La Regola del Tresette

(…PERCHE’ IL RESTO …NON ‘CONTA’!)

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Il tresette è nato per partite di quattro giocatori in squadre di due contro due. Alcuni lo giocano anche in 2, 3 o 5 giocatori, normalmente riuniti in due squadre. Con tre persone ad esempio si crea un team da un giocatore e uno da due. Qualora si fosse in cinque, le squadre sono di due e tre persone. La partita a quattro giocatori è comunque quella che riscuote maggior successo, poichè conta una maggiore strategia e complessità, e rende molto più interessante e avvincente questo tipo di gioco.”( da “Le regole del tresette” )

“Sono apparso alla madonna”(Carmelo Bene)

La politica, come la vita del resto, e’ ‘anche’ un gioco…qualcuno e’ riuscito, in I’tal’ya’ ha trasformarla in un teatrino indecente dove svolgere beatamente in piu’ o meno tutta tranquillita’ i suoi “cazzi e lazzi” invertendo le “regole” del gioco della democrazia ed imponendo – anche qui piu’ o meno sgangheratamente – un diverso regolamento.

Ora di cio’ che faccia o non faccia il “cavaliere” Sion-Silvio Berluskippa potrebbe anche largamente disinteressarci ma, ‘purtroppo’, la realta’ vuole che si prenda atto della violazione sistematica di tutte le cosiddette (vere o reali) “garanzie costituzionali” le quali da un lato sono quell’obbrobrio che tutti conosciamo – nato dalle menti dei “padri costituenti” democratici e antifascisti arrivati ad occupare uno scranno parlamentare ed un ruolo istituzionale grazie alle armi dei “liberatori” a stelle e strisce – dall’altro lato pero’ queste hanno sempre – e sempre nel male o nel bene (…piu’ nel male a dir la verita’ che nel bene ma questo e’ un altro discorso che ci porterebbe lontano…gia’ la disposizione che vieta la ricostituzione del disciolto partito fascista risulta superata dalla storia prima ancora che da qualsivoglia logica…) – funzionato per oliare i meccanismi sistemici di questa vita politica democratica italiota che , oltre ad abbindolare le masse attraverso il giochino elettorale delle “liste” e dei “partiti”, ha creato le condizioni per la perpetuazione all’infinito di realta’ oligopolistiche eterodirette dai potentati economici nazionali e, in particolar modo negli ultimi quindici anni, da quelli internazionali ovvero dalla finanza mondiale cosmopolita senza patria, senza radici ma con un “pedrigree” razziale facilmente riconoscibile nella “casta” mercantilistico-usuraia degli eterni senza terra circoncisi kosher.

Un esempio per tutti, se proprio deve servire, e’ quello della FIAT – unica multinazionale di fatto del panorama provinciale dell’industria italiana – la quale ha resistito, sovvenzionata, finanziata e munta anche, se non soprattutto specie nei momenti di crisi, attraverso i finanziamenti pubblici e gli aiuti statali che tutti gli esecutivi di questa specie di repubblica delle banane hanno concesso ai “signori del vapore” torinesi…ieri gli Agnelli domani invece direttamente la cricca giudea che si e’ accampata ai piani alti dell’amministrazione dopo le strane vicende che portarono, anni or sono, alla scomparsa dei due rampolli di casa Agnelli.

La Fabbrica Italiana Automobili Talmudiche sara’ dunque il futuro che ci riservera’ la nuova direzione Elkann del colosso torinese…

Il problema di fondo a nostro modo di vedere non sarebbero neanche gli Elkann (…su uno dei quali stendiamo un pietoso velo…) ma, casomai, la stupidita’ e la cecita’ di chi ha permesso loro la scalata ai piani alti del vertice piramidale della fabbrica di auto piu’ importante del paese; la sola peraltro rimasta dopo che, nel corso degli anni, la voracita’ ‘sonante’ e monetaria degli Agnelli ha inglobato e fagocitato sotto le proprie insegne l’Alfa Romeo, la Ferrari, la De Tommaso e tutte le altre principali aziende del mercato.

Un mercato chiuso o, per essere piu’ esatti, un mercato nel quale esistono regole non scritte che rispondono non alla concorrenza leale ne’ a principi di onesta’ (…parlare di lealta’ e onesta’ del mondo finanziario equivale piu’ o meno a disquisire della verginita’ di una prostituta…discorsi senza senso…) e correttezza ma alla sola ed unica realta’ che “il piu’ forte vince” e resta in piedi (…e i piu’ “forti” in questi ‘campi’ sono solo ed esclusivamente i piu’ “ricchi”…sovversione delle gerarchie tradizionali…dall’avvento della classe bottegaia borghese con la conquista del potere in Francia nella rivoluzione illuministico-sovversiva del 1789 e fino ai giorni nostri l'”aristocrazia dell’oro” ha sostituito sempre piu’ progressivamente quella del sangue…con i risultati che abbiamo dinnanzi a noi…).

La plutocrazia capitalistica non ammette la concorrenza altrui: questi pochi, pochissimi (…un numero infinitamente piccolo di circa qualche migliaio di potenti…), oligarchi dominano e la fanno da padroni su tutti i mercati internazionali; fissano le regole e le modificano a loro piacere ogni volta che cio’ li aggrada e quando hanno da far quadrare un bilancio barano sapendo spudoratamente di barare ogni volta che riterranno opportuno farlo.

Anche loro, come Berluskippa in politica, credono di essere onnipotenti e questo – come sempre – e’ il loro errore fondamentale. Perche’, prima o poi, il sistema capitalistico internazionale cadra’ e sara’ un tonfo di quelli assordanti (…”piu’ sono grossi piu’ fanno rumore quando cadono” sentenzia Tuco-Eli Wallach nel film-culto western all’italiana di Sergio Leone “Il Buono, il Brutto e il Cattivo”…) e scosse ‘tsunamiche’ si produrranno per ogni dove ricadendo infine sulle teste di coloro i quali attualmente “si credono potenti e gli va bene/ quello che fanno e tutto gli appartiene” come cantava Franco Battiato in una sua vecchia canzone di un ventennio fa, “Povera Patria”, che rimane un capolavoro musicale ed uno splendido atto di accusa contro la vecchia classe politica democristiano-socialcomunista dominante la cosiddetta Prima Repubblica.

Ma se allora fini’ come tutti sappiamo con lo ‘scoperchiamento’ degli intrallazzi tangentopolitari e con l’abile manovra che portera’ all’eliminazione di un’intera classe dirigente ed alla sostituzione di questa con nuove forze politiche nate nei primi anni Novanta e piu’ favorevoli alla Finanza mondialista ed alla lobby filo-israeliana (…e difatti immediatamente costituite le diverse nuove sigle partitiche… Forza Italia, Alleanza Nazionale, Lega Nord, Democratici, Unione di Centro e comunisteria varia… tra i primissimi provvedimenti vi saranno quelli che porteranno alla svendita del patrimonio di interi istituti bancari e finanziari nazionali attraverso quella stagione di privatizzazioni inconsulte che molti ricorderanno per il nome di un famoso yacht ‘reale’ ancorato al largo di Civitavecchia ….il panfilo Britannia….).

In merito a quella stagione (la stagione delle manette e del “in prigione in prigione” come avrebbe cantato con quasi vent’anni di anticipo Edoardo Bennato) ha scritto Antonella Randazzo: “Era il 1992, all’improvviso un’intera classe politica dirigente crollava sotto i colpi delle indagini giudiziarie. Da oltre quarant’anni era stata al potere. Gli italiani avevano sospettato a lungo che il sistema politico si basasse sulla corruzione e sul clientelismo. Ma nulla aveva potuto scalfirlo. Né le denunce, né le proteste popolari (talvolta represse nel sangue), né i casi di connivenza con la mafia, che di tanto in tanto salivano alla cronaca. Ma ecco che, improvvisamente, il sistema crollava.
Cos’era successo da fare in modo che gli italiani potessero avere, inaspettatamente, la soddisfazione di constatare che i loro sospetti sulla corruzione del sistema politico erano reali?

Mentre l’attenzione degli italiani era puntata sullo scandalo delle tangenti, il governo italiano stava prendendo decisioni importantissime per il futuro del paese.
Con l’uragano di “Tangentopoli” gli italiani credettero che potesse iniziare un periodo migliore per l’Italia. Ma in segreto, il governo stava attuando politiche che avrebbero peggiorato il futuro del paese. Numerose aziende saranno svendute, persino la Banca d’Italia sarà messa in vendita. La svendita venne chiamata “privatizzazione”.

Il 1992 fu un anno di allarme e di segretezza. L’allora Ministro degli Interni Vincenzo Scotti, il 16 marzo, lanciò un allarme a tutti i prefetti, temendo una serie di attacchi contro la democrazia italiana. Gli attacchi previsti da Scotti erano eventi come l’uccisione di politici o il rapimento del presidente della Repubblica. Gli attacchi ci furono, e andarono a buon fine, ma non si trattò degli eventi previsti dal Ministro degli Interni. L’attacco alla democrazia fu assai più nascosto e destabilizzante.

Nel maggio del 1992, Giovanni Falcone venne ucciso dalla mafia. Egli stava indagando sui flussi di denaro sporco, e la pista stava portando a risultati che potevano collegare la mafia ad importanti circuiti finanziari internazionali. Falcone aveva anche scoperto che alcuni personaggi prestigiosi di Palermo erano affiliati ad alcune logge massoniche di rito scozzese, a cui appartenevano anche diversi mafiosi, ad esempio Giovanni Lo Cascio. La pista delle logge correva parallela a quella dei circuiti finanziari, e avrebbe portato a risultati certi, se Falcone non fosse stato ucciso.

Su Falcone erano state diffuse calunnie che cercavano di capovolgere la realtà di un magistrato integro. La gente intuiva che le istituzioni non lo avevano protetto. Ciò emerse anche durante il suo funerale, quando gli agenti di polizia si posizionarono davanti alle bare, impedendo a chiunque di avvicinarsi. Qualcuno gridò: “Vergognatevi, dovete vergognarvi, dovete andare via, non vi avvicinate a queste bare, questi non sono vostri, questi sono i nostri morti, solo noi abbiamo il diritto di piangerli, voi avete solo il dovere di vergognarvi”.
Che la mafia stesse utilizzando metodi per colpire il paese intero, in modo da spaventarlo e fargli accettare passivamente il “nuovo corso” degli eventi, lo si vedrà anche dagli attentati del 1993.

Gli attentati del 1993 ebbero caratteristiche assai simili agli attentati terroristici degli anni della “strategia della tensione”, e sicuramente avevano lo scopo di spaventare il paese, per indebolirlo. Il 4 maggio 1993, un’autobomba esplode in via Fauro a Roma, nel quartiere Parioli. Il 27 maggio un’altra autobomba esplode in via dei Georgofili a Firenze, cinque persone perdono la vita. La notte tra il 27 e il 28 luglio, ancora un’autobomba esplode in via Palestro a Milano, uccidendo cinque persone. I responsabili non furono mai identificati, e si disse che la mafia volesse “colpire le opere d’arte nazionali”, ma non era mai accaduto nulla di simile. I familiari delle vittime e il giudice Giuseppe Soresina saranno concordi nel ritenere che quegli attentati non erano stati compiuti soltanto dalla mafia, ma anche da altri personaggi dalle “menti più fini dei mafiosi”. [1]

Falcone era un vero avversario della mafia. Le sue indagini passarono a Borsellino, che venne assassinato due mesi dopo. La loro morte ha decretato il trionfo di un sistema mafioso e criminale, che avrebbe messo le mani sull’economia italiana, e costretto il paese alla completa sottomissione politica e finanziaria.
Mentre il ministro Scotti faceva una dichiarazione che suonava quasi come una minaccia: “la mafia punterà su obiettivi sempre più eccellenti e la lotta si farà sempre più cruenta, la mafia vuole destabilizzare lo stato e piegarlo ai propri voleri”, Borsellino lamentava regole e leggi che non permettevano una vera lotta contro la mafia. Egli osservava: “non si può affrontare la potenza mafiosa quando le si fa un regalo come quello che le è stato fatto con i nuovi strumenti processuali adatti ad un paese che non è l’Italia e certamente non la Sicilia. Il nuovo codice, nel suo aspetto dibattimentale, è uno strumento spuntato nelle mani di chi lo deve usare. Ogni volta, ad esempio, si deve ricominciare da capo e dimostrare che Cosa Nostra esiste”. [2]

I metodi statali di sabotaggio della lotta contro la mafia sono stati denunciati da numerosi esponenti della magistratura. Ad esempio, il 27 maggio 1992, il Presidente del tribunale di Caltanissetta Placido Dall’Orto, che doveva occuparsi delle indagini sulla strage di Capaci, si trovò in gravi difficoltà: “Qui è molto peggio di Fort Apache, siamo allo sbando. In una situazione come la nostra la lotta alla mafia è solo una vuota parola, lo abbiamo detto tante volte al Csm”.[3]
Anche il Pubblico Ministero di Palermo, Roberto Scarpinato, nel giugno del 1992 disse: “Su un piatto della bilancia c’ è la vita, sull’altro piatto ci deve essere qualcosa che valga il rischio della vita, non vedo in questo pacchetto un impegno straordinario da parte dello Stato, ad esempio non vedo nulla di straordinario sulla caccia e la cattura dei grandi latitanti”.[4]
Nello stesso anno, il senatore Maurizio Calvi raccontò che Falcone gli confessò di non fidarsi del comando dei carabinieri di Palermo, della questura di Palermo e nemmeno della prefettura di Palermo. [5]

Che gli assassini di capaci non fossero tutti italiani, molti lo sospettavano.
Il Ministro Martelli, durante una visita in Sudamerica, dichiarò: “Cerco legami tra l’assassinio di Falcone e la mafia americana o la mafia colombiana”. [6] Lo stesso presidente del consiglio Amato, durante una visita a Monaco, disse: “Falcone è stato ucciso a Palermo ma probabilmente l’omicidio è stato deciso altrove”.
Probabilmente, le tecniche d’indagine di Falcone non piacevano ai personaggi con cui il governo italiano ebbe a che fare quell’anno. Quel considerare la lotta alla mafia soprattutto un dovere morale e culturale, quel coinvolgere le persone nel candore dell’onestà e dell’assenza di compromessi, gli erano valsi la persecuzione e i metodi di calunnia tipici dei servizi segreti inglesi e statunitensi. Tali metodi mirano ad isolare e a criminalizzare, cercando di fare apparire il contrario di ciò che è. Cercarono di far apparire Falcone un complice della mafia. Antonino Caponnetto dichiarò al giornale La Repubblica: “Non si può negare che c’è stata una campagna (contro Falcone), cui hanno partecipato in parte i magistrati, che lo ha delegittimato. Non c’è nulla di più pericoloso per un magistrato che lotta contro la mafia che l’essere isolato”. [7]

L’omicidio di due simboli dello Stato così importanti come Falcone e Borsellino significava qualcosa di nuovo. Erano state toccate le corde dell’élite di potere internazionale, e questi omicidi brutali lo testimoniavano. Ciò è stato intuito anche da Charles Rose, Procuratore distrettuale di New York, che notò la particolarità degli attentati: “Neppure i boss più feroci di Cosa Nostra hanno mai voluto colpire personalità dello Stato così visibili come era Giovanni, perché essi sanno benissimo quali rischi comporta attaccare frontalmente lo Stato. Quell’attentato terroristico è un gesto di paura… Credo che una mafia che si mette a sparare ai simboli come fanno i terroristi… è condannata a perdere il bene più prezioso per ogni organizzazione criminale di quel tipo, cioè la complicità attiva o passiva della popolazione entro la quale si muove”.(8)”. (9)

Gia’ gli attentati della primavera-estate 1993 ce li ricordiamo bene: furono un segnale ed un ammonimento inviato ad una intera classe dirigente.

Un segnale inquietante sul quale ovviamente non sono mai state aperte troppe indagini seguendo piste “pericolose” che forse avrebbero portato chissa’ magari oltre-manica o oltre-oceano.

La mafia, come sappiamo, gia’ in tante altre occasioni e’ stata “assoldata” dall’Establishment mondialista per quei lavori “sporchi” che non si riusciva a far fare agli utili idioti di turno. Che cosa ne abbiano avuto i boss di Cosa Nostra in cambio questa e’ tutt’altra questione…ammesso poi – e non concesso – che siano stati realmente “attentati mafiosi” quelli che insanguinarono l’Italia sprofondata in una gravissima crisi istituzionale e politica ed in un momento particolarmente duro di recessione economica.

Ma furono ben altre, e piu’ inquietanti, le “comparse” che in quell periodo videro calcare la scena soprattutto economica del nostro paese. Quelle per esempio della riunione supersegreta tenutasi al largo delle coste di Civitavecchia sul panfilo reale del Britannia di proprieta’ di sua maesta’ la regina d’Inghilterra: una riunione che modifico’ irreversibilmente e trasformo’ il volto della scena politica economica e finanziaria nazionale come, sempre in dettaglio ci racconta la Randazzo:

“Infatti, quell’anno gli italiani capirono che c’era qualcosa di nuovo, e scesero in piazza contro la mafia. Si formarono due fronti: la gente comune contro la mafia, e le istituzioni, che si stavano sottomettendo all’élite che coordina le mafie internazionali.
Quell’anno l’élite anglo-americana non voleva soltanto impedire la lotta efficace contro la mafia, ma voleva rendere l’Italia un paese completamente soggiogato ad un sistema mafioso e criminale, che avrebbe dominato attraverso il potere finanziario.

Come segnalò il presidente del Senato Giovanni Spadolini, c’era in atto un’operazione su larga scala per distruggere la democrazia italiana: “Il fine della criminalità mafiosa sembra essere identico a quello del terrorismo nella fase più acuta della stagione degli anni di piombo: travolgere lo stato democratico nel nostro paese. L’obiettivo è sempre lo stesso: delegittimare lo Stato, rompere il circuito di fiducia tra cittadini e potere democratico…se poi noi scorgiamo – e ne abbiamo il diritto – qualche collegamento internazionale intorno alla sfida mafia più terrorismo, allora ci domandiamo: ma forse si rinnovano gli scenari di dodici-undici anni fa? Le minacce dei centri di cospirazione affaristico-politica come la P2 sono permanenti nella vita democratica italiana. E c’è un filone piduista che sopravvive, non sappiamo con quanti altri. Mafia e P2 sono congiunte fin dalle origini, fin dalla vicenda Sindona”.

Anche Tina Anselmi aveva capito i legami fra mafia e finanza internazionale: “Bisogna stare attenti, molto attenti… Ho parlato del vecchio piano di rinascita democratica di Gelli e confermo che leggerlo oggi fa sobbalzare. E’ in piena attuazione… Chi ha grandi mezzi e tanti soldi fa sempre politica e la fa a livello nazionale ed internazionale. Ho parlato in questi giorni con un importante uomo politico italiano che vive nel mondo delle banche. Sa cosa mi ha detto? Che la mafia è stata più veloce degli industriali e che sta già investendo centinaia di miliardi, frutto dei guadagni fatti con la droga, nei paesi dell’est… Stanno già comprando giornali e televisioni private, industrie e alberghi… Quegli investimenti si trasformeranno anche in precise e specifiche azioni politiche che ci riguardano, ci riguardano tutti. Dopo le stragi di Palermo la polizia americana è venuta ad indagare in Sicilia anche per questo, sanno di questi investimenti colossali, fatti regolarmente attraverso le banche”. [10]

Anni dopo, l’ex ministro Scotti confesserà a Cirino Pomicino: “Tutto nacque da una comunicazione riservata fattami dal capo della polizia Parisi che, sulla base di un lavoro di intelligence svolto dal Sisde e supportato da informazioni confidenziali, parlava di riunioni internazionali nelle quali sarebbero state decise azioni destabilizzanti sia con attentati mafiosi sia con indagini giudiziarie nei confronti dei leaders dei partiti di governo”.
Una delle riunioni di cui parlava Scotti si svolse il 2 giugno del 1992, sul panfilo Britannia, in navigazione lungo le coste siciliane. Sul panfilo c’erano alcuni appartenenti all’élite di potere anglo-americana, come i reali britannici e i grandi banchieri delle banche a cui si rivolgerà il governo italiano durante la fase delle privatizzazioni (Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers).

In quella riunione si decise di acquistare le aziende italiane e la Banca d’Italia, e come far crollare il vecchio sistema politico per insediarne un altro, completamente manovrato dai nuovi padroni. A quella riunione parteciparono anche diversi italiani, come Mario Draghi, allora direttore delegato del ministero del Tesoro, il dirigente dell’Eni Beniamino Andreatta e il dirigente dell’Iri Riccardo Galli. Gli intrighi decisi sulla Britannia avrebbero permesso agli anglo-americani di mettere le mani sul 48% delle aziende italiane, fra le quali c’erano la Buitoni, la Locatelli, la Negroni, la Ferrarelle, la Perugina e la Galbani.
La stampa martellava su “Mani pulite”, facendo intendere che da quell’evento sarebbero derivati grandi cambiamenti.
Nel giugno 1992 si insediò il governo di Giuliano Amato. Si trattava di un personaggio in armonia con gli speculatori che ambivano ad appropriarsi dell’Italia. Infatti, Amato, per iniziare le privatizzazioni, si affrettò a consultare il centro del potere finanziario internazionale: le tre grandi banche di Wall Street, Merrill Lynch, Goldman Sachs e Salomon Brothers.

Appena salito al potere, Amato trasformò gli Enti statali in Società per Azioni, valendosi del decreto Legge 386/1991, in modo tale che l’élite finanziaria li potesse controllare, e in seguito rilevare.
L’inizio fu concertato dal Fondo Monetario Internazionale, che, come aveva fatto in altri paesi, voleva privatizzare selvaggiamente e svalutare la nostra moneta, per agevolare il dominio economico-finanziario dell’élite. L’incarico di far crollare l’economia italiana venne dato a George Soros, un cittadino americano che tramite informazioni ricevute dai Rothschild, con la complicità di alcune autorità italiane, riuscì a far crollare la nostra moneta e le azioni di molte aziende italiane.
Soros ebbe l’incarico, da parte dei banchieri anglo-americani, di attuare una serie di speculazioni, efficaci grazie alle informazioni che egli riceveva dall’élite finanziaria. Egli fece attacchi speculativi degli hedge funds per far crollare la lira. A causa di questi attacchi, il 5 novembre del 1993 la lira perse il 30% del suo valore, e anche negli anni successivi subì svalutazioni.

Le reti della Banca Rothschild, attraverso il direttore Richard Katz, misero le mani sull’Eni, che venne svenduta. Il gruppo Rothschild ebbe un ruolo preminente anche sulle altre privatizzazioni, compresa quella della Banca d’Italia. C’erano stretti legami fra il Quantum Fund di George Soros e i Rothschild. Ma anche numerosi altri membri dell’élite finanziaria anglo-americana, come Alfred Hartmann e Georges C. Karlweis, furono coinvolti nei processi di privatizzazione delle aziende e della Banca d’Italia.
La Rothschild Italia Spa, filiale di Milano della Rothschild & Sons di Londra, venne creata nel 1989, sotto la direzione di Richard Katz. Quest’ultimo diventò direttore del Quantum Fund di Soros nel periodo delle speculazioni a danno della lira. Soros era stato incaricato dai Rothschild di attuare una serie di speculazioni contro la sterlina, il marco e la lira, per destabilizzare il sistema Monetario Europeo. Sempre per conto degli stessi committenti, egli fece diverse speculazioni contro le monete di alcuni paesi asiatici, come l’Indonesia e la Malesia. Dopo la distruzione finanziaria dell’Europa e dell’Asia, Soros venne incaricato di creare una rete per la diffusione degli stupefacenti in Europa.

In seguito, i Rothschild, fedeli al loro modo di fare, cercarono di far cadere la responsabilità del crollo economico italiano su qualcun altro. Attraverso una serie di articoli pubblicati sul Financial Times, accusarono la Germania, sostenendo che la Bundesbank aveva attuato operazioni di aggiotaggio contro la lira. L’accusa non reggeva, perché i vantaggi del crollo della lira e della svendita delle imprese italiane andarono agli anglo-americani.
La privatizzazione è stata un saccheggio, che ancora continua. Spiega Paolo Raimondi, del Movimento Solidarietà:

Abbiamo avuto anni di privatizzazione, saccheggio dell’economia produttiva e l’esplosione della bolla della finanza derivata. Questa stessa strategia di destabilizzazione riparte oggi, quando l’Europa continentale viene nuovamente attratta, anche se non come promotrice e con prospettive ancora da definire, nel grande progetto di infrastrutture di base del Ponte di Sviluppo Eurasiatico. [11]

Qualche anno dopo la magistratura italiana procederà contro Soros, ma senza alcun successo. Nell’ottobre del 1995, il presidente del Movimento Internazionale per i Diritti Civili-Solidarietà, Paolo Raimondi, presentò un esposto alla magistratura per aprire un’inchiesta sulle attività speculative di Soros & Co, che avevano colpito la lira. L’attacco speculativo di Soros, gli aveva permesso di impossessarsi di 15.000 miliardi di lire. Per contrastare l’attacco, l’allora governatore della Banca d’Italia, Carlo Azeglio Ciampi, bruciò inutilmente 48 miliardi di dollari.
Su Soros indagarono le Procure della Repubblica di Roma e di Napoli, che fecero luce anche sulle attività della Banca d’Italia nel periodo del crollo della lira. Soros venne accusato di aggiotaggio e insider trading, avendo utilizzato informazioni riservate che gli permettevano di speculare con sicurezza e di anticipare movimenti su titoli, cambi e valori delle monete.
Spiegano il Presidente e il segretario generale del “Movimento Internazionale per i Diritti Civili – Solidarietà”, durante l’esposto contro Soros:

È stata… annotata nel 1992 l ‘esistenza… di un contatto molto stretto e particolare del sig. Soros con Gerald Carrigan, presidente della Federal Reserve Bank di New York, che fa parte dell’apparato della Banca centrale americana, luogo di massima circolazione di informazioni economiche riservate, il quale, stranamente, una volta dimessosi da questo posto, venne poi immediatamente assunto a tempo pieno dalla finanziaria “Goldman Sachs & co.” come presidente dei consiglieri internazionali. La Goldman Sachs è uno dei centri della grande speculazione sui derivati e sulle monete a livello mondiale. La Goldman Sachs è anche coinvolta in modo diretto nella politica delle privatizzazioni in Italia. In Italia inoltre, il sig. Soros conta sulla strettissima collaborazione del sig. Isidoro Albertini, ex presidente degli agenti di cambio della Borsa di Milano e attuale presidente della “Albertini e co. SIM” di Milano, una delle ditte guida nel settore speculativo dei derivati. Albertini è membro del consiglio di amministrazione del “Quantum Fund” di Soros.

