.net/ITALproverbilivornesi.html ….comunque
in ‘rete’ ne potrete trovare a iosa che riguardano detti e proverbi
livornesi.

Qualcuno si potrà chiedere – anche legittimamente visto il ‘titolo’ – : ma non
si doveva parlare d’Emilia ed emiliani?

In effetti si….ma che volete che ci sia da scrivere sull’Emilia? …Giusto
Bologna (…”una vecchia signora dai fianchi un po’ molli (…) / Bologna la
grassa e l’ umana già un poco Romagna e in odor di Toscana…” ci ricorda
Guccini…)…il resto…diciamocelo francamente…non c’è storia!

Possiamo solo sottolineare che si, anche noi, una vita fa ci ricordavamo che
“al primo straccio di sole scivoliamo a Riccione” (Carboni) poi ci siamo
‘stancati’ e quindi quando l’estate ci capita di passarla in I’tal’yà (quasi
mai ma una tantum ‘capita’) niente più ‘lidi’ romagnoli ma canicola emiliana…

Una tavola piatta, ininterrottamente piatta, di una monotonia che spacca il
cuore…Si potrebbe (s)parlare ore e ore dell’Emilia, delle donne emiliane,
delle tradizioni emiliane…è vero…

Poi però il pensiero corre inevitabilmentealla nostra Toscana e…che diamine!….non c’è ‘scozzo’: diciassettemilacinquecentoventiquattro a zero alla fine del primo tempo!

Siamo comunque buoni …in Emilia tutto sommato si mangia ‘benone’ (…
premettendo che non tocchiamo salumi da quasi un ventennio per ovvi motivi
confessionali…) e la musica contemporanea dei cantautori a noi più ‘cari’ (
Carboni certo ma anche Guccini, i Nomadi, Bertoli, Cremonini, e senza
dimenticare Ligabue, Vasco Rossi, la stessa – benchè romagnola – Pausini….
idem dicasi per Bersani ‘trapiantato’ a Bologna dalla vicina Romagna…) è
“made in Emilia”….

Diciamo che con queste si ‘salvano in angolo’ al novantanovesimo ….. Per il resto, tutto il resto, (…donne – soprattutto – comprese…): Toscana Uber Alles!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

12 Agosto 2010

Note –
1 – Cristina Giuntini – Recensione Curzio Malaparte – “Maledetti Toscani”;

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