Emmanuel Malynski: “La Guerra Occulta”

RECENSIONE LIBRARIA:

di Dagoberto Husayn Bellucci


“O l’uomo ha spalle larghe e cuore robusto per sopportare la verità di Sileno, “ottimo è non nascere…”, o è meglio che non parli proprio di verità, giacché questa sarebbe soltanto un’escogitazione a servizio del suo risentimento e la velatura di una insolente, egocentrica volontà di potenza (inventio verìtatis: auxilium vitaé). La verità innerva di sé la sfrenatezza bacchica – il sangue che scorre copioso in tali riti non è che una sua metafora incarnata -: è un urlo assordante, un terribile silenzio, non una concatenazione mansueta di concetti. Verità è la precarietà, l’instabilità del tutto, lo spavento pieno di orrore della maggior parte dei bipedi, che sono fragili e sentimentali, bisognosi di sicurezze, di riscontri cordiali, e perciò si appellano all’artifìcio della conoscenza, dei nessi razionali, implorando cittadinanza agli intermundia ragionevoli (e mortalmente privi di dèi) della scienza. Della verità può darsi il rito, non il concetto; il sacrifìcio, non il precetto. E più facile negarla con pertinenza che affermarla. Pur di scongiurare la sua liaison oscena con la morale, meglio muovere nel sogno dell’arte (che rimane prossimo all’Ur sorgivo della verità), tra giocose e libere parvenze. Pur di evitare di incattivirla entro le reti di un Dio-persona, meglio distruggerla.”

( dalla prefazione a Friedrich Nietzsche – “La Weltanshauung dionisiaca” – ediz. di Ar – Padova )

“Il metodo sperimentato dal Malynski consiste invece in una considerazione della dimensione profonda della storia, quella in cui, come dice Evola, “si applicano forze e influenza la cui azione spesso e’ decisive e che non dir ado non sono nemmeno riconducibili a cio’ che e’ soltanto umano, individualmente o collettivamente umano”; gli eventi storici vengono dunque visti – secondo una prospettiva che il Malynski ha ereditato dalla migliore storiografia cattolica, ma che e’ precedente a essa e si riporta a una visione classica e indoeuropea – come il manifestarsi di uno scontro fra forze del cosmos e forze del caos, fra tradizion e e anti-tradizione, fra luce e tenebra. E’ in questo piano metastorico che hanno la loro radice le parti in lotta scontrantisi sulla superficie storica; cio’ risulta evidente soprattutto quando si consideri (…) la frequente apparizione di uomini capaci di immolarsi impersonalmente, quasi nell’adempimento di un compito che sta di la’ dalla loro individualita’, di la’ dello stesso stato di manifestazione umana. E’ un fenomeno che Malynski ha visto verificarsi sul fronte della sovversione: un fenomeno, quindi, di demonismo. Volonta’ parimenti ascetiche, ma orientate nel senso di una spiritualita’ luminosa e positive, nello schieramento opposto sono quasi mancate: finche’ queste non si manifesteranno, la storia dell’umanita’ continuera’ a svilupparsi secondo il piano della “guerra occulta.”

( dalla Presentazione a cura del “gruppo di Ar” )

Il presente saggio, opera di autore di area cattolico-tradizionalista di origini aristocratiche polacche, venne pubblicato in Francia per le edizioni “de Beauchesne” nel 1936 e tradotto – e curato nella sua prima edizione italiana – da Julius Evola per la casa editrice milanese “Hoepli” che lo pubblico’ tre anni piu’ tardi con il sottotitolo “Armi e fasi dell’attacco ebraico-massonico alla tradizione europea” inserendo un ventiduesimo capitolo (“Conclusione: L’Europa alla riscossa” che non compare nell’edizione originale francese) che venne aggiunto di comune accordo tra il traduttore e curatore dell’edizione originaria (il visconte francese Leon de Poncins) con il noto filosofo italiano fautore all’epoca di un tentativo di rettificazione anche ideologica all’interno del Regime Fascista mediante la pubblicazione di una serie di saggi sulla Razza e sulla questione ebraica.

L’autore, il conte Emmanuel Malynski, estintosi a Losanna nel 1938 era nato nella Polonia russa. Uomo di vasta cultura ma anche d’azione (fu pilota aviatore durante la prima guerra mondiale, noto schermitore, sportivo ed esploratore) dedico’ gran parte dei suoi studi alla fenomenologia cospirazionista e alle dinamiche ed ai processi di sviluppo sociali applicando a tali tematiche una lucidita’ quasi preveggente che ispiro’ tutte le sue opere.

Oltre alla presente sono state tradotte in italiano (e sempre per i titoli delle Edizioni di “Ar”) le opere dedicate alla “Fedelta’ feudale e dignita’ umana” e quella su “Il proletarismo” entrambe fondamentali per comprendere le dinamiche di sviluppo e di espansione dell’anti-tradizione, i suoi obiettivi piu’ o meno occulti e le conseguenze nefaste che questo vero e proprio piano sovversivo realizzato da menti diaboliche “superiori” (…Illuminati di Baviera, Frammassoni e Giudei….quando si dice la “genialita’ del Male”…) per la destabilizzazione e la disintegrazione dell’ordine tradizionale nel Vecchio Continente a partire dal XVIIImo secolo fino ai giorni nostri.

Un piano, una congiura ed un complotto predisposti per lo schiantamento spirituale, morale, etico ed infine secondariamente ontologico-razziale ed etnico delle popolazioni europee che l’autore ha descritto in maniera organica nella sua opera piu’ importante, “La grande conspiration mondiale”, pubblicata nel 1928 a Parigi e che in realta’ costituisce la sesta parte di un ciclo di scritti dedicati a “La Mission du people de Dieu” poderosi volumi che – partendo dalla visione tradizionale cattolica – smascherano l’impostura teologica del mosaismo militante contemporaneo occultato dentro l’insieme dei movimenti talmudico-cabalistici apparsi sulla scena mondiale e, a partire dalla fine del XIXmo secolo, presenti e ‘agenti’ anche all’interno dell’ideologia politica e della visione del mondo proprie del Sionismo di Theodore Herzl.