III. L’attacco speculativo contro la lira del settembre 1992 era stato preceduto e preparato dal famoso incontro del 2 giugno 1992 sullo yacht “Britannia” della regina Elisabetta II d’Inghilterra, dove i massimi rappresentanti della finanza internazionale, soprattutto britannica, impegnati nella grande speculazione dei derivati, come la S. G. Warburg, la Barings e simili, si incontrarono con la controparte italiana guidata da Mario Draghi, direttore generale del ministero del Tesoro, e dal futuro ministro Beniamino Andreatta, per pianificare la privatizzazione dell’industria di stato italiana. A seguito dell’attacco speculativo contro la lira e della sua immediata svalutazione del 30%, codesta privatizzazione sarebbe stata fatta a prezzi stracciati, a beneficio della grande finanza internazionale e a discapito degli interessi dello stato italiano e dell’economia nazionale e dell’occupazione. Stranamente, gli stessi partecipanti all’incontro del Britannia avevano già ottenuto l’autorizzazione da parte di uomini di governo come Mario Draghi, di studiare e programmare le privatizzazioni stesse. Qui ci si riferisce per esempio alla Warburg, alla Morgan Stanley, solo per fare due tra gli esempi più noti. L’agenzia stampa EIR (Executive Intelligence Review) ha denunciato pubblicamente questa sordida operazione alla fine del 1992 provocando una serie di interpellanze parlamentari e di discussioni politiche che hanno avuto il merito di mettere in discussione l’intero procedimento, alquanto singolare, di privatizzazione. [12]

I complici italiani furono il ministro del Tesoro Piero Barucci, l’allora Direttore di Bankitalia Lamberto Dini e l’allora governatore di Bankitalia Carlo Azeglio Ciampi. Altre responsabilità vanno all’allora capo del governo Giuliano Amato e al Direttore Generale del Tesoro Mario Draghi. Alcune autorità italiane (come Dini) fecero il doppio gioco: denunciavano i pericoli ma in segreto appoggiavano gli speculatori.
Amato aveva costretto i sindacati ad accettare un accordo salariale non conveniente ai lavoratori, per la “necessità di rimanere nel Sistema Monetario Europeo”, pur sapendo che l’Italia ne sarebbe uscita a causa delle imminenti speculazioni.
Gli attacchi all’economia italiana andarono avanti per tutti gli anni Novanta, fino a quando il sistema economico- finanziario italiano non cadde sotto il completo controllo dell’élite. Nel gennaio del 1996, nel rapporto semestrale sulla politica informativa e della sicurezza, il Presidente del Consiglio Lamberto Dini disse:

I mercati valutari e le borse delle principali piazze mondiali continuano a registrare correnti speculative ai danni della nostra moneta, originate, specie in passaggi delicati della vita politico-istituzionale, dalla diffusione incontrollata di notizie infondate riguardanti la compagine governativa e da anticipazioni di dati oggetto delle periodiche comunicazioni sui prezzi al consumo… è possibile attendersi la reiterazione di manovre speculative fraudolente, considerato il persistere di una fase congiunturale interna e le scadenze dell’unificazione monetaria. [13]

Il giorno dopo, il governatore della Banca d’Italia, Antonio Fazio, riferiva che l’Italia non poteva far nulla contro le correnti speculative sui mercati dei cambi, perché “se le banche di emissione tentano di far cambiare direzione o di fermare il vento (delle operazioni finanziarie) non ce la fanno per la dimensione delle masse in movimento sui mercati rispetto alla loro capacità di fuoco”.
Le nostre autorità denunciavano il potere dell’élite internazionale, ma gettavano la spugna, ritenendo inevitabili quegli eventi. Era in gioco il futuro economico-finanziario del paese, ma nessuna autorità italiana pensava di poter fare qualcosa contro gli attacchi destabilizzanti dell’élite anglo-americana.

Il Movimento Solidarietà fu l’unico a denunciare quello che stava effettivamente accadendo, additando i veri responsabili del crollo dell’economia italiana. Il 28 giugno 1993, il Movimento Solidarietà svolse una conferenza a Milano, in cui rese nota a tutti la riunione sul Britannia e quello che ne era derivato.
Il 6 novembre 1993, l ‘allora presidente del Consiglio, Carlo Azeglio Ciampi scrisse una lettera al procuratore capo della Repubblica di Roma, Vittorio Mele, per avviare “le procedure relative al delitto previsto all’art. 501 del codice penale (“Rialzo e ribasso fraudolento di prezzi sul pubblico mercato o nelle borse di commercio”), considerato nell’ipotesi delle aggravanti in esso contenute”. Anche a Ciampi era evidente il reato di aggiotaggio da parte di Soros, che aveva operato contro la lira e i titoli quotati in Borsa delle nostre aziende.

Anche negli anni successivi avvennero altre privatizzazioni, senza regole precise e a prezzi di favore. Che stesse cambiando qualcosa, gli italiani lo capivano dal cambio di nome delle aziende, la Sip era diventata Telecom Italia e le Ferrovie dello Stato erano diventate Trenitalia.
Il decreto legislativo 79/99 avrebbe permesso la privatizzazione delle aziende energetiche. Nel settore del gas e dell’elettricità apparvero numerose aziende private, oggi circa 300. Dal 24 febbraio del 1998, anche le Poste Italiane diventarono una S.p.a. In seguito alla privatizzazione delle Poste, i costi postali sono aumentati a dismisura e i lavoratori postali vengono assunti con contratti precari. Oltre 400 uffici postali sono stati chiusi, e quelli rimasti aperti appaiono come luoghi di vendita più che di servizio.

Le nostre autorità giustificavano la svendita delle privatizzazioni dicendo che si doveva “risanare il bilancio pubblico”, ma non specificavano che si trattava di pagare altro denaro alle banche, in cambio di banconote che valevano come la carta straccia. A guadagnare sarebbero state soltanto le banche e i pochi imprenditori già ricchi (Benetton, Tronchetti Provera, Pirelli, Colaninno, Gnutti e pochi altri).
Si diceva che le privatizzazioni avrebbero migliorato la gestione delle aziende, ma in realtà, in tutti i casi, si sono verificati disastri di vario genere, e il rimedio è stato pagato dai cittadini italiani.

Le nostre aziende sono state svendute ad imprenditori che quasi sempre agivano per conto dell’élite finanziaria, da cui ricevevano le somme per l’acquisto. La privatizzazione della Telecom avvenne nell’ottobre del 1997. Fu venduta a 11,82 miliardi di euro, ma alla fine si incassarono soltanto 7,5 miliardi. La società fu rilevata da un gruppo di imprenditori e banche., e al Ministero del Tesoro rimase una quota del 3,5%.
Il piano per il controllo di Telecom aveva la regia nascosta della Merril Lynch, del Gruppo Bancario americano Donaldson Lufkin & Jenrette e della Chase Manhattan Bank.
Alla fine del 1998, il titolo aveva perso il 20% (4,33 euro). Le banche dell’élite, la Chase Manhattan e la Lehman Brothers, si fecero avanti per attuare un’opa. Attraverso Colaninno, che ricevette finanziamenti dalla Chase Manhattan, l’Olivetti diventò proprietaria di Telecom. L’Olivetti era controllata dalla Bell, una società con sede a Lussemburgo, a sua volta controllata dalla Hopa di Emilio Gnutti e Roberto Colaninno.

Il titolo, che durante l’opa era stato fatto salire a 20 euro, nel giro un anno si dimezzò. Dopo pochi anni finirà sotto i tre euro.
Nel 2001 la Telecom si trovava in gravi difficoltà, le azioni continuavano a scendere. La Bell di Gnutti e la Unipol di Consorte decisero di vendere a Tronchetti Provera buona parte loro quota azionaria in Olivetti. Il presidente di Pirelli, finanziato dalla J. P. Morgan, ottenne il controllo su Telecom, attraverso la finanziaria Olimpia, creata con la famiglia Benetton (sostenuta da Banca Intesa e Unicredit).

Dopo dieci anni dalla privatizzazione della Telecom, il bilancio è disastroso sotto tutti i punti di vista: oltre 20.000 persone sono state licenziate, i titoli azionari hanno fatto perdere molto denaro ai risparmiatori, i costi per gli utenti sono aumentati e la società è in perdita.
La privatizzazione, oltre che un saccheggio, veniva ad essere anche un modo per truffare i piccoli azionisti.
La Telecom , come molte altre società, ha posto la sua sede in paesi esteri, per non pagare le tasse allo Stato italiano. Oltre a perdere le aziende, gli italiani sono stati privati anche degli introiti fiscali di quelle aziende. La Bell, società che controllava la Telecom Italia, aveva sede in Lussemburgo, e aveva all’interno società con sede alle isole Cayman, che, com’è noto, sono un paradiso fiscale.

Gli speculatori finanziari basano la loro attività sull’esistenza di questi paradisi fiscali, dove non è possibile ottenere informazioni nemmeno alle autorità giudiziarie. I paradisi fiscali hanno permesso agli speculatori di distruggere le economie di interi paesi, eppure i media non parlano mai di questo gravissimo problema.
Mettere un’azienda importante come quella telefonica in mani private significa anche non tutelare la privacy dei cittadini, che infatti è stata più volte calpestata, com’è emerso negli ultimi anni.

Anche per le altre privatizzazioni, Autostrade, Poste Italiane, Trenitalia ecc., si sono verificate le medesime devastazioni: licenziamenti, truffe a danno dei risparmiatori, degrado del servizio, spreco di denaro pubblico, cattiva amministrazione e problemi di vario genere.
La famiglia Benetton è diventata azionista di maggioranza delle Autostrade. Il contratto di privatizzazione delle Autostrade dava vantaggi soltanto agli acquirenti, facendo rimanere l’onere della manutenzione sulle spalle dei contribuenti.
I Benetton hanno incassato un bel po’ di denaro grazie alla fusione di Autostrade con il gruppo spagnolo Abertis. La fusione è avvenuta con la complicità del governo Prodi, che in seguito ad un vertice con Zapatero, ha deciso di autorizzarla. Antonio Di Pietro, Ministro delle Infrastrutture, si era opposto, ma ha alla fine si è piegato alle proteste dell’Unione Europea e alla politica del Presidente del Consiglio.

Nonostante i disastri delle privatizzazioni, le nostre autorità governative non hanno alcuna intenzione di rinazionalizzare le imprese allo sfacelo, anzi, sono disposte ad utilizzare denaro pubblico per riparare ai danni causati dai privati.
La società Trenitalia è stata portata sull’orlo del fallimento. In pochi anni il servizio è diventato sempre più scadente, i treni sono sempre più sporchi, il costo dei biglietti continua a salire e risultano numerosi disservizi. A causa dei tagli al personale (ad esempio, non c’è più il secondo conducente), si sono verificati diversi incidenti (anche mortali). Nel 2006, l ‘amministratore delegato di Trenitalia, Mauro Moretti, si è presentato ad una audizione alla commissione Lavori Pubblici del Senato, per battere cassa, confessando un buco di un miliardo e settecento milioni di euro, che avrebbe potuto portare la società al fallimento. Nell’ottobre del 2006, il Ministro dei Trasporti, Alessandro Bianchi, approvò il piano di ricapitalizzazione proposto da Trenitalia. Altro denaro pubblico ad un’azienda privatizzata ridotta allo sfacelo.

Dietro tutto questo c’era l’élite economico finanziaria (Morgan, Schiff, Harriman, Kahn, Warburg, Rockfeller, Rothschild ecc.) che ha agito preparando un progetto di devastazione dell’economia italiana, e lo ha attuato valendosi di politici, di finanzieri e di imprenditori. Nascondersi è facile in un sistema in cui le banche o le società possono assumere il controllo di altre società o banche. Questo significa che è sempre difficile capire veramente chi controlla le società privatizzate. E’ simile al gioco delle scatole cinesi, come spiega Giuseppe Turani: “Colaninno & soci controllano al 51% la Hopa, che controlla il 56,6% della Bell, che controlla il 13,9% della Olivetti, che controlla il 70% della Tecnost, che controlla il 52% della Telecom”.

Numerose aziende di imprenditori italiani sono state distrutte dal sistema dei mercati finanziari, ad esempio la Cirio e la Parmalat. Queste aziende hanno truffato i risparmiatori vendendo obbligazioni societarie (“Bond”) con un alto margine di rischio. La Parmalat emise Bond per un valore di 7 miliardi di euro, e allo stesso tempo attuò operazioni finanziarie speculative, e si indebitò. Per non far scendere il valore delle azioni (e per venderne altre) truccava i bilanci.

Le banche nazionali e internazionali sostenevano la situazione perché per loro vantaggiosa, e l’agenzia di rating, Standard & Poor’s, si è decisa a declassare la Parmalat soltanto quando la truffa era ormai nota a tutti.
I risparmiatori truffati hanno avviato una procedura giudiziaria contro Calisto Tanzi, Fausto Tonna, Coloniale S.p.a. (società della famiglia Tanzi), Citigroup, Inc. (società finanziaria americana), Buconero LLC (società che faceva capo a Citigroup), Zini & Associates (una compagnia finanziaria americana), Deloitte Touche Tohmatsu (organizzazione che forniva consulenza e servizi professionali), Deloitte & Touche SpA (società di revisione contabile), Grant Thornton International (società di consulenza finanziaria) e Grant Thornton S.p.a. (società incaricata della revisione contabile del sottogruppo Parmalat S.p.a.).

La Cirio era gestita dalla Cragnotti & Partners. I “Partners” non erano altro che una serie di banche nazionali e internazionali. La Cirio emise Bond per circa 1.125 milioni di Euro. Molte di queste obbligazioni venivano utilizzate dalle banche per spillare denaro ai piccoli risparmiatori. Tutto questo avveniva in perfetta armonia col sistema finanziario, che non offre garanzie di onestà e di trasparenza.
Grazie alle privatizzazioni, un gruppo ristretto di ricchi italiani ha acquisito somme enormi, e ha permesso all’élite economico-finanziaria anglo-americana di esercitare un pesante controllo, sui cittadini, sulla politica e sul paese intero.
Agli italiani venne dato il contentino di “Mani Pulite”, che si risolse con numerose assoluzioni e qualche condanna a pochi anni di carcere.

A causa delle privatizzazioni e del controllo da parte della Banca Centrale Europea, il paese è più povero e deve pagare somme molto alte per il debito. Ogni anno viene varata la finanziaria, allo scopo di pagare le banche e di partecipare al finanziamento delle loro guerre. Mentre la povertà aumenta, come la disoccupazione, il lavoro precario, il degrado e il potere della mafia.
Il nostro paese è oggi controllato da un gruppo di persone, che impongono, attraverso istituti propagandati come “autorevoli” (Fondo Monetario Internazionale e Banca Centrale Europea), di tagliare la spesa pubblica, di privatizzare quello che ancora rimane e di attuare politiche non convenienti alla popolazione italiana. I nostri governi operano nell’interesse di questa élite, e non in quello del paese.” (14)

Abbiamo riproposto praticamente interamente l’articolo della giornalista Antonella Randazzo perche’ rimettersi a scrivere un’intera stagione economica non avrebbe avuto alcun senso quando gia’ c’e’ chi se ne e’ occupato in maniera piu’ che eloquente e con ottimi risultati.

Resta il fatto oggettivo di quella manovra che, partita da un incontro tra privati imprenditori e uomini d’affari internazionali riuniti sullo yacht “Britannia”, avrebbe consegnato un intero paese (o meglio le sue principali aziende operative nei settori bancario-finanziari) alla merce’ dell’alta finanza internazionale.

Le privatizzazioni come primo passo per la svendita di un intero paese: da allora la politica ha ossequiosamente seguito i dettami della finanza mondiale e le direttive dei “signori del vapore” mondialista.

La nascita di un sistema elettorale maggioritario – del quale esattamente gli italiani non compresero i reali rischi oggi sotto gli occhi di tutti (con lo sbarramento al 4% sono state praticamente ridotte a zero le speranze di vedere rappresentate parlamentaristicamente delle forze “d’opposizione” o comunque movimenti di protesta radicali…chiusura delle estreme, grande abbuffata al centro del sistema politico, democratizzazione sul modello bipolare anglosassone con la costituzione dei due “grandi insiemi” del centro-destra e del centro-sinistra che negli States sono rappresentati dai due partiti-massa e massificati dei Repubblicani e dei Democratici e nel Regno Unito dai loro “gemelli” conservatori e laburisti…in Italia abbiamo ancora da “perfezionare” qualche ingranaggio ma oramai la macchina e’ sufficientemente oliata ed il meccanismo collaudato…c’e’ ancora un qualche “oppositor di comodo” alla Di Pietro…l’antisistema delegato dalla fazione perdente della magistratura…quello del “io quello lo sfascio”….il giudice di Mani Pulite irreprensibile specie quando c’era da mettersi sugli attenti andando in America a prendere ordini dai potenti d’oltreoceano….puah…se questa e’ l’opposizione comprendiamo perche’ Berluskippa vincera’ le elezioni dei prossimi quarantasette secoli….) – ha rappresentato la fine del Politico, la fine cioe’ di un modello di politica, di una idea della politica che poteva anche essere arrogante e corrotta, che aveva le sue pecche e le sue anomalie e che non poteva prescindere dalla spartizione bipolare creatasi con il sistema di suddivisione dei popoli e delle nazioni deciso dalle carogne vincitrici l’ultimo conflitto mondiale e stabilita a tavolino, in quel di Yalta, dai tre grandi criminali della storia (Stalin, Churchill e Roosvelt) veri e assoluti nemici delle liberta’ dei popoli e in particolare dell’indipendenza del Vecchio Continente; ma che rimaneva un sistema rappresentativo delle diverse anime culturali, ideologiche e politiche di un’intero paese con le due “chiese” monolitiche della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista a spartirsi potere e poltrone ma con quella serie di movimenti e formazioni (dai partiti laici ai socialisti, dall’estrema sinistra all’estrema destra e, nell’ultimo periodo passando per ecologisti e indipendentisti del nord) che, quantomeno, attraverso il sistema proporzionale si vedevano rappresentati e rappresentavano a loro volta le istanze di milioni di cittadini all’interno del “palazzo”: oggi anche questa pia illusione e’ svanita con la divisione poltronistica tra i due “insiemi” maggioritari sul modello di quanto affermava, peraltro, e desidera imporre quel famoso “documento di rinascita democratica” della loggia massonica Propaganda 2 del “venerabile” Licio Gelli.

Quel modello di politica tanto bistrattato, deriso e umiliato (il trattamento riservato a Craxi insegna come dovrebbe far riflette l’oblio nel quale e’ stato messo a tacere – e lui in quanto a “silenzi” ingombranti e’ un maestro – Giulio Andreotti) dalla “gente”….dai “popoli dei girotondi”…dagli “arcobalenati” di ogni risma …da quelli del “popolo viola”….insomma dagli utili mentecatti di una si(o)nistra che si e’ letteralmente prostituita a tutti i livelli (parlamentare ed extra-parlamentare, culturale e politico, ideale e ideologico) ai diktat dell’Internazionale Ebraica…

“Gente” che continua ad imperversare con le cazzate dei “popoli della rete”, le idiozie dei grillini ed i movimenti piccolo-borghesi contestatari (…progressivamente sempre piu’ “degni” eredi dei loro “padri” storici di quel Sessantotto sovversivo e anti-tradizionale che riteneva di poter chiedere al mondo “tutto e subito” in un demenziale e quanto mai delirante, ennesimo e vano tentativo di “assalto al cielo” condotto dalle forze ‘deste’ dell’Anti-Tradizione….chi sa “comprendera’” perfettamente…) privi di alcuna reale efficacia d’intervento politico nell’arena parlamentare saldamente, purtroppo, nelle mani del Cavaliere ….

Sion-Silvio Berluskippa o Romano Prodi cosi’ come chiunque altro dei ‘figuranti’ della politica comunque la situazione e lo scenario nazionali non muterebbero di un millimetro: tutti sempre e comunque al servizio permanente ed effettivo della Finanza Mondialista; i politici mai come negli ultimi quindici anni camerieri dei banchieri e amministratori di riforme strutturali su delega dell’Alta Finanza….kippizzazione della politica e economicizzazione della vita socio-culturale del “paese ‘cchiu stupete du munne”…

Ecco come sono state cambiate le ‘regole’ della politica e dell’economia italiane a tutto discapito del popolo-bue, quindi complice e co-responsabile dello sfascio che abbiamo davanti.

Un popolo-pecora…anzi, come direbbe Vittorio Sgarbi, un popolo-capra….cornuto, mazziato e contento della sua perenne condizione di sottomissione.

Un popolo che non ha avuto ne’ la dignita’ e neppure “le palle” di rivoltarsi neanche di fronte alla truffa tangentocratica perpetrata per decenni dai partiti politici contro il bene pubblico.

Un popolo che sa solo e semplicemente lamentarsi e subire…Diciamocelo: un popolo che non e’ piu’ – e non da oggi – popolo; una nazione che forse nazione non lo e’ mai stata … e chi continua a lamentarsi che “tutto non va” e niente funziona se ne andasse pure affanculo….

L’avete voluto e votato il maggioritario? Tenetevelo e non rompete le palle!

Li avete voluti e continuati a votare i Berlusconi e i Prodi (o i suoi indegni e indecenti “sostituti”…Rutelli, Franceschini, Veltroni e oggi Bersani….la sfilata dei perdenti cronici), il centro-destra ed il centro-sinistra, i liberalconservatori pro-sionisti e la socialdemocrazia con kippah “tricolored”? E allora non rompete i coglioni!

Avete accettato silenziosamente e tranquillamente l’entrata nella moneta unica dei giudeuri che vi ha reso tutti piu’ poveri e piu’ indebitati?

Benissimo…e allora vedete di non frantumarceli piu’ del necessario…

Popolo bue e pecorume stolto senza senso, senza idee, senza identita’, senza dignita’, senza un passato e senza un presente destinato ad un ancor ben piu’ misero e squallido futuro….

Arrangiatevi e ‘divertitevi’ finche’ potete perche’, da un paio di anni a questa parte (da quando siamo entrati nella Grande Crisi provocata abilmente dalle banche ebraiche statunitensi…quella che, a sentire Berluskippa, doveva essere esclusivamente “psicologica” e terminata fin dal febbraio 2009….siamo in piena estate 2010…qualcuno glielo comunichi a “mr. Mediaset” che le banche continuano a saltare negli “States”…e le aziende a fallire qui da noi….) la “pacchia” si e’ – e di molto – ridotta….

Dunque dicevamo all’inizio del nostro discorso che esistono le ‘regole’….in politica come nella vita…

Ci sono regole non scritte e accettate tacitamente dai ‘giocatori’….

La regola della democrazia e’ una: parlate di tutto ma lasciate stare buoni buoni a fare i loro intrallazzi e porci comodi lorsignori del potere.

La regola della finanza e’ una: discutetene pure ma possibilmente non provatevi a cambiare senza preavviso e soprattutto permesso le ‘carte in tavola’…altrimenti finite come un certo Calvi…Ponte dei Frati Neri…Vendetta frammassonica…Gioco intra-sistemico finito malissimo….

La regola della mafia e del “Sindacato” (…per chi sa…altrimenti lasciate ‘perdere’…non e’ ‘cosa’ per voi…) e’ sempre quella: omerta’ e reticenza…oppure “incaprettamenti” e ‘scomparse’ nel nulla….. Vi ritrovera’ forse qualcuno, forse un giorno, forse…forse….

La regola del Sistema: gli Ebrei dettano la loro “lex judaica”…kippizzazione planetaria …Nuovo Ordine Mondiale…satanici pervertimenti delle umane vicissitudini e inquietanti scenari (dalle vacche piu’ o meno ‘rosse’ e piu’ o meno ‘sacre’ all’eugenetica kosher dei Cohanim nel deserto del Negev…passando per ‘riti’ propiziatori e magari pure qualche omicidio rituale che – tra talmudisti e cabalisti – ci sta sempre ‘bene’…) escatologico-messianici per la riduzione dei Goyim – bestie da soma e escrementi di animali, futura carne da macello in lode e in gloria a Yahve’ il Dio-geloso e vendicativo d’Israele che niente risparmia e tutto vuole offerto in suo olocausto – in eterna e perenne schiavitu’…in fondo Dante Alighieri otto secoli fa aveva gia’ abbondantemente ammonito e previsto la fine di questa genia “gentile” quando ricordava ai suoi contemporanei: “Uomini siate e non pecore matte/ si che di voi tra voi/ ‘l giudeo non rida!”….

Risa alte si levano da decenni da tutte le sinagoghe italiote..

E infine ci sono le regole dell’Assoluto che sono quelle del Tresette….

Perche’ il Tresette? Perche’ se Carmelo Bene e’ “apparso alla madonna” e Maurizio Lattanzio “all’intera Corte Celeste” potrebbe anche essere che DHB apparira’ (… magari ‘presto’ chissa’…mica e’ una ‘scelta’ che spetta a Noi….c’e’ gia’ tanta gente che ha ‘fretta’ di lasciare questo mondo…Noi attendiamo tranquilli e sereni come mai stati prima il nostro ‘turno’….”tanto più che la carogna è già abbastanza attenta/
non c’è nessun bisogno di reggerle la falce” ‘canta’ il grandissimo Fabrizio ‘Faber’ De Andre’ in “Morire per delle Idee” canzone del lontanissimo 1974… ) direttamente dinnanzi al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo…

Magari ci stanno ‘aspettando’ per un “tresette con il morto” …………

Magari anche lassu’ vinciamo Noi……..

E non dite che quest’articolo e’ in “odor di blasfemia”….che allora dimostrate proprio di non aver capito un cazzo di niente…

Blasfemo (o stupido o falso e ipocrita o incapace di intendere e di volere oppure semplicemente diabolicamente indirizzato verso l’infraumano ed il subumano) e’ chi non ha occhi ne’ orecchie per capire “com’e’ che va il mondo…e’ cosi’ che va il mondo” (Franco Battiato)…

Gia’ ma tanto – come sempre – per tutti, con tutti e verso tutti Noi restiamo e continueremo ad essere “mondi lontanissimi”….

Au revoir…’stateci’ bene….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

8 AGOSTO 2010

Note –

[1] http://www.reti-invisibili.net/georgofili/
[2] La Repubblica , 27 maggio 1992.
[3] La Repubblica , 28 maggio 1992.
[4] La Repubblica , 10 giugno 1992.
[5] La Repubblica , 23 giugno 1992.
[6] La Repubblica , 23 giugno 1992.
[7] La Repubblica , 25 giugno 1992.
[8] La Repubblica , 27 maggio 1992.
(9) Antonella Randazzo – “Come e’ stata svenduta l’Italia” a questo indirizzo internet: http://www.disinformazione.it/svendita_italia2.htm
(10) L’Unità, 12 agosto 1992.
[11] Solidarietà, anno IV n. 1, febbraio 1996.
[12] Esposto della Magistratura contro George Soros presentato dal Movimento Solidarietà al Procuratore della Repubblica di Milano il 27 ottobre 1995.
[13] Servizio per le Informazioni e la Sicurezza Democratica , Rivista N. 4 gennaio-aprile 1996.

(14) Antonella Randazzo – ibidem;

“Te lo faccio vedere chi sono io!”

PIERO CIAMPI – MUSICA E POESIA IN UNO SPAZIO NICHILISTA

di Dagoberto Husayn Bellucci

“Una regina come te in questa casa?
Ma che succede? Ma siamo tutti pazzi?
Ma io adesso sai che cosa faccio?
Che ore sono? Le 11?
Io fra… guarda… fra 5 ore sono qua,
e c’è una casa con 14 stanze,
te lo faccio vedere chi sono io!E che sono quei cenci che hai addosso? Ma che…
Ma fammi capire… ma se… ma io…
ma come? tu sei la… sei la mia!
E stiamo in questa stamberga con quei cenci addosso!
Ma io adesso esco, sai che cosa faccio?
Ma io ti porto una pelliccia di leone con l’innesto di una tigre!
Te lo faccio vedere chi sono io!Senti, tanto però c’è un problema…
Siccome devo uscire me le puoi dare 1.000 lire per il tassì,
di modo che arrivo più in fretta a risolvere
questo problema volgare che abbiamo?
Te lo faccio vedere chi sono io!

Lascia fare a me…
lascia fare a me…
lascia fare a me perchè ti devi fidare!

Ma che cosa ti avevo detto? Una casa?
Ma io sai che cosa faccio?
Io ti compro un sottomarino!
Perchè se qui davanti a casa nostra quelli c’hanno la barca
e rompono le scatole, io ti
compro un sottomarino.
Così, sai, li fai ridere tutti questi, hai capito!?Intanto facciamo una cosa, che fra 5 ore sono qua:
tu metti la pentola sul fuoco,
ci facciamo un bel piatto di spaghetti al burro
mentre aspettiamo il traslocco.
Poi ci ficchiamo a letto e te lo faccio vedere chi sono io!
Ti sganghero!
Te lo faccio vedere chi sono io!…..”

( Piero Ciampi – “Te lo faccio vedere chi sono io” )

“Ha tutte le carte in regola per essere un artista

Non gli fa paura niente tantomeno un prepotente

Preferisce stare solo

anche se gli costa caro,

non fa alcuna differenza

tra un anno ed una notte

tra un bacio ed un addio”

(Piero Ciampi – “Ha tutte le carte in regola”)


“Non bisogna produrre capolavori, bisogna essere capolavori.”

(Carmelo Bene – Aforismi)

Piero Ciampi, poeta, cantautore o – per esser piu’ precisi – musicista o ancora e piu’ semplicemente un genio incompreso della musica italiana.

Uno di quei geni che solo altri geni possono arrivare a capire perche’ ,per dirla con Carmelo Bene, “per capire un poeta, un artista, a meno che questo non sia soltanto un attore, ci vuole un altro poeta e ci vuole un altro artista” e Ciampi era questo e molto di piu’.

Le sue canzoni, il suo vino, i suoi amori difficili (…”ha amato tanto due donne/ erano alte,bionde, belle/ ma per lui non esistono piu’…” canta in “Miserere”…il suo miserere…quello di “chi non ha piu’ illusioni”…) che spesso finivano dentro a qualche aula giudiziaria “in un palazzo di giustizia” come cantera’ in uno dei suoi tanti, intramontabili ma anche inafferrabili capolavori…

Inafferrabili per una canzone all’italiana melodico-romantica ancorata ad una tradizione musicale che per decenni e’ rimasta rigidamente incollata al “mito Sanremo”….

I cantautori, piu’ o meno impegnati, che solcavano le scene musicali italiani di quell periodo non avevano niente a che spartire con Ciampi…la politica, l’impegno dei Settanta, la contestazione no…proprio con un Ciampi non avevano niente da dirsi.

Anche perche’ Ciampi era gia’ un contestatore di suo: contestava la vita, il sistema, l’ipocrisia dei ruffiani, il mondo dei “potenti”, gli intellettuali.

Era un irriducibile nemico del sistema nel quale si era trovato, per caso o per gioco per vizio o virtu’, a “fequentare”: ma odiava i discografici e i critici musicali. Detestava gli intellettuali e tutto quanto puzzasse di “autorita'”.

Ciampi, in fondo, bastian contrario e ribelle lo era sul serio: lo era per carattere, per indole, per quel suo modo di fare labronico, toscano e irriverente che lo portava ad essere, in fondo, un uomo solo contro tutto e contro tutti…. Irriducibilmente in guerra a fare a cazzotti col mondo intero.

Un uomo solo: a meta’ strada tra Tenco e De Andre’, con il destino tragico impresso nell’anima del primo e la poetica del secondo mischiate ad una verve ironica e tutta livornese che esprimeva anche nei suoi versi, nelle sue poesie indimenticabili per chi sa afferrare l’attimo…

Piero Ciampi da Livorno: questo e non altro. Nostro cugino per rami patrilineari e non solo: come lo definira’ – in un articolo che e’ diventato leggenda – il Grande Guascone di Popoli alias Maurizio Lattanzio  “il poeta del nulla”.

Il nulla di un nichilismo vissuto a capofitto, subito piu’ che affrontato con quell’inquietudine dello spirito che Ciampi riusci’ a trasformare in musicalita’ difficili ma assolutamente uniche ed in una poetica superiore laddove canto’ l’amore o, per essere piu’ chiari, in quei gioielli di scrittura emotivamente devastante ed in versi accidiosamente sostenuti da una voce straordinaria e che hanno un valore ineguagliabile.

Ha scritto di lui Simone Coacci: “. Piero Ciampi è un’eccezione assoluta. Una porta che si spalanca sui mondi più oscuri e (im)possibili della patria canzone. Una vita a precipizio: fuori dalle logiche e dagli schemi. E una musica che le somiglia: eccentrica e avveniristica, spiazzante e inimitabile precorritrice della scena alternativa italiana. La guerra di Piero non finisce mai: perché “non si combatte con le armi ma col cuore” (1)

Vero, assolutamente tutto vero: e se da un lato la vita e’ un “combate” (…lo ripetiamo da sempre…) lo e’ senza ‘ma’ e senza ‘se’ perche’ – per dirla con Robert Brasillach scrittore e fascista francese – “in guerra ed in amore tutto e’ permesso” e se la “guerra” privata di Piero Ciampi e’ stata combattuta contro le multinazionali discografiche che non ne capivano il pensiero e non ne apprezzavano la melodia (…da riascoltare “Il Merlo”….”sono disteso su un letto e qualcosa/tu merlo cantami una canzone/ da portare al mio editore/ perche’ sono senza una lira”) e contro il criticume intellettualoide che da sempre ruota e si pavoneggia attorno allo “star-sistem” della musica italiana e, in generale, mondiale e’ altresi’ reale e corrisponde a verita’ che Ciampi si rifugiava nel “suo” privato fatto di amori impossibili e difficili, di rapporti sempre sospesi sul filo di un rasoio e di incomprensioni reciproche con amici e colleghi.

Lui, uno dei primissimi chansonnier italiani ‘rifugiatosi’ a Parigi agli inizi degli anni Sessanta dove lo ricorderanno scrivere sui tavoli dei bistrot le sue primissime canzoni, scarabocchiate su qualche tovagliolo di carta e incise e pubblicate con il nome di “Piero Litaliano” e dove frequentava alcuni dei principali “maledetti” d’oltralpe tra i quali non poteva mancare “l’antisemitissimo” Louis Ferdinand Celine.

Piero Ciampi che “ogni notte, collezionava donne di cui poche ore dopo a stento ricordava il nome”. Lui che “cominciava a bere di primo mattino, per schiarirsi le idee, innaffiandole e mescolandole in piccole poesie fino a che il sonno non concedeva una tregua ai suoi cattivi pensieri” cosi’ lo ricorda Coacci nel suo articolo (“La Guerra di Piero”).

Ciampi viene percepito dalla grande musica come un “perdente”: non lo sara’ mai fino in fondo perche’ – da buon giocatore e scommettitore (…”centomila su barbablu”…canta ne “Il giocatore” una delle sue tante, diremmo quasi tutte, canzoni autobiografiche….la sua vita messa sul vinile….percorsi dell’anima e della carne…..spirito e sangue…questo il Ciampi maledetto che esce fuori da quella forse anche troppo stereotipata biografia non scritta ma consegnata su un disco alla storia…a quei suoi “fans” mai avuti da vivo e troppo distanti e lontani da morto…).

Ciampi, come sostiene giustamente Simone Coacci “si dà con tutto se stesso alle persone che incontra oppure le prende a pugni. Qualsiasi cosa pur di abbattere a colpi di scure la foresta d’indifferenza che lo circonda. Piero Ciampi è amico degli scaricatori, degli stradini, dei disoccupati come e più di quanto può esserlo di intellettuali come Moravia, Bene o Schifano” intellettuali che detesta e che sbeffeggia nei suoi disci (…”vaffanculo tu, gli intellettuali ed i pirati” canta in “Adeus” la sua piu’ dissacrante canzone….trentasetta “vaffa….” ripetuti in un’epoca di censura musicale rigidissima….un testo superlative….di un uomo al di fuori, al di la’ ed oltre ogni regola….).

E’ quello che ricorda anche Gianni Marchetti nel suo libro, uscito pochi mesi fa, e dedicato a “Il mio Piero Ciampi”: “La mattina – scrive – come al solito lo passavo a prendere per andare alla RCA. Talvolta con il senso di colpa dei bambini che marinano la scuola, passavamo la mattinata in un bar del Bel Sito dove per ore ci scambiavamo idee tentanto di tradurle in progetti. Strane queste mattinate per Piero che amava la Roma notturna, che amava quel vagabondare che lo portava a incontri inaspettati, a consumare i marciapiedi girovagando sotto le stelle come un gatto randagio. Facendo soliloqui sollecitava con le parole il suo pensiero sotto le stelle come un gatto randagio”. (2)

Gia’ un randagio mai “addomesticato” nostro cugino….Un po’ ci ‘somiglia’ anzi….ci somiglia eccome …perche’ – parafrasando il compianto Augusto Daolio (…altro grande della musica leggera italiana…) “i gatti piu’ belli/ sono i gatti randagi/ non hanno doveri/ non hanno padroni…(…) siamo un po’ tutti dei gatti randagi/ ce ne andiamo/ coi sogni in spalla/ siamo un po’ tutti dei buoni da niente/ siamo un po’ tutti dei tira a campare…”.

E difatti noi “tiriamo a campare” a quarant’anni suonati…come nemmeno lo sappiamo o, piu’ prosaicamente, nemmeno vogliamo saperlo…

Tiremm innanz….incontri e scontri come Dio vorra’ o come ci riservera’ il destino. Niente regole e tutto alla rinfusa….una vita un po’ ruffiana, un po’ cazzara, un po’ bohemienne, un po’ guascona e tanto tanto alla “helter skelter”…comunque sia – piaccia o dispiaccia ai piu’ e al di la’ ed oltre l’approvazione o disapprovazione altrui – una vita vissuta. La nostra e quella di Piero Ciampi…. (sia detto per inciso…fossimo una ‘femmina’ non ci innamoreremmo mai di “gente come noi”…e invece c’e’ sempre qualcuna in ‘coda’…e ‘scodinzolano’ pure ….).

Scrive Marchetti di Ciampi: “Era un uomo che andava per la sua strada senza svendersi. Era sempre il piu’ bello, il piu’ alto, il piu’ intelligente, come diceva lui stesso in una forma di narcisismo infantile giustificato, per altro, dalla scelta rigorosa di una liberta’ estrema. Ognuno di noi sa che nella sua realta’ lo attendono rinunce e compromessi…la famiglia, il denaro, le piccolo comodita’. Piero no, rispettava la sua identita’ a tutti i costi. Aveva per questo perso tutto, ma non “Piero”…Era sempre senza denaro che per lui era veramente “un giornale di ieri”. …” (3) …si…non c’e’ niente da ‘dire’ …ci somigliava …parecchio!

Perche’ in fondo Ciampi era un romantico ed un altruista: amava se stesso perche’ intendeva difendere la sua liberta’ (…”il mio metro quadro e’ sacro” amava ripetere…) e perche’ sapeva che forse proprio questo bisogno di liberta’ lo avevano reso cio’ che era….

“Piero – ricorda ancora Marchetti – era sempre alla ricerca di denaro (…toh…eccone un “altro”…ndr). Ne avrebbe avuto bisogno, ma gli dava comunque poca importanza. Appena ne era in possesso, infatti, lo spargeva al vento. A questo proposito mi ricordo un episodio significativo. Erano parecchi giorni che,insistentemente e con il mio aiuto, Piero cercava di ottenere un anticipo royalties dalla RCA con il consueto benestare di Ennio Melis che era sempre indulgente nei suoi confronti. Finalmente, dopo diversi giorni di attesa, riusci’ ad avere alcune centinaia di mila lire. Con questo “tesoro” in tasca – una parte la consegno’ a me che in questi casi fungevo da deposito bancario e l’altra la tenne per se’ – raggiungemmo come di consutero Piazza del Popolo. Era una serata di pioggia e la piazza sembrava grande il doppio per quanto era deserta. In via dell’Oca entrammo nel baretto di Elio, nel quale ci si ritrovava la sera fra amici. In un angolo, al solito tavolino, sedeva la solita ragazza. Una moretta con i capelli a caschetto tutti bagnati, intirizzita nel suo pulloverino giallo. Sostava li’ ogni sera, scambiando qualche battuta con i soliti avventori, cercando fra loro qualcuno con cui accompagnarsi. Piero che la conosceva di vista con atteggiamento protettivo la invito’ al nostro tavolo. Con un gesto senza preavviso mise la mano in tasca e, pres oil mazzetto scomposto di banconote, glielo infilo’ velocemente nella borsetta, tutto! “Riposati, stasera puoi dormire da sola!”, Per fortuna non si era ricordato del “deposito bancario”! Vista la sorpresa e raggiante reazione, la invitammo anche a cenare con noi nel vicino ristorantino di via Margutta. Finalmente fra amici sorrise, rilassata e sembrava con quell vision sul quale la pioggia aveva alleggerito il trucco da vamp, quella che in fondo era…una ragazza dalle speranze deluse! Per lungo tempo ho visto quella ragazza, all’apparire di Piero in via dell’Oca uscire di corsa dal baretto, qualsiasi fosse il suo compagno del momento, corrergli incontro e stringerlo in un abbraccio silenzioso. Il baretto di Elio ora non c’e’ piu’  come non c’e’ piu’ il “salotto” di Via del Popolo”. (4)

Altre storie di altri tempi…piu’ vive, piu’ vere e piu’ reali…di una realta’ nella quale un Ciampi stava benissimo e nella quale si trovava indiscutibilmente a suo agio. Eppure anche per un Ciampi, per uno come lui, lui che le donne le “sgangherava” (…somiglianze notevoli diremmo…e senza falsa modestia…siamo assolutamente al di la’ ed oltre l’ipocrita modestia dominante la societa’ contemporanea…) ci sono state donne che hanno realmente ‘contato’ (…ce ne sono…e ce n’e’ una in particolare che per Noi contera’ sempre….) quelle, per dirla alla Maurizio Lattanzio, “femmine maxime”….come una giovane attrice dagli occhi d’oro che frequentava Pasolini e Carmelo Bene (amicissimo di Piero con il quale sovente si ‘abbeverava e con il quale finiva sempre in indicibili polemiche e spesso in liti furibonde)  e che cosi’ ricorda il suo incontro con Piero Ciampi.

Racconta Anna Mario Chio nell’intervista rilasciata lo scorso aprile a “Musica Leggera” (nr 10 – Aprile 2010) in un dossier-Ciampi interessante e sempre utile per comprender meglio un uomo che ci sarebbe piaciuto conoscere, frequentare e dal quale probabilmente avremmo appreso qualcosa… (…si vede pero’ che “buon sangue non mente” e che fosse la pecora nera della famiglia per quella sua vita bohemienne non puo’ che rallegrarcene….’seguiamo’ le “orme”….o forse siamo gia’ andati ben oltre il nichilismo passivo del poeta del “porto di Livorno”….”ho trovato una nave che salpava/ ed ho chiesto dove andava/ nel porto delle illusioni/ mi disse quell capitano…terra terra/ forse cerco una chimera….” …stiamo andando a ‘memoria’ oramai i testi delle sue canzoni fanno parte della nostra identita’ ….sinergie ‘ontologiche’…..distanze spazio-temporali frantumate….): “Andai a trovare Carmelo Bene, che era un mio amico e stava giocando a dama con Piero: fra loro c’era un rapporto di odio-amore, litigavano, s’incazzavano, si sputavano addosso, si dicevano delle cose terribili, insomma erano due pazzi scatenati. Carmelo me lo ha presentato e lui ha iniziato a corteggiarmi. Da subito. E’ partito in quarta. Poi mi disse che si era follemente inamorato di me appena mi aveva vista. Era un uomo fascinoso, decisamente bello, magro, alto con due occhi Verdi penetranti. Pero’ purtroppo beveva in una maniera pazzesca.  (…) Quando aveva bevuto poco era anzi piacevolissimo, perche’ era un grande affabulatore, ti parlava per ore, ti affascinava con certe sue teorie sul naso, sulla fronte. Quando aveva bevuto tanto invece diventava davvero infrequentabile. Io glielo dissi chiaramente. In una lettera che mi scrisse diceva: “mi hai affidato una decisione”. Si riferiva proprio a questo, a quando io gli dissi: “se smetti di bere, se ne puo’ parlare”. E lui mi aveva fatto questa promessa, che ovviamente non ha mai mantenuto.” (5)

Ma questo fu….parafrasando Luca Carboni …un “amore incredibile”….e impossibile da vivere per la giovane  Anna Maria Chio.

Lui che negli anni settanta si faceva pagare cinquecentomila lire per cantare mezza canzone, mandare affanculo il pubblico voltarsi e andaresene….Lui che era odiato dai colleghi, che litigava con tutti i discografici, che veniva boicottato dalle radio e rifiutava , rifiutato, la televisione. Lui che sputava in faccia al successo ogni volta che gli se ne presentava l’occasione e che pure alla fine riusciva a ridere di se’ e della sua vita bohemienne che, in fondo, era cio’ di piu’ caro e vero di quello che possedeva.

Lui che della musica italiana e’ stato la pecora nera…. Piero Ciampi cantore del nulla in uno spazio senza tempo: nichilistiche tonalita’ e melodica lontana anni luce che si perde nei meandri della nostra storia musicale…

Lui capace di scrivere ad Anna Maria Chio una lettera d’amore che e’ un gioiellino di autenticita’, di sentimenti e di vera profonda insindacabile amicizia-affetto: “Roma 19 Agosto 1973 – Cara Anna Maria, ti penso. Mi faccio condurre dal mio angelo guida. Io sono cieco cosi’ come uno squalo. Ma lui non dorme mai, mentre io ho la speranza di sognarti, un giorno. Non scrivo una lettera da anni, esagerare e’ sempre brutto. Ora mi piace scrivere a te. Perche’? Perche’ tu sei nel mio cuore. E cio’ e’ vita. Io non ho paura della vita ma temo minuto per minuto di non essere me stesso. Perche’? Perche’ si. Il fatto e’ che, te l’ho detto un pomeriggio a casa tua, mi hai affidato una decisione. O no? Un bacio a tuo figlio ed a te. Il tuo Piero”

Non ci sono struggenti parole…non c’e’ sbavatura romantica in eccesso…c’e’ solo la cruda, nuda e vera realta’ di un uomo profondamente sincero…. Il rischio, in amore, e’ esserlo troppo….Noi lo siamo quasi sempre stati…’quasi’….

E, soprattutto, lo siamo in questo momento…anzi lo siamo da quasi quattro anni….

Perche’? Perche’ si…. scriverebbe Ciampi…”dev’essere cosi’/ che tutto quel che accade e’ amore…” continueremmo noi parafrasando Cesare Cremonini….

“Cosa mi aspetto dal domani?/Di sole in faccia no/ma in fondo io ci spero ancora./Che tu ci sia nel mio domani./E se ti incontrerò/spero di sfiorare le tue mani……..”

Al di la’ e oltre ogni altra considerazione perche’ la “guerra” continua…perche’ non si combatte con le armi, ma col cuore…. E l’assenza …e’ un assedio!

Un assedio che non lascia scampo.

Conclusione: Piero Ciampi, il poeta del nulla e non dimenticatevi, parafrasando Carmelo Bene (…uno dei Grandi….dei rarissimi Grandi che hanno solcato i teatri d’Italia…), “Il talento fa quello che vuole, il genio fa quello che può. Del genio ho sempre avuto la mancanza di talento.”…..

Perche’…siam fatti cosi’!

“Non riesco ad avere miti ne’ eroi/ io sono un mito per me…” (Tiziano Ferro/Luca Carboni – “Pensieri al tramonto”)…. Il ‘resto’ e’ sempre piu’ una indicibile noia…

Au revoir!

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

08 AGOSTO 2010

Note –

1)  Simone Coacci – “La guerra di Piero” – articolo presente in rete sul sito www.ondarock.it;

2) Gianni Marchetti – “Il mio Piero Ciampi” – (Libro+CD musicale con brani inediti) – “Coniglio Editore” – Aprile 2010;

3) Gianni Marchetti – ibidem;

4) Gianni Marchetti – ibidem;

5) “Spaghetti al burro e sassate alla finestra” conversazione con Anna Maria Chio – a cura di Maurizio Becker – da “Musica Leggera” – Nr. 10 – Aprile 2010

Ricciardi intervista Bellucci

Vicino Oriente, Politica, Conflitti, Popoli, Religioni…
ANTONELLA RICCIARDI INTERVISTA A TUTTO CAMPO HUSAYN BELLUCCI



Il documento che segue in basso è un dialogo a tutto tondo con lo studioso Dagoberto Bellucci: scrittore, collaboratore di testate giornalistiche ed attivista politico particolarmente impegnato nelle cause legate alla libertà dei popoli. Gli argomenti di questo approfondimento spaziano, a tutto campo, dalla crisi per portare aiuti umanitari alla Striscia di Gaza (da anni isolata da Israele, dopo la vittoria democratica di Hamas del 2006, e dopo aver resistito ai tentativi di rovesciamento di questo partito, nel 2007) alla libertà di espressione, dalla politica italiana alla spiritualità; il tutto, con particolare attenzione alla via che porta alla definizione della propria identità e di una realizzazione migliore del proprio sè, per essere, in maniera più integrale, persone più complete…

1) Da molti anni spendi le tue migliori energie nel sostegno al movimento di
liberazione nazionale del popolo palestinese… e proprio nell’aiutare le
popolazioni palestinesi erano impegnati i pacifisti della Freedom Flotilla,
vittime del massacro perpetrato dai militari israeliani lo scorso 31 maggio:
in quanto persona che collabora coi mezzi d’informazione di più alta cultura
sul tema, puoi spiegare il tuo punto di vista sull’episodio delle navi con gli
attivisti per la pace? Faccio presente, per i lettori, che con Angela Lano,
giornalista dell’agenzia Infopal ed attivista della Freedom Flotilla, avevi
tenuto una conferenza nel settembre 2009…

“L’aggressione piratesca, perchè di questo realmente si è trattato ossia
di un autentico atto di pirateria internazionale compiuto nel modo più vile
e criminale da reparti d’elite delle forze armate sioniste (la Brigata
Golani), contro la nave della Freedom Flotilla è innanzitutto una ulteriore
dimostrazione di arroganza e l’ennesimo episodio terroristico di quell’
emporio criminale ebraico occupante la Terra Santa di Palestina autoproclamatosi “stato d’Israele”.