A differenza di cio’ che negli stessi anni pubblicava il suo collega francese, il de Poncins, nella visione del conte polacco si ha la sensazione di trovarci di fronte ad un lavoro onnicomprensivo, organico, riflesso di una metodologia di lavoro che e’ immune dalla superstizione del “fatto” e dalla superficialita’ che caratterizza la comune storiografia e che emerge con una “profondita’ di intuizione metapolitica nelle premesse dottrinarie e quella lucidita’ di analisi, coerente sino al paradosso – anzi, beffardamente incurante di questo – che gli scritti del Malynski rivelano” (*)

Ne “La grande conspiration mondiale”, “testo esemplare di un metodo storiografico che si esplica nell’investigazione della “terza dimensione” della storia, ossia nell’individuazione di quelle “cause prime” e di quelle intelligenze sotterranee che si nascondono dietro la facciata degli avvenimenti visibili” (1), e in questo “La Guerra Occulta” sono considerate le dimensioni profonde, interiori e occulte della storia al di la’ ed oltre le cause apparenti dei singoli avvenimenti ed eventi storici per scardinare e sviscerare fin dentro all’episodio un insieme panoramico di cause alla ricerca dei reali motori della storia e dei manovratori piu’ o meno occulti (..o “semi-discreti” per dirla con il francese Jacques Bordiot…) i quali in ultima analisi rappresentano le forze motrici di una dimensione metapolitica e i vettori metastorici di una conflittualita’ antagonistica radicale che e’ rappresentata dall’eterno scontro tra la Tradizione e la Sovversione ovvero tra le forze dell’Ordine e quelle del Caos informe o in quella ricerca di una dimensione “altra” degli eventi storici laddove – come scrivera’ Julius Evola nella prefazione dell’edizione data alle stampe nel ’39 – “si applicano forze e influenze la cui azione spesso e’ decisiva e che non di rado non sono nemmeno riconducibili a cio’ che e’ soltanto umano, individualmente o collettivamente umano.” (2)

Ora per comprendere pienamente cio’ che di valido rappresenta l’opera del Malynski riprenderemo immediatamente le parole con le quali l’avv. Edoardo Longo, nell’appendice inserita nell’edizione italiana in nostro possesso, scriveva: “Vi e’ un ulteriore elemento che contribuisce a rendere l’opera del Malynski un’analisi non logorata dal tempo: la funzione prospettica che questo libro svolge, proiettandosi dal passato al presente fino ad indicare alcune direttrici di ricerca nei confronti del nostro mondo – inteso sia come comunita’ metapolitica sia, in senso piu’ vasto, come koine’ di stirpi indoeuropee. E’ questo il terzo pregio de “La Guerra Occulta”: essa diviene simbolo e modello per una storiografia alternativa (come rileva anche H. Koussis nella “Introduzione”) che voglia percepire gli sviluppi della lotta metafisica illuminata dal Malynski, via via che questi si trasformano nel tempo attraverso le proteiformi strategie mondialiste.” (3)

Ed e’ sicuramente questa proiezione “allungabile” al presente ed, in prospettiva, nel futuro che rende senz’altro degna di ricognizione scrittoria l’opera dell’aristocratico polacco pubblicata in un’epoca storica significativamente percepita, fin da allora, come quella del “tramonto dell’Occidente” da autorevoli studiosi del pensiero politico e filosofico occidentale quando ancora – attraverso l’apparizione sulla scena politica mondiale delle rivoluzioni nazionali europee dell’Ordine Nuovo ossia dall’avvento del Fascismo italiano e del Nazionalsocialismo germanico – era ancora auspicabile e tentabile una rettificazione in senso anti-sovversivo mediante “il bastone e la carota” che determinate influenze, certi influssi spiritualmente in “ordine” con la welthaanshauung (visione del mondo) tradizionale, presenti all’interno di questi fenomeni ideologico-politici, avrebbero potuto comportare per un riordinamento razziale, etico e spirituale delle stirpi europee.

“La Guerra Occulta” disegna e svela i diversi “fils rouges” dell’altra-storia: quella occulta, che si svolge dietro le quinte della politica, invisibile alle masse e alla stragrande maggioranza delle persone o – per dirla con le parole di un autorevole esponente della Grande Cospirazione riprese da Maurizio Lattanzio in uno dei suoi straordinari interventi scrittori:«Il mondo si divide in tre categorie di persone:
un piccolissimo numero che produce gli avvenimenti;
un gruppo un poco più numeroso che vigila alla loro esecuzione
e ne segue il compimento, e, infine,
una stragrande maggioranza che non conosce mai
ciò che si è prodotto in realtà» (4)

Questo e’ difatti il principale motivo per cui e’ necessaria una ricognizione d’analisi sul testo del Malynski a distanza di quasi ottant’anni dalla sua comparsa. Un volume che oltre a svelare i “dietro le quinte” degli avvenimenti – compresi tra l’avvento delle forze “illuministico-sovversive” e quindi della Rivoluzione-madre francese fino a quella “gemella”del giudeo-bolscevismo “russo” del 1917 – ci illumina ed illustra in maniera esemplare la metodologia operativa delle forze sovversive, i loro scopi ed obiettivi immediate e in prospettiva oltre a soffermarsi sui mezzi utilizzati per suscitare determinati stati emotive tra le masse ossia a “provocare” artificialmente etat’s d’esprits conformi a risvegliare stati alterati delle coscienze.

Avvenimenti fondamentali e ampiamente illustrati dal Malynski quelli determinanti la vittoria delle forze rivoluzionarie francesi degli “immortali Principii dell’89”; i principii maledetti della fratellanza internazionale, dell’ugualitarismo livellatore e della liberta’ intesa caoticamente quale volonta’ di dissolvere e disintegrare qualsivoglia ordine costituito, una liberta’ “libertaria” e “anarcoide” degna degli strati subumani di quel cosiddetto “Quinto Stato” che e’ manovalanza informe composta da utili idioti e reietti da sempre “agitati” e agitabili da forze ‘altre’… si tratta, nella fattispecie, di spiriti ‘desti’, di influenze sataniche abilmente e “magicamente” risvegliate dall’apprendistato stregonico di sette segrete le quali, come grandi burattinai dietro le quinte della storia, da dietro il palco muovono i fili delle loro marionette indirizzandone i passi, le mosse e le decisioni….anche – soprattutto – in questo senso dev’essere inteso un testo come “La Guerra Occulta”…come il combattimento di forze ‘destate’ e stati dell’essere modificati ad arte da quel “grand jongleur” che tutto controlla e tutto tende a fagocitare nella propria ragnatela…

Da quella “rivoluzione-madre” francese e dalla “sorella” “americana” con la proclamazione della carta dei diritti civili si passera’, nel XIXmo secolo all’affermazione dei cosiddetti “risorgimenti” nazionali (laicizzanti, democratici e liberali, ispirati ed eterodiretti da societa’ segrete controllate dalla Frammassoneria internazionale), all’esasperazione della cosiddetta “questione sociale” che dalla seconda meta’ dell’Ottocento scuotera’ l’intera Europa arrivando infine alla vittoria delle forze anti-tradizionali socialcomuniste sovietiche ossia al Golpe Ebraico-Bolscevico di Lenin che infliggera’ un colpo mortale alla Russia tradizionale, zarista ed aristocratica, portando all’avvento di una Repubblica dei Soviet dominata dall’abnorme utopismo livellatore dell’ideologia marxista e dalla cricca giudaica onnipervadente e asfitticamente distribuita in tutti i principali gangli dello Stato sovietico per sua natura sovversivo di qualsivoglia ordinamento internazionale, vettore demoniaco-discendente scagliato contro l’Europa ed il mondo nonche’ forza rivoluzionaria tellurico-lunare indirizzata su di un piano unicamente discendente ed operativa esclusivamente in un orizzonte materialista orizzontale; forza ideologica, politica, economica, militare e anti-spirituale tesa all’omologazione mediante dittatura del proletariato dell’umanita’ in nome dei “principii” del Socialismo di Marx che, “stranamente”, ricordano tanto quelli presenti nelle scuole talmudiche dell’ebraismo ortodosso anti-cristiano o l’elaborato programmatico sovversivo dei “Protocolli dei Savi Anziani di Sion” che, peraltro, questo scombussolamento della Russia zarista aveva previsto con dodici anni di anticipo….

Ora per comprendere pienamente la validita’ contemporanea e quindi l’attualita’ del pensiero malynskiano occorre fare nostre le parole con le quali Maurizio Lattanzio “introduceva” i lettori (di “Orion” prima e di “Avanguardia” successivamente) sulla “fenomenologia” del “Mondialismo” laddove scriveva: “Il termine mondialismo si riferisce ad una concezione politico-culturale di cui si fanno portatori e diffusori potenti gruppi tecnocratico-plutocratici occulti o, quanto meno, defilati, non esposti alle luci dei riflettori -cioè dei mass-media sapientemente manovrati- che illuminano la grande ribalta politica internazionale. Costoro operano tramite istituzioni parimenti occulte o, se si preferisce, semi-pubbliche (Trilateral Commission, Bilderberg Group, Council on Foreign Relations, Pilgrims Society, sistema bancario internazionale, ecc.), con l’obiettivo di giungere alla realizzazione di un progetto che prevede l’instaurazione di un unico Governo Mondiale, depositario del potere economico, politico, culturale e religioso. Le articolazioni strutturali di un simile progetto -già in via di attuazione, si pensi solo all’Unione Europea- sono fondate sulla integrazione dei grandi insiemi (USA -in posizione preminente- Europa Occidentale, Giappone, Russia e relativi satelliti, Cina Popolare, Terzo Mondo), che saranno sottoposti al dominio dei tecnocrati-funzionari dell’apparato di potere plutocratico installato nei consigli di amministrazione delle banche e delle multinazionali. Sono le strutture operative del comando oligarchico dal quale l’Alta Finanza internazionale pianifica e concretizza l’asservimento dei popoli mediante i diabolici meccanismi della Grande Usura. La manifesta aspirazione a fare dell’ordine di valori di cui si è portatori il centro di gravità di un processo di unificazione mondiale, è stata sempre caratteristica costante di ogni forma tradizionale, di ogni religione e, più ampiamente, di ogni movimento di Idee ispirato ai valori della tradizione (…)Il mondialismo, invece, è la scimmia dell’universalità; è la contraffazione antitradizionale delle idealità universali che hanno omogeneamente permeato le costruzioni politiche ed hanno ispirato le vicende storiche delle Civiltà tradizionali. L’universalità è un sistema di gerarchie ontologiche che configurano un ordine piramidale ascendente lungo un asse cosmico verticale, mentre il mondialismo, al contrario, è la materializzazione e la decomposizione internazionalistica in senso orizzontale dell’idea-forma universalistica. É la reductio ad unum, un processo dissolutivo discendente, il cui tratto distintivo è il riduzionismo, cioè la degradazione dell’umanità ad una poltiglia indifferenziata, secondo i perversi ritmi scanditi da condizionanti e alienanti dinamiche massificatorie. Punto d’arrivo è la serie degli individui-robot che ripetono demenzialmente uno stesso tipo dalle bestiali caratteristiche di tesaurizzatore, trafficante e consumatore di cose materiali. Questo obiettivo tattico è perseguito dall’oligarchia mondialista in funzione di una strategia di dominio planetario. Religione e politica, nazione e razza, cultura e costume, diventeranno puri nomi carenti di qualsivoglia contenuto; rappresentazioni multicolori da immettere nei mercantili e cosmopoliti circuiti della società mondiale dello spettacolo; allucinazioni collettive che surrogano la realtà, estraendo da ogni organico rapporto di interazione con il mondo interiore dell’uomo, il quale, del resto, dovrà essere ed è sostituito da una scatola vuota riempita, anzi, meglio, ingozzata dai falsi bisogni -ci sono anche idioti che li chiamano aspirazioni (sic!)- indotti dall’alienazione consumistica a fini di conservazione e di potenziamento del sistema capitalistico internazionale. Ridotto il valore ad interesse, l’individuo diventa schiavo della ricchezza e, conseguentemente, di coloro che la creano, la controllano e se ne servono con diabolica perizia.

L’istituzione mondialista è occulta, o, se si preferisce, per dirla con Bordiot, «discreta». È quindi necessario l’uso di una metodologia interpretativa storico-politica e sociologico-giuridica che miri alla individuazione di due oggetti o, meglio, di due aree di indagine situate in dimensioni diverse: quella dell’istituzionalità pubblica e quella dell’istituzionalità occulta. Queste due nozioni sono meri rilievi descrittivi; per quanto riguarda l’aspetto sostanziale, è più appropriato parlare, rispettivamente, di società «strumentalizzate» e di società «strumentalizzanti».

Il complesso istituzionale pubblico è il quadro di riferimento giuridico-costituzionale nel cui ambito si snoda la vita politica ufficiale delle nazioni (governi e parlamenti, partiti e sindacati, dichiarazioni politiche e prese di posizione diplomatiche, ecc).

L’istituzionalità pubblica presenta dei profili e delle dinamiche esterne, apparenti, palesi, a volte addirittura appariscenti, che si articolano in una serie di atti e di fatti, i quali, ripresi, rilanciati e, soprattutto, gonfiati dai mass-media, servono alla fabbricazione delle opinioni che saranno poi propinate come materia di dibattito, nel libero confronto democratico, alle turbe di imbecilli che infestano l’epoca contemporanea.

L’istituzionalità occulta o, per usare un eufemismo, ufficiosa, è il complesso degli organismi privati (consorterie ebraico-massoniche, Banca, Multinazionale, CFR) privi di qualsiasi rilievo giuridico-costituzionale, mediante i quali l’oligarchia matura le scelte funzionali alla realizzazione dell’obiettivo strategico ultimo: il raggiungimento del potere mondiale.

La corte degli stracci che cela l’esistenza e l’operatività della dimensione istituzionale occulta, è rappresentata dall’istituzionalità pubblica. Essa provvede all’esecuzione di decisioni e progetti adottati dall’oligarchia mondialista in ambienti esclusivi, ristretti, sottratti a qualunque forma di controllo popolare e in regime di assoluta irresponsabilità. Il complesso istituzionale occulto decide felpatamente al riparo da occhi indiscreti; il complesso istituzionale pubblico esegue tra i grandi clamori e le scintillanti coreografie approntati dagli squallidi giullari dell’informazione del Sistema.