Lo “stato d’Israele” non esiste intendiamoci: esiste una
pluridecennale terroristica occupazione della Palestina da parte di bande
mercenarie di “assoldati” con kippah provenienti dai quattro angoli del
pianeta a perpetuare quell’utopia di stampo coloniale denominata “Sionismo”; un’
ideologia che unisce fondamentalismo religioso talmudico-rabbinico,
sciovinismo nazionalista di stampo tardo-ottocentesco ed una malsana interpretazione escatologico-apocalittica delle Sacre Scritture con particolare riferimento al Vecchio Testamento ed alla Torah che formano la base strutturale dell’idea sionista. L’attacco banditesco contro la Freedom Flotilla è solo l’ultimo
episodio di uno stillicidio di aggressioni, crimini e stragi perpetrate da
questi moderni predoni dalla stella di Davide e non deve sorprendere nessuno
ma, casomai, allarmare perchè è anche la dimostrazione da parte dell’
esecutivo sionista di accelerare i tempi per una aggressione contro la
Repubblica Islamica dell’Iran che rimane, in prospettiva, il vero obiettivo
della strategia di destabilizzazione sionistico-statunitense dell’area
geopolitica e strategica del Vicino Oriente. Il regime d’occupazione
sionista con questo nuovo atto barbaro e criminale getta definitivamente la maschera e affoga nel sangue dei pacifisti innocenti le residue speranze per un
rilancio di quel cosiddetto “processo di pace” regionale che, come ha ribadito
chiaramente anche il presidente siriano Bashar el Assad, diviene mera utopia
e resta lettera morta di fronte a questa intransigenza della controparte
israeliana.
L’assassinio e l’aggressione in acque internazionali degli attivisti della
Freedom Flotilla – pacifisti che stavano semplicemente portando aiuti
umanitari alla popolazione di Gaza stretta da anni in una sorta di assedio non
dichiarato ma attuato, complice il silenzio dell’ONU, dell’Europa e la tacita
approvazione americana, da “Israele” in modo da ridurre alla fame e abbandonare in una sorta di oblio l’intera Striscia di Gaza rea di essersi compattamente
schierata al fianco di Hamas ed averne sostenuto l’ascesa elettorale, politica e
militare – rappresenta inoltre un precedente inquietante di autentica pirateria di
uno “stato” che oltretutto pretende di autoproclamarsi e presentarsi all’
opinione pubblica mondiale come “la sola democrazia del Medio Oriente”. “Israele” si pone in realtà nuovamente al di fuori di qualunque regola e dimostra
chiaramente di infischiarsene altamente del “diritto internazionale” così
come del resto ha sempre ritenuto nulle le decine di risoluzioni di condanna
emesse dalle stesse Nazioni Unite le quali, in ultima analisi, non sono altro che
carta-straccia quando di mezzo ci sono gli interessi di lorsignori
kippizzati.
Questa arroganza assoluta è fondamentalmente la riprova di almeno due cose:
a) l’impunità di cui gode il regime d’occupazione sionista in tutte le sedi
internazionali (come hanno dimostrato i veti posti da Stati Uniti ed altri
Paesi, fra questi l’Italia prona e supina alle volontà-diktat della “lobby”
pesantemente rappresentata in seno all’esecutivo Berlusconi dall’ultra-
sionista Fiamma Nirenstein sul cui ruolo interno alla Farnesina andremo ad
approfondire ulteriormente l’argomento);

b) la volontà dell’esecutivo sionista di spingere l’acceleratore aumentando la tensione in tutta la regione. Si tratta di una strategia finalizzata ovviamente ad imporre agli Stati Uniti una più dura posizione ed una maggior pressione contro l’Iran in vista di quell’aggressione contro Teheran che a nostro avviso resta il vero ‘target’ di tutta la strategia d’accerchiamento, destabilizzazione e occupazione militare delle amministrazioni a stelle e strisce. Ieri Bush ed i deliri neoconservatori
(con tutto il contorno di tesi fondamentaliste d’ispirazione messianico-
apocalittica propria dei settori più radicali della galassia “white-anglo-saxon-
protestant” alleata oggettiva del Sionismo internazionale che, per fare un esempio, in Gran Bretagna si raccoglie attorno ai cosiddetti British Israelites ) attualmente
Obama e gli apparentemente più “moderati” democratici della cosiddetta
sinistra “liberal” americana (i quali non rappresentano nient’altro che la
fazione “sinistra” del Mondialismo quella più internazionalista che
ideologicamente fa derivare il proprio pensiero politico dal socialismo
della Fabyan Society): l’America non cambia assolutamente la propria politica
estera nei confronti della Repubblica Islamica dell’Iran e, più vastamente,
rispetto ad ogni Stato che non intenda piegarsi di fronte ai diktat della Finanza
plutocratica mondiale, ai suoi strumenti di pressione usurocratica (Banca
Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, WTO ecc.) e alle volontà di
omologazione e livellamento unidimensionale pianificate dagli apprendisti
stregoni del “New World Order”…
Di nuovo, praticamente, non c’è assolutamente niente sulla scena mondiale se
non una ulteriore accelerazione verso nuovi futuri scenari bellici per le
regioni e le popolazioni martoriate del Vicino Oriente. E’ a mio avviso
importante che vi siano voci libere e fuori dal coro belante ed osannnante
“Israele” come dimostrato dall’episodio della Freedom Flotilla: l’amica
Angela Lano direttrice di InfoPal e molti altri fra coloro che hanno preso parte a
quella iniziativa sono da anni che si battono in prima persona per porre all’
attenzione pubblica italiana la questione delle condizioni di apartheid al
quale sono soggetti – praticamente da sempre e particolarmente quelli della
Striscia di Gaza dall’estate 2007 in cui Hamas prese il potere manu militari –
i palestinesi. In Occidente, in Europa e in Italia particolarmente abbiamo
bisogno del lavoro di ogni singolo attivista e di qualunque militante per
tenere viva la voce della Palestina oppressa. Il lavoro di tutti e tutti
sono necessari per evitare che il dramma palestinese finisca, come vorrebbe la
“lobby” filo-sionista che influenza e controlla l’informazione di massa, nel
dimenticatoio.”

2) Sia prima che dopo la tua conversione all’Islam sciita sei rimasto un
attivista della galassia di destra alternativa ed antiimperialista: puoi
illustrare cosa è però cambiato di più importante nella tua visione del
mondo,
riguardo la vita? E a proposito del tema della morte, che in Occidente forse
più che altrove rimane un argomento che suscita angoscia e rimozione, la tua
visuale si è, almeno in parte, trasformata?


“Personalmente ritengo che per chiunque faccia politica o intenda occuparsi
di questioni politiche sia necessario interagire con qualunque soggetto
possa rivelarsi un interlocutore valido: non è una questione ideologica benchè l’
ideologia incida rispetto all’interazione verso il ‘prossimo’. Il rapporto
con gli ambienti dell’estrema destra italiana per quanto concerne il
sottoscritto è andato migliorando a partire da alcuni anni a questa parte da un lato
perchè abbiamo visto cosa c’era (e soprattutto cosa non c’era) altrove nelle
iniziative che si riproponevano il superamento di steccati (andando “oltre
la destra e la sinistra” per utilizzare uno slogan del quale si è fatto forse
un uso spesso distorto nel corso degli ultimi cinquant’anni e verso il quale
intendevano tendere i più disparati – e a volte pure ‘disperati’ – soggetti
e movimenti politico-ideologici non conformi) ideologici e politici che in
realtà mascheravano nient’altro che il vano tentativo di abbandono di un’
area per ottenere, magari raccattando l’elemosina altrui, riconoscimenti o
legittimazione verso l’altrui sponda.
Di questi “caronti” della politica ne abbiamo visti parecchi e, in
particolare, continuiamo a vederne: sono sterilissimi e vani tentativi
destinati inevitabilmente al fallimento. La storia politica italiana lo
dimostra ampiamente: non esiste possibilità alcuna per un movimento
autenticamente rivoluzionario e antagonista al sistema – socialista e
nazionale antisionista ed antimondialista come da noi concepito – di rompere il
circolo vizioso di una politica che da vent’anni a questa parte (… e
particolarmente grazie all’operato dell’attuale premier Silvio Berlusconi ed alla sua
riproposizione di un anticomunismo viscerale che ha diviso abbondantemente
la scena politica nazionale in fautori od oppositori del progetto pidduista-
berlusconiano di “riforma forte” così come concepita dal centro-destra … )
è andata invece trasformandosi via via in una sempre più smaccata fotocopia
del modello parlamentaristico-istituzionale d’impronta anglo-sassone con i
due poli (centro-destra e centro-sinistra, liberaldemocratici e
socialdemocratici, conservatori-repubblicani e liberal-progressisti) dominanti che hanno finito per fagocitare progressivamente tutte le “estreme”. In Italia dunque occorre prendere atto dell’impossibilità di fuoriuscire dal “giochino” piuttosto
stucchevole del pro-berlusconismo e dell’anti-berlusconismo (quest’ultimo
sostituto del vetero-antifascismo militante di sessantottina o resistenzial
memoria).
Cosa sia mutato invece sul piano personale rispetto al passato credo sia
presto detto: siamo osservatori più o meno disinteressati dell’involuzione
generale di un intero ambiente politico e culturale ridotto oramai da anni a
percentuali elettoralistiche da prefissi telefonici e con un peso ed una
influenza nella società italiana quasi irrilevanti. Quello dell’estrema
destra è un panorama deludente di infiniti “eterni fuorigioco” per utilizzare la
splendida espressione di Maurizio Lattanzio…più o meno allo stesso livello
in cui sta progressivamente terminando anche l’esperienza della militanza
politica all’estrema sinistra. I motivi che hanno portato a questi disastri
sono noti: de-ideologizzazione della politica, riflusso nel privato e
sostanzialmente mancanza di veri progetti alternativi alla visione edonistica
e alla spettacolarizzazione assunta da sedici anni a questa parte dalla
politica italiana. Berlusconi, con le sue televisioni e il suo modello di partito-
azienda, hanno monopolizzato il dibattito politico nazionale: è questo il
modello dominante al quale aspirano alleati, amici ed avversari del
Cavaliere….ed i risultati di questa deriva della politica sono davanti a
chiunque sappia vedere al di là delle sigle, dei nomi e dei programmi di
movimenti o partiti sostanzialmente presenti oggi solo per contrastare o
sostenere il modello berlusconiano.
Vita e morte sono concetti troppo alti per essere affrontati e dibattuti in
una intervista: si tratta delle risposte essenziali dell’individuo in quanto
essere raziocinante (chi sono? dove vado? da dove vengo?) e sono basilari
presso tutte le scuole di filosofia concepite nella storia dall’umanità
sotto ogni latitudine e longitudine. Non credo di dire niente di nuovo se cito un
passo del “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde laddove si sostiene che
“lo scopo della vita è lo sviluppo del proprio io. Il completo sviluppo di se
stessi: ecco la ragione d’essere di ognuno di noi”. Mi sembra che in questa
prospettiva sia possibile cogliere il vero nesso di quell’avventura
straordinaria che, per ogni singolo individuo, risponde al nome di vita ,
della quale la morte non è nient’altro che un passaggio. Questo almeno per chi
crede nell’Aldila’ ed in una visione post-mortem quale quella descritta dalle
diverse forme spirituali in ordine con la Tradizione Informale. Fondamentalmente
credo che l’esistenza terrena di un singolo individuo dovrebbe essere sempre il
riflesso della sua attitudine, delle sue qualità innate e di quelle virtù
che si potranno acquisire nella fase della crescita e dello sviluppo: l’
evoluzione di una persona la si misura nel tempo dai suoi atti, dalle sue reazioni, dal
suo modo di porsi così come da quelle che sono le sue qualità (positive
quanto negative) rispetto ad un dato evento o ad una determinata
imprevedibile eventualità.
L’Imam Alì (la pace su di Lui) , primo Imam della Scuola Shi’ita
duodecimana, nel suo volume di scritti “Najhul Balagha” sostiene che il carattere, il
temperamento e la vera natura di un individuo si palesano maggiormente
quando questi vive momenti di estrema povertà o di estrema ricchezza. Credo sia
assolutamente indiscutibile quest’assioma: è nei momenti di estremo
sconforto materiale oppure in quelli opposti di estremo benessere che si manifesta
molto chiaramente il vero volto di un soggetto, la sua natura, la realtà del suo
animo umano.
Personalmente abbiamo imparato, da tempo, a conoscerci: non pretendiamo l’
impossibile ma tendiamo sempre a ricercarlo in noi stessi e negli altri.
Alcuni superano le ‘prove’ altri , inevitabilmente, no….Già questa diviene una
‘selezione’ piuttosto naturale dei nostri interlocutori. Sulla morte
possiamo convenire con Epicuro il quale sosteneva che “muore mille volte chi ha paura della morte” aforisma che – più o meno – fa il ‘paio’ con quello di
fascistica memoria che recitava “vivi come se dovessi morire subito pensa come se non dovessi morire mai” perchè la vita è anche, soprattutto, una sfida con se
stessi e con il mondo. Infine, e per concludere un discorso che altrimenti
ci porterebbe troppo lontano, la pensiamo esattamente come Napoleone: “La morte
può essere l’espiazione delle colpe ma non può mai ripararle” e se è vero
che “chi è senza colpa scagli la prima pietra” è altrettanto vero che non
può esistere una pacificazione (di se stessi e più in generale in una
comunità o tra comunità, popoli, etnie o razza diverse) che non passi dal
ripristino della giustizia….La morte deve rendere, a nostro modo di
vedere, giustizia della vita di ogni singolo individuo….In ogni caso …staremo a
vedere quando sarà il nostro ‘turno’….”.

3) Oltre alla spiritualità musulmana, ci sono stati particolari rapporti
umani che hanno influenzato ed arricchito in maniera fruttuosa la tua concezione
del mondo? Mi riferisco a rapporti, di amicizia e/o sentimentali, che possano
avere orientato, almeno in parte, la tua prospettiva di vita..Se sì, puoi farci
qualche esempio?


“E’ essenziale chiarire subito che qualunque rapporto si ritenga essere
stato determinante (in positivo come in negativo) la formazione della
propria identità quest’oggetto di “studio” meriterà sempre un maggior
approfondimento e subirà di volta in volta una differente valutazione o per essere più chiari sarà con il tempo che potranno modificarsi le impressioni avute, le
sfumature di certi ricordi e anche l’opinione che si ha avuto su di una determinata
persona, nei confronti di qualcuno che ha intersecato il suo cammino con il
nostro o semplicemente rispetto ad un dato episodio. L’Islam, la conversione
(da convergere= andare verso) alla fede islamica, oramai abbracciato 16 anni
fa ha senz’altro aiutato a stemperare o smussare alcune ‘spigolature’ di un
carattere tipicamente livornese e toscaneggiante quindi, per forza di cose,
critico e polemico e necessariamente ansioso di scoperte sempre nuove e,
almeno nel passato più o meno recente, di una ricerca verso un possibile
miglioramento: dovrebbero essere in fondo queste le caratteristiche precipue
di ogni individuo (volontà di scoprire, ricercare e raggiungere nuovi
obiettivi).
Detto ciò abbiamo alcuni ‘debiti’ politici che non possono essere
sottostimati: dalle esperienze giovanili all’interno del Msi passando per
gli ambienti extraparlamentari dell’estrema destra dobbiamo rilevare l’assoluta
e superiore fenomenologia contemporanea dell’autentico soldato-politico
rappresentata dall’”apparizione” sulla scena politica italiana (almeno in
quella “estrema”) del Maurizio Lattanzio, autarca nichilista e
teorico di una prassi di disintegrazione anti-sistemica capace di dare seguito alla
‘traccia’ scrittoria redatta da Franco Giorgio Freda quarant’anni or sono
nella sua memorabile opera “La Disintegrazione del Sistema”. In una continuità
ideale potremmo dire che dall’evoliano “Cavalcare la tigre” – passando
appunto per il testo ‘aristocratico-comunistico’ di Freda – allo “Stato e Sistema”
di Lattanzio esiste un fil-rouge che ha caratterizzato oltre mezzo secolo di
cultura antagonista e rivoluzionaria alla quale indiscutibilmente restiamo
saldamente ancorati. Altri incontri ed altre personalità hanno poi formato
ulteriormente questa nostra identità: da quelli autorevoli avuti in
occasione dei nostri incontri iraniani (con alcune delle più importanti autorità
religiose sciite locali) fino all’impatto assolutamente straordinario avuto
con la realtà militante e rivoluzionaria libanese e particolarmente con Hizb’
Allah, la sua organizzazione generale sul territorio, la sua influenza nel
contesto del paese dei cedri e più vastamente del Vicino Oriente e – ovvio –
con alcune delle sue figure maggiormente rilevanti. A questa serie di
incontri, nel corso degli anni, si sono sommate nuove interazioni ontologico-
esistenziali con uomini e donne dalle idee e dalle storie più disparate. Se da un lato
abbiamo il piacere e assieme l’onore di poter vantare amicizie influenti
anche nella vicina Repubblica Araba Siriana è altresì vero che anche individualità
nazionali o continentali europee hanno avuto un rilievo ed un peso a volte
decisivo nella nostra maturazione umana e politica. Attualmente possiamo
così vantare rapporti di cameratismo, stima e rispetto reciproci, che vanno dall’
area vicino-orientale alla penisola iberica, dall’Irlanda alla Germania fino
alla Turchia ed ovviamente all’Italia che rimane il palcoscenico prioritario
della nostra azione politica limitata in questa fase esclusivamente ad una
attività scrittoria che ci porta via già sufficientemente spazio e tempo per
pensare ad altro (…ammesso e non concesso poi che effettivamente ci sia
qualcos’altro da pensare e soprattutto da ‘fare’ in termini politici vista
la situazione di degrado ed il bassissimo livello raggiunti oramai dal
‘Politico’ nel nostro paese…).”

4) Da qualche tempo sei diventato un assiduo e prezioso collaboratore del
sito Terra Santa Libera, informatissimo sul conflitto per la Palestina: questo
sito, pur apprezzato da molti, è stato criticato dalla Commissione di vigilanza
istituita dal Parlamento e presieduta da Fiamma Nirenstein, esponente della
comunità ebraica e sionista militante: pensi che ci sia realmente pericolo
di oscuramento per questo ed altri siti? E quali consideri possano essere i
modi per salvaguardare la libertà di espressione?

“Ti ringrazio per questa quarta domanda che reputo, in questo momento,
fondamentale: esiste ed è a mio avviso reale il pericolo di oscuramento di
una serie di siti internet antagonisti rispetto al “politically correct”
attuale.
Terrasantalibera.org (sito per il quale ho scritto numerosi articoli e verso
i cui responsabili nutro profondi rapporti di amicizia cameratesca, stima e
rispetto) ha avuto il coraggio e l’autorevolezza di chiamare a raccolta
tutti coloro i quali, a partire dalla metà di maggio, sono stati indicati dalla
Commissione di vigilanza parlamentare come possibili “target” di un’ondata
censoria, liberticida e inquisitoriale.

I portali informatici nel mirino della Commissione presieduta dall’ultra-sionista onorevole Fiamma Nirenstein (entrata 2 anni or sono in parlamento e preannunciando – durante tutta la campagna elettorale sotto le liste di Alleanza Nazionale-PDL – che sarebbe andata a Montecitorio per “fare gli interessi di Israele” …e di fatto questo è realmente ciò che questa nota attivista e fanatica anti-araba e anti-islamica sta portando avanti affiancando, o per esser più chiari, ‘controllando’
anche l’operato del Ministro degli Esteri, on. Franco Frattini, il quale ha
abbassato la politica estera italiana al livello pro-israeliano) sono
una dozzina: da HolyWar alla stessa TerraSantaLibera, da InfoPal fino al
sito dell’AAARGH (Associazione degli Anziani Amatori di Racconti di Guerra e di (H)
Olocausto) e a molti altri finiti nel mirino di questa novella Inquisizione (o
scure ebraica contro la libertà d’opinione) che rappresenta una sorta di forche
caudine per il pensiero politico non conformista. L’azione della Commissione di
vigilanza parlamentare mira infatti a colpire quei siti informatici che
propaganderebbero “violenza razzista e antisemitismo”…ora è quantomeno ironico che nessuno si sia accorto dell’incongruenza di affidare la presidenza di siffatta
commissione ad una isterica estremista ebrea, notoria per le sue posizioni ultra-
sioniste, anti-arabe (quindi …etimologicamente “anti-semite” essendo gli arabi di
origine etnico-razziale semiti) e anti-islamiche… In realtà l’obiettivo
malcelato della Nirenstein – e degli ambienti pro-sionisti che hanno
avallato questa iniziativa oscurantista e liberticida –è quello nè più nè meno di
mettere un bavaglio, operare una censura preliminare ed ostacolare la
libertà di pensiero sulla rete informatica per tutte quelle posizioni politiche,
ideologiche e culturali non allineate ai desiderata/diktat di Sion. E’
sintomatico che siano proprio questi ambienti, con il pretesto piuttosto
posticcio dell’ “antisemitismo”, che vorrebbero imporre il silenzio a
testate indipendenti e a quelle poche ultime voci libere, fuori dal coro belante
degli “osanna in lode ad Israele”…
Per fortuna, dobbiamo dire, non siamo ancora alla “marcia trionfale” dell’
Aida verdiana: i pro-sionisti nostrani stiano tranquilli che ad ogni azione
corrisponderà senz’altro un’altra azione più energica e di segno contrario
soprattutto ora che in gioco ci sono le libertà essenziali che dovrebbero
essere anche garantite dall’articolo 21 della Costituzione Italiana. Per
quanto ci riguarda non possiamo che fare nostro l’appello lanciato da un
gruppo di valenti studiosi e intellettuali, politicamente schierati su diverse
posizioni l’uno rispetto all’altro ma uniti dalla stessa decisa volontà di
resistere di fronte a questa “spada di Damocle” sionista; i quali hanno dato
vita ad un comitato di liberi cittadini raccoltosi attorno al sito www.
webnostrum.com al quale collaborano alcune delle firme più prestigiose del
panorama anticonformista italiano tra cui il giornalista Maurizio Blondet
(direttore di www.effedieffe.com) , la giornalista ed attivista pro-
palestinese dr.ssa Angela Lano (direttrice di www.infopal.it) il canonico Francesco
Peggi (direttore di www.terrasantalibera.org), il prof. Antonio Caracciolo
(responsabile e titolare del blog civiumlibertas.blogspost.com ) Vittorio
Caroselli (curatore del blog palestinanews.blogspot.com ), don Curzio
Nitoglia (sacerdote tradizionalista cattolico e direttore del sito www.
doncurzionitoglia.
com ), il prof. Carlo Mattogno (storico e giornalista), Filippo Fortunato
Pilato (gestore e coordinatore del sito www.terrasantalibera.org ) vittima
peraltro recentemente di un tentativo di aggressione e altri autorevoli
esponenti del mondo della cultura contrari a questi bavagli che la “lobby”
pro-Israele intenderebbe mettere al circuito informatico dopo quelli imposti a
livello di magistratura ( attraverso la famigerata e a tutti nota Legge
Mancino o 122 bis)… Vedremo chi, alla fine, la ‘spunterà….se i “mandatari” e
portavoce del governo d’occupazione sionista nella colonia i’tal’yota oppure
gli uomini liberi che ancora hanno il coraggio di ribellarsi e opporsi con
gli strumenti ed i mezzi legali ed in conformità con le leggi dello Stato
italiano. Personalmente non pensiamo proprio, nè ci vogliamo augurare, che
la legge inizi e finisca laddove vorrebbe la “signora” Fiamma Nirenstein…
Sostenere gli amici di webnostrum.com e le iniziative dei diversi siti
“sotto attacco” è dovere di chiunque intenda preservare la libertà d’opinione nel
nostro paese e il modo più efficace per salvaguardare un diritto sacrosanto
che è quello di manifestare il proprio dissenso e le proprie idee…”

5) Hai elaborato particolari teorie di risoluzione per raggiungere
l’indipendenza della Palestina?