La dimensione occulta è il luogo politico, l’ambito di ricezione e lo spazio di aggregazione delle risultanti del processo di distillazione e condensazione verso l’alto sociale dei soggetti, delle tendenze etiche e delle connotazioni psicologiche che caratterizzano in senso mercantile e materialistico la borghesia e il proletariato. Siamo di fronte a categorie economiche che, nel corso dell’esercizio della loro prassi di potere, non possono esimersi dal subire un processo di decantazione che proietti ai vertici delle loro società -rispettivamente, all’ovest come all’est- l’oligarchia tecno-plutocratica e l’oligarchia tecno-burocratica. Esse -data l’identità del materiale umano da cui sono formate, delle premesse ideologiche illuministiche da cui muovono e dall’azione di collegamento omogeneizzante sviluppata dalle componenti tecnocratiche, comune ai due sistemi- sono quindi destinate alla fatale convergenza mondialista.” (5)

Senza “ma” e senza “se” queste ‘coordinate’ ideologico-politico continuano a formare la nostra “direzione di marcia” metapolitica e vanno ad uniformare la nostra divisa militante al di la’ e assai oltre qualsivoglia affermazione destinata a ricognizioni analitico-scrittorie ‘apparentemente’ “difformi” (…per gli idioti ‘conformi’ ovviamente…per i quali sarebbe comunque impossibile qualsiasi “conformita’” a qualsivoglia ordine tradizionale mancando precisamente le coordinate basilari e i punti di conversione verso il Divino…costoro sono dei semplici raccatta-stracci ideologici…cenciaioli dei residuati ideali e politici del Xxmo secolo e, fondamentalmente, dei falliti “svolazzanti” da un fallimento all’altro alla “insistente” e ugualmente deficiente ‘cerca’ dell’ultima “illusione….costoro si ‘attaccano’ sannguisugamente a qualsivoglia idea e ideologia possibile in mancanza di un predisponente ordine ontologico-razziale e con la vana speranza di riuscire a dar vita ai propri contorti “sogni”….) da un percorso di milizia politica che riteniamo assolutamente in ‘ordine’ con la battaglia anti-mondialista, anti-sistemica, anti-ebraica e anti-sionista ‘intrapresa’ venticinque anni or sono…

E adesso veniamo al volume di Malynski il quale prende, e forse questo e’ il limite della presente opera dell’autore, in considerazione esattamente un intero secolo e due anni (dal 1815 al 1917) per delineare lo sforzo della Sovversione nella sua attivita’ di disintegrazione dell’ordine tradizione sul Vecchio Continente.

“La chiave dell’intera storia del diciannovesimo secolo – scrive l’autore – e’ l’evoluzione del movimento rivoluzionario dal 1789 fino al bolscevismo. Questa lotta sotterranea si e’ iniziata con la Rivoluzione francese sostenuta dagli “Illuminati” riunitisi al convegno di Wilhelmsbad sotto la presidenza del professore bavarese Weishaupt. Un settore della citta’ era gia’ assediata da qualche decina d’anni – giacche’ essa lo era dal tempo di Voltaire, di Rousseau, dell’Enciclopedismo e della diffusione delle logge – uno dei settori piu’ belli, fu preso d’assalto e i suoi abitanti furono arruolati per l’attacco contro i settori circostanti. Come accade negli assedi veri, questa parte della cittadella fu ripresa dagli assediati dopo i combattimenti accaniti che costituirono l’epoca napoleonica. Gli assedianti allora si ritirarono e rientrarono nelle loro posizioni di copertura. Ma essi lasciarono nella piazzaforte un germe infettivo che vi fruttifico’, si’ che la Francia divenne nel secolo diciannovesimo l’enfant terrible di tutta l’Europa. E’ dalla Francia che trassero nascita quelle rivoluzioni, che, sotto lo pseudonimo di idee liberali, nobili e generose, col loro graduale realizzarsi modificarono insensibilmente la faccia del mondo cristiano e la struttura interna della societa’ europea, a beneficio di elementi rivoluzionari, fra i quali gli Ebrei stanno in prima fila. Tutta la storia profonda del diciannovesimo secolo, fino alla guerra mondiale, e’ la storia di questa lotta – muta e sorda nella gran parte dei casi – fra gli assedianti, che sapevano bene quello che facevano, e gli assediati, che non si rendevano conto di quanto accadeva.”

Questa la realta’ fattuale della storia del XIXmo secolo: l’incessante lotta tra due visioni del mondo contrapposte che andavano a scontrarsi periodicamente attraverso l’escrescenza luciferino-infernale di alcune “fiammate” di rivolta popolari – tutte sapientemente eterodirette da una setta occulta capace di mimetizzarsi all’interno delle diverse societa’ europee acquistando progressivamente alla propria causa il fior fiore della stessa aristocrazia utilizzata esclusivamente per quelli che erano gli obiettivi immediate dei conclave frammassonico-giudaici e successivamente altrettanto sapientemente scaricata a vantaggio della classe borghese prima e del proletariato poi – determinando le nuove dinamiche socio-politiche e la nuova ondata sovversiva che nei decenni successivi alla fine dell’epoca napoleonica e per tutto l’Ottocento avrebbe eroso inevitabilmente, modificandone radicalmente idee culturali e costume, la storia dell’Europa.

L’ondata rivoluzionaria che investi’ il Vecchio Continente – durante tutto l’arco di tempo che andra’ dal Congresso di Vienna (1815) fino alla rivoluzione giudeo-bolscevica “russa” (1917) – non puo’ che essere rappresentata se non come l’espressione massima di un’insieme di correnti culturali, ideali e politiche evocate sapientemente dagli apprendisti stregoni di quelle societa’ segrete che, proprio come scrive e ricorda il Malynski, a partire dal convegno di Wilhelmsbad avrebbero creato i presupposti, favorito le istanze e “magicamente” evocato le cause per lo scatenamento dei moti “liberali” e nazionalistici che interesseranno tutto il Vecchio Continente e quella “questione sociale” alla quale si dedichera’ infaticabile il giudeo Karl (Kiessel Mordechai) Marx, nipote del rabbino di Treviri, altolocato borghese di nazionalita’ tedesca traslocato a Londra dove issera’ il suo quartier generale della Rivoluzione proletaria mondiale assieme all’amico Engels teorizzando la disintegrazione ed il superamento delle rivoluzioni borghesi e la costituzione di una societa’ comunistica ossia l’avvento del Quarto Stato dei reietti e dei proletari della terra; la chiamata alle armi di tutta la spazzatura umana del pianeta e – soprattutto – l’esaltazione mediante l’odio di classe e la propaganda sovversiva dei piu’ bassi istinti individuali (invidia, accidia, brama di potere) tipici della plebaglia…

A Marx andrebbe issato un monumento per la vigliaccheria e la vilta’ di un pensatore, un filosofo, un benestante parvenu’ – mantenutosi in vita grazie ai lasciti ed alle fortune della ricca famiglia della di lui moglie – che seppe istigare alla rivolta il popolino dei quattro angoli del pianeta in nome di quelle idee di uguaglianza sociale, di fratellanza internazionalista e di liberazione dal “giogo” o tirannia del danaro che inevitabilmente riusci’ (nel suo “Manifesto dei Lavoratori”) a tramutare in un invito perenne alla rivolta costante contro ogni forma di autorita’, ogni Stato e tutte le Istituzioni.

Senza comprendere l’opera sovversiva che uni’ la Frammassoneria (specialmente quella britannica), il lavorio interno alle societa’ europee esercitato dalle sette segrete (Carboneria, Giovane Europa mazziniana, gruppi studenteschi liberali e democratici) e gli ideali del socialismo “scientifico” di Marx non si potra’ mai arrivare a capire il reale senso di marcia della Rivoluzione del XIXmo secolo: saranno queste forze, unitamente al ruolo di coordinamento e controllo svolto dall’Internazionale Ebraica, che determineranno etat’s d’esprits sovversivi necessari per il risveglio di quelle forze “dell’aria” che – una volta destate – divengono agenti-sovversivi indistinti e operanti al di la’ degli stessi e ben oltre gli stessi protagonisti degli avvenimenti ….sono forze telluriche, psichico-immateriali, che appartengono al regno della “spiritualita’ rovesciata”, nascoste ed occultate nell’infraumano e nell’impersonale e che rappresentano, per ogni individuo, una “possibilita’” in quanto presenti a livello inconscio nella natura primordiale, animale e furiosa contro qualunque ordine e qualsiasi regola, di chiunque e percio’ pericolose.

Forze psichiche dicevamo: forze latenti ma sempre pronte al “grande risveglio”. E cio’ puo’ avvenire soprattutto se a dirigere quest’opera di “scatenamento” dell’inconscio ribelle vi sono “maghi” esperti, professionisti della natura umana e delle sue debolezze, interpreti di una contro-storia indicibile (non scritta e mai narrata completamente) che rappresenta il perenne dispiegamento di forze sovversive al servizio di quella contro-chiesa di Satana sempre in armi contro le forze dello Spirito e della Tradizione e sempre pronta a dar battaglia utilizzando tutti gli strumenti idonei (ideologie politiche, idee culturali, mode e costumi, strumenti di livellamento e controllo di massa, sistemi e legislazioni, ordinamenti e supergoverni occulti) per realizzare la “Grande Impostura” o Grande Parodia dell’avvento della contro-iniziazione che i Testi Sacri – tutti i Testi Sacri in ordine con i principii ed i valori della Tradizione Informale – hanno saputo riconoscere come l’era del Kali Yuga supremo (o “era del cinghiale bianco”) , l’epoca cioe’ dell’oscuramento di tutti i valori, dell’annullamento di tutte le fedi, dell’annichilimento della morale e della negazione suprema di Dio e della sua piu’ riuscita creatura: l’essere umano.

Prosegue l’autore: “Un tale processo ha durato esattamente un secolo e due anni – 815-1917 – ed ha condotto a due risultati. Il primo e’ la trasformazione della sesta parte del mondo abitato in un focolaio rivoluzionario impregnato di massoneria e di giudaismo, nel quale l’infezione matura e si fa cosciente delle forze da essa organizzate in tutta sicurezza in vista della seconda parte del programma (…e come potrebbe essere altrimenti? Chi e’ cosi’ cieco e sordo da non rendersi conto dei risultati ‘conseguiti’ da “lorsignori” gli Illuminati di tutte le epoche, di tutte le risme e di ogni ‘colore politico’ quando ci troviamo di fronte alla kippizzazione completa e permanente dell’intero continente? Quando abbiamo un’Unione Europea risultante dei processi di involuzione democratici e obiettivo delle alchimie mondializzanti dei signori della “casta” del vapore mondialista alias la Finanza Internazionale senza volto e senza patria, del cosmopolitismo errante giudaico, del lavorio occulto e discreto delle societa’ massoniche, dell’espansione a livello planetario – alias Globalizzazione ossia mondializzazione ed esportazione dell’”American Way of life” che di queste tendenze e’ lo stadio supreme – di questi virus sovvervisi? Ndr …).

Il secondo – continua il Malynski – e’ la trasformazione del resto del pianeta in un ambiente molle, disarticolato e diviso interiormente da rivalita’ irascibili e da odii campanilistici. Essa l’ha reso incapace di ogni iniziativa a carattere offensivo e perfino difensivo contro un nemico, le cui forze e la cui audacia erano considerevolmente cresciute e che, sicuro della sua immunita’, credeva di poter sempre attaccare senza correre il rischio di doversi mai difendere.

In definitive, cio’ si dovette ad un ambiente mondiale cosi’ dominato dal capitalismo, cosi’ anemizzato dalla democrazia, cosi’ scosso dal socialismo e diviso da nazionalismi male intesi, da non esser piu’ capace di opporre una salda resistenza a un simile attacco.”

E’ traendo le logiche conclusioni da queste parole del Malynski che si possono meglio comprendere i tanti fittizzi, creati ad arte, irreali e demenziali antagonismi che vedranno nel XXmo secolo – e soltanto per fare alcuni esempi – la Russia sovietica opporsi alla Cina altrettanto comunista …dicotomia e antagonismo macro-regionale eurasiatici in nome di una pretesa rivendicazione dell’ortodossia di un’idea sovversiva e rivoluzionaria che, in entrambe le due nazioni, ha provocato milioni di vittime sacrificate sull’altare della “ragione”, delle “collettivizzazioni”, delle “pianificazioni” piu’ o meno totali ed infine dei gulag della morte dai demoni del socialismo scientifico e dagli intellettuali che ne saranno le spine dorsali ed i propagandisti piu’ efficaci…in nome del popolo contro il popolo messo alla gogna e soffocato dentro “nazioni-carceri” per le quali i marxisti non hanno esitato un momento ad innalzare muri infine miseramente crollati come la loro squallida e bestiale ideologia di morte.

Ed e’ altrettanto facilmente riconoscibile il processo di disintegrazione e polverizzazione che ha caratterizzato – dal primo dopoguerra mondiale fino ai giorni nostri – il mondo arabo-islamico ieri riunito sotto le insegne dell’Impero Ottomano e successivamente degenerato nei nazionalismi contrapposti (arabi contro turchi ma anche anche, in Irak o Siria, arabi contri curdi) ed infine nella costituzione di un insieme disarticolato, inutile, sottomesso ai diktat della grande finanza e del capitalismo internazionali di Stati e nazioni arabe che spesso si sono trovate litigiosamente le une contro le altre durante le fasi piu’ acute dell’aggressione imperialista europeo-statunitense o in occasione della proclamazione del cosiddetto “stato d’Israele” alias l’entita’ criminale sionista occupante la Terra Santa di Palestina.