“Il problema palestinese, come ben sai essendo una autorevole scrittrice ed
autrice di un ottimo saggio sulla questione palestinese, è una delle
questioni tra le più spinose tra tutte quelle relative alla politica internazionale:
investe interessi intoccabili della finanza mondialista e investe e
influenza la politica estera delle principali cancellerie europee, governando in modo
unilaterale le iniziative statunitensi e andando inevitabilmente ad
intersecarsi con l’annosa questione rappresenta dall’”eterno problema
ebraico” dal quale nasce la truffa ideologico-politica del movimento sionista, le sue
rivendicazioni anti-storiche e illegittime su di una presunta “terra senza
popolo per un popolo senza terra”, le sue aspirazioni millenaristico-
apocalittiche e le ‘visioni’ messianico-religiose che coniugano deliri di
onnipotenza di una nazione-razza autoproclamatasi “popolo eletto” con
esperimenti di eugenetica, xenofobia e discriminazioni razziali (presenti
manifestamente all’interno della società israeliana) e tendenze bellicistico-
militariste che – unite al non certo relativo particolare rappresentato dall’
arsenale nucleare nelle mani dei sionisti e presente fin dalla fine degli
anni Sessanta nel deserto del Neghev presso la base-complesso militare di Dimona
– fanno di questa entità il principale ostacolo ad una pacificazione
della regione geopolitico-strategica del Vicino Oriente e assieme il
principale “vettore” di destabilizzazione terroristica per tutte le nazioni arabo-
musulmane della zona. Personalmente sono totalmente d’accordo ed in linea
con le dichiarazioni del Presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad e con le
traiettorie lucide e precise ‘disegnate’ contro il Sionismo dal fondatore
della Repubblica Islamica dell’Iran, il compianto Imam Seyeed Ruhollah Musawi al
Khomeini (che Allah lo abbia in gloria), e del suo successore la Guida della
Rivoluzione Islamica – Grande Ayatollah Seyeed Ali’ al Khamine’i : “Israele”
è un’entita’ criminale ed uno “stato” terrorista che occupa territori
strappati militarmente e colonialisticamente ai palestinesi.
Introduzione e domande di Antonella Ricciardi;

http://www.italiasociale.net/interviste/interviste040810-1.html  

 intervista del 31 luglio 2010

Il “Casus Belli” di Giuda inizia in Libano

L’EMPORIO CRIMINALE SIONISTA PROVOCA ALLA FRONTIERA LIBANESE: MORTI E FERITI

di Dagoberto Husayn Bellucci

(soldati libanesi)

“I militanti di Hezbollah non staranno piu’ a guardare se Israele attacchera’ di nuovo l’esercito libanese. Lo ha detto il capo dell’organizzazione Hassan Nasrallah in un messaggio diffuso a Beirut. ”Da ora in poi – ha detto – se l’esercito viene attaccato in una qualsiasi area dove la resistenza e’ presente, questa non stara’ a guardare. Taglieremo le mani israeliane che cercassero di attaccare l’esercito libanese”. Nasrallah ha spiegato di aver chiesto ai militanti di non reagire, ”di non fare nulla” negli scontri di oggi, per evitare una escalation”. (Asca.it – http://www.asca.it/news-LIBANO__HEZBOLLAH__AL_PROSSIMO_ATTACCO_DI_ISRAELE_NON_STAREMO_A_GUARDARE-940062-ORA-.html)

“È l’episodio di violenza più grave lungo la frontiera tra Libano e Israele dal 2006 e ha fatto le prime vittime dalla fine del conflitto di quattro anni fa. Un tenente colonnello israeliano, almeno due soldati e un giornalista libanese sono rimasti uccisi negli scontri scoppiati stamane. Scatenati, secondo le prime ricostruzioni, dal tentativo di una pattuglia israeliana di tagliare alcuni alberi che si troverebbero in territorio libanese”
(Euronews.net – http://it.euronews.net/2010/08/03/scontri-al-confine-tra-libano-e-israele-morti-e-feriti/)
“Una sparatoria che ha causato la morte a 5 persone: 3 soldati libanesi, un giornalista anch’esso libanese, e il colonnello Dov Harari. Tutto è nato per un’operazione dell’esercito israeliano, che voleva abbattere alcuni alberi per installare delle videocamere di sorveglianza.  Non erano d’accordo però i soldati libanesi che passavano di là: il territorio è libanese, sconfinamento, spari di avvertimento. La linea di confine internazionale infatti non coincide esattamente con la Linea Blu, ovvero la linea armistiziale fissata dalle Nazioni Unite al termine del conflitto dell’estate del 2006; inoltre, la risoluzione 1701 adottata nell’occasione specifica che nella “zona cuscinetto” nel Libano meridionale possono dispiegarsi solo i militari dell’Unifil e quelli delle forze regolari libanesi“.
(Libero – http://www.libero-news.it/news/464478/Spari_tra_soldati_al_confine_tra_Libano_e_Israele____morti_e___feriti.html)
“Gli scontri, sarebbero scoppiati «tra le due parti alla frontiera tra la località libanese di Aadaissé, dopo che i soldati israeliani hanno tentato di sradicare un albero nella parte libanese», ha affermato il portavoce militare sotto copertura di anonimato. Intanto la polizia israeliana smentisce che in mattinata siano stati lanciati due razzi dal Libano verso il nord di Israele.” (Style.it – http://www.style.it/news/le-notizie-del-giorno/2010/08/03/libano–scontri-con-militari-israeliani–quattro-morti.aspx)

(tanks israeliani)

Scontri a fuoco al confine che separa la frontiera libanese da quella dell’emporio sionista: secondo quanto riportano le agenzie internazionali sarebbero almeno quattro, alcune agenzie dicono cinque, le vittime dei gravissimi incidenti che hanno visto contrapporsi con scambi di artiglieria l’esercito libanese e quello israeliano.

Si tratta della piu’ grave violazione della tregua fissata nell’agosto di quattro anni or sono dal paese dei cedri, dal suo movimento di resistenza nazionale (Hizb’Allah) con “Israele” attraverso la mediazione delle Nazioni Unite.

Allora quegli accordi posero fine a 32 giorni di aggressione indiscriminata lanciata dall’ex premier sionista Olmert contro il paese dei cedri. Oggi truppe di Beirut e di Tel Aviv si sono scontrate come mai prima d’ora lasciando morti e feriti sul campo.

Hizb’Allah non ha preso parte ai combattimenti odierni: il partito sciita libanese ha comunque condannato l’aggressione sionista.

Secondo quanto riportano fonti militari libanesi gli scontri odierni sarebbero stati scatenati da una pattuglia israeliana che avrebbe oltrepassato il confine malgrado l’intimazione dei reparti Unifil e quella ricevuta dall’esercito libanesi.

L’esercito di Beirut e’ intervenuto per respingere questa flagrante violazione utilizzando granate e lanciarazzi: lo scontro a fuoco che ne e’ seguito ha visto i soldati dalla stella di Davide utilizzare armi automatiche e la copertura del fuoco d’artiglieria e di alcuni tank prendendo di mira sia le postazioni militari che alcune localita’ civili libanesi.

Secondo invece quanto ha riferito il comandante sionista del fronte settentrionale, Gen. Gadi Eisenkot, una squadra di cecchini libanesi avrebbe aperto il fuoco in modo arbitrario contro la pattuglia israeliana che si trovava a suo dire sul proprio territorio. Difficile stabilire al momento le dinamiche dell’accaduto anche perche’ immediatamente la diplomazia internazionale e’ scesa in campo per scongiurare un’escalation di piu’ ampie proporzioni che finirebbe per aprire una riedizione dell’aggressione di quattro anni or sono.

E’ certo che tre militari libanesi sono rimasti uccisi da un colpo sparato da un carro armato sionista mentre tra le vittime figurerebbe anche un ufficiale israeliano notizia non confermata dal ministero della Difesa di Tel Aviv.

(feriti libanesi ad Aadaissé)

Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite invece ha affermato che due soli soldati sarebbero rimasti vittime del fuoco israeliano ed una terza vittima sarebbe un giornalista aggregato alle truppe di Beirut.

L’Onu ha immediatamente invitato le parti a cessare le ostilita’ richiedendo ad entrambe la massima cautela dopo un episodio considerato gravissimo e sul quale inizieranno le speculazioni politiche delle parti interessate ad alzare la tensione in tutto il Vicino Oriente.

Gli amici di “Israele” gia’ hanno iniziato ad alzare il tiro. Il premier libanese Sa’ad Hariri ha denunciato “la violazione israeliana della sovranita’ nazionale libanese” mentre tutti i partiti politici a Beirut si sono stretti attorno alle forze armate.

Mentre il presidente egiziano Hosni Mubarak ha dato la sua disponibilita’ per discutere il modo di affrontare l’aggressione lanciata dagli israeliani contro l’esercito libanese il ministero degli affari esteri di Teheran ha fatto sapere di voler depositare presso le Nazioni Unite un richiamo “fermo e deciso” contro l’entita’ sionista accusata di aver violato la risoluzione di tregua ed il cessate il fuoco raggiunto faticosamente quattro anni fa.

La tensione sale paurosamente nella regione: l’America lancera’ la sua guerra ebraica contro la Repubblica Islamica dell’Iran?

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

04 AGOSTO 2010

Il Libano volta pagina

STORICO VERTICE TRIPARTITO CON LA SIRIA E L’ARABIA SAUDITA PER SCONGIURARE I RISCHI DI UN CONFLITTO CIVILE E REGIONALE

di Dagoberto Husayn Bellucci

Il Vicino Oriente arabo-islamico vive in queste ultime ore momenti di alti e bassi: alle prospettive di pace ed alla volonta’ di accordi e compromessi distensivi che si aprono all’orizzonte da un lato si alternano nuove minacce di aggressioni e tamburi di guerre che qualcuno, l’accoppiata del terrore statunitense-sionista, vorrebbe sentir rullare forte per rimescolare le carte e destabilizzare piu’ di quanto gia’ non sia destabilizzata di suo la regione vitale per l’economia e la finanza mondiali.

Nelle ultime settantadue ore infatti i destini dell’intera area geostrategica vicino-orientale si incrociano tra il summit libanese e le nuove dichiarazioni bellicistico-imperialistiche provenienti dalla Grande Meretrice a stelle e strisce; l’America dopo aver esitato per lungo tempo – e per mesi aver alternato dichiarazioni di facciata a timidi tentativi di pressione – getta la maschera: l’amministrazione obamita avrebbe gia’ valutato e firmato i piani d’attacco strategici contro la Repubblica Islamica dell’Iran.

Il tanto ‘plauditissimo’ abbronzato pupattolo al servizio permanente ed effettivo delle consorterie internazionali del Sionismo , alias Barak Obama presidente in pectore della superpotenza planetaria a stelle e strisce, dopo aver blaterato per mesi di “dialogo con il mondo islamico” e “nuova fase” nelle relazioni tra Occidente e Islam getta infine la maschera e mostra tutto il suo rostro rognoso…

Un ghigno satanico e beffardo quello dell’amministrazione obamita dove a farla da vero e proprio deus et machina e’ stata catapultata (… direttamente da qualche loggia o piu’ verosimilmente dall’onnipotente circolo ristretto dell’Oligarchia finanziario-mondialista del Council on Foreign Relations ossia dal Governo-ombra plutocratico che stabilisce, determina e gestisce la “cosa pubblica” e pure quella “privata” degli Stati Uniti d’America…) nientepopo’ di meno che Hillary Clinton, responsabile esteri e tenutaria della politica estera yankee ovvero alta dignitaria degli interessi d’”Israele” all’interno della nuova amministrazione democratica.

Obama, autentica marionetta nelle mani della lobby filo-israeliana (AIPAC, Anti-Defamation League, B’nai B’rith ecc…questi sono i principali organismi direttivi di quel potere segreto che domina politica ed affari, finanza ed economia, vita civile e culturale nonche’ influenza le scelte di massima confessional-religiose degli oltre 200 milioni di statunitensi….il resto e’ “fuffa” …), avrebbe dunque firmato: l’attacco all’Iran sarebbe pronto questione di settimane, piu’ probabilmente mesi, ma a Washington e dintorni i militari avrebbero avuto il disco verde e si accingerebbero a far “scaldare i motori”….

(...ed è pure mancino...)

Avevamo gia’ scritto, non piu’ di qualche settimana or sono, che la questione essenziale era e rimaneva una: fara’ l’America la guerra ebraica contro l’Iran?

La risposta e’ arrivata dalle autorevoli dichiarazioni rilasciate dall’ammiraglio USA Mike Mullen, Capo di Stato Maggiore della Difesa, il quale – durante una intervista rilasciata alla NBC – ha sostenuto che al Pentagono si dicono pronti per intervenire contro l’Iran in caso fosse necessario.

Dichiarazioni esplosive che gettano ulteriore benzina sui braceri che covano sotto le ceneri di un’estiva quiete alla quale non sembrano credere le principali cancellerie ed i “grandi” del pianeta: c’e’ molta apprensione in realta’ per cio’ che sembra delinearsi come una piu’ o meno imminente aggressione sionistico-statunitense contro Teheran.

Una nuova guerra mondialista per il petrolio che, dopo Afghanistan ed Iraq, sembra profilarsi come l’opzione sulla quale si concentra l’attenzione dell’Oligarchia: dopo aver messo le zampacce sul petrolio iracheno e sulle pipeline ed i gasdotti eurasiatici afghani (ma anche sulla produzione oppiacea di quel paese ieri delegata agli “amici” talebani) l’Establishment ‘punta’ la Repubblica Islamica dell’Iran ossia il principale baluardo anti-imperialista, anti-mondialista e rivoluzionario dell’Islam tradizionale shi’ita con i suoi alleati e “satelliti” nel mondo arabo (Repubblica Araba Siriana, movimento libanese di Hizb’Allah ed Opposizione Nazionale e la resistenza palestinese con le sue fazioni ed i suoi movimenti piu’ o meno egemonizzati da Hamas).

Secondo l’ammiraglio Mullen dunque tutto sarebbe pronto ma, anche dalle sue parole, si capisce che qualcosa “non quadra”: “Al momento – ha sostenuto l’alto ufficiale statunitense – si tratta solo di una ipotesi. E probabilmente anche di una pessima idea” ha aggiunto pur ammettendo che il piano strategico e’ stato discusso e approvato ai massimi livelli.

Dunque l’abbronzato Obama mostra il suo vero volto: il solito ghigno satanico di una nazione guerrafondaia e imperialista che – avviluppata su se stessa e contratta da una profonda crisi economica (…crisi generata dal suo sistema bancario e dalla gestione disinvolta che ha caratterizzato l’operato di alcune tra le principali banche d’affari internazionali di “eletta” amministrazione ossia usurocratiche speculazioni ebraiche a Wall Street…niente di nuovo insomma sul ‘fronte occidentale’ oltre-Atlantico…) – non troverebbe di meglio per scongiurare le catastrofi monetaristiche interne che riversare terrore e morte (svuotando un po’ di arsenali militari e dando l’ennesimo ‘contentino’ all’industria bellica locale) contro altre nazioni del Vicino Oriente.

L’ipotesi della quale ha parlato l’ammiraglio Mullen comunque e’ li’ sul tavolo del Dipartimento di Stato e si tratterebbe di un attacco che produrrebbe conseguenze imprevedibili per l’intera regione vicino-orientale che continua a rimanere sospesa tra guerra e pace.

Mullen dal canto suo ha sostenuto pero’ anche che “l’impegno degli Stati Uniti e’ quello di arrivare ad una soluzione diplomatica” nel controverso braccio di ferro nucleare con Teheran….non ci crede ovviamente nessuno ma…va bene anche cosi’.

La replica, piu’ o meno a stretto giro di posta, a queste parole e’ arrivata immediatamente dal comandante dei pasdaran ( …i Guardiani della Rivoluzione Islamica…l’elite’ militare iraniana e la principale macchina bellica di tutto il Vicino Oriente…) Gen. Yadollah Javani il quale ha replicato sostenendo che “se gli Stati Uniti commettessero l’errore di attaccare l’Iran, la sicurezza dell’intera regione e quella del golfo persico sarebbero a repentaglio. E la sicurezza del golfo e’ una questione che riguarda tutta la comunita’ internazionale”.

Secondo l’ufficiale iraniano, responsabile dell’ufficio politico dei Guardiani della Rivoluzione, l’area del golfo “e’ una regione strategica per tutti: se la sua sicurezza fosse messa in pericolo la nostra risposta sara’ ferma e decisa. Difenderemo la zona contro tutte le azioni che Stati Uniti e Israele intenderanno portare” mettendo in guardia i nemici dal potenziale di fuoco che la Repubblica Islamica potrebbe opporre per salvaguardare il proprio spazio navale, aereo e territoriale da eventuali iniziative militari ostili.

Mentre sale dunque la tensione ed aumentano minacce e dichiarazioni bellicistiche da un lato e dall’altro della barricata il Libano ha vissuto lo scorso fine settimana un evento storico: il summit tripartito, come e’ stato definito dalla stampa locale e da quella araba, tra il presidente siriano Bashar el Assad, il suo omologo libanese Michel Souleiman ed il sovrano dell’Arabia Saudita re Abdullah.

Per il Libano un evento spartiacque che arriva in un momento particolarmente caldo dove in tanti – compresi i gazzettieri filo-sionisti nostrani – hanno interesse a soffiare sul fuoco ed alimentare dissidi e polemiche: la prima visita in terra libanese del presidente siriano Assad e’ stata accompagnata dagli scarabocchi isterici e dai lacrimevoli servizi filo-israeliani redatti dai servi di Sion della carta-straccia i’tal’yota dei ‘noti’ bollettini tricolori con kippah…

In realta’ quello che si e’ consumato a Beirut e’ un evento che realmente assume le dimensioni storiche: dopo anni di gelo e polemiche, scambi spesso aspri e critiche dall’una e dall’altra parte della barricata il siriano Assad ed il re saudita Abdullah hanno attraversato per la prima volta le frontiere per far visita al paese dei cedri e trovare di comune accordo un compromesso necessario ad avviare una nuova fase nei loro rapporti bilaterali e, soprattutto, in quelli interni libanesi tra la maggioranza filo-saudita del premier Sa’ad Hariri e l’opposizione filo-siriana e filo-iraniana guidata da Hizb’Allah (che, ricordiamolo, e’ comunque anche partito di governo).

Per il sovrano saudita si tratta infatti del primo viaggio dalla incoronazione: l’ultima sua visita in terra libanese risale al 2002 in occasione del vertice della Lega Araba. All’epoca Abdullah era ancora principe ereditario. Era dal 1957 che un sovrano saudita non si recava nel paese dei cedri.

Per il siriano Bashar el Assad questa visita rappresenta un assoluto successo di immagine prima ancora che di contenuto: la Siria ha svolto per un trentennio un ruolo determinante nel Libano. Prima intervenendo nel 1977 per pacificare la furia bellica delle milizie in lotta; poi instaurando un suo protettorato militare nella Beka’a settentrionale ed infine – nel 1990 – imponendo la sua “pax siriana” al paese sconvolto da quindici anni di guerra civile.

L’obiettivo dell’incontro tra due dei protagonisti della scena politica vicino-orientale e’ stato soprattutto quello di allentare la tensione interna al Libano dopo le recenti dichiarazioni provenienti dal segretario generale di Hizb’Allah, Sayyed Hassan Nasrallah, che – rivelando un progetto nato in ambito “nazioni unite” – aveva sostenuto che presto il cosiddetto Tribunale Speciale per i crimini politici nel Libano avrebbe reso pubblica l’accusa nei confronti di alcuni membri del partito sciita filo-iraniano.

Nasrallah ha accusato il Tribunale internazionale di rispondere a delle logiche faziose e minare la difficile coesistenza pacifica e la stabilizzazione raggiunta dal paese nell’estate di due anni fa quando, a seguito della cosiddetta “marcia sciita” su Beirut e nel vicino Chuf druso, nacquero gli accordi di Doha e il governo di unita’ nazionale al quale partecipano sia Hizb’Allah che Haraqat ‘Amal altro partito sciita del fronte dell’opposizione che sostiene il diritto della Resistenza di mantenere le armi per salvaguardare i confini alla frontiera con la Palestina occupata e – assieme alle forze armate nazionali – responsabilmente garantire la difesa nazionale.

Sulle conclusioni della Corte, che verranno rese pubbliche a settembre, c’è massimo riserbo ma nell’aria si respira una forte tensione. Questa è confermata dalle dichiarazioni del leader del movimento sciita, Hassan Nasrallah, il quale ha reagito duramente ad alcune indiscrezioni che indicavano nei suoi fedeli gli esecutori dell’omicidio. La guida del “Partito di Dio” ha anche fatto capire molto chiaramente che non accetterà mai un verdetto in questa decisione e ha accusato il tribunale di essere parte di “un progetto israeliano” per eliminare Hezbollah.

Come diretta conseguenza delle sue parole, il movimento sciita da qualche tempo ha cominciato a tenere comportamenti “anomali”, chiudendosi improvvisamente a riccio sia nei confronti delle istituzioni libanesi sia in quelli della comunità internazionale, Unifil (la missione delle Nazioni Unite nel paese dei cedri) in testa.

In realta’ trattasi di una situazione di routine in una delle zone piu’ incendiarie del pianeta: il Libano meridionale, tradizionale feudo del Partito di Dio e a maggioranza sciita, ha sempre visto malamente la presenza massiccia di contingenti militari stranieri che, sotto l’egida delle Nazioni Unite, scorazzano indisturbati per i villaggi sciiti spesso compiendo vere e proprie operazioni di perlustrazione e anche perquisizioni illegali nelle abitazioni dei pacifici abitanti della zona. Anche queste continue interferenze sono all’origine dei disordini che si svilupparono nei villaggi di Khirbet Slijm e di Qabrikha un mese or sono con qualche scaramuccia tra i residenti e le truppe francesi dell’UNIFIL.

Tensione sulla quale immediatamente la stampa internazionale ha provato ad accendere i fari chiamando in causa Hizb’Allah il quale peraltro ha fatto la sua parte riportando ordine e accusando manovre di quinte colonne sioniste peraltro abbondantemente scoperte operative in tutto il paese. Il Gen. Alberto Cuevas Asarta, comandante spagnolo delle forze ONU operanti nel Libano meridionale, ha ammesso che la situazione nella sua zona d’operazioni si sia deteriorata nell’ultimo periodo senza pero’ indulgere a colpevolizzazioni o demonizzazioni inopportune di alcuna fazione politica o degli stessi abitanti della zona.

Il vertice siro-saudita-libanese e’ servito, malgrado l’assoluto riserbo ed il silenzio che ha coperto i lavori del meeting “tripartito”, ad allentare un po’ la situazione proprio in vista di cio’ che potra’ accade a settembre quando il Tribunale internazionale pubblichera’ le sue conclusioni sugli omicidi politici commessi nel paese dei cedri dal 2005 al 2008.

Un vertice storico che oltre a portare allo stesso tavolo negoziale Siria e Arabia Saudita manda un chiaro segnale alla comunita’ internazionale con particolare riferimento a Stati Uniti e entita’ criminale sionista: il mondo arabo – quando vuole e se vuole – puo’ ritrovare unita’ e compattezza di fronte a scenari prospettati di conflitti regionali catastrofici per tutta l’area.

L’accordo siro-saudita oltre a pacificare il Libano tentera’ dunque di intervenire nel contenzioso che vede opposti americani e sionisti da una parte ed iraniani dall’altra. Il presidente iraniano Mahmoud Ahmadinejad ha lanciato una sua proposta al “collega” Barak Obama: un faccia a faccia pubblico, davanti alle telecamere del pianeta, in occasione dell’annuale Conferenza d’apertura delle Nazioni Unite prevista per il prossimo mese di settembre.

Un faccia a faccia che, come ricordato dallo stesso Ahmadinejad, venne rifiutato dall’ex presidente Bush.

Obama l’abbronzato vedremo quali sotterfugi escogitera’ per evitare questo confronto che sicuramente metterebbe all’angolo le pretese imperialistiche a stelle e strisce e svelerebbe nitidiamente l’approccio guerrafondaio dell’amministrazione USA.

Proprio la presidenza degli Stati Uniti era intervenuta, poche ore dall’inizio dei lavori del vertice tripartito di Beirut, per sostenere che annunciando in un messaggio rivolto al Congresso USA che il blocco dei beni per le persone che “minacciano la stabilita’ del Libano” era stato prorogato.

Il presidente Obama , sulle orme del suo predecessore Bush, ha difatti deciso di “riconfermare l’urgenza nazionale (sic!) dichiarata il 1.o agosto 2007” per rispondere alla “minaccia” di quei soggetti che – a cominciare da Hizb’Allah – sono fonte di destabilizzazione per il paese dei cedri o ne mettono “in pericolo la sovranita’ nazionale”….

Non c’e’ fine all’imbecillita’ dilagante “made in USA”….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA “ISLAM ITALIA”

03 AGOSTO 2010

“Politica tra le Nazioni”

“La lotta per il potere e la pace”, di Hans J. Morgenthau

Recensione Libraria di Dagoberto Husayn Bellucci

 

 

  

“Politics among Nations” dell’ebreo Hans J. Morgenthau (1) sarà nel XXmo

secolo tra i saggi introduttivi più rilevanti per l’elaborazione di una

“teoria” delle relazioni internazioni ed assieme uno dei classici del pensiero

politico contemporaneo del quale riesce a tracciare una lineare e realistica

visione confoRme da un lato agli interessi egemonici dell’ala mondialista

dell’Establishment giudaico-statunitense di cui l’autore faceva parte.