Identico discorso poi puo’ farsi per la dicotomia pakistano-indiana; per i focolai di tensione del sud-est asiatico e senza andare a scomodare tutti i piccoli nazionalismi africani che hanno condotto quel continente alla deriva per decenni tra genocidi, scontri tribali, guerre inconcepibili che si sono sommate ai problemi naturali di un insieme di popolazioni storicamente sottomesse al giogo straniero e ancora oggi ultime espressioni di quel cosiddetto “terzomondismo” che, se da un lato puo’ “piacere” ai vaneggiamenti senza senso dell’intellettualismo sinistroide marxista, dall’altro lato mantiene saldamente al potere e non scalfisce le posizioni di totale supremazia plurisecolarmente conquistate dagli occidentali (americani ed europei) che ancora dominano l’Africa attraverso le loro Multinazionali ed i loro traffici infami (di morte, di vite umane che non hanno alcun valore, di armi, di droga, di organi, di persone ed individui…l’epoca del colonialismo non e’ finita…ha semplicemente mutato volto).

Scrive ancora Malynski: “Nel 1813 l’Europa tradizionale si era infine decisa a reagire solidalmente contro la rivoluzione, personificata da Napoleone. Si trattava proprio della rivoluzione, e non della Francia, cosi’ come si combatte contro la malattia di cui una persona e’ affetta, e non contro la persona stessa. La miglior prova di cio’ e’ che il Congresso di Vienna non abuso’ affatto della sua vittoria nei riguardi della Francia vinta, la quale nulla ebbe a perdere del suo territorio, allorche’ ridivenne una grande monarchia onorabile e onorata. I monarchi di diritto divino dell’Europa non facevano che riparare alla loro colpa capitale, per via della quale avevan corso il rischio di perdere la corona e che avrebbe spinti i loro popoli nelle convulsioni democratiche gia’ da un secolo prima del termine fissato dal destino. Questa colpa si riferiva al fatto che tutti i monarchi, come myopia, avevan dato i punti perfino a Luigi XVI. Questi si era ostinato a non vedere che dei movimenti accidentali di rivolta, dovuti a scontenti occasionali, la’ dove invece cominciava l’era rivoluzionaria. Del pari, quei monarchi non pensarono che a delle rivalita’ di nazionalismo campanilista invece di mettersi d’accordo come un solo uomo, dimenticando le loro divergenze croniche che, ne confronto, eran solo discordie di famiglia, per schiacciare in germe, prima che potesse manifestarsi e diffondersi, il pericolo minacciante il mondo. Come fin troppi dei nostri contemporanei, essi sembrarono non rendersi conto, che s’iniziava un nuovo capitolo della storia. La guerra per eccellenza del diciannovesimo secolo doveva essere quella degli strati sociali contrapposti: la guerra della democrazia universale contro l’elite universale; la guerra del Basso contro l’Alto; e la guerra del mondo infero contro il mondo divino sara’ in genere la logica conseguenza. Dove la democrazia trionfera’, la’ il Basso diverra’ Alto e dovra’ difenderso contro qualcosa di piu’ basso ancora, che a sua volta si trovera’ nella stessa situazione appena giunto al potere e al vertice. Di massima e’ stata sempre la guerra della democrazia contro un’aristocrazia relativa, e cosi’ dovevano andare le cose, fatalmente, fino al giorno in cui si tocco’ il fondo. A tut’oggi solo la Russia ha raggiunto quello zero assoluto, al disotto del quale non vi e’ piu’ nulla; cosi’ essa e’ il solo paese, nella storia, in cui la rivoluzione sia stazionaria e non progredisca piu’ in profondita’: essa tende solo ad espandersi, ne’ potrebbe essere altrimenti.”.

L’insieme dei movimenti rivoluzionari – da quelli democratici e liberali dell’Ottocento passando per i nazionalismi “risorgenti” ed infine al socialcomunismo – hanno rappresentato nient’altro che tappe di un piano diabolico e sovversivo che e’ servito a distruggere l’Europa tradizionale con la sua civilta’, le sue istituzioni, la sua cultura e storia.

Ogni movimento sovversivo e’ servito ad avanzare in questa direzione discendente: non vi e’ assolutamente niente da salvare nelle esperienze delle rivoluzioni “risorgimentali” dell’Ottocento ne’ nei nazionalismi di stampo liberale che seguirono e che esportarono attraverso l’esperienza coloniale le stesse identiche idee sovversive dall’Asia all’Africa al Sud America. E l’ultimo stadio, lo stadio subumano, rimane quello ‘tentato’ e realizzato in Russia e su piu’ vasta scala dal secondo dopoguerra mondiale nell’Europa Orientale ed in altre nazioni del globo di quella specie di “vivisezione” dei tessuti sociali rappresentata dall’alchimia sociale del Comunismo che, ovunque si sia realizzato, ha provocato nient’altro che morte e dolore, vittime e stragi inaudite come inevitabilmente un’ideologia sediziosa e sovversiva qual’e’ quella marxista puo’ produrre.

Agli intellettuali marxisti che proferivano il verbo della “rivoluzione perenne” verrebbe da chiedere quali realizzazioni siano state conseguite (dall’Unione Sovietica dei gulag stalinisti fino alla Cina di Mao) che non fossero la negazione suprema ed assoluta di ogni idealita’ e spiritualita’ umana: contro Dio, contro l’Uomo, contro ogni idea di Nazione e di Patria il Marxismo si e’ diffuso ovunque come un vero e proprio germe mortale….un virus infettivo da arginare, da comprimere e da abbattere per evitare il contagio.

Un’ideologia malefica che ha istigato fratello contro fratello, figlio contro padre, moglie contro marito….conseguendo il ribaltamento di tutti i valori nelle societa’ occidentali depauperizzate dall’ondata contestataria e pseudo-ribellistica dei borghesi figli di papa’ che giocavano, nelle universita’, alla “rivoluzione” idolatrando i Marx, i Mao, i Che Guevara di turno e senza rendersi conto che le loro istanze libertarie avrebbero nient’altro che provocato l’ennesimo balzo in avanti nella disarticolazione sociale comunitaria e nella disintegrazione ontologica individuale di un’umanita’ stordita e lasciata incosciente davanti alle nuove forme ribellistiche del “tutto e subito” organizzate, preparate e eterodirette da quei crani ebraici provenienti dalla cosiddetta “scuola di Francoforte”….

I risultati di questa deriva dal Sacro e dall’Ordine li avete sotto gli occhi: questa e’ la vostra societa’, questi i risultati conseguiti mediante le battaglie “sessantottine” o post-sessantottine pro-abortiste, pro-divorziste e pro-libertarie….Liberta’ che ovviamente poi si cerca di impedire o viene tolta ai “revisionisti” o negata di fatto alle voci scomode e fuori dal coro belante delle pecore matte della contemporaneita’ contorta e demenzialmente diretta verso il nulla post-nichilista…. Questa, ‘signori e signori’, e’ la democrazia cioe’ quell’artificio organizzato dalla classe borghese quale ordinamento della societa’ moderna: “la verita’ e’, invece, che la rivoluzione e la democrazia – per utilizzare le splendide parole del Malynski – sono solo mezzi impiegati nell’insieme di un piano di cospirazione generale per strappare il potere sul popolo dalle mani di quel gruppo e a quell’idea positivamente aristocratica, che son sempre stati al di sopra e al di la’ della maggioranza del genere umano. Rivoluzione borghese, democrazia, rivoluzione “sociale”, comunismo, non sono che tanti episodi del duello gigantesco fra due grandi principi, personificati l’uno dalla Tradizione, l’altro dall’anti-Tradizione.”.

E se l’individuo e’ sempre stato nient’altro che il soggetto di questa rivoluzione in marcia, che non accetta critiche, che non desidera ostacoli sul suo cammino e tutto divora e ingoia in nome del progresso, della tecnica, della scienza, dell’evoluzionismo e degli Immortali Principii dell’89 e’ altrettanto vero che sono stati i popoli tutti a subire l’onda d’urto tsunamica e le conseguenze nefaste, gli effetti devastanti e i disastri sociali provocati dalle dinamiche sovversive rivoluzionarie.

Derive che furono evidenti a pochi, pochissimi politici, all’epoca in cui il Congresso di Vienna cercava disperatamente di salvare il salvabile di un’Europa squassata dal verbo rivoluzionario e calpestata dalle armate napoleoniche che di quel verbo si fecero interpreti e vettori piu’ o meno coscienti. Il solo Metternich sara’ dunque colui che provera’ a raddrizzare una situazione insostenibile rendendosi conto perfettamente del pericolo corso e di quello che sarebbe potuto ripetersi per tutte le nazioni del Vecchio Continente se non si fosse tagliata la testa dell’idra rivoluzionaria che nuovamente si sarebbe destata, alla prima occasione, per colpire mortalmente l’aristocrazia europea.

“La superiorita’ di Metternich rispetto a tutti gli uomini di Stato del suo secolo – per non parlare di quelli dei tempi successive – consiste precisamente nell’aver visto come unita’, come sintesi, il male futuro. Avendo constatato quel fronte unico dalle denominazioni diverse, egli cerco’ di radunare tutti i suoi, tutti coloro che la Rivoluzione considerava come future ostacoli, in un altro fronte unico, senza distinzioni di nazionalita’, da opporre al primo su tutta l’estensione dell’Europa. Era, questa, una innovazione inedita e creativa nel dominio politico, che si puo’ cosi’ riassumere: “Ormai in Europa nessun nemico piu’ a Destra” – col corollario: “Tutto quel che e’ a Sinistra, o solamente fuori dalla Destra integrale, ci e’ nemico!”. Su tale terreno, Metternich s’incontra con Lenin, ma non s’incontra con nessuno dei conservatori contemporanei….”

E che la cosiddetta “restaurazione” sia stata una “restaurazione a meta’” ossia un semplice tampone momentaneo rispetto alle dinamiche sovversive e rivoluzionarie che sarebbero ricominciate immediatamente in tutta Europa era evidente alla luce di una verita’ fattuale storica: i processi rivoluzionari in tutta la loro estensione non possono essere fermati – al massimo solo bloccati per qualche periodo piu’ o meno breve – senza sradicare l’origine stessa, le cause profonde, che li hanno generati.

Non aver compreso o non aver voluto comprendere questo aspetto del problema, aspetto fondamentale, e’ stato probabilmente l’errore piu’ grave che contraddistinguera’ gli uomini di Stato dell’epoca compresa tra il 1815 ed il 1848 anno in cui una nuova ondata rivoluzionaria portera’ nuovi venti di tempesta su tutto il continente permettendo oltretutto in Italia, Ungheria, Germania la schiusura dei Ghetti (sara’ di quell’anno l’editto emanato da Carlo Alberto di Savoia che concedera’ i pieni diritti civili ai giudei nel Regno di Sardegna dove – da allora – si installeranno ai piani alti dell’Amministrazione e al fianco degli uomini di Stato elementi ebrei che ne dirigeranno l’azione politica fomentando linee liberali che vedranno di li’ a pochi anni il Piemonte diventare il motore centrale del Risorgimento italiano).

Dietro alle “liberta’ democratiche”, ai “diritti civili” e alle “rivendicazioni nazionali” si muoveranno cosi’ in tutta l’Europa elementi di eletta ascendenza, israeliti e massoni, pronti a sommergere il continente di nuove fiammate incendiarie che favoriranno l’anti-clericalismo militante, il laicismo dei nuovi Stati “nazionali” e le istanze piu’ radicali dell’estremismo repubblicano da un lato e quelle altrettanto estremiste dei socialisti….

Repubblicani e socialisti che, naturalmente, andavano – assieme ai liberali, ai democratici ed ai monarchici “illuminati” – a “braccetto” ritrovandosi tutti quanti all’interno delle logge massoniche di cui facevano parte i Garibaldi come i Mazzini cosi’ come i Marx, i Moses Hess (sionista ante-litteram e razzista xenofobo suprematista ebraico autore di un volume “Rom und Jerusalem” nel quale contrappone il primato razziale ebraico a quello non ebraico) e altri elementi noti dell’epoca.