Contestando l’approccio pacifista e quelli di stampo sia liberali che

socialisti Morgenthau riconosce nella concezione del “balance of powers”

(l’equilibrio dei poteri) il principale fattore per un’analisi realistica della

politica internazionale individuando una regolare dinamica di sviluppo delle

relazioni internazionali che intende individuare oltre quelli che possono

apparire come semplici eventi contingenti.

“La politica tra le nazioni” rappresenterà pertanto una pietra miliare sulla

quale è stata fissata, nei decenni successivi a quando vedrà le stampe nel

lontano 1948, la più generale teoria delle relazioni internazionali e un volume

fondamentale oggetto di studio presso tutte le principali accademie di scienze

politiche contemporanee. E’ essenziale una ricognizione recensoria di questo

volume non foss’altro per il suo indiscutibile valore ‘didattico’: oltre a

fornire una chiave interpretativa moderna “Politica tra le Nazioni” ci illumina

circa i meccanismi, nella stragrande maggioranza rimasti inalterati da allora,

che fissano le coordinate di determinazione della politica estera tra gli Stati

con particolare riferimento alle linee guida generali di elaborazione di teorie

che diventeranno le basi sulle quali verranno costruite le dottrine politiche,

le strategie e le tattiche e per esteso l’azione di governo in politica interna

e, soprattutto, esterna. Siamo dinnanzi ad un compendio di realismo razionale e

equilibrato che l’autore indica per la comprensione delle relazioni

internazionali unitamente al concetto di potenza tra Stati che identifica come

il principale motore della politica mondiale: il realismo di Morgenthau lo

spinge a ricercare di fissare le basi per una teoria della politica

internazionale che muova da alcune considerazioni in ordine al quale il potere

politico sia da considerarsi un mezzo per raggiungere determinati obiettivi di

potenza. In questa ricognizione dunque si passerà ad analizzare quali sono le

forme del potere politico sviluppatesi nella storia dell’umanità, il ruolo

corrispondente tra politica interna e politica internazionale ( “due

manifestazioni dello stesso fenomeno: la lotta per il potere” ), l’imperialismo

con i suoi tre obiettivi (ovvero l’impero mondiale, quello continentale e il

predominio locale) e con i suoi molti metodi (insistendo sulle manifestazioni

di imperialismo militare, economico e culturale che sono tre difformi piani

d’attuazione di una volontà egemonica) ma anche quelli che saranno gli elementi

per una politica di prestigio internazionale, quelli di ordine ideologico –

che, per l’autore, camuffano sempre i loro veri obiettivi -, quelli costitutivi

la potenza dello Stato toccando en passant la valutazione della politica

nazionale dei singoli Stati, i diversi metodi dell’equilibrio di potenza e

successivamente la morale ed il diritto internazionale che si rifletteranno in

considerazioni di ordine analitico su quelli che saranno gli strumenti per il

mantenimento di un ordine e di una pace mondiali in funzione di e tendente

verso l’instaurazione di un Governo Mondiale delle relazioni internazionali.

Come si noterà si tratta di uno strumento necessario per capire il punto di

vista dell’establishment mondialista chiamato alla formulazione di una

metodologia scientifica e alla costituzione di una serie di punti fermi

determinanti per i piani d’attuazione di strategie volte alla costituzione di

strutture sovranazionali.

Un libro che, come descriverà lo stesso Morgenthau nel primo capitolo, “si

propone di presentare una teoria di politica internazionale” andando

immediatamente ad elencare i sei principi del realismo politico che diverranno

il suo metodo di lavoro per fissare le linee generali e i perni sui quali

fissare le coordinate analitiche per lo studio delle relazioni internazionali.

Questi sei principi riguardano l’approccio che fondamentalmente dovrebbe essere

patrimonio di tutti gli studiosi di politica internazionale. Eccone una

sintesi:

“Il realismo politico ritiene che la politica, come la società nel suo

complesso, sia governata da leggi oggettive che hanno la loro origine nella

natura umana. Per migliorare la società è necessario innanzitutto comprendere

le leggi che la reggono e dal momento che il loro operare è sordo alle nostre

preferenze, l’uomo le può fissare solo a proprio rischio e pericolo. Poichè il

realismo crede nell’oggettività delle leggi della politica, esso confida anche

nella possibilità di sviluppare una teoria razionale che le rifletta, seppure

in modo imperfetto e parziale. Esso crede quindi che in politica sia

impossibile distinguere fra verità e opinione – fra ciò che è razionalmente e

oggettivamente vero, suffragato dall’evidenza e illuminato dalla ragione, e ciò

che è soltanto un giudizio soggettivo, separato dai fatti concreti e ispirato

dal pregiudizio e dall’illussione. Le leggi della politica hanno le loro radici

nella natura umana che non è mutata da quando le filosofie classiche indiana,

cinese e greca si sono sforzate di scoprirle. In questo senso nella teoria

politica la novità non è necessariamente una virtù, nè il rifarsi a concezioni

antiche un difetto.”.

Nell’esposizione di questo primo punto basilare per la formulazione di una

teoria delle relazioni internazionali come si nota Morgenthau da buon ebreo

sottolinea l’oggettività delle leggi della politica ossia delimita il piano di

attuazione di qualsiasi dinamica politica a regole più o meno elementari

procedenti da una visione estremamente razionale – si potrebbero definire

tranquillamente come la trasposizione dei principii materialistici del

correligionario Karl (Mordechai) Marx all’economia rivolti alla sfera

d’intervento delle relazioni tra Stati nazionali – andando perfino a

sottolineare ciò che, di norma, noi riconosciamo quale essenziale cardine

‘metapolitico’ della prassi d’azione rivoluzionaria ovvero l’irreversibilità di

fattori dinamici alieni da qualunque ordine delimitante ossia la politica quale

arte dell’impossibile, dell’imprevedibile, dell’irrazionale ciò che

contraddistingue una visione orizzontale, piatta e uniformata a ‘legislazioni’

e ‘ordinamenti’ internazionali e nazionali, da una welthanshauung ‘sovversiva’

che penetra come un fulmine a ciel sereno sui tavoli della diplomazia e della

dialettica politica irrompendo con la propria furia fanatica (…lucido

fanatismo…) e ponendosi in netto antagonismo allo status quo vigente.

Continua il Morgenthau: “La principale indicazione che aiuta il realismo

politico a orientarsi sul palcoscenico politico internazionale è il concetto di

interesse definito in termini di potere. Tale concetto costituisce il legame

fra la ragione che cerca di capire la politica internazionale e i fatti che

devono essere spiegati. Esso pone la politica come sfera d’azione e campo del

sapere autonomo, separato da altri quali l’economia (concepita in termini di

interesse definito come ricchezza), l’etica, l’estetica o la religione. Senza

tale concetto una teoria della politica, tanto internazionale quanto interna,

sarebbe del tutto impossibile, perchè non potremmo distinguere fra fatti

politici e non politici, nè potremmo apportare alla sfera politica una parvenza

di ordine sistematico. (…) Il concetto di interesse definito come potere

impone disciplina intellettuale all’osservatore, introduce ordine razionale

nella sostanza della politica, e rende così possibile la comprensione teorica

di essa. Per quanto riguarda l’attore, tale concetto fornisce disciplina

razionale per l’azione, creando quella sorprende continuità di scelte che fa sì

che la politica estera americana, russa o inglese appaia come un continuum

comprensibile, razionale e complessivamente coerente, nonostante le diverse

motivazioni, preferenze e qualità morali e intellettuali degli statisti. Una

teoria realista della politica internazionale mette quindi al riparo da due

false nozioni largamente diffuse: l’interesse per le motivazioni e quelle per

le preferenze ideologiche.”

Ora sottolineiamo che se è reale che modificando i ‘vettori’ la politica

estera di una nazione (l’identico discorso che Morgenthau fa per ciò che

concerne la politica estera americana, russa o inglese si può a nostro avviso

applicare anche a quella italiana, francese o tedesca…cambiando semplicemente

i fattori da un punto di vista analitico dell’insieme storico e degli interessi

nazionali precipui dei singoli Stati niente viene modificandosi….il fattore

Geografia essendo un elemento statico – il suo dinamismo dipende dalla Potenza,

dalle risorse economico-finanziarie, dall’influenza culturale esercitata sui

vicini Stati, dalle avventure belliche che modificano confini e spostano

frontiere alterando il concetto spaziale e quindi anche la visione d’insieme

della collettività ossia il sentimento nazionale, nazionalizzazione delle masse

o percezione patriottico-popolare, che l’autorità riuscirà ad immettere nel

corpo sociale chiamato esclusivamente alla mobilitazione totalizzante, al

riconoscimento di un “destino” collettivo che deve rappresentare il supremo

interesse sulla base di una visione organica onnicomprensiva e plasmante…si

pensi al concetto di Imperiuum…- destinato a mutare con i cambiamenti di una

determinata politica estera ) non può radicalmente cambiare è altresì reale che

una data politica estera, l’avvento di una determinata ideologia (ed è ciò che

il Morgenthau rifiuta aprioristicamente di considerare) , la scalata al potere

di un determinato movimento politico al potere o semplicemente l’imponderabile

che realizza ‘magicamente’ le condizioni oggettive per la realizzazione di

politiche dinamiche totalizzanti in senso rivoluzionario; hanno tutti la

capacità di trasformare e quindi modificare in maniera radicale il ruolo, la

funzione e il destino di un determinato Stato cambiando il corso degli

avvenimenti internazionali che saranno indiscutibilmente influenzati da un

nuovo corso. La politica vissuta come ‘destino’ è condizione prioritaria per

qualunque outsider (…verrà stupidamente percepito così dai politicanti

democratici e socialisti di Weimar anche l’avvento al potere del

Nazionalsocialismo e del suo Fuhrer , Adolf Hitler…..il 30 Gennaio 1933

rimarrà nella storia come una delle date-simbolo dell’impossibilità realizzata

di una Rivoluzione crociuncinata esemplarmente ostile all’ordine monopolistico-

plutocratico dei mercanti dell’oro di Wall Street e della City

londinesi…’cancellerie’ d’Europa e d’oltre-oceano in

‘apprensione’….’scardinemanto’ estremo di qualunque ordine politico

parlamentaristico…soppressione in tre mesi dei partiti borghesi….

sottomissione delle forze armate alla politica di ricostruzione nazionale ed a

quella di riarmo in vista di un conflitto che il Fuhrer e la stragrande

maggioranza dei tedeschi riteneva necessaria prosecuzione della Grande Guerra

del 14-18 ….tutto entusiasticamente e lucidamente concepito, trascritto e

preconizzato nell’opera fondamentale del “Mein Kampf”….) intenda mutare

radicalmente il corso della storia. In politica – interna come internazionale –

noi affermiamo che non esiste un ordine precostituito, indistruttibile ed

infallibile; possono esistere ‘prassi’ comuni a determinati statisti in diverse

epoche storiche come possono esistere immutabili interessi geopolitici,

strategici o economici che sono costanti ‘fisse’ della politica di uno Stato ma

l’irrazionale può – e a nostro avviso deve – assumere in qualunque momento

forme che, laddove esistono condizioni oggettive conformi, possono

rappresentare una variabile assolutamente indipendente (chiamatela pure

scheggia impazzita) che condizionerà e farà valere tutto il suo ‘peso politico’

sia a livello di politica interna che nelle relazioni esterne rispetto ai

vicini ed alle altre nazioni con le quali potrà o meno instaurare nuovi

rapporti di forza, assumere diversi atteggiamenti o mantenere l’entente

cordiale esistente.

Ciò che critichiamo della visione di Morgenthau è , precisamente, quanto

sostiene poco più avanti ovvero che “la teoria realista di politica

internazionale eviterà anche l’altro diffuso errore che consiste nel ricondurre

la politica estera di uno statista alle sue simpatie filosofiche o ideologiche

e nel dedurre la prima dalle seconde.” (…perchè Hitler cos’avrebbe fatto di

‘diverso’ dal dedurre la sua azione in politica estera da quelle linee generali

teoriche mirabilmente tracciate durante la prigionia a Landsberg e infine

pubblicate come “Mein Kampf”? ….). “Gli uomini politici – scrive l’ebreo

Morgenthau -, specialmente oggi, tendono a presentare le loro scelte di

politica estera in accordo con le loro posizioni filosofiche e politiche per

ottenere l’appoggio popolare. Ma essi distingueranno poi, con Lincoln, fra il

“dovere ufficiale”, cioè il pensare e l’agire in termini di interesse

nazionale, e i “desideri personali”, cioè il vedere i loro valori morali e

principi politici realizzati in tutto il mondo. Il realismo politico non

richiede, nè scusa, l’indifferenza a ideali politici e principi morali, ma

richiede, in ogni caso, una netta distinzione fra il desiderabile e il

possibile – fra ciò che è desiderabile sempre e ovunque, e ciò che è possibile

in circostanze di tempo e di luogo concrete.”. Ma se ciò fosse vero non

comprendiamo perchè, subito dopo, Morgenthau debba sottolineare come una

ovvietà che “non tutte le politiche estere hanno sempre seguito un corso così

razionale, oggettivo e freddo. Gli elementi contingenti rappresentati dalla

personalità, dal pregiudizio e dalle preferenze soggettive e da tutte le

debolezze dell’intelletto e della volontà che sono il retaggio dela carne, non

possono che portare le scelte di politica estera fuori dal loro corso

razionale. Specialmente laddove la politica estera è sottoposta al controllo

democratico, il bisogno di procurarsi il sostegno del sentimento popolare non

può fare a meno di incrinarne la razionalità. Ma una teoria di politica estera

che punti sulla razionalità deve essere svincolata da questi elementi

irrazioneli e deve cercare di tracciare un quadro che ne metta in risalto

l’essenza razionale…”. Evidentemente all’ebreo Morgenthau non tornavano i

‘conti’ con la storia (peraltro quella appena passata ….rispetto all’epoca in

cui il libro apparve).

 

Peraltro Morgenthau sottolineerà come “questo contrasto e questa

incompatibilità tra la natura della politica internazionale ed i concetti, le

istituzioni e le procedure designate a renderla intelligibile e a controllarla

hanno causato, perlomeno a livello delle piccole potenze, un’ingovernabilità

delle relazioni internazionali tale da sconfinare nell’anarchia. Il terrorismo

internazionale e le diverse reazioni che esso ha suscitato nei vari governi, il

coinvolgimento di governi stranieri nella guerra civile libanese, le operazioni

militari degli Stati Uniti nel sud-est asiatico e l’intervento dell’Unione

Sovietica nell’Europa orientale non possono essere spiegati nè giustificati

attraverso i concetti le istituzioni e le procedure internazionali” ergo non

concetti, istituzioni e procedure non sono sufficienti a rendere stabile e

fissare una teoria generale delle relazioni internazionali come pretenderebbero

i fautori della politica estera dei diversi centri di studi strategici

disseminati un pò ovunque a livello planetario e per i quali la diplomazia,

foss’anche quella delle cannoniere, dovrebbe rientrare in uno schema di base

onnicomprensivo e rappresentativo di realtà che si pretenderebbero statiche ma

che, quotidianamente, hanno caratteristiche tali da renderle dinamiche e sempre

in istato di mutazione. La pretesa razionalità della teoria generale delle

relazioni internazionali come la disegnerebbero i Morgenthau non tiene conto

dei fattori irrazionali che possono evidenziarsi nel corso di un contrasto tra

Stati o all’interno di una singola Nazione.

Max Weber, citato nel volume in questione, sosteneva che “Interessi (materiali

e ideali), e non idee, governano immediatamente l’agire dell’uomo. Ma assai

spesso le “immagini del cosmo” create dalle idee hanno determinato – come degli

scambisti – la strada sulla quale la dinamica degli interessi ha mosso l’agire”

(2)

E’ proprio a queste immagini che dobbiamo riferirci ogni qualvolta affermiamo

l’imponderabilità degli avvenimenti internazionali e di politica nazionale; la

loro dinamica irrazionale, il fascino della politica come arte

dell’impossibile, la realizzazione da un’idea-forza di una visione

(weelthanshauung) organica onnicomprensiva bilanciata dalle dinamiche di

compensazione che rimangono indiscutibilmente i fattori stabili (geografico-

spaziali, economici, culturali, etnico-razziali) di un popolo; questi fattori

immutabili potranno essere modificati solo ed esclusivamente da una ‘temperie’

rivoluzionario-bellicistica capace di rimettere in discussione secoli di

storia, civilizzazione, identità.

“Le stesse osservazioni – scriverà Morgenthau – si applicano al concetto di

potere. Il suo contenuto e il modo in cui è impiegato sono determinati

dall’ambiente politico e culturale. Il “potere” può comprendere tutto ciò che

stabilisce e mantiene il controllo dell’uomo sull’uomo. Esso abbraccia quindi

tutte le relazioni sociali che servono a questo scopo, dalla violenza fisica ai

più sottili legami psicologici con i quali una mente controlla un’altra mente.

Il “potere” implica il dominio dell’uomo sull’uomo, sia quando è disciplinato

da fini morali e controllato da garanzie costituzionali, come nelle democrazie

occidentali, sia quando non è altro che quel vigore indomito e barbaro che

trova le sue leggi solo nella sua stessa forza e la sua unica giustificazione

nell’accrescimento di sè.”.

Inoltre sempre Morgenthau arriva a sostenere che il “realismo politico è

consapevole del significato morale dell’azione politica e della ineluttabile

tensione fra il principio morale e i requisiti di una politica di successo; nè

esso vuole sorvolare su tale tensione, dimenticarla e confondere i termini

tanto del problema morale quanto di quello politico finendo che i meri fatti

politici siano moralmente più che soddisfacenti di quanto sono in realtà e che

la legge morale sia meno esigente di quanto essa davvero è. Il realismo

sostiene che i principi morali universali non possono essere applicati alle

azioni degli stati nella loro formulazione generale e astratta, ma che essi

devono essere filtrati dalle circostanze concrete di tempo e di luogo.”. Questa

ammissione anti-moralistica della teoria del Morgenthau delle relazioni

internazionali ammette pertanto l’impossibilità di fissare ‘principi morali’

all’azione di governo: la Politica è l’interesse del “Principe” macchiavellico;

del supremo interesse del fine che giustifica i mezzi; del collettivo in loco

dell’individuale, del nazionale in opposizione al particolare, degli interessi

dello Stato che oltrepassano e devono superare quelli dei suoi stessi cittadini

ciò sarà tanto più vero se si pensa che “l’etica astratta giudica un’azione in

base alla sua conformità alla legge morale” mentre “l’etica politica giudica

un’azione in base alle sue conseguenze politiche”.

Morgenthau ci propone anche di identificare il realismo politico con quelle

che sono le sue applicazioni metodologiche sostenendo che questo modo di

procedere nell’analisi delle relazioni internazionali “rifiuta di identificare

le aspirazioni morali di una particolare nazione con le leggi morali che

regolano l’universo. (…) Tutte le nazioni sono tentate – e poche sono state

capaci di resistere a lungo a tale tentazione – di presentare le proprie

aspirazioni particolari come fini morali universali. Ma una cosa è sapere che

le nazioni sono soggette alla legge morale, e un’altra è pretendere di sapere

con certezza cos’è bene e cos’è male nelle relazioni fra esse. (…)

Intellettualmente, il realista sostiene l’autonomia dela sfera politica, come

l’economista, l’uomo di legge, il moralista, sostengono quella dele rispettive

sfere. Egli ragiona in termini di interesse definito come potere, come

l’economista pensa in termini di interesse definito come ricchezza, il giurista

in termini di conformità delle azioni alle norme giuridiche, il moralista in

termini di conformità delle azioni a principi morali. (…) Il realista

politico è consapevole dell’esistenza e dell’importanza di modelli

intellettuali diversi da quelli politici, ma non può far altro che subordinare

i secondi ai primi.”.

Il politico ha una sua sfera d’influenza che non può tollerare intrusioni di

altri soggetti/fattori che possono essere quelli dell’economia come quelli

della religione: i meccanismi e le dinamiche della politica – per quanto

intersechino gli altri campi e spazino ovviamente onnicomprensivi anche in

ambiti distinti e distanti dalla sfera politica – ricomprendono inevitabilmente

l’azione di governo, la politica estera, il dominio e l’affermazione

dell’autorità rappresentando il Potere.

E se per capire la politica internazionale occorrerà determinare le relazioni

politiche esistenti tra gli Stati sarà oltremodo necessario comprendere

principalmente quali siano i modi, i metodi e le forme in cui tali forze

interagiscono tra di loro e con le diverse istituzioni internazionali.

Afferma Grayson Kirk: “Fino a poco tempo fa, lo studio delle relazioni

internazionali negli Stati Uniti, è stato dominato in larga misura da persone

che seguivano l’uno o l’altro di tre diversi approcci. In primo luogo, c’erano

gli storici, che consideravano le relazioni internazionali alla stregua della

storia recente, il cui studio è reso difficoltoso dall’assenza di una quantità

adeguata di dati. Un secondo gruppo, gli studiosi di diritto internazionale, si

interessavano principalmente degli aspetti giuridici delle relazioni

internazionali, ma raramente essi hanno cercato di capire le ragioni della

perdurante inadeguatezza di tali relazioni. Infine, c’erano gli idealisti,

coloro cioè che si concentravano più su un ipotetico modello perfetto delle

relazioni internazionali che sulla natura concreta delle relazioni

internazionali. Solo recentemente, con molto ritardo, gli studiosi hanno

cominciato ad esaminare le forze perenni e fondamentali della politica

internazionale e le istituzioni che le incarnano, non per lodarle o

condannarle, ma esclusivamente per tentare di comprendere meglio queste forze

che determinano la politica estera degli stati. Lo scienziato politico si sta

finalmente muovendo sulla scena internazionale.” (3).

Muoversi sulla scena internazionale per i teorici delle relazioni

internazionali significa, nell’accezione moderna del termine, confrontarsi con

stereotipi e idee generali le quali – pur offrendo una visuale d’insieme

relativamente efficace per comprendere tutti i problemi posti dal continuo

mutamento del panorama politico mondiale e dalla confusione che viene ad

esistere costantemente nelle stesse relazioni tra Stati – non potranno

considerare quei fattori irrazionali ai quali ci siamo riferiti poc’anzi e che

determinano appunto il caos geopolitico della storia moderna: “Così come nessun

evento e nessuna forma – osservava Montaigne – è esattamente uguale ad un

altro, così nessuno è completamente dissimile dagli altri: un’ingegnosa miscela

creata dalla Natura. Se non vi fossero tratti somiglianti nei nostri visi, non

potremmo distinguere l’uomo dalla bestia; non ci fossero differenze, non

potremmo distinguere un uomo dai suoi simili.” (4).

Lasciamo da parte questa comunque interessante considerazione del Montaigne

per riprendere il discorso inerente alla natura del potere che, in ultima

analisi come sottolineato dallo stesso Morgenthau, rappresenta l’obiettivo

prioritario dell’agire politico, del fare politica, dell’essere soggetto attivo

della politica. Scriverà di fatti Morgenthau che “la politica, tanto interna

quanto internazionale, può essere definita come lotta per il potere. Qualsiasi

siano gli scopi ultimi della politica internazionale, infatti, la potenza

costituisce sempre il fine immediato. I politici e gli uomini in genere

ricercano la libertà, la sicurezza, la prosperità, oppure il potere stesso.

Essi possono definire i loro obiettivi secondo un ideale religioso, filosofico,

economico o sociale e possono sperare che tale ideale si materializzi grazie

alla sua forza interiore, oppure grazie all’intervento divino, o ancora

attraverso l’attività umana. Possono cercare di accelerarne la realizzazione

attraverso l’uso di mezzo non politici, quali, ad esempio, la cooperazione

tecnica con altri paesi o le organizzazioni internazionali. Ogniqualvolta,

però, essi vogliano realizzare il loro obiettivo con i mezzi propri della

politica internazionale, sono costretti a ricorrere alla potenza.”.

Considerazioni che sicuramente devono farci riflettere soprattutto perchè

riflessi di un modus operandi che procede dagli ambienti più autorevoli

dell’establishment mondialista statunitense ossia dal vertice della piramide

del potere che ha modellato – o cerca disperatamente di imporre il suo modello

di sviluppo tecnologico, economico, finanziario, politico e militare

proseguendo in uno spirito da ‘frontiera’ tipicamente progressista e liberale

che ha caratterizzato tutta la politica estera statunitense dalla nascita degli

USA fino ai giorni nostri creando forme e modelli invidiati a livello

planetario e divenuti, nel tempo, riferimenti e punti centrali delle strategie

delle politiche di molti leader’s mondiali filo-americani – la visione globale

dell’universalismo rovesciato del progetto mondialista ovvero l’idea-forza di

una società (One World) unidimensionale, unipolare ed uniformata al

progressismo ideale, al democraticismo parlamentaristico politico ed al

capitalismo consumistico di stampo liberista in campo economico.

“Il concetto di potere politico costituisce uno dei problemi più difficili e

controversi della scienza politica. – scrive Morgenthau – In questo campo, il

valore di qualsiasi concetto dipende dalla sua capacità di spiegare i fenomeni

che convenzionalmente si ritiene appartengano ad una certa sfera dell’attività

politica. Perciò, l’ampiezza della trattazione di tale concetto, per risultare

utile alla comprensione della politica internazionale, deve essere maggiore di

quella normalmente adottata nel campo della politica interna. Gli strumenti

impiegati in questa ultima sfera sono molto più circoscritti di quelli

utilizzati in politica internazionale.”. Appare evidente che l’essenza del

potere politico sia la risultante di diversi fattori tra i quali l’autore

rileva:

– Il potere politico come “una relazione psicologica tra coloro che lo

esercitano e coloro sui quali viene esercitato. Esso conferisce ai primi il

controllo sulle azioni dei secondi attraverso l’influenza che essi hanno sulle

loro menti. Questo ascendente deriva da tre fonti: l’aspettativa di benefici,

la paura di punizioni, il rispetto o l’amore per gli uomini o le

istituzioni.”.