Scrivera’ per i suoi contemporanei il Malynski: “La Restaurazione, propriamente parlando, non e’ stata una controrivoluzione facente tabula rasa di quanto era accaduto: in cio’ sta la sua debolezza. Dimentica dell’avvertimento evangelico, questa realizzazione pallida e prudente invece si ingegno’ di mettere il vecchio vino della regalita’ tradizionale, che aveva dato al regno di Francia la sua forma, negli otri nuovi e sanguinosi lasciati dai regicidi. Il risultato, come sis a, fu quello predetto dall’Evangelo. Ci si limito’ a quell programma meramente difensivo, che non ha raccolto trionfi, ma solo disastri; al programma di quei “moderati” che frenano e reprimono, ma mai fanno decisamente un voltafaccia e una macchina indietro, tanto che coloro che li seguono finiscono sempre col travolgerli e col passare sui loro corpi. Nel 1815 soltanto l’Austria si travava nella verita’ pratica e realistica della storia. Essa sola riconosceva, attraverso lo sguardo del suo Cancelliere, che contro un piano di cospirazione storico risalente ben oltre il 1789, e di cospirazione totale, giacche’ esso era religioso e secolare ad un tempo, occorreva una reazione totale e non parziale, una reazione che mirasse all’essenza e non al solo sintomo immediate: poiche’ non si guarisce di certo un veleno somministrandolo diluito in acqua zuccherata. Le xenofobie acute dei nazionalismi moderni, coi loro miopi egoismi, che van solo a profitto del comune nemico, resero l’Europa inorganizzabile. Essa non puo’ divenire una unita’ nelle diversita’, quale sia la cur ache si prenda per rispettare queste diversita’ in se stesse legittime. Gli imbecilli hanno un bel gridare dai tetti che la religione non e’ piu’ nulla: la religione e’ tutto, e il resto ne procede. Ecco perche’ la Santa Alleanza non ha potuto essere la continuazione del Sacro Impero. La Santa Alleanza sta al Sacro Impero come la Societa’ delle Nazioni sta alla Santa Alleanza. La Societa’ delle Nazioni sara’ una demagogia delle demagogie, e un’incoerenza alla seconda potenza, in altri termini, un parlamento dei parlamenti, una nazione delle nazioni, una folla delle folle. Peraltro, la Santa Alleanza fu gia’ piu’ che a meta’ del cammino separante il Sacro Impero dalla Societa’ delle Nazioni. Essa fu piu’ vicina a quest’ultima, poiche’, non dimentichiamolo, due dei suoi componenti, la Francia e l’Inghilterra, aveva gia’ il regime costituzionale dei parlamenti, coi quali i dirigenti dovevano fare i conti. Riassumento, il male, per il quale la Santa Alleanza doveva perire, era un male originario, inerente ad una data della storia, e contro cui nessuno poteva piu’ nulla nel 1815 giacche’ non si potevano sopprimere retroattivamente un Lutero e un Voltaire, un Calvino e un Rousseau. Sono i mani di questi morti, come quelli di Cromwell e Robespierre, riuniti contro il comune nemico, che dovevano uccidere la Santa Alleanza, poiche’ essa non aveva saputo ucciderli per la seconda volta nelle loro tombe.”

Come sottolineera’ Malynski il Metternich sara’, infine, l’ultimo grande Europeo in quanto “non apparteneva alla razza di quegli insensati che consideravano come colmo della saggezza diplomatic ail contemplar con compiacenza l’incendio divampante nella casa di un vicino incomodo, e che non si rendono conto di vivere in un’epoca in cui tutte le case della citta’ europea nascondono nel loro sottosuolo materie esplosive, senza che la loro stessa casa possa fare eccezione. (…) Metternich non avrebbe incoraggiato un regime repubblicano e democratico in una nazione vicina, per essere, questa, una rivale eventuale da indebolire e da avvilire. E’ cio’ che Bismarck, invece, benche’ monarchico e conservatore, fece con la Francia: poi, strumento inconscio della sovversione, non trovo’ niente di meglio che muover guerra alla Chiesa cattolica e mettersi in rapporto con l’ebreo Lassalle. Il socialismo di Stato di quest’ultimo pretendeva di non esser internazionale e di rafforzare la centralizzazione amministrativa ed economica dell’impero tedesco. Cio’, fino al momento in cui tale centralizzazione sarebbe stata completata. Allora un semplice cambiamento di personale sarebbe bastato per trasformare questo Impero, governato da una oligarchia aristocratica apparentemente piu’ possente che mai, in una repubblica governata, ben piu’ dispoticamente, da un’oligarchia ebraica o ebraicizzata.”.

Cosa che in realta’ poi avvenne alla fine della Grande Guerra dopo che , stremata ma invitta, la Germania si ritrovo’ l’incendio – anzi una serie diversa di incendi – di stampo bolscevico in casa ….ed allora furono costretti a chiamare, i nuovi padroni socialdemocratici e repubblicani tedeschi di Weimar (la Socialdemocrazia tremante alleata con i popolari a formare quella coalizione di “centro” che per un quindicennio avrebbe impedito alle “estreme” di prendere il potere opponendosi alla sovversione marxista ed all’ascesa del Nazionalsocialismo e delle forze della Rivoluzione Conservatrice che sognavano la rinascita del Reich….Hitler avrebbe dato ai “conservatori” ed allo stato maggiore prussiano ‘modo’ e occasione per riconquistare alla Germania la gloria, l’entusiasmo e l’orgoglio nazionalpatriottici perduti dopo la “pugnalata nella schiena” del novembre 1918), a ricorrere al pugno di ferro militare e a quello, altrettanto duro come l’acciaio, dei Frei-Korps (i corpi franchi paramilitari organizzati da elementi dell’esercito e dalle milizie dell’estrema destra) per eliminare il virus bolscevizzante importato da quell’URSS che, solo un anno e mezzo prima, si era aiutata a divenire il centro principale della sovversione ed il fondamentale focolaio di infezioni per il resto del continente.

“Questo processo Lenin ce lo ha descritto nelle sue opera, e lo stesso Lassalle lo lascia intendere fra le righe della sua corrispondenza con un suo correligionario, con l’ebreo Karl Marx. Il nazionalismo si uccide da se’ quando raggiunge un tale grado di violenza e di ottusita’.”….

E, non si puo’ certo dire il contrario, nessuno fu piu’ ottuso dello Stato Maggiore germanico che nella prima guerra mondiale fomento’ e finanzio’ inizialmente il rientro in Russia di Vladimir Ulianov detto Lenin e di tutta la sua cricca ebraica “piombatamente” inviati su strada ferrata per fomentare la rivoluzione bolscevica nella Russia zarista in crisi sia militarmente che economicamente…

Ma quella della rivoluzione giudaico-bolscevica come del resto altre interessanti vicende della contro-storia segreta dell’Europa le andremo a vedere prossimamente…

La ricognizione d’analisi del testo del Malynski merita un altro e piu’ approfondito approccio…

Al momento bastino e avanzino comunque queste note “introduttive” all’argomento sempre essenziale della “Guerra Occulta”….la guerra eterna del Sangue contro l’Oro, dell’Ordine contro il Caos, della Tradizione contro la Sovversione…

“Non c’e’ notte troppo lunga per impedire al sole di risorgere piu’ alto, piu’ splendente, piu’ vivo che mai….”

Au revoir ……….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

14 AGOSTO 2010

Note

(* ) – Appunto dell’editore – p. 12

1 – dalla presentazione a cura del Gruppo di “Ar” all’edizione italiana – Padova 1989;

2 – Julius Evola – “Gli Uomini e le rovine” – Roma 1967, p. 197;

3 – Edoardo Longo – “Appendice – Un libro maledetto” – dall’edizione de “La Guerra Occulta” – Ediz. “Ar” – Padova 1989;

4 – in Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” articolo pubblicato da “Avanguardia” – mensile – Trapani;

5 – Maurizio Lattanzio – “Il Mondialismo” – articolo pubblicato da “Avanguardia – mensile – Trapani;

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