– Esso deve essere “distinto dalla forza, intesa come l’esercizio pratico

della violenza fisica. La minaccia del ricorso alla violenza fisica (sotto

forma di interventi di polizia, di incarcerazioni, di punizioni capitali o

della guerra) è un elemento intrinseco della politica. Quando la violenza

diventa una realtà, però, si è di fronte all’abdicazione del potere politico a

favore di quello militare o pseudomilitare. In particolare nella politica

internazionale, il fattore materiale più importante della potenza di uno stato

è costituito dalle forze armate.”.

– In altre parole come sottolinea Morgenthau “il fine politico della

preparazione militare è quello di rendere inutile l’uso effettivo della forza

inducendo il nemico a desistere. Anche l’obiettivo politico della guerra non è

tanto la conquista del territorio o l’annientamento dell’esercito nemico,

quanto piuttosto il tentativo di modificare le idee dell’avversario e di

condizionarne la volontà. Quindi, di qualsiasi politica si discuta in campo

internazionale, sia essa di natura economica, finanziaria, territoriale o

militare, è necessario distinguere, ad esempio, tra politiche economiche in

senso stretto e politiche economiche che siano piuttosto un mezzo politico,

cioè uno strumento col quale cercare di controllare le politiche di un altro

paese.”.

Infine sottolineiamo con l’autore che “l’aspirazione alla potenza è l’elemento

distintivo della politica internazionale, così come di tutta la politica; la

politica internazionale, quindi, è necessariamente una politica di potenza.

Sebbene questo fatto venga generalmente riconosciuto nella pratica della

politica internazionale, esso è frequentemente negato dagli studiosi, dai

pubblicisti e perfino dagli statisti. (…) Indipendentemente dalle particolari

condizioni sociale, l’argomento decisivo contro l’opinione che la lotta per la

potenza tra stati sia un mero accidento storico è da ricercare nella natura

della politica interna. L’essenza della politica internazionale è identica a

quella della politica interna. Tanto l’una quanto l’altra, infatti, non sono

altro che lotta per il potere; ciò che le differenzia sono le condizioni in cui

questa lotta si manifesta. La tendenza al dominio, in particolare, è un

elemento comune a tutte le associazioni umane, dalla famiglia alle corporazioni

di stampo professionale, dalle organizzazioni politiche locali allo stato.”.

Crediamo sufficientemente illuminanti queste considerazioni per i lettori che

intenderanno sviluppare il tema relativo alla politica internazionale, alle

relazioni tra Stati ed ai concetti di Potenza e potere politico che sono le

basi stesse dalle quali avanzare qualsivoglia minimale ricognizione analitica

di tipo geopolitico o strategico anche con particolare riferimento all’attuale

situazione di instabilità che domina e contraddistingue la politica mondiale in

costante evoluzione e mutamento.

Rileggetevi Morgenthau (per una introduzione al suo pensiero ed alla sua

teoria sulle relazioni internazionali si veda anche l’ottimo volume di Lorenzo

Zambernardi, “I limiti della potenza. Etica e politica nella teoria

internazionale di Hans J. Morgenthau” edito per le edizioni de “Il Mulino” di

Bologna ed uscito quest’anno) sarà, sicuramente, un ‘utile’ approccio alla

‘pretesa’ “scientificità” della Geopolitica…

Morgenthau era ebreo ma sapeva perfettamente ciò che scriveva…. Un pò come

tutti i giudei del ‘resto’…. o no?

Au revoir….

 

 

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

DIRETTORE RESPONSABILE AGENZIA DI STAMPA "ISLAM ITALIA"

30 LUGLIO 2010

 

Note –

1 – “Hans Morgenthau (Coburgo, 17 febbraio 1904 – New York, 19 luglio 1980) è

stato un politologo tedesco. Nato in Germania nel 1904, studia Giurisprudenza

nelle Università di Monaco, Francoforte e Berlino. A causa delle leggi

razziali, è costretto a emigrare prima in Svizzera, poi in Spagna; una volta

scoppiata la guerra civile, trova asilo e fama negli Stati Uniti, divenendo uno

dei maggiori teorici delle Relazioni internazionali. Tra le sue opere

principali: Scientific Man Versus Power Politics (1946), In Defense of the

National Interest (1951) e il celeberrimo Politics Among Nations (1948) che

sarà un testo fondamentale della disciplina, con numerose riedizioni.

Nell’introduzione a una di queste ultime egli descrive i famosi “sei princìpi”

del realismo politico. Muore negli Stati Uniti nel 1980. Morgenthau ha una

visione pessimistica del mondo e della storia, individuando nella guerra (le

sue cause, il suo scoppio, le sue conseguenze) il motore primario delle

relazioni tra gli Stati. Gli Stati sono quindi il livello di analisi di

Morgenthau, e in definitiva il suo statocentrismo lo porta a un forte

determinismo. Ma la causa originale di tutto – la radice delle azioni degli

Stati, così come della visione pessimistica di Morgenthau – è l’uomo. L’uomo di

Morgenthau è molto hobbesiano, risentendo anche del pessimismo di un altro

teorico delle Relazioni internazionali, Reinhold Niebuhr. (crf Enciclopedia

multimediale informatica di Wikipedia);

 

2- Marianne Weber – “Max Weber – Una biografia” – Ediz. “Il Mulino” – Bologna

1995;

3 – Grayson Kirk in “American Journal of International Law” – 39, 1945, pp 369-

370;

4 – M. de Montaigne – “Saggi” – Ediz. “Mondadori” – Milano 1995;

MONDIALI SUDAFRICANI

GERMANIA TEUTONICAMENTE SUPERIORE E FURIE ROSSE SCALTRE, OPPORTUNISTE E VINCENTI

 

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

“Chi le ha inventate le fotografie

chi mi ha convinto a portar qui le mie

che poi lo sappiamo

scattan le paranoie

Le facce nella foto accanto a noi

entrate nelle nostre vite e poi

scappate di corsa

per non tornare mai

Quanti in questi anni ci han deluso

quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato

Si alza dalla sedia del bar chiuso

lentamente Cisco e all’improvviso dice

“Voi non capite un c… è un po’ come nel calcio”

È la dura legge del gol

fai un gran bel gioco però

se non hai difesa gli altri segnano

e poi vincono

Loro stanno chiusi ma

alla prima opportunità

salgon subito e la buttan dentro a noi

la buttan dentro a noi

Da queste foto io non lo direi

che di tutta sta gente solo noi

siam rimasti uniti

senza fotterci mai

Sull’amicizia e sulla lealtà

ci abbiam puntato pure l’anima

per noi che l’ha fatto

chi per noi lo farà

Quanti in questi anni ci han deluso

quanti col sorriso dopo l’uso ci hanno buttato

Si alza dalla sedia del bar chiuso

lentamente Cisco e all’improvviso dice:

“Voi non capite un c… è un pò come nel calcio”

È la dura legge del gol… “

 

( Max Pezzali – “La dura legge del gol” – Album “Tutto Max – Disco 2” – 2005)

 

 

 

“Una vita da mediano

a recuperar palloni

nato senza i piedi buoni

lavorare sui polmoni

una vita da mediano

con dei compiti precisi

a coprire certe zone

a giocare generosi

sempre lì

lì nel mezzo

finchè ce n’hai stai lì

una vita da mediano

da chi segna sempre poco

che il pallone devi darlo

a chi finalizza il gioco

una vita da mediano

che natura non ti ha dato

nè lo spunto della punta

nè del 10 che peccato

sempre lì

lì nel mezzo

finchè ce n’hai stai lì

stai lì

sempre lì

lì nel mezzo

finchè ce n’hai

finche ce n’hai

stai lì …”

 

( Ligabue – “Una vita da mediano” – Album “Miss Mondo” – 1999 )

 

 

“…ma Nino non aver paura di sbagliare un calcio di rigore,

non è mica da questi particolari che si giudica un giocatore,

un giocatore lo vedi dal coraggio, dall’altruismo e dalla fantasia…”

 

( Francesco De Gregori – “La leva calcistica della classe ’68” – Album “Titanic” 1982 )

 

 Mondiali di calcio 2010 archiviati e’ possibile fare un “bilancio”…Intanto grandiosa Germania: calcio ‘ballato’ sudamericano, tenacia, grinta, determinazione. Ripartenze impetuose e contropiedi assolutamente micidiali quelli messi in mostra dalla formazione portata in SudAfrica da Joachim Loew, riconfermato fino al 2012.

Un’altra Germania rispetto al ‘solito’: sia atleticamente che a livello tecnico la squadra che, nel corso dell’intero torneo ha messo in mostra il miglior calcio. La formula vincente della nazionale tedesca e’ stato il gruppo: un gruppo nel quale figuravano – ma sono anni oramai che la formula e la tendenza e’ questa in tutta Europa – dei non tedeschi (dai polacchi Klose, Podolski e Trochowski ai turchi Tasci e Ozil fino al maghrebino Khedira e ai ‘colored’ Cacau e Aogo…insomma una squadra multirazziale come si ‘conviene’ di questi ‘tempi moderni’….altre epoche quelle in cui c’erano i Muller o i Beckembauer…).

Tant’e’ una squadra quadrata e forte in ogni reparto: esclusa la partita con la Serbia (dove Podolski si e’ letteralmente mangiato una marea di gol e Klose e’ riuscito a farsi buttar fuori …ai ‘punti’ 8-9 a 2 per i tedeschi….) e soprattutto l’inguardabile e sostanzialmente modesta semifinale contro gli spagnoli il resto del torneo mondiale dei ‘panzer’ e’ stato all’insegna del bel calcio e delle goleade.

Goleada iniziale ai ‘canguri’ australiani (4-0), semplice vittoria per 1 a 0 contro il Ghana e poi i due trionfi contro britannici (4-1) e argentini (4-0): ai primi pan per focaccia con la finalissima di Londra ’66 (…i “maestri” del football umiliati e per l’ennesima volta rientrati a casa con le pive nel sacco…l’unico mondiale vinto quello giocato davanti al pubblico amico e con l’aiuto arbitrale di un gol fantasma vendicato quest’anno dai ragazzi di Loew); ai secondi una indiscutibile lezione di calcio ripetuta nella ‘finalina’ per il 3.o/4.o posto contro la sorpresa (…sorpresa in realta’ relativa….se qualcuno avesse dato un’occhiata allo ‘score’ della ‘celeste’ durante le fasi eliminatorie sudamericane si sarebbe accorto che l’Uruguay era tra le formazioni piu’ forti del torneo…e ha, dopo sessant’anni esatti, meritatamente conquistato un quarto posto ritornando tra le prime quattro mondiali…giusto premio per una squadra operaia che ha saputo anche, a tratti, divertire…) Uruguay sconfitto 3 a 2 al termine di una sfida sostanzialmente divertente dove ha vinto lo spettacolo.

Un’ottima Germania dicevamo costruita attorno ad una difesa a volte non proprio impeccabile dove pero’ ha giganteggiato e padroneggiato un certo Bastian Schweinsteiger, mediano di spinta o centrocampista arretrato del Bayern Monaco autentico trascinatore dei ‘bianchi’ (…ottima, azzeccata e sostanzialmente portafortuna la scelta delle maglie nere…) germanici.

Un encomio al portierone Manuel Neuer, vera sorpresa di questa squadra il numero 1 dello Schalke, e con un Philipp Lahm (altra perla della formazione bavarese che noi vorremmo in qualunque squadra) su tutti a troneggiare e garantire copertura, sicurezza tattica e le ripartenze devastanti spesso partite dalla sua fascia… Una garanzia attorno alla quale si sono andati a posizionare un buon Friedrich (Hertha Berlino), un discreto Mertesacker (Werder Brema) e un piu’ che sufficiente Badstuber (anche lui dalle file del Bayern).

Ma questa Germania e’ stata spettacolare soprattutto dal centrocampo in avanti come dimostrano le cifre finali ed i tabellini delle diverse partite: sono stati sedici i gol segnati contro i cinque subiti…un’autentica pioggia di reti per una nazionale spesso, nel passato, avara di marcature.

Dall’astro nascente scuola bavarese Thomas Muller (…cognome ‘impegnativo’ che ha saputo piu’ che degnamente tenere alto…) al turco Ozil (infaticabile ‘operaio’ al servizio della squadra andato anche a segno) fino al sempre volenteroso Piotr Trochowski….(la “legione straniera” ha sicuramente superato la ‘prova’).

E per concludere appunto con gli attaccanti tutti a segno: dall’africano Cacau a Mario Gomez (anche lui di origini non propriamente ‘deutsch’) fino a Miroslav Klose e a Lukas Podolski i due gemelli del gol di questa formazione stellare che ha divertito, incantato e perfino saputo trascinare in strada a festeggiare per tutte le citta’ e paesi della Germania centinaia di migliaia di tedeschi.

Delusione azzurra come preventivato, previsto e ampiamente atteso: copione gia’ scritto per una squadra, quella portata in SudAfrica da Lippi, vecchia anagraficamente ma prim’ancora stanca e spossata fisicamente e soprattutto psicologicamente: un mondiale disastroso che era gia’ ‘scritto’ nelle scelte e negli errori commessi nell’ultimo anno da un commissario tecnico che ha insistentemente e testardamente rifiutato di aprire la porta della nazionale azzurra all’unico autentico fuoriclasse del calcio italiano, Antonio Cassano.

Non sappiamo, ne’ potremmo mai dirlo, se con Cassano in campo le cose sarebbero andate diversamente…certo cosi’ come sono andate c’e’ poco di che ‘discutere’ (…rileggetevi pure cosa avevamo ‘pronosticato’ due mesi or sono…e capirete perche’ eravamo sicuri – senza bisogno neanche di ‘gufare’ troppo – che l’Italia campione in carica sarebbe uscita malamente…Gattuso, Cannavaro, Pirlo…una squadra vecchia …impossibile con questi elementi – per quanta buona volonta’ abbiano potuto dimostrare – fare qualcosa di meglio di quanto visto….due pareggi con Paraguay e Nuova Zelanda strappati con le unghie ed una sconfitta strameritata contro una Slovenia dimostratasi superiore in tutti i reparti e per tutti i novanta minuti…).

Ottime prove quelle dell’Olanda (Robben su tutti) e dello stesso Paraguay…. Disastroso mondiale quello del Portogallo (Cristiano Ronaldo, funambolico fuoriclasse del Real Madrid che attendiamo nella ‘liga’ per un’altra quarantina di reti alla prossima stagione, purtroppo per i lusitani in istato precario…deludente lui deludente nel complesso l’intera squadra), dello stesso Brasile (si capiva che i carioca pur vincendo non ‘giravano’ al meglio) e non troppo esaltante, dopo una buona partenza, quello dell’Argentina di Diego Armando Maradona forse troppo caricata dalla responsabilita’ di dimostrare di essere la piu’ forte come tutti i bookmaker’s avevano pronosticato alla vigilia.

Messi – uno se non il piu’ forte giocatore al mondo e l’ultimo autentico fuoriclasse rimasto in circolazione – sottotono; Milito e gli altri italiani non al ‘top’ come ci si attendeva e qualcun’altro che sicuramente avrebbe potuto fare di piu’. Sostanzialmente ottimo il ‘tabellino’ personale di Higuain (Real Madrid) che si salva al di sopra del gruppo proprio perche’ ha fatto, ne’ piu’ ne’ meno, il suo dovere cioe’ l’ha buttata dentro quando ne ha avuto l’occasione.

Mediocri se non addirittura inguardabili la Francia (non dovevano neanche esserci e si e’ capito perche’) e – come detto inizialmente – l’Inghilterra di Fabio Capello che, come storicamente succede sempre ai ‘leoni’ britannici al momento decisivo, manca nuovamente la prova finale e non supera gli esami.

Non pervenute, o quasi, le altre squadre continentali: Grecia praticamente ininfluente, Slovacchia senza ambizioni e Danimarca sicuramente uscita in maniera onorevole ma senza lasciare il segno.

Restano i nuovi campioni del mondo in carica: le furie rosse spagnole.

Onore ai vincitori innanzitutto perche’ hanno infine meritato la conquista di questo mondiale non proprio esaltante ma sicuramente divertente e, visti anche gli esiti finali, meno scontato e monotono del ‘solito’.

Spagna pronta a bissare la vittoria europea di due anni or sono: cinica, micidiale, ben costruita in tutti i reparti, tatticamente sempre ben schierata con una difesa che si e’ confermata una delle piu’ solide del mondo ed un attacco non proprio stellare ma efficace al punto di riuscire a portare sempre a casa il ‘punto’….avanti con degli 1 a 0 la squadra spagnola ha finito per conquistarsi il titolo.

Un bis che segue quello gia’ realizzato dalla Francia otto anni fa, Europeo e Mondiale, primo titolo storico per il ‘team’ iberico: benvenute alle furie rosse nell’olimpo del calcio mondiale!

La squadra spagnola, alla vigilia favoritissima assieme agli argentini, non delude i suoi tifosi: Vicente Del Bosque, ct iberico, azzecca le formazioni e – con i campioni che ha in squadra – puo’ permettersi dei lussi che nessun’altro commissario tecnico si e’ permesso.

Un grande portiere, Iker Casillas Fernandez (Real Madrid), oramai arrivato all’apice della sua carriera ancora tutta da giocare (…ha appena 29 anni…), una buona difesa con il veterano ed esperto Carles Puyol (colonna portante del Barca) a dirigere assieme a Sergio Ramos il reparto; un centrocampo imbottito di autentici campioni con a disposizione il madrinista Xabier Alonso, il fantasista dell’Arsenal Francesc Fabregas Soler, il talentuoso Andres Iniesta accanto al validissimo David Jimenez Silva ed infine un attacco dove hanno sicuramente dimostrato il loro carisma e tutta la loro carica agonistica giocatori del calibro di Fernando Torres (scuola Athletico Madrid neolaureatosi campione dell’Europa League con il secondo club della capitale), un ottimo Ledesma, il solito David Villa Sanchez. Insomma una squadra che partiva con tutte le credenziali per vincere il titolo e che questo titolo mondiale alla fine e’ riuscita a far suo.

Ripetiamolo: onore ai nuovi campioni del mondo.

E infine un’ultima ‘nota’ di ‘cronaca’ semi-sportiva…ma quello stramaledetto polpo Paul o come diavolaccio si chiama non poteva ‘scazzarne’ una? Almeno quella della semifinale Germania-Spagna per la quale avevamo pronosticato un 3 a 1 teutonico…L’”uno” iberico c’e’ stato…ed e’ stato sufficiente per guadagnarsi la finalissima…sono mancati i “tre” germanici…

Comprendiamo perche’ in Argentina ci sia stato chi, dopo l’eliminazione ad opera della Germania, abbia pensato bene di cuocerne uno in diretta… il mollusco-oracolo piu’ celebre del globo terracqueo ha effettivamente ‘frantumato’ i santissimi….

Una tantum ‘sbagliamo’ pronostico anche Noi….

‘Capita’…ma solo una tantum…perche’, sia detto per inciso, il 4 a 1 della Germania sugli inglesi (e poi il successivo 4 a 0 contro gli argentini) e’ valso da se’ tutta un’intera stagione sportiva piuttosto deprimente e infelice (…Livorno retrocesso in cadetteria, Verona rimasto incredibilmente in terza categoria dopo un girone d’andata ammazzacampionato in solitudine, Pisa e Lucchese salite di ‘rango’…e tante tante altre piccole delusioni calcistiche che…sia chiaro…lasciano comunque il tempo che trovano…).

Altri sono i ‘pronostici’ importanti…quelli che realmente contano: quelli legati ad una donna (..di quelle con la “D” maiuscola…), ad una fede politica, ad un partito dai drappi gialloverdi che mantiene alta la guardia nel Libano meridionale di fronte all’arroganza sionista!

Ci ‘butta’ anche troppo bene per essere ‘delusi’ da una stagione “no”….

E fortunatamente non ci sposta neanche il pacchetto di Muratti Ambassador che quotidianamente fumiamo la retrocessione amaranto….

Torneremo la’ dove gia’ fummo……….

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

27 Luglio 2010

Sensazioni d’estate

tra guerre annunciate e (altrui) speranze deluse

 di Dagoberto Husayn Bellucci

 

“Guarda che giornata di sole che c’è
qui in città si soffre che caldo che fa
aria condizionata
nel traffico che c’è
meno sudato arriverò da te
poi prepara tutto che al mare si va
la tua pelle nera tra un po si farà
un ritmo cubano
la radio suona già
tutto programmato se ti va
quando esta noche tramonta el sol
mon amour mon amour
yo quiero darte mi corazon
mon amour mon amour
a piedi nudi vicino al mar
a bailar a bailar
toda la noche quisiera estas
mon amour mon amour
si tu me quieres te doy mi vida
te regalo todo mi amor
y te regalo tambien la luna
yo por ti la voy a buscar
io ti guardo e rido mi girò il caffè
tu mezzo limone lo tuffi nel tè
guardiamo verso il cielo
fra poco arriverà
la prima stella che ci guiderà
quando esta noche tramonta el sol
mon amour mon amour …”
( Gigi D’Alessio – “Mon Amour” – Album “Buona Vita” – 2003 )
“È inevitabile che in questo mondo di sfruttatori e di sfruttati non sia possibile alcuna grandezza che per ultima istanza non abbia il fatto economico. Vengono bensì contrapposte due specie di uomini, di ani, di morali, ma non occorre avere molto acume per accorgersi che unica è la sorgente che le alimenta. Così è anche da un medesimo tipo di progresso che i protagonisti della lotta economica traggono la loro giustifi cazione. Essi si incontrano nella pretesa fondamentale di essere ognuno il vero autore della prosperità sociale per cui ognuno è convinto di poter minare le posizioni dell’avversario quando riesce a contestargli ogni diritto di presentarsi come tale.”
 ( Franco Giorgio Freda – “La disintegrazione del sistema” – ediz. di “Ar” – Padova )

Ci raccontano che nella penisola italiota faccia caldo…probabile ….come, del resto, fa caldo ogni stramaledettissima estate ….

Niente di nuovo piu’ o meno…tra le coste del “belpaese” ‘pinguini’ del resto non se ne sono mai visti…

D’accordo che con l’afa e l’umidita’ si stia male…d’accordo anche che per molti il troppo caldo possa dare “alla testa” e la canicola incitare a reazioni emotive abnormi (..questo in fondo sarebbe il meno…capita anche d’inverno…del resto se uno “nun ce sta cu a capa” c’e’ poco da fare…) e siamo fin troppo d’accordo che l’appiccicume prodotto dai contatti umani in questi periodi divenga oggettivamente insopportabile…

Tolleriamo qualunque opinione…sara’ che qui , su al nord Europa, siamo sotto pioggie piu’ o meno torrenziali un giorno si e l’altro pure; sara’ che fa fin troppo freddo da doverci premunire di dormire con un paio di piumoni e che gli agenti atmosferici sono particolarmente benigni e misericordiosi nei nostri confronti (….lassu’ qualcuno ci ama…e non solo, fortunatamente lassu’…) e ci dilettano con un’alternanza di solicchio primaverile al quale si sovrappongono sonore e interminabili scrosciate d’acqua modello tardo-autunnale…insomma ci spiace per i ‘sudanti’ italioti ma stavolta, e per una volta tanto dopo troppe estati libanesi torride e afose, ce la passiamo termologicamente alla grande…

E’ un periodo “pieno di sorprese” come direbbe Samuele Bersani…sorprese assolutamente ‘fascinose’ e degne di attenzioni…ed e’ anche un periodo, al di la’ delle ‘apparenze’ (….che spesso ingannano…anzi…diciamo pure quasi sempre….sebbene secondo Sant’Agostino anche l’estetica sia una delle prove dell’esistenza del Divino noi diciamo che il ‘diavolo’ ci mette quasi sempre lo ‘zampino’ …a Modena ci mettera’ invece lo zampone… e quindi le apparenze tendono ad ingannare…), di ennesime verifiche e di una, piu’ o meno profonda, fase di ‘meditazione’…

Stiamo cioe’ ‘conteggiando’ assieme a pecore, capre e cavalli che da queste parti ‘abbondano’ (…ne’ mancano altri esemplari ovini, bovini e suini….quello che invece sembra proprio inesistente – assieme ai rettili – e’ la ‘fauna’ canide-ululante….lupette “interessanti” relativamente poche…e poco “mordaci”…) quali saranno le nostre prossime mosse – i ‘saliscendi’ dell’anima – in vista di un riposizionamento tattico-strategico ‘conforme’ …

Valuteremo…il tempo non ci manca ne’, sia chiaro, attestati di stima e cameratismo che sono giunti da ambienti piu’ disparati….

Ora, al di la’ dell’approvazione o disapprovazione altrui, anche qualche ‘plauso’ una tantum fa pure piacere…meglio comunque non ‘abituarcisi’ troppo e adagiarsi su allori che non conosciamo, non abbiamo mai conosciuto ne’ ci interessa conoscere…

Si vive alla giornata in cerca di emozioni nuove e di una distinta realta’ rispetto anche ad un recente passato che ci ha visti presenti in altri lidi e su altri ‘fronti’…diciamo che dove ci troviamo e’ semplicemente fin troppo ‘pacioso’ per poterci “aggeniare” a sufficienza…non ci andavano a genio fino all’altro ieri le relativamente tranquille terre libanesi figuriamoci quanto possiamo resistere nella bambagiosa Europa del nord…troppo ‘perfettina’, troppo ‘linda’ e troppo ‘formato cartolina’ come ‘opzione’ esistenziale… Tant’e’ …valuteremo…

Intanto stiamo concedendoci un meritatissimo periodo di relax ‘compagnati’ bene e altrettanto meglio intrattenuti… Lupe, lupastre e pastore rigidamente “deutsche” non mancano …

Al di la’ di ogni altra considerazione c’e’ da dire che occorrerebbe realmente qualche ‘imput’ nuovo per ‘destare’ la nostra accidiosa e oramai cronica disaffezione verso le cose “mortali”…piu’ o meno tutte…anche quelle cosiddette di politica internazionale: allora ‘signori’ usraeliani attacchiamo o non attacchiamo prima, dopo o durante il prossimo mese santo del Ramadan questa benedetta (…e’ proprio il caso di dirlo….) Repubblica Islamica dell’Iran cosi’ tanto ma proprio tanto “fastidiosa”?

Mah…che volete che vi diciamo…che, al di la’ delle ‘ciancie’ sioniste e dei tanti, pure troppi, blateramenti a stelle e strisce non si ‘vedono’ assolutamente i “come” di una eventuale aggressione alla metafisica apparizione statal-platonica di Comunita’ Organica spartanamente concepita e spiritualmente in ordine che e’ la Teocrazia shi’ita iranica…

Teheran come Berlino… Asse di proiezione di luminose scie della Tradizione Informale…segno della presenza del Divino e rappresentazione metastorica che uniforma ideali, tendenze, cuori e anime ‘scolpendo’ una forma di Stato assolutamente conforme ai piani della Trascendenza Superiore ovvero mitofanica apparizione dell’Assoluto…

Come ieri il Terzo Reich nazionalsocialista oggi la Repubblica Islamica e’ cuore pulsante e centro nevralgico dell’asse della contrapposizione planetaria che divide il nord capitalistico-mondialista, giudaizzato e kippizzato, americanocentrico, borghese e usuraio, democratico e parlamentaristico dal mondo dei ribelli e dei non uniformati alle politiche di omologazione planetaria…

L’Iran – una teocrazia irradiante un messaggio di rivolta per una restaurazione dei Valori della Tradizione – contro il mondo moderno del coca-capitalismo e dei Mc Donald’s, delle multinazionali e della mercificazione dell’esistenza, contro il mercimonio degli individui ridotti in schiavitu’ nelle catene di montaggio del sistema giudaico-mondialista che suinamente concepisce l’essere esclusivamente nella sua materialita’ quale strumento di produzione, oggetto deambulante e mero consumatore.

Un sistema d’iniquita’ e di menzogna che ha eretto a dogma insindacabile per tutte le societa’ occidentali contemporanee il mito del cosiddetto “sterminio” di sei milioni di soggetti di razza e/o religione ebraica ovvero la cazzata interplanetaria dell’Olocausto, la favola delle camere a gas e dei forni crematori che ha donato ad “Israele” la supremazia su questa parte di mondo che e’ quella che, negli ultimi tre secoli, ha guidato con le sue scoperte scientifiche e tecniche, con le sue conquiste e le sue ambizioni militari, l’intero pianeta.

L’Occidente giudaico-mondialista sembra dunque essere, un po’ come il mito americano e la cultura tutta vaccara statunitense delle “new frontier’s” , inarrestabilmente lanciato verso la definitiva conquista planetaria…

L’One World, mondo unidimensionale e uniformato alle logiche della mondializzazione in stile consumistico-capitalista e’ l’obiettivo finale…. ma…c’e’ sempre un “ma”….purtroppo per lorsignori del Sistema Mondialista rimane l’ostacolo Iran…

Riusciranno i “loro” eroi a ….

Noi affermiamo che l’Occidente americanocentrico e sionistizzato non potra’ avere mai ragione della Repubblica Islamica dell’Iran ne’ politicamente ne’ militarmente.

Non fermeranno il programma civile nucleare iraniano le nuove sanzioni e le minacce che quotidianamente arrivano contro Teheran dall’emporio criminale sionista e dalla “Black House” (la casa del terrore) di Washington… ne’ potra’ niente l’amministrazione del colorato Obama e della massmediaticamente e universalmente cornificata Hillary Clinton…

Non potranno perche’ Teheran non e’ ne’ Baghdad ne’ tantomeno Kabul.

E perche’ di la’, oltreoceano come oltre il Mediterraneo – nella Palestina occupata dal regime criminale instaurato dalle bande ebraiche dei terroristi dalla stella di Davide fatti affluire in Terrasanta da tutte le parti del globo per mantenere una illegale e assassina pseudo-legittimita’ di un’occupazione ogni giorno sempre piu’ iniqua e sempre piu’ folle – , le turbe sioniste della finanza mondialista e quelle del rabbinato ultra-ortodosso, i potentati finanziario-economici delle multinazionali come gli sgangherati stati maggiori dei kippizzati in divisa sanno tutti perfettamente che niente potranno contro Teheran…capitale mondiale del fronte del rifiuto del Nuovo Ordine Mondiale e caposaldo della Tradizione.

Perche’ dunque ‘preoccuparsi’ troppo visto che …tutto va come deve? Indipendentemente da cio’ che ci ‘raccontano’ i Frattini di turno e di quanto possano agitarsi le fiamme nirenstein la situazione e’ sostanzialmente ‘conforme’…

L’Europa inesistente da sessantacinque anni osserva l’evolversi di una situazione che, nel Vicino Oriente, potrebbe farsi davvero esplosiva…

Il problema e’ che a scherzare con il fuoco si finisce con il bruciarsi…e questo l’hanno capito pure I sionisti dopo le (dis)avventure militari sgangheratamente lanciate 4 anni fa contro il Libano e 1 anno e mezzo or sono contro la striscia di Gaza…

Qualcuno, se dubbi ancora esistono, potra’ domandarsi come mai – standocene tranquillamente e pure ‘paciosamente’ – ai confinI dell’Europa settentrionale ci ‘occupiamo’ ancora di “area vicinorientale”? Mah…sara’ che forse Franco Giorgio Freda potra’ rispondervi meglio e piu’ conformemente di Noi laddove affermava quarantun’anni fa con lucidissima e rigorosa esposizione analitica della realta’ continentale che: “Credo, infatti, di non affermare nulla di nuovo, sostenendo che quanto più intensamente noi siamo radicati nel centro, tanto più agevolmente possiamo muoverci sui punti della lontana circonferenza, senza distanziarci – per ciò che vale, per l’essenziale – dal centro. Ho detto prima: serrare i ranghi, per dar vita a una organizzazione politica elastica.

Ora voglio aggiungere: serrare i ranghi per possedere una organizzazione politica in grado di dare un colpo d’ala a uomini destinati alla conquista del potere. Noi abbiamo sinora camminato. Non dobbiamo temere le conseguenze di un’autocritica quando essa sia libera e dignitosa e, perciò, diremo: siamo regrediti!

Siamo rimasti passivamente uniti agli “altri”, agli schemi politici degli “altri”, ai falsi problemi degli “altri”, alla réclame ideologica degli “altri”: abbiamo riconosciute come nostre le fi nalità – che erano, quanto meno, equivoche – degli “altri”.

Il comportamento di tutti – prima dei capi, poi, di conseguenza, del loro seguito – è stato, nella migliore delle ipotesi, quello degli ingenui, nella peggiore, quello degli ottusi.

Il nostro discorso politico, agli inizi, si imperniava sull’Europa, e noi credevamo che l’Europa fosse veramente un mito e rappresentasse una autentica idea-forza: mentre solo molto tardi ci siamo persuasi che questa parola rifl etteva una semplice defi nizione geografi ca, cui nemmeno era lecito attribuire una capacità propagandistica originale, in un’epoca in cui anche le copisterie, le lavanderie, le tavole calde e gli hotels delle stazioni termali si chiamano “Europa”!!

Noi parlavamo di concezione politica europea da contrapporre alle varie concezioni nazionalistiche patriottarde, ma non ci siamo accorti (o non abbiamo voluto accorgerci?) che questo poteva valere solo nei confronti della destra nazionalistica minuscolo-borghese -sopra tutto quella nostrana – e che, perciò, tutto si esauriva nei termini di una polemica qualunquistica (anch’essa superata, ormai, dal momento che gli stessi ragazzotti neofascisti guaiscono: Europa – Fascismo – Rivoluzione!!).

Abbiamo parlato in termini di “civiltà europea”, senza scalfi re neanche la superfi cie di questa espressione e senza verifi care, calandoci nel fondo del problema, se esista, in realtà, una omogenea civiltà europea, e quali ne siano gli autentici coeffi cienti di signifi cato – alla luce di una situazione storica mondiale per cui il guerrigliero latino-americano aderisce alla nostra visione del mondo molto più dello spagnolo infeudato ai preti e agli U.S.A.; per cui il popolo guerriero del Nord-Vietnam, col suo stile sobrio, spartano, eroico di vita, è molto più affine alla nostra fi gura dell’esistenza che il budello italiota o franzoso o tedesco-occidentale; per cui il terrorista palestinese è più vicino alle nostre vendette dell’inglese (europeo? ma io ne dubito!) giudeo o giudaizzato.

Noi abbiamo propugnata l’egemonia europea, rivolgendoci a un’Europa che era stata ormai americanizzata o sovietizzata, senza considerare che questa Europa era diventata serva degli U.S.A. o dell’U.R.S.S. perché i popoli e le nazioni europee avevano assorbite – successivamente, ma non conseguentemente, alla sconfi tta militare – le esportazioni ideologiche degli U.S.A. e dell’U.R.S.S.

Senza considerare che il collasso culturale-politico-economico era intervenuto proprio perché era cessata quella tensione, era franato quel supporto che aveva suscitato in alcuni popoli, in alcuni uomini europei, in certe epoche storiche (e soltanto in alcuni e solo in determinate epoche storiche!) quella dimensione superiore di civiltà che noi pretendevamo di attribuire tout court all’Europa.

È giunto il momento di terminare di baloccarci col fantoccio “Europa” o di fare i gargarismi colla sua espressione vocale. Con l’Europa illuministica noi non abbiamo nulla a che fare. Con l’Europa democratica e giacobina noi non abbiamo nulla a che vedere.

Con l’Europa mercantilistica, con l’Europa del colonialismo plutocratico: nulla da spartire. Con l’Europa giudea o giudaizzata noi abbiamo solo vendette da fare. Eppure, allorché si parla in termini di “civiltà europea”, si considera tutto questo: non ditemi che si parla anche di questo: si parla, purtroppo, solo di questo!

O, forse, noi “volevamo” mirare ad altro? Comunque, se si voleva mirare ad altro, noi di quest'”altro”, fi nora, non abbiamo mai realmente, compiutamente parlato. E io sono sicuro che se avessimo veramente considerato e posseduto quest'”altro”, noi non avremmo a questo contenuto fornito un contenente, o, meglio, un’etichetta, o, meglio ancora, una “immagine di marca” rappresentata dalla parola “Europa”.

Sono affi orate tali e tante componenti spurie, da respingere, da sotterrare; sono intervenuti tanti – oso dire: troppi – fattori, che hanno adulterato e corrotto questo liquido europeo sino a renderlo liquame, perché esso possa ancora subire positivamente un processo di decantazione.

L’Europa e una vecchia baldracca che ha puttaneggiato in tutti i bordelli e che ha contratto tutte le infezioni ideologiche – da quelle delle rivolte medievali dei Comuni a quelle delle monarchie nazionali antimperiali; dall’illuminismo al giacobinismo, alla massoneria, al giudaismo, al sionismo, al liberalismo, al marxismo. Una baldracca, il cui ventre ha concepito e generato la rivoluzione borghese e la rivolta proletaria; la cui anima e stata posseduta dalla violenza dei mercanti e dalla ribellione degli schiavi.

E noi, a questo punto, vorremmo redimerla, sussurrandole parole magiche: dicendole, per esempio, che essa deve concedersi esclusivamente agli “europei”… da Brest a Bucarest??!! Noi abbiamo alzata la bandiera dell’Europa senza comprendere che questa non poteva rappresentare per noi alcun signifi cato valido e omogeneo: senza osservare quanti fossero i fi li e i lacci da cui era composto il suo tessuto stracciato e quanto stereo esso nascondeva! Abbiamo preferito, insomma, nascondere la nostra incapacità di voler scegliere ciò che per noi vi era di autentico e vero, e di saper respingere quanto vi era di spurio e di equivoco in seno alla tradizione (cioè, in questo caso, alla storia) europea, illudendoci di colmare tale vuoto col ricorso alla formula, alla parola “Europa”.

Senza considerare, come prima elicevo, che esiste oggi una Europa democratica- borghese o democratica-socialista; così come ieri esisteva una Europa fascista e nazionalsocialista e una Europa democratica; così come l’altro ieri esisteva una Europa giacobina e una Europa controrivoluzionaria.

Senza considerare che molti, anche i tecnocrati del M.E.C., vagheggiano una loro Europa: una Europa fondata sulla sinistra gerarchla che imporrebbe alla base della piramide lo sfruttamento “razionale” del lavoro italiano e, al vertice, 1 investimento del capitale internazionale.

Invece di adottare questa formula equivoca (che doveva servire solo a distinguerci da coloro che sostenevano altre formule – quelle nazionalistiche – altrettanto equivoche), era necessario dire in nome di quali principi, attorno a quale idea del mondo, secondo quale direzione di effi cacia, i migliori tra gli uomini europei dovevano vincolarsi in una o r g a n i c a u n i t à p o l i t i c a s u p e r n a z i o n a l e .

E a questa diversa realtà avremmo potuto ancora dare il nome di “Europa” se la “vecchia Europa” – l’Europa dei secoli bui (per capovolgere il signifi cato di una nota frase di un vecchio buffone), l’Europa dei comuni antimperiali, l’Europa della chiesa romana, l’Europa protestantica, del mercantilismo, dell’illuminismo, del democratismo borghese e proletario, l’Europa massonica e giudaica -, questo spettro mostruoso non si fosse parato dinanzi a quegli uomini di ben diversa razza.

Mi sono soffermato su questo punto, perché esso segnala il carattere più evidente dei nostri errori, e perché il motivo dell'”Euro-pa” ha costituito, negli anni di attività politica della nostra organizzazione, il punto focale in cui confl uivano le nostre prospettive politiche.” (1)

Gia’ …copione praticamente ‘noto’…L’Europa e’ morta, sepolta in quel bunker sotto la cancelleria di Berlino nella primavera del 1945…

Provatevici pure a ‘rianimarla’…Se la rianimazione fosse possibile sui cadaveri sarebbe anche un tentativo ‘apprezzabile’ e pure auspicabile.. Ma qui siamo oramai, e anche da un pezzo, passati dalla fase obitoriale a quella della putrefazione scheletrica…

Purtroppo per gli europei siamo gia a livello di fosse che questo continente alla deriva – senza piu’ anima ne’ idee, senza una direzione e senza una leadership consapevole – si e’ scavato con le sue stesse mani giorno dopo giorno consegnandosi spiritualmente, razzialmente, politicamente ed economicamente alla sodomizzazione kosher della Sinagoga Mondialista…

E c’e’ poco da fare se qualche Nirenstein da ‘di matto’… E’ estate….

A qualcuno il caldo da alla testa…a qualcun’altro invece non c’e’ bisogno del caldo…Ad altri ancora invece servirebbe un antartico refrigerio….

Gran brutta bestia l’infelicita’…

‘Stateci’ ‘bene… e…ci raccomandiamo…siate felici perche’ – per dirla con Arthur Schopenhauer – “Bastare a se stessi costituisce certamente la qualità più utile per la nostra felicità”.

Noi ci “bastiamo” abbondantemente…

Il mondo si divide in due categorie: da una parte la spasmodica inconsapevole e infantile ricerca della felicita’ dall’altra la sicurezza interiore di chi ha smesso la ‘cerca’….

Au revoir

DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

24 Luglio 2010

Note –

1 – Franco Giorgio Freda – “La disintegrazione del sistema” – ediz. di “Ar” – Padova 1987;

Damasco, ago della bilancia dei destini del Vicino Oriente

di Dagoberto Husayn Bellucci

 

In un contesto regionale sempre piu’ carico di tensione, con all’orizzonte pericolose nuvole cariche di altrettanto drammatici sviluppi, il Vicino Oriente vive quest’ennesima stagione estiva sospeso tra una guerra minacciata dall’accoppiata del terrore Us-raeliana e una pace che, arrivati a questo punto, nessuno piu’ invoca.

Al di la’ della retorica guerrafondaia proveniente dai dirigenti dell’emporio criminale sionista e delle rinnovate accuse statunitensi contro la Repubblica Islamica dell’Iran, i problemi di fondo del mondo arabo permangono in tutta la loro drammaticità: la pluridecennale questione palestinese (acutizzatasi dopo l’ultima aggressione sionista contro la striscia di Gaza di 1 anno e mezzo fa e nuovamente al centro delle cronache dopo l’attacco piratesco-criminale delle truppe speciali di Tel Aviv contro la Freedom Flottilla), la cronica instabilita’ economica e finanziaria egiziana sul versante meridionale palestinese, l’occupazione delle alture del Golan siriano che “Israele” ha annesso ignorando decine di risoluzioni di condanna ONU (risoluzioni che sono e continuano ad essere per i sionisti ne’ piu’ ne’ meno che carta-straccia) e un Libano sostanzialmente in attesa di qualunque possibile sviluppo nel braccio di ferro estenuante e al limite del tragicomico intrapreso dall’amministrazione obamita contro il nucleare iraniano.

Il conflitto che andra’ ad esplodere sara’, ammesso e non concesso che esplodera’, risolutivo per addivenire ad un redde rationem generale: Hizb’Allah con la sua organizzazione militare di resistenza posizionata stabilmente a sud del fiume Litani e nella Beka’a settentrionale ha piu’ volte promesso ai dirigenti di Tel Aviv una resa dei conti risolutiva; Hamas dalla striscia di Gaza ha giurato vendetta; Teheran e Damasco entrambe nel mirino della propaganda sionistico-statunitense osservano sornione l’evoluzione di una crisi che sta portando la Turchia a defilarsi sempre piu’ risolutamente dall’asse con “Israele” mettendo peraltro in difficolta’ l’alleato americano (e ricordando lo storico ruolo svolto da Ankara quale bastione meridionale della NATO).

Una situazione all’interno della quale giochera’ un ruolo fondamentale, come sempre nei momenti di incertezza e di apparente impasse diplomatico, la Repubblica Araba Siriana.

La Siria resta l’asse centrale e il principale interlocutore con il quale Washington da un lato e Teheran dall’altro lato potranno eventualmente risolvere la “contesa” atomica: senza quest’opzione ed escludendo Damasco dai giochi della diplomazia e dalle voci delle cancellerie il rischio che presto si apra una conflagrazione regionale che potrebbe incendiare l’intera zona e’ altissimo.

Un nuovo conflitto nel Vicino Oriente rimescolerebbe probabilmente le carte della geopolitica internazionale, costringerebbe i principali attori della politica mondiale a prendere posizione e sostanzialmente darebbe piu’ di una grana al Gendarme Planetario a stelle e strisce che si troverebbe a dover far fronte a situazioni incandescenti lungo tutto il fronte orizzontale che dalla Palestina occupata passando per Libano-Siria e Irak porta dritto dritto fino all’Afghanistan.

Se guerra sara’ anche le occupazioni militari americane in Irak e Afghanistan ne risentirebbero forse con esiti catastrofici considerando l’affatto stabile controllo esercitato dai governi-fantoccio dei Karzai e degli Allawi a Kabul come a Baghdad e di fronte ad una recrudescenza della lotta di liberazione dei rispettivi movimenti di resistenza nazionali.

Gli sciiti iracheni probabilmente non starebbero ad osservare inermi un eventuale aggressione sionista o statunitense contro i loro correligionari iraniani mentre l’Afghanistan gia’ ribolle da mesi della rinnovata attivita’ guerrigliera dei gruppi locali piu’ o meno collegati al network del terrorismo fondamentalista d’ispirazione salafita e wahabita noto come Al Qaeda.

Washington ha tutto da rischiare da un’escalation militare generalizzata che rimetterebbe in discussione perfino la sua presenza e le sue basi militari nella penisola arabica.

In quest’atmosfera cupa e con presagi funesti di un nuovo conflitto da tutti avvertito come alle porte la Repubblica Araba Siriana offre quelle garanzie di moderazione e affidabilita’ che nessun altro puo’ dare: Bashar el Assad ha dimostrato in dieci anni di essere un leader sostanzialmente diligente e un attento ed oculato amministratore della situazione interna a Damasco e di quella regionale.

La Siria pur abbandonando le sue posizioni in terra libanese nella primavera 2005 – sotto la pressione internazionale ed i ricatti mondialisti della tanto annunciata e strombazzata dai mass media internazionali “rivoluzione dei cedri” finita nel pattume come tante altre “rivoluzioni colorate” made in USA – ha mantenuto alta la bandiera dell’anti-sionismo militante sostenendo la Resistenza libanese durante l’aggressione israeliana dell’estate di quattro anni fa e continuando a garantire aiuti e basi logistiche alle fazioni palestinesi.

Assad non ha mai nascosto le sue intenzioni e soprattutto le condizioni siriane per un eventuale ritorno ad un tavolo negoziale con i sionisti: ritorno alle posizioni precedenti la guerra dei Sei Giorni del 1967 da parte dell’esercito di Tel Aviv, garanzie per un graduale rientro dei profughi palestinesi espulsi nelle loro terre; restituzione dei territori occupati (fra i quali appunto le alture del Golan siriane) e costituzione di uno Stato indipendente palestinese.

“Israele” ha sempre rifiutato queste condizioni ed i siriani sanno perfettamente che non sara’ con un esecutivo qual’e’ quello estremista e di destra attualmente in carica nel regime criminale sionista che sara’ possibile ottenere segnali di apertura o risposte distensive.

La Siria che mantiene aperte le porte del dialogo – anche con un’amministrazione americana sempre piu’ arrogante e decisa apparentemente ad un giro di vite nei confronti di Teheran e dei suoi alleati – non nasconde la sua preoccupazione per una situazione deterioratasi in maniera preoccupante a causa dei continui attacchi e delle oramai quotidiane pressioni sioniste contro Gaza e la Cisgiordania. Lo stillicidio di vittime palestinesi, malgrado un silenzio assordante, continua…

Per trovare una soluzione il presidente siriano Bashar el Assad ha recentemente incontrato il ministro degli Esteri di Ankara, il turco Davutoglu, per discutere la situazione dell’embargo imposto dagli israeliani oramai da quattro anni contro la Striscia di Gaza.

Siria e Turchia hanno richiesto assieme l’apertura di una inchiesta internazionale indipendente sul massacro della Freedom Flottilla. Entrambe le parti inoltre hanno convenuto sulla necessita’ di rompere il disumano e criminale embargo sionista contro Gaza riaffermando la loro disponibilita’ negoziale per riportare unita’ tra tutte le fazioni palestinesi.

Per Assad cosi’ come per il ministro degli Esteri turco la situazione nel Vicino Oriente rimane critica e il cosiddetto “processo di pace” e’ in una fase di assoluto stallo; fase pericolosa perche’ preludio a possibili opzioni belliche che Tel Aviv ha in mente e che non nasconde di voler adottare sia contro Teheran sia contro i movimenti di resistenza in Palestina e Libano.

La Siria ha riconosciuto, e con lei ha trovato pieno accordo la Turchia, che le responsabilita’ di questo impasse generale sono tutte da attribuire all’arrogante comportamento del regime sionista, attualmente nelle mani di un governo fanatico che persegue la sua strategia di soffocamento delle aspirazioni all’indipendenza ed alla liberta’ del popolo palestinese con l’ausilio e la protezione di alcune potenze che garantiscono ad “Israele” di porsi al di fuori e al di sopra di qualunque legge o ordine internazionale.

Una situazione giudicata grave che potrebbe rapidamente trasformare l’intero Vicino Oriente in una polveriera pronta a saltare per aria.

Una volta di piu’ Damasco ha fatto sentire la propria autorevolissima voce: l’asse con Teheran rinforzato, quello con Ankara in fase di strutturazione ma gia’ a buon punto, quello teso a sostenere Hamas a Gaza e Hizb’Allah ed i suoi alleati in Libano altrettanto ottimamente avviato.

Pedina fondamentale e centro geopolitico e strategico centrale di tutti i “giochi” regionali la Siria continua a rimanere la sola “chanche” di fuoriuscita pacifica dall’attuale crisi che sta sempre piu’ sprofondando l’intero mediterraneo meridionale verso pericolose tentazioni belliche.

Sara’ l’America, dulcis in fondo, a dover decidere: se lorsignori a Washington intenderanno andare fino in fondo oppure sapranno fermarsi sull’orlo di un baratro…ancora una volta, come sempre, la questione essenziale da porsi rimane la stessa: faranno gli americani la guerra ebraica pro-Israele?

In ogni caso Damasco e’ pronta…

 DAGOBERTO HUSAYN BELLUCCI

 22 LUGLIO 2